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6° Festa Anticapitalista

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Arriva al sesto anno la festa estiva dei collettivi che autogestiscono, organizzando lotte, eventi culturali e laboratori, lo spazio sociale anticapitalista in strada Chiesanuova 10. Ad oggi non sembrano essere cambiate le esigenze che ci portarono nel 2008 ad organizzare la prima festa de La Boje! all’arci Donini: avere un momento di aggregazione politica e sociale totalmente autogestito attorno ai temi dell’anticapitalismo.

In questi anni sono stati bruciati migliaia di posti di lavoro, tagliati e privatizzati servizi sociali e beni comuni, i quartieri sono in costante allerta contro la realizzazione di speculazioni edilizie favorita dalla svendita di terreni ed edifici pubblici, i territori sono abbandonati ed inquinati.
Grandi opere come Expo2015 e Tav sono diventate infatti il paradigma dell’esproprio di risorse pubbliche e vitali per la società, da parte di gruppi capitalistico-mafiosi.

Sì, siamo di sinistra, stiamo dalla parte dei lavoratori precari, dei migranti, delle donne e dei soggetti LGBTIQ, degli studenti che lottano contro i tagli alla formazione e dei popoli in lotta per la propria autodeterminazione, come quello palestinese. La nostra sinistra però è popolare e dal basso, non trova spazio nei parlamenti e non ha candidati alle comunali, non per idealismo da ribelli en passant, ma perché pensiamo che le contraddizioni del sistema accumulate dalla crisi, non possano trovare soluzione con qualche percentuale elettorale che ripropone da 30 anni i soliti nomi e i soliti partiti. Solo con un coinvolgimento dal basso e una partecipazione che metta in discussione sistema economico e burocrazie, pensiamo sia possibile mettere le vite di tutte e tutti davanti ad un sistema interessato unicamente all’accumulazione crescente di profitto.

A qualcuno potrebbe sembrare una festa dell’Unità gestita da giovani, beh non è affatto così, anzi pensiamo che quel modello (come il partito che lo organizza) sia sbagliato oltre che esaurito.
La festa è vitale non solo per le finanze delle attività socio-culturali dello Spazio Sociale, ma anche per l’attività politica dei collettivi che ne fanno parte.
Il lavoro volontario militante al posto di quello pagato, l’auto-tassazione al posto degli sponsor, la scelta di contenuti in sostegno alle lotte e in aperta critica alla società del consumismo e del profitto si accompagnano a concerti di gruppi fuori dal mercato imposto dalla grande distribuzione.
Gli attivisti de La Boje!, il collettivo studentesco HSL, quello femminista Ma_Le Donne e il gruppo politico Favilla, legato al network Communia (communianet.org), che da un anno ha aperto una libreria/biblioteca con testi di critica sociale al primo piano dello spazio Borgochiesanuova, lavoreranno insieme per 5 giorni. Non solo per fare da mangiare, pulire, gestire gli eventi, ma anche per creare tra un tavolo sparecchiato e un piatto di tortelli, quel luogo ampio di discussione sulle tematiche anticapitaliste e presentazione delle campagne politico-sociali che faremmo partire da settembre.

OGNI SERA DALLE 19.00
cucina popolare
banchetti di associazioni
controcultura

VENERDÌ 29.08
dalle 22.00 live Murubutu & La Kattiveria (rap letterario)
soundcloud.com/murubutu

SABATO 30.08
dalle 22.00 live Banda Popolare dell’Emilia Rossa (combat folk)
bandapopolaredellemiliarossa.it

DOMENICA 31.08
dalle 19.00 il collettivo WU MING presenta il libro “L’armata dei sonnambuli”
www.wumingfoundation.com/giap

dalle 22.00 live performance BIOSCOP di WU MING ContingeNt
www.woodworm-music.com/shop/wu-ming-contingent-bioscop

LUNEDÌ 01.09
serata migrante / SportelloDiritti
dalle 22.00 spettacolo teatrale Poco poco e l’apartheid tonda
di Samuel Hill con percussioni del gruppo D’Equilibre

MARTEDÌ 02.09
dalle 22.00 live e.f.t. (trash-hc) https://www.facebook.com/pages/E-F-T/277663632387318?ref=hl&ref_type=bookmark
+ kazamate (punk/hc)
+ In-Sight (hc)soundcloud.com/in-sight-hardcore
+ Into The Baobab (punk/hc) intothebaobab.bandcamp.com

#22F Terrorista è chi specula sui territori, liberiamo le lotte!

Il 22 febbraio tutta Italia è scesa in piazza per solidarizzare con la Val Susa, colpita dall’ennessima aggressione giudiziaria al fine di indebolire la resistenza contro il Tav.

La giornata , come il #12O convocato dall’assemblea del monte Amiata, è stata l’occasione per collegare la speculazione e la distruzione della Val Susa con i processi di privatizzazione e cementificazione del territorio. L’austerità la vediamo anche sotto casa, quando vengono svenduti terreni agricoli o sventrati quartieri popolari con la scusa della “riqualificazione”.

La spinta repressiva verso il movimento NO TAV vorrebbe essere un monito ai NO MUOS, ai NO INC, ai comitati contro le discariche e a chiunque anteponga la difesa della salute e degli interessi collettivi alla speculazione sulle nostre vite.

La giornata del #22f è stata in questo senso un brutto segnale per gli apparati repressivi che hanno visto invece l’unione di movimenti territoriali in difesa di Chiara, Claudi, Niccolò e Mattia.

 

 

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Dal 9 dicembre Chiara, Niccolò, Mattia e Claudio (4 giovani attivisti NO TAV) sono rinchiusi in regime di alta sicurezza poiché accusati, ancora senza prove, di aver contribuito, in una delle azioni di disturbo ai lavori, al danneggiamento di un compressore del cantiere del TAV in Val Susa.
Di fronte alla ventennale e sempre più diffusa lotta dei comitati dei paesi della Val Susa contro l’esproprio di terreni e la distruzione delle montagne, la Procura di Torino reagisce utilizzando l’accusa di terrorismo verso gli attivisti.
Non bastano le centinaia di poliziotti impiegati per imporre alla popolazione un piccolo cantiere esplorativo. Qua si vuole fare qualcosa di più.
Si vuole equiparare la protesta in difesa della propria terra, dei beni comuni e degli interessi collettivi al terrorismo.

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Bonifiche

L’Italia è un paese in via di de-industrializzazione, la crisi è l’occasione per diverse imprese di sfruttare i soldi pubblici della cassa integrazione per de-localizzare dove il costo del lavoro è più conveniente.
Se le aree industriali delle nostre città si spopolano, rimangono da pagare le spese per bonificare terreni e falde acquifere. Senza contare le compensazioni che queste fabbriche dovrebbero pagare se tenessimo conto della qualità dell’aria, come dimostrano le alte percentuali di tumori in zone come Mantova o Taranto.
Nel decreto Destinazione Italia (passato ieri al senato senza le modifiche richieste dalle città inquinate, più precisamente nel Comma 6 dell’art.4, si liberano gli inquinatori dagli obblighi di riparazione ambientale (“esclude per tali soggetti ogni altro obbligo di bonifica e riparazione ambientale e fa venir meno l’onere reale per tutti i fatti antecedenti all’accordo medesimo.”), candidandoli anzi a progetti di re-industrializzazione.
Si utilizzano miliardi di soldi pubblici europei per pagare gli scempi ambientali di chi ha fatto profitti sulla nostra salute.

E SE TI ACCUSASSERO DI TERRORISMO PERCHÉ PROTESTI PER IL DIRITTO ALLA SALUTE?

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Cementificazione

Negli ultimi anni si è parlato spesso di Mantova come una città morta. Negli ultimi 30 anni l’edilizia a scopo abitativo si è concentrata sull’ampliamento dei paesi periferici, che hanno sostituito le campagne con distese di villetta a schiera.
Da un punto di vista dei poli commerciali o amministrativi, si è preferito spostare tutto fuori dal centro storico e dai quartieri della città, per creare una cintura di ipermercati che hanno eliminato la relazione tra città e campagna. Una è morta, svuotata di relazioni tra individui, l’altra è presente, non come bene comune o elemento produttivo, ma come buco di un “puzzle” da riempire.
Basterebbero questi due esempi per capire come le scelte sulla forma della città condizionino pesantemente le vite degli individui.
I dati parlano chiaro: mentre il centro storico e i quartieri si svuotano di attività, la percentuale di mq di insediamenti commerciali per abitante a Mantova (546mq) è superiore a quella già altissima della Lombardia (274mq).
L’austerity esce dalla crisi prosciugando il denaro e risorse pubbliche. In questo modo se i comuni fanno cassa svendendo o delegando interventi strutturali a soggetti privati, dall’altro le banche premono per una svalutazione del patrimonio agricolo, in modo da poterci costruire sopra.
Esselunga è l’esempio più eclatante, nonostante i limiti tecnici, le forte critiche della popolazione di Valletta Valsecchi e le indagini sulla procedura di acquisto dell’area e sui lavori, tira diritto. Anzi propongono un nuovo progetto che potrebbe sventrare i quartieri popolari a sud del centro storico aprendo processi speculativi.
La stessa fiera EXPO 2015 servirà a speculare sulle città, ad utilizzare enormi quantità di soldi
pubblici (90milioni solo per la via dell’acqua) per strutture ad uso privato che nulla hanno a che fare con un’edilizia all’avanguardia che risponda alle necessità di chi vive i territori.
Mentre si trovano questi soldi, si fatica a dare una casa a chi non la ha o a trovare strutture per i rifugiati politici, eppure le agenzie immobiliari controllano il mercato degli affitti grazie alla quantità di palazzi che rimangono vuoti.

E SE TI ACCUSASSERO DI TERRORISMO PERCHÉ PROTESTI PER IL DIRITTO ALLA CITTÁ?

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Privatizzazione

Nel 2011 un incredibile referendum si espresse contro la privatizzazione dell’acqua pubblica.
Fu la prova più lampante di un cedimento culturale del paradigma del “mercato”.
Per anni si è detto che senza “concorrenza” e “mercato” non emergevano le eccellenze, che con il pubblico c’era solo spreco e poco progresso.
Il risultato è che nessun servizio sociale è più garantito: bisogna pagare tasse extra per i materiali scolastici, ticket “svuota-portafoglio” per una visita all’ospedale, abbonamenti sempre più costosi per autobus scassati e sempre meno frequenti.
Dopotutto se “bisogna guardare al profitto” che gliene frega all’ad di Apam se nella frazione di campagna passa (forse) un autobus in tutto il week end?
Allo stesso modo l’acqua pubblica è gestita da “baracconi misti” in cui partiti e privati si dividono i profitti, truccano le gare d’appalto e ristrutturano il servizio a spese dei cittadini.
Con la scusa della necessità di abbassare il livello del debito pubblico, il blocco di potere neoliberista, sta provando a rinforzare il paradigma delle “privatizzazioni” come utili per far cassa.
In questo modo un servizio come le poste (negli anni sempre più “sul mercato” e sempre meno efficiente) è stato svenduto per 4 miliardi di euro. Quindi per ridurre un debito pubblico di oltre 2 mila miliardi si regala (per soli 4 miliardi) una struttura pubblica ai privati.
Paradigmatica è la situazione della Cassa Depositi e Prestiti.
In questa fase in cui non ci sono mai soldi per politiche attive, come l’istituzione di un reddito di cittadinanza, o la ri-pubblicizzazione dei beni comuni con la partecipazione dei cittadini o l’intervento in favore della formazione pubblica, il denaro della cassa di risparmio pubblica per eccelenza, viene impiegato per le speculazioni.
Tra il 2013 e il 2015 ben 23 miliardi di euro pubblici saranno stanziati per rimodernare 350 immobili di proprietà di enti, per venderli poi nel mercato immobiliare. Eppure non si trovano risorse per un piano casa.

E SE TI ACCUSASSERO DI TERRORISMO PERCHÉ VUOI RIPRENDERTI LA CASSA DEPOSITI E PRESTITI?

Ultimi aggiornamenti su Esselunga

esselunga

 

Venerdì scorso, il confronto pubblico promosso dal comitato Valletta Valsecchi nella parrocchia del Gradaro, è stato l’ennesimo episodio di contestazione generalizzata al progetto di Esselunga nell’ex palazzetto dello sport.Intanto emerge il quarto progetto di Victoria srl ( http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2014/02/09/news/il-quarto-progetto-di-esselunga-per-la-viabilita-vicino-a-palazzo-te-1.8633947 ) che riguarda la viabilità dell’accesso sud della città. Casualmente, questo intervento privato di “compensazione pubblica” per la  futura costruzione del supermercato in una zona tanto congestionata dal traffico, va a smembrare una parte di Valletta.

Una speculazione tira l’altra e Esselunga potrebbe essere un primo passo di un lento processo di gentrification in una delle zone ad edilizia popolare della città.

Il report dell’assemblea di venerdì da una compagna di Valletta Valsecchi

Venerdì 7 febbraio presso la sala della parrocchia del Gradaro si è svolta un incontro per discutere del progetto Esselunga.

Organizzata dal presidente del circolo La Rovere, avv. Signorini, ha visto la partecipazione di: Acerbi, consigliere comunale pdl, Bombonati, delegato del comune all’ambiente, Motta, rappresentante del comitato di Valletta Valsecchi, e Cordibella, presidente di Italia Nostra, i primi due pro Victoria srl, i secondi due contro il progetto di Esselunga.

Il dato interessante è che c’è stata una grande partecipazione: erano presenti molti residenti di Valletta, Te Brunetti e Fiera Catena, c’erano vari amministratori comunali in carica e non, e c’erano il gruppo Equal e il gruppo Fiera Catena. I consiglieri comunali Acerbi e Bombonati hanno sostenuto che l’unico modo per risolvere il problema della viabilità di Porta Cerese è accettare la proposta di Victoria srl, la società di Caprotti.

Invece Cordibella e Motta hanno sostenuto le ragioni del no, parlando della difficoltà di reperire documenti sui progetti, delle diverse nefaste opzioni di modifica della viabilità, e del fatto che tutto l’intervento sarebbe molto più dispendioso dei 9,9 milioni di euro preventivati dal gruppo esselunga. In seguito è stato dato spazio al dibattito ma ormai si era fatto tardi e quello che poteva durare tre-quattro ore ed essere un vero confronto tra esponenti di vari gruppi, partiti, amministratori presenti e passati, e semplici cittadini, si è dovuto arrestare.

La maggior parte delle persone presenti era contraria al progetto, ha fatto domande incalzanti e ha provato a elaborare proposte per la viabilita, ha suggerito nuovi utilizzi per la struttura, e ha proposto di aprire un esselunga in qualche market dismesso. La verità è che una soluzione per la viabilità della zona dovrebbe essere trovata ma pensare che Caprotti sia l’unico che possa portarla, mi sembra molto ingenuo; e la maggior parte delle persone presenti lo sapeva bene.

Le forze contrarie al progetto ci sono, la linea da seguire dovrebbe essere quella del confronto tra i vari sostenitori del no ad Esselunga, dell’unione tra varie proposte, che comunque mi sembra abbiano in comune il bene comune e la tutela dell’ambiente, e non il profitto di pochi.

 

#22f NO TAV OVUNQUE: l’unico terrorismo è la speculazione su ambiente ed edilizia

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“Mi sono chiesta qualche volta perchè non accontentarmi del privilegio di cittadinanza, avere quasi di sicuro una casa, qualche figlio, qualche modo di mettere la pagnotta a tavola. Ma quando scopri che la libertà e l’umanità sono un’altra cosa, quando ti accorgi che gli unici motori della politica e dei gruppi di potere sono il privilegio e il saccheggio, è troppo tardi per tornare indietro. Sei entrato in un altro mondo, che è dove sono io adesso.
In questo luogo non c’è spazio per coloro che misurano la propria misura morale su codici e leggi. Buttare in strada chi non paga l’affitto o in un lager chi non ha documenti, produrre scorie nucleari, salvare il capitale e distribuire miseria, militarizzare e devastare territori. Tutto a norma di legge, in democrazia.”

Iniziamo con le parole di Chiara, una de* 4 NoTav arrestat* nell’ inchiesta della procura torinese che accusa di terrorismo una delle tantissime azioni legittime di sabotaggio alla fortezza-cantiere TAV di Chiomonte.
Ora i 4 ragazz* si trovano in isolamento e non hanno alcun contatto con altr* detenut*; in più l’accanimento del binomio dei pm Rinaudo-Padalino non si è fermato qui, da diversi giorni gli hanno bloccato anche i colloqui con amici e familiari.
In Valsusa ed in questi momenti di “crisi” dove lo Stato si sente debole e attaccato risponde con accuse di terrorismo a chiunque si oppone alle loro decisioni.
Gli arresti del 9 Giugno servono ad avvisare tutt* gli oppositori.
In tal senso, la difesa dei compagni arrestati e indagati per “terrorismo” non è solo un atto di doverosa solidarietà, ma è la rivendicazione testarda della lotta e delle sue ragioni.
Sabato 22 febbraio il movimento NoTav ha lanciato una giornata di mobilitazione per tutte quelle realtà che resistono e si battono contro lo spreco delle risorse pubbliche, contro la devastazione del territorio, per il diritto alla casa, per un lavoro dignitoso, sicuro e adeguatamente remunerato. Una giornata nazionale di lotta, territorio per territorio in difesa del diritto naturale e costituzionale di opporsi alle scelte governative che tengono solo conto degli interessi dei potenti, delle lobby, delle banche e delle mafie a danno della popolazione.
Una mobilitazione comune contro il delirante utilizzo delle leggi da parte della procura e della magistratura torinese e in solidarietà ai compagni di lotta incarcerati, ai compagni di lotta già condannati, a quella innumerevole schiera di resistenti che ancora deve affrontare il giudizio per aver difeso i beni comuni e il proprio territorio.
Noi vogliamo riprenderci la possibilità di decisione sulle nostre vite e sui nostri territori, non lasceremo in pace chi ancora oggi porta avanti un “progresso” fatto di cemento e interessi di pochi a danno dell’intera comunità.
Il 22 febbraio e non solo saremo in piazza, per le strade ed ovunque sarà necessario a rivendicare il nostro diritto naturale a riprenderci la possibilità di decidere il nostro futuro!

Anche a Mantova il territorio e le risorse pubbliche sono minacciati da speculazioni e cementificazioni. Il polo industriale chiude e lascia immense aree da bonificare che minacciano il diritto alla salute con depositi di amianto o materiali chimici.
Gli spazi pubblici sono determinati unicamente dagli interessi privati, non solo per l’operazione di abbandono dell’ex palazzetto dello sport e l’intervento di Esselunga sulla viabilità, ma anche la desertificazione nei quartieri popolari. Nonostante tutto lo spreco edilizio agevolato dalle attività speculative, molte persone rimangono senza casa e documenti in una situazione di continua ricattabilità.

Come ti sentiresti se per protestare in difesa del territorio, della salute e dei beni comuni ti accusassero di terrorismo?

Spazio Sociale LaBoje!
dalla parte delle Montagne!

Chiara,Claudio,Nicco,Mattia liber*

PROPONIAMO A COLLETTIVI E ASSOCIAZIONI  DI MANTOVA E PROVINCIA UNA GIORNATA FATTA DI INIZIATIVE SPARSE E DIFFERENZIATE  PER LA CITTÁ CHE SI INCONTRINO POI IN UN LUOGO COMUNE. PRESTO MANDEREMO MAGGIORI INFO.

Passa in senato il ddl Sviluppo e l’ Italia torna al nucleare

Due articoli per informarsi sul disegno di legge passato oggi in senato che di fatto fa tornare l’ atomo in Italia senza rimandare minimamente la decisione ai cittadini che nell’ 87 con un referendum hanno contrastato quel modello energetico con un voto netto.
ARTICOLO MANIFESTO DOPO APPROVAZIONE PARLAMENTO DEL DDL

L’Italia torna a giocare con le centrali nucleari

La Camera approva il ddl «Sviluppo», via libera all’energia atomica
Siete spaventati dai treni che portano gas, scoppiano e distruggono
interi quartieri? Tra qualche anno, se tutto va male, l’Italia sarà
attraversata da carichi di scorie nucleari. Ieri la Camera ha approvato
il ddl «Sviluppo» (235 sì, 205 no e 25 astenuti). Il mega-pacchetto
«anti-crisi» esclude la possibilità di fare class action collettive
contro i crac finanziari, e soprattutto conferma il ritorno al nucleare.
Ora manca un’ultima lettura al Senato che già aveva approvato quasi
tutte gli articoli, per mettere la parola conclusiva sui nuovi piani
energetici dell’italietta atomica.
Il decreto stabilisce che dopo la sua approvazione il governo avrà sei
mesi per predisporre la normativa necessaria, per localizzare i siti su
cui sorgeranno le centrali, decidere i sistemi di stoccaggio e di
deposito dei rifiuti radioattivi. In un paese dove non si sa che farsene
dei rifiuti normali se non lucrarci sopra, non c’è da stare tranquilli.
I siti saranno dichiarati di «interesse strategico nazionale» e quindi
sottoposti a segreto di stato e controllati dai militari. La tipologia
degli impianti sarà decisa dal Cipe. Per costruirli e farli funzionare
basterà un’unica autorizzazione che verrà rilasciata dal ministro dello
Sviluppo economico, d’accordo con i colleghi all’Ambiente e alle
Infrastrutture. Saranno necessarie la valutazione di impatto ambientale
e la valutazione ambientale strategica. Viene istituita una Agenzia per
la sicurezza nucleare, composta da un presidente e quattro membri
nominati dal presidente della Repubblica su proposta del presidente del
consiglio.
In pratica il governo si è fatto approvare un mandato in carta bianca
che gli dà il potere di ribaltare il referendum con cui gli italiani
hanno chiaramente espresso la loro contrarietà all’energia nucleare.
L’esecutivo potrà fare come meglio crede, senza bisogno di consultare il
parlamento, né tanto meno gli enti locali, alla faccia del federalismo.
Esulta il ministro allo Sviluppo economico, Claudio Scajola: «Un
provvedimento storico – dice – che pone rimedio agli storici squilibri
ed ai ritardi del nostro paese: dagli interventi di semplificazione
delle procedure e di potenziamento delle infrastrutture energetiche,
allo sviluppo delle reti rinnovabili e dell’efficienza energetica, fino
al rilancio del nucleare». L’opposizione ha votato contro, tranne l’Udc
che si è astenuta, ma sul nucleare non si fanno barricate: il Pd vota no
solo per motivi di ordine economico e formale, non per convinzione
anti-nuclearista. Più critica l’area Radicale del Pd: «Il provvedimento
– dichiara Elisabetta Zamparutti, membro della commissione ambiente –
impone un nucleare di terza generazione che il confronto laico dei costi
e dei benefici dimostra essere antieconomico».
Le centrali dovrebbero essere cinque, per un investimento iniziale di
almeno 20 miliardi di euro, destinati a lievitare. Infatti non saranno
in funzione prima di un paio di decenni, un fatto che rende la politica
nuclearista del governo ancora più imprevedibile e propagandistica. La
costruzione potrebbe essere affidata ad un’alleanza tra Enel e la
francese Edf, secondo un accordo già stipulato a febbraio tra Berlusconi
e Sarkozy. I siti per ora sono segreti, ma in Italia sono poche le
località adatte ad ospitare una centrale nucleare che richiede grandi
quantità d’acqua (altro bene pubblico destinato a scarseggiare) e che
deve essere lontana da territori pericolosi o sismici. Di fatto possono
essere costruite solo in Puglia, tra Lombardia e Piemonte, in Sardegna o
nell’alto Lazio. Dopo l’approvazione al Senato, le Regioni si erano
ribellate. Nichi Vendola, presidente della Puglia, aveva detto «dovranno
imporcele con i carroarmati». No secco anche dalla governatrice
piemontese Mercedes Bresso, dal presidente del Lazio Claudio Martini e
dalla Toscana, impegnata a produrre il 20% del proprio fabisogno con
energie alternative entro il 2020.
Dopo il referendum dell’87, non siamo ancora riusciti a liberarci delle
vecchie scorie stoccate in luoghi non adatti come a Saluggia o sono
rimaste nelle vecchie centrale. A Caorso (Pc), per esempio, sono state
trasferite in speciali piscine e vengono spedite via treno in siti di
stoccaggio in Francia perchè in Italia non si sa dove metterle. In tutto
il mondo si scommette sulle energie alternative, i Verdi vincono le
elezioni in tutta Europa e Obama investe sulla green economy per uscire
dalla crisi, da noi si gioca ancora con l’atomo.

ARTICOLO REPUBBLICA DOPO PASSAGGIO DI OGGI IN SENATO DEL DDL SVILUPPO

Entro sei mesi il governo deve scrivere le norme per scegliere le nuove
centrali
Azioni comuni dei consumatori, ma non retroattive: resta fuori il caso
Parmalat tornano nucleare e class action
Il Senato approva il ddl sviluppo tornano nucleare e class action

ROMA – Con 154 voti a favore, un voto contrario, un astenuto e il
fallito tentativo di Pd e Idv di far mancare il numero legale lasciando
l’aula, il Senato ha approvato in via definitiva il ddl sviluppo. Il
passaggio più importante del provvedimento diventato legge dopo quattro
letture riguarda il nucleare. Entro 6 mesi dall’entrata in vigore della
legge, il governo deve adottare uno o più decreti legislativi per la
localizzazione sul territorio nazionale degli impianti e dei sistemi di
stoccaggio e deposito dei rifiuti
radioattivi. Altri aspetti chiave del ddl sviluppo sono il ritorno della
class action (anche se non sarà retroattiva ed entrerà in vigore non
prima del gennaio 2010) e il ripristino dei fondi per l’editoria (140
milioni in due anni che vengono coperti con un aumento della Robin
tax).

Ecco nel dettaglio le novità.

NUCLEARE. E’ il punto più controverso e più gravido di conseguenza sul
futuro del Paese. A 22 anni dal referendum che bocciò l’uso dell’energia
atomica, l’Italia si impegna a darsi un impianto legislativo per
riabbracciare il nucleare. Il ddl prevede infatti che entro sei mesi il
governo predisporrà la normativa per per la localizzazione delle
centrali oltre che dei sistemi di stoccaggio e deposito dei rifiuti
radioattivi. Sarà il Cipe a definire le tipologie degli impianti. I siti
potranno essere dichiarati “di interesse strategico nazionale” e quindi
soggetti anche a controllo militare, come già avviene per le discariche
dei rifiuti. A vigilare sulla sicurezza delle nuove centrali, dalla
costruzione, alla gestione e al successivo smaltimento delle scorie sarà
l’Agenzia per la sicurezza nucleare.

Questa parte del provvedimento ha scatenato durissime reazioni e
critiche dal mondo ambientalista e da alcuni amministratori locali di
aree che potrebbero essere interessate dalla costruzioni di nuove
centrali, come il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e quella
del Piemonte Mercedes Bresso.

EFFICIENZA ENERGETICA. Il ddl prevede che il ministro dello Sviluppo
economico predisponga entro il 31 dicembre 2009 un piano straordinario
per l’efficienza ed il risparmio energetico, da trasmettere alla
Commissione europea, preparato con l’apporto
dell’Agenzia nazionale per l’efficienza energetica.

CLASS ACTION. Dopo aver bloccato l’introduzione della possibilità per i
consumatori e gli utenti dei servizi pubblici di fare causa comune in
tribunale (era stata prevista dalla Finanziaria 2008 del governo Prodi),
il ddl riapre ora questa possibilità, ma ne esclude la retroattività,
rendendola quindi impossibile per alcuni degli scandali più dolorosi
degli ultimi anni, come quelli Cirio e Parmalat. Inoltre la nuova
disciplina entrerà in vigore non prima del gennaio 2010.

EDITORIA. Ripristinati 70 milioni di euro per il fondo
per l’editoria per ciascuno degli anni 2009 e 2010. Dunque 140 milioni
di euro in due anni che vengono coperti con l’aumento della Robin tax.

ROBIN TAX. Sale dal 5,5% al 6,5% la maggiorazione
dell’aliquota ordinaria Ires a carico delle aziende petrolifere e
dell’energia elettrica. Le risorse sono destinate al ripristino del
fondo dell’editoria.

ASSICURAZIONI. In arrivo il contratto di durata
poliennale. Lo potrà proporre l’assicuratore al posto di una copertura
di durata annuale a fronte di una riduzione del premio. Scatteranno però
delle penalità nel caso di recesso.

PREZZO BENZINA. Giù il prezzo della benzina nelle Regioni che ospitano
impianti di estrazione. Aumenta infatti dal 7% al 10% l’aliquota di
prodotto che il titolare di ciascuna concessione di coltivazione è
tenuto a corrispondere e contestualmente viene istituito il fondo per la
riduzione del prezzo dei carburanti per i residenti nelle regioni
interessate dall’estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi.

BOLLO AUTO A GAS. Le Regioni possono esentare dal pagamento della tassa
automobilistica per 5 anni le auto e i veicoli commerciali che passano
al Gpl o al metano. Altri punti del ddl riguardano infine le procedure
per operare privatamente nel settore ferroviario, per tutelare il made
in Italy dalle contraffazioni e per introdurre maggiore trasparenza nele
tariffe marittime.

(9 luglio 2009)

di La Boje

Razzismo istituzionale: il governo Berlusconi approva il pacchetto sicurezza

02.07.2009
Stampa articolo
Razzismo istituzionale: il governo Berlusconi approva il pacchetto sicurezza
migranti

L’Aula del Senato ha definitivamente approvato il ddl sulla sicurezza, che da oggi diviene quindi legge dello Stato. I voti favorevoli sono stati 157, quelli contrari 124 e 3 gli astenuti. Hanno votato a favore PdL, Lega Nord e MpA. Contro si sono espressi Pd, Italia dei Valori e Udc. La maggioranza esulta (Lega in testa), l’opposizione borbotta nonostante sia pesante la responsabilità e contiguità politica avuta nell’implementazione di un discorso e clima razzista e discriminatorio che oggi si esplicita per legge.

02.07.2009
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Razzismo istituzionale: il governo Berlusconi approva il pacchetto sicurezza
migranti

L’Aula del Senato ha definitivamente approvato il ddl sulla sicurezza, che da oggi diviene quindi legge dello Stato. I voti favorevoli sono stati 157, quelli contrari 124 e 3 gli astenuti. Hanno votato a favore PdL, Lega Nord e MpA. Contro si sono espressi Pd, Italia dei Valori e Udc. La maggioranza esulta (Lega in testa), l’opposizione borbotta nonostante sia pesante la responsabilità e contiguità politica avuta nell’implementazione di un discorso e clima razzista e discriminatorio che oggi si esplicita per legge.

Nonostante l’ostinatezza del governo Berlusconi sul tema negli ultimi mesi forte e diffusa è stata la mobilitazione contro il pacchetto sicurezza, che hanno visto migliaia di migranti scendere in piazza con tutta la loro voglia di essere protagonisti della loro vita, figure professionali prendere posizione contro le devianze imposte al loro lavoro, tantissime persone protestare contro le politiche securitarie del governo Berlusconi. Mobilitazioni che si sono battute contro il pacchetto sicurezza ma che sono state capaci di allargare lo sguardo ed inquadrare e cogliere anche la necessità di combattere tutte quelle battaglie affini alla questione sicurezza: contro le detenzioni nei Cie e i respingimenti in mare, per il diritto a casa lavoro e residenza per profughi e migranti, contro il dogma della sicurezza e per libertà e diritti per tutt*.
Pubblichiamo di seguito stralci di un approfondimento pubblicato sulla rivista cartacea di Carta (numero 23) a firma di Fulvio Vassallo Paleologo, docente dell’università di Palermo oltre che membro dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione. [www.carta.org]

Un diritto penale speciale
Si stanno costituendo le condizioni per un processo penale speciale per i migranti. Ed è già definito il quadro di un nuovo diritto penale speciale. che non si limita agli immigrati, ma coinvolge tutti i cittadini, con il ricorso alla sanzione penale totalmente rimessa alla discrezionalità amministrativa per sanzionare i comportamenti più frequenti nelle situazioni di conflitto sociale. Va in questa direzione la reintroduzione del reato di oltraggio a pubblico ufficiale, che costituirà in futuro un arma potentissima in mano alla polizia per mettere sotto processo qualsiasi persona, migrante o cittadino, che abbia comportamenti qualificati discrezionalmente come offensivi per l’autorità. Un passaggio decisivo dallo stato di diritto allo stato di polizia.

Il reato di clandestinità
L’introduzione del reato di immigrazione clandestina, seppure sanzionato da una pena pecuniaria, costituisce una rilevante rottura del principio di eguaglianza affermato dall’art. 3 della Costituzione dato che coloro che si troveranno in una condizione di irregolarità non potranno fare valere in giudizio i propri diritti e i propri interessi legittimi come previsto dall’art. 24 della Costituzione, che riguarda tutti gli esseri umani e non soltanto i cittadini.

Detenzione amministrativa ed espulsione
Il prolungamento dei tempi della detenzione amministrativa fino a sei mesi viola la riserva di giurisdizione stabilita dall’art. 13 della Costituzione poiché snatura la funzione dell’internamento nei Centro di identificazione ed espulsione [Cie], misura non più finalizzata all’esecuzione delle misure di allontanamento forzato, ma vera sanzione per una condizione soggettiva di irregolarità, applicabile, anche con successivi internamenti, nei confronti di chi non ha commesso alcun reato. La sanzione del reato di immigrazione clandestina consentirà inoltre alle autorità di polizia di detenere e allontanare dal territorio i migranti privi del permesso di soggiorno senza applicare le garanzie procedurali [a partire dal diritto di difesa] previste dalla direttiva comunitaria sui rimpatri, che stabilisce la priorità dei rimpatri volontari e limita i casi di detenzione amministrativa alle ipotesi nelle quali non siano possibili altre forme di limitazione della libertà di circolazione.

La denuncia del lavoro nero
L’introduzione del reato di immigrazione clandestina comporterà anche uno stravolgimento di quanto previsto dall’art. 2 del Testo Unico sull’immigrazione che riconosce a tutti, quale che sia la loro condizione di soggiorno, i diritti fondamentali della persona. La certezza dell’allontanamento forzato, a seguito della scoperta della condizione di irregolarità, potrà impedire anche le già modeste possibilità di denuncia dei caporali e dei datori di lavoro in nero, limitando l’accesso alle misure di protezione sociale previste dall’art. 18 del Testo Unico sull’immigrazione n.286 del 1998, sempre più rimesso alla discrezionalità delle autorità di polizia.

Il diritto d’asilo negato
Il reato di immigrazione clandestina costituirà un ulteriore ostacolo per l’accesso alle procedure di protezione internazionale e permetterà, in caso di diniego sulla prima istanza, un allontanamento forzato verso paesi che non rispettano i diritti fondamentali della persona. In contrasto con quanto previsto dalle convenzioni internazionali e dalle direttive comunitarie, si introduce come regola la detenzione amministrativa dei richiedenti asilo costretti all’ingresso irregolare dalla mancanza di qualsiasi possibilità di ingresso legale.

La salute e la scuola
Con l’entrata in vigore delle norme che inaspriscono le sanzioni penali per gli immigrati privi di permesso di soggiorno non sarà possibile neppure riconoscere un figlio, avere accesso alle cure mediche senza il rischio di essere espulsi, rivendicare la retribuzione per il lavoro prestato. Diventerà impossibile per i figli di immigrati irregolari completare i corsi di studio oltre la scuola dell’obbligo. Le nuove norme consegnano i migranti irregolari a una condizione di sfruttamento servile che si sta estendendo rapidamente. Il disegno di legge sulla sicurezza cancella gli orientamenti giurisprudenziali che avevano escluso la sanzionabilità penale degli immigrati irregolari che dopo l’ordine di allontanamento si erano trattenuti nel territorio nazionale per un «giustificato motivo», come la mancanza di documenti, o di mezzi economici per fare rientro nel paese di origine.

Il permesso di soggiorno «a punti»
La previsione di un permesso di soggiorno «a punti» che i migranti regolari possono perdere sulla base di valutazioni discrezionali delle autorità di polizia, in caso di mancato rispetto del cosiddetto «accordo di integrazione», viola l’articolo 10 della Costituzione, che afferma il principio secondo cui spetta alla legge la definizione della condizione giuridica dello straniero. Tutti gli immigrati, anche quelli regolari, diventano così «ostaggio» delle autorità di polizia.

di Spazio Sociale La Boje

Golpe in Honduras. Il presidente legittimo protetto dall’Alba non si arrende

I golpisti hanno imposto Roberto Micheletti, presidente del Congresso, quale capo di Stato al posto del destituito Zelaya. Che grida vendetta

Golpe in Honduras. Il presidente legittimo protetto dall’Alba non si arrende

Con l’arrivo del presidente legittimo dell’Honduras, Manuel Zelaya, in Nicaragua, è iniziata questa notte la riunione straordinaria dell’Alba, convocata dopo il golpe orchestrato dalla Corte Suprema e effettuato dall’esercito che ha costretto Zelaya a rifugiarsi all’estero e ha imposto quale capo di stato Roberto Micheletti. La ragione sarebbe evitare il referendum previsto per ieri che avrebbe portato a un’assemblea costituente che avrebbe profondamente cambiato il paese. Ma la Corte Suprema si giustifica: Zelaya voleva far sì di venire rieletto per la seconda volta, per questo doveva essere destituito. I capi di stato presenti al summit, intanti, hanno ratificato il loro impegno per la democrazia e lo stato di diritto.
“sono vivo per grazia di Dio”, ha dichiarato Zelaya, raccontando l’assalto alla casa presidenziale ieri mattina da a parte di alcuni militari golpisti, che lo hanno condotto in Costa Rica.

Alle 5.30 locali di domenica (11.30 GMT) circa ottocento soldati armati fino ai denti hanno fatto irruzione in casa. “Se avete l’ordine di sparare, sparate – ha gridato a quel punto il presidente – perché ciò che state facendo oggi è un offesa per il popolo”.
“Ho tutta l’autorità morale per e tutto l’appoggio internazizonale, dell’Organizzazione degli Stati americani e tutto il diritto costituzionale” di riprendere il potere in Honduras, ha quindi precisato davanti all’assemblea degli Stati dell’Alba il presidente hondureno, spiegando che appena l’Alba lo deciderà, lui sarà pronto a riprendersi le redini del paese. “Qui c’è un solo presidente e sta davanti a voi”, ha esclamato, accusando alcune cupole militari del colpo di stato, precisando “i soldati sono del popolo”.
Quindi Zelaya ha voluto ringraziare il presidente Daniel Ortega per l’invito al summit straordinario dell’Alba e l’intera comunità internazionale per la solidarietà, che ha mostrato il netto rifiuto del governo di Roberto MIcheletti.
“Siamo riuniti stanotte di fronte alla tragedia di un popolo fraterno, il popolo dell’Honduras. Siamo convinti che gli honduregni e le nazioni latinoamericane non vogliono che si tinga con il sangue dei fratelli la patria di Morazan”, ha quindi dichiarato Ortega. Intanto Hugo Chavez, che da subito si è schierato in difesa del presidente democraticamente eletto, minacciando persino un intervento militare contro i golpisti, ha aggiunto “questo golpe è destinato al fallimento”. Ha quindi invitato i popoli di tutto il continente americano a non limitarsi a condannare le zioni avvenute in Honduras, ma a esprimere la loro solidarietà alla nazione e a Zelaya. “Il Venezuela è pronto a dare una lezioni agli oligarchi” che hanno orchestrato il colpo di stato, ha sottolineato.
Anche il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, ha voluto intervenire in favore di Zelaya, invitando, sulla scia di Chavez, il popolo dell’Honduras a reagire contro “queste cupole di corrotti” che si sono unite per mettere a segno il golpe: “Liberate definitivamente il paese”, ha detto. Quindi ha aggiunto: “Il presidente del Parlamento Roberto Micheletti (che ha preso il posto di Zelaya per manu militari) si sta mettendo in ridicolo con il mondo intero”. Poi una rassicurazione al presidente legittimo: “Tu trionferai”, e ancora “questi codardi devono essere sanzionati, per evitare l’impunità”.

Dalle primissime ore della mattina la capitale dell’Honduras, Tegucigalpa, è sorvolata da elicotteri e aerei militari, mentre gran parte della città sta soffrendo interruzioni di energia elettrica e delle comunicazioni.
I canali di televisione e radio sono stati totalmente posti sotto silenzio per ore, dietro ordine del presidente golpista Roberto Micheletti. Questo non ha comunque impedito che centinaia di seguaci del presidente legittimo, Zelaya, si riunissero davanti al palazzo presidenziale, circondata da un impenetrabile cordone militare, per esigere il ritorno del capo di stato. Numerosi gli striscioni con gli slogan “militari golpisti”.

di Internazionalista

Brevi da Verona

Verona: Nicola Tommasoli, scarcerati tutti ·

Verona, aggredito capo della Procura Sospetti su gruppi di estrema destra ·

VERONA Ai domiciliari anche il quinto degli imputati
Tommasoli, scarcerati tutti
Due le udienze, tenute ieri mattina al tribunale di Verona, che riguardano i più gravi fatti di violenza di stampo neofascista accaduti nell\\\’ultimo anno in città, l\\\’omicidio di Nicola Tommasoli, morto il 5 maggio dello scorso anno dopo cinque giorni di coma, e l\\\’aggressione di piazza Viviani, vittime una ragazza trentenne e alcuni suoi amici, avvenuta nel gennaio di quest\\\’anno. Rimandata al 26 giugno l\\\’udienza per il pestaggio di piazza Viviani, sette i rinviati a giudizio con l\\\’accusa di lesioni aggravate dalla premeditazione e dalla violazione della legge Mancino.
L\\\’udienza del processo Tommasoli, invece, che avrebbe dovuto essere dedicata alla relazione dei periti designati dalla Corte d\\\’Assise, Carlo Torre e Guido Stura, ha riguardato in sostanza la posizione di uno dei cinque imputati, Guglielmo Corsi. Fino a ieri Corsi era in carcere con Nicolò Veneri, mentre gli altri tre imputati, Andrea Vesentini, Raffaele Dalle Donne e Federico Perini sono agli arresti domiciliari. Ieri la Corte, nonostante il parere sfavorevole del pm, ha concesso i domiciliari anche a Corsi. Resta in carcere solo Veneri, indicato come colui che avrebbe assestato il calcio fatale a Tommasoli già a terra. La Corte inoltre ha disposto il dissequestro dei terreni intestati a Corsi e alle sorelle, accettando un deposito cauzionale di 180.000 euro. Il processo riprenderà il 23 giugno con le attese relazioni dei periti nominati dalla Corte.

http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/argomenti/numero…1134/

Mario Giulio Schinaia stava rincasando nella serata di ieri dopo una festa in parrocchia quando si è accorto di essere seguito da alcuni ragazzi. Uno lo ha colpito con una bottiglia
Verona, aggredito capo della Procura
Sospetti su gruppi di estrema destra
Il magistrato: \\\”Le nostre inchieste hanno dato fastidio a qualche fazione di giovani violenti\\\”

Mario Giulio Schinaia, procuratore capo di Verona
VERONA – Prima l\\\’aggressione verbale, poi quella fisica. Il procuratore di Verona, Mario Giulio Schinaia, è stato picchiato ieri sera da un gruppo di giovani mentre rientrava a casa. La Digos sta svolgendo indagini a tutto campo per far luce sull\\\’accaduto. Una delle piste sembra comunque indirizzarsi verso i gruppi violenti dell\\\’estrema destra. Va ricordato, tra l\\\’altro, che, poco più di un anno fa, il 5 maggio 2008, a Verona venne ucciso di botte un giovane di 29 anni, Nicola Tommasoli. I colpevoli, cinque ragazzi legati all\\\’ambiente della violenza di estrema destra, sono stati arrestati grazie anche al lavoro della Procura.

Schinaia, dopo aver partecipato ad una festa parrocchiale, stava andando a prendere la sua auto per far ritorno a casa quando si è accorto di essere seguito da un gruppo di giovani che tra loro parlavano ad alta voce usando parolacce. Poi, improvvisamente uno dei ragazzi si è staccato dal gruppo, ha raggiunto il magistrato e lo ha colpito alle spalle con una bottiglia vuota facendolo cadere a terra e coprendolo di insulti e frasi offensive. Il procuratore ha fatto ricorso alle cure mediche, ma ha già annunciato che domani sarà al lavoro nel suo ufficio.

Il magistrato si è detto molto amareggiato perché \\\”la violenza andrebbe da tutti condannata senza se e senza ma\\\”, aggiungendo che \\\”sarebbe bello se i giovani capissero che bisogna usare le parole e non la violenza per farsi capire, per manifestare le proprie opinioni\\\”.

Sulla dinamica dell\\\’aggressione Schinaia, al momento, ha detto di non essere in grado di riconoscere chi l\\\’ha colpito, ma è convinto che le inchieste della Procura scaligera devono aver dato fastidio \\\”a qualche gruppo di giovani che usa la violenza\\\” e che solo \\\”menti pigre\\\” rischiano di non accorgersi di questa realtà\\\”. Da tempo, infatti, i magistrati veronesi stanno indagando, tra l\\\’altro, su gruppuscoli in qualche mondo riconducibili all\\\’estrema destra radicati in città.

Schinaia ha aggiunto che \\\”un fatto del genere non è mai successo a Verona\\\”; è tragica l\\\’idea \\\”che un ragazzo colpisca alle spalle. E\\\’ un atto vigliacco\\\”.

Per il sindaco scaligero, Flavio Tosi, l\\\’aggressione di Schinaia è stato \\\”un atto di violenza brutale, vile e inqualificabile, tanto più grave in quanto rivolto contro una persona che rappresenta una delle più alte autorità dello Stato a Verona\\\”. \\\”Chi aggredisce il procuratore della Repubblica – ha sottolineato Tosi – aggredisce lo Stato e quindi tutti noi\\\”. Parole di solidarietà sono state inviate a Schinaia anche dal Pd con Federica Mogherini, membro della segreteria nazionale, che ha detto che l\\\’aggressione \\\”trova sponda e legittimazione in atteggiamenti e parole di odio cui troppo spesso alcune forze politiche ricorrono\\\”.

Anche il ministro per le Politiche agricole, Luca Zaia, ha voluto esprimere solidarietà al procuratore capo di Verona: \\\”Condanno con fermezza questo episodio di violenza – ha detto il ministro – realizzato da chi vuole macchiare e avvelenare con l\\\’odio il rapporto tra le istituzioni e i cittadini\\\”.

(2 giugno 2009)

http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/cronaca/aggred….html

di Antifa

Castiglione – il Flop della Lega [1]

CASTIGLIONE – IL FLOP DELLA LEGA
Comizio con ospite d’onore, il sen. Borghezio, contro l’apertura del centro culturale gestito dalla comunità islamica.

di Luca Cremonesi

Quello di domenica 31 maggio è stato un vero buco nell’acqua per la locale sezione della Lega Nord. Armata fino ai denti con retorica e chiacchiera da bar, schierati due senatori della Repubblica (Borghezio super star e Aderenti, che apprendiamo dai giornali esser stata insultata da un migrante! chi semina tempesta!), locandine, volantini, gazebo preparatori, campagna stampa vergognosa, lettere ai vari giornali, utilizzo delle moderne tecnologie (blog e mailing list per chiamare a raccolta le forze), il tutto per raccogliere, come dimostra la foto, scattata circa quaranta minuti dopo l’inizio del Comizio, si e no una ventina di persone, se escludiamo, ovviamente, gli iscritti al partito coinvolti, loro malgrado, nella faccenda. La logica del sole e del week and lungo è più forte della paura, della rabbia e del razzismo nostrano di matrice padana. Il flop, dunque, si è consumato sotto gli occhi di tutti e le immagini, che pubblichiamo in esclusiva, lo testimoniano. Claudio Morselli, che ion questi mesi come presidente di Castiglione Alegre – Laboratorio di Democrazia Partecipata, ha lavorato al fine di creare le premesse per un’integrazione, collaborando con i membri della comunità islamica e coordinando le varie componenti della società civile che si sono attivate in nome dell’integrazione (si vedano anche i nostri contributi su queste pagine), ci ha dichiarato al termine del Comizio: “Ho notato che il comizio della Lega Nord di domenica scorsa a Castiglione è stato totalmente disertato (e sottolineo il “totalmente”) dalla cittadinanza, e non solo castiglionese. Solo poche decine di persone hanno partecipato alla provocazione leghista contro la comunità musulmana di Castiglione delle Stiviere. Tra questi: i dirigenti e gli attivisti locali, i candidati sindaci e, naturalmente, come annunciato, i “big” nazionali del partito. Come si spiega questo clamoroso flop di partecipazione? Il candidato Enzo Fozzato ha affermato dal palco che il tour elettorale della Lega ha ottenuto ovunque un grande successo di partecipazione e che “dove prima c’erano 10 persone ad ascoltarci, ora abbiamo trovato 100-150 persone”. Come mai a Castiglione, invece, è successo il contrario? Come mai, nonostante l’annunciata presenza dei vari Borghezio, Gibelli, Tosi, Fava e Aderenti, i cittadini castiglionesi e dell’alto mantovano hanno declinato l’invito della Lega? Non è che, forse, i leghisti castiglionesi raccontano frottole quando esaltano la grande adesione alla loro campagna razzista contro i musulmani? Vuoi vedere che alla stragrande maggioranza dei cittadini castiglionesi, anche quelli che votano Lega, non gliene frega niente della polemica contro i musulmani? E vuoi vedere che, magari, i cittadini castiglionesi sono pure contrari a queste forme di inciviltà e preferirebbero che si affrontassero i problemi veri con i quali le famiglie devono fare i conti tutti i giorni?”.

di em@

Castiglione – il Flop della Lega [2]

dalla civetta.info

CASTIGLIONE – IL FLOP DELLA LEGA
Comizio con ospite d’onore, il sen. Borghezio, contro l’apertura del centro culturale gestito dalla comunità islamica.

di Luca Cremonesi

Quello di domenica 31 maggio è stato un vero buco nell’acqua per la locale sezione della Lega Nord. Armata fino ai denti con retorica e chiacchiera da bar, schierati due senatori della Repubblica (Borghezio super star e Aderenti, che apprendiamo dai giornali esser stata insultata da un migrante! chi semina tempesta!), locandine, volantini, gazebo preparatori, campagna stampa vergognosa, lettere ai vari giornali, utilizzo delle moderne tecnologie (blog e mailing list per chiamare a raccolta le forze), il tutto per raccogliere, come dimostra la foto, scattata circa quaranta minuti dopo l’inizio del Comizio, si e no una ventina di persone, se escludiamo, ovviamente, gli iscritti al partito coinvolti, loro malgrado, nella faccenda. La logica del sole e del week and lungo è più forte della paura, della rabbia e del razzismo nostrano di matrice padana. Il flop, dunque, si è consumato sotto gli occhi di tutti e le immagini, che pubblichiamo in esclusiva, lo testimoniano. Claudio Morselli, che ion questi mesi come presidente di Castiglione Alegre – Laboratorio di Democrazia Partecipata, ha lavorato al fine di creare le premesse per un’integrazione, collaborando con i membri della comunità islamica e coordinando le varie componenti della società civile che si sono attivate in nome dell’integrazione (si vedano anche i nostri contributi su queste pagine), ci ha dichiarato al termine del Comizio: “Ho notato che il comizio della Lega Nord di domenica scorsa a Castiglione è stato totalmente disertato (e sottolineo il “totalmente”) dalla cittadinanza, e non solo castiglionese. Solo poche decine di persone hanno partecipato alla provocazione leghista contro la comunità musulmana di Castiglione delle Stiviere. Tra questi: i dirigenti e gli attivisti locali, i candidati sindaci e, naturalmente, come annunciato, i “big” nazionali del partito. Come si spiega questo clamoroso flop di partecipazione? Il candidato Enzo Fozzato ha affermato dal palco che il tour elettorale della Lega ha ottenuto ovunque un grande successo di partecipazione e che “dove prima c’erano 10 persone ad ascoltarci, ora abbiamo trovato 100-150 persone”. Come mai a Castiglione, invece, è successo il contrario? Come mai, nonostante l’annunciata presenza dei vari Borghezio, Gibelli, Tosi, Fava e Aderenti, i cittadini castiglionesi e dell’alto mantovano hanno declinato l’invito della Lega? Non è che, forse, i leghisti castiglionesi raccontano frottole quando esaltano la grande adesione alla loro campagna razzista contro i musulmani? Vuoi vedere che alla stragrande maggioranza dei cittadini castiglionesi, anche quelli che votano Lega, non gliene frega niente della polemica contro i musulmani? E vuoi vedere che, magari, i cittadini castiglionesi sono pure contrari a queste forme di inciviltà e preferirebbero che si affrontassero i problemi veri con i quali le famiglie devono fare i conti tutti i giorni?”.

di em@