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	<title>articolozero &#187; Repost</title>
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		<title>No dal molin, yes we can</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jul 2009 21:28:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Manifestazione a Vicenza
&#8211; di Gabriele Polo, da Il manifesto
Vicenza è viva. I No Dal Molin hanno vinto la loro scommessa, contro tutti. Contro i 1.500 poliziotti e carabinieri che hanno dato allo Stato il volto dell&#8217;assedio, contro le autorità che avevano autorizzato il corteo per poi cercarlo di renderlo impossibile, contro il vuoto e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_37" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><img class="size-full wp-image-37" title="Vicenza-09" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2009/08/vice4l.jpg" alt="Manifestazione a Vicenza" width="250" height="163" /><p class="wp-caption-text">Manifestazione a Vicenza</p></div>
<p style="text-align: right;"><em>&#8211; di Gabriele Polo, da Il manifesto</em></p>
<p style="text-align: left;">Vicenza è viva. I No Dal Molin hanno vinto la loro scommessa, contro tutti. Contro i 1.500 poliziotti e carabinieri che hanno dato allo Stato il volto dell&#8217;assedio, contro le autorità che avevano autorizzato il corteo per poi cercarlo di renderlo impossibile, contro il vuoto e la scarsa attenzione della «grande» politica che si arrampica sull&#8217;ideologia del «ritorno al territorio» per poi ignorarlo nelle difficili pratiche. La «giornata dell&#8217;indipendenza» che ieri ha aperto il ciclo di manifestazioni contro il G8 è diventata una chiamata a raccolta delle tante resistenze che attraversano il paese, ormai tutte prive (o quasi) di rappresentanza politica. Diecimila persone sono partite in corteo in un&#8217;afosa periferia vicentina, hanno costeggiato l&#8217;aeroporto militarizzato, sono state bloccate su un ponte dalle cariche del battaglione Tuscania, si sono fermate per un po&#8217; e poi hanno ripreso la loro marcia.</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-491"></span></p>
<p style="text-align: left;">Non si sono spaventate, sono «passate», lanciando così un messaggio di tranquilla forza. Il mittente non è tanto il governo italiano &#8211; che forse non merita nemmeno questo &#8211; ma sono i grandi del mondo in arrivo a L&#8217;Aquila.<br />
Tra essi Barack Obama, cui il presidio No Dal Molin ha inviato nei giorni scorsi una lettera rimasta per ora senza risposta. Chissà se il presidente Usa vorrà ora spiegare come si conciliano i princìpi che enuncia con la costruzione di una base imposta a un&#8217;intera popolazione.<br />
Il 4 luglio di Vicenza era iniziato già da qualche giorno. Il Comitato No Dal Molin aveva esplicitato l&#8217;intenzione di «fare il massimo possibile», in altri termini di entrare nella base. Segnale raccolto dalle forze dell&#8217;ordine che fin dalla sera del 3 luglio hanno occupato l&#8217;intera zona: due minuti di sosta sulla strada comunale ai bordi dell&#8217;aeroporto e arrivava la volante dei carabinieri. Poi, dalla mattina di ieri, polizia e carabinieri hanno messo in stato d&#8217;assedio tutta la zona, blindando tutto il percorso del corteo e predisponendo un massiccio «filtro» su strade e autostrade. Al punto da bloccare automobili e pullman &#8211; in un caso fin dentro la festa padovana di Radio Sherwood &#8211; mettendo in discussione la libertà di movimento e rallentando il flusso dei manifestanti verso il concentramento di Rettorgole.<br />
Tutta la giornata si è svolta in questo clima d&#8217;intimidazione: il messaggio più esplicito era quello rappresentato da centinaia di uomini in tenuta antisommossa sul ciglio della strada, con il continuo rischio di «contatti» dagli esiti imprevedibili. Dietro lo striscione d&#8217;apertura &#8211; «No Dal Molin, yes we can» &#8211; centinaia di famiglie vicentine, tantissime donne e bambini, e poi le rappresentanze dei loro ormai storici alleati, i No-Tav della Val di Susa, i No-Mose veneziani, i No-Ponte siciliani, la delegazione dell&#8217;Abruzzo Social Forum. Ma, soprattutto, un lungo serpentone di donne e uomini con alle spalle tutte le battaglie pacifiste di questi anni. Mescolate tra la folla, qualche bandiera di Legambiente, Sinistra Critica, Prc, Sinistra e libertà, Pdci, Arci, Fiom. Un fluire disordinato e colorato, bianco e rosso, mentre al di là del recinto militare incombeva il blu scuro dei carabinieri.<br />
Sono bastate poche centinaia di metri, il tempo di raggiungere la strada che passa davanti all&#8217;ingresso del Dal Molin, e i nodi sono venuti al pettine. Gli organizzatori hanno chiesto a più riprese che i tantissimi militari e blindati schierati lungo il percorso venissero ritirati all&#8217;interno della base, come recitavano gli accordi con la questura. Richiesta respinta. Così, su un piccolo ponte, un velo di scudi di plastica sostenuto da un centinaio di ragazzi del Presidio permanente ha tentato di spingere indietro i militari del Tuscania, allontanandoli dal corpo del corteo in arrivo. La carica è partita immediatamente, i caschi da motociclista hanno evitato il peggio alle teste dei manifestanti, un paio di lacrimogeni urticanti hanno reso la respirazione difficile un po&#8217; a tutti. Il corteo si è bloccato, e mentre il ponte restava «in mano nemica», è iniziata un&#8217;assemblea presso il Presidio permanente, aspettando le prossime mosse dei militari. Nel frattempo, qualche decina di metri più indietro, un piccolo ponte di barche ha permesso a una decina di pacifisti di attraversare il canale e piantare una bandiera arcobaleno a ridosso del recinto della base e di fronte a un gruppo di agitatissimi carabinieri. Che non hanno gradito.<br />
Incassata la carica, la manifestazione non si è dispersa: «Siamo venuti fin qui e il corteo lo vogliamo fare tutto», era la frase più ripetuta. E, constatato che i 10.000 di Vicenza non si erano fatti vincere dalla paura, i comandanti di piazza hanno deciso di far indietreggiare di qualche metro le loro truppe. Per gli organizzatori del no Dal Molin quella era già una vittoria. Riposti i propositi di entrare in massa dentro la base per «riprendersi» la loro terra, visto che un velo di plastica e qualche casco poco possono di fronte ai blindati del Tuscania, la decisione è stata quella di concludere la manifestazione sul percorso concordato con la questura. Anche a costo di pagare un altro costo finale, nei pullman bloccati a lungo dalle forze dell&#8217;ordine. Giusto per lanciare un ulteriore messaggio di controllo.<br />
A otto anni da Genova, un movimento più piccolo per dimensioni e che vive di tante vertenze locali o settoriali, che si sente molto distante dalla rappresentanza politica e pretende di praticare la «propria» democrazia, non poteva (probabilmente non voleva) fare di più. Ora il testimone passa alle mobilitazione della prossima settimana, a partire dalla fiaccolata di domani notte, passando per i tanti messaggi che verranno lanciati ai «grandi» in Abruzzo e a Roma, fino alla manifestazione del 10 luglio a l&#8217;Aquila. Non tutti andranno ovunque e le forme della protesta contro il G8 saranno diverse e anche «divise». Ma, intanto, i No Dal Molin incassano la riuscita di una giornata che si presentava molto difficile. Ieri, almeno ieri, Vicenza ha vinto.</p>
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		<title>L&#8217;Onda tedesca sfida l&#8217;estate</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2009 00:08:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucha</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Scuola e Università]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8211; da Il manifesto
Mobilitazioni e scioperi. «No al turboginnasio e all&#8217;eccellenza universitaria» Manifestazioni oceaniche per dire contro il «processo di Bologna». Più di 200mila studenti universitari e medi in piazza in 70 città tedesche.I cortei di ieri sono stati il momento più visibile di una settimana di mobilitazione, cominciata lunedì con assemblee nelle facoltà universitarie, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>&#8211; da Il manifesto</em></p>
<p>Mobilitazioni e scioperi. «No al turboginnasio e all&#8217;eccellenza universitaria» Manifestazioni oceaniche per dire contro il «processo di Bologna». Più di 200mila studenti universitari e medi in piazza in 70 città tedesche.I cortei di ieri sono stati il momento più visibile di una settimana di mobilitazione, cominciata lunedì con assemblee nelle facoltà universitarie, e che si chiuderà venerdì con diverse &#8220;azioni&#8221; locali. Da settimane si andava preparando questo Bildungstreik 2009, uno sciopero di tutta l&#8217;istruzione pubblica.<br />
Questo settore in Germania è di competenza dei Länder, ogni regione ha i suoi problemi particolari, e la prima sfida era mettere in piedi un coordinamento federale. Ci si è riusciti, con una piattaforma condivisa da centinaia di &#8220;comitati d&#8217;azione&#8221; locali, gruppi e gruppuscoli della sinistra, le organizzazioni studentesche e giovanili dei socialisti e dei verdi, perfino qualche gruppo locale di giovani socialdemocratici, i globalcritici di attac. E col sostegno del sindacato della scuola Gew.</p>
<p>Non si tratta solo di chiedere più finanziamenti per la pubblica istruzione. Oggetto di critica sono le strutture dell&#8217;apprendimento, come si sono andate trasformando negli ultimi anni. Gli universitari non ne vogliono più sapere del &#8220;processo di Bologna&#8221;, con la diffusione generalizzata di corsi triennali che dovrebbero preparare direttamente alle professioni con un titolo di bachelor. «Con questi corsi &#8211; ci diceva ieri ai margini del corteo berlinese Kevin, uno studente di sociologia &#8211; l&#8217;università diventa un prolungamento del liceo, con obbligo di frequenza e moduli curricolari predeterminati. Non c&#8217;è più tempo per guardarsi intorno, di capire il perché e il per come, di approfondire». «Studiamo come polli in batteria, capita di avere lezioni con 400 studenti, l&#8217;anonimità è garantita, ci chiedono solo di funzionare», gli fa eco Markus. «Bachelor? Tenete chiuso il becco e disinserite il cervello», recitava uno striscione sulla stessa lunghezza d&#8217;onda di Kevin e Markus.</p>
<p>Gli studenti medi sono invece esasperati per il G8, sigla che non sta per il gruppo degli stati più ricchi, ma per «ginnasio in otto anni». Tradizionalmente in Germania la scuola durava 13 anni dalla prima elementare alla maturità, come in Italia anche se con una scansione diversa: quattro anni di elementari e nove di ginnasio. Negli anni scorsi, un po&#8217; alla volta e con cadenze diverse regione per regione, si è deciso di taglia via un anno di ginnasio. Quel che prima si imparava in nove anni lo si deve ora apprendere in otto, con orari settimanali più lunghi, meno insegnanti, classi fino a 32 allievi (a Berlino). Stress e frustrazione sono garantiti. Recentemente il governo ha stanziato dei fondi aggiuntivi per l&#8217;edilizia scolastica, tra i programmi di investimento &#8220;anticiclici&#8221; a sostegno della congiuntura, ma per assumere nuovi insegnanti soldi non ci sono.</p>
<p>Quanto alle università, i Länder democristiani hanno introdotto tasse di frequenza salate, in genere di 500 euro a semestre. I fondi federali sono destinati soprattutto allo sviluppo di centri universitari d&#8217;eccellenza, mentre all&#8217;università di massa &#8220;bachelorizzata&#8221; vanno solo briciole. Siccome docenti e strutture non bastano, quasi tutte le facolta limitano le iscrizioni col numero chiuso. Decisivo per entrare è il voto di maturità, e questa circostanza porta a rendere ossessiva l&#8217;importanza dei voti nei ginnasi. E perfino nella scuola elementare, perché, in mancanza di una media unificata come in Italia, già a 10 anni i ragazzi vengono divisi tra quanti andranno alle professionali, alle scuole tecniche o ai ginnasi.</p>
<p>I motivi per protestare contro questo sistema classista e iperburocratico davvero non mancano. All&#8217;appuntamento ieri mattina davanti al municipio di Berlino c&#8217;erano forse 40mila studenti. Molti i ragazzi venuti dai ginnasi, anche se spesso i presidi li avevano minacciati di non giustificare le assenze. «Siamo qui e strilliamo forte, perché ci rubano la cultura», lo slogan più gridato. Oppure, in riferimento alle tasse: «Cultura per tutti, e gratis». In alternativa, visto che tutto il sistema favorisce i rampolli della borghesia, «genitori ricchi per tutti». Forte l&#8217;avversione per il coccolamento delle elites: «Siamo tutti studenti d&#8217;eccellenza». E una gran voglia di contare di più: «Come vivere e studiare, lo decidiamo noi».</p>
<p>200.000 in 70 città tedesche. In tanti hanno manifestato ieri in Germania. Solo a Berlino, secondo gli organizzatori, il corteo pacifico contava 27mila persone La protesta dilagata ieri in Germania ha unito studenti medi e universitari, una folla di persone dai 14 ai 40 anni, con l&#8217;appoggio di docenti e professori, Verdi, della fondazione Rosa Luxembourg, di Attac e dei sindacati, tutti in marcia al grido di: «Più soldi per l&#8217;educazione invece che per le banche». Si prevede un lungo week-end di «Bildungsstreik» (mobilitazioni studentesche). Prossimo appuntamento venerdì, a Berlino, giorno del decimo anniversario della riforma Bologna dell&#8217;università.</p>
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		<title>Saltato il concerto nazirock a Reggio Emilia&#8230; non ci fidiamo! Attenzione a Bologna</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jul 2008 16:40:32 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Autore:
Antifa Reggio Emilia
Questa mattina i giornali locali danno notizia dell&#8217;annullamento del concerto dei Legittima Offesa previsto per stasera a Reggio Emilia in occasione del loro decennale.
A far saltare il concerto sarebbe stato non l&#8217;ODG presentato in consiglio comunale dal PDCI (consiglio per altro non effettuato per mancanza del numero legale volutamente messo in atto dai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Autore:<br />
Antifa Reggio Emilia</p>
<p>Questa mattina i giornali locali danno notizia dell&#8217;annullamento del concerto dei Legittima Offesa previsto per stasera a Reggio Emilia in occasione del loro decennale.<br />
A far saltare il concerto sarebbe stato non l&#8217;ODG presentato in consiglio comunale dal PDCI (consiglio per altro non effettuato per mancanza del numero legale volutamente messo in atto dai consiglieri di tutta la destra locale), ma le pressioni e le minacce sull&#8217;Extreme di Cella che hanno portato il questore e la digos a decidere e provvedere sulla chiusura dello stesso per motivi di ordine pubblico (sembra).<br />
L&#8217;antifascismo reggiano, tuttavia, non si fida e perciò presterà la massima attenzione per tutta la serata nelle zone intorno al casello di Reggio Emilia e all&#8217;Extreme.<br />
D&#8217;altra parte si fanno molto insistenti le voci secondo cui il concerto dei Legittima Offesa sarebbe stato spostato a Bologna o addirittura in riviera.<br />
Si invitano i compagni di Bologna e della Romagna ad attivarsi per trovare maggiori informazioni.<br />
In ogni caso, ieri sera, ai Mondiali Antirazzisti molti collettivi e gruppi italiani e stranieri sono stati allertati e sono pronti e determinati a far passare un brutto decennale ai Legittima Offesa.</p>
<p>di <i>MantovAntagonista</i></p>
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		<title>C&#8217;è chi sta con i lavoratori e chi con gli imprenditori Il PD candida Colaninno Junior: chi è costui</title>
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		<pubDate>Sun, 25 May 2008 13:48:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;La candidatura di Colaninno junior va ricercata nel vuoto politico e nel trionfo della non politica che sta volutamente costruendo il partito democratico&#8221;. Noi concordiamo con questa dichiarazione di Marco Revelli che in una recente intervista con Matteo Bartocci sul Manifesto dichiara: &#8220;Candidare un operaio e Colaninno jr è un atto di cinismo spaventoso. E&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La candidatura di Colaninno junior va ricercata nel vuoto politico e nel trionfo della non politica che sta volutamente costruendo il partito democratico&#8221;. Noi concordiamo con questa dichiarazione di Marco Revelli che in una recente intervista con Matteo Bartocci sul Manifesto dichiara: &#8220;Candidare un operaio e Colaninno jr è un atto di cinismo spaventoso. E&#8217; il trionfo del self made man di impronta berlusconiana&#8230;&#8221; &#8220;E&#8217; una scelta fatta con il cuore senza alcun calcolo e ragionamento&#8221;. Così Matteo Colaninno, vicepresidente della Piaggio spiega, in un&#8217;intervista a La Repubblica, la sua decisione di entrare in politica come capolista del Partito democratico a Milano. &#8220;È il momento della responsabilità e del coraggio. Per questo ho deciso di impegnarmi in politica&#8221;.<br />
Non sembrano molto diverse queste dichiarazioni da quelli di numerosi imprenditori che sono scesi in politica per garantire i propri interessi, in questo caso quelli della Piaggio Da diverso tempo gli amministratori della Piaggio propagandano le sorti magnifiche e progressive che attendono l&#8217;azienda, la Valdera e l&#8217;intera provincia di Pisa.<br />
Naturalmente è il lavoro operaio e non la propaganda che costruisce motorini. E si può fare in tanti modi. Quello scelto dalla Piaggio consiste di bassi salari, ritmi di lavoro altissimi, un quarto di operai stagionali, sabato lavorativo e orario di 48 ore una settimana su due da Marzo a Giugno, qualche settimana di Cassa Integrazione in Autunno, continui attacchi ai diritti sindacali, mano dura con i sindacalisti scomodi.<br />
Dal &#8216;95 l&#8217;attacco alle condizioni di lavoro e ai diritti dei lavoratori, che ha riprodotto in poco tempo una situazione da anni &#8216;50, viene giustificato con promesse di sviluppo basate su strategie e valutazioni dei mercati che regolarmente si dimostrano infondate. Al posto dello sviluppo e delle numerose assunzioni previste dagli accordi sindacali del &#8216;95 sono<br />
arrivati in dieci anni 1800 licenziamenti (un terzo degli occupati, per non parlare delle conseguenze sull&#8217;indotto). Il solo effetto delle promesse è stato quello di legare alla direzione aziendale le forze politiche e le OO SS territoriali, che hanno infatti da allora dato mano libera alla Piaggio sull&#8217;organizzazione del lavoro, con deroghe pesanti rispetto ai contratti nazionali su stagionali, tempistica e orari di lavoro e blocco per nove anni della contrattazione aziendale sul salario.<br />
Il terreno ideale per un finanziere amico della sinistra, accolto infatti con la firma, lo scorso Giugno, di un contratto aziendale fatto su misura e, in Luglio, con una iniziativa disciplinare scandalosa della CGIL regionale, di espulsione dal sindacato di undici delegati e militanti FIOM tra i più combattivi, tra gli applausi della Confindustria su Il Sole-24Ore.<br />
Colaninno, reduce dai disastri Olivetti e Telecom, pagava intanto, con i soldi della Piaggio, le banche creditrici dell&#8217;Aprilia e si candidava a monopolista del settore due ruote in Italia.<br />
Come in tante altre occasioni, si costruiscono e si finanziano in questo modo &#8220;strategie&#8221; il cui unico punto fermo è massimizzare lo sfruttamento, metter da parte i soldi, cambiare settore e imputare i fallimenti alla pretesa dei lavoratori di non accontentarsi di una ciotola di riso. </p>
<p>di <i>centro sociale occupato rebeldia</i></p>
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		<title>Contro Travaglio un&#8217;azione bipartisan</title>
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		<pubDate>Thu, 15 May 2008 20:53:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A proposito della bufera esplosa in conseguenza delle parole di Travaglio da Fazio, mi viene in mente un commento di Gianni Rodari, col quale il poeta apre un suo testo:
&#8220;Le parole sono come pietre. &#8211; dice &#8211; Lanciate nello stagno producono cerchi concentrici che s&#8217;allontanano dai tonfi allargandosi fino alla riva. Quelle pietre hanno spaventato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito della bufera esplosa in conseguenza delle parole di Travaglio da Fazio, mi viene in mente un commento di Gianni Rodari, col quale il poeta apre un suo testo:<br />
&#8220;Le parole sono come pietre. &#8211; dice &#8211; Lanciate nello stagno producono cerchi concentrici che s&#8217;allontanano dai tonfi allargandosi fino alla riva. Quelle pietre hanno spaventato gli uccelli e i pesci che schizzano via&#8230; nessuno si cura delle rane e delle carpe colpite dai sassi. La parola muove l&#8217;acqua, creando scompiglio e sgomento. Se ne approfittano alcuni passanti che raccolgono veloci rane e pesci che galleggiano storditi.&#8221;<br />
Assomiglia un po&#8217; al cataclisma innescato da Travaglio l&#8217;altro giorno a &#8216;Che tempo che fa&#8217;.<br />
I commenti tratti da un libro scritto da Marco insieme a Peter Gomez ed edito un mese fa, hanno sdegnato ed anche sconvolto gli inquilini dello stagno. Perfino alcuni pesci rossi, in verità un po&#8217; sbiaditi, sono letteralmente guizzati fuori dall&#8217;acqua in una danza d&#8217;indignazione!<br />
Ma che suono avevano quelle parole lanciate nella calma gora? E&#8217; semplice&#8230;.ricordavano amicizie e frequentazioni ambigue fra l&#8217;appena eletto Presidente del Senato, Renato Schifani, e alcuni figuri di capi cosca mafiosi. Ma attenti: lo Schifani (strana onomatopeica di un nome) non s&#8217;è gettato furente insieme ai suoi numerosi sostenitori contro il libro di prevedibile enorme tiratura, ma contro le parole dette attraverso un mezzo &#8211; la televisione &#8211; che normalmente si occupa di giochi per famiglie, concorsi fra giovani disposti a esibire cosce e glutei, telegiornali disinformanti, vacui e noiosi&#8230;. Sta qui lo scandalo! In quella stessa acqua incolore, le pietre scagliate hanno prodotto un&#8217;eco insopportabile.<br />
Tant&#8217;è che Renzo Lusetti della Margherita, partito Democratico, ha urlato: &#8220;&#8230;.il direttore generale Rai, Cappon, deve prendere provvedimenti concreti, cioè a dire sanzioni, interdizioni dal video&#8230;.&#8221; E poi aggiunge disperato &#8220;Purtroppo la Rai non si decide mai&#8221;.<br />
S&#8217;indigna Luigi Bobba del Pd: &#8220;La televisione che fa Santoro con Travaglio è come un format (cioè a dire roba tipo Grande Fratello): essa estremizza solo un punto di vista (cioè &#8216;Chi è quel mafioso? Che ci fa Schifani con lui?&#8217;) Si vuole dimostrare una tesi, poi si monta il materiale. Risultato: danni anche politici.&#8221;<br />
Bella questa del format! Cioè chi preconfeziona un discorso e lo avalla con delle prove è un indegno mestatore!<br />
Da cui si evince che tutti i grandi scrittori, poeti, registi di questo mondo sono manipolatori infami, furbacchioni abietti&#8230;. a partire da Dante, che scriveva pure in rima!<br />
E&#8217; un esercito di protestatori offesi da sinistra al centrosinistra, a destra un po&#8217; a sinistra, a destra senza sinistra fino ai fasci littorio ante litteram.<br />
Infatti alle parole di Travaglio s&#8217;è indignato perfino Ciarrapico: cinque processi, cinque condanne, oggi senatore del Popolo delle Libertà.<br />
Ma attenti, non c&#8217;è di che farci troppo sollazzo satirico. Questo schizzare di indignati prelude a un&#8217;azione questa volta sì preconfezionata e terribile. Bipartisan.<br />
Finalmente destra e sinistra si ritrovano coinvolte dentro a una medesima cultura: quella dell&#8217;insofferenza verso la satira e la denuncia di ogni illecito.<br />
Qui fate attenzione, non si tratta di occasionali esternazioni prodotte da un fastidioso ronzare contestatorio&#8230;. Qui, per la prima volta, dentro tutto o quasi l&#8217;arco politico del nostro Paese si è deciso di imporre il silenzio, la pace dello spirito e soprattutto delle idee.<br />
&#8220;Basta con l&#8217;antipolitica&#8221; come ripetono gli eletti dello stagno e le rane sopravvissute all&#8217;ultimo conflitto &#8220;eliminiamo i mestatori&#8221;.<br />
Come dice la canzone: &#8220;Silenzio. Zitti e basta di gracchiare!&#8221; Si chiude. Piantatela con le denunce non controllate, le inchieste sopra le costruzioni abusive, le accuse di appalti truccati, con concorsi dove i vincenti sono già stabiliti. Smettiamola di eccitare gli animi, soprattutto le menti dei giovani e dei pensionati, a costo di annullare qualche garanzia di libertà e persino di democrazia.<br />
In poche parole, interriamo lo stagno. Sabbia, per favore! Via le rane, pesci e uccelli. Guai a chi gracchia e rompe il silenzio di chi governa unito.</p>
<p>di <i>Dario Fo</i></p>
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		<title>operaio morto a Mantova</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Apr 2008 15:32:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[a Castelbelforte muore schiacciato da un rullo compressore
La vittima è un algerino di 45 anni, che viveva a Mantova con la famiglia.
E&#8217; scivolato all&#8217;interno di una macchina durante un lavoro di manutenzione.
MANTOVA &#8211; Un operaio è morto in un incidente sul lavoro avvenuto in una fabbrica specializzata nella lavorazione di materiali plastici a Castelbelforte, nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a Castelbelforte muore schiacciato da un rullo compressore<br />
La vittima è un algerino di 45 anni, che viveva a Mantova con la famiglia.<br />
E&#8217; scivolato all&#8217;interno di una macchina durante un lavoro di manutenzione.<br />
MANTOVA &#8211; Un operaio è morto in un incidente sul lavoro avvenuto in una fabbrica specializzata nella lavorazione di materiali plastici a Castelbelforte, nel Mantovano. Si tratta di Saadane Hocine, 45 anni, algerino, immigrato regolare; abitava a Mantova con la moglie e due figli. L&#8217;uomo, durante i lavori di manutenzione ad una macchina, è finito tra i rulli rimanendo schiacciato.</p>
<p>Hocine questa mattina alle 8.20, assieme ad un collega, doveva effettuare la manutenzione ad una macchina composta da rulli. L&#8217;operazione viene effettuata mentre la macchina è in movimento. L&#8217;extracomunitario, per cause imprecisate, è scivolato ed è finito imprigionato tra i rulli, cadendo subito dopo a terra. Inutili i tentativi di soccorso da parte del collega di lavoro, che si trovava all&#8217;altra estremità del macchinario, e dei medici del 118.</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/cronaca/incidenti-lavoro-3/incidenti-lavoro-3/incidenti-lavoro-3.html" title="http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/cronaca/incidenti-lavoro-3/incidenti-lavoro-3/incidenti-lavoro-3.html">http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/cronaca/incide&#8230;.html</a></p>
<p>di <i>repubblica.it</i></p>
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		<title>CANALE ZERO</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Mar 2008 13:34:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[DA QUESTO MOMENTO IL SITO DI MEGACHIP SI METTE A DISPOSIZIONE DI TUTTI COLORO CHE VORRANNO ADERIRE ALL&#8217;APPELLO PER UNA INFORMAZIONE LIBERA
NUOVO FORMAT TV
DA QUESTO MOMENTO IL SITO DI MEGACHIP SI METTE A DISPOSIZIONE DI TUTTI COLORO CHE VORRANNO ADERIRE ALL&#8217;APPELLO PER UNA INFORMAZIONE LIBERA
POTETE FARLO SCRIVENDO A: organizzazionemegachip@gmail.com
CANALE ZERO
Appello per una informazione libera
Cari amici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DA QUESTO MOMENTO IL SITO DI MEGACHIP SI METTE A DISPOSIZIONE DI TUTTI COLORO CHE VORRANNO ADERIRE ALL&#8217;APPELLO PER UNA INFORMAZIONE LIBERA<br />
NUOVO FORMAT TV</p>
<p>DA QUESTO MOMENTO IL SITO DI MEGACHIP SI METTE A DISPOSIZIONE DI TUTTI COLORO CHE VORRANNO ADERIRE ALL&#8217;APPELLO PER UNA INFORMAZIONE LIBERA</p>
<p>POTETE FARLO SCRIVENDO A: organizzazionemegachip@gmail.com</p>
<p>CANALE ZERO<br />
Appello per una informazione libera</p>
<p>Cari amici e amiche, compagne e compagni di un&#8217;Italia che non si arrende. Lo sfacelo della situazione e della classe politica e una vera e propria emergenza democratica impongono di rompere indugi e timidezze, divisioni e recriminazioni.</p>
<p>Dobbiamo, in primo luogo, difenderci. E possiamo contr&#8217;attaccare.<br />
Per farlo è ormai indispensabile dotarci di strumenti di comunicazione di massa che realizzino un&#8217;informazione democratica e che ingaggino una battaglia per la difesa della democrazia e del Bene Comune.</p>
<p>Noi riteniamo che milioni di persone, in Italia, aspettino questa proposta e siano pronti a sostenerla.<br />
Ma farla richiede un impegno finanziario non indifferente. Non vi sono partiti, sindacati, imprenditori disposti a finanziarla. Se vi fossero vorrebbero controllarla. Cioè non servirebbe allo scopo. Quindi dobbiamo fare per conto nostro. Ciascuno di noi, di voi, diventi editore e protagonista.</p>
<p>E&#8217; tra voi, tra i cittadini, che dobbiamo raccogliere la somma necessaria per avviare l&#8217;esperimento. Che è grande, immenso, ma che dobbiamo fare con gli spiccioli. Un Davide contro i sette Golia. Ma non occorre avere decine di miliardi di euro per fare una informazione decente e libera. Anzi, i miliardi di euro sono proprio quelli che la imbavagliano e la impediscono.</p>
<p>Noi riteniamo che lo si possa fare anche con una cifra modesta di partenza. Per farlo occorre una struttura organizzativa essenziale. Anche questa costa. Per avviare questa macchina di raccolta è indispensabile sapere in anticipo quanti siamo, quante persone e gruppi sono disponibili.</p>
<p>Non chiediamo, per ora, denaro.</p>
<p>Chiediamo, a tutti coloro che sono disposti a versare almeno 100 euro a fondo perduto, di comunicarci il loro impegno, con una semplice e-mail, accompagnata dai dati essenziali: nome e cognome, e-mail, luogo di residenza ed eventuale recapito telefonico.</p>
<p>I dati raccolti resteranno riservati. Verranno resi noti, nel corso dei tre mesi necessari per questa &#8220;campagna di impegno&#8221;, soltanto i totali, per aree geografiche, con cadenza settimanale.</p>
<p>Al termine dei tre mesi valuteremo se esistano le condizioni di partenza e, in caso affermativo, avvieremo la raccolta del denaro. E useremo questi mesi per definire tutti gli aspetti amministrativi, legali, organizzativi necessari.</p>
<p>Il sito di riferimento per la &#8220;campagna di impegno&#8221; sarà www.megachip.info che riporterà in maniera centralizzata le informazioni essenziali. Ma coinvolgeremo una serie di siti amici, di blog, di emittenti radiofoniche e mezzi di comunicazione che vorranno appoggiare e diffondere il messaggio della raccolta.</p>
<p>Le tappe:</p>
<p>Stiamo definendo una redazione giornalistica che lavorerà a tempo pieno, e i cui componenti avranno un contratto di collaborazione regolare per l&#8217;intera durata iniziale del progetto: 18 mesi .</p>
<p>La redazione avrà un direttore, nominato da questo collettivo e da un ampio gruppo di sostenitori, con analoga, elevata professionalità. E che non avrà altri vincoli che quelli di una corretta deontologia professionale e quelli dettati da un semplice documento d&#8217;intenti comprendente questi punti:</p>
<p>1) Difesa della Costituzione e della legalità democratica.<br />
2) No a ogni guerra.<br />
3) Difesa dei diritti sociali e civili dei cittadini.<br />
4) Difesa dell&#8217;ambiente e del territorio.<br />
5) Difesa della laicità dello stato.</p>
<p>Prevediamo di definire, in base a una ampia consultazione, un comitato di garanti, super partes, scelti tra le personalità democratiche che godono della fiducia generale per le loro qualità professionali, culturali, scientifiche, di azione sociale. Il loro compito sarà di verificare che queste impostazioni ideali siano rispettate. A tal proposito vi chiediamo sin d&#8217;ora di esprimere il nome di una persona che, secondo voi, possa assicurare l&#8217;applicazione dei principi di cui sopra.</p>
<p>L&#8217;indipendenza degli operatori sarà totalmente garantita. Ogni fase della costruzione del progetto sarà resa pubblica nel più totale rispetto della trasparenza, attraverso strumenti di verifica diretta dei suoi finanziatori. In primo luogo attraverso la Rete, ma anche con una articolazione di comitati e di assemblee nei territori.</p>
<p>Primi firmatari:</p>
<p>Giulietto Chiesa, don Aldo Benevelli, Anna Maria Bianchi, Caparezza, Sergio Cararo, Franco Cardini, Paolo Ciofi, Tana de Zulueta, Arturo Di Corinto, Claudio Fracassi, Luciano Gallino, don Andrea Gallo, Udo Gumpel, Sabina Guzzanti, Serge Latouche, Lucio Manisco, Gianni Minà, Roberto Morrione, Diego Novelli, Moni Ovadia, Riccardo Petrella, Carlo Petrini, Lidia Ravera, Ennio Remondino, David Riondino, Roberto Savio, Antonio Tabucchi, Gianni Vattimo, Vauro, Elio Veltri, Dario Vergassola, Alex Zanotelli</p>
<p>(L&#8217;elenco è aperto ad altre adesioni, che saranno tempestivamente rese note)</p>
<p>di <i>megachip</i></p>
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		<title>Corteo nazi e caccia ai «terroni». Tosi, sindaco di Verona, aderisce al corteo di fiamma tricolore</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Dec 2007 16:01:45 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Botte ai meridionali, arrestati tre neofascisti. Avevano sfilato con il sindaco leghista Tosi
Verona
Come si poteva immaginare, l&#8217;elezione a sindaco di Verona di Flavio Tosi, leghista doc con croniche simpatie per la destra radicale &#8211; Andrea Miglioranzi, ex Veneto Front Skinhead, membro della band nazi-rock dei Gesta Bellica e leader della Fiamma tricolore, è capogruppo della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Botte ai meridionali, arrestati tre neofascisti. Avevano sfilato con il sindaco leghista Tosi<br />
Verona<br />
Come si poteva immaginare, l&#8217;elezione a sindaco di Verona di Flavio Tosi, leghista doc con croniche simpatie per la destra radicale &#8211; Andrea Miglioranzi, ex Veneto Front Skinhead, membro della band nazi-rock dei Gesta Bellica e leader della Fiamma tricolore, è capogruppo della lista del sindaco in consiglio comunale &#8211; ha legittimato una nuova escalation di presenza politica e violenza fisica dei neo-fascisti veronesi. Nella notte di sabato scorso, dopo il corteo organizzato nel pomeriggio da Fiamma Tricolore per protestare contro il ferimento di un giovane simpatizzante di estrema destra accaduto nella scorsa settimana, corteo a cui ha partecipato lo [...] <br />
Come si poteva immaginare, l&#8217;elezione a sindaco di Verona di Flavio Tosi, leghista doc con croniche simpatie per la destra radicale &#8211; Andrea Miglioranzi, ex Veneto Front Skinhead, membro della band nazi-rock dei Gesta Bellica e leader della Fiamma tricolore, è capogruppo della lista del sindaco in consiglio comunale &#8211; ha legittimato una nuova escalation di presenza politica e violenza fisica dei neo-fascisti veronesi. Nella notte di sabato scorso, dopo il corteo organizzato nel pomeriggio da Fiamma Tricolore per protestare contro il ferimento di un giovane simpatizzante di estrema destra accaduto nella scorsa settimana, corteo a cui ha partecipato lo stesso sindaco con alcuni dei suoi assessori, tre paracadutisti della Folgore di origine meridionale sono stati pestati nel centro storico scaligero in quanto «terroni».<br />
Tre dei presunti autori del pestaggio, Gabriele Cristiano detto «Toast», batterista dei Gesta Bellica coinvolto nell&#8217;indagine sul Veneto Front Skinhead e poi prosciolto, che già nel 2001 aveva malmenato l&#8217;editore rosso-verde Giorgio Bertani, Mattia Filippini, che secondo diverse denunce sarebbe stato presente ad almeno due delle ultime aggressioni avvenute in città a danno di compagni o semplici «diversi», e Gianfranco Zorzanelli, ultras della famigerata curva dell&#8217;Hellas Verona, sono stati arrestati con l&#8217;accusa di lesioni aggravate e porto abusivo di oggetti atti all&#8217;offesa. Il quarto componente del gruppo, ripreso dalle telecamere poste nella centralissima zona del pestaggio, è attualmente ricercato.<br />
Se l&#8217;ennesimo episodio di violenza ha scatenato numerosi interrogativi sulla situazione di «emergenza democratica» vissuta dalla città &#8211; così la definisce il capogruppo del Pdci in consiglio comunale Graziano Perini, che col figlio Luca, già aggredito due volte dai neofascisti, è stato posto sotto la protezione delle forze dell&#8217;ordine &#8211; la partecipazione di sindaco e assessori al corteo dell&#8217;estrema destra, dove ovviamente gli insulti alla Resistenza, alla Costituzione e alla magistratura si sono sprecati, ha scandalizzato più di un esponente del centrodestra scaligero. Persino Alberto Giorgetti, coordinatore veneto di Alleanza nazionale, ha chiesto una seduta straordinaria del consiglio comunale per ribadire la condanna e la contrarietà ad ogni violenza.<br />
Non ha mezze misure il comunicato di Rifondazione, Comunisti italiani, Verdi e Sinistra democratica che titola «il sindaco sodale con i picchiatori fascisti». «E&#8217; caduta la maschera, il re è nudo &#8211; dice Fiorenzo Fasoli, segretario di Rifondazione comunista &#8211; la destra fascista picchia e il sindaco è con loro. Bisogna rimettere in discussione tutta la questione della sicurezza, tanto cara a questa giunta. In questa città il pericolo non viene da immigrati, poveri e zingari, come vorrebbero i nostri amministratori. In realtà sono proprio loro ad essere pericolosi».<br />
La Verona antifascista sembra comunque aver già deciso di rialzare la testa e riprendere l&#8217;iniziativa: in rete infatti da ieri gira la proposta di una manifestazione nazionale che dovrebbe essere indetta nella città scaligera per il sabato precedente il 27 gennaio, giornata della memoria. Memoria che l&#8217;amministrazione comunale, forse travolta da quel 61 per cento di consensi dei cittadini veronesi, mostra di avere offuscata. Tanto da decidere, prima di spedire lo skinhead Andrea Miglioranzi a rappresentarla con il locale Istituto storico della Resistenza &#8211; infelice congiuntura scampata anche grazie agli articoli de il manifesto &#8211; poi da intitolare una strada a Nicola Pasetto, picchiatore fascista e deputato Msi morto in un incidente stradale dieci anni fa (a cui comunque è dedicata la sala riunioni della giunta in Municipio), fino alla partecipazione di Tosi e soci al corteo di sabato scorso. Il sindaco stesso era stato condannato per violazione della legge Mancino in relazione a una sua campagna di qualche anno fa contro gli zingari. La Cassazione ha poi annullato la sentenza, rinviando tutto alla Corte d&#8217;appello di Venezia, ma il processo è ancora in piedi. La parola ora torna agli antifascisti, ma anche a chi nel centrodestra crede ancora nella democrazia.</p>
<p>di <i>Paola Bonatelli</i></p>
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		<title>Sciopero e 30mila in corteo a Torino</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Dec 2007 23:25:46 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro/nonLavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[dopo la strage alla ThyssenKrupp. Fischiati e contestati i sindacati
Un padre maledice i colpevoli di Manuela Cartosio da il Manifesto
Maledice i colpevoli. «Non dormirete più sonni tranquilli. Bastardi. Avete il cuore di pietra e il portafoglio pieno. Avete rovinato tante famiglie. Tutto il mondo deve sapere il male che avete fatto». Chiama per nome i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>dopo la strage alla ThyssenKrupp. Fischiati e contestati i sindacati<br />
Un padre maledice i colpevoli di Manuela Cartosio da il Manifesto</p>
<p>Maledice i colpevoli. «Non dormirete più sonni tranquilli. Bastardi. Avete il cuore di pietra e il portafoglio pieno. Avete rovinato tante famiglie. Tutto il mondo deve sapere il male che avete fatto». Chiama per nome i morti &#8211; «Bruno, Antonio, Roberto, Angelo» &#8211; perché ci pensino loro «da lassù» a ottenere giustizia. La voce di Nino Santino, padre di Bruno, la vittima più giovane della strage alla ThyssenKrupp, ha accompagnato il corteo a Torino nel giorno del lutto, dello sciopero e della rabbia.</p>
<p>I fischi ai sindacalisti saranno analizzati, interpretati (per il verso giusto, si spera) e metabolizzati. Le uova e le pietre lanciate dai centri sociali contro l&#8217;Unione industriali già oggi saranno archiviate come un episodio a margine, visto centinaia di volte. Ma la voce di quel padre resterà impressa nei 30 mila che dietro di lui hanno attraversato la città. In un silenzio rotto dalle grida che si alzavano dalla testa del corteo, dai lavoratori e dai pensionati della ThyssenKrupp. «Assassini». «Prima la sicurezza, non dopo». «Giustizia». «Vediamo di non insabbiare tutto anche questa volta». Lo slogan «Pagherete caro, pagherete tutto», riesumato da una stagione che franava verso la sconfitta, si è trasformato strada facendo in un meno cupo «Dovete pagare per tutto questo male». Che lega insieme la perentoria richiesta che i colpevoli «non escano immacolati» (parole dal palco di Antonio Boccuzzi, sopravvissuto al rogo sulla linea 5) e l&#8217;enormità del male inferto a chi lavora nelle acciaierie, nei cantieri, sulla strada, alla catena di montaggio.</p>
<p>«Il mandante è il profitto», mormora un pensionato in piazza Castello, mentre fischi e invettive coprono le parole dei sindacalisti che prendono la parola dal palco (dove non c&#8217;era la fascia tricolore del sindaco Chiamparino). La folla ascolta in silenzio solo Boccuzzi; il «sopravvissuto» accusa la ThyssenKrupp d&#8217;aver lasciato «andare al collasso» lo stabilimento torinese, invita a non dare la colpa ai lavoratori e ai sindacati. L&#8217;ultimo invito non fa presa. E sono fischi indifferenziati per tutti i sindacalisti. Ne fa le spese il segretario nazionale della Fiom Gianni Rinaldini, che interviene anche a nome di Fim e Uilm. «Basta parole, servono i fatti». «Buffoni». «Venduti». «State seduti dietro le scrivanie». «Andate a lavorare». Commento a caldo di Giorgio Cremaschi, della segreteria Fiom: «Questi fischi ci fanno bene. Il sindacato non ha una responsabilità diretta in questa strage e e nei troppi omicidi bianchi. Ma condizioni di lavoro insopportabili e salari troppo bassi che espongono ai ricatti sono conseguenze di quindici anni di concertazione fatta anche dal sindacato. Detto questo, nessuno che non sia un lavoratore venga a farci la lezione». Giorgio Airaudo, segretario della Fiom di Torino, definisce «legittima e comprensibile» la contestazione. «Però il sindacato è qui, in piazza e in sciopero, a discutere anche dei suoi limiti con i lavoratori». Lavoratori ricattabili hanno sindacati deboli e viceversa. Questo il pensiero di Airaudo che sollecita gli organi d&#8217;informazione a non «spegnere le luci» tra qualche giorno sulla strage alla ThyssenKrupp e sulla «condizione operaia».</p>
<p>Airaudo e i lavoratori della Thyssen confermano che nell&#8217;acciaieria ormai in disarmo e sguarnita di personale si lavorara a più non posso perché a Terni c&#8217;era stato un guasto e l&#8217;azienda aveva «girato» a Torino una commessa. «Quella era la mia squadra», racconta un operaio che ha lasciato la ThyssenKrupp un mese fa. «Forza correre, correre, ci dicevano, e il nastro partiva con ancora la gente sopra. Ti facevano la multa se pisciavi contro il muro e non ricaricavano neppure gli estintori. Sono dei delinquenti».</p>
<p>Ciro Argentini, delegato della Fiom, non vuole neppure perdere tempo a commentare le note autoassolutorie diramate dalla ThyssenKrupp. «Non hanno etica aziendale, ammesso che esista. E non hanno etica umana». Lui preferisce parlare di «operai, operai, operai». Stampatevela bene in mente questa parola, dice ai cronisti, «continuiamo a esistere». Anche le fabbriche continuano a esistere, prosegue un pensionato Fiat, «ma i politici compresi quelli di sinistra se ne ricordano solo in campagna elettorale. Una visitina e via».</p>
<p>Il torinese don Luigi Ciotti non sa dire se la città è davvero scossa nel profondo dalla strage alla Thyssen. Ammette che persino le nostre parole sono «stanche». Non dobbiamo comunque smettere di pretendere «verità, giustizia, dignità». Secondo il segretario della Fillea del Piemonte la «risposta solidale» è venuta anche da ambienti distanti dal sindacato e dalla tute blu. Ma, è una nostra impressione, è una solidarietà che sembra esaurirsi nella raccolta di fondi per le famiglie delle vittime.</p>
<p>Già alla partenza del corteo, in piazza Arbarello, trasparivano considerazioni critiche o amare sul sindacato, preludio dei fischi successivi. «Adesso sventolano tante bandiere, farebbero meglio a pensarci prima, a prevenire», dice un&#8217;impiegata dell&#8217;Agenzia delle entrate. «Gli operai esistono solo quando fischiano o quando muoiono», constata Daniele Brabuto, della Embraco di Chieri. Pur essendo delegato (o proprio perché lo è), dà ragione a chi «si lamenta» del sindacato che non può o non vuole farsi valere. «Abbiamo paura e abbiamo perso potere, le nuove leve di lavoratori sono state tirate su a ricatti».</p>
<p>Al corteo c&#8217;erano ministri (Turco, Ferrero e Damiano), politici (il segretario di Rifondazione Giordano) e il presidente della Camera Fausto Bertinotti. «Bisogna rispettare il dolore della gente e il miglior modo per farlo sono il silenzio e l&#8217;ascolto», ha risposto Bertinotti a chi gli chiedeva un commento sulla contestazione ai sindacati. Una cosa comunque l&#8217;ha detta: servono sindacati forti per arginare lo scandalo delle vite spezzate dal lavoro.</p>
<p>«Basta!!!», c&#8217;era scritto sullo striscione dei metalmeccanici torinesi.</p>
<p>di <i>Work in progress</i></p>
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		<title>Don Gallo insulta i Finanzieri</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Dec 2007 09:42:22 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Repressione]]></category>

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		<description><![CDATA[Al concerto dei Subsonica Don Gallo insulta i Finanzieri
Per migliaia di giovani doveva essere una festa di musica e divertimento all&#8217;insegna dei Subsonica e della loro musica travolgente. Per la Guardia di finanza era in programma una delle operazioni a sorpresa contro lo spaccio e il consumo di stupefacenti tra i giovani, diventate ormai un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al concerto dei Subsonica Don Gallo insulta i Finanzieri<br />
Per migliaia di giovani doveva essere una festa di musica e divertimento all&#8217;insegna dei Subsonica e della loro musica travolgente. Per la Guardia di finanza era in programma una delle operazioni a sorpresa contro lo spaccio e il consumo di stupefacenti tra i giovani, diventate ormai un appuntamento fisso prima di ogni concerto di richiamo organizzato in città.<br />
Per migliaia di giovani doveva essere una festa di musica e divertimento all&#8217;insegna dei Subsonica e della loro musica travolgente. Per la Guardia di finanza era in programma una delle operazioni a sorpresa contro lo spaccio e il consumo di stupefacenti tra i giovani, diventate ormai un appuntamento fisso prima di ogni concerto di richiamo organizzato in città. La serata si è trasformata per iniziativa di <strong>don Andrea Gallo</strong> e di alcuni suoi sostenitori, presenti ieri sera all&#8217;entrata del VaillantPalace di Fiumara (l&#8217;ex MazdaPalace) con un proprio stand della comunità di <em>San Benedetto al porto</em>, in una zuffa contro <strong>i militari, definiti «nazisti» per la loro «assurda repressione»</strong> nei confronti dei giovani e del loro mondo. E&#8217; stato don Gallo in persona a scagliarsi contro i Finanzieri della compagnia pronto impiego (i cosiddetti <em>baschi verdi</em>) e a protestare per i controlli in corso.</p>
<p>Arrivando a rivolgersi a muso duro contro lo stesso comandante del nucleo, il maggiore Davide Cardia, presente sul campo a coordinare l&#8217;attività. Il parapiglia è avvenuto ieri sera all&#8217;ingresso del concerto, penultima tappa del tour della band giovanile dei Subsonica, seguito all&#8217;uscita dell&#8217;album <em>L&#8217;eclissi</em>. </p>
<p>Il gran finale è previsto per mercoledì sera al Palasport Olimpico di Torino. I controlli con le unità cinofile delle Fiamme Gialle, che già in passato erano entrate in azione in occasione di altri importanti eventi musicali, primo fra tutti il concerto di Vasco Rossi, hanno portato all&#8217;individuazione di undici persone, trovate in possesso di sostanze stupefacenti, in quantità giudicata adeguata a un uso esclusivamente personale e per questo segnalate alla prefettura come <em>assuntori</em>. Una segnalazione senza conseguenze penali, prevista dalla legge per obbligare chi fa uso di droghe a sottoporsi a una serie di test psicologici e fisici per superare la tossicodipendenza. Due giovani sono stati sorpresi invece con dosi da spaccio e sono stati denunciati alla Procura. Il primo aveva trenta grammi di hashish: un panetto che distribuiva ai potenziali clienti che andavano al concerto. Il secondo aveva nelle tasche della giacca stupefacenti di vario tipo, pronto a soddisfare ogni richiesta: pasticche di ecstasy, cocaina e hashish. Come da tradizione, allo scattare delle operazioni di controllo, tra i giovani assiepati agli ingressi è iniziato il fuggi fuggi, da una parte, e la corsa a disfarsi della droga pronta all&#8217;uso o alla vendita, dall&#8217;altra. Sull&#8217;asfalto i Finanzieri hanno raccolto spinelli e pezzi di <em>fumo</em> per un peso complessivo di oltre trenta grammi: sequestrati e avviati alla distruzione.</p>
<p>Ma a sorprendere tutti è stata la reazione del prete di frontiera, noto per le sue posizioni anti proibizioniste e per il suo ruolo di leader dei movimenti no global, molti dei quali insofferenti a ogni intrusione nel proprio mondo, di qualsivoglia uomo in divisa. L&#8217;intervento di don Gallo è stato così veemente da spiazzare gli stessi ufficiali della Guardia di finanza, costretti a gestire una situazione potenzialmente esplosiva sul piano dell&#8217;ordine pubblico. Risolta alla fine senza scontri. Il responsabile della comunità di <em>San Benedetto al porto</em>, oltre a definire «nazisti» i metodi dei rappresentanti dello Stato, ha minacciato di rivolgersi ai giornali e, prima ancora, di chiedere ospitalità alla band dei <em>Subsonica</em>, a Samuel (il leader) e a C-Max Casacci, il chitarrista che divide con Samuel la guida del gruppo e la confezione di gran parte dei loro successi, per lanciare il suo messaggio anti proibizionista dal palcoscenico. Soltanto nei prossimi giorni, si saprà se il comportamento del sacerdote avrà conseguenze di carattere giudiziario.</p>
<p>di <i>Secolo XIX di Genova</i></p>
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