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	<title>articolozero &#187; Antirazzismo</title>
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	<description>network del movimento mantovano</description>
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		<title>Caro muro ti scrivo</title>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 16:33:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antirazzismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Mantova]]></category>
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In questi anni, in quanto area politica siamo stati abituati ad essere attaccati per i motivi più vari. Solo pochi anni fa, mentre insieme ai comitati ambientalisti avevamo interrotto il consiglio comunale che votava la costruzione della centrale turbogas, eravamo stati descritti come &#8220;fascisti&#8221;. Recentemente, al termine di una regolare manifestazione studentesca, da parte di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-16828  alignleft" title="piazzalemondadori" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/05/piazzalemondadori-300x204.jpg" alt="lo stato attuale di Piazzale Mondadori" width="300" height="204" /></p>
<p>In questi anni, in quanto area politica siamo stati abituati ad essere attaccati per i motivi più vari. Solo pochi anni fa, mentre insieme ai comitati ambientalisti avevamo interrotto il consiglio comunale che votava la costruzione della centrale turbogas, eravamo stati descritti come &#8220;fascisti&#8221;. Recentemente, al termine di una regolare manifestazione studentesca, da parte di media che non erano nemmeno presenti, si è provato a rappresentare la posa di una ventina di adesivi fatta alla luce del sole come un &#8220;assalto&#8221; ad una sede politica con tanto di improbabili &#8220;lanci di bottiglie&#8221;.<br />
La presenza delle forze dell&#8217;ordine,le smentite ufficiali e le varie foto hanno fatto si che anche in quell&#8217;occasione non ci fossero state ambiguità di sorta.</p>
<p>Questa volta l&#8217;attacco è ben più subdolo: sono comparse delle scritte sui muri a carattere politico, perlopiù contro la crisi, questo è il fatto; in base anche alla comparsa di stencil che recitano &#8220;la boje&#8221;, si cerca di trovarne il capro espiatorio, puntando il dito contro tutta una comunità sociale e politica composta da donne e uomini di varie età e idee che operano sul territorio. Se la si vuole mettere così tanto sul ridicolo, non resta dunque che identificare anche il &#8220;partito dell&#8217;amore&#8221; con tutti quei giovani innamorati che scrivono &#8220;X ti amo&#8221; con tanto di cuoricini in giro per la città&#8230; .  Seguendo il ragionamento capzioso che ci vuole additare, bisognerebbe chiedere conto alla Lega Nord dell&#8217;esagerato aumento di adesivi in zona Gambarara che imbrattano la segnaletica stradale, ma non ci abbassiamo a questo livello.</p>
<p>E&#8217; triste sopratutto vedere come con questa mossa si vuole creare un caso utile a sviare l&#8217;attenzione da alcune vicende ben più onerose e deprimenti.<br />
Vogliamo parlare del <span style="text-decoration: underline;">fallimento</span> del progetto per i giovani denominato “Ludas” in cui la provincia(ma non solo) ha sperperato fondi e che è morto in meno di due anni?<br />
Non arriva proprio dalla provincia lo <span style="text-decoration: underline;">scempio speculativo</span> di piazzale Mondadori, che ha spezzettato una valida autostazione in ingombranti stazioni passanti per svendere a privati il terreno, e che ora si trova un buco in mezzo alla città da cui affiorano reperti archeologici?  Se fossimo così solerti nel puntare il dito contro tutta una comunità, ci sarebbero da attaccare tutte le donne e gli uomini che fanno parte dei partiti che hanno fatto quelle scelte, ma non lo facciamo, non rientra proprio nel nostro stile: quel modo di fare politica è proprio di politici del secolo scorso, di quelli che, rimasti senza idee(e ideologìe), gonfiano voti sulla paura e su paranoie securitarie.<br />
Un’ultima considerazione sulle accuse riguardo all’epiteto “neofascisti” riservatoci dal presidente Fontanili: al “la boje” abbiamo diverse vedute politiche ma l’antifascismo è un valore comune sul quale non accettiamo provocazioni: a partire dal fatto che periodicamente partecipa alle nostre attività un ex-partigiano ma soprattutto perché per noi l’antifascismo è una pratica quotidiana che non si esaurisce nelle celebrazioni ufficiali dove, di solito, la politica partecipa alquanto annoiata.</p>
<p>Abbiamo iniziato il nostro percorso a Mantova vedendola come una città problematica dove il disastro ambientale e le colate di cemento fanno da scenografìa a nuove emarginazioni sociali e rischi di ghettizzazione di interi quartieri; tutto sommato una città tranquilla, talvolta noiosa a detta di molti. Oggi quei problemi sono sempre più stringenti e ineludibili ma, visto anche il cambio storico in Via Roma con l’apporto dei <em>professionisti della paura</em>, vengono lanciati allarmi continui per dirottare l’attenzione e, perché no, l’odio sociale, su altro: solo nell’ultimo mese ci è stato spiegato che Mantova è sotto attacco di prostitute, accattoni, indisciplinati parrucchieri cinesi e solo da ultimi, writers che minacciano il quieto vivere della città e per i quali servono subito ordinanze e strette repressive.<br />
Delle lobby dell’edilizia, dei tumori, degli effetti nefasti della crisi e dei quartieri-dormitorio non se ne parla, <strong>non se ne deve parlare</strong>.</p>
<p>Gli attivisti e le attiviste dello spazio sociale la boje sono persone che da anni fanno politica alla luce del sole, per questo rifiutiamo teoremi che puntano a screditare un lavoro collettivo. Proprio in questi giorni siamo impegnati nelle fasi di trasloco dalla vecchia sede; difficilmente tra una riunione e uno scatolone qualcuno ha voglia di andare a taggare i muri del centro. Traslochiamo anche perchè, nel disastro che si percepisce nella sinistra mantovana, siamo invece cresciuti numericamente, umanamente e politicamente; proprio per questo le accuse del presidente Fontanili ci infastidiscono e rattristano.</p>
<p><strong>Spazio Sociale la boje</strong></p>
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		<title>La testimonianza di Chaimaa</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 08:38:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antirazzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Feature]]></category>
		<category><![CDATA[Mantova]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Chaimaa Fatihi è attiva su temi che riguardano  integrazione e discriminazione. Il primo Maggio scorso ha deciso, dopo  molti post sul suo blog personale, di realizzare un filmato su you tube dove segnalava la presenza di  alcuni gruppi a sfondo razzista e palesemente offensivi sul social  network Facebook. Il video è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-medium wp-image-16797" title="islamofobia" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/05/islamofobia-300x199.jpg" alt="islamofobia" width="300" height="199" />Chaimaa Fatihi è attiva su temi che riguardano  integrazione e discriminazione. Il primo Maggio scorso ha deciso, dopo  molti post sul suo blog personale, di realizzare un filmato su you tube dove segnalava la presenza di  alcuni gruppi a sfondo razzista e palesemente offensivi sul social  network Facebook. Il video è stato visto da molte persone che hanno  segnalato così il gruppo ai moderatori di FB.  Il gruppo è stato chiuso.   Chaimaa, dunque, realizza un secondo filmato dove ringrazia per l’impegno e invita a tenere alta  la guardia. Da qui si è scatenato l’inferno: insulti, minacce, commenti  volgari e chi più ne ha più ne metta</em></p>
<div>
<div>
<div><span><br />
</span></div>
<p><a title="Invia ai tuoi amici o pubblica nel tuo profilo." rel="dialog" href="http://www.facebook.com/ajax/share_dialog.php?s=4&amp;appid=2347471856&amp;p[]=47254241352&amp;p[]=404027727296"><span> </span></a></div>
</div>
<p>La sera del primo maggio girovagando per il social network Facebook, ho  trovato un gruppo dal nome “No all’Islam in Italia” il quale contava  quasi 10000 iscritti.<br />
Io vedendo questo gruppo non ho esitato ad iscrivermi per vedere la loro  posizione, seppur l’avevo già capita da tutti i commenti postati.<br />
Mi presento e chiedo il perché di tale posizione. Secondo voi, mi hanno  risposto con educazione e voglia di dialogare? Vi risparmio la risposta:  no, non è stato così. Mi sono stati rivolte offese, insulti e quando si  sono stancati delle mie risposte, hanno cancellato i commenti e mi  hanno bloccata. Irritata da questo comportamento poco civile, ho pensato  di realizzare un video nel quale segnalo questo gruppo discriminatorio  che incita alla violenza e all’odio. Dopo poche ore, il contatore delle  visualizzazioni aumentava parecchio e la notizia passava tra gli  iscritti del gruppo. Il giorno seguente, controllo se è ancora presente  il gruppo segnalato e con grande sorpresa e – devo dire – felicità, non  l’ho più trovato. Era stato chiuso. Preciso una cosa: noi utenti ciò che  possiamo fare è soltanto segnalare agli amministratori di Facebook i  gruppi, ma sono loro gli artefici della loro chiusura. Dicevo, sapendo  che era stato chiuso non ho aspettato un minuto per realizzare un  secondo video nel quale ringrazio per la collaborazione e segnalo altri  gruppi affini a quello chiuso. Erano quelli regionali, poiché quello che  possedeva quasi 10000 iscritti era quello nazionale. La notizia, anche  questa volta, non ha aspettato niente e nessuno e così tutti hanno  cominciato a commentarmi il video e rivolgermi offese ed insulti,  talvolta molto pesanti. Il 6 maggio, una ragazza mi ha fatto notare che  online su Il Giornale c’era un articolo che parlava di tutto quello che  stava accadendo. Incredula di questo, leggo e rimango delusa dei fatti  narrati. Erano falsi e il giornalista, Domenico Ferrara, mi ha disegnata  in un modo molto brutto. Una ragazza, Marta Marcello, la quale è molto  conosciuta nel web tanto da essere definita una web celebrity, ha  seguito questa vicenda dall’inizio e così, anche lei, irritata da questo  articolo ha deciso di fare un video. Il video s’intitola “BarbieXanax:  Io supporto Velina1993”. I suoi ammiratori l’hanno commentata  positivamente, ma dopo qualche ora è giunta pure a lei una anomala onda  di odio da parte degli stessi commentatori del mio video. Anche a lei le  sono state rivolte offese, insulti e commenti che incitavano all’odio.  Tutto ciò, insieme alla solidarietà da parte degli amici  dell’osservatorio, della Civetta e altri amici virtuali,  mi ha dato una  grande forza. Ho sentito un gran bisogno di continuare questa lotta –  senza fine? Non saprei. I gruppi chiusi e citati nel secondo video, sono  5 fin’ora.<br />
Ieri 10 maggio, ho deciso di fare un terzo video nel quale parlo di un  gruppo dal nome “Creiamo un nuovo gioco olimpico: il lancio dei  bambini!”. Dopo aver fatto questo video, ho inserito una lista di 45  gruppi discriminatori, presa dal gruppo “Difendiamo l’articolo 3 della  Costituzione italiana”. Ne sono stati chiusi molti, ma la lotta  continua.<br />
Tra i tantissimi commenti mi è stato detto che io infrango un articolo  della costituzione, l’art. 21, che dice che c’è la libertà di parola e  pensiero. Io sono dell’idea che la libertà di parola e pensiero debbano  assolutamente essere rispettati, ma bisogna anche considerare gli altri  articoli che condannano la discriminazione di qualsiasi genere.<br />
Io sono libera di pensare e dire o scrivere ciò che voglio, ma non sono  libera di eccedere e ledere le persone e le anime altrui.<br />
Per i video che vi ho citato, potete trovarli su Youtube, nel canale  “Velina1993”. Il video di Marta, è un video di risposta al mio secondo  video.<br />
Vi consiglio anche di leggere la presentazione del mio canale, nel quale  spiego il perché di questo nickname “Velina1993”.<br />
Infatti, coloro che sono stati superficiali e non hanno avuto la minima  voglia di leggere ciò che ho scritto, mi hanno commentato i video  scrivendomi che io dovrei sognarmi di diventare una velina. Questo  commento, mi ha fatto ridere parecchio. Ed è questo una delle poche cose  che mi piace dei commenti. Bisogna vedere sempre tutto anche dalla  parte positivi no?<br />
Vi ringrazio, nuovamente, per lo spazio che mi avete concesso e per la  solidarietà che avete avuto nei miei confronti.</p>
<p>credits @ lacivetta.info</p>
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		<title>Il Razzismo è Federale</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 11:30:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lance</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antirazzismo]]></category>
		<category><![CDATA[norme securitarie]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo federale]]></category>

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		<description><![CDATA[
da www.ilmanifesto.it
di Luigi Manconi, Federica Resta
 
In nome della «sicurezza urbana», i nuovi poteri estesi dei sindaci creano una categoria di «non persone»
Un&#8217;intolleranza decentrata, una discriminazione periferica, una sorta di «razzismo federale», devoluto e disseminato, ecco ciò che emerge con forza da qualche tempo. La mappa dell&#8217;aggressività selettiva e sperequatrice, è agevolmente ricostruibile esaminando ordinanze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/05/cartelli-no-cie-1-1-2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-16785" title="cartelli-no-cie-1-1-2" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/05/cartelli-no-cie-1-1-2-300x185.jpg" alt="cartelli-no-cie-1-1-2" width="300" height="185" /></a></p>
<p>da <a title="il manifesto" href="http://www.ilmanifesto.it">www.ilmanifesto.it</a></p>
<p><span><strong>di Luigi Manconi, Federica Resta</strong></span></p>
<p><span><strong> </strong></span><br />
<span>In nome della «sicurezza urbana», i nuovi poteri estesi dei sindaci creano una categoria di «non persone»</span><br />
Un&#8217;intolleranza decentrata, una discriminazione periferica, una sorta di «razzismo federale», devoluto e disseminato, ecco ciò che emerge con forza da qualche tempo. La mappa dell&#8217;aggressività selettiva e sperequatrice, è agevolmente ricostruibile esaminando ordinanze e delibere che, a partire da decisioni di Giunte e di consigli comunali, intervengono potentemente sulle relazioni sociali e sui comportamenti individuali.<br />
Precedenza agli italiani nelle graduatorie per le case popolari, per i posti negli asili, per i sussidi economici e le integrazioni di reddito, divieto di iscrizione all&#8217;anagrafe degli stranieri con precedenti penali e con un reddito inferiore all&#8217;importo dell&#8217;assegno sociale, limiti al riconoscimento dell&#8217;abitabilità degli edifici, mancata erogazione del bonus bebè alle famiglie immigrate, «norme anti-kebab», divieto di tenere riunioni pubbliche in lingue diverse da quella italiana, preavviso di almeno trenta giorni all&#8217;autorità locale di pubblica sicurezza per «chi promuove o dirige funzioni, cerimonie o pratiche religiose aperte al pubblico, fuori dai luoghi destinati al culto». E altro (molto altro) ancora.<br />
È quanto previsto non da leggi di un secolo fa, ma da recentissime ordinanze di molti comuni italiani, rese possibili da una norma del primo decreto sicurezza varato in questa legislatura (d.l. 92/2008).<br />
Nella più ottimistica delle ipotesi, sullo sfondo potrebbe esserci &#8211; almeno per quei sindaci non dichiaratamente xenofobi &#8211; la teoria, elaborata dall&#8217;allora primo cittadino di New York, Rudolph Giuliani, delle Broken windows (finestre rotte). Insomma quei provvedimenti dovrebbero consentire di eliminare le cause profonde del crimine, nella presunzione che laddove le finestre rotte e le cabine divelte non vengano riparate, si ingeneri nella collettività una percezione di degrado e di mancato controllo: e questo favorirebbe la diffusione di fenomeni criminali.<br />
Ma gli effetti concreti di quelle ordinanze certificano il fallimento di una simile «utopia negativa». Anche grazie all&#8217;ambivalenza del concetto di «sicurezza urbana» e al fatto che a emanarle, quelle ordinanze, sono stati finora, in prevalenza, sindaci ispirati da una concezione autoritaria e xenofoba, fino al razzismo. E quel concetto stravolto di sicurezza urbana tende a ridursi al diritto dei cittadini italiani (pienamente integrati e conformi allo stereotipo di «normalità» diffuso nel discorso pubblico) a non essere «turbati», nelle loro «piccole patrie», dalla presenza di soggetti estranei.<br />
Il fatto che le ordinanze più recenti, emanate da sindaci leghisti, siano dirette a escludere dall&#8217;esercizio di diritti fondamentali (istruzione, libertà di culto, abitazione, etc.) proprio gli stranieri, dimostra come quelle decisioni rappresentano strumenti assai pericolosi, capaci di fare ciò che neppure una legge potrebbe. Si pensi infatti che la sentenza 306/2008 della Corte costituzionale ha dichiarato illegittima una legge che escludeva gli immigrati privi dei requisiti di reddito già stabiliti per la carta di soggiorno dal diritto a fruire dell&#8217;indennità per invalidità civile. Ovviamente, anche le ordinanze dei sindaci non sono, per fortuna, del tutto immuni dal controllo di legalità (dovendo del resto rispettare almeno i princìpi generali dell&#8217;ordinamento): alcune di esse sono state infatti annullate dal giudice amministrativo, come nel caso dell&#8217;ordinanza del comune di Trenzano che limitava la libertà di riunione, colpendo di fatto le comunità islamiche; o come nel caso dell&#8217;ordinanza anti-accattonaggio del comune di Selvazzano Dentro.<br />
E tuttavia il controllo giurisdizionale non può eliminare i danni più profondi prodotti dalle ordinanze nel tessuto sociale e nella cultura condivisa: la costruzione di una categoria di «non-persone» private dei diritti e delle libertà fondamentali, che vanno riconosciuti all&#8217;essere umano in quanto tale e non in ragione della sua cittadinanza. Un percorso degenerativo porta infatti dalle prime ordinanze contingibili e urgenti emanate prima del decreto-sicurezza del 2008 a quelle odierne.<br />
Se si pensa al provvedimento capostipite, quello «contro i lavavetri», del sindaco di Firenze (agosto 2008), si ricorderà che il rischio allora paventato era quello di un «federalismo penale», conseguente alla combinazione tra una norma penale in bianco (il reato di inosservanza di provvedimenti dell&#8217;Autorità: art. 650 c.p.) e i precetti amministrativi contenuti nelle ordinanze. Combinazione, questa, che finiva con il rendere penalmente illecito un comportamento altrove assolutamente legittimo, solo in virtù di un&#8217;ordinanza che lo vietava in un determinato territorio.<br />
Oggi, con l&#8217;estensione dei poteri dei sindaci, il rischio è ben maggiore e consiste nella realizzazione di un vero e proprio federalismo delle libertà e dei diritti fondamentali, tutto in chiave restrittiva e repressiva, invocato ancora una volta contro coloro che dispongono solo della propria «nuda vita».</p>
<p><strong>DIRITTI NEGATI: Ordini più che ordinanze</strong><br />
Ambulanti, ma anche animali, abbigliamento, panchine riservate solo a determinate categorie sociali. La fantasia leghista e degli amministratori del Pdl (ma che spesse ha contagiato anche sindaci del centrosinistra), nell&#8217;imporre divieti è davvero senza limiti. Ecco alcune delle ordinanze più recenti.<br />
AMBULANTI<br />
in tutte le spiagge italiane è vietata il passaggio di venditori ambulanti, che possono essere uniti con una multa da 250 a 1.500 euro.<br />
CAPRI<br />
Vietato sedersi, anche per riposare, sulle scalette della piazzetta. Prevista una multa di 50 euro.<br />
VICENZA<br />
L&#8217;amministrazione ha deciso di riservare le panchine situate in parchi e giardini ai soli anziani e ai loro accompagnatori. Vietato anche sdraiarsi o «sedersi in modo disordinato o improprio appoggiandovi, ad esempio, i piedi». la multa in questo caso è di 500 euro.<br />
BRESCIA<br />
Bonus bebè riservati ai soli figli degli italiani e di coppie miste in cui però uno dei due genitori sia italiano.<br />
ADRO<br />
Non ci sono solo le mense chiuse ai bambini figli di genitori morosi. I cittadini immigrati sono infatti esclusi dall&#8217;erogazione dei contributi per il sostegno all&#8217;affitto, riservati ai soli italiani.<br />
IS ARUTTAS (OR)<br />
Divieto di fumare in spiaggia.<br />
GENOVA<br />
Vietato bivaccare nei vicoli del centro storico dalle 22 alle 6. Multa fino a 250 euro.</p>
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		<title>25 aprile: la Liberazione è un esercizio quotidiano</title>
		<link>http://www.articolozero.org/2010/04/25-aprile-la-liberazione-e-un-esercizio-quotidiano/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 08:51:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Antirazzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Feature]]></category>
		<category><![CDATA[25aprile2010]]></category>
		<category><![CDATA[mantova antifascista]]></category>

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		<description><![CDATA[Per troppo tempo si è mantenuta una concezione di antifascismo legata quello che è stato il “fascismo storico” del ventennio e della guerra.  La cristallizzazione di queste teorie ha fornito lenti non più adatte a leggere la società per come si è evoluta, facendo diventare “vecchia” e “obsoleta” la stessa nozione di antifascismo e Resistenza. Nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-16601" title="antifazero" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/04/antifazero-300x204.jpg" alt="antifazero" width="300" height="204" />Per troppo tempo si è mantenuta una concezione di antifascismo legata quello che è stato il<em> “fascismo storico” </em>del ventennio e della guerra.  La cristallizzazione di queste teorie ha fornito lenti non più adatte a leggere la società per come si è evoluta, facendo diventare “vecchia” e “obsoleta” la stessa nozione di antifascismo e Resistenza. Nel recente passato, questo errore che spinge a rifarsi più alla <em>“memoria celebrativa”</em> che ad una pratica quotidiana, ha portato a non comprendere, nei meccanismi politici e sociali, i movimenti neofascisti degli anni ’60-70; con la stessa difficoltà oggi spesso si fatica a decifrare il neofascismo degli ultimi 10-15 anni (protagonisti Forza Nuova e Casa Pound su tutti), il suo ruolo nei confronti  dei grossi partiti del centro-destra e all&#8217;interno delle dinamiche sociali.</p>
<p>Si può ancora commemorare la liberazione dal nazifascismo ma ancora non si riesce, aldilà delle caricature ducesche di Berlusconi, a cogliere la pericolosità del nuovo ordine politico. Non c’è una “marcia su Roma” né “il voto al listone” ma è indubbia la progressiva svolta autoritaria dello stato. Oggi assistiamo ad un&#8217;inquietante diffusione di politiche reazionarie nel paese e in Europa, che stanno restringendo libertà individuali e collettive. Decreti ministeriali e carte dei sindaci (vedi quella di Parma) danno maggiori poteri alle polizie e si accompagnano alla proliferazione di &#8220;squadre dell&#8217;ordine&#8221;; è sempre più forte e concentrico l’attacco alle libertà sindacali, sessuali, ai diritti del lavoro e, non da ultimo, alla libera circolazione delle persone.  Sono questi gli effetti di una crisi che crea tensioni e ansie nella società che la destra è in grado di canalizzare con un’abile “strategìa della paura”, grazie anche al ruolo di una sinistra che troppe volte ne ha assecondato le direttrici.<br />
Viene spontaneo domandarsi, di fronte al dilagare di leggi razziste e di incessanti attacchi e revisioni costituzionali, se i principi di uguaglianza e solidarietà sanciti dalla costituzione ottenuta con la Liberazione dal nazifascismo nel 1945 non siano oggi stravolti e rimessi in discussione dall&#8217;emergere di una nuova destra e di un blocco culturale profondamente conservatore.</p>
<p>La recente polemica sulla presunta<em> “sparizione”</em> della resistenza dei programmi ministeriali offre anche lo spunto per una breve riflessione sull’indebolimento dell’antifascismo. Durante il dopoguerra la memoria della Resistenza e della Liberazione erano patrimonio comune di tutto l’arco parlamentare nonchè spinta propulsiva per le forze progressiste e di classe. Oggi invece quel briciolo che rimane di cultura antifascista è semplicemente la “libertà ritrovata”, slegata da qualsiasi concetto di rivendicazione sociale. Le forze di centro-sinistra talvolta sembra quasi facciano a gara per &#8217;smarcarsi&#8217; dalla Resistenza e, senza la minima serietà o contestualizzazione storica, continuano a scivolare sul terreno revisionista  utile a dare nuova verginità politica ai &#8216;nipotini di Salò&#8217;.</p>
<p>Aldilà delle pochezze della classe politica c’è un disegno molto più ampio volto alla rimozione di un’identità comune: l&#8217;identità dei valori della Resistenza e della Costituzione nata da essa. Ed ecco allora che in un immaginario collettivo finalmente &#8216;pacificato&#8217; si tende a sfumare fino a cancellare l&#8217;immagine storica reale di operai armati che difendono le proprie fabbriche, di studenti rifugiati in montagna ad organizzare la Resistenza o delle donne che, protagoniste attive nella lotta partigiana,  rifiutano le imposizioni culturali che il fascismo ha riservato alla loro figura: tutti e tutte accomunati da ideali di libertà e uguaglianza sociale.Non è un caso che oggi stia crescendo di popolarità una pericolosa caricatura che illustra i partigiani come assassini, torturatori, nemici della “libertà”.<br />
Nella stessa ottica ma declinata su Mantova, chi ricorda con oggi con forza le cooperative e le camere del lavoro devastate e bruciate dagli squadristi? Le intimidazioni, i pestaggi e gli omicidi delle camicie nere tollerati e lasciati impuniti dalla società e dalle sue istituzioni? chi ricorda che a Mantova ci fu un campo di smistamento per deportati presso il Gradaro o dell’uccisione di Giuseppina Rippa?  Ogni anno si commemora invece  “l’eroe antinapoleonico e patriottico Andreas Hofer”.  Non deve essere un caso se quest’anno un “ospite” era proprio quel Mario Borghezio della Lega nord nonché ex di Ordine nuovo.<br />
Fatte queste considerazioni la scomparsa della Resistenza antifascista dai libri di storia è solo il manifestarsi di una malattia contratta da tempo e mai curata.<br />
<strong>Spazio Sociale “La Boje!”</strong></p>
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		<title>Una giornata di sole, giallo.</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 11:45:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antirazzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Feature]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro/nonLavoro]]></category>
		<category><![CDATA[1 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[coordinamento migranti basso mantovano]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-15311" title="24765_109503399064526_100000145988807_260846_4756819_n" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/03/24765_109503399064526_100000145988807_260846_4756819_n-300x225.jpg" alt="24765_109503399064526_100000145988807_260846_4756819_n" width="300" height="225" />Si è cominciato a parlare di 1° marzo e di sciopero dei migranti grazie al coraggio delle donne che hanno lanciato la campagna su Facebook. Poi hanno cominciato a parlarne anche i migranti e le migranti nei posti di lavoro, nelle RSU, nei coordinamenti e nei luoghi di aggregazione. Allora molti si sono affrettati a dare lezioni e a cercare di correggere il tiro. Uno sciopero sarebbe destinato a fallire, si è detto. Sarebbe uno sciopero etnico che dividerà i lavoratori, si è accusato. Andando verso il 1° marzo però, la parola sciopero ha unificato non solo un grande movimento di solidarietà verso i migranti, ma anche i lavoratori, e non solo quelli migranti.</p>
<p>Già la manifestazione dalla partecipazione straordinaria di Brescia del 6 febbraio scorso , in cui sfilarono per le strade della città lombarda oltre 20.000 manifestanti in grandissima parte migranti, aveva dato un assaggio di quello che poteva succedere il primo marzo in tutta la penisola. Un corteo che dalla testa alla coda aveva fatto riecheggiare la parola “sciopero”. Una reazione a catena che ha convinto Sdl a indire uno sciopero generale di 8 ore e quasi 50 aziende della meccanica, dei servizi e del commercio ad aderire allo sciopero con l’astensione dal lavoro.</p>
<p>Un percorso tutto in salita che era stato lanciato da alcune realtà di coordinamenti migranti del nord Italia in occasione del primo marzo: Milano, Bologna,Brescia, Vicenza, Basso Mantovano, Padova a insistere con l’appello “cocciutamente sciopero” con cui si chiedeva non solo mobilitazione, ma anche astensione dal lavoro, perché tutte le leggi che riguardano l’immigrazione sono leggi che colpiscono una parte di lavoratori. Molte altre realtà hanno aderito allo sciopero, tanto che numerose aziende sono state fermate a Parma, Reggio Emilia, Bologna, nel Basso Mantovano e nella riviera ligure e in tante altre provincie si sono segnalate astenzioni dal lavoro specie in toscana dove i cobas hanno indetto sciopero generale.<img class="alignright size-medium wp-image-15321" title="23842_1296451704720_1633194267_725613_7641378_n" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/03/23842_1296451704720_1633194267_725613_7641378_n-300x225.jpg" alt="23842_1296451704720_1633194267_725613_7641378_n" width="300" height="225" /><br />
A Suzzara il coordinamento migranti ha indetto una manifestazione per il pomeriggio a partire dalle 17. Un occasione per esprimere una piazza dal forte significato politico, che potesse raccogliere cassaintegrati, disoccupati e precari oltre ai migranti ovviamente per dire No al razzismo e lanciare un forte messaggio di solidarietà tra lavoratori contro la guerra tra poveri alimentata da Lega e Governo. Un paziente lavoro di costruzione della giornata che ha visto gli attivisti del coordinamento migranti e diversi militanti dello spazio sociale la Boje e di Sinistra Critica diffondere volantini davanti a fabbriche, scuole e mercati. Già a Tiberina e Macofer i migranti avevano ottenuto l’ultima ora di sciopero con assemblea prima di raggiungere gli altri migranti in piazza.<br />
Fin dal mattino in alcune scuole di Mantova alcune azioni del collettivo studentesco con striscionate avevano fatto da lancio alla giornata.<br />
Nel pomeriggio in piazza Garibaldi a Suzzara diverse centinaia di manifestanti hanno riempito la piazza molti interventi al microfono aperto hanno raccontato e denunciato le situazioni di razzismo quotidiano che molti migranti vivono sulla propria pelle. Per Imdadul<em> “E’ ora che governo e stampa la smettano col dare la colpa agli immigrati di tutti i disagi sociali che la crisi comporta”</em>, Azid punta il dito contro il permesso di soggiorno a punti <em>“ci vogliono semplicemente cacciare via”</em>, Aezzedin racconta dell’infortunio subito e del mancato diritto di riscossione dell’indennità assicurativa perché legata al permesso di soggiorno, che non è riuscito a ottenere per un reddito troppo basso, Thierno, a fine giornata, coperto dagli applausi, grida al microfono <em>“noi la crisi non la paghiamo!Noi la crisi non la paghiamo!”</em>.<br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-15331" title="24543_1345930761998_1043144198_31027207_1610246_n" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/03/24543_1345930761998_1043144198_31027207_1610246_n-300x225.jpg" alt="24543_1345930761998_1043144198_31027207_1610246_n" width="300" height="225" />Numerose anche le delegazioni di r.s.u. arrivate con lo striscione a esprimere solidarietà e a partecipare alla giornata. Zanotti, Marcegaglia, Uniblock, Bondioli e Pavesi, oltre al segretario della Fiom Pagano. Un delegato della Bondioli al microfono dice a chiare lettere<em> “siamo qui oggi perché molti nostri colleghi sono migranti. I loro problemi sono anche i nostri”.</em> Alla Iveco, in alcuni reparti molti operai hanno lavorato con la striscia gialla al braccio.</p>

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		<title>Morire di paura</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 10:30:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antirazzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Feature]]></category>

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		<description><![CDATA[Fathia Fikri ufficialmente è stata uccisa da un malore: la lavoratrice di origine marocchina non si era voluta recare dal medico per paura di perdere il lavoro. Una storia drammaticamente simile a tante, troppe, altre.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5571" title="Crystal black" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/01/Crystal-black1-300x300.jpg" alt="Crystal black" width="300" height="300" />Fathia Fikri ufficialmente è stata uccisa da un malore: la lavoratrice di origine marocchina non si era voluta recare dal medico per paura di perdere il lavoro. Una storia drammaticamente simile a tante, troppe, altre.</p>
<p>Fathia non ha avuto sicuramente una vita facile: arrivata in Italia 10 anni fa fu ripudiata e abbandonata dal marito perché considerata “sterile” proprio quando si scoprì incinta della piccola Sapida;  fu quindi aiutata dal comune di Acquanegra sul Chiese (Mn) con una casa popolare e buoni pasto per fare fronte alla situazione di estrema povertà in cui versava. Appena potè si cercò un lavoro e poi un altro ancora per sopperire alle spese di dover crescere da sola una bambina: fino a ieri era infatti dipendente in una cooperativa di pulizie e la sera lavorava come badante.</p>
<p>Da giorni Fathìa aveva forti dolori di pancia e lamentava problemi di vista, ma la paura di perdere il posto di lavoro ha avuto la meglio sulla necessità di una visita medica. Venerdì sera è caduta a terra per un malore ed è morta: Sapida, la figlia di 5 anni, l’ha vegliata tutta notte credendo che  la madre stesse dormendo. Un caso simile a quello accaduto nel 2009 a Vira Orlava, la badante ucraina morta dissanguata nel barese in seguito ad un aborto spontaneo: sprovvista di documenti aveva avuto paura di andare al pronto soccorso.</p>
<p>Nel mantovano gli anni della povertà e degli stenti nelle campagne sono sbiaditi nei ricordi di due generazioni fa, ma davanti ad una storia simile anche la normale indignazione rimane come impietrita, non ce la fa.  Così come è stato normale un blocco emotivo nel 2008 all’emergere della vicenda di Vijai Kumar, un bracciante indiano clandestino che, stremato da ore di lavoro sotto il sole nei campi del viadanese, su ordine del padrone, è stato portato a morire lontano dalla proprietà dell’azienda agricola.</p>
<p>Il tutto mentre i “nativi” riescono a commentare <em>“tanto le case le danno sempre prima a loro” </em>o ancora <em>“anche se lavorano come schiavi almeno lavorano e non  vanno in giro a rubare”</em> denotando, se ce ne fosse bisogno, di come l’indignazione  sia poca cosa di fronte ad un razzismo ormai endemico.</p>
<p>Uno dei due ministri che firmò la legge Bossi-Fini recentemente ha affermato che chi è razzista è uno <em>“stronzo</em>”, suscitando tra l’altro il plauso di una sinistra sinistrata: un paradosso che fa capire come il lavoro da fare sia enorme. Occorre sgomberare il campo dalle ipocrisie, dai buonismi e dagli errori che hanno portato a tragici provvedimenti legislativi come(oltre alla già citata Bossi-Fini) la Turco-Napolitano e la Amato-Ferrero; serve un lavoro di tessitura di rapporti umani tra lavoratori nativi e migranti e di una unità di lotta  per fermare questa guerra tra poveri dove a vincere sono soltanto i profitti di padroni e sfruttatori che agiscono indisturbati tramite le bassezze propagandistiche della classe politica(non da ultima la proposta del 30% di stranieri per classe della Gelmini) e un potente sistema mass-mediatico che crea e diffonde quotidianamente paura e razzismo..</p>
<p>Una paura bifronte che da un lato colpisce le nostre piccole certezze già scosse in tempi di crisi e che dall’altro, sulla pelle dei migranti ha una potenzialità omicida.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
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		<title>Il white Christmas è il razzismo da bar salito al potere</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 15:14:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antirazzismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il white Christmas è il razzismo da bar salito al potere

La Lega s&#8217;inventa un nemico simbolico che non c&#8217;è. L&#8217;immigrato, il clandestino,
il criminale. Il suo unico scopo è ottenere consenso. Nulla a che fare con la
sicurezza o con i posti di lavoro &#8221;rubati&#8221; agli italiani
Tonino Bucci
Cadono gli alibi. I sindaci leghisti si tengono alla larga del politically
correct . Poche metafore, ne basta solo qualcuna spiccia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><img class="alignleft size-medium wp-image-4021" title="borghezio" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2009/11/borghezio-234x300.jpg" alt="borghezio" width="234" height="300" />Il white Christmas è il razzismo da bar salito al potere</h1>
<div style="text-align: justify;"><em><br />
La Lega s&#8217;inventa un nemico simbolico che non c&#8217;è. L&#8217;immigrato, il clandestino,<br />
il criminale. Il suo unico scopo è ottenere consenso. Nulla a che fare con la<br />
sicurezza o con i posti di lavoro &#8221;rubati&#8221; agli italiani</em></div>
<div style="text-align: justify;"><strong>Tonino Bucci</strong></div>
<p>Cadono gli alibi. I sindaci leghisti si tengono alla larga del politically<br />
correct . Poche metafore, ne basta solo qualcuna spiccia, a sfondo igienista:<br />
«qui vogliamo far pulizia». L&#8217;esercito di amministratori leghisti non ama giri<br />
di parole. Non gli serve sollevare pretesti di ordine pubblico. Del resto, anche<br />
Claretti, il sindaco di Coccaglio, lo ha ammesso, con una punta d&#8217;orgoglio. «Da noi non c&#8217;è criminalità».<br />
E allora &#8211; ci si chiede &#8211; che bisogno c&#8217;è di mandare i vigili a casa di quattrocento migranti residenti<br />
in paese per cacciare chi non è in regola col permesso di soggiorno? «Vogliamo soltanto iniziare a fare pulizia».<br />
Appunto.</p>
<p>L&#8217;operazione soprannominata White Christmas è un mix terrificante di sentimentalismo natalizio e odio per gli immigrati. Evoca quadretti familiari rassicuranti, decoro urbano, moralismi provinciali, vite filistee, ma anche riferimenti inquietanti al linguaggio protonazista. Il bianco Natal ammicca a un&#8217;ecologia disumana che vuole «fare pulizia» e bonificare le &#8220;nostre&#8221; città da immigrati e pattume simil-umano. Quasi una citazione involontaria di quel linguaggio pseudo-medico di cui facevano largo uso i nazisti, a quella loro fobia igienista che trapelava dal definire gli ebrei un&#8217;infezione, un pus. Il Natale leghista a misura di bianchi è pressoché un caso da manuale, riproduzione meticolosa di quel meccanismo sociale e culturale che riduce l&#8217;immigrato a «non-persona». Tema al quale, qualche anno fa, Alessandro Dal Lago aveva dedicato un saggio, Non-persone. L&#8217;esclusione dei migranti in una società globale (edito da Feltrinelli). Sarà anche la traccia del suo intervento oggi, giornata d&#8217;inaugurazione, al Festival di antropologia a Ivrea (ore 18, centro culturale La Serra).</p>
<p><strong>Esistono meccanismi più o meno consapevoli, ricorrenti nel linguaggio quotidiano, che riducono un gruppo sociale, un insieme di individui a non-persone. Se guardiamo al fenomeno Lega c&#8217;è da dire che questi meccanismi funzionino a meraviglia. O no?<br />
</strong>L&#8217;idea di &#8220;persona&#8221; è una convenzione, una costruzione sociale e culturale. Allo stesso modo, anche le non-persone non esistono in natura ma sono costruite socialmente e identificate come individui privi di diritti all&#8217;origine di tutti i mali.</p>
<p><strong>Ormai questi meccanismi non hanno più bisogno di coperture. I sindaci leghisti &#8211; il caso di Coccaglio lo dimostra &#8211; non devono più ricorrere all&#8217;alibi della sicurezza. Il linguaggio si fa crudo. Perché? Non sarà che proprio per questo la Lega ottiene consenso negli strati popolari?<br />
</strong>E&#8217; la figura del clandestino che da mera persona &#8220;fuori posto&#8221; diventa una condizione giuridica e amministrativa. Che sia un reato, questo non è dato ancora capirlo. L&#8217;orrido pacchetto sicurezza non è chiaro. Più che un reato l&#8217;&#8221;immigrazione clandestina&#8221; sembra un&#8217;infrazione amministrativa, pesantemente sanzionata. Se la prima volta porta solo all&#8217;espulsione vuol dire che non è un reato.</p>
<p><strong>Non siamo nel penale&#8230;<br />
</strong>Siamo tra il penale e l&#8217;amministrativo. Diciamo che il &#8220;pensiero&#8221; leghista ha creato la clandestinità come condizione sostanziale. Mi spiego: nella subcultura leghista clandestino è diventato sinonimo di possibile criminale. Un &#8220;fuoriposto sostanziale&#8221;. Il razzismo della Lega però ha anche coordinate differenti dal razzismo classico. Mentre la dottrina tradizionale della razza colpiva ebrei e africani sulla base di una mitologia somatica, qui, nel caso della Lega, la mitologia non è somatica. Abbiamo a che fare con una mitologia &#8220;amministrativa&#8221;. Che non è meno raccapricciante sotto certi aspetti. Chi non è in regola col permesso di soggiorno oppure chi l&#8217;ha perduto o è semplicemente impigliato nei ritardi della burocrazia diventa per la cultura leghista automaticamente un clandestino, un soggetto criminale, portatore di chissà quali mali.</p>
<p><strong>Varrebbe la pena fermarsi all&#8217;uso delle parole. &#8220;Bianco Natale&#8221;, per esempio, evoca un mix di buoni sentimenti e pulizie etniche. O no?<br />
</strong>E&#8217; un orribile gioco di parole tra bianco Natale e Natale dei bianchi . Lo trovo schifoso. Il problema è che sono legittimati dal silenzio-assenso della maggioranza di governo &#8211; con l&#8217;eccezione della pattuglia finiana che sta tentando la strada di una coalizione di centro. Fanno provocazioni xenofobe sempre più gravi e sempre più grosse e nessuno fa una piega.</p>
<p><strong>La classe politica al governo manca di anticorpi, non ha una cultura democratica. E la sinistra progressista?<br />
</strong>Mah, dichiarazioni di principio tante, tutte condivisibili, però alla prova dei fatti Chiamparino, il sindaco di torino, vuole sgomberare il centro sociale Askatasuna. Spiace dirlo, perché alla fine in questa situazione bisognerebbe mettersi con quelli meno peggio. C&#8217;è in giro un&#8217;idea di ordine. Per quelli della Lega chi non appartiene al territorio non esiste.</p>
<p><strong>Più sono diretti quelli della Lega, più dicono chiaramente che vogliono togliersi dalle scatole gli immigrati, più guadagnano consenso. E&#8217; il segno che oggi il razzismo è popolare e di massa?<br />
</strong>Non credo. Il razzismo si produce, non è un dato di partenza. Anzi, comincio ad avere una vaga impressione. Potrò sbagliarmi ma credo che il moderatismo inizi ad averne piene le scatole della Lega. La vede come una forza politica imbarazzante, impresentabile all&#8217;estero, sempre lì ad avanzare continue richieste. Potrebbe profilarsi un&#8217;operazione politica che metta assieme Fini, Casini e Rutelli. Si arriverebbe a uno scenario alla francese: la destra moderna alla Sarkozy contro quella impresentabile alla Le Pen. La Lega è l&#8217;unica forza xenofoba a livello europeo così radicata nel potere governativo da quindici anni.</p>
<p><strong>Appunto. Proprio perché l&#8217;establishment benpensante, quello dei poteri forti, potrebbe mettersi contro, la Lega potrebbe legittimarsi col suo razzismo diretto come forza popolare. O no?<br />
</strong>Secondo me non esiste un razzismo delle classi popolari. Si identificano col razzismo quando non hanno altri modelli in cui identificarsi. Certo che la Lega ha un consenso popolare, ma non vuol dire che il popolo sia razzista. Lo stesso valeva per il fascismo e il nazismo. Sono aspetti della cultua europea imbarazzanti che teniamo ai margini ma ogni tanto ritornano. Il razzismo è una costruzione di piccole minoranze, ma una volta costruito può funzionare per tanta gente. Per la precisione non lo chiamerei &#8220;razzismo&#8221;, perché in questo caso le razze c&#8217;entrano poco. Pensiamo ai rumeni che hanno religione e lingua simile. Sono nostri cugini eppure inquietano di più dei marocchini.</p>
<p><strong>Se non è razzismo come lo chiamiamo? Che cosa lo giustifica visto che in zone come il Bresciano c&#8217;è piena occupazione e problemi di sicurezza non esistono?<br />
</strong>La chiamerei xenofobia goliardica. Mi fa orrore lo stesso. Il problema della Lega &#8211; l&#8217;ho scritto in un breve saggio per Micromega &#8211; non ha niente a che fare con la sicurezza. E&#8217; l&#8217;invenzione parossistica dell&#8217;uomo nero al fine del consenso. Non è una questione di mercato del lavoro come qualche sociologo dice. Sbagliano clamorosamente. La Lega si produce il nemico come meccanismo essenziale per avere consenso. Non c&#8217;è altro. Non esistono problemi di sicurezza, i reati sono minimi. Inventano un nemico simbolico che non esiste perché si crei panico negli elettori. Naturalmente il linguaggio è spaventoso. White Christmas &#8211; per tornare lì &#8211; allude alla goliardia del bar e, al tempo stesso, alla parrocchietta, al paesino. E poi c&#8217;è questa idea della pulizia, che richiama l&#8217;immagine della casina pulita alla quale il probo lavoratore autonomo torna la sera e trova un piatto di brasato. E&#8217; la ripetizione ossessiva di uno stile di vita. A livello di consenso funziona. La gente vota Lega. Però le tasse gliele devono ancora abbassare.</p>
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		<title>Razzismo istituzionale: il governo Berlusconi approva il pacchetto sicurezza</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 12:41:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antirazzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[
02.07.2009
Stampa articolo
Razzismo istituzionale: il governo Berlusconi approva il pacchetto sicurezza
migranti
L&#8217;Aula del Senato ha definitivamente approvato il ddl sulla sicurezza, che da oggi diviene quindi legge dello Stato. I voti favorevoli sono stati 157, quelli contrari 124 e 3 gli astenuti. Hanno votato a favore PdL, Lega Nord e MpA. Contro si sono espressi Pd, Italia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
02.07.2009<br />
Stampa articolo<br />
Razzismo istituzionale: il governo Berlusconi approva il pacchetto sicurezza<br />
migranti</p>
<p>L&#8217;Aula del Senato ha definitivamente approvato il ddl sulla sicurezza, che da oggi diviene quindi legge dello Stato. I voti favorevoli sono stati 157, quelli contrari 124 e 3 gli astenuti. Hanno votato a favore PdL, Lega Nord e MpA. Contro si sono espressi Pd, Italia dei Valori e Udc. La maggioranza esulta (Lega in testa), l&#8217;opposizione borbotta nonostante sia pesante la responsabilità e contiguità politica avuta nell&#8217;implementazione di un discorso e clima razzista e discriminatorio che oggi si esplicita per legge.</p>
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02.07.2009<br />
Stampa articolo<br />
Razzismo istituzionale: il governo Berlusconi approva il pacchetto sicurezza<br />
migranti</p>
<p>L&#8217;Aula del Senato ha definitivamente approvato il ddl sulla sicurezza, che da oggi diviene quindi legge dello Stato. I voti favorevoli sono stati 157, quelli contrari 124 e 3 gli astenuti. Hanno votato a favore PdL, Lega Nord e MpA. Contro si sono espressi Pd, Italia dei Valori e Udc. La maggioranza esulta (Lega in testa), l&#8217;opposizione borbotta nonostante sia pesante la responsabilità e contiguità politica avuta nell&#8217;implementazione di un discorso e clima razzista e discriminatorio che oggi si esplicita per legge.</p>
<p>Nonostante l&#8217;ostinatezza del governo Berlusconi sul tema negli ultimi mesi forte e diffusa è stata la mobilitazione contro il pacchetto sicurezza, che hanno visto migliaia di migranti scendere in piazza con tutta la loro voglia di essere protagonisti della loro vita, figure professionali prendere posizione contro le devianze imposte al loro lavoro, tantissime persone protestare contro le politiche securitarie del governo Berlusconi. Mobilitazioni che si sono battute contro il pacchetto sicurezza ma che sono state capaci di allargare lo sguardo ed inquadrare e cogliere anche la necessità di combattere tutte quelle battaglie affini alla questione sicurezza: contro le detenzioni nei Cie e i respingimenti in mare, per il diritto a casa lavoro e residenza per profughi e migranti, contro il dogma della sicurezza e per libertà e diritti per tutt*.<br />
Pubblichiamo di seguito stralci di un approfondimento pubblicato sulla rivista cartacea di Carta (numero 23) a firma di Fulvio Vassallo Paleologo, docente dell&#8217;università di Palermo oltre che membro dell&#8217;Associazione studi giuridici sull&#8217;immigrazione. [www.carta.org]</p>
<p>Un diritto penale speciale<br />
Si stanno costituendo le condizioni per un processo penale speciale per i migranti. Ed è già definito il quadro di un nuovo diritto penale speciale. che non si limita agli immigrati, ma coinvolge tutti i cittadini, con il ricorso alla sanzione penale totalmente rimessa alla discrezionalità amministrativa per sanzionare i comportamenti più frequenti nelle situazioni di conflitto sociale. Va in questa direzione la reintroduzione del reato di oltraggio a pubblico ufficiale, che costituirà in futuro un arma potentissima in mano alla polizia per mettere sotto processo qualsiasi persona, migrante o cittadino, che abbia comportamenti qualificati discrezionalmente come offensivi per l&#8217;autorità. Un passaggio decisivo dallo stato di diritto allo stato di polizia.</p>
<p>Il reato di clandestinità<br />
L&#8217;introduzione del reato di immigrazione clandestina, seppure sanzionato da una pena pecuniaria, costituisce una rilevante rottura del principio di eguaglianza affermato dall&#8217;art. 3 della Costituzione dato che coloro che si troveranno in una condizione di irregolarità non potranno fare valere in giudizio i propri diritti e i propri interessi legittimi come previsto dall&#8217;art. 24 della Costituzione, che riguarda tutti gli esseri umani e non soltanto i cittadini.</p>
<p>Detenzione amministrativa ed espulsione<br />
Il prolungamento dei tempi della detenzione amministrativa fino a sei mesi viola la riserva di giurisdizione stabilita dall&#8217;art. 13 della Costituzione poiché snatura la funzione dell&#8217;internamento nei Centro di identificazione ed espulsione [Cie], misura non più finalizzata all&#8217;esecuzione delle misure di allontanamento forzato, ma vera sanzione per una condizione soggettiva di irregolarità, applicabile, anche con successivi internamenti, nei confronti di chi non ha commesso alcun reato. La sanzione del reato di immigrazione clandestina consentirà inoltre alle autorità di polizia di detenere e allontanare dal territorio i migranti privi del permesso di soggiorno senza applicare le garanzie procedurali [a partire dal diritto di difesa] previste dalla direttiva comunitaria sui rimpatri, che stabilisce la priorità dei rimpatri volontari e limita i casi di detenzione amministrativa alle ipotesi nelle quali non siano possibili altre forme di limitazione della libertà di circolazione.</p>
<p>La denuncia del lavoro nero<br />
L&#8217;introduzione del reato di immigrazione clandestina comporterà anche uno stravolgimento di quanto previsto dall&#8217;art. 2 del Testo Unico sull&#8217;immigrazione che riconosce a tutti, quale che sia la loro condizione di soggiorno, i diritti fondamentali della persona. La certezza dell&#8217;allontanamento forzato, a seguito della scoperta della condizione di irregolarità, potrà impedire anche le già modeste possibilità di denuncia dei caporali e dei datori di lavoro in nero, limitando l&#8217;accesso alle misure di protezione sociale previste dall&#8217;art. 18 del Testo Unico sull&#8217;immigrazione n.286 del 1998, sempre più rimesso alla discrezionalità delle autorità di polizia.</p>
<p>Il diritto d&#8217;asilo negato<br />
Il reato di immigrazione clandestina costituirà un ulteriore ostacolo per l&#8217;accesso alle procedure di protezione internazionale e permetterà, in caso di diniego sulla prima istanza, un allontanamento forzato verso paesi che non rispettano i diritti fondamentali della persona. In contrasto con quanto previsto dalle convenzioni internazionali e dalle direttive comunitarie, si introduce come regola la detenzione amministrativa dei richiedenti asilo costretti all&#8217;ingresso irregolare dalla mancanza di qualsiasi possibilità di ingresso legale.</p>
<p>La salute e la scuola<br />
Con l&#8217;entrata in vigore delle norme che inaspriscono le sanzioni penali per gli immigrati privi di permesso di soggiorno non sarà possibile neppure riconoscere un figlio, avere accesso alle cure mediche senza il rischio di essere espulsi, rivendicare la retribuzione per il lavoro prestato. Diventerà impossibile per i figli di immigrati irregolari completare i corsi di studio oltre la scuola dell&#8217;obbligo. Le nuove norme consegnano i migranti irregolari a una condizione di sfruttamento servile che si sta estendendo rapidamente. Il disegno di legge sulla sicurezza cancella gli orientamenti giurisprudenziali che avevano escluso la sanzionabilità penale degli immigrati irregolari che dopo l&#8217;ordine di allontanamento si erano trattenuti nel territorio nazionale per un «giustificato motivo», come la mancanza di documenti, o di mezzi economici per fare rientro nel paese di origine.</p>
<p>Il permesso di soggiorno «a punti»<br />
La previsione di un permesso di soggiorno «a punti» che i migranti regolari possono perdere sulla base di valutazioni discrezionali delle autorità di polizia, in caso di mancato rispetto del cosiddetto «accordo di integrazione», viola l&#8217;articolo 10 della Costituzione, che afferma il principio secondo cui spetta alla legge la definizione della condizione giuridica dello straniero. Tutti gli immigrati, anche quelli regolari, diventano così «ostaggio» delle autorità di polizia. </p>
<p>di <i>Spazio Sociale La Boje</i></p>
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		<title>Castiglione &#8211;  il Flop della Lega [1]</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 10:57:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CASTIGLIONE &#8211; IL FLOP DELLA LEGA
Comizio con ospite d&#8217;onore, il sen. Borghezio, contro l&#8217;apertura del centro culturale gestito dalla comunità islamica.
di Luca Cremonesi

Quello di domenica 31 maggio è stato un vero buco nell&#8217;acqua per la locale sezione della Lega Nord. Armata fino ai denti con retorica e chiacchiera da bar, schierati due senatori della Repubblica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CASTIGLIONE &#8211; IL FLOP DELLA LEGA<br />
Comizio con ospite d&#8217;onore, il sen. Borghezio, contro l&#8217;apertura del centro culturale gestito dalla comunità islamica.</p>
<p>di Luca Cremonesi</p>
<p>
Quello di domenica 31 maggio è stato un vero buco nell&#8217;acqua per la locale sezione della Lega Nord. Armata fino ai denti con retorica e chiacchiera da bar, schierati due senatori della Repubblica (Borghezio super star e Aderenti, che apprendiamo dai giornali esser stata insultata da un migrante! chi semina tempesta!), locandine, volantini, gazebo preparatori, campagna stampa vergognosa, lettere ai vari giornali, utilizzo delle moderne tecnologie (blog e mailing list per chiamare a raccolta le forze), il tutto per raccogliere, come dimostra la foto, scattata circa quaranta minuti dopo l&#8217;inizio del Comizio, si e no una ventina di persone, se escludiamo, ovviamente, gli iscritti al partito coinvolti, loro malgrado, nella faccenda. La logica del sole e del week and lungo è più forte della paura, della rabbia e del razzismo nostrano di matrice padana. Il flop, dunque, si è consumato sotto gli occhi di tutti e le immagini, che pubblichiamo in esclusiva, lo testimoniano. Claudio Morselli, che ion questi mesi come presidente di Castiglione Alegre &#8211; Laboratorio di Democrazia Partecipata, ha lavorato al fine di creare le premesse per un&#8217;integrazione, collaborando con i membri della comunità islamica e coordinando le varie componenti della società civile che si sono attivate in nome dell&#8217;integrazione (si vedano anche i nostri contributi su queste pagine), ci ha dichiarato al termine del Comizio: &#8220;Ho notato che il comizio della Lega Nord di domenica scorsa a Castiglione è stato totalmente disertato (e sottolineo il &#8220;totalmente&#8221;) dalla cittadinanza, e non solo castiglionese. Solo poche decine di persone hanno partecipato alla provocazione leghista contro la comunità musulmana di Castiglione delle Stiviere. Tra questi: i dirigenti e gli attivisti locali, i candidati sindaci e, naturalmente, come annunciato, i &#8220;big&#8221; nazionali del partito. Come si spiega questo clamoroso flop di partecipazione? Il candidato Enzo Fozzato ha affermato dal palco che il tour elettorale della Lega ha ottenuto ovunque un grande successo di partecipazione e che &#8220;dove prima c&#8217;erano 10 persone ad ascoltarci, ora abbiamo trovato 100-150 persone&#8221;. Come mai a Castiglione, invece, è successo il contrario? Come mai, nonostante l&#8217;annunciata presenza dei vari Borghezio, Gibelli, Tosi, Fava e Aderenti, i cittadini castiglionesi e dell&#8217;alto mantovano hanno declinato l&#8217;invito della Lega? Non è che, forse, i leghisti castiglionesi raccontano frottole quando esaltano la grande adesione alla loro campagna razzista contro i musulmani? Vuoi vedere che alla stragrande maggioranza dei cittadini castiglionesi, anche quelli che votano Lega, non gliene frega niente della polemica contro i musulmani? E vuoi vedere che, magari, i cittadini castiglionesi sono pure contrari a queste forme di inciviltà e preferirebbero che si affrontassero i problemi veri con i quali le famiglie devono fare i conti tutti i giorni?&#8221;.</p>
<p>di <i>em@</i></p>
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		<title>Castiglione &#8211;  il Flop della Lega [2]</title>
		<link>http://www.articolozero.org/2009/06/archive-4191/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 10:55:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antirazzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Mantova]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[dalla civetta.info
CASTIGLIONE &#8211; IL FLOP DELLA LEGA
Comizio con ospite d&#8217;onore, il sen. Borghezio, contro l&#8217;apertura del centro culturale gestito dalla comunità islamica.
di Luca Cremonesi
Quello di domenica 31 maggio è stato un vero buco nell&#8217;acqua per la locale sezione della Lega Nord. Armata fino ai denti con retorica e chiacchiera da bar, schierati due senatori della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>dalla civetta.info</p>
<p>CASTIGLIONE &#8211; IL FLOP DELLA LEGA<br />
Comizio con ospite d&#8217;onore, il sen. Borghezio, contro l&#8217;apertura del centro culturale gestito dalla comunità islamica.</p>
<p>di Luca Cremonesi</p>
<p>Quello di domenica 31 maggio è stato un vero buco nell&#8217;acqua per la locale sezione della Lega Nord. Armata fino ai denti con retorica e chiacchiera da bar, schierati due senatori della Repubblica (Borghezio super star e Aderenti, che apprendiamo dai giornali esser stata insultata da un migrante! chi semina tempesta!), locandine, volantini, gazebo preparatori, campagna stampa vergognosa, lettere ai vari giornali, utilizzo delle moderne tecnologie (blog e mailing list per chiamare a raccolta le forze), il tutto per raccogliere, come dimostra la foto, scattata circa quaranta minuti dopo l&#8217;inizio del Comizio, si e no una ventina di persone, se escludiamo, ovviamente, gli iscritti al partito coinvolti, loro malgrado, nella faccenda. La logica del sole e del week and lungo è più forte della paura, della rabbia e del razzismo nostrano di matrice padana. Il flop, dunque, si è consumato sotto gli occhi di tutti e le immagini, che pubblichiamo in esclusiva, lo testimoniano. Claudio Morselli, che ion questi mesi come presidente di Castiglione Alegre &#8211; Laboratorio di Democrazia Partecipata, ha lavorato al fine di creare le premesse per un&#8217;integrazione, collaborando con i membri della comunità islamica e coordinando le varie componenti della società civile che si sono attivate in nome dell&#8217;integrazione (si vedano anche i nostri contributi su queste pagine), ci ha dichiarato al termine del Comizio: &#8220;Ho notato che il comizio della Lega Nord di domenica scorsa a Castiglione è stato totalmente disertato (e sottolineo il &#8220;totalmente&#8221;) dalla cittadinanza, e non solo castiglionese. Solo poche decine di persone hanno partecipato alla provocazione leghista contro la comunità musulmana di Castiglione delle Stiviere. Tra questi: i dirigenti e gli attivisti locali, i candidati sindaci e, naturalmente, come annunciato, i &#8220;big&#8221; nazionali del partito. Come si spiega questo clamoroso flop di partecipazione? Il candidato Enzo Fozzato ha affermato dal palco che il tour elettorale della Lega ha ottenuto ovunque un grande successo di partecipazione e che &#8220;dove prima c&#8217;erano 10 persone ad ascoltarci, ora abbiamo trovato 100-150 persone&#8221;. Come mai a Castiglione, invece, è successo il contrario? Come mai, nonostante l&#8217;annunciata presenza dei vari Borghezio, Gibelli, Tosi, Fava e Aderenti, i cittadini castiglionesi e dell&#8217;alto mantovano hanno declinato l&#8217;invito della Lega? Non è che, forse, i leghisti castiglionesi raccontano frottole quando esaltano la grande adesione alla loro campagna razzista contro i musulmani? Vuoi vedere che alla stragrande maggioranza dei cittadini castiglionesi, anche quelli che votano Lega, non gliene frega niente della polemica contro i musulmani? E vuoi vedere che, magari, i cittadini castiglionesi sono pure contrari a queste forme di inciviltà e preferirebbero che si affrontassero i problemi veri con i quali le famiglie devono fare i conti tutti i giorni?&#8221;.</p>
<p>di <i>em@</i></p>
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