<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>articolozero &#187; Lavoro/nonLavoro</title>
	<atom:link href="http://www.articolozero.org/argomenti/lavoro-non-lavoro/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.articolozero.org</link>
	<description>network del movimento mantovano</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Jul 2010 17:51:52 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.4</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Fascismo Fiat</title>
		<link>http://www.articolozero.org/2010/07/fascismo-fiat/</link>
		<comments>http://www.articolozero.org/2010/07/fascismo-fiat/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 13:46:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Feature]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro/nonLavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Repressione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.articolozero.org/?p=16895</guid>
		<description><![CDATA[di Giorgio Cremaschi [articolo pubblicato  su  "Liberazione"]
Le rappresaglie antisindacali che la  Fiat sta pianificando in questi giorni a Melfi come a Mirafiori, sono  atti di autentico fascismo aziendale. Si perseguitano i delegati che  organizzano gli scioperi contro i carichi di lavoro eccessivi e gli  impiegati che informano i colleghi della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><img class="alignleft size-medium wp-image-16896" title="fascismo fiat" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/07/fascismo-fiat-218x300.jpg" alt="fascismo fiat" width="218" height="300" />di Giorgio Cremaschi [articolo pubblicato  su  "Liberazione"]</em></strong></p>
<p>Le rappresaglie antisindacali che la  Fiat sta pianificando in questi giorni a Melfi come a Mirafiori, sono  atti di autentico fascismo aziendale. Si perseguitano i delegati che  organizzano gli scioperi contro i carichi di lavoro eccessivi e gli  impiegati che informano i colleghi della solidarietà degli operai  polacchi con quelli di Pomigliano. La libertà di sciopero, la libertà di  informazione, la libertà di pensiero, le libertà in quanto tali sono  oggi in discussione alla Fiat. All’origine di tutto questo c’è la  strategia industrialmente debole, ma furba e arrogante di Sergio  Marchionne. L’amministratore delegato della Fiat non è mai stato un  industriale. E’ un banchiere svizzero chiamato a salvare la Fiat dal  fallimento. (&#8230;)  Questa operazione è riuscita al prezzo di durissimi  sacrifici dei lavoratori e, come sempre avviene nell’economia  finanziaria, ha portato ingenti guadagni a Marchionne. L’amministratore  delegato della Fiat è stato poi così chiamato a salvare la Chrysler, che  la Mercedes aveva abbandonato. Lì, con l’aiuto di ingenti finanziamenti  pubblici, è riuscito a piegare i sindacati. Che prima accusava di  miopia e intransigenza e che invece oggi elogia con gli stessi toni con  cui il generale Custer parlava degli indiani chiusi nelle riserve.  Marchionne ha poi riportato in Italia quel successo e, usando una carta  che da noi funziona sempre, si è presentato come il libero americano che  mette a posto i fannulloni assistiti. Ha così ottenuto un consenso  pressoché unanime nel Palazzo. Che non si è certo chiesto perché  importanti dirigenti abbiano abbandonato la Fiat per dirigere altre  aziende delle auto in Europa. Che non si è certo interrogato sulla  credibilità di un piano industriale che si fonda su numeri presi dal  libro dei sogni della vecchia Fiat – 6milioni di auto prodotte assieme  alla Chrysler. Nessun spirito critico in Italia verso le strategie della  Fiat. Di questo Marchionne ha approfittato coprendo così debolezze e  contraddizioni. La ripresa di Pomigliano, promessa tra 2 anni, serve a  coprire la chiusura &#8211; oggi &#8211; di Termini Imerese. L’accordo separato, con  Cisl e Uil e altri amici, serve a coprire il flop del plebiscito  richiesto ai lavoratori. I licenziamenti di delegati e militanti  sindacali servono a coprire i fallimenti di un’organizzazione del lavoro  che vuole imporre ritmi e condizioni che consumano le persone e possono  funzionare solo con la soppressione dei più elementari diritti. Infine  l’autoritarismo e l’intimidazione servono solo a coprire il clima di  ottuso ossequio con cui si distrugge ogni forma di partecipazione e  creatività dei lavoratori. Sì alla Fiat c’è il fascismo, non solo perché  si colpiscono le libertà e i diritti dei lavoratori. Ma perché così si  coprono mancati investimenti, burocratismi, servilismi e clientele che  prosperano e rendono inefficiente l’azienda più di prima. Marchionne è  tanto piaciuto a Scalfari perché ha dichiarato di porsi dopo la nascita  di Cristo. Sicuramente la sua cultura e la sua pratica sono però  antecedenti alla costituzione repubblicana ed eredi di quella pessima  tradizione delle classi dirigenti italiane che coniugava inefficienza e  propaganda, privilegio e autoritarismo. Lo svizzero americano Marchionne  è un padrone italiano collocato tra gli anni 30 e gli anni 50.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.articolozero.org/2010/07/fascismo-fiat/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>cronache dalla crisi: articoli su Pomigliano</title>
		<link>http://www.articolozero.org/2010/06/cronache-dalla-crisi-articoli-su-pomigliano/</link>
		<comments>http://www.articolozero.org/2010/06/cronache-dalla-crisi-articoli-su-pomigliano/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 09:45:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Feature]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro/nonLavoro]]></category>
		<category><![CDATA[cannavò]]></category>
		<category><![CDATA[cremaschi]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[fiat]]></category>
		<category><![CDATA[fiom]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[marchionne]]></category>
		<category><![CDATA[operai]]></category>
		<category><![CDATA[padroni]]></category>
		<category><![CDATA[pomigliano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.articolozero.org/?p=16867</guid>
		<description><![CDATA[Così si abroga l&#8217;articolo 1 della Costituzione




Di Giorgio Cremaschi(da Liberazione)







Pare il sogno di Silvio Berlusconi. Un referendum che in una volta  sola cancelli tutte quelle parti della Costituzione, tutti quei pesi e  contrappesi nelle istituzioni, che danno fastidio alla libertà  dell’impresa e soprattutto a quella di alcuni imprenditori. Un  referendum ove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Così si abroga l&#8217;articolo 1 della Costituzione</h2>
<div><span><span><a title="Mostra una  versione stampabile di questa pagina." onclick="window.open(this.href); return false" rel="nofollow" href="http://www.ilmegafonoquotidiano.it/print/894"></a></span></span></p>
<div>
<div>
<div>
<p>Di Giorgio Cremaschi(da Liberazione)</p></div>
</div>
</div>
<div>
<div>
<div></div>
</div>
</div>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-16868" title="FIAT-500_FAP - Zak³ad Tychy" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/06/fiat-fabbrica1-300x225.jpg" alt="FIAT-500_FAP - Zak³ad Tychy" width="300" height="225" />Pare il sogno di Silvio Berlusconi. Un referendum che in una volta  sola cancelli tutte quelle parti della Costituzione, tutti quei pesi e  contrappesi nelle istituzioni, che danno fastidio alla libertà  dell’impresa e soprattutto a quella di alcuni imprenditori. Un  referendum ove sia possibile solo il sì perché il no comporterebbe la  minaccia di mettere in crisi tutto il bilancio dello Stato. Per ora in  Italia questo incubo non è realizzabile. Nonostante tutto alcune regole e  garanzie di fondo lo impediscono. Senza particolare scandalo, però è su  questo che si vuole far votare i lavoratori di Pomigliano. Oramai è  chiaro a tutti, anche a chi continua a far finta di non aver capito.  Nello stabilimento Fiat campano non si discute più di produttività o di  flessibilità. L’azienda vuole imporre un altro contratto nazionale,  un’altra legge dello Stato, un’altra Costituzione. Nel nome del più  antico dei ricatti: o rinunci ai tuoi diritti o non lavori.<br />
Che una cosa di questo genere piaccia a chi pensa che la Costituzione  repubblicana è un inutile orpello, è comprensibile. E’ comprensibile  anche che con essa siano d’accordo quei sindacati complici, quella  Confindustria che con la legge sull’arbitrato vogliono imporre ai  lavoratori di rinunciare al diritto di andare dal giudice sin dal  momento dell’assunzione. Così come ai lavoratori di Pomigliano si dice  che rientreranno al lavoro solo se si spoglieranno di tutti i loro  diritti. Tutto questo è comprensibile in chi ha fatto del potere  dell’impresa il totem assoluto a cui sacrificare tutto.<br />
Invece che il Partito democratico, la stampa che lotta contro i bavagli,  l’opinione pubblica scandalizzata giustamente dall’attacco  all’autonomia della Magistratura, che da questa parte non ci si accorga  che a Pomigliano si sta aprendo un buco nero che può inghiottire parti  rilevanti della nostra democrazia, tutto questo è francamente  incomprensibile.<br />
Siamo davvero già così oltre i nostri principi fondamentali? Si è già  davvero totalmente restaurata l’ideologia ottocentesca secondo cui le  libertà si fermano alle soglie dell’economia? Questo è proprio ciò che  la nostra Costituzione nega alla radice: che si possa avere una  democrazia dei cittadini che non sia anche una democrazia dei lavoratori  e nell’economia.<br />
La Fiom ha detto no. E’ un atto di coscienza e coraggio che dovrebbe far  felici tutti coloro che pensano che bisogna difendere la nostra  democrazia dal degrado berlusconiano e tremontiano. E invece si vedono  balbettamenti, parole in libertà, appelli alle parti sociali. Quale  vergognosa fiera dell’ipocrisia. E’ chiaro o no che la Fiat considera le  leggi italiane una fastidiosa variabile nei suoi bilanci di  multinazionale? E’ chiaro o no che se a Pomigliano passa la deroga a  tutto, nel giro di sei mesi tutto il sistema industriale italiano farà  la stessa cosa?<br />
E’ proprio di questo, del resto, che parlano i commentatori quando  dicono che la Fiom si oppone a nuove regole. Siamo in una drammatica  crisi mondiale, che nasce dalla speculazione selvaggia e da vent’anni di  liberismo senza regole. Eppure improvvisamente pare che tutte le  analisi sulla crisi, tutti i proponimenti di superare il mercato  selvaggio, di dire basta alla speculazione e sì a un economia più  responsabile, vengano cancellati. Chi si preoccupa della salute fisica e  psichica dei lavoratori di Pomigliano, costretti a ritmi e a condizioni  di lavoro tra le peggiori d’Europa, senza la possibilità di discuterle e  criticarle? Chi si preoccupa del taglio dei salari, dei diritti, di un  trattamento di malattia che è frutto del contratto del 1969? Orpelli,  antistoriche resistenze sindacali di fronte al dispiegarsi della libertà  d’impresa?<br />
Se non reagiamo ora con il massimo dell’indignazione, forse un giorno  potremmo ricordarle davvero queste settimane. Come quelle dove in un  solo stabilimento Fiat, con un referendum imposto a lavoratori che  avevano puntata alla tempia la pistola del licenziamento, fu abolito  l’articolo 1 della Costituzione repubblicana.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<h2>Pomigliano e il ruolo della sinistra</h2>
<div><span><span><a title="Mostra una  versione stampabile di questa pagina." onclick="window.open(this.href); return false" rel="nofollow" href="http://www.ilmegafonoquotidiano.it/print/897"><br />
</a></span></span></p>
<div>
<div>
<div>
<p>di Salvatore Cannavò(da il megafonoquotidiano.it)</p>
<p>Marchionne fu definito l&#8217;esponente della  &#8220;borghesia buona&#8221; e mai definizione fu così smentita. Il Pd non se la  sente di mettersi contro la Fiat, il resto della sinistra sì ma ha un  problema di credibilità. Sinistra Critica propone una «iniziativa  unitaria» a partire dallo sciopero del 25 giugno. Attorno alla battaglia  su Pomigliano può innescarsi una risposta efficace?</p></div>
</div>
</div>
<div>
<div>
<div></div>
</div>
</div>
<p>Come ricorda oggi in un&#8217;<a href="http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefnazionale/View.aspx?ID=2010061615958534-1">intervista</a> al Fatto quotidiano, Cesare Damiano, già &#8220;riformista&#8221; della Fiom e poi  ministro del Lavoro nel secondo governo Prodi, la Fiat ha sempre fatto  «scuola» nell&#8217;ambito delle relazioni industriali. «Nel 1971 l&#8217;accordo  Fiat sull&#8217;organizzazione del lavoro &#8211; spiega Damiano &#8211; determinò le  caratteristiche della prestazione del lavoro in tutte le grandi aziende  d&#8217;Italia (&#8230;) così come nel 1988 l&#8217;accordo sul premio di risultato  portò successivamente all&#8217;introduzione del salario variabile che nel  protocollo del 1993 ispirò l&#8217;intera contrattazione di secondo livello».  Damiano &#8220;dimentica&#8221; il 1980 e il licenziamento &#8211; poi cassa integrazione &#8211;  di migliaia di operai a Torino che innescò la protesta dei 35 giorni  conclusasi con una sconfitta. Quella non fu una vertenza squisitamente  sindacale ma chiaramente politica, intenzionata a modificare,  riuscendoci, i rapporti di forza nella società italiana.<br />
L&#8217;accordo separato di Pomigliano si iscrive in questa genealogia  negativa targata Fiat. Ha componenti chiaramente lavoriste, cioè interne  alle condizioni di vita interne alla fabbrica &#8211; lo straordinario  obbligtorio a 120 ore, la pausa ridotta di dieci minuti, l&#8217;introduzione  del <a href="http://www.ambiente.fiat.it/IT/Produzione/Processi_produttivi/World_Class_Manufacturing/3_1_3/">World  Class Manufacturing</a>, la pausa mensa a fine turno &#8211; ma ha anche una  valenza generale, &#8220;politica&#8221;, che riguarda i complessivi rapporti di  forza sociali. Le sanzioni al diritto di sciopero costituiscono il cuore  di questa offensiva così come il rifiuto di pagare la malattia a carico  dell&#8217;azienda in caso di assenze dal lavoro superiori alla media (ma a  quale media la Fiat non l&#8217;ha ancora detto).<br />
Un passaggio di fase che capitalizza un dato della politica che è sotto  gli occhi di tutti: una sinistra scomparsa dal Parlamento e inefficace  sul piano sociale, un Pd che si schiera direttamente con la Fiat salvo  chiedere un po&#8217; più di cortesia e un&#8217;Italia dei Valori &#8211; il soggetto  politico nuovo di questa fase &#8211; che si schiera con i lavoratori ma che  con la testa pensa a bavagli e intercettazioni più che alla lotta di  classe.<br />
Le prese di posizione sono le più disparate e le più diversificate tra  loro. La più paradossale è quella di Fausto Bertinotti: «Dove è finita  la sinistra dei post-it, di Repubblica, che protesta contro il bavaglio?  A Pomigliano non la vedo» dice l&#8217;ex presidente della Camera in  un&#8217;intervista al Riformista. L&#8217;intervistatore dimentica però di  chiedergli conto dei vecchi giudizi su Marchionne, <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2006/luglio/05/Bertinotti_borghesi_buoni_sinistra_discute_co_9_060705081.shtml">definito  esponente </a>di quella «borghesia buona» con cui la sinistra doveva  allearsi al tempo del governo Prodi. Più lesto a porre la domanda è  invece il Corriere e in questo caso Bertinotti ammette un ripensamento:  «Anch&#8217;io, non lo nego, ho parlato bene di Marchionne ma se poi fa cose  come queste, con la stessa libertà con cui ho detto che era un bravo  manager ora dico che è un personaggio pessimo». Peccato che il giudizio  positivo coincidesse con il momento di massimo prestigio e visibilità  dell&#8217;ex segretario di Rifondazione e che quella scelta, allora, abbia  contribuito alla perdita di credibilità della sinistra di classe. E  questo è quello che oggi pesa come un macigno.<br />
Il segretario del Prc, Paolo Ferrero, a Pomigliano ci è andato a  volantinare e ovviamente i suoi giudizi sono in parte analoghi a quelli  di Bertinotti: «Dov’è quel centro sinistra che giustamente si indigna  per le nefandezze di Berlusconi? Dove sono i direttori dei quotidiani  che giustamente protestano contro le leggi bavaglio? Dove sono i  liberali che gridano al golpe quotidianamente? In silenzio». Giusto, ma  nei suoi due anni di segretario, Ferrero ha offerto molto proprio a  quelle posizioni e quando mai il Prc si è sganciato dalle coalizioni di  centrosinistra con cui ha governato, ad esempio, proprio la regione  Campania fino a tre mesi fa? E lo stesso vale per Vendola e Sinistra e  Libertà. Le prese di posizioni esistono ma quello che si misura  pesantemente in questa vicenda è la perdita di credibilità. E anche le  formazioni minori, come Sinistra Critica o il Pcl, che non hanno  certamente remore a stare dalla parte dei lavoratori e della Fiom e a  proporre mobilitazioni unitarie, hanno comunque una voce flebile, frutto  delle sconfitte e della dispersione di energia.<br />
Chi si muove con più credibilità è ovviamente il partito di Di Pietro  che annuncia: «Ci impegneremo a fianco degli operai perché nessun  diritto venga prevaricato». Eppure, la percezione che l&#8217;Idv rimanda,  nonostante gli sforzi del suo responsabile Lavoro, Maurizio Zipponi, già  Fiom e già deputato del Prc, è di avere il baricentro politico da  un&#8217;altra parte.</p>
<p>Nel Pd invece è un fiorire di dichiarazioni da collezione. Fassino,  che aspira a fare il sindaco di Torino, dice di continuare a fare il  tifo per Marchionne: «Sta passando l&#8217;ultimo treno per Pomigliano e il  sindacato non deve sottrarsi alle proprie responsabilità». Nessuna  esitazione nemmeno per l&#8217;attuale sindaco, Chiamparino che si augura un  sì al referendum e un conseguente ripensamento della Fiom. Da un altra  posizione muove invece l&#8217;ex segretario della Cgil, Sergio Cofferati,  oggi parlamentare europeo, il quale invece sottolinea il pericolo che  l&#8217;accordo violi non solo la Costituzione italiana ma anche i trattati  europei a cominciare dal Trattato di Lisbona. In questa babele scomposta  il segretario Bersani cerca di portare un po&#8217; d&#8217;ordine affermando su  Repubblica che l&#8217;unica posizione che conta è la sua. E la sua posizione è  così mediata e sfumata che si fa fatica a capirla: «L&#8217;accordo va bene  ma non deve diventare un modello» che è diventata la posizione del  segretario Cisl, Bonanni. Però «l&#8217;azienda non dovrebbe umiliare gli  operai e cancellare i diritti» che invece è la posizione di Epifani.  Detto questo «la situazione in quello stabilimento è insostenibile, non  può stare sul mercato con quei livelli di produzione» che è la posizione  della Fiat. Manca forse solo la posizione del Pd ma questa non è una  novità. Ma battute a parte, il Pd in questa vicenda non tocca palla,  perché le questioni sociali sono ormai estranee alla sua traiettoria e  cultura e si incarica di affrontarle solo dal governo; dall&#8217;opposizione  non sa dire nulla perché non riuscirebbe mai a demarcarsi da una logica  di impresa che ormai è la sua logica.</p>
<p>Resta però il fatto di una situazione difficile e che costituisce un  nuovo colpo per lavoratori e lavoratrici. Che fa la sinistra? come si  rende utile e come coglie il passaggio per provare a dare una risposta?  Un&#8217;occasione è data dal 25 giugno, quando ci sarà lo sciopero di 8 ore  proclamato dalla Fiom. Si potrebbero tenere manifestazioni in tutta  Italia di solidarietà ai lavoratori Fiat in particolare a Pomigliano  anche come reazione al referendum del 22 giugno. Sinistra Critica, per  bocca dei suoi portavoce, Turigliatto e D&#8217;Angeli, <a href="http://www.sinistracritica.org/content/no-al-modello-pomigliano-una-proposta-unitaria-alla-sinistra">avanzano  la proposta </a>di un incontro unitario a sinistra per «contribuire a  un movimento forte unitario e dal basso contro l&#8217;accordo, a difesa dei  diritti e della dignità del lavoro, per cercare di organizzare una  riposta adeguata al &#8220;modello Pomigliano&#8221;».</div>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.articolozero.org/2010/06/cronache-dalla-crisi-articoli-su-pomigliano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il vero volto dei padroni</title>
		<link>http://www.articolozero.org/2010/06/il-vero-volto-dei-padroni/</link>
		<comments>http://www.articolozero.org/2010/06/il-vero-volto-dei-padroni/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 09:11:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Feature]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro/nonLavoro]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[confindustria]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Mantova]]></category>
		<category><![CDATA[marcegaglia]]></category>
		<category><![CDATA[padroni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.articolozero.org/?p=16850</guid>
		<description><![CDATA[





Miserie e (poche) nobiltà della Confindustria  nostrana nel libro di Filippo Astone &#8220;Il partito dei padroni&#8221; edito da  Longanesi










di Salvatore Cannavò


Un altro segno della crisi della sinistra è il libro di Filippo  Astone &#8220;Il partito dei padroni&#8221; (Longanesi, 383 pg., 17,60 euro). Un  giornalista in forza al Mondo, il settimanale della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2></h2>
<div><span><span><a title="Mostra una  versione stampabile di questa pagina." onclick="window.open(this.href); return false" rel="nofollow" href="http://www.ilmegafonoquotidiano.it/print/867"><br />
</a></span></span></p>
<div>
<div>
<div>
<p><em>Miserie e (poche) nobiltà della Confindustria  nostrana nel libro di Filippo Astone &#8220;Il partito dei padroni&#8221; edito da  Longanesi</em></div>
</div>
</div>
<div>
<div>
<div><a href="http://www.ilmegafonoquotidiano.it/sites/default/files/confindustria.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-16851" title="silvioeemma" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/06/silvioeemma-300x212.jpg" alt="silvioeemma" width="300" height="212" /><br />
</a></div>
</div>
</div>
<div>
<div>
<div>di Salvatore Cannavò</div>
</div>
</div>
<p>Un altro segno della crisi della sinistra è il libro di Filippo  Astone &#8220;Il partito dei padroni&#8221; (Longanesi, 383 pg., 17,60 euro). Un  giornalista in forza al Mondo, il settimanale della Rcs, il giornale del  salotto buono; una casa editrice che non sta nella tradizione della  sinistra culturale italiana anche se oggi è un tassello di quel gruppo  Mauri Spagnol che rappresenta l&#8217;outsider principale contro Mondadori e  Rizzoli. Eppure il libro costituisce un&#8217;analisi impietosa, di quelle che  la sinistra non riesce a fare, di quello che è oggi la classe padronale  italiana, dei suoi equilibri politici interni e dei suoi comportamenti  in diretta sul campo, a volte al limite del voltastomaco. Come il caso  che Astone sceglie di mettere in apertura del libro per presentare &#8220;la  faccia truce dei padroni&#8221; quella della Umbria Olii, distrutta da un  incendio nel quale persero la vita cinque operai, bruciati vivi. Giorgio  Del Papa, amministratore delegato e principale azionista dell&#8217;azienda,  ha citato le famiglie degli operai morti chiedendo un risarcimento di 35  milioni di euro perché l&#8217;incendio sarebbe stato provocato dalla  noncuranza di quei poveri lavoratori. Un&#8217;infamia oltre che  un&#8217;ingiustizia, hanno risposto le famiglie, che si sono rivolte anche al  Capo dello Stato (cosa ha risposto?) e che piene di rabbia e di dolore  sono costrette a sostenere un vero e proprio processo giudiziario.</p>
<p><strong>La faccia truce</strong></p>
<p><strong> </strong><br />
Faccia truce o vero volto? A fronte di un caso come questo, il libro  mette in evidenza come invece Condindustria, il partito dei padroni,  cerchi invece di presentarsi con un volto moderno, riformatore, in cerca  di una stabilizzazione del paese e di un clima politico meno rissoso.  Il volto &#8220;cool&#8221; di Luca Cordero di Montezemolo, cresciuto in casa Fiat,  uomo dalle mille poltrone e dalle ambizioni politiche soffocate a  fatica, leader dell&#8217;associazione imprenditoriale e poi, dopo la  successione di Emma Margegaglia, presidente di una Fondazione, Italia  Futura, con la quale provare a tessere una strategia politica. Oppure il  volto più ruspante e pragmatico dell&#8217;imprenditrice mantovana che a  differenza dell&#8217;ex presidente Fiat, ha dislocato la Confindustria  decisamente dalla parte del governo Berlusconi in cambio di favori,  piccoli privilegi, vere e proprie prebende (anche per la propria  famiglia, come dimostra il caso dei lavori alla Maddalena per il G8).<br />
Se il caso della Umbria Olii è certamente il più estremo, è anche vero  che dietro il volto suadente e moralizzatore, si nasconde un incessante  lavorìo per ottenere risultati concreti da questo o quel governo. E dal  governo Berlusconi Confindustria di risultati ne ha ottenuti non pochi  come Astone scrive: la privatizzazione dei servizi pubblici locali con  una possibile «grande abbuffata» da circa 100 miliardi di euro; la  promessa del nucleare, con un giro di affari che supera i 30 miliardi;  la riforma della scuola con gli incentivi agli istituti tecnici, il  rilancio dei professionali, e un&#8217;università che viene di fatto  consegnata ai privati; e poi tutti i tipi di incentivi, la  detassazazione degli utili, il fondo di credito per le piccole imprese e  altro ancora. Certo, ci sono le delusioni, la riduzione delle tasse che  non arriva, grandi opere infrastrutturali che non decollano ma  sostanzialmente il programma di governo segue pedissequamente quello di  Confindustria. Perché, il punto è questo, il &#8220;partito dei padroni&#8221; si  muove come un vero partito, ha una struttura di oltre 4 mila dipendenti  per rappresentare 142 mila imprese, e ha un suo programma politico che  resta piuttosto immutato nel tempo, presidente dopo presidente.</p>
<p><strong>Il programma dei padroni</strong><br />
Un programma politico che si riassume in un&#8217;ideologia da «far west&#8221; in  cui l&#8217;impresa deve essere liberata da &#8220;lacci e lacciuoli&#8221;, libera nei  suoi affari e nel suo profitto, messa al centro della vita politica e  sociale. I quattro punti fondamentali di questo programma sono così  definiti: «Privatizzare qualunque cosa tranne (per ora) l&#8217;aria;  abbassare drasticamente le imposte e pertanto la spesa pubblica;  riformare radicalmente la contrattazione e il diritto al lavoro per  ottenere la massima flessibilità e minori costi; adoperarsi per attuare  le riforme indispensabili a un paese moderno» cioè burocrazia più  efficiente, infrastrutture, incentivi a ricerca e sviluppo. Questo  programma non cambia mai e le richieste ai governi di turno sono sempre  le stesse. E, se guardiamo agli ultimi venti anni, ci accorgiamo che  questo programma è stato pazientemente applicato con certosina  precisione (anche se questo non basta ancora al &#8220;partito dei padroni&#8221;)  sia dai governi Berlusconi che da quelli del centrosinistra.<br />
Ma siccome non basta mai, la Confindustria si esercita con foga e  determinazione nel &#8220;j&#8217;accuse&#8221; contro la politica, i suoi ritardi, i suoi  riti, i suoi costi, additati come responsabili non secondari &#8211; i  responsabili principali sono sempre i sindacati &#8211; dell&#8217;impasse italiana.  Solo che quando si guarda in casa padronale ci si accorge &#8211; e questo il  libro di Astone lo permette benissimo &#8211; che quei costi, quei ritardi,  quelle alchimie sono esaltati all&#8217;ennesima potenza. Confindustria  gestisce un bilancio complessivo &#8211; compresi i bilanci delle Unioni  provinciali e regionali &#8211; di oltre 500 milioni di euro ma nessuno ne sa  nulla (mentre per i bilanci dei sindacati viene chiesta, giustamente, la  massima trasparenza); le sue regole interne, per l&#8217;elezione del  Presidente, della Giunta, del Direttivo, delle svariate strutture che si  controllano a vicenda, sono degni «del Partito comunista cinese». La  lotta per il controllo delle Unioni provinciali, delle Commissioni  nazionali e della Presidenza è senza esclusione di colpi. Al suo interno  vivono correnti, cordate &#8211; ancora poco noto il &#8220;Salotto buono 2&#8243; che  lega Cordero di Montezemolo, Della Valle, Luigi Abete, Vittorio Merloni &#8211;  gli sgomitamenti delle ex aziende di Stato oggi colossi energetici come  Eni e Enel. In prima fila nella lotta contro le &#8220;caste&#8221;, Confindustria è  un fior di casta, con i suoi mandarini e i suoi nepotismi, i costi  eccessivi ma soprattutto i danni sociali che le sue scelte politiche  provocano.</p>
<p><strong>La casta confindustriale</strong><br />
Messe di fila, nel capitolo titolato &#8220;La casta di lorsignori&#8221;, le  principali gesta confindustriali smentiscono platealmente  quell&#8217;ideologia a base di meritocrazia e modernità, di flessibilità e  crescita economica che pure professano. Anzi, descrivono «una foresta  pietrificata» che ha grandi responsabilità nell&#8217;edificazione del &#8220;caso  italiano&#8221;. Il modo con cui Tronchetti Provera ha spennato gli azionisti  Pirelli e poi quelli Telecom; il modo con cui Geronzi è stato portato  alla presidenza di Generali senza essersi mai occupato di Assicurazioni  in vita sua; il gioco delle scatole cinesi che permette a John Elkann di   decidere i destini della Fiat possedendone direttamente solo il 6%;  gli stipendi e le stock options che intascano i proprietari-manager  delle imprese anche quando producono perdite favolose e senza alcun  principio meritocratico; il caso Alitalia, Fastweb, senza dimenticare  Parmalat e Cirio. Una carrellata che permette a Astone di concludere il  libro con questa considerazione: «All&#8217;inizio ci siamo chiesti se, e in  quale misura, i protagonisti del capitalismo nostrano abbiano  corresponsabilità nella deriva italiana. A partire da una domanda: ma  Marco Tronchetti Provera, Emma Marcegaglia, Luca Cordero di Montezemolo  sono poi così diversi da Antonio Bassolino, Rossa Russo Jervolino e Mara  Carfagna? Alla fine del viaggio la risposta è no». Le similitudini  posso essere ampliate ma la sostanza è quella: una classe dirigente  dedita a bacchettare tutto e tutti, a dispensare consigli all&#8217;universo  mondo, si è arricchita grazie a quello Stato che vuole abbattere e  grazie a sacrifici enormi di lavoratori e lavoratrici. Eppure è ancora  lì, intoccabile, impunita che si erge a grande moralizzatrice,  foraggiata e sostenuta dal cuore dell&#8217;ideologia berlusconiana che vuole  l&#8217;imprenditoria come modello sociale di riferimento contro la politica  parassitaria. Un modello che ha plasmato la società italiana e che  costituisce oggi forse il vero lascito degli ultimi venti anni.</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.articolozero.org/2010/06/il-vero-volto-dei-padroni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nasce l&#8217; UNIONE SINDACALE DI BASE: Connetti le tue lotte!</title>
		<link>http://www.articolozero.org/2010/05/nasce-l-unione-sindacale-di-base-connetti-le-tue-lotte/</link>
		<comments>http://www.articolozero.org/2010/05/nasce-l-unione-sindacale-di-base-connetti-le-tue-lotte/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 23 May 2010 17:51:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lance</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro/nonLavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Nessuna]]></category>
		<category><![CDATA[bisogni]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[unione sindacale di base]]></category>
		<category><![CDATA[unità]]></category>
		<category><![CDATA[usb]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.articolozero.org/?p=16815</guid>
		<description><![CDATA[




La sigla sta per Unione sindacale di base ma nel video di presentazione  l’acronimo è declinato anche in “Unità, Solidarietà, Bisogni”. Usb,  inoltre, è anche la porta di accesso a un computer, sia per far  funzionare la stampante che una comune “chiavetta”. Non stupisce,  dunque, che lo slogan di lancio del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div>
<div><a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/05/usb.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-16817" title="usb" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/05/usb.jpg" alt="usb" width="200" height="199" /></a></div>
</div>
</div>
<p>La sigla sta per Unione sindacale di base ma nel video di presentazione  l’acronimo è declinato anche in “Unità, Solidarietà, Bisogni”. Usb,  inoltre, è anche la porta di accesso a un computer, sia per far  funzionare la stampante che una comune “chiavetta”. Non stupisce,  dunque, che lo slogan di lancio del nuovo soggetto sindacale giochi su  questo refrain  e scommetta su un “Connetti le lotte”. E dunque il  congresso di fondazione di questo nuovo sindacato di base, che inizia  oggi a Roma e che riunirà delegati e delegate in rappresentanza dei  circa 250.000 iscritti dichiarati, vuole invertire la tendenza alla  scomposizione, ormai più che decennale, sancendo la fusione di due sigle  importanti come RdB e SdL ma anche altri settori, di categoria o  territoriali, provenienti dalla Cub, la Confederazione unitaria di base  nata attorno al sindacato metalmeccanici, Flmu, di Giorgio Tiboni. Oltre  a queste sigle, alla giornata conclusiva del congresso, che si terrà il  23 maggio presso il Teatro Capranica, parteciperanno altri soggetti  sindacali, che hanno mostrato interesse per il percorso di unificazione,  quali il sindacato della comunicazione, Snater, la forte componente del  settore trasporti, Or.S.A. e lo Slai Cobas, altra minisigla di un  arcipelago di forze, spesso con un certo insediamento locale o  settoriale, che da circa un trentennio, cercano di rubare la scena alla  Cgil, mantenendo una linea radicale ma senza essere riusciti a fare quel  salto qualitativo che molti di loro si aspettavano.<br />
La fusione tra Rdb e Sdl prova a dare una sterzata a questa situazione.  L’Sdl, tra l’altro, è già il frutto di una fusione, avvenuta nel 2007,  tra l’ex Sincobas e il Sulta, sindacato dei trasporti molto forte  storicamente all’Alitalia e nei trasporti locali. Dal canto suo l’Rdb è  tra le organizzazioni pioniere del sindacalismo alternativo alle tre  confederazioni, molto presente nel Pubblico impiego e nella Sanità.<br />
L’Usb avrà una struttura confederale, sostanzialmente basata su due  macro-aree categoriali, il pubblico e il privato. Inoltre, aderiranno in  forma associativa l’A.s.i.a, associazione per il diritto alla casa e  l’organizzazione di pensionati. Domenica si svolgerà l’assemblea di  fondazione, dopo che saranno stati celebrati i congressi di scioglimento  delle due organizzazioni costitutive dell’Usb e saranno composti gli  organismi dirigenti. Non ci dovrebbero essere problemi anche se l&#8217;Sdl si  è presentata all&#8217;appuntamento con una minoranza del 13% &#8211; tali i dati  registrati al congresso che si conclude oggi &#8211; che chiedeva un maggior  approfondimento del processo di unificazione e una maggiore autonomia e  decisionalità per le strutture di base. Ma è un dibattito interno,  destinato a continuare e che non mette in discussione la fusione che si  realizzerà, all&#8217;incirca, con due terzi dei nuovi organismi appannaggio  delle Rdb e un terzo all&#8217;Sdl e ai settori provenienti dalla Cub.<br />
La gran parte del lavoro sarà ovviamente tutta da fare. Il nuovo  sindacato nasce nel vivo della più grande crisi economica del dopoguerra  e il confronto con la manovra economica del governo Berlusconi è già  cominciato. Anche in questa chiave va inteso il lancio della  manifestazione nazionale prevista per il 5 giugno prossimo – convocata  congiuntamente a un’altra organizzazione del sindacalismo di base, la  Confederazione Cobas, che però non aderisce all’unificazione – indetta  inizialmente in solidarietà con i lavoratori greci e via via  trasformatasi, necessariamente, in una manifestazione contro la  “stangata”. La manifestazione poteva essere uno strumento messo a  disposizione di uno schieramento più ampio e invece Usb e Cobas hanno  deciso di promuoverla da soli, suscitando la contrarietà della Cub, ad  esempio, e, forse, limitando le potenzialità stesse della giornata che  comunque vedrà certamente in piazza altri settori della sinistra sociale  ma anche politica.<br />
Ma la partita più delicata riguarderà le elezioni per le Rsu nel  pubblico impiego dove il superamento della soglia del 5% è decisivo per  ottenere una rappresentanza al tavolo delle trattative (oltre che  distacchi e permessi sindacali). Le Rdb possono superare questa soglia  nel comparto Ministeri pubblici e nella Sanità e quindi sarà in  quest’ambito che la nuova organizzazione sarà chiamata a misurarsi.  Anche per questo si discute quale dovrebbe essere la sigla che  concorrerà alle elezioni per le rappresentanze: la nuova sigla, Usb,  come chiedono alcuni o ancora la vecchia sigla Rdb come si augura chi  non vuole rischiare di incorrere in errori nel voto dei lavoratori?<br />
Questione ancora più delicata è il rapporto con la Cgil. Le due  organizzazioni che faranno nascere l’Usb hanno mantenuto negli anni un  approccio un po’ differente: più intransigente l’Rdb, con un&#8217;ipotesi  dichiaratamente concorrenziale e quindi conflittuale; disposta a seguire  anche un percorso unitario l’Sdl, sia pure a condizione di contenuti  condivisibili. Oggi la situazione vede una Cgil in una fase di  transizione: Epifani ha stravinto il congresso ma la sua linea non è  riconosciuta da governo e da Cisl e Uil. L&#8217;opposizione interna ha  raggiunto un risultato non indifferente, il 17%, ma non abbastanza da  segnare la vita interna e sta discutendo se e come strutturarsi e se, e  come, far vivere una linea conflittuale anche nel rapporto diretto con i  lavoratori. Come si relazionerà a questa situazione il sindacato di  base che sta per nascere non è definibile a priori e del resto una  maggiore unità dell&#8217;intera sinistra sindacale, variamente collocata, è  resa difficile sia da condizionamenti materiali che politici (non è che  la sinistra Cgil brilli per capacità di relazione con il sindacalismo  extraconfederale, anzi). Eppure, la questione di una rifondazione del  sindacalismo di classe mentre saluta la nascita di una soggettività più  efficace continua ad aver bisogno di una più ampia e significativa massa  critica. E quello che avverrà in Cgil finirà per riguardare anche la  nuova Usb a cui facciamo i nostri migliori auguri.</p>
<p>Da ilmegafonoquotidiano.it</p>
<p>Salvatore Cannavò</p>
<p><a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/05/usb2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-16819" title="usb2" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/05/usb2-300x170.jpg" alt="usb2" width="300" height="170" /></a></p>
<p><span><strong>«Un nuovo sindacato metropolitano  contro la solitudine»</strong></span> intervista a Paolo di Vetta</p>
<p>Dal Manifesto del 21/5</p>
<p>«Sindacato metropolitano», a prima vista una formula  esoterica. Tra le anime dell&#8217;Unione, però, ha un ruolo da sperimentare,  ma che può essere decisivo in tempi di crisi. Ce lo siamo fatto spiegare  meglio da Paolo Di Vetta, una storia nelle vertenze «territoriali».</p>
<p><strong>Cos&#8217;è  un sindacato metropolitano?<br />
</strong>E&#8217; la possibilità di  intercettare sul territorio ciò che un sindacato classico non incontra  quasi mai. Per esempio, il precariato sui posti di lavoro dai grandi  numeri &#8211; i call center, ecc &#8211; possono anche venire a contatto col  sindacato. Mentre si tratta di incontrare anche il lavoro nero, gli  intermittenti, le partite Iva, ecc.</p>
<p><strong>Da dove si parte per  trovarli?<br />
</strong>Sulla precarietà abitativa ne incontriamo davvero  tanti. È difficile trovare alloggio, pagare l&#8217;affitto o il mutuo. È già  una base comune. Ma se vai oltre, se ragioni sulla casa come «reddito  indiretto», riesci a tornare anche sul discorso del lavoro. O forme di  reddito garantito, o almeno una protezione su casa, tariffe, diritti  primari.</p>
<p><strong>Perché parlare di «sindacato»?<br />
</strong>Il  termine è fondamentale: ci si incontra con il sindacato conflittuale,  titolare di diritti, con delegati, ecc. Nelle lotte territoriali non li  hai, ma si possono costruire insieme forme sperimentali che possono  portare anche a forme di tutela. Si tratta di costruire un soggetto  sindacale che si faccia carico di quest&#8217;ordine di bisogni sociali.</p>
<p><strong>Al  centro c&#8217;è sempre la casa?<br />
</strong>Non c&#8217;è nessun automatismo. Ad  esempio, alcune occupazioni hanno riguardato enti o aziende (penso a  Unicredit) che vedevano la presenza all&#8217;interno del sindacato di base.  E&#8217; stato necessario costruirlo, il rapporto unitario. E invece sarebbe  bene che un sindacato prenda su di sé l&#8217;arco dei conflitti che emanano  dall&#8217;impresa in cui è presente. Ad esempio, con gli inquilini degli  immobili di sua proprietà.</p>
<p><strong>Per quale obiettivo.<br />
</strong>Un  esempio. Si sta mettendo in gioco il demanio, che per la maggior parte è  nel Lazio. E&#8217; una battaglia che si può fare insieme tra sindacato che  ha gli iscritti nel ministero e i movimenti per il diritto all&#8217;abitare,  per mettere questo patrimonio a risolvere l&#8217;emergenza abitativa. Non per  «valorizzarlo» nel senso del prezzo, ma come «bene comune». Non è  semplice: lo stato dice ai suoi dipendenti «se lo vendo ci faccio i  soldi e non taglio gli stipendi». Dobbiamo trovare il luogo dove queste  due parti si parlano, un fronte che difende i «beni comuni».</p>
<p><strong>E  per il reddito?<br />
</strong>La contrattazione dipende da chi ti trovi  davanti. Il Lazio ha fatto una legge. Ma è importante anche il reddito  indiretto. Un precario non può affittare, avere una casa popolare. O  resta coi genitori o si arrangia. Ormai vale anche per chi ha un  contratto a tempo indeterminato e 1.000 euro al mese. Si apre una  prateria sterminata. Non puoi più fermarti alla sola difesa degli  inquilini, ti serve un «sindacato dell&#8217;abitare al tempo della crisi«.  Poi, con questa forza, puoi entrare anche sul terreno dell&#8217;urbanistica.  Chi disegna le città? Gli immmobiliaristi oppure la risposta ai bisogni  sociali?</p>
<p><strong>Puoi fare un esempio concreto?</strong><br />
Il  Comune di Roma ha appena approvato una delibera per l&#8217;abbattimento delle  torri dell&#8217;Eur per costruire palazzi residenziali di lusso. La società  che gestisce l&#8217;affare è per metà pubblica (Fintecna) e per metà privata  (Alfiere). Ma qui ci sono fondi immobiliari come l&#8217;Imit, con  partecipazioni di Enasarco, InarCassa, Enpals. Gli enti che stanno  dismettendo i propri alloggi vanno invece a investire come «privati». E  disegnano la città. Ecco, con questa idea folle del «sindacato  metropolitano» puoi cercare di far pesare sul disegno della città il  punto di vista dei diritti delle persone.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.articolozero.org/2010/05/nasce-l-unione-sindacale-di-base-connetti-le-tue-lotte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>1-2 maggio: la due giorni di Milano</title>
		<link>http://www.articolozero.org/2010/05/1-2-maggio-la-due-giorni-di-milano/</link>
		<comments>http://www.articolozero.org/2010/05/1-2-maggio-la-due-giorni-di-milano/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 03 May 2010 15:29:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Feature]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro/nonLavoro]]></category>
		<category><![CDATA[may day]]></category>
		<category><![CDATA[megafono]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[primo maggio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.articolozero.org/?p=16751</guid>
		<description><![CDATA[
Sabato pomeriggio la MayDay ha riempito, come  avviene da 10 anni, le strade di Milano con i colori e gli slogan dei  differenti mondi del lavoro (precario e in via di precarizzazione) e del  non-lavoro. E il giorno dopo ancora in piazza una parte della Milano  che “non tollera il fascismo”
La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/05/May_Day_by_27to15.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-16782" title="May_Day_by_27to15" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/05/May_Day_by_27to15-300x207.jpg" alt="May_Day_by_27to15" width="300" height="207" /></a></p>
<p>Sabato pomeri<a href="http://www.ilmegafonoquotidiano.it/sites/default/files/lido99--180x140.JPG"><img class="alignleft" src="http://www.ilmegafonoquotidiano.it/sites/default/files/imagecache/base_370/lido99--180x140.JPG" alt="" width="203" height="157" /></a>ggio la MayDay ha riempito, come  avviene da 10 anni, le strade di Milano con i colori e gli slogan dei  differenti mondi del lavoro (precario e in via di precarizzazione) e del  non-lavoro. E il giorno dopo ancora in piazza una parte della Milano  che “non tollera il fascismo”</p>
<p>La MayDay è una bestia strana. Guardandola con occhi disattenti o  antipatizzanti la si continua a dipingere come un raduno di giovani  spoliticizzati, disinteressati a qualsiasi contenuto e raccolti in  piazza solo per la musica, il vino o la birra. Un’immagine infastidita  che viene proposta sia da coloro che vogliono buttare palate di fango  sulla “sinistra” (come il solito vicesindaco DeCorato) sia da alcuni  gruppi “duri e puri” della stessa sinistra che la ritengono poco  militante e poco politica.</p>
<p>Ma la MayDay continua a portare in piazza decine di migliaia di  persone, soprattutto giovani, e tra i suoi carri e la sua musica si  affacciano tutti i colori e i contenuti dei differenti mondi del lavoro  (precario e in via di precarizzazione) e del non lavoro. Una  manifestazione con tantissime/i giovani, ma anche con tante donne e  uomini con qualche anno in più e con un’esperienza differente di  rapporto con il lavoro (e anche con la pensione…). Uno spazio che questa  volta ha scelto anche una forte caratterizzazione di genere (<a title="www.rigeneriamo.net" href="http://www.rigeneriamo.net/">www.rigeneriamo.net</a> <span>[2]</span>) e contro l’omofobia, il  machismo e la violenza – contenuto forte che è stato fatto vivere con  spot comuni trasmessi periodicamente da ogni carro (e accettato anche  dai carri non politici delle varie “tribe” presenti alla parata).</p>
<p>Quest’anno il lungo serpentone era aperto dal carro di “Uniti contro  la crisi”, rete di lavoratrici e lavoratori delle fabbriche in lotta  (dalla Maflow, alla Marcegaglia, alla Lares e così via) scelta dagli  organizzatori della parata come simbolo di una possibile relazione tra  la difesa del lavoro e la richiesta di reddito e di un nuovo “Welfare  for life” (come recita l’ironico nome dell’iniziativa del San Precario  milanese, <a title="http://welfare.sanprecario.info/" href="http://welfare.sanprecario.info/">http://welfare.sanprecario.info/</a> <span>[3]</span>). Dietro i centri sociali e le  reti studentesche, le organizzazioni sindacali di base, il Comitato  NoExpo2015 con la sua mappa delle speculazioni metropolitane e delle  lotte per la difesa territoriale, le forze politiche della sinistra già  radicale. E tra i carri anche la barca della “Zona Risk”, spazio comune  anticapitalistico formato da diversi collettivi sociali (femministe,  soggetti lgbt, studenti autoconvocati) e da Sinistra Critica: una barca  come quella nella quale ci dicono che siamo tutte/i, ma dove qualcuna/o  continua a remare mentre altri pensano solo a comandare. La barca  riconquistata dalle/dagli ammutinate/i che hanno continuato a ripetere  che “le nostre vite valgono più dei loro profitti”.</p>
<p>La MayDay 2010 è stata ancora una volta lo spazio per mostrare quelle  “vite”, la loro realtà precaria, i loro desideri, le loro lotte. Questa  è la sua ricchezza e il suo limite: non ancora rete di una lotta comune  e di una vertenza condivisa, ma “messa in scena” dei soggetti che di  quella lotta e di quella vertenza devono necessariamente essere  protagoniste/i. Vertenza e lotta che non può prescindere da loro.</p>
<p>Una bella giornata, insomma, che ha persino impedito piovesse e che  ci riconsegna la riflessione su come costruire quella vertenza comune  anticapitalista – declinata nelle tante vertenze sociali e territoriali –  e su come far vivere le idee e proposte anche nei 365 giorni che  separano una Mayday dall’altra.</p>
<p>Domenica 2 maggio, in una giornata più  grigia, dal punto di vista  meteorologico, è stata invece la Milano antifascista e antirazzista a  sfilare, nel quartiere multietnico e popolare di SanSiro, contro  l’iniziativa dei diversi gruppi della destra neofascista (torneo di  calcetto e concerto degli “Amici del vento”): un’iniziativa propagandata  come commemorazione e ricordo di Sergio Ramelli, in realtà parte della  settimana di provocazioni contro il 25 aprile e sperimentazione di una  nuova saldatura dei diversi soggetti della destra. che questa volta non  si sono limitate a Forza Nuova, Casa Pound, Hammerskin e così via, ma  hanno ottenuto il sostegno diretto di diversi esponenti della destra nel  Pdl (personaggi come l’onorevole Frassinetti, il consigliere regionale  Romano LaRussa, consiglieri provinciali e comunali come Capotasti,  Fidanza ecc.) e il patrocinio delle istituzioni governate dal  centrodestra (la Provincia di Podestà e il Comune della Moratti,  attraverso il Consiglio di circoscrizione 3 e la società Milano Sport  (società per azioni 100% comunale) che ha ospitato l’evento domenicale.  Dopo il consueto corteo del 29 aprile (che ricordava Ramelli e Pedenovi,  ma anche il repubblichino Carlo Borsani) che ha visto circa 700/800  camerati arrivati a Milano da diverse parti del paese – con il solito  corredo di croci celtiche e saluti romani – l’iniziativa del 2 maggio ha  raccolto un centinaio di fascisti e nazisti (anche questa volta con le  bandiere con le croci celtiche).</p>
<p>A poche centinaia di metri, divisi da una schieramento di polizia  impressionante ma per fortuna tranquillo, circa 1500 compagne/i  manifestavano la loro “intolleranza per il fascismo”, con un corteo che  ha attraversato il quartiere di S.Siro. una manifestazione “militante”,  nel senso che ha visto la partecipazione di quasi tutti i centri sociali  e le realtà antagoniste (a parte il Leoncavallo, ormai trasformato in  “fabbrica di Nichi”, capace di portare alla Mayday migliaia di watt, ma  assente nelle dinamiche dell’assemblea antifascista) e delle sole  Federazione della sinistra e Sinistra Critica tra le forze politiche.</p>
<p>Mancava al corteo la Milano democratica e antifascista che riempie le  strade della città il 25 aprile, tenuta a casa da diversi motivi:  sicuramente da un difetto di comunicazione da parte dell’antifascismo  più radicale – e dalla continua modifica del luogo dell’appuntamento a  causa dei cambiamenti delle iniziative neofasciste; dalle polemiche  sulle contestazioni del 25 aprile; dai timori di una possibile  contrapposizione “fisica” tra le due iniziative. ma anche dalla scelta  delle organizzazioni sindacali e delle forze come l’Anpi (e, ovviamente  del centrosinistra) di disertare questi appuntamenti, talvolta  banalizzando le provocazioni neofasciste, non cogliendone la  pericolosità e la relazione con il resto del centrodestra.</p>
<p>Il corteo è stato pacifico ma fermo e politicamente capace di  mostrare la forza di un area antifascista radicale, che unisce alla  mobilitazione contro le iniziative della destra quella delle lotte  sociali e territoriali.</p>
<p>Unica nota stonata – marginale – ritornare a sentire slogan sulla  augurabile “morte dei fascisti”: slogan inappropriati e per fortuna solo  urlati – mentre quotidianamente ci tocca assistere alla crescita delle  aggressioni fasciste, razziste e omofobe.</p>
<p>da: www.ilmegafonoquotidiano.it</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.articolozero.org/2010/05/1-2-maggio-la-due-giorni-di-milano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Una giornata di sole, giallo.</title>
		<link>http://www.articolozero.org/2010/03/1-marzo-sciopero-dei-migranti/</link>
		<comments>http://www.articolozero.org/2010/03/1-marzo-sciopero-dei-migranti/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 11:45:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antirazzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Feature]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro/nonLavoro]]></category>
		<category><![CDATA[1 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[coordinamento migranti basso mantovano]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[suzzara]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.articolozero.org/?p=15261</guid>
		<description><![CDATA[Si è cominciato a parlare di 1° marzo e di sciopero dei migranti grazie al coraggio delle donne che hanno lanciato la campagna su Facebook. Poi hanno cominciato a parlarne anche i migranti e le migranti nei posti di lavoro, nelle RSU, nei coordinamenti e nei luoghi di aggregazione. Allora molti si sono affrettati a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-15311" title="24765_109503399064526_100000145988807_260846_4756819_n" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/03/24765_109503399064526_100000145988807_260846_4756819_n-300x225.jpg" alt="24765_109503399064526_100000145988807_260846_4756819_n" width="300" height="225" />Si è cominciato a parlare di 1° marzo e di sciopero dei migranti grazie al coraggio delle donne che hanno lanciato la campagna su Facebook. Poi hanno cominciato a parlarne anche i migranti e le migranti nei posti di lavoro, nelle RSU, nei coordinamenti e nei luoghi di aggregazione. Allora molti si sono affrettati a dare lezioni e a cercare di correggere il tiro. Uno sciopero sarebbe destinato a fallire, si è detto. Sarebbe uno sciopero etnico che dividerà i lavoratori, si è accusato. Andando verso il 1° marzo però, la parola sciopero ha unificato non solo un grande movimento di solidarietà verso i migranti, ma anche i lavoratori, e non solo quelli migranti.</p>
<p>Già la manifestazione dalla partecipazione straordinaria di Brescia del 6 febbraio scorso , in cui sfilarono per le strade della città lombarda oltre 20.000 manifestanti in grandissima parte migranti, aveva dato un assaggio di quello che poteva succedere il primo marzo in tutta la penisola. Un corteo che dalla testa alla coda aveva fatto riecheggiare la parola “sciopero”. Una reazione a catena che ha convinto Sdl a indire uno sciopero generale di 8 ore e quasi 50 aziende della meccanica, dei servizi e del commercio ad aderire allo sciopero con l’astensione dal lavoro.</p>
<p>Un percorso tutto in salita che era stato lanciato da alcune realtà di coordinamenti migranti del nord Italia in occasione del primo marzo: Milano, Bologna,Brescia, Vicenza, Basso Mantovano, Padova a insistere con l’appello “cocciutamente sciopero” con cui si chiedeva non solo mobilitazione, ma anche astensione dal lavoro, perché tutte le leggi che riguardano l’immigrazione sono leggi che colpiscono una parte di lavoratori. Molte altre realtà hanno aderito allo sciopero, tanto che numerose aziende sono state fermate a Parma, Reggio Emilia, Bologna, nel Basso Mantovano e nella riviera ligure e in tante altre provincie si sono segnalate astenzioni dal lavoro specie in toscana dove i cobas hanno indetto sciopero generale.<img class="alignright size-medium wp-image-15321" title="23842_1296451704720_1633194267_725613_7641378_n" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/03/23842_1296451704720_1633194267_725613_7641378_n-300x225.jpg" alt="23842_1296451704720_1633194267_725613_7641378_n" width="300" height="225" /><br />
A Suzzara il coordinamento migranti ha indetto una manifestazione per il pomeriggio a partire dalle 17. Un occasione per esprimere una piazza dal forte significato politico, che potesse raccogliere cassaintegrati, disoccupati e precari oltre ai migranti ovviamente per dire No al razzismo e lanciare un forte messaggio di solidarietà tra lavoratori contro la guerra tra poveri alimentata da Lega e Governo. Un paziente lavoro di costruzione della giornata che ha visto gli attivisti del coordinamento migranti e diversi militanti dello spazio sociale la Boje e di Sinistra Critica diffondere volantini davanti a fabbriche, scuole e mercati. Già a Tiberina e Macofer i migranti avevano ottenuto l’ultima ora di sciopero con assemblea prima di raggiungere gli altri migranti in piazza.<br />
Fin dal mattino in alcune scuole di Mantova alcune azioni del collettivo studentesco con striscionate avevano fatto da lancio alla giornata.<br />
Nel pomeriggio in piazza Garibaldi a Suzzara diverse centinaia di manifestanti hanno riempito la piazza molti interventi al microfono aperto hanno raccontato e denunciato le situazioni di razzismo quotidiano che molti migranti vivono sulla propria pelle. Per Imdadul<em> “E’ ora che governo e stampa la smettano col dare la colpa agli immigrati di tutti i disagi sociali che la crisi comporta”</em>, Azid punta il dito contro il permesso di soggiorno a punti <em>“ci vogliono semplicemente cacciare via”</em>, Aezzedin racconta dell’infortunio subito e del mancato diritto di riscossione dell’indennità assicurativa perché legata al permesso di soggiorno, che non è riuscito a ottenere per un reddito troppo basso, Thierno, a fine giornata, coperto dagli applausi, grida al microfono <em>“noi la crisi non la paghiamo!Noi la crisi non la paghiamo!”</em>.<br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-15331" title="24543_1345930761998_1043144198_31027207_1610246_n" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/03/24543_1345930761998_1043144198_31027207_1610246_n-300x225.jpg" alt="24543_1345930761998_1043144198_31027207_1610246_n" width="300" height="225" />Numerose anche le delegazioni di r.s.u. arrivate con lo striscione a esprimere solidarietà e a partecipare alla giornata. Zanotti, Marcegaglia, Uniblock, Bondioli e Pavesi, oltre al segretario della Fiom Pagano. Un delegato della Bondioli al microfono dice a chiare lettere<em> “siamo qui oggi perché molti nostri colleghi sono migranti. I loro problemi sono anche i nostri”.</em> Alla Iveco, in alcuni reparti molti operai hanno lavorato con la striscia gialla al braccio.</p>

<div class="ngg-galleryoverview" id="ngg-gallery-321-15261">

	<!-- Slideshow link -->
	<div class="slideshowlink">
		<a class="slideshowlink" href="http://www.articolozero.org/2010/03/1-marzo-sciopero-dei-migranti/?show=slide">
			[Show as slideshow]		</a>
	</div>

	
	<!-- Thumbnails -->
		
	<div id="ngg-image-3611" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/img_0201.jpg" title=" " class="shutterset_1marzo" >
				<img title="img_0201" alt="img_0201" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/thumbs/thumbs_img_0201.jpg"  />
			</a>
		</div>
	</div>
	 		
	<div id="ngg-image-3631" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/img_0203.jpg" title=" " class="shutterset_1marzo" >
				<img title="img_0203" alt="img_0203" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/thumbs/thumbs_img_0203.jpg"  />
			</a>
		</div>
	</div>
	 		
	<div id="ngg-image-3641" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/img_0204.jpg" title=" " class="shutterset_1marzo" >
				<img title="img_0204" alt="img_0204" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/thumbs/thumbs_img_0204.jpg"  />
			</a>
		</div>
	</div>
	 		
	<div id="ngg-image-3651" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/img_0205.jpg" title=" " class="shutterset_1marzo" >
				<img title="img_0205" alt="img_0205" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/thumbs/thumbs_img_0205.jpg"  />
			</a>
		</div>
	</div>
	 		
	<div id="ngg-image-3671" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/img_0207.jpg" title=" " class="shutterset_1marzo" >
				<img title="img_0207" alt="img_0207" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/thumbs/thumbs_img_0207.jpg"  />
			</a>
		</div>
	</div>
	 		
	<div id="ngg-image-3691" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/img_0209.jpg" title=" " class="shutterset_1marzo" >
				<img title="img_0209" alt="img_0209" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/thumbs/thumbs_img_0209.jpg"  />
			</a>
		</div>
	</div>
	 		
	<div id="ngg-image-3711" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/img_0211.jpg" title=" " class="shutterset_1marzo" >
				<img title="img_0211" alt="img_0211" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/thumbs/thumbs_img_0211.jpg"  />
			</a>
		</div>
	</div>
	 		
	<div id="ngg-image-3771" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/img_0217.jpg" title=" " class="shutterset_1marzo" >
				<img title="img_0217" alt="img_0217" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/thumbs/thumbs_img_0217.jpg"  />
			</a>
		</div>
	</div>
	 		
	<div id="ngg-image-3791" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/img_0219.jpg" title=" " class="shutterset_1marzo" >
				<img title="img_0219" alt="img_0219" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/thumbs/thumbs_img_0219.jpg"  />
			</a>
		</div>
	</div>
	 		
	<div id="ngg-image-3801" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/img_0220.jpg" title=" " class="shutterset_1marzo" >
				<img title="img_0220" alt="img_0220" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/thumbs/thumbs_img_0220.jpg"  />
			</a>
		</div>
	</div>
	 		
	<div id="ngg-image-3821" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/img_0222.jpg" title=" " class="shutterset_1marzo" >
				<img title="img_0222" alt="img_0222" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/thumbs/thumbs_img_0222.jpg"  />
			</a>
		</div>
	</div>
	 		
	<div id="ngg-image-3851" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/img_0225.jpg" title=" " class="shutterset_1marzo" >
				<img title="img_0225" alt="img_0225" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/thumbs/thumbs_img_0225.jpg"  />
			</a>
		</div>
	</div>
	 		
	<div id="ngg-image-3871" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/img_0227.jpg" title=" " class="shutterset_1marzo" >
				<img title="img_0227" alt="img_0227" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/thumbs/thumbs_img_0227.jpg"  />
			</a>
		</div>
	</div>
	 		
	<div id="ngg-image-3901" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/img_0230.jpg" title=" " class="shutterset_1marzo" >
				<img title="img_0230" alt="img_0230" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/thumbs/thumbs_img_0230.jpg"  />
			</a>
		</div>
	</div>
	 		
	<div id="ngg-image-3911" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/img_0231.jpg" title=" " class="shutterset_1marzo" >
				<img title="img_0231" alt="img_0231" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/thumbs/thumbs_img_0231.jpg"  />
			</a>
		</div>
	</div>
	 		
	<div id="ngg-image-3921" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/img_0232.jpg" title=" " class="shutterset_1marzo" >
				<img title="img_0232" alt="img_0232" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/thumbs/thumbs_img_0232.jpg"  />
			</a>
		</div>
	</div>
	 		
	<div id="ngg-image-3971" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/img_0237.jpg" title=" " class="shutterset_1marzo" >
				<img title="img_0237" alt="img_0237" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/thumbs/thumbs_img_0237.jpg"  />
			</a>
		</div>
	</div>
	 		
	<div id="ngg-image-3991" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/img_0239.jpg" title=" " class="shutterset_1marzo" >
				<img title="img_0239" alt="img_0239" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/thumbs/thumbs_img_0239.jpg"  />
			</a>
		</div>
	</div>
	 		
	<div id="ngg-image-4011" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/img_0242.jpg" title=" " class="shutterset_1marzo" >
				<img title="img_0242" alt="img_0242" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/thumbs/thumbs_img_0242.jpg"  />
			</a>
		</div>
	</div>
	 		
	<div id="ngg-image-4031" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/img_0244.jpg" title=" " class="shutterset_1marzo" >
				<img title="img_0244" alt="img_0244" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/gallery/1marzo/thumbs/thumbs_img_0244.jpg"  />
			</a>
		</div>
	</div>
	 	 	
	<!-- Pagination -->
 	<div class='ngg-navigation'><span>1</span><a class="page-numbers" href="http://www.articolozero.org/2010/03/1-marzo-sciopero-dei-migranti/?nggpage=2">2</a><a class="next" id="ngg-next-2" href="http://www.articolozero.org/2010/03/1-marzo-sciopero-dei-migranti/?nggpage=2">&#9658;</a></div> 	
</div>


]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.articolozero.org/2010/03/1-marzo-sciopero-dei-migranti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Marchionne, il capitalismo spiegato ai bambini</title>
		<link>http://www.articolozero.org/2010/01/marchionne-il-capitalismo-spiegato-ai-bambini/</link>
		<comments>http://www.articolozero.org/2010/01/marchionne-il-capitalismo-spiegato-ai-bambini/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 11:11:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro/nonLavoro]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo assassino]]></category>
		<category><![CDATA[fiat]]></category>
		<category><![CDATA[licenziamenti]]></category>
		<category><![CDATA[marchionne]]></category>
		<category><![CDATA[profitto]]></category>
		<category><![CDATA[scioperi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.articolozero.org/?p=6271</guid>
		<description><![CDATA[


In cinque mosse l&#8217;amministratore delegato di Corso Marconi riesce a dimostrare il funzionamento dell&#8217;attuale sistema economico e le sue evidenti iniquità. Intanto a Mirafiori è riuscito lo sciopero di quattro ore mentre si prepara la fermata nazionale del 3 febbraio












di Franco Turigliatto


L’amministratore delegato della Fiat Marchionne, con pochi e qualificati atti, ha spiegato in modo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div>
<div>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-6281" title="marchionne_Montezemolo_Elkann" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/01/marchionne_Montezemolo_Elkann.jpg" alt="marchionne_Montezemolo_Elkann" width="260" height="180" />In cinque mosse l&#8217;amministratore delegato di Corso Marconi riesce a dimostrare il funzionamento dell&#8217;attuale sistema economico e le sue evidenti iniquità. Intanto a Mirafiori è riuscito lo sciopero di quattro ore mentre si prepara la fermata nazionale del 3 febbraio</div>
</div>
</div>
<div>
<div>
<div>
<p><a href="http://www.ilmegafonoquotidiano.it/sites/default/files/marchionne03g.jpg"><br />
</a></div>
</div>
</div>
<div>
<div>
<div>
<p>di Franco Turigliatto</p></div>
</div>
</div>
<p>L’amministratore delegato della Fiat Marchionne, con pochi e qualificati atti, ha spiegato in modo semplice, comprensibile a tutti, quale sia la natura del capitalismo.<br />
<strong>Atto primo</strong><br />
Va negli Stati Uniti e si impadronisce della grande casa automobilistica Chrysler (in crisi) senza tirar fuori un soldo: pagano il governo americano (miliardi di dollari) e i lavoratori che perdono diritti e salari e che subiscono la chiusura di diversi stabilimenti produttivi.<br />
<strong>Atto secondo</strong><br />
Sempre dagli Stati Uniti Marchionne annuncia che Termini Imerese sarà senz’altra chiusa perché non è redditizia. La Fiat, come tutte le aziende, deve fare soldi, non è un’opera pia; gli dispiace per i lavoratori che restano a casa, ma alle questioni sociali e a questi ultimi ci deve pensare lo Stato….<br />
C’è da chiedersi, ma allora perché tenersi le imprese private se servono solo ad arricchire i soliti noti e a sfruttare i lavoratori usa e getta?<br />
<strong>Atto terzo</strong><br />
La Fiat, nonostante un anno di gravissima crisi economica e la chiusura dei conti in rosso, distribuisce cospicui dividendi (237 milioni) ai suoi azionisti grazie al fatto che ha incassato milioni di euro con i soldi pubblici della rottamazione. Facile guadagnare coi soldi regalati dello stato e dei suoi contribuenti!<br />
Atto quarto<br />
Marchionne annuncia che 30 mila lavoratori Fiat saranno messi in cassa integrazione per 15 giorni, perché il mercato a gennaio ha subito una forte contrazione. Per garantire i profitti futuri i lavoratori devono ancora una volta subire una ulteriore riduzione dei loro già modestissimi salari, senza per altro avere alcuna garanzia sul futuro occupazionale.<br />
Atto quinto<br />
Mentre negli stabilimenti più a rischio di chiusura si moltiplicano le iniziative anche drammatiche di lotta, là dove si lavora e quando si lavora (vedi carrozzerie di Mirafiori) l’azienda impone ritmi e carichi di lavoro sempre più intensi e pesanti, lo sfruttamento selvaggio. Per questo oggi (27 gennaio) le lavoratrici e i lavoratori delle carrozzerie hanno realizzato con successo uno sciopero di 4 ore.<br />
La domanda è retorica: è accettabile un sistema economico e sociale che sfrutta senza pietà la classe lavoratrice, che crea milioni di disoccupati e una precarietà dilagante, che taglia la spesa sociale e che usa le risorse dello stato per garantire i profitti ai privati e socializzare le perdite? A noi pare di no.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.articolozero.org/2010/01/marchionne-il-capitalismo-spiegato-ai-bambini/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>E&#8217; ora di un coordinamento nazionale contro la crisi</title>
		<link>http://www.articolozero.org/2010/01/e-ora-di-un-coordinamento-nazionale-contro-la-crisi/</link>
		<comments>http://www.articolozero.org/2010/01/e-ora-di-un-coordinamento-nazionale-contro-la-crisi/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 18:37:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro/nonLavoro]]></category>
		<category><![CDATA[coordinamento nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[lotte]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.articolozero.org/?p=6021</guid>
		<description><![CDATA[



Buon risultato della prima riunione nazionale di fabbriche in lotta per difendere il lavoro. Tra le proposte: la costituzione di un vero raccordo nazionale, la realizzazione di una vera assemblea entro tre mesi, coordinamenti territoriali. E una scadenza: in piazza il primo marzo accanto agli immigrati




 




di Checchino Antonini
Mettere in collegamento le lotte, aprire un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div>
<div>
<div>
<p>Buon risultato della prima riunione nazionale di fabbriche in lotta per difendere il lavoro. Tra le proposte: la costituzione di un vero raccordo nazionale, la realizzazione di una vera assemblea entro tre mesi, coordinamenti territoriali. E una scadenza: in piazza il primo marzo accanto agli immigrati</p></div>
</div>
</div>
<div>
<div>
<div><span> </span></div>
</div>
</div>
<div>
<div>
<div><img class="alignleft size-medium wp-image-6031" title="maflow" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/01/maflow-300x225.jpg" alt="maflow" width="300" height="225" />di Checchino Antonini</div>
<div>Mettere in collegamento le lotte, aprire un confronto, stabilire relazioni, far pagare la crisi ai padroni. Battersi, insomma, per il blocco dei licenziamenti, l’aumento del salario, la riduzione dell’orario, la requisizione delle aziende e il vincolo industriale delle aree.</div>
</div>
</div>
<p>«A Milano stiamo cercando di attivare una generazione di lavoratori disabituati da quasi vent’anni di concertazione ma è assurdo che non ci sia ancora stato un vero sciopero generale dalla proclamazione di questa crisi», ha detto Massimiliano Murgo, delegato Rsu della Marcegaglia alla riunione di stamattina in una Casa del popolo romana, nel quartiere Trionfale, dove sono confluiti un centinaio di lavoratori di fabbriche in crisi per abbozzare una piattaforma e un’agenda da mettere in comune. Ne è venuta fuori dopo cinque ore di dibattito una risoluzione che lancia la proposta di un coordinamento nazionale, dell’estensione dei coordinamenti territoriali e di un’assemblea di tutti entro tre mesi. Naturalmente saranno tutti in piazza il primo marzo coi lavoratori immigrati.<br />
S’è trattato di un primo appuntamento, scaturito da un appello preparato dai coordinamenti milanese e piceno e subito sottoscritto da realtà analoghe del Friuli, del trevigiano, di Livorno, del gruppo Fiat, della Sardegna, dall’assemblea autoconvocata di Roma, per «ricostruire, il più velocemente possibile, un’unità sempre maggiore della classe lavoratrice a prescindere dal comparto lavorativo, dall’appartenenza sindacale, dalla nazionalità, ecc».<br />
Da qui la proposta: «Riteniamo quindi che per rafforzare queste reti nate dal basso, per costruire legami unitari ancora più grandi e incisivi, per stimolare la costruzione di coordinamenti in ogni distretto produttivo, sia necessario organizzare un momento di confronto diretto e autoconvocato tra tutte queste realtà di lotta contro la crisi per tentare di costruire un coordinamento nazionale».<br />
Se il padronato utilizza la crisi per riscrivere i rapporti di forza, l’autonomia dei lavoratori deve servire a sottrarsi dalla tendenza concertativa a farsi carico delle ristrutturazioni ma «unificare le lotte, farle uscire dall’isolamento», ha detto, in apertura, il dipendente della leader confindustriale, raccontando l’esperienza milanese di coordinamento e l’urgenza di uno strumento nazionale. Via via hanno preso parola molti dei convenuti riferendo sia di mobilitazioni emblematiche &#8211; dalla Agile alla Maflow &#8211; sia di esperienze di collegamento territoriale. Quella friulana, restituita da Alessandro Perrone della Eaton, è nata davanti al presidio della Safilo quando è iniziata la convergenza di altre aziende in crisi. E ora il coordinamento sta svolgendo un ruolo importante tra i lavoratori dell’indotto Fincantieri di Monfalcone. «Il 10% della popolazione del Friuli è dato dai 50mila lavoratori in mobilità, cassa integrazione o disoccupati», dice Perrone. In ogni storia emerge il rapporto difficile con i sindacati, sebbene tutti gli intervenuti abbiano una delega o una tessera Fiom, Cgil o dei sindacati di base: «Non è possibile &#8211; aggiunge Perrone &#8211; che il sindacato pensi che il suo lavoro finisca con la firma della cassa integrazione».<br />
«E’ stata un’iniziativa utile per la modalità con cui è stata costruita &#8211; commenta per Sinistra critica Gigi Malabarba &#8211; che va oltre le specifiche appartenenze e può costituire un punto di riferimento per chi vuole superare la frammentazione delle lotte e delle sigle per favorire una dinamica positiva dal basso, per rendere le mobilitazioni in sintonia con l’esigenza di riunificazione. L’omogeneità delle esperienze in corso ha favorito l’individuazione di una piattaforma: contro i licenziamenti, per il salario sociale ecc&#8230; Buona l’accoglienza della proposta della Rete europea della marce per una scadenza a Bruxelles il 17 ottobre per contestare l’Ue, la migliore amica del liberismo, che ha proclamato il 2010 anno contro la disoccupazione e la povertà».<br />
<strong><br />
Il documento finale</strong><br />
La crisi del capitalismo sta estromettendo dalle aziende migliaia di lavoratori e lavoratrici, dimostrando che tutti i settori vengono toccati da essa. è un fatto ormai evidente che i lavoratori, precari, disoccupati, studenti, stanno direttamente pagando le conseguenze di questa crisi strutturale, internazionale del capitalismo.<br />
La chiusura di stabilimenti, delocalizzazione delle produzioni, licenziamenti dei precari, ristrutturazioine della scuola e conseguente indebolimento e peggioramento qualitativo del sistema di formazione, aumenta e intensifica lo sfruttamento. Quanto sta succedendo ci pone come lavoratrici e lavoratori di fronte a delle scelte da condividere in modo trasversale a prescindere dalla sigle sindacali di appartenenza e non. Siamo di fronte ad un attacco che spinge tanti lavoratori ad iniziative di lotta mai viste prima per ribadire la volontà di resistere a questo attacco.<br />
Assistiamo a forme di lotta che vanno al di là della proclamazione di scioperi e dell&#8217;occupazione di fabbriche esponendo i lavoratori personalmente senza le giuste tutele che li dovrebbero salvaguardare. L&#8217;esempio della INNSE è una battaglia vinta che ha ridato nuove energie a tutti noi per riorganizzare la resistenza nel paese.<br />
Si rende dunque necessario creare una vera forma di solidarietà e partecipazione fra tutte le lotte dei lavoratori.<br />
Per tanto l&#8217;assemblea dei coordinamenti e dei delegati delle fabbriche in lotta del 23 gennaio propone:</p>
<p>- La costruzione di un coordinamento stabile nazionale di tutte le realtà di lavoro in lotta.<br />
- La costruzione, laddove non esistono ancora, di coordinamenti territoriali.<br />
- La formazione di un network informatico che garanticasca un&#8217;informazione puntuale da tutti i nodi territoriali<br />
- La costruzione di mobilitazioni generali territoriali e nazionali unificanti per tutte le lotte<br />
- Promuoviamo la partecipazione a tutte le iniziative che si svolgeranno nella giornata del primo marzo a sostegno dei lavoratori migranti.<br />
- Seguiamo le proposte e le dinamiche di costruzione di mobilitazioni contro la precarietà e la disoccupazione a<br />
livello internazionale</p>
<p>Proponiamo di organizzare entro i prossimi tre mesi una assemblea nazionale più ampia per coinvolgere più realtà di lavoratori in lotta e verificare l&#8217;avanzamento delle proposte lanciate nella riunione odierna.<br />
Da qui è importante e fondamentale costruire un movimento vero di lavoratori uniti contro la crisi che rimetta al<br />
centro la ripresa di una coscenza di classe capace di contrastare i licenziamenti, le speculazioni e le ristrutturazioni padronali, e che metta in discussione gli attuali rapporti di forza nella società.<br />
FACCIAMO PAGARE DAVVERO LA CRISI AI PADRONI!<br />
Roma 23 gennaio 2010</p></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.articolozero.org/2010/01/e-ora-di-un-coordinamento-nazionale-contro-la-crisi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Addio, imprescindibile Daniel</title>
		<link>http://www.articolozero.org/2010/01/addio-imprescindibile-daniel/</link>
		<comments>http://www.articolozero.org/2010/01/addio-imprescindibile-daniel/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 20:46:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro/nonLavoro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.articolozero.org/?p=5611</guid>
		<description><![CDATA[









 




Bensaid, filosofo e militante politico dell’Npa francese si è spento il 12 mattina a Parigi. Scompare una delle menti migliori d’Europa, un’immensa perdita per il pensiero critico e il marxismo internazionale.



di Salvatore Cannavò


Abbiamo perso una delle menti migliori di questa Europa sconfitta e depressa. Daniel Bensaid ha saputo irradiare con la sua immensa capacità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div></div>
</div>
<div>
<div>
<div><img class="alignleft size-medium wp-image-5661" title="bensaid" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/01/bensaid-300x225.jpg" alt="bensaid" width="300" height="225" /></div>
</div>
</div>
<div>
<div>
<div><span><strong> </strong></span></p>
<div>
<div>
<div>
<div>
<p>Bensaid, filosofo e militante politico dell’Npa francese si è spento il 12 mattina a Parigi. Scompare una delle menti migliori d’Europa, un’immensa perdita per il pensiero critico e il marxismo internazionale.</p></div>
</div>
</div>
</div>
<p>di Salvatore Cannavò</p></div>
</div>
</div>
<p>Abbiamo perso una delle menti migliori di questa Europa sconfitta e depressa. Daniel Bensaid ha saputo irradiare con la sua immensa capacità di scrittura e di riflessione diverse generazioni politiche e militanti e non è un caso se oggi lo piangono quelli della sua generazione, la generazione post-sessantotto e anche i più giovani. Quelli che lo hanno conosciuto ai campi della Quarta internazionale dove è sempre stato presente per tenere un meeting sul senso della rivoluzione oggi, oppure per animare la scuola di base o ancora semplicemente per stare al bar, attorno a una tenda, seduti per terra cercando di inventare iniziative nuove, progetti, collegamenti internazionali tra paesi differenti e tra generazioni lontane. E&#8217; stato il miglior intellettuale di frontiera e di collegamento che abbia conosciuto. Amatissimo dentro la Quarta internazionale per il contributo di pensiero che è stato in grado di offrire, come prova la sua straordinaria bibliografia, e per lo stile gioviale, sincero, amabile con cui ha tessuto le sue relazioni. Nella sua biografia, la Lente impatience, pubblicata in Francia qualche anno fa e che pubblicheremo a breve con Alegre, la genesi di questo amore è narrata con semplice linearità senza alcun compiacimento. A ventidue anni nel &#8216;68, Daniel era a fianco di Alain Krivine e Henri Weber (ma anche di Pierre Rousset) ad animare le occupazioni studentesche ma soprattutto a chiedersi come scuotere la società francese e la sua sinistra. Lui, il giovane accanto ai due più grandi, Krivine e Weber, ma con una capacità di scrittura e di pensiero che subito si cristallizza nel Mai 68, Une répétition générale, edito da Maspero e scritto in collaborazione con Weber (il quale finirà nel partito socialista dopo aver contribuito a fondare la Lcr).<br />
Lo sforzo riesce perché dopo il &#8216;68 l&#8217;allora Junesse communiste revolutionnaire fonda la Lcr, la mitica Ligue, un&#8217;organizzazione che ha fatto, ad esempio, la differenza tra l&#8217;estrema sinistra francese e quella italiana. Un&#8217;organizzazione che ha resistito per quarant&#8217;anni e che quando si è sciolta, nel febbraio del 2009, lo ha fatto solo per far nascere un nuovo partito, l&#8217;Npa, tre volte più grande e in grado di catturare il 5% dei consensi. Una success story, risultato di un lavoro paziente e certosimo, a differenza dell&#8217;Italia dove l&#8217;estrema sinistra si è via via autoconsumata nel corso degli anni, con una dispersione micidiale di energie, anche intellettuali, e una desertificazione del dibattito da far paura. Se oggi possiamo registrare questa differenza lo dobbiamo anche alla mente lucida e curiosa di Bensaid e soprattutto a una qualità rara per un intellettuale della sua levatura: costruire pensiero e strategia e guidare organizzazioni politiche, stare in prima linea, costruire progetti anche dal basso, magari solo nella sua facoltà. Negli ultimi dieci anni ci ha permesso di formare Projet K, la rete europea di riviste marxiste che a lui doveva la nascita e soprattutto la capacità, per un breve periodo purtroppo, di mettere in rete esperienze tra loro diverse animando diversi dibattiti che si sono proiettati dentro il flusso dei Forum sociali mondiali. Senza Daniel questa esperienza militante internazionale non sarebbe mai nata, lui garantiva il collante e la credibilità necessari anche verso le aree politiche esterne alla storia della Quarta internazionale. Nel passaggio dalla Lcr al Npa si era molto impegnato per far nascere la Fondazione Louise Michel, centro di studi e ricerca non a caso dedicato alla memoria di una storica libertaria francese, a testimonianza della sua ricerca per un marxismo aperto, creativo, per nulla dogmatico. In questo senso, la sua opera più grande resta forse Marx l&#8217;intempestivo, dove coglie un Marx in anticipo sui tempi, intempestivo appunto, e ne ripercorre con un respiro inusitato i tre cicli di pensiero: quello storico, quello filosofico e quello economico. A Marx ha continuato a dedicarsi anche nel dettaglio: pochi in Italia conoscono una bellissima ricostruzione della vita di Marx &#8211; Passion Marx, edito da Textuel &#8211; del tutto estranea se non avversa alla santificazione del personaggio, in cui si ripercorrono i passi della vita del filosofo di Treviri attraverso la sua fitta corrispondenza con Engels. E sempre su questa linea, una delle ultime produzioni di Bensaid sarà di nuovo la ricostruzione del pensiero marxiano illustrato stavolta dalle vignette di Charb. «Un modo &#8211; spiegava &#8211; per rendere Marx ancora più accessibile e popolare di quanto in genere sia». E poi potremmo citare ancora gli Spossessati (Ombre corte) in cui si applica all&#8217;annosa questione del furto di legna nei boschi con cui Marx inizia a polemizzare con la struttura hegeliana e l&#8217;approfondimento del Marx politico realizzato in Inventer l&#8217;inconnu, un lungo saggio a corredo del carteggio tra Marx e Engels sulla Comune di Parigi. Così come è altamente formativo, per noi lo è stato, le Sourire du Spectre in cui si diverte a rimotivare, nel 2000, alla vigilia del nuovo movimento antiglobalizzazione, gli assi fondanti del comunismo marxiano nella società moderna.<br />
Il movimento di Seattle e Porto Alegre non lo prende assolutamente alla sprovvista. Filosoficamente lo aveva già presentito e elaborato e nondimeno l&#8217;esperienza dei Social Forum è fondativa proprio per motivare il filo rosso del suo pensiero e della sua ricerca: attualizzare Marx e il marxismo, non ossificarlo, non lasciarlo carne morta in attesa di adorazione ma soggetto vivo, operante nell&#8217;immanente e strumento ineludibile di comprensione del ritmo, del divenire, dell&#8217;imprevedibilità della lotta di classe. Era stato già pronto nel 1995 in Francia, all&#8217;epoca del grande sciopero generale che cambia la storia recente francese, quando insieme a Christophe Aguiton scrive Le retour de la question sociale e lo è di nuovo nel primo decennio degli anni 2000. La sua produzione libraria da qui in avanti è impressionante, complice anche la presenza di una malattia difficile con la quale convive con caparbietà e determinazione ma che lo spinge a dare il massimo per liberare tutte le sue energie. Scrive testi di polemica francese &#8211; contro Henri Levy, ad esempio &#8211; produce ricerca marxista, scrive la sua biografia più completa, il cui titolo, la lenta impazienza, costituisce il programma politico del nostro tempo e accompagna la nascita del Npa con Penser Agir, pour une gauche anticapitaliste e Prenons parti &#8211; Pour un socialisme du XXIe siècle, scritto con Olivier Besancenot. E poi articoli su articoli, organizza e partecipa a convegni.<br />
L&#8217;ultima volta che l&#8217;ho incontrato è stato l&#8217;estate scorsa a Port Leucat nella Catalogna francese, a Perpignan, dove l&#8217;Npa ha organizzato la sua prima Università estiva, con circa 1500 partecipanti. Abbiamo discusso a lungo nonostante fosse già malato e avesse una miriade di impegni. Abbiamo discusso dell&#8217;opportunità di pubblicare in Italia i suoi scritti su Walter Benjamin &#8211; eventualità ancora più necessaria, ora &#8211; altro autore caro a Bensaid proprio per la sua &#8220;eterodossia&#8221; mentre era già preso nell&#8217;organizzazione di un grande convegno a Parigi sull&#8217;attualità del comunismo. Era a sua agio in quell&#8217;ambiente, l&#8217;ambiente della sua vita a cui non ha mai fatto mancare il suo apporto, nemmeno nei momenti più difficili della sua lunga malattia.<br />
L&#8217;ambiente che ha contribuito a creare e rafforzare quando, alla fine degli anni 70, al termine di quel decennio in cui &#8220;la storia ci mordeva la nuca&#8221; come ha scritto nella Lente impatience, prese la direzione della Quarta Internazionale e lavorò attivamente per aiutare nella costruzione della sezione brasiliana &#8211; quella di Porto Alegre dove Daniel è stato uno dei personaggi internazionali più riveriti &#8211; o di quella spagnola, l&#8217;analoga Lcr che all&#8217;inizio degli anni 80 costituiva una delle realtà più dinamiche e vivaci della sinistra europea. Per più di un decennio Bensaid è stato un dirigente politico a tutto tondo, costruendo il passaggio dagli anni 70, gli anni del grande balzo in avanti del movimento trotzkysta, alla depressione e al riflusso degli anni 80. Il libricino Chi sono questi trotzkysti, è in questo senso amabile e completo perché restituisce una vicenda complicata, intricata che Daniel riesce a collocare storicamente, a inquadrare nel difficile corso storico del movimento operaio.<br />
Da dirigente politico, Bensaid era particolarmente &#8220;gauchiste&#8221;, termine traducibile con estremista anche se nell&#8217;accezione francese ha un sapore più complesso. E&#8217; tra coloro che dirige l&#8217;assalto della Lcr nel &#8216;71 contro i fascisti di Ordine nuovo, in seguito al quale la Ligue verrà messa fuorilegge. Quando lo racconta nella sua biografia ricorda divertito il ruolo che in quell&#8217;azione svolsero personaggi in seguito divenuti famosi non certo per la loro bellicosità come Aguiton, leader del movimento altermondialista, ma soprattutto Edwy Plenel, storico caporedattore, e poi direttore, di Le Monde. Con gli anni, e nel corso dei Novanta, diventa più completo e il lavoro intellettuale si riversa nell&#8217;elaborazione politica conferendola uno spessore nuovo. E un&#8217;autorità morale innegabile.<br />
Dirigente politico e intellettuale, militante modesto e pensatore. In Italia non ne abbiamo conosciuti molti. E al nostro paese un intellettuale pensiamo che sia mancato molto. Un intellettuale tenace, resistente, in grado di mantenere per oltre quarant&#8217;anni, senza cedimenti, senza abiure, senza tentennamenti, il filo rosso del progetto rivoluzionario. Un intellettuale in grado di &#8220;sporcarsi le mani&#8221; e di dare ancora un volantino a 60 anni, in grado di stare in mezzo ai giovani come se fosse ancora ventenne, di indicare la strada, di restare imprescindibile, per usare l&#8217;espressione celebre di Che Guevara.<br />
Imprescindibile, è così che vogliamo ricordare Daniel Bensaid, la cui amicizia ci ha onorato, la cui presenza ci ha dato una grande forza e un grande slancio e la cui assenza non sappiamo proprio come possa essere colmata.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.articolozero.org/2010/01/addio-imprescindibile-daniel/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La classe invisibile alla ricerca di una voce</title>
		<link>http://www.articolozero.org/2009/11/la-classe-invisibile-alla-ricerca-di-una-voce/</link>
		<comments>http://www.articolozero.org/2009/11/la-classe-invisibile-alla-ricerca-di-una-voce/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 15:07:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro/nonLavoro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.articolozero.org/?p=3981</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;analisi. La politica sembra essersi dimenticata di sette milioni di
operai. E&#8217; uno dei tristi successi della società italiana degli ultimi decenni

La classe invisibile alla ricerca di una voce
di LUCIANO GALLINO
Le immagini degli operai che salgono su ciminiere alte 170 metri per
restarci intere giornate, o su una gru, oppure occupano una fabbrica che ha
annunciato il loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3991" title="lavtetto" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2009/11/lavtetto-300x199.jpg" alt="lavtetto" width="300" height="199" />L&#8217;analisi. La politica sembra essersi dimenticata di sette milioni di<br />
operai. E&#8217; uno dei tristi successi della società italiana degli ultimi decenni<br />
<strong><br />
La classe invisibile alla ricerca di una voce</strong></p>
<p>di LUCIANO GALLINO</p>
<p>Le immagini degli operai che salgono su ciminiere alte 170 metri per<br />
restarci intere giornate, o su una gru, oppure occupano una fabbrica che ha<br />
annunciato il loro licenziamento, sono scorci di una realtà ignota ai più,<br />
frammenti che si intravvedono per un istante attraverso una finestra che<br />
viene subito richiusa. Sono immagini d&#8217;una condizione di vita e di lavoro<br />
che sebbene coinvolga ancor oggi milioni di persone è virtualmente ignota a<br />
tutto il resto della società. Scatti fotografici d&#8217;una classe sociale che<br />
resta altrimenti invisibile.</p>
<p>Aver reso socialmente invisibile il lavoro degli operai come insieme, come<br />
classe sociale, è uno dei tristi successi della società italiana degli<br />
ultimi decenni. Al presente, per gli uomini politici, compresi molti di<br />
sinistra, parlare degli operai come classe sembra un frusto ritornello, un<br />
indugiare su un passato irrecuperabile.</p>
<p>Perfino a molti sindacalisti non sembra un argomento su cui insistere;<br />
temono, a volte con ragione, di non essere più votati. Da parte loro le<br />
scienze economiche e sociali si sono impegnate soprattutto a scrutare<br />
l&#8217;avvento del post-industriale, o meglio della società della conoscenza,<br />
quel luogo radioso dove più nessuno si sporca le mani nè si rompe la<br />
schiena dalla fatica perché tutte le merci sono prodotte dalle macchine.<br />
Oppure da qualcuno in Cina o in India che anche se guadagna quattro euro al<br />
giorno e lavora settanta ore la settimana deve dir grazie, perché prima -<br />
ci assicurano &#8211; stava peggio. Pure ai narratori ed ai registi la classe che<br />
doveva andare in paradiso da tempo non interessa più. Rende maggiormente,<br />
anche sotto il rispettabile profilo della fama, occuparsi di crisi: non di<br />
quella economica, bensì degli adolescenti, dei quarantenni, delle famiglie<br />
di città o degli amori di provincia.</p>
<p>Di operai parla abbastanza spesso la TV. Quasi ogni giorno ci informa che<br />
qualcuno è morto cadendo dal tetto o calandosi in una cisterna o venendo<br />
travolto da un carrello mentre lavorava sui binari. Un po&#8217; più di rado ci<br />
informa che tot persone sono decedute perché hanno respirato amianto o<br />
altre sostanze nocive per decenni. Ma parla di questi come fossero<br />
sgradevoli eventi individuali, anziché elementi costitutivi della vita di<br />
tutti coloro che fanno parte, lo gradiscano o no, di una comunità di<br />
destino &#8211; che è il significato antico e perenne di classe sociale.</p>
<p>Eppure gli operai sono ancora tanti. Più o meno sette milioni, circa la<br />
metà nel settore manifatturiero e gli altri sparsi tra trasporti,<br />
costruzioni, industrie della conservazione, agricoltura e servizi vari.<br />
Nemmeno in un supermercato, quintessenza del terziario, i prodotti si<br />
collocano da sé negli scaffali, né le camere si rifanno da sole in un<br />
hotel. Quel che accomuna questa massa di persone, legandole materialmente a<br />
un destino collettivo, sono una serie di situazioni che basterebbero a<br />
riempire l&#8217;agenda politica di qualsiasi forza riuscisse ancora a vederle.<br />
In termini reali, le loro retribuzioni sono quasi ferme da oltre dieci<br />
anni, ovvero sono aumentate in misura minima rispetto agli altri paesi<br />
della Ue a 15. In rapporto al Pil, hanno perso in vent&#8217;anni tra 8 e 10<br />
punti percentuali rispetto alle rendite e altri redditi da capitale. Si<br />
tratta di decine di miliardi di euro l&#8217;anno che sono andati ad altre classi<br />
sociali. A forza di riforme del sistema previdenziale fondate, più che sui<br />
bilanci effettivi dell&#8217;Inps o sull&#8217;andamento reale del rapporto tra attivi<br />
e inattivi, sull&#8217;accusa di ostinarsi a vivere più a lungo, vanno incontro a<br />
pensioni da poveri. Non bastasse, adesso la crisi ha posto questa massa di<br />
persone, grazie anche alle riforme più che decennali del mercato del<br />
lavoro, dinanzi a un aspro scenario: molti lavoratori che contavano su<br />
un&#8217;occupazione stabile l&#8217;hanno persa o stanno per perderla. Molti<br />
disoccupati non troveranno lavoro per anni. Una quota rilevante di essi non<br />
lo troverà mai più.</p>
<p>Le immagini degli operai che protestano, in forme nuove o tradizionali che<br />
siano, se uno guarda bene, hanno nello sfondo queste situazioni. Comuni a<br />
tutti loro. Se un politico vi dice che le classi sociali non esistono più,<br />
suggeritegli cortesemente di cambiare mestiere.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.articolozero.org/2009/11/la-classe-invisibile-alla-ricerca-di-una-voce/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>