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LIBERARSI DAI CONFINI

Appello della RETE ANTIRAZZISTA MANTOVA per manifestare il 25 aprile contro le guerre, il terrorismo e la chiusura delle frontiere.

Le terribili immagini della metropolitana di Bruxelles lacerata dalle bombe assomigliano non solo a quelle degli attentati del fondamentalismo dell’ISIS in Africa e Pakistan, ma anche a quelle sulle conseguenze dei bombardamenti occidentali (e dei suoi regimi alleati) sulle città della Siria.
Quelle bombe aiutano tanto Daesh a reclutare tra la frustrazione degli islamici che vivono in Europa, tra la marginalità e l’assenza generale di programmi di solidarietà sociale, quanto la destra nazionalista e razzista che, chiedendo la chiusura delle frontiere e “welfare patriottici”, non fa altro che sostenere i programmi di riduzione generalizzata della spesa pubblica pretesa dalla grande finanza.
Le domande dei migranti fermati dai confini di filo spinato che stanno moltiplicandosi, non interrogano semplicemente un senso di solidarietà sociale europeo ormai sovrastatato dalla precarizzazione di milioni di poveri europei, ma sul ruolo dell’occidente nel mantenere i propri privilegi devastando un mondo stravolto dalle disuguaglianze economiche e dalle crisi ambientali.
L’accordo con il criminale governo della Turchia, che riceverà 6 miliardi di euro in due anni dall’UE, per segregare i migranti nei paesi confinanti e i frequenti scambi commerciali con l’Arabia Saudita (epicentro delle letture ortodosse dell’Islam), sono solo le ultime dimostrazioni di come i governanti europei siano totalmente responsabili di questo clima di terrore.
Cosa c’è meglio del terrore e delle leggi speciali per governare un’Europa in cui aumentano i licenziamenti, si eliminano diritti sociali ottenuti con decenni di lotte e si privatizzano la scuola e la sanità, rendendole meno accessibili ?
Non esiste nessuna separazione tra NOI e LORO basata sul colore della pelle, sulla religione o sulla cittadinanza. Esiste invece una separazione netta tra chi sostiene guerre e disuguaglianze, come i governi europei, l’ISIS e la destra, e chi, impoverito e marginalizzato, migrante o nativo, lotta per redistribuire la ricchezza che pochi stanno accumulando e la libertà di muoversi liberamente nel mondo.

Non possiamo più pensare che la chiusura delle frontiere e la riduzione dei diritti di tutti, siano questioni secondarie e sconnesse. Anzi sono l’asse centrale per i potenti per costruire una lotta tra poveri che gli permette di accrescere tranquillamente, sulla nostra pelle, le loro ricchezze.

Per questo pensiamo che non ci possa essere LIBERAZIONE senza una forte mobilitazione che chieda, insieme ai migranti e ai richiedenti asilo, l’apertura delle frontiere, un nuovo sistema di solidarietà sociale europeo e l’opposizione ad ogni guerra e terrorismo.

Contro ogni nazionalismo, per un’Europa di diritti e dignità

La Rete Antirazzista Mantova riunisce da più di tre mesi associazioni e singoli che lottano contro il riemergere di nazionalismi e razzismi sul territorio.
L’abbiamo rimarcato fin dall’inizio, solo un confronto aperto ed esteso su tutto il territorio può arginare il montante razzismo da bar fomentato da quello istituzionale dei governi europei.
Si rischia di abituarsi alla chiusura delle frontiere, al filo spinato, al welfare stabilito dal colore della pelle e alle politiche speciali di ordine pubblico.
Per questo tra pochi giorni promuoveremo un ciclo di incontri che toccherà vari punti della provincia per riflettere sulle connessioni tra razzismo, fondamentalismi religiosi, autoritarismo nella gestione della cittadinanza e guerre.

Giovedì sera ci siamo incontrati in tanti per discutere anche del corteo che i neofascisti promuoveranno il 7 febbraio per le strade di Mantova. Nell’usuale “fascist pride” del giorno del ricordo per le vittime delle foibe (istituzionalizzato da Alleanza Nazionale), una commemorazione che rimuove la violenza ventennale del colonialismo fascista contro le popolazioni dell’ Istria e la Dalmazia, forza nuova e naziskin proveranno a prendersi un altro pezzo di legittimità a Mantova.

Bene, Mantova per noi non è una prateria da calpestare, ma una città che deve riaffermare il suo carattere meticcio e solidale. La pianura è sempre stata terra di migrazioni e solidarietà tra contadini, questo è il nostro patrimonio storico alla faccia di chi vuole affermare un’identità mitica di “virgiliani”.

Il 3 convochiamo un’assemblea pubblica per discutere e condividere i percorsi in vista del 7 febbraio, per prenderci in quella giornata periferie e centro storico, per stare insieme giovani e anziani, migranti ed italiani, atei, musulmani e cristiani.

Invitiamo tutt* a partecipare, non tanto per un dibattito storico su quanto avvenuto nel confine orientale dopo la seconda guerra mondiale, non tanto per i neofascisti in cerca di visibilità, quanto per le politiche stesse dei governi europei.
Contro un’Europa di nazionalismi e filo spinato!

RETE ANTIRAZZISTA MANTOVA

Non si costruisce il razzismo sui corpi delle donne!

Da mesi il discorso e le politiche di esclusione sociale promosse dalla destra radicale europea ed italiana trovano concretezza in un razzismo istituzionalizzato che sembra essere diventato normalità e nelle narrazioni securitarie ed allarmistiche che i mass media fanno delle migrazioni e dell’accoglienza.
Dopo i fatti di Colonia i partiti xenofobi e gruppi post-fascisti hanno nuovamente colto l’occasione per alimentare il clima di odio e di violenza che sta attraversano l’Europa e fomentare una guerra tra poveri. A Mantova, come a Modena e Reggio Emilia, Forza Nuova scenderà in piazza sfruttando e strumentalizzando gli episodi accaduti in Germania per Capodanno.
Forse non tutti sanno che molestie, stupri e violenze sulle donne sono all’ordine del giorno in ogni paese al mondo, sono perpetrati in differenti culture e in tutte le religioni. Nel 2015, in Italia, sono state uccise 152 donne di cui 117 in ambito familiare: la violenza sulle donne non ha etnia.
Per chi lo avesse dimenticato, per “mantenere viva la memoria” è necessario ricordare parte della nostra storia. Una memoria rimossa dal mito de “italiani brava gente”. Il colonialismo italiano (ma più in generale occidentale) ha stuprato e violato, non solo territori, ma anche donne e bambini. Uomini, fascisti, che sono poi tornati in patria a difendere le “loro” donne dall’uomo nero proveniente da un continente appena invaso e spogliato della propria identità e delle proprie risorse.
E oggi? “Dove sono i fascisti quando è necessario difendere il diritto all’autodeterminazione delle donne?” – si chiedono alcune compagne in un noto blog femminista –“ In marcia contro l’aborto a definire le donne “assassine”, o nei cortei in favore della famiglia tradizionale, a picchiare duro quando si chiede il riconoscimento delle coppie lgbtq. E dove stanno i razzisti quando bisogna scendere in piazza e difendere pubblicamente le donne che vengono offese, molestate, stuprate, da gente italica? Stanno a dettare norme comportamentali sull’estetica, l’abbigliamento e la sessualità, perché se stuprano se la sono cercata le donne. “
Non lasciamo spazio a fascisti, razzisti e machisti pronti a difendere una società e una cultura occidentale e neoliberista che non è meno patriarcale e sessista di altre ma che maschera meglio, grazie ad un sistema consolidato di principi capitalisti e liberali, la propria profonda misoginia e una cultura maschilista diffusa che perpetra pratiche e modelli violenti, sessisti e omofobi.
Le donne di Colonia, così come tante nostre colleghe, amiche, conoscenti e parenti sono state abusate due volte: la prima da parte di chi le ha molestate e la seconda da parte di chi le ha strumentalizzate per alimentare razzismo e giustificare politiche securitarie e restrittive dei diritti dell’uomo e della donna.
Contro sessismo, violenza, razzismo e repressione è necessario resistere e rispondere con la costruzione di reti solidali autorganizzate e democratiche e con una progressiva estensione dei diritti, lottando contro quei governi che scelgono di applicare misure restrittive alle libertà individuali e collettive, sospendendo i più alti principi di democrazia e libertà.

PILLOLE DI ANTIRAZZISMO: CHI SONO I RAZZISTI E COME FUNZIONA IL SISTEMA DELL’ACCOGLIENZA

Chi è “Mantova ai Virgiliani”?
É una sigla creata da Forza Nuova, organizzazione neofascista, che sta provando a darsi legittimità e inserimento sociale sfruttando l’allarme mediatico dell’arrivo di migranti e replicando in ogni città questa formula (ad es. Brescia ai bresciani, Verona ai veronesi etc.).
Nonostante il tentativo di definirsi come comitato apartitico che ammicca al mondo ultras mischiando nazionalismo e “colori” cittadini, la regia è chiaramente legata agli esponenti locali del partito dell’ex terrorista nero Roberto Fiore.
A questi si sono aggiunti i naziskin legati ai gruppi veneti, alcuni ragazzi raccolti attorno al leader della band nazi-rock (Acciaio Vincente), resisi protagonisti di minacce, aggressioni e mitomanie (ascoltare le canzoni per credere).
Oltre a questo panorama nel “comitato apartitico c’è ben poco, basta scorrere i “mi piace” della loro pagina Facebook per scoprire la galassia neofascista del nord Italia, o riprendere i video della prima uscita alla Virgiliana dove il coordinatore di Forza Nuova del nord Italia (Luca Castellini) coordinava fascisti provenienti da Bergamo, Verona, Brescia e Cremona.
Un comitato che vorrebbe restituire Mantova ai mantovani si è presentato al territorio facendo  gestire la manifestazione a persone venute da fuori (che dei virgiliani sanno ben poco) e utilizzando media nazionali (nel quartiere Virgiliana erano presenti le telecamere di Sky e Rete4) che si ingrassano su problemi su cui servirebbe approfondimento.
Non è che c’è chi sfrutta Mantova solo come vetrina su cui farsi pubblicità?
Oltre a tutto questo ci teniamo a ricordare che le città sono più sicure senza fascisti, come mostrano le implicazioni di membri di Forza Nuova, Veneto Fronte e Casa Pound in diversi episodi di aggressioni premeditate ed omicidi, nel 2006 ad Ostia e nel 2008 a Verona, ai danni di Nicola Tommasoli colpevole di aver rifiutato di offrire una sigaretta.

Emergenza immigrazione?
Negli ultimi mesi sono arrivati in Europa 310mila migranti (1 ogni 300mila abitanti dell’Unione Europea) un pò pochi per parlare di invasione, soprattutto se pensiamo che le nostre economie beneficiano di accordi commerciali (di materie prime) vantaggiosi rispetto diversi paesi di provenienza. Rispetto a questo argomento pensiamo sia sbagliato differenziare tra “chi scappa dalle guerre”(rifugiati) e “chi scappa dalla povertà”(migranti economici), come fa la Merkel insieme a diversi esponenti politici di “governo”, poiché i confini sono estremamente labili ed entrambi i processi sono figli del neocolonialismo economico e politico dell’occidente verso il sud del mondo.
Venendo ai “35 euro giornalieri” vorremmo ricordare che questi soldi sono percepiti dalle strutture e dalle cooperative ITALIANE che ospitano i migranti (che ricevono unicamente 2,50euro/giornalieri di pocket money). I soldi sono prelevati da fondi pubblici (uno Europeo e uno italiano) a cui contribuiscono in gran parte gli stessi migranti con le tasse di rinnovo dei permessi di soggiorno.
Secondo voi gli stessi governi europei che hanno bruciato miliardi di euro di denaro pubblico per salvare le banche private dopo la crisi del 2007/08, sono disposti a “buttare” i soldi per i profughi o sotto c’è qualche interesse?

Quali soluzioni?
Nonostante Forza Nuova continui ad affermare “stop business accoglienza”, sembrerebbe che le loro motivazioni siano dettate da una visione gerarchica delle razze/etnie e da una preservazione dell’Europa “bianca” e “cristiana”. Posto che entrambe le tendenze sono smentite dalla storia e dalla scienza, queste vanno a formare ciò che viene comunemente denominato “razzismo”. Dalla Lega ai neonazisti usano questo approccio un pò perché ci credono, un pò perché sanno che, come il tifo tra squadre, può aggregare la rabbia dei disoccupati o impoveriti nati in Italia.

Perché altrimenti protestare contro i profughi quando è evidente che non sono loro a guadagnare da questo sistema di accoglienza varato quando Maroni era Ministro dell’Interno?

Non sono i profughi a togliere Mantova ai virgiliani quanto le banche, gli imprenditori che trasferiscono capitali all’estero, le imprese che prima inquinano e poi delocalizzano, tutte persone benestanti, bianche e magari pure “virgiliane”.
Guardando i livelli di reddito e di accesso ai diritti però sembrerebbe che gli italiani poveri abbiano molto più in comune con i migranti che con gli italiani ricchi, che sfruttano entrambi. Il modello di accoglienza europea scarica i costi sul sud europa, fa guadagnare i privati (dell’accoglienza e del settore militare) e crea una manodopera a buon mercato e disposta a tutto. É giunta l’ora di considerare le migrazioni come un punto di partenza per una lotta che chieda: maggiori diritti sociali per tutte e tutti; garanzie di reddito e di lavoro; la fine della gestione a terzi (qua le cooperative) dei servizi sociali (non solo accoglienza, ma anche scuola e sanità).

…IN PILLOLE…

INVASIONE? arrivate 121mila persone (= 0,2% popolazione italiana)

SOLDI PER MIGRANTI? i 40 euro vanno a coop e alberghi italiani, la maggior parte dei soldi vengono da tasse rinnovo permessi di soggiorno

LAVORO? non rubano il lavoro, ma anzi vengono sfruttati in settori come agricoltura, dove solo una lotta comune potrà portare a diritti e salari più alti.

CRIMINALITÁ? secondo ministero dell’interno nessuna correlazione tra migranti e criminalità, ce ne sono invece tra povertà, ricatto ed illegalità.

SPECULAZIONE? Come nella scuola, nella gestione dei rifiuti e nella sanità, l’ingresso di privati nei servizi sociali genera speculazioni. Serve quindi un sistema di accoglienza pubblico, unico ed europeo che assuma direttamente senza passare da soggetti terzi (coop bianche, rosse, nere, mafiose etc.)

Una prima importante risposta

Hanno partecipato in tanti, quasi un centinaio, alla manifestazione  “Da che parte stare” contro razzismo, fascismo e terrorismo che la rete antirazzista ha lanciato ieri. Un presidio largo e attraversato da giovani, studenti, migranti, uomini e donne che non vogliono cedere al paradigma di guerra e terrorismo che sta montando in tutta Europa. Per chi non legge il mondo e il sangue versato da Parigi a Gaza, da Bamako a Beirut con la vergognosa rappresentazione mediatica di due insiemi in cui nel primo ci sono i buoni occidentali, bianchi, cattolici, democratici  ed eterosessuali  e nel secondo  i cattivi Non occidentali, Non-bianchi, terroristi e islamici. Perché i cortocircuiti logici sono talmente spudorati che la narrazione del dolore e della paura non la vogliamo lasciare a chi rimane il primo sospettato di essere artefice e complice delle stragi di Parigi e Beirut. Il Califfato esiste e i terroristi islamici ci sono, organizzano e dirigono pezzi di Africa e Medio Oriente. Governano con la paura e il terrore, sono l’espressione più feroce dell’oppressione sulle libertà di espressione, sulla sessualità, sul diritto alla vita. Rendono pubbliche le esecuzioni a morte in cui paventano un raffinato piacere alla rappresentazione pubblica dell’orrore come strumento di dominio e controllo. Qualcosa di simile a quando nazisti e fascisti dovevano punirne uno per educarne cento. Lo stesso orrore e o stesso terrore da cui milioni di persone fuggono e cercano riparo. Ma ISIS non è un corpo estraneo alla governance europea. E’ il servo vigliacco degli interessi dei ricchi Sceicchi e del controllo dei paesi Europei sul Medio Oriente, Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna. Non crediamo alle lacrime versate dai governi che da alcuni decenni si spartiscono Africa e Medio Oriente con le moderne forme di controllo e colonizzazione in uno sporco gioco in cui il meccanismo di armare fanatici religiosi diventa una micidiale forma per gestire territori privati della democrazia . Non crediamo a chi ha intessuto fitte trame commerciali del mercato di armi con i Paesi che finanziano le falangi terroriste islamiche (Arabia Saudita in primis), spesso avvalendosi della collaborazione dei flussi agevolati che il mercato nero offre (mafia e n’drangheta per il nostro Paese).  Non crediamo a chi si appella alla necessità di sospendere i principi di democrazia e libertà che abbiamo consolidato, che ci appartengono, esercitando misure di restrizione di libertà individuali e collettive, repressione, muri, frontiere, coprifuochi, rappresaglie, per poi volerli un domani riscriverli. Non crediamo alla tensione inquisitoria con cui canoni  estetici, culturali, religiosi, diventano elementi per agire una discriminazione su un pezzo di persone che lavorano, studiano, giocano con noi ed alimentare panico e razzismo nella nostra quotidianità. Non lasciamo alcuno spazio ai fascisti e ai comitati fantoccio utili solo a proiettare una diversa immagine sull’opinione pubblica, perché loro sono i nostri fanatici contro cui dobbiamo combattere. E badate bene che siamo perfettamente coscienti che non è il solo numero di neofascisti  che ci inquieta, ma il consenso politico ai peggiori rigurgiti razziali: In Francia Le Pen non è al governo, ma il governo di unità nazionale Hollande-Sarkozy-LePen rende l’opzione fascista francese la politica praticata dal Governo.
Vogliamo al contrario essere solidali ed accogliere le vittime che fuggono da un terrorismo che i nostri governi finanziano e mantengono vivo per tutelare gli interessi economici di multinazionali, abbattere i muri, vivere tutti gli spazi dai concerti ai campi di calcio,dai campi di basket ai teatri alle birrerie ai ristoranti a tutti i luoghi di socialità. Oggi è stato l’inizio di un percorso a cui chiediamo a tutte e tutti di partecipare. Una prima importante risposta.

LaBoje! – FavillaCommuniaMantova

L’antifascismo non si delega

Alla fine di Agosto la città di Mantova ha assistito alla prima manifestazione importante del comitato, sedicente apartitico, “Mantova ai Virgiliani”. In quella occasione la calata di gruppi neofascisti di Forza Nuova, e l’adesione non trascurabile di cittadini mantovani ha testimoniato un dato lampante: l’unica invasione che vive la nostra città è quella dell’odio!
Chi, come noi dello spazio sociale La boje e Mantova Antifascista e Antirazzista ha compreso fin da subito la gravità dell’episodio, non ha esitato a scendere in piazza, a contrapporsi alla sfilata dell’intolleranza e della violenza questa, sì, realmente odiosa
Il 21 Novembre “Mantova ai Virgiliani” inscenerà le sue menzogne nel cuore stesso della città, quel centro che si appresta a diventare la vetrina della capitale della cultura 2016 ma che, per ora diventerà la kermesse di gruppi neofascisti e razzisti.
Come in Virgiliana abbiamo difeso la periferia, non esiteremo a difendere il centro città! Siamo ben consapevoli che il consenso che questi gruppi sembrano riscontrare è una reale minaccia al progresso civile e sociale della comunità; e se si concederà loro ulteriore spazio, nuovi luoghi di rappresentazione, si alimenterà il loro legame con gruppi politici istituzionale come la Lega e la lista De Marchi; ebbene l’unica cultura che Mantova rappresenterà il prossimo anno sarò quella dell’odio, dell’intolleranza, e della nostalgia fascista.
Per questi motivi invitiamo chiunque, singole e singoli nonché associazioni, gruppi politici veramente antifascisti ed antirazzisti, a costruire una risposta chiara e determinata contro l’ennesima invasione fascista sul suolo mantovano!

La strategia delle intimidazioni fasciste

Dopo l ‘aggressione di matrice neofascista del 13 Agosto che ha visto coinvolto un attivista di ARCI Casbah nel comune di Pegognaga, le intimidazioni rivolte a realtà antifasciste del territorio si sono intensificate. Ronde notturne ed atti di vandalismo davanti alla nostra sede diventano sempre più frequenti e gli autori, già identificati, sono gli stessi che da mesi insistono con le medesime provocazioni.

Da insulti e lancio di fumogeni nel cortile dello spazio sociale, a inseguimenti che hanno lo scopo di intimidire gli avventori casuali; il disegno politico che ne esce è chiaro: attaccare i protagonisti delle lotte contro l’impoverimento sociale e delle mobilitazioni per l’estensione dei diritti.
Basterebbe ciò a testimoniare il vero volto delle organizzazioni nazifascite protagoniste dei raid notturni sopra citati; lo stesso ruolo che sempre hanno rivestito: altro non sono che i cani da guardia del capitalismo e delle sue politiche repressive.

In questo momento storico e politico, in cui spazi di auto-organizzazione popolare come La Boje!intensificano le proprie iniziative in difesa dei diritti e di ricerca di nuovi ambiti di protagonismo socio–politico, allo scopo di smantellare ogni diktat del neoliberismo, il livello dello scontro si sta drammaticamente alzando.
A questo punto ci troviamo a riflettere sulla valenza della parola “sicurezza” sempre più schiacciata su posizioni xenofobe, rivendicata tanto dalla destra istituzionale che dai movimenti politici chiaramente nazi-fascisti.
Entrambi adottano un uso strumentale di tale termine ed entrambi vorrebbero ergersi a paladini  in difesa dell’ordine, della nazione e della razza.

L’esempio più inquietante di tali processi è, nel territorio mantovano, il consigliere comunale Luca De Marchi che, pur avendo impostato la sua intera campagna politica sull’odio etnico e lo scontro tra civiltà, paradossalmente si trincera dietro la posizione di “uomo delle istituzioni” prendendo le distanze da atteggiamenti e provocazioni da lui stesso alimentate.
Qual è, dunque, il significato del termine  “sicurezza”, di cui tanto parlano questi personaggi, se non quella di essere liberi di odiare il “diverso” impunemente?

Come se non bastasse la stessa stampa democratica, nella persona del direttore, se da un lato non perde occasione per strumentalizzare ed oscurare le nostre iniziative, dall’altro c’è una banalizzazione nel descrivere l’attività neofascista nel territorio e il revisionismo della storia contemporanea dell’ultimo secolo, dando così ossigeno ad azioni come le scritte e gli striscioni nostalgici attaccati nell’ultimo anno (tra cui l’ultima “Sabbioneta è fascista”).

Nonostante tutti i tentativi di boicottaggio subiti di recente, le nostre iniziative e l’attività politica proseguiranno, confidiamo perciò in una partecipazione larga ed interessata dei mantovani che credono nella libertà, nell’uguaglianza e nella vera democrazia.

A questo proposito comprendiamo quanto sia necessario tessere sempre nuove relazioni con i quartieri e le periferie in cui gli strati sociali più deboli sono sempre più vittime di speculazione e strumentalizzazioni politiche.

IL BUSINESS DELLA LOTTA ALL’ACCOGLIENZA

La melma nera su Mantova e l’artifizio mediatico del razzismo che non c’è

di  Favilla – CommuniaMantova
Spazio Sociale La Boje!

La frazione Virgiliana è una formata da un paio di strade che si intersecano ai capannoni dell’area industriale a est di Mantova.
Ci abitano diverse famiglie di migranti, ma la scarsa densità abitativa e l’assenza di piazze e spazi pubblici di socialità, la rendono una tranquilla zona dormitorio dove ognuno pensa a sé.
Due settimane fa arrivano 45 profughi da Bangladesh, Pakistan e Afghanistan presso un hotel dismesso da 7 anni, gestiti dalla cooperativa Olinda (esterna alla rete SOL.CO, che domina gli appalti nel settore sociale nel mantovano, settore segnato da una situazione di precarietà e appalti al ribasso, aggravatasi ulteriormente dopo i tagli al welfare).  L’amministrazione del nuovo sindaco Palazzi (al cui interno SOL.CO ha un buon peso politico) polemizza con la scelta della prefettura e si impegna per trasferire parte di quei profughi in altre strutture, con la scusa della destinazione d’uso che stabilisce quanti richiedenti asilo possono essere ospitati.

Approfittando del polverone mosso dalla stessa giunta di centro-sinistra, Forza Nuova organizza un presidio sotto l’ hotel attraverso la pagina, creata ad hoc, “Mantova ai virgiliani”.
Il fratello della coordinatrice provinciale dell’organizzazione neofascista organizza l’evento Facebook, che argomentando in sole 35 parole i motivi della protesta, raccoglie a fatica in una decina di giorni 50 partecipanti.
Ricordiamo che a Mantova Forza Nuova è formata da pochissime persone unite da legami affettivi o parentali che vivono in provincia, lontani dalla città. Hanno provato a candidarsi a maggio a Mariana Mantovana (paese di 721 abitanti noto per la discarica provinciale), in linea con la strategia del loro partito di strappare consiglieri comunali in comuni microscopici, ma non sono riusciti a raccogliere le firme necessarie.

Mentre la pagina facebook campanilista pubblicava foto di tortelli e agnolini, evitando accuratamente di produrre un’ analisi sulla questione dei flussi migratori, i collettivi dello Spazio Sociale La Boje! hanno convocato un’assemblea a cui hanno invitato tutte le forze antirazziste.
Nonostante la ristrettezza di tempo, abbiamo pensato fosse necessario convocare un presidio in contemporanea con quello di Forza Nuova in modo da allontanarli dall’hotel Maragò ed entrare in contatto con gli abitanti della Virgiliana.
In più occasioni nell’ultimo anno abbiamo provato ad aprire percorsi di reciprocità e solidarietà tra territori e migranti, basterebbe ricordare il presidio meticcio “Je suis antiraciste” contro l’attentato a Charlie Hebdo e le sparate razziste dei giorni successivi oppure il progetto dello sport antirazzista nelle periferie. Pensiamo che queste campagne a costo zero abbiano prodotto e stiano producendo strumenti e legami sociali per arginare il razzismo nelle periferie della nostra città.

Uno dei momenti dei Mondiali Antirazzisti a cui ha partecipato l'Atletico Langafia, squadra di antirazzisti e richiedenti asilo nata dallo sport popolare in periferia

Mercoledì ci siamo trovati verso le sei per parlare con gli abitanti della frazione, dare la nostra solidarietà ai profughi e agli operatori sociali che vivevano con preoccupazione le ore precedenti al presidio razzista. Abbiamo trovato un quartiere rilassato, ancor più isolato dopo la chiusura delle fabbriche attigue, in cui pochi sapevano della presenza dei profughi e non valutavano negativamente il riutilizzo della struttura alberghiera.

Dalle 19.00, prima dei reparti antisommossa della polizia, sono arrivati i furgoni delle televisioni (rete 4 e sky tg) appostandosi nella corte in cui era previsto il presidio contro i migranti.
Singolare che a Mantova ci sia stata la presenza di televisioni nazionali, dove di solito manifestazioni ben più numerose hanno visto la sola presenza di teleMantova e MantovaTV.
Questa copertura mediatica si può spiegare solamente con quanto avvenuto dopo, con la calata di fascisti da altre città del nord Italia e con la scaramuccia con le forze dell’ordine da consegnare a fotografi e telecamere.

Quello che è avvenuto mercoledì è uno spettacolo di teatro siglato dal patto tra imprenditori della notizia e teatranti fascisti. Non siamo complottisti come chi sostiene che ci sia un progetto plutocratico per abbronzare la pelle degli europei, ma ci sono interessi materiali in comune.
Da un lato i fascisti provano a sfondare in piccole città di provincia, povere di strutture militanti antirazziste di base, facendo calate da altre città (nei video si sentono esclusivamente dialetti di Verona e Brescia) e usando le curve degli stadi, impoverite socialmente dalla repressione, per stringere relazioni. Cercano di riprodurre artificialmente (ad uso dei media), anche quando non c’è, la rabbia razzista che abbiamo visto esprimersi in altre città, importando megafonatori e agitatori.
Dall’altro i media, alla ricerca di un’audience facile, parlano delle migrazioni celando i fattori strutturali (economici, politici, ambientali) e puntando unicamente su quelli emergenziali e allarmistici. In parole povere sui tg ( che formano l’opinione del 70% degli italiani) il migrante o muore affogato o delinque.

Pensiamo che i veri responsabili della situazione che si è creata siano i rappresentanti delle istituzioni. Ci sembra assurdo che i gruppi razzisti possano organizzare manifestazioni sotto le case dei soggetti che vogliono colpire, limitandone la libertà e la sicurezza. Evidentemente la sicurezza di queste persone è un fattore di serie b.
Lo stesso sindaco, il primo a creare agitazione per non essere stato informato dell’arrivo di quei richiedenti asilo, sicuramente avvertito dal prefetto dell’arrivo di neofascisti da fuori da Mantova, avrebbe potuto esprimersi tempesticamente.

La “valla” e il campo da golf di Melilla

Il modo in cui la giunta ha reagito alla calata nera sulla città ci sembra vergognoso perché presta il fianco ai razzisti.
L’assessore al welfare Andrea Caprini (che da sempre lavora tra Pantacon, Arci, festival letteratura) ha dichiarato «Adesso sposteremo altrove anche gli altri stranieri rimasti al Maragò, ma poi stop. Profughi a Mantova non ne vogliamo più. Adesso bisogna coinvolgere anche gli altri Comuni». Curioso che siano stati spostati in case prese in affitto a CoopCase e affidati alla cooperativa La Cosa (formata da collaboratori della nuova giunta comunale).
Ancor più singolare che Caprini possa stabilire che a Mantova non arrivino più “profughi” o “stranieri”, uno slogan più volte sentito dai sindaci leghisti e lontano da una prospettiva solidale e di attivazione della cittadinanza.
Il quadro si completa con l’autorizzazione al consigliere comunale (ex lega nord) Luca De Marchi, un soggetto che si è presentato alle elezioni con una campagna incentrata contro migranti e sinti, a  visitare la struttura della Virgiliana. Ci chiediamo con quale tipo di specializzazione e conoscenza possa valutare quella soluzione all’accoglienza dei migranti.

Insomma il piano è parecchio inclinato e se alcuni potevano credere che questa giunta potesse arginare gli sfoghi razzisti, è prontamente rimasto deluso.
Non aiuta certamente il qualunquismo con cui tanti a sinistra leggono i processi migratori, traducendoli come qualcosa che non gli interessa, un problema che non è il loro.
Ci chiediamo dove fossero mercoledì sera, nonostante i ripetuti inviti, gli attivisti di CGIL, equal, FIOM, SEL e dell’ ARCI.
Possiamo tranquillamente affermare che se non ci fosse stata la celere i fascisti sarebbero arrivati all’ hotel, ma il razzismo non lo combatterà certamente la polizia. Serviva una presenza massiccia della città per falsificare sul nascere, con lo spessore di un’eterogeneità politica antirazzista, la pagliacciata mediatica allestita dai vertici nazionali di forza nuova.

L’azione dei fascisti (che poi la scorsa notte hanno pure attaccato lo striscione alla cooperativa Alce Nero, inserita in Sol.Co), disinformata e stereotipizzata ha paradossalmente favorito le stesse imprese sociali che dominano il welfare mantovano.
Non sappiamo se la nuova sistemazione sarà meglio dell’hotel Maragò, quello che sappiamo è che lo spostamento non ci è sembrato frutto di una visione politica ampia, ma di intrecci oscuri tra politica e cooperative e di passività verso le vaghe sparate dei razzisti.

il fumogeno lanciato dentro La Boje dopo il presidio, i fascisti hanno colto l'occasione avendo rinforzi da fuori Mantovail fumogeno lanciato dentro La Boje dopo il presidio, i fascisti hanno colto l’occasione avendo rinforzi da fuori Mantova

L’unico modo per svelare le speculazioni, combatterle e imbastire un sistema di accoglienza efficace, virtuoso e capace di coinvolgere migranti, operatori sociali e comunità è quello di coinvolgere direttamente questi soggetti a partire dallo sfruttamento che subiscono.
I migranti sballottati come merci su cui lucrare, gli operatori sociali sottopagati e alienati dalle loro funzioni lavorative e le periferie impoverite di servizi sociali, strutture e possibilità decisionale.
Pensiamo che sia necessario fissare un’assemblea per mettere in rete a livello provinciale chi la pensa in questo modo e non ci sta a lasciare le strade e la critica all’accoglienza ai fascisti.

Chiedilo ai cocchieri

una risposta sul tentativo di polemica sull’invito di Curcio alla festa de La Boje! per presentare il libro “La Rivolta del Riso”.

di Favilla – Spazio Sociale La Boje!

Marco Carra non ritiene opportuna la visita di Renato Curcio alla festa de La Boje!, per presentare il libro “La rivolta del riso”, il prodotto di un laboratorio di analisi sociale e narrativa che ha coinvolto educatori, animatori ed operatori sociali impegnati in una riflessione sulle condizioni di lavoro nel cosidetto terzo settore. Condizioni di lavoro che sono state coinvolte dalle radicali trasformazioni che sta vivendo questa realtà a seguito dei tagli al welfare e dello smantellamento dello stato sociale e mercificazione del lavoro di cura – la responsabilità dei quali ricade quindi anche sul Partito Democratico.

Da 25 anni Renato Curcio, dopo aver scontato le pene connesse al suo passato politico, svolge la sua attività di ricerca su questi temi, ed il collettivo di operatori sociali di Mantova ha ritenuto che il libro da lui curato possa essere di stimolo ad un dibattito sulla realtà del settore. Secondo Marco Carra questo lavoro pluridecennale invece non merita di essere discusso. Ci auguriamo che questa sua posizione sia dovuta ad una ignoranza della produzione letteraria di questa casa editrice e ad un desiderio di raccogliere consensi, rivangando vicende legate ad una persona della quale non sottovalutiamo il passato politico, dal quale peró il lavoro successivo si discosta completamente.

Se parliamo di precarietà lo facciamo esclusivamente dalla parte dei precari, ci scuserà se non abbiamo chiamato il suo collega di partito e ministro del lavoro Poletti, sembra più interessato a stare alle cene con i Casamonica che nei luoghi dello sfruttamento.  O forse, se vuole indagare i rapporti tra criminalità e politica oggi, dovrebbe rivolgersi lei alla sezione romana del PD e ai loro amici cocchieri dei malavitosi.

REFUGESS WELCOME TO MANTOVA

DIFFIDA DEI RAZZISTI, LA SOLIDARIETÁ TRA POVERI É L’UNICA SOLUZIONE ALLA CRISI!

Mercoledì il quartiere periferico della Virgiliana vedrà comparire l’ennesimo travestimento dell’organizzazione neofascista forza nuova, “Mantova ai Virgiliani”.  Utilizzando impropriamente la figura di Virgilio, passata alla storia dell’epica letteraria per il poema sulle vicende del profugo Enea, in fuga da Troia distrutta dai greci, provano ad imitare simili operazioni messe in campo a Brescia e Bergamo.
Lo schema è semplice, nascondere il razzismo con il campanilismo, pubblicare interventi sui monumenti della città e le specialità culinarie del territorio, condendoli con propaganda razzista in cui i migranti sono la base di qualsiasi problema.
L’estrema destra nell’ultimo anno ha provato a rendere sistemico il suo intervento contro l’arrivo di migranti, esasperando l’allarmismo dei media (definendo INVASIONE l’arrivo del corrispettivo dello 0,2% degli abitanti italiani), speculando su episodi di cronaca nera e provando a fare presa su una classe media impaurita per il costante impoverimento causato dall’austerità economica.
Casa Pound e Forza Nuova provano ad imitare i camerati tedeschi che con la creazione di PEGIDA (Europei patriottici contro l’islamizzazione dell’Occidente) hanno aggregato persone partendo dagli attacchi ai migranti e dalla paura verso l’Islam.
Ciò che viene rimosso dal discorso razzista e dai media, che ne parlano solo in modo allarmistico, sono le cause economiche, politiche ed ambientali delle migrazioni.
I governi occidentali hanno diverse relazioni con le dittature di Africa e medioriente e ruoli ibridi nei contesti bellici.
L’ inquinamento da noi prodotto ha causato cambiamenti climatici che negli ultimi anni hanno messo in ginocchio intere regioni agricole e la conseguente sussistenza alimentare di diverse popolazioni.  La stessa appropriazione delle risorse naturali attraverso l’estrazione intensiva, lo sfruttamento di manodopera, le mono-culture coatte e la sottoscrizione di accordi commerciali vantaggiosi per l’Europa sono tutti elementi che precarizzano la sovranità alimentare e la stabilità di milioni di persone. In quei territori come si può distinguere tra “clandestino”, “rifugiato politico” e “migrante economico”? Sembrano distinzioni utili ad aumentare la speculazione.
In Italia mancano delle leggi serie sulle migrazioni e il diritto d’asilo. La stessa Europa in crisi di legittimità non riesce a darsi delle regole comuni, una divisione dell’impegno dell’accoglienza e una gestione condivisa delle frontiere e la creazione di corridoi umanitari.
I politici che parlano di “affondare i barconi” sono i primi che propongono false soluzioni per continuare le loro campagne politiche sulla pelle dei migranti e promuovere speculazioni di tipo di assistenzialistico e repressivo.
Non per niente l’attuale disegno dell’accoglienza fu creato da Maroni (attuale presidente della Regione Lombardia, lega nord) quando era ministro dell’interno.
Di fronte a questa situazione i fascisti dicono di voler contrastare il business dell’accoglienza, eppure attaccano i migranti che sono le vittime e non gli imprenditori del sociale. Nell’inchiesta MafiaCapitale infatti diversi personaggi dell’estrema destra erano inseriti nelle speculazioni sui campi rom e sui centri d’accoglienza.
Ma cosa ci guadagnano i rifugiati? Facciamo un po’ di chiarezza:
chi è inserito in questi progetti è obbligato ad aspettare in strutture spesso sovraffollate quasi due anni per aspettare il responso delle commissioni che valutano la richiesta d’asilo (poche e spesso poco formate sui contesti geopolitici, da Mantova devono recarsi a Milano);
i 35 euro al giorno provengono da un fondo pubblico europeo (per gli SPRAR), e da fondi governativi i centri più grossi, che può essere destinato solo a progetti d’accoglienza ed è creato dalle tasse per il rinnovo dei permessi di soggiorno (quindi sono gli stessi migranti a pagare per l’accoglienza);
I 35 euro non vanno al singolo migrante, ma alla struttura che li ospita, è vero che questo ha creato diverse speculazioni (non vengono garantite ai migranti le attività di alfabetizzazione ed inserimento sociale), ma spesso ha anche permesso di trovare un’occupazione per tanti disoccupati italiani.
Quindi i migranti sostengono un’accoglienza i cui soldi finiscono nelle tasche degli italiani, spesso indebitamente. Invece che inseguire le sparate razziste dovremmo provare a proporre progetti di mutuo soccorso nelle periferie tra rifugiati e abitanti del quartiere. La solidarietà è una delle poche armi in mano ai poveri.