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	<title>articolozero &#187; Femminismo</title>
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		<title>Se non ora, quando? SEMPRE!</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 12:04:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[ l'intervento delle studentesse del collettivo 'Aca Toro alla manifestazione di Mantova e una cronaca della giornata da ilmegafonoquotidiano.it ]
Sono giorni che i       media ci ripetono i dettagli del rubygate dove i protagonisti       sono:       il vecchio stempiato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-17255" title="donnalotta" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2011/02/donnalotta-300x225.jpg" alt="donnalotta" width="300" height="225" /><em>[ l'intervento delle studentesse del collettivo 'Aca Toro alla manifestazione di Mantova e una cronaca della giornata da ilmegafonoquotidiano.it ]</em></p>
<p><strong><span style="color: #ef041c;">Sono giorni </span></strong>che i       media ci ripetono i dettagli del rubygate dove i protagonisti       sono:       il vecchio stempiato con la panza (nei panni di Berlusconi) e       ragazze       giovani e belle. Sono giorni che il dibattito politico viene       monopolizzato dalla scandalistica di palazzo, e nasconde ogni       altra       questione sotto il tappeto dell&#8217;informazione usa e getta. Di Ruby       ne parlano tutti e la cosa che spaventa è il modo.</p>
<p><strong><span style="color: #ef041c;">Da una parte</span></strong> i       benpensanti che fanno e non dicono si scandalizzano per una storia       sesso non taciuto, dall’altra la donna perbenista, reputandosi       indignata, scaglia la sua crociata contro l&#8217;offesa arrecata       all&#8217;immagine del paese. In mezzo c’è invece il punto centrale: il       machismo, il sessismo, la mancanza di dignità e diritti di cui       governi e patriarcato vestono la donna.</p>
<p><strong><span style="color: #ef041c;">Non arrivare </span></strong>al       nocciolo del problema è una caratteristica peculiare di questo       Sistema: così è stato per le macerie aquilane, per la gestione       delle emergenze ambientali e così è per la sottrazione continua di       diritti nel mondo del lavoro, per l’incuria nei confronti dei beni       artistici e culturali, per le decine di migliaia di insegnanti       costrette ad emigrare da Sud a nord in cerca dell’ennesimo       contratto precario.</p>
<p><a name="more-8941"></a><strong><span style="color: #ef041c;">Il 13           febbraio,</span></strong> le donne sono chiamate ad       indignarsi… ma       ci sarebbe stato un 13 febbraio in assenza di un “caso Ruby”?!<br />
Noi       rivendichiamo un 13 febbraio tutti i giorni, perché la dignità e       la       libertà delle donne è messa in discussione non da scandali       sessuali       ma da un sistema culturale economico e sociale che in       continuazione       schiaccia e opprime la donna, costringendola ad assumere       esclusivamente i ruoli preconfezionati: o santa o puttana!</p>
<p><strong><span style="color: #ef041c;">Cala una coltre </span></strong>pesantissima di       silenzio su tutte le forme di violenza che le donne subiscono in       questo paese, in casa, in famiglia, sui luoghi di lavoro, per le       strade, nei luoghi di detenzione e reclusione. Viviamo in un paese       in       cui proprio gli stupri di “strada” sono stati utilizzati dalla       propaganda politica come motivazione dell’impellente necessità di       approvare pacchetti sicurezza e leggi restrittive, le quali hanno       generato tra l’altro l’affollamento di prigioni e l&#8217;istituzione       di lager di stato come i C.I.E.</p>
<p><strong><span style="color: #ef041c;">Se proprio nei C.I.E</span></strong> si consumano stupri ed abusi sul corpo di donne immigrate (quindi       ritenute “figlie di un dio minore”) da parte di italianissimi       sbirri, ci chiediamo come si possa rivendicare la difesa di una       dignità femminile tutta italiana! Viviamo in un paese in cui,       anche       con il pretesto della crisi economica, assistiamo ad un       arretramento       costante di diritti e libertà nel mondo del lavoro.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Questo attacco ai diritti </strong></span>è       giocato principalmente sul corpo delle donne, private della       libertà       di scegliere se essere madre o non esserlo. Questo è merito della       cancellazione o alla difficoltà ad accedere a strutture sanitarie       o       allo smantellamento dello stato sociale, di cui le donne sono       diventate sostitute non pagate. Come dimenticare le donne che       ancora       oggi muoiono di parto, a cui viene negato il diritto di abortire,       la       somministrazione di farmaci e la possibilità di scegliere la       prevenzione?</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><strong>Le donne rompono gli argini</strong></p>
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<div>Flavia D&#8217;Angeli</div>
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<p>Oggi nelle piazze delle donne, e di tanti uomini, sono emersi  finalmente in superficie la rabbia e il malcontento che covano nella  società italiana. E&#8217; bastato fare un <strong>appello</strong> alla  mobilitazione, peraltro non molto radicale, perché centinaia di migliaia  di persone lo raccogliessero come se non aspettassero altro,  da tanto,  troppo tempo.<br />
La crisi permanente in cui è precipitato il governo Berlus<strong> </strong>coni,  e gli scandali oltre ogni misura che stanno accompagnando quello che ci  auguriamo sia un non troppo lento tramonto, hanno fatto da denotatore a  un&#8217;indignazione che non poteva continuare a essere né negata, come  continuano a fare grottescamente gli accoliti del premier, né repressa  come ha fatto finora il Partito Democratico, ed in parte anche la  direzione della Cgil che si ostina a non “vedere le condizioni” per  convocare uno sciopero generale.<br />
E&#8217; difficile fare una radiografia a caldo della composizione e degli  umori politici delle centinaia di migliaia di persone che sono andate in  piazza, è però evidente come una parte significativa di elettorato  delle opposizioni, e in particolare del Pd, ha colto l&#8217;occasione per  manifestare, rompendo gli argini delle timidezze e dei tatticismi dei  suoi dirigenti. Accanto a questo, però, si è visto anche un <strong>protagonismo</strong> di donne che, come il 24 novembre del 2007 nella manifestazione di Roma  &#8220;contro la violenza&#8221; sembra covare nella società italiana in attesa del  momento buono per emergere. Un protagonismo denso di rabbia, di voglia  di affermare diritti e dignità, magari privo di obiettivi o di una  &#8220;piattaforma&#8221; politica ma comunque desiderso di esserci. E anche dotato  di una buona dose di <strong>radicalità</strong> che ha portato, ad  esempio, a un&#8217;accoglienza calorosa dell&#8217;iniziativa di &#8220;attraversamento&#8221;  di piazza del Popolo messa in campo da diversi collettivi femministi e  di movimento della capitale.<br />
Le compagne dei <strong>collettivi femministi </strong>studenteschi e giovanili, assieme a quelle del centro antiviolenza <strong>Donna Lisa</strong> e a quelle dei centri sociali, insieme a tante altre femministe, hanno  infatti deciso di partecipare alla giornata di mobilitazione (vedi  articolo sotto) facendo emergere una denuncia complessiva delle  politiche patriarcali e lesive dei diritti delle donne che  caratterizzano l&#8217;azione di questo governo, e che troppo spesso hanno  trovato consenso o scarsa opposizione nelle sinistre moderate.<br />
Rifiutandosi, inoltre, di cadere nella trappola della mobilitazione  delle donne &#8220;perbene&#8221; contro quelle “per male” che pure ha accompagnato,  almeno all&#8217;inizio, alcuni autorevoli appella alla mobilitazione.<br />
Fin dalla mattina centinaia di donne hanno manifestato davanti al ministero del <strong>Welfare</strong> in Via Veneto, depositando simbolicamente davanti al portone una serie  di pacchi regalo che rappresentavano i doni “non graditi” (e quindi  restituiti) che governo e padronato hanno fatto alle donne: legge 40  sulla procreazione assistita, innalzamento dell&#8217;età pensionabile,  attacchi alla legge 194, tagli al welfare, pacchetto sicurezza e  persecuzione della prostituzione di strada ecc.<br />
Il corteo ha poi proseguito fino al <strong>Pincio</strong> per scendere  in Piazza del Popolo al grido di “siamo tutte egiziane, sciopero  generale” tra gli applausi delle tantissime donne presenti che non  riuscivano più ad entrare in una piazza stracolma. Il corteo delle  femministe, quindi, ingrossatosi via via raccogliendo molte donne dentro  e fuori la piazza, ha continuato a sfilare per il Lungotevere per  arrivare fino a <strong>Montecitorio</strong> dove, scavalcando le transenne, le donne hanno depositato altri “pacchi-regalo” davanti al portone del Parlamento.<br />
L&#8217;enorme successo della giornata di mobilitazione odierna chiede  continuità ed un impegno in questo senso ai soggetti sociali, sindacali,  politici che hanno animato le piazze, o per lo meno alle sue  espressioni più consapevoli e radicali, per mettere in campo,  finalmente, un movimento generalizzato di opposizione al governo e alle  sue politiche, e che raccolga la crescente rabbia sociale prodotta dalla  crisi economica e dal fatto che governo e padronato continuano a farla  pagare a lavoratori e lavoratrici. A Susanna <strong>Camusso</strong>,  che parlava dal palco di Piazza del Popolo, bisognerebbe chiedere “se  non ora quando&#8230;lo sciopero generale?”. A Berlusconi, asserragliato nel  palazzo, bisognerebbe dire, come le piazze tunisine ed egiziane, “se  non ora, quando&#8230;te ne vai a casa?”.<br />
Le piazze di oggi, come quelle degli studenti di dicembre o le urne di <strong>Mirafiori</strong> piene di No, dicono che nonostante lo stato comatoso della sinistra  istituzionale, la società italiana è tutt&#8217;altro che pacificata ed è  sempre meno disponibile a pagare la loro crisi !</p>
<p>(di Luca Laviola e Lorenzo Attianese) (ANSA) &#8211; ROMA, 13 FEB &#8211; C&#8217;erano  solo i turisti a passeggio e una trentina di persone in fila per  visitare Montecitorio quando le donne hanno fatto irruzione nella  piazza. Almeno duecento, armate solo di slogan e cartelli, sono arrivate  fino al portone d&#8217;ingresso della Camera dei deputati. Carabinieri e  polizia, presi un pò di sorpresa dal blitz festoso, si sono messi  rapidamente tra le manifestanti e i tre accessi che si aprono nella  facciata. Il blitz di un drappello di partecipanti a &#8216;Se non ora  quando?&#8217;, staccatosi dal raduno del Pincio, è servito per depositare  davanti a Montecitorio una decina di pacchi colorati con riferimenti ad  alcune leggi volute o minacciate, secondo gli autori, dal governo  Berlusconi: quella sull&#8217;aborto, quella sulla procreazione assistita, il  pacchetto sicurezza, tra le altre. I &#8216;regalì sono stati poggiati a terra  sopra uno striscione con la scritta &#8216;Nel Palazzo regna il c&#8230;.,  diamoci un tagliò. Tutto si è svolto in modo pacifico. Le donne, molte  vestite di rosso o con oggetti rossi come gli ombrelli &#8211; il parapioggia  di colore rosso è un simbolo delle escort, a quanto pare &#8211; con il  supporto di alcuni compagni e di un megafono hanno scandito slogan  contro il presidente del Consiglio, chiedendone le dimissioni. Dopo  qualche minuto i manifestanti si sono praticamente dileguati, lasciando  di nuovo la piazza ai romani e ai turisti e i doni per i parlamentari.  Questi ultimi sono stati accatastati dagli agenti vicino a uno degli  ingressi della Camera. A quel punto però è scattato l&#8217;allarme per  possibili, analoghi blitz. Davanti a palazzo Grazioli, residenza romana  del premier, è stata rafforzata la presenza dei carabinieri. Ma l&#8217;unica  emozione l&#8217;ha data un gruppo di boyscout vocianti che da piazza Venezia,  a un centinaio di metri di distanza, urlando ha percorso via del  Plebiscito diretti alla casa di Silvio Berlusconi. Per qualche secondo  si è pensato che potessero essere altri partecipanti alla manifestazione  pronti a un nuovo assalto pacifico. Invece erano una decina di bambini  di 10-12 anni, probabilmente stranieri, che gridavano i loro motti. La  colonna di piccoli pionieri ha svoltato per una traversa laterale giusto  di fianco a palazzo Grazioli. E anche i carabinieri hanno riso mentre  un ragazza in bicicletta sfrecciando lì vicino, gridava loro «bunga  bunga».</p>
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		<title>Formigoni vara &#8216;Nasko&#8217;: tanta propaganda e pochi spiccioli sul corpo delle donne</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 09:01:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lance</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Femminismo]]></category>

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Nasce «Nasko», un fondo istituito dalla regione Lombardia per finanziare interventi di sostegno alle «madri in difficoltà»: un bonus di 250 euro al mese &#8211; 4500 euro in un anno e mezzo &#8211; da destinare alle donne che pur trovandosi in condizioni economiche critiche decidono di non abortire.
Dopo le norme per la sepoltura degli embrioni abortiti, dopo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/06/aborto-01.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-16842" title="aborto-01" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/06/aborto-01-300x241.jpg" alt="aborto-01" width="300" height="241" /></a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">Nasce «Nasko», un fondo istituito dalla regione Lombardia per finanziare interventi di sostegno alle «madri in difficoltà»: un bonus di 250 euro al mese &#8211; 4500 euro in un anno e mezzo &#8211; da destinare alle donne che pur trovandosi in condizioni economiche critiche decidono di non abortire.<br />
Dopo le norme per la sepoltura degli embrioni abortiti, dopo i continui attacchi alla legge 194 sulle interruzioni di gravidanza e alla pillola RU486, ecco i paladini &#8220;pro-life&#8221; condurre l&#8217;ennisma battaglia a difesa della vita.<br />
A difesa della vita, ma di chi?<br />
Ancora una volta la vita delle donne è messa in secondo piano, dopo addirittura a quella di &#8220;bambini&#8221; che ancora una vita non ce l&#8217;hanno.<br />
«Nessuna donna &#8211; ha detto Formigoni &#8211; dovrà più abortire in Lombardia a causa delle difficoltà economiche».<br />
Certo 250 € al mese fanno la differenza: fanno la differenza quando l&#8217;Italia è tra gli ultimi posti in Europa per occupazione femminile, quando i salari italiani sono vergognosamente bassi e quelli delle donne poi, a parità di lavoro sono inferiori rispetto a quelli maschili. 250 € fanno la differenza quando la maggior parte delle donne se lavorano, hanno contratti precari che non offrono stabilità e sostegno, che non offrono permessi e servizi per la maternità, quando gli asili sono pieni e le liste d&#8217;attesa infinite.<br />
L&#8217;intento di &#8220;Nasko&#8221; è quello di aiutare la famiglia, la maternità e la natalità, «rimuovendo il più possibile gli ostacoli, a cominciare da quelli di natura economica, che rendono più difficoltoso fare una scelta a favore della vita».<br />
Dei problemi reali, ce ne si occuperà poi: di garantire un posto di lavoro alle donne, un salario minimo, la maternità, posti asilo (non privati possibilmente), assistenza&#8230;<br />
Intanto l&#8217;ultimo provvedimento da parte del nostro Ministro alle Pari Opportunità Mara Carfagna è un taglio di 20 milioni di euro ai Centri antiviolenza, dato che sono quasi 7 milioni le donne italiane tra i 16 e i 70 anni che hanno subito violenze fisiche o sessuali nel corso della loro vita e 900 mila le vittime di ricatti sul lavoro (dati Istat 2006).<br />
La maggior parte delle violenze sulle donne avvengono entro le mura domestiche, in quelle &#8220;famiglie&#8221; che tanto i paritti pro-life continuano a sostenere.<br />
Perchè violenza è non poter decidere di se stesse e con questo Fondo i &#8220;difensori della vita&#8221; pretendono di dirci come vivere le nostre vite e cosa fare dei nostri corpi.<br />
A questi signori diciamo che ogni donna, sia che scelga la meternità sia che faccia il contrario, è una persona e solo lei ha diritto a decidere di se stessa, del suo futuro, della sua salute, della sua emancipazione e della sua autodeterminazione.<br />
Perchè la maternità deve essere una scelta libera e consapevole, perchè a ogni donna che sia madre o meno, devono essere garantiti uguali diritti: a un lavoro, a un salario equiparato, alla maternità e all&#8217;assistenza.</p>
<p>Collettivo femminista Colpo di Streghe</p>
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		<title>Take Back The night</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 20:13:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Femminismo]]></category>
		<category><![CDATA[Repressione]]></category>

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		<description><![CDATA[Take Back The night, Street parade lgbt.
di Marina Zenobio &#8211; dal manifesto
C’è la freschezza della gioventù nelle centinaia di visi di donne che ieri sera, a Roma hanno partecipato alla street parade organizzata dai collettivi Ribellule, Facinorosse e Malefiche, a cui hanno aderito molti altri gruppi di donne, femministe e lesbiche. Mancava però il mondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4301" title="takeback" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2009/12/takeback-300x200.jpg" alt="takeback" width="300" height="200" />Take Back The night, Street parade lgbt.</p>
<p>di Marina Zenobio &#8211; dal manifesto</p>
<p>C’è la freschezza della gioventù nelle centinaia di visi di donne che ieri sera, a Roma hanno partecipato alla street parade organizzata dai collettivi Ribellule, Facinorosse e Malefiche, a cui hanno aderito molti altri gruppi di donne, femministe e lesbiche. Mancava però il mondo delle transessuali, nonostante il corteo, partito da piazza Vittorio, fosse dedicato a Blenda.</p>
<p>L’evento ha aperto una settimana di mobilitazione in occasione della giornata internazionale contro la violenza alle donne (che per il calendario Onu è il 25 novembre) e che si concluderà con la manifestazione nazionale di sabato prossimo. A Brina, di Lady Fest (che nella capitale, lo scorso maggio, hanno organizzato un festival indipendente e auto-prodotto di musica, arti visuali e workshop tutto al femminile ma per un pubblico misto) chiediamo il senso di questo evento :”Abbiamo ripreso una tradizione degli anni ’70, per rivendicare la nostra libertà di movimento anche nelle strade, contro le logiche securitarie che ci dicono che la strada è brutta, buia e pericolosa. E soprattutto vogliamo ricordare che nel 90% dei casi la violenza contro le donne avviene in famiglia”. Vero, quello dei cortei notturni è una tradizione del femminismo degli anni ’70, ma i tempi sono cambiati, noi dicevamo “Riprendiamoci la notte” loro <em>Takebackthenight</em>, ma i contenuti non sono diversi. Tanti cappelli da strega e velette viola, i tamburi della Malamurga e musica a palla dai camioncini che precedono i vari spezzoni del corteo. Ci sono anche le donne di Action A, tante le immigrate coi loro striscioni contro xenofobia, razzismo e discriminazione, ed anche molti ragazzi, organizzata e gestita da donne, ma non è separatista.</p>
<p>Uno striscione ricorda Blenda, la trans dello scandalo Marrazzo trovata uccisa venerdì scorso: “non ci toglieranno la dignità, la sorellanza è la nostra arma, con rabbia e amore ciao Blenda”. Questa serata è anche per lei “perché – ci dice con tristezza Brina – si parla di trans solo quando salgono ai tristi onori della cronaca, nel quotidiano sono un rimosso della società. Noi invece vogliamo che anche loro possano legittimamente reclamare la notte ma anche il giorno”. “Nell’immaginario collettivo – gridano da un camioncino – la notte è sempre stata associata a insicurezza, violenza e paura, col tempo noi stesse abbiamo imparato a introiettare l’idea del pericolo del mondo esterno. Ora è il momento di riprendersi la notte perché, dopo anni di politiche sempre più restrittive per la libertà di tutti ma soprattutto di tutte, vogliamo ribadire cosa vuol dire sicurezza per noi”. Lo striscione del Centro Donnalisa – che a Roma gestisce anche un centro antiviolenza dove accoglie e offre assistenza a molte mogli e fidanzate maltrattate dai partner o ex – dice che è “meglio in piazza di notte che in famiglia con le botte”. Secondo l’Istat, in Italia, sono quasi 7 milioni le donne che hanno subito nel corso della propria vita violenza fisica e sessuale. Un milione di donne hanno subito uno stupro o un tentato stupro e, nella maggior parte dei casi, gli autori non sono degli sconosciuti ma conoscenti, e più spesso hanno le chiavi di casa.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=1DZ4b8-7PEA">take back the night</a></p>
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		<title>La &quot;cultura&quot; dello stupro</title>
		<link>http://www.articolozero.org/2009/03/archive-3761/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2009 11:17:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Femminismo]]></category>
		<category><![CDATA[Mantova]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Come donne di un collettivo femminista vorremmo rispondere alla lettera apparsa in data quotidiana a firma di Luca de marchi sul tema degli stupri.Vorremmo ricordare al responsabile sicurezza e immigrazione della lega nord che la violenza maschile sulle donne è la prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne fra i 14 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come donne di un collettivo femminista vorremmo rispondere alla lettera apparsa in data quotidiana a firma di Luca de marchi sul tema degli stupri.Vorremmo ricordare al responsabile sicurezza e immigrazione della lega nord che la violenza maschile sulle donne è la prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne fra i 14 ed i 66 anni in Europa, ciò nonostante siamo convinte che la violenza non sia il nostro destino. <br />
Per questo vogliamo combatterla alle radici prima che si manifesti, nelle strade ma soprattutto nelle case dove ha la sua espressione più continuativa e massiccia e con l&#8217;aiuto della scuola come luogo di formazione per tutte e tutti. Denunciamo inoltre l&#8217;uso e l&#8217;abuso del corpo della donna sempre esposto, disponibile e lascivo, tanto nei media quanto nella pubblicità che genera la &#8220;cultura&#8221; dello stupro. Quello che prima era silenzio sulle violenze ora che con l&#8217;aumento delle denunce non può più essere tale, diventa strumentalizzazione. Tutti parlano e barattano interessi politici sui nostri corpi. Rifiutiamo qualsiasi provvedimento in chiave razzista e autoritaria fatto in nostro nome. Per noi la violenza è &#8220;solo&#8221; maschile e non dipende dal passaporto di chi la agisce. Ci ripugna la logica violenta tanto degli stupratori quanto delle ronde dei giustizieri. Per noi una strada è sicura quando è piena di donne. Rifiutiamo la logica della paura ed affermiamo la nostra libertà! Per bloccare la violenza, crediamo nella solidarietà fra donne e lesbiche, nella denuncia dei maschi violenti, e nella necessità di dotarci di strumenti per l&#8217;autodifesa. </p>
<p>Collettivo femminista &#8220;Colpo di streghe&#8221;</p>
<p>di <i>Collettivo femminista &quot;Colpo di streghe&quot;</i></p>
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		<title>L&#8217; 8 marzo &#8211; Unite contro ogni violenza!</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2009 10:32:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La violenza contro le donne è di tutti i giorni, si manifesta in tutti gli aspetti della nostra vita: maltrattamenti e violenze familiari, attacchi alle leggi che ci tutelano (legge 194, procreazione assistita), mercificazione del nostro corpo (pubblicità, modelli culturali) e da sempre siamo discriminate a livello lavorativo. A parità di lavoro e responsabilità siamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La violenza contro le donne è di tutti i giorni, si manifesta in tutti gli aspetti della nostra vita: maltrattamenti e violenze familiari, attacchi alle leggi che ci tutelano (legge 194, procreazione assistita), mercificazione del nostro corpo (pubblicità, modelli culturali) e da sempre siamo discriminate a livello lavorativo. A parità di lavoro e responsabilità siamo pagate meno e sfruttate di più.<br />
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<div class="feature-image-right"><a href='http://articolozero.org/http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/mar2009/femminismo_100.gif'><img  width='300' height='472' class='feature' src='http://articolozero.org/cache/imagecache/local/http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/mar2009/300_0___20_0_0_0_0_0_femminismo_100.jpg' alt='featured image'></a></p>
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</div>
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<p>
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La violenza contro le donne è di tutti i giorni, si manifesta in tutti gli aspetti della nostra vita: maltrattamenti e violenze familiari, attacchi alle leggi che ci tutelano (legge 194, procreazione assistita), mercificazione del nostro corpo (pubblicità, modelli culturali) e da sempre siamo discriminate a livello lavorativo. A parità di lavoro e responsabilità siamo pagate meno e sfruttate di più.
</p>
<p></p>
<p>
L&#8217;impegno del governo Berlusconi per ridurre ulteriormente i diritti del lavoro salariato sembra puntare alle donne con particolare sadismo. La detassazione degli straordinari è stata finanziata con i tagli ai progetti e ai centri contro la violenza. E&#8217; stata cancellata la legge contro le dimissioni in bianco. Si preparano l&#8217;abolizione del diritto alla pensione di vecchiaia a 60 anni, la riduzione del tempo dei congedi di maternità, un peggioramento delle condizioni del lavoro notturno. <br />
DIVENTIAMO SOGGETTO VISIBILE!<br />
Di fronte a questo rivendichiamo una decisa estraneità alle logiche di controllo sui nostri corpi e sulle nostre vite, prendiamo con forza posizione contro chi promuove e mette in atto questi meccanismi, la cui cultura rappresenta una visione del mondo che non ci appartiene!<br />
LA VIOLENZA E&#8217; ANCHE:</p>
<p>- NON AVERE ACCESSO AL LAVORO</p>
<p>- NON AVERE UN REDDITO</p>
<p>- NON AVERE UN PERMESSO DI SOGGIORNO</p>
<p>- LA SCHIAVITU&#8217; IN CUI MOLTE DONNE VIVONO</p>
<p>Collettivo femminista &#8220;Colpo di streghe&#8221;</p>
<p>di <i>Collettivo femminista &quot;Colpo di streghe&quot;</i></p>
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		<title>assemblea pubblica &#8211; che GENERE di violenza?</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Feb 2009 11:56:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[serata di approfondimento a cura del collettivo femminista colpo di streghe
Venerdì 13 febbraio
Dalle 18 allo spazio sociale di via frutta,3 &#8211; Mantova

E&#8217; nata in noi l&#8217;esigenza di aprire il dibattito sul tema della violenza contro le donne e sulla strumentalizzazione che costantemente ne viene fatta. L&#8217;aspetto più evidente e paradossalmente più rimossso dell&#8217;aggressione alle donne, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>serata di approfondimento a cura del collettivo femminista colpo di streghe</p>
<p>Venerdì 13 febbraio<br />
Dalle 18 allo spazio sociale di via frutta,3 &#8211; Mantova</p>
<p></p>
<p>E&#8217; nata in noi l&#8217;esigenza di aprire il dibattito sul tema della violenza contro le donne e sulla strumentalizzazione che costantemente ne viene fatta. L&#8217;aspetto più evidente e paradossalmente più rimossso dell&#8217;aggressione alle donne, è che la violenza è fatta da uomini in quato tali: per cui ogni tentativo di focalizzarla su problemi di sicurezza e immigrazione è vergognosamente falso. La violenza contro le donne non è un problema di ordine pubblico al quale rispondere con politiche securitarie e leggi repressive e razziste. Ma una questione di genere. <br />
Vorremmo fossero attivare le politiche di sostegno e di finanziamento a tutte quelle realtà che operaqno a fianco delle donne, un&#8217;attività politica che porti ad una seria e concreta legislazione che si occupi dei vari aspetti della violenza di genere, come lo stalking, fatta da donne per le donne.</p>
<p></p>
<p>Ore 18: dibattito<br />
Interverrà Claudia Fiorini<br />
 (coordinatrice Telefono Rosa MN)</p>
<p>ore 18.30: aperitivo solidale</p>
<p>ore 21: proiezione film</p>
<p></p>
<p>Collettivo femminista colpo di streghe</p>
<p>di <i>pink block</i></p>
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		<title>EURISPES /IN ITALIA SALARI AL LUMICINO E le donne sono le più penalizzate</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 21:30:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Secondo il rapporto presentato ieri dall&#8217;Eurispes, i salari italiani sono quelli che in Europa presentano la crescita più bassa, e quelli che faticano di più a reggere l&#8217;aumento del costo della vita. L&#8217;aumento percentuale delle retribuzioni reali nette è infatti stata in media dello 0,1% fra il 2000 e il 2006, contro lo 0,4% della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo il rapporto presentato ieri dall&#8217;Eurispes, i salari italiani sono quelli che in Europa presentano la crescita più bassa, e quelli che faticano di più a reggere l&#8217;aumento del costo della vita. L&#8217;aumento percentuale delle retribuzioni reali nette è infatti stata in media dello 0,1% fra il 2000 e il 2006, contro lo 0,4% della Spagna, il 5,7% della Germania o il 20% dei paesi scandinavi. Ciò è anche avvenuto in un periodo di forte aumento dell&#8217;occupazione, il che contrasta con la storica relazione inversa fra disoccupazione e salari. <br />
Il tasso di occupazione (58,7%) rimane comunque di 8 punti percentuali più basso della media dei paesi che adottano la moneta unica. A crescere poco è anche la «produttività del lavoro»: rispetto a una media europea del 18%, in Italia questa cresce in media «solo» del 4,7%. Se è vero che le retribuzioni aumentano di più dove la produttività cresce di più, rimane da capire come mai se la produttività aumenta &#8211; seppure di poco &#8211; i salari rimangono fermi. L&#8217;estrema debolezza dei salari italiani non è tuttavia solo nella loro crescita, bensì anche nel loro ammontare. Le retribuzioni medie in Italia sono infatti di 4800 euro inferiori rispetto alla media dei paesi dell&#8217;area euro. Solo Spagna e Portogallo avrebbero stipendi più bassi. <br />
Lo studio Eurispes mostra anche l&#8217;esistenza di una notevole discriminazione salariale di genere: il salario delle donne è mediamente inferiore a quello degli uomini di circa 4 mila euro. Se lo stipendio medio degli uomini è di 28 mila euro l&#8217;anno, quello delle donne si aggira intorno ai 24 mila. In termini percentuali, si tratta di una differenza del 16%. Le differenze si acuiscono sempre di più via via che aumenta la specializzazione del lavoratore: se la la differenza è solo dell&#8217;1,7% nella retribuzione di mansioni poco qualificate, questa differenza sale al 21% per gli operai specializzati. Una quasi-parità si ha invece fra gli impiegati e ai più alti livelli da quadro dirigenziale. </p>
<p>di <i>Collettivo femminista Colpo di Streghe &#8211; Il manifesto</i></p>
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		<title>La violenza che si fa e non si dice</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jan 2009 16:14:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tutti quelli che si sono affrettati a commentare con sdegno l&#8217;uscita di Berlusconi su stupri e misure di sicurezza -&#8221;ci vorrebbero tanti soldati quante sono le belle donne- sembrano dimenticare o far finta di non sapere che in questa, come in altre volgari, irresponsabili `battute&#8217; del presidente del consiglio, si esprime quel sentire comune, largamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti quelli che si sono affrettati a commentare con sdegno l&#8217;uscita di Berlusconi su stupri e misure di sicurezza -&#8221;ci vorrebbero tanti soldati quante sono le belle donne- sembrano dimenticare o far finta di non sapere che in questa, come in altre volgari, irresponsabili `battute&#8217; del presidente del consiglio, si esprime quel sentire comune, largamente diffuso, quanto meno tra gli italiani (e sicuramente anche tante italiane), che gli ha creato finora un indiscusso -e altrimenti inspiegabile- consenso. <br />
La sua sfrontatezza e impunità è evidentemente liberatoria per tutto ciò che si pensa, si fa, e ipocritamente non si dice. Bisogna allora riconoscergli, in questo caso, di aver portato allo scoperto, col suo `maschilismo da bar&#8217; -l&#8217;attribuzione alle donne della provocazione sessuale- l&#8217;aspetto più evidente e paradossalmente più rimosso dell&#8217;aggressione che ha per oggetto il corpo femminile, e cioè che la violenza è fatta da uomini, in quanto tali, per cui ogni tentativo di stornarla su problemi di sicurezza e immigrazione, è vergognosamente falso. Se ci indigna che esca dalla bocca di una delle più alte cariche delle stato il pregiudizio antico su cui ancora si regge il dominio maschile -che le donne sono o `madri&#8217; o `puttane&#8217;-, non di meno dovrebbe risultarci intollerabile che l&#8217;intera classe politica di questo paese, i suoi organi di informazione, i suoi ceti intellettuali, i suoi professionisti della cultura, nonostante siano stati resi pubblici ormai da anni dati numericamente impressionanti sulla violenza domestica &#8211; che si tratti di stupri, omicidi o maltrattamenti-, nonostante le manifestazioni, gli scritti, le prese di posizione di gran parte del femminismo italiano, ancora abbiano l&#8217;arroganza ipocrita di parlare d&#8217;altro, di mascherare una verità che è sotto gli occhi di tutti. Tor di Quinto non ha insegnato nulla, la parola `sessismo&#8217; non entra nel lessico politico né della destra né della sinistra, del maschio che aggredisce, stupra e uccide, non è il sesso che conta ma l&#8217;appartenenza etnica, la patologia, lo statuto della trasgressione o della delinquenza. Si spinge l&#8217;attenzione pubblica a tener fermo lo sguardo su strade, città, campagne, ad accanirsi inutilmente su opzioni sicuritarie di cui si sa già l&#8217;inefficienza, perché a nessuno venga in mente di farsi le domande più razionali e più semplici: perché gli uomini uccidono? Perché il luogo primo della violenza maschile, anche di quella che si manifesta all&#8217;esterno delle mura domestiche, è la famiglia? Quanto conta l&#8217;ambiguo `potenza&#8217; e `seduzione&#8217; che viene attribuita ai corpi femminili che partoriscono, alimentano, curano figli, mariti, fratelli, nel perdurare di una `virilità&#8217; confusa col potere, col controllo, o con l&#8217;aggressione? Quanto contribuisce a mantenere l&#8217;ignoranza del rapporto tra i sessi una scuola che ignora corpi, sentimenti, pulsioni, sogni e incubi ereditati dall&#8217;infanzia, dai primi rapporti col mondo adulto, con la cultura dominante? I movimenti che quarant&#8217;anni fa hanno provato ad avviare processi formativi e pratiche di una politica capace di `andare alle radici dell&#8217;umano&#8217;, partendo dalla famiglia e dagli asili, sono stati cancellati persino dalla memoria della sinistra, moderata e `rivoluzionaria&#8217;, e non c&#8217;è da meravigliarsi che sia oggi la maggioranza al governo a ricordarsene e a tentare di eliminarne persino le tracce. Il fatto che Berlusconi abbia associato lo stupro alla bellezza, ben sapendo che purtroppo la violenza sessista non ha queste premeditazioni estetiche, è un lapsus a cui si può dare una spiegazione. La cultura di massa, volgare e sbracata come le sue esternazioni, passa attraverso uno schermo televisivo che elargisce anatomie femminili in abbondanza e a ritmo continuo, corpi esposti, offerti, sia pure virtualmente. Offerti a che cosa? Al desiderio maschile, all&#8217;invidia femminile, all&#8217;imitazione o anche, perché no, al possesso violento, a odi nascosti, inconsapevoli, di quelli che vediamo `normalmente&#8217; come teneri figli, padri, amanti, mariti? Alcuni giorni fa, non ricordo più su quale delle reti di Mediaset, in un grazioso salottino di composte signore e signori si giocava a uno strano indovinello: su uno schermo passavano culi, tette e labbra e i presenti dovevano indovinare a chi appartenevano. Per essere riconosciuti si dava per scontato che questi frammenti anatomici fossero stati più volte esposti, sottolineati dallo stesso sguardo voyeuristico come parti per l&#8217;intero. Perché un bambino, bersagliato da corpi femminile ammiccanti non dovrebbe crescere con l&#8217;idea che le donne sono essenzialmente corpo e non persone, oggetti da comprare, consumare come le merci con cui vengono identificate? La barbarie del violentatore, dell&#8217;assassino di donne, è la stessa che le ha espulse dalla vita pubblica, che ancora le tiene lontane dai luoghi in cui si pensa, si discute e si decide sulla comune convivenza, che le vuole madri o seduttrici o comunque subalterne al sapere e ai linguaggi dell&#8217;unico sesso che si è fatto protagonista della storia. L&#8217;emancipazione femminile purtroppo oggi parla quasi esclusivamente al `neutro&#8217;, attenta a quelle &#8220;oscure carriere&#8221;, di cui già si rammaricava Virginia Woolf all&#8217;inizio del `900, o costretta, quando ha opinioni proprie, a sopportarne la marginalità, l&#8217;insignificanza pubblica.Conforta il pensiero che il movimento delle donne, sempre dato per morto, continuerà ad avere sussulti, irruzioni improvvise, finchè il sessismo non sarà riconosciuto come tale.</p>
<p>di <i>Collettivo femminista &quot;Colpo di streghe&quot; &#8211; Sommosse</i></p>
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		<title>VATICANO &#8211; Stipendio alle madri casalinghe in cambio di aiuto contro l&#8217;aborto</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 11:44:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Giacomo Russo Spena
Un «giusto riconoscimento» alle casalinghe e un fisco più equo. Ma anche una richiesta di aiuto ai nuclei familiari per opporsi alla diffusione delle leggi «che permettono con molta facilità aborto, divorzio rapido ed eutanasia». Opporsi è «un obbligo morale e le famiglie cattoliche devono affrontare la sfida». Nella presentazione del sesto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Giacomo Russo Spena</p>
<p>Un «giusto riconoscimento» alle casalinghe e un fisco più equo. Ma anche una richiesta di aiuto ai nuclei familiari per opporsi alla diffusione delle leggi «che permettono con molta facilità aborto, divorzio rapido ed eutanasia». Opporsi è «un obbligo morale e le famiglie cattoliche devono affrontare la sfida». Nella presentazione del sesto Incontro mondiale delle famiglie, che si terrà a Città del Messico (14-18 gennaio) e a cui accorreranno migliaia di fedeli, il Vaticano va a tutto campo. <br />
«Non si capisce come il lavoro domestico possa valere di meno se svolto da una madre anziché da una colf: quest&#8217;ultimo entra nel Pil e l&#8217;altro non è considerato per nulla», si chiede in apertura di discorso il cardinale Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia, proponendo un salario mensile per le casalinghe (sottendendo che nella coppia ovviamente è la donna a stare a casa). Un progetto di vecchia memoria che, in passato, ha creato discussioni all&#8217;interno dello stesso movimento femminista tra favorevoli e contrarie. Per la sociologa Chiara Saraceno è una proposta «suicida per la donna», perché «lo Stato paga affinché una persona rimanga a casa. Assurdo». Bloccando, così, il percorso di &#8220;liberazione&#8221; nella società di molte mogli. Il suo pensiero va ai ceti meno abbienti e alle situazioni del Meridione, dove è più alto il tasso di disoccupazione femminile. Poi si chiede cosa debba esser retribuito («quali tipi di lavoro?»), giudicando infine la proposta «pura fantascienza»: «Ci sono i soldi pubblici per un vero salario mensile? No, allora&#8230;». In effetti neanche in Finlandia, dove è previsto il reddito domestico, si arriva a una cifra dignitosa.<br />
«Dovremmo distinguere tra lavoro di cura, che andrebbe retribuito con indennità, e quello domestico», conclude Saraceno alludendo a coloro che curano persone non autosufficienti. «Compresi i bambini sotto i tre anni. Diamo la possibilità alla donna di poter scegliere tra l&#8217;occupazione professionale e il fare la mamma a tempo pieno», aggiunge Federica Rossi Gasparrini, presidentessa di Federcasalinghe, la quale da anni si batte per il rispetto della legge 493 del 1999 (quella sulla sicurezza nelle abitazioni) che riconosce, in un passaggio, il lavoro domestico come «valore economico». Norma impugnata in molte sentenze dai giudici, soprattutto nei casi di separazione tra marito e moglie, nel caso ovviamente quest&#8217;ultima sia senza una specifica professione.<br />
Dal canto suo il governo, per bocca della ministra per le Pari opportunità Mara Carfagna, parla di proposta (quella del cardinale Antonelli) che va «accolta con piacere e attentamente ascoltata». Dello stesso avviso l&#8217;udiccino Rocco Buttiglione che esprime pieno appoggio al Vaticano: «Si ricorda ancora una volta ai politici che la famiglia ha bisogno di sostegno, appoggio morale e giustizia fiscale». Peccato che anche il coefficiente familiare avanzato dalla Chiesa sia, per Saraceno, «rischioso per le donne» in quanto scoraggia il secondo reddito. E il primo, nella nostra società, è di norma quello maschile. Intanto, per la prima volta, l&#8217;incontro di Città del Messico sarà aperto ai divorziati risposati, a cui il Vaticano continua a negare il sacramento della comunione. Verranno accettati perché la «famiglia cattolica» oggi deve affrontare «una nuova sfida per battere la cultura mercantilista». Quelle &#8220;di fatto&#8221; invece devono attendere. Considerate peggiori del «consumismo» e «l&#8217;individualismo». </p>
<p>di <i>Collettivo femminista &quot;Colpo di streghe&quot; &#8211; Il manifesto</i></p>
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		<title>A trent&#8217;anni dalla 194, arriva la Ru486. Forse!</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Dec 2008 10:37:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A trent&#8217;anni dall&#8217;approvazione della legge 194, siamo costrette ad assistere ai continui attacchi al diritto delle donne all&#8217;interruzione volontaria di gravidanza. Un diritto legalmente riconosciuto, ma che nella pratica stenta a trovare applicazione. La prossima approvazione della pillola abortiva Ru486 in Italia ha infatti suscitato forti critiche dal Vaticano e dalla maggior parte delle forze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A trent&#8217;anni dall&#8217;approvazione della legge 194, siamo costrette ad assistere ai continui attacchi al diritto delle donne all&#8217;interruzione volontaria di gravidanza. Un diritto legalmente riconosciuto, ma che nella pratica stenta a trovare applicazione. La prossima approvazione della pillola abortiva Ru486 in Italia ha infatti suscitato forti critiche dal Vaticano e dalla maggior parte delle forze di Governo. In fondo c&#8217;era da aspettarselo: non poteva essere altrimenti nel paese del Vaticano, del &#8220;family day&#8221;, degli obiettori di coscienza, del movimento &#8220;pro-life&#8221;! C&#8217;era da aspettarsi che vecchi uomini col sottanone e politicanti in giacca e cravatta, avrebbero avuto più voce delle donne per quanto riguarda i loro diritti. A dispetto dell&#8217;Europa e del mondo, in Italia l&#8217;utilizzo della Ru486 non è possibile. Con un ritardo di vent&#8217;anni stiamo assistendo ora al dibattito che la scoperta della pillola suscitò a suo tempo nel mondo. Un dibattito che non ha più senso portare avanti, visto il successo del farmaco. <br />
La Ru486 è autorizzata in quasi tutto il mondo. Secondo alcune stime, viene usata ogni anno da tre milioni di donne. E&#8217; un farmaco approvato dall&#8217;Unione europea, vietato soltanto in Irlanda, Portogallo e Italia. La pillola è già commercializzata in una ventina di paesi al mondo e in quasi tutta Europa (Francia, Austria, Germania, Belgio, Danimarca, Gran Bretagna, Grecia, Spagna, Svizzera, Svezia, Lussemburgo, Olanda, Finlandia, Norvegia). In Francia, dove la Ru486 è commercializzata dal 1989, metà delle donne (il 46%) sceglie l&#8217;aborto chimico. Nel settore pubblico la percentuale è leggermente più alta (49%) ed è in continuo aumento. Nel 1998 in Svezia il 30% degli aborti e&#8217; realizzato con la RU486. Dal primo novembre 1999 è autorizzata in Svizzera ed accessibile in gran parte degli ospedali e degli studi medici ginecologi. Nel 2007, il 56% delle interruzioni di gravidanza in Svizzera si sono fatte con questo metodo. Inoltre la pillola è venduta in India e in Cina come farmaco generico. </p>
<p>La Ru486 (mifepristone) è il farmaco utilizzato nell&#8217;approccio farmacologico all&#8217;interruzione di gravidanza, in alternativa all&#8217;aborto chirurgico. È uno steroide sintetico con spiccata attività antagonista verso recettori del progesterone e si assume per via orale. Il progesterone è l&#8217;ormone che assicura il mantenimento della gravidanza, quindi la pillola Ru486 determina il distacco della mucosa uterina, con un processo simile a ciò che avviene durante la mestruazione. Solitamente dopo un paio di giorni, la donna deve poi assumere un altro farmaco, il prostaglandine, sotto forma di ovulo vaginale o per via orale, che favorisce l&#8217;espulsione del feto. Il metodo che prevede le due somministrazioni è efficace tra il 92% e il 99% dei casi (a seconda del trial clinico in esame). Si stima una mortalità materna dell&#8217;1,1 ogni 100 mila donne: qualcosa come cinque volte di meno del Viagra e dieci volte inferiore alla mortalità in gravidanza. </p>
<p>E&#8217; criminale l&#8217;intensa opera di disinformazione portata avanti dal Vaticano, dalla politica e dai media. La Ru486 non è un veleno che la donna si somministra per uccidere il bambino, come ha dichiarato Gabrio Zacchè, primario di Ginecologia, nella rassegna stampa del 28 dicembre. La Ru486 è un farmaco efficace e che comporta rischi bassissimi. Allevia il trauma psicologico e fisico che l&#8217;aborto chirurgico può comportare ed è assurdo e crudele costringere le donne a soffrire per una scelta che spetta solo a loro. </p>
<p>Collettivo femminista &#8220;Colpo di streghe&#8221;<br />
Mantova</p>
<p>di <i>Collettivo femminista &quot;Colpo di streghe&quot; &#8211; Mantova</i></p>
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