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	<title>articolozero &#187; Repressione</title>
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		<title>Fascismo Fiat</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 13:46:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Feature]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro/nonLavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Repressione]]></category>

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		<description><![CDATA[di Giorgio Cremaschi [articolo pubblicato  su  "Liberazione"]
Le rappresaglie antisindacali che la  Fiat sta pianificando in questi giorni a Melfi come a Mirafiori, sono  atti di autentico fascismo aziendale. Si perseguitano i delegati che  organizzano gli scioperi contro i carichi di lavoro eccessivi e gli  impiegati che informano i colleghi della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><img class="alignleft size-medium wp-image-16896" title="fascismo fiat" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/07/fascismo-fiat-218x300.jpg" alt="fascismo fiat" width="218" height="300" />di Giorgio Cremaschi [articolo pubblicato  su  "Liberazione"]</em></strong></p>
<p>Le rappresaglie antisindacali che la  Fiat sta pianificando in questi giorni a Melfi come a Mirafiori, sono  atti di autentico fascismo aziendale. Si perseguitano i delegati che  organizzano gli scioperi contro i carichi di lavoro eccessivi e gli  impiegati che informano i colleghi della solidarietà degli operai  polacchi con quelli di Pomigliano. La libertà di sciopero, la libertà di  informazione, la libertà di pensiero, le libertà in quanto tali sono  oggi in discussione alla Fiat. All’origine di tutto questo c’è la  strategia industrialmente debole, ma furba e arrogante di Sergio  Marchionne. L’amministratore delegato della Fiat non è mai stato un  industriale. E’ un banchiere svizzero chiamato a salvare la Fiat dal  fallimento. (&#8230;)  Questa operazione è riuscita al prezzo di durissimi  sacrifici dei lavoratori e, come sempre avviene nell’economia  finanziaria, ha portato ingenti guadagni a Marchionne. L’amministratore  delegato della Fiat è stato poi così chiamato a salvare la Chrysler, che  la Mercedes aveva abbandonato. Lì, con l’aiuto di ingenti finanziamenti  pubblici, è riuscito a piegare i sindacati. Che prima accusava di  miopia e intransigenza e che invece oggi elogia con gli stessi toni con  cui il generale Custer parlava degli indiani chiusi nelle riserve.  Marchionne ha poi riportato in Italia quel successo e, usando una carta  che da noi funziona sempre, si è presentato come il libero americano che  mette a posto i fannulloni assistiti. Ha così ottenuto un consenso  pressoché unanime nel Palazzo. Che non si è certo chiesto perché  importanti dirigenti abbiano abbandonato la Fiat per dirigere altre  aziende delle auto in Europa. Che non si è certo interrogato sulla  credibilità di un piano industriale che si fonda su numeri presi dal  libro dei sogni della vecchia Fiat – 6milioni di auto prodotte assieme  alla Chrysler. Nessun spirito critico in Italia verso le strategie della  Fiat. Di questo Marchionne ha approfittato coprendo così debolezze e  contraddizioni. La ripresa di Pomigliano, promessa tra 2 anni, serve a  coprire la chiusura &#8211; oggi &#8211; di Termini Imerese. L’accordo separato, con  Cisl e Uil e altri amici, serve a coprire il flop del plebiscito  richiesto ai lavoratori. I licenziamenti di delegati e militanti  sindacali servono a coprire i fallimenti di un’organizzazione del lavoro  che vuole imporre ritmi e condizioni che consumano le persone e possono  funzionare solo con la soppressione dei più elementari diritti. Infine  l’autoritarismo e l’intimidazione servono solo a coprire il clima di  ottuso ossequio con cui si distrugge ogni forma di partecipazione e  creatività dei lavoratori. Sì alla Fiat c’è il fascismo, non solo perché  si colpiscono le libertà e i diritti dei lavoratori. Ma perché così si  coprono mancati investimenti, burocratismi, servilismi e clientele che  prosperano e rendono inefficiente l’azienda più di prima. Marchionne è  tanto piaciuto a Scalfari perché ha dichiarato di porsi dopo la nascita  di Cristo. Sicuramente la sua cultura e la sua pratica sono però  antecedenti alla costituzione repubblicana ed eredi di quella pessima  tradizione delle classi dirigenti italiane che coniugava inefficienza e  propaganda, privilegio e autoritarismo. Lo svizzero americano Marchionne  è un padrone italiano collocato tra gli anni 30 e gli anni 50.</p>
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		<title>&#8220;L&#8217;ordine partì dall&#8217;alto&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 09:49:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti e Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Feature]]></category>
		<category><![CDATA[Repressione]]></category>

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Gianni De Gennaro è stato condannato a un anno e  quatro mesi per istigazione alla falsa testimonianza in occasione  dell&#8217;assalto alla scuola Diaz nel G8 del 2001. Ricostruita quindi la  catena di comando di quella serata infernale. Malabarba (Sc): ora faccia  la cosa giusta, si dimetta da capo dell&#8217;Aise



di Checchino Antonini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2></h2>
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<div><a href="http://www.ilmegafonoquotidiano.it/sites/default/files/cop-diaz_0.jpg"><br />
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<p><img class="alignleft size-medium wp-image-16871" title="diaz02" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/06/diaz02-246x300.jpg" alt="diaz02" width="246" height="300" />Gianni De Gennaro è stato condannato a un anno e  quatro mesi per istigazione alla falsa testimonianza in occasione  dell&#8217;assalto alla scuola Diaz nel G8 del 2001. Ricostruita quindi la  catena di comando di quella serata infernale. Malabarba (Sc): ora faccia  la cosa giusta, si dimetta da capo dell&#8217;Aise</p>
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<p>di Checchino Antonini (da  www.ilmegafonoquotidiano.it)</p></div>
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<p>Un anno e quattro mesi per il Capo. Ora Gianni De Gennaro si dovrebbe  dimettere ma non glielo chiederà nessuno. Tranne i portavoce di allora  del Genoa social forum e un europarlamentare, De Magistris, di un  partito che fu il becchino della commissione d&#8217;inchiesta nel penultimo  parlamento. E a Genova, l&#8217;Idv, è capitanato addirittura da uno dei  robocop che guidarono l&#8217;assalto a un corteo enorme che contestava gli  Otto dannosissimi Grandi. Dunque, la Corte d&#8217;Appello di Genova ha  ritenuto che le prove erano bastanti, che quand&#8217;era capo della polizia,  il futuro Negroponte, istigò alla falsa testimonianza l&#8217;ex questore dei  tempi del G8. Due mesi di meno all&#8217;altro imputato, l&#8217;ex capo della Digos  cittadina e ora vicequestore vicario di Torino, Spartaco Mortola.  Entrambi ricorreranno in cassazione. Il pg Pio Macchiavello aveva  chiesto due anni di reclusione per De Gennaro e un anno e quattro mesi  per Mortola dopo l&#8217;esito, scandaloso per chi subì i massacri della Diaz e  gli arresti illegittimi di quella notte. Nell&#8217;ambito delle indagini  sulle false molotov, Mortola fu intercettato mentre chiacchierava con  Colucci il quale gli riferiva i complimenti del capo dopo la sostanziale  ritrattazione di fronte ai pm che indagavano sulla Diaz. In pratica a  Colucci fu consigliato di non fare menzione delle telefonate di quella  sera col Viminale per non rivelare la catena di comando e il ruolo del  capo di polizia nella repressione con cui si chiusero le tre giornate  del luglio. Il processo s&#8217;è svolto a porte chiuse &#8211; mentre quello a  Colucci sarà pubblico &#8211; per via del rito abbreviato e si dovranno  attendere le conclusioni per un&#8217;analisi compiuta. A destra o si finge di  non capire (Ascierto, l&#8217;uomo di An che era con Fini al comando dei  carabinieri mentre veniva ucciso Carlo Giuliani) o si strepita contro la  «vendetta» dei pm (Santelli, Pdl). «Perchè non pensare che le sentenze  di primo grado non erano giuste? L&#8217;appello serve anche per questo»,  suggerisce Enrico Zucca, il pm che ha sostenuto l&#8217;accusa insieme con  Francesco Cardona Albini, la medesima pubblica accusa dell&#8217;inchiesta  Diaz.</p>
<p>«Se una qualche sorpresa aveva destato la condanna degli uomini di De  Gennaro per la mattanza della suola Diaz, ancor più sorprendente è oggi  il verdetto di condanna per l&#8217;intoccabile ex capo della polizia. A  modificare la sentenza di primo grado è stato sicuramente il risultato  del lavoro dei pm che hanno portato alla recente condanna degli alti  ufficiali presenti sul campo», commenta Gigi Malabarba di Sinistra  Critica, già senatore e membro del Copaco. La sera della Diaz era uno  dei parlamentari stoppati dal portavoce di De Gennaro ai cancelli del  dormitorio dei manifestanti. La linea del Viminale è che la mattanza  fosse «una normale perquisizione». «Dopo il primo grado c&#8217;erano state  felicitazioni bipartisan &#8211; ricorda Malabarba &#8211; per quella assoluzione,  che rivela più di tante chiacchiere che, se la massima autorità di  pubblica sicurezza organizza la falsa testimonianza dei suoi subalterni e  più in generale prepara e dirige la catena di comando della repressione  al G8 di Genova, fa una scelta giusta e apprezzabile, sia per il  centrodestra che per il centrosinistra. Oggi mi aspetto che qualcuno, a  sinistra, riveda il suo atteggiamento supino verso De Gennaro e che De  Gennaro faccia la prima cosa giusta in questi ultimi dieci anni: si  dimetta da capo dei servizi segreti. Lo Stato finora si è autoassolto  nel plauso della politica istituzionale. Oggi onesti semplici magistrati  abbandonati da tutti (anzi quasi messi sotto accusa per tentativo di  lesa maestà) hanno iniziato ad incrinare lo strapotere del Negroponte  italiano, all&#8217;ombra del quale si è consumata da anni una  riorganizzazione autoritaria di tutti gli apparati di sicurezza del  paese. Occorre che tutti coloro che si mobilitarono a Genova ritornino  in campo per ottenere verità e giustizia anche per Bolzaneto e  l&#8217;uccisione di Carlo Giuliani.</p>
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		<title>Le botte e la resistenza in Val di Susa</title>
		<link>http://www.articolozero.org/2010/02/le-botte-e-la-resistenza-in-val-di-susa/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 20:49:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>noia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologismo e ecosistemi]]></category>
		<category><![CDATA[Repressione]]></category>
		<category><![CDATA[no tav]]></category>
		<category><![CDATA[val di susa]]></category>

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		<description><![CDATA[La polizia manganella furiosamente e spedisce un ragazzo e una signora all'ospedale. Ma la mobilitazione non si ferma. «Pensano di piegarci ma noi andiamo avanti». Oggi conferenza stampa e domani fiaccolata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/02/inc17yakX_20100217.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-6681" title="No tav 17 febbraio" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/02/inc17yakX_20100217-300x192.jpg" alt="No tav 17 febbraio" width="300" height="192" /></a>Il Governo vuole risolvere la questione Torino-Lione a suon di manganellate. Il cambio di registro si è visto ieri notte quando le forze dell&#8217;ordine hanno caricato a freddo. Già il giorno prima, a Coldimosso, i no Tav avevano contestato il posizionamento di una nuova trivella. Ma nel tardo pomeriggio del 17 Febbraio, dai presidi di S.Antonino e Susa sono partite decine di manifestanti verso Coldimosso, tra Bussoleno e Susa, dove sono all&#8217;opera le ruspe per il sondaggio S72.<br />
Come già visto per il posizionamento delle altre trivelle, lo spiegamento di forze dell&#8217;ordine è imponente. I No Tav riescono ad aggirare il blocco sulla statale passando per le vie dei boschi, arrivando così in pochi minuti a 10 metri dal cantiere. Dopo qualche slogan e il lancio di qualche palla di neve, il vicequestore Spartaco Mortola, tristemente noto per i fatti del G8 di Genova, ordina ai suoi uomini di caricare. La determinazione dei manifestanti mantiene il presidio davanti al cantiere.<br />
Intanto, le forze dell&#8217;ordine chiudono completamente la SS24 e l’autostrada con più blocchi per impedire ad altri manifestanti di raggiungere il luogo della trivella. Le cariche si fanno man mano più pesanti con veri e propri inseguimenti. Due sono i feriti gravi trasportati all&#8217;ospedale le Molinette: un corrispondente di RadioBlackOut, in prognosi riservata, e una signora che forse rischia di essere operata, per un forte colpo al basso ventre. Nella conferenza stampa di stamattina, 18 Febbraio, i No Tav hanno dichiarato: ”Ciò che è successo si commenta da solo. Questo è un Governo che non cerca affatto il dialogo con le istituzioni locali ma impone con la forza le proprie decisioni!”. “Il Governo comincia ad essere particolarmente nervoso.” &#8211; spiega Lele dei No Tav &#8211; “Pensavano di prendere per stanchezza il movimento, invece in Val di Susa la resistenza prosegue e per ogni trivella posizionata continua la mobilitazione popolare. Ad oggi su 91 sondaggi, solo 13 sono iniziati. Lo ribadiamo, sono solo sondaggi mediatici”. Fu il Governo a dichiarare che i &#8220;sondaggi saranno fatti di giorno con il consenso della popolazione&#8221;. Tutto il contrario.<br />
La mobilitazione in Valle dunque prosegue, per domani è indetta una fiaccolata alle ore 18:00 da Coldimosso fino a Bussoleno. Come dicevano le manifestazioni NoTav: &#8220;Sarà Dura&#8221;. Lo sarà soprattuto per chi vuole chiudere la partita Torino-Lione come se fosse un problema di ordine pubblico.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=XiPaHWhu6YM&amp;feature=player_embedded">guarda il video&#8211;&gt;NoTav: la polizia carica selvaggiamente</a></p>
<p>da <a href="http://ilmegafonoquotidiano.it/news/le-botte-e-la-resistenza-val-di-susa">ilmegafonoquotidiano.it</a><a href="http://www.youtube.com/watch?v=XiPaHWhu6YM&amp;feature=player_embedded"> </a></p>
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		<title>8 mesi di carcere per aver scritto contro la polizia a Genova</title>
		<link>http://www.articolozero.org/2010/02/8-mesi-di-carcere-per-aver-scritto-contro-la-polizia-a-genova/</link>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 11:02:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>noia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Repressione]]></category>
		<category><![CDATA[cecchino antonini]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[genova 2001]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[E' quanto ha inflitto il tribunale al compagno Checchino Antonini e al suo direttore di Liberazione dell'epoca, Piero Sansonetti, per un articolo del 2005 che criticava le promozioni "facili" dopo il vertice G8. Denuncia anche per "Scuola Diaz, vergogna di Stato"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/02/spataroxchecchino.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6591" title="spataroxchecchino" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/02/spataroxchecchino-300x300.jpg" alt="spataroxchecchino" width="300" height="300" /></a>Sentenza choc del tribunale di Roma: otto mesi di reclusione sono stati  comminati martedì scorso, in primo grado al giornalista di Liberazione, e  tra i fondatori di Megafonoquotidiano, Checchino Antonini oltre che a  Piero Sansonetti, all’epoca dei fatti direttore di Liberazione, per un  articolo del 16 settembre 2005 con la cronaca di una forte polemica  politica tra alcuni sindacati di polizia e Gigi Malabarba. allora  capogruppo di Rifondazione a Palazzo Madama. Il giorno prima &#8211; con  un’interrogazione firmata con diversi altri colleghi e successivamente  con un botta e risposta con un sottosegretario &#8211; Malabarba aveva  criticato in maniera ferma i criteri discrezionali, nella valutazione  degli operatori della polizia ai fini dell’avanzamento di carriera.  L’occasione erano stati gli ottimi voti – con riferimento al 2001 &#8211;  ricevuti da due funzionari coinvolti nelle inchieste sulle violenze e  gli abusi commessi nei giorni del G8 2001. Malabarba s’era detto  convinto che, grazie a un «uso strumentale» di quei meccanismi  discrezionali di avanzamento e prepensionamento (stigmatizzati anche dal  magistrato amministrativo), l’allora capo della polizia, capo della  commissione di valutazione &#8211; fosse riuscito a selezionare dei dirigenti  fidati e ad espellere i quadri «scomodi» con un  «sistema ingiusto e  vessatorio».<br />
L’indomani le agenzie riportarono alcune violente dichiarazioni di  diversi segretari sindacali del personale di ps e Liberazione ne diede  conto. Uno di loro, Giuseppe Tiani, leader nazionale del Siap, s’è  sentito diffamato poiché l’articolo ricordava la sua parentela con il  segretario provinciale della medesima sigla, all’epoca inquisito per  favoreggiamento di personaggi legati all’estrema destra barese e per  rivelazione di segreto d’ufficio. Solo il 22 gennaio di quest’anno  costui sarebbe stato assolto dalla prima accusa e condannato a 9 mesi  per violazione del segreto di ufficio, pena peraltro sospesa.<br />
La sentenza contro Antonini e Sansonetti è un fatto davvero grave. Otto  mesi di carcere a un giornalista che non ha diffamato nessuno ma ha solo  messo il naso dentro la gestione del G8 2001, costituiscono  un&#8217;enormità. Quanto si dovrebbe dare a Feltri per i suoi articoli su  Boffo? Il caso, tra l&#8217;altro, non è isolato. Checchino Antonini, insieme a  Francesco Barilli e all&#8217;avvocato genovese Dario Rossi, autori del  libro, edito da Alegre, &#8220;Scuola Diaz, vergogna di Stato&#8221; sono stati  denunciati dal questore Fournier per aver definito &#8220;vergognosa&#8221; la sua  promozione dopo i fatti genovesi. I fatti parlano chiaro: non si sta  procedendo contro una stampa, o un&#8217;editoria, che calunnia o diffama ma  semplicemente contro il tentativo di ricostruire quella stagione, di  seguire passo passo gli eventi che coinvolgono istituzioni importanti e  che continuano ad avere ricadute politiche e, purtroppo, giudiziarie.<br />
Checchino Antonini è un nostro redattore e un nostro compagno. E quindi  sosterremo la sua difesa e la battaglia contro le false accuse e  l&#8217;ingiusta condanna che gli vengono mosse. Nei prossimi giorni ci sarà  una conferenza stampa ma crediamo che fin da subito sia utile e  importante inviare la propria solidarietà a Checchino, la propria  indignazione per questo ennesimo &#8220;avvertimento&#8221; e ribadire che Genova  2001 non la vogliamo dimenticare, né riporre in un archivio giudiziario.</p>
<p>da <a href="http://www.ilmegafonoquotidiano.it/news/8-mesi-di-carcere-aver-scritto-contro-la-polizia-genova" target="_blank">ilmegafonoquotidiano.it</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Luca Tornatore Libero! Firma l&#8217;appello!</title>
		<link>http://www.articolozero.org/2009/12/luca-tornatore-libero-firma-lappello/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 18:23:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lance</dc:creator>
				<category><![CDATA[Repressione]]></category>

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		<description><![CDATA[
ULTIME DA LUCA TORNATORE, ANCORA IN CARCERE
Luca Tornatore sta bene, ma non riceve i libri che gli vengono spediti e non riesce a ricevere telefonate ogni giorno, esercizio a cui invece avrebbe diritto. L’astrofisico di Trieste arrestato a Copenhagen il 14 dicembre ? in attesa del processo, previsto per il prossimo 12 gennaio.
Era insieme ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2009/12/freedomFORlucatornatore.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5271" title="freedomFORlucatornatore" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2009/12/freedomFORlucatornatore-300x225.jpg" alt="freedomFORlucatornatore" width="300" height="225" /></a></p>
<p><em><strong>ULTIME DA LUCA TORNATORE, ANCORA IN CARCERE</strong></em></p>
<p>Luca Tornatore sta bene, ma non riceve i libri che gli vengono spediti e non riesce a ricevere telefonate ogni giorno, esercizio a cui invece avrebbe diritto. L’astrofisico di Trieste arrestato a Copenhagen il 14 dicembre ? in attesa del processo, previsto per il prossimo 12 gennaio.</p>
<p>Era insieme ai sui compagni nel quartiere di Christiania, al centro della capitale danese, quando, nel corso di una inaspettata retata, ? stato fermato insieme a circa duecento persone e tradotto in carcere. Tra gli arrestati, pi? di ottanta erano italiani. I suoi connazionali sono stati tutti rilasciati nel giro di poche ore, mentre Luca ? rimasto inc arcere, accusato dia vere partecipato alla costruzione e all’incendio di barricate costrute lungo il perimetro di Christiania.</p>
<p>La sua compagna Federica lo ha sentito al telefono, Luca sta bene, riceve la posta e a volte pu? ricevere telefonate, anche se lei? non riesce a contattarlo tutti i giorni. Tornatore avrebbe diritto ad una telefonata al giorno, ma l?esercizio di tale diritto, nella pratica, dipende in modo del tutto arbitrario dall?umore della guardia di turno. Oggi Luca ? in attesa del processo, fissato per il 12 gennaio.</p>
<p><em><strong>APPELLO PER L’IMMEDIATO RILASCIO DEL DOTTOR LUCA TORNATORE</strong></em></p>
<p>Luca Tornatore non è solo un amico fraterno di chi scrive questo appello.<br />
Luca è un assegnista di ricerca al Dipartimento di fisica dell’Università<br />
di Trieste. E’ uno scienziato, uno di quelli che alla passione e alla<br />
voglia di cambiare il mondo uniscono, dunque, una riconosciuta competenza.<br />
Questi sono gli ingredienti che lo hanno spinto, assieme a centina di<br />
attivisti ambientalisti italiani, a recarsi a Copenhagen. Luca è nella<br />
capitale danese per  pretendere giustizia climatica, per confrontarsi<br />
all’interno del Climate Forum, per capire e per intrecciare relazioni con<br />
chi (come noi e lui) pensa che l’emergenza ambientale debba essere<br />
affrontata a partire da una democratizzazione delle decisioni e non<br />
attraverso la delega a chi l’ha provocata o a chi la sta peggiorando<br />
(siano essi vecchi o nuovi attori di rilievo del panorama geo-politico).<br />
Luca Tornatore si trova oggi in stato di arresto, fermato assieme ad altre<br />
decine persone dopo aver partecipato ad un dibattito!! Luca, come<br />
centinaia di altri, non ha commesso alcun reato. Il suo fermo è stato<br />
confermato non sulla base di prove, ma proprio per punire il suo impegno,<br />
la sua visibilità pubblica e la sua competenza.<br />
Ci sarebbe da ridere, ma quello che sta succedendo a Copenhagen non ha<br />
precedenti. Il solo fatto di trovarsi per strada rende passibile di fermo,<br />
l’arresto preventivo (già di per sé strumento mostruoso dello stato<br />
d’eccezione) è stato abusato senza vergogna. Sono stati calcolati più di<br />
millecinquecento fermi di polizia, praticamente tutti ingiustificati. La<br />
capitale Danese, ormai un ex simbolo della socialdemocrazia, si è<br />
trasformata in una vera e propria città di polizia.<br />
Noi pretendiamo il rilascio immediato del Dott. Luca Tornatore, prima di<br />
tutto perché totalmente innocente, poi perché la sospensione dello stato<br />
di diritto, le provocazioni e le menzogne rendono la mancanza di Luca<br />
insopportabile per tutti noi e per tutti quelli che condividono, con<br />
serietà, le sue preoccupazioni per il futuro del nostro pianeta.</p>
<p>Trieste – Venezia, 15 dicembre 2009</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Mailto:   freelucatornatore@gmail.com</p>
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		<title>Take Back The night</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 20:13:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Femminismo]]></category>
		<category><![CDATA[Repressione]]></category>

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		<description><![CDATA[Take Back The night, Street parade lgbt.
di Marina Zenobio &#8211; dal manifesto
C’è la freschezza della gioventù nelle centinaia di visi di donne che ieri sera, a Roma hanno partecipato alla street parade organizzata dai collettivi Ribellule, Facinorosse e Malefiche, a cui hanno aderito molti altri gruppi di donne, femministe e lesbiche. Mancava però il mondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4301" title="takeback" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2009/12/takeback-300x200.jpg" alt="takeback" width="300" height="200" />Take Back The night, Street parade lgbt.</p>
<p>di Marina Zenobio &#8211; dal manifesto</p>
<p>C’è la freschezza della gioventù nelle centinaia di visi di donne che ieri sera, a Roma hanno partecipato alla street parade organizzata dai collettivi Ribellule, Facinorosse e Malefiche, a cui hanno aderito molti altri gruppi di donne, femministe e lesbiche. Mancava però il mondo delle transessuali, nonostante il corteo, partito da piazza Vittorio, fosse dedicato a Blenda.</p>
<p>L’evento ha aperto una settimana di mobilitazione in occasione della giornata internazionale contro la violenza alle donne (che per il calendario Onu è il 25 novembre) e che si concluderà con la manifestazione nazionale di sabato prossimo. A Brina, di Lady Fest (che nella capitale, lo scorso maggio, hanno organizzato un festival indipendente e auto-prodotto di musica, arti visuali e workshop tutto al femminile ma per un pubblico misto) chiediamo il senso di questo evento :”Abbiamo ripreso una tradizione degli anni ’70, per rivendicare la nostra libertà di movimento anche nelle strade, contro le logiche securitarie che ci dicono che la strada è brutta, buia e pericolosa. E soprattutto vogliamo ricordare che nel 90% dei casi la violenza contro le donne avviene in famiglia”. Vero, quello dei cortei notturni è una tradizione del femminismo degli anni ’70, ma i tempi sono cambiati, noi dicevamo “Riprendiamoci la notte” loro <em>Takebackthenight</em>, ma i contenuti non sono diversi. Tanti cappelli da strega e velette viola, i tamburi della Malamurga e musica a palla dai camioncini che precedono i vari spezzoni del corteo. Ci sono anche le donne di Action A, tante le immigrate coi loro striscioni contro xenofobia, razzismo e discriminazione, ed anche molti ragazzi, organizzata e gestita da donne, ma non è separatista.</p>
<p>Uno striscione ricorda Blenda, la trans dello scandalo Marrazzo trovata uccisa venerdì scorso: “non ci toglieranno la dignità, la sorellanza è la nostra arma, con rabbia e amore ciao Blenda”. Questa serata è anche per lei “perché – ci dice con tristezza Brina – si parla di trans solo quando salgono ai tristi onori della cronaca, nel quotidiano sono un rimosso della società. Noi invece vogliamo che anche loro possano legittimamente reclamare la notte ma anche il giorno”. “Nell’immaginario collettivo – gridano da un camioncino – la notte è sempre stata associata a insicurezza, violenza e paura, col tempo noi stesse abbiamo imparato a introiettare l’idea del pericolo del mondo esterno. Ora è il momento di riprendersi la notte perché, dopo anni di politiche sempre più restrittive per la libertà di tutti ma soprattutto di tutte, vogliamo ribadire cosa vuol dire sicurezza per noi”. Lo striscione del Centro Donnalisa – che a Roma gestisce anche un centro antiviolenza dove accoglie e offre assistenza a molte mogli e fidanzate maltrattate dai partner o ex – dice che è “meglio in piazza di notte che in famiglia con le botte”. Secondo l’Istat, in Italia, sono quasi 7 milioni le donne che hanno subito nel corso della propria vita violenza fisica e sessuale. Un milione di donne hanno subito uno stupro o un tentato stupro e, nella maggior parte dei casi, gli autori non sono degli sconosciuti ma conoscenti, e più spesso hanno le chiavi di casa.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=1DZ4b8-7PEA">take back the night</a></p>
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		<title>Finalmente abbiamo i &#8220;colpevoli&#8221; per Genova 2001</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 14:42:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>noia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Repressione]]></category>
		<category><![CDATA[de gennaro]]></category>
		<category><![CDATA[G8]]></category>
		<category><![CDATA[genova 2001]]></category>
		<category><![CDATA[sentenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Scontri al G8, pene aumentate per i no global.
Una sentenza esemplare.
Piuttosto «una vendetta» come ha detto Haidi Giuliani uscendo dall&#8217;aula: finisce rincarando la dose il processo d&#8217;appello per i 25 manifestanti accusati a vario titolo di devastazione, saccheggio, resistenza aggravata, porto e detenzione di materiale esplodente, furto aggravato, rapina e lesioni.
Per 15 di loro i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scontri al G8, pene aumentate per i no global.<br />
Una sentenza esemplare.<br />
Piuttosto «una vendetta» come ha detto Haidi Giuliani uscendo dall&#8217;aula: finisce rincarando la dose il processo d&#8217;appello per i 25 manifestanti accusati a vario titolo di devastazione, saccheggio, resistenza aggravata, porto e detenzione di materiale esplodente, furto aggravato, rapina e lesioni.</p>
<p>Per 15 di loro i reati sono prescritti con alcune assoluzioni per i danneggiamenti. Ma 10 manifestanti vengono condannati a 98 anni e mezzo in totale (con pene fino a 15 anni) e al risarcimento di 23 mila euro. Insomma la corte d&#8217;appello presieduta da Maria Rosaria D&#8217;Angelo conferma, anzi rafforza, la tesi della procura prima e del processo di primo grado poi, che alcuni manifestanti fossero i famigerati black bloc. «Cercando capri espiatori invece che responsabili si creano sentenza abnormi &#8211; commenta l&#8217;avvocato milanese Mirko Mazzali &#8211; la pena inflitta agli imputati è superiore a quelle che hanno dato per violenze sessuali efferate. Alla fine 11 pagano per 200 mila».</p>
<p>A due giorni dalla sentenza di assoluzione dell&#8217;allora capo della polizia Gianni De Gennaro e all&#8217;ex capo della Digos Spartaco Mortola accusati di taroccare il processo dell&#8217;assalto alla scuola convincendo il questore Colucci ad allontanare ogni sospetto dal &#8216;Capo&#8217;; dopo le pene ridicole nel processo di primo grado per le violenze alla caserma di Bolzaneto e l&#8217;assoluzione di tutti i vertici a danno degli operativi per il pestaggio alla scuola Diaz, si capisce che la bilancia del Tribunale genovese ha fatto crac: il teorema dell&#8217;equiparazione tra processi alle forze di polizia e ai manifestanti (per chi ci avesse creduto) è finito con l&#8217;assoluzione se non la promozione del primo gruppo e la condanna massima dei secondi.</p>
<p>In aula al quinto piano ieri c&#8217;era poca gente. Qualche presenza sporadica di associazioni e Haidi e Giuliano Giuliani. Per il resto giornalisti e alcuni imputati. La lettura avviene velocissima, il presidente Maria Rosaria D&#8217;Angelo bofonchia e legge il dispositivo sottovoce: il succo è che sono assolte le tute bianche del corteo autorizzato di via Tolemaide riconoscendo che la carica contro il loro corteo fu illegittima, ma la scure della giustizia cala pesantissima su chi secondo la ricostruzione della Procura faceva parte del blocco nero. «Una giustizia asimmetrica &#8211; commenta l&#8217;avvocato genovese Emanuele Tambuscio &#8211; la Corte d&#8217;appello ha confermato come detto dal tribunale che la carica in via Tolemaide era illegittima ma nessuno pagherà mai. La procura di Genova doveva aprire un fascicolo fin dal primo momento e indagare sulla carica».</p>
<p><strong>L&#8217;avvocato Laura Tartarini aggiunge che «è una cosa assurda prendere 15 anni per aver spaccato due vetrine. Il reato di devastazione e saccheggio così com&#8217;è formulato è troppo vago, va riformato, d&#8217;altra parte è già davanti alla Corte costituzionale».</strong><br />
Che la lezione doveva essere esemplare si era già capito quando nel dicembre del 2002 23 manifestanti su 26 vennero colpiti da qualche misura di restrizione della libertà. Nove furono messi in carcere, 4 ai domiciliari, 10 con obbligo di dimora e di presentazione alle autorità giudiziarie. Quelli in carcere ci resteranno sei mesi e poi altri sei mesi ai domiciliari.</p>
<p>Il processo di primo grado partì spedito già nel marzo del 2004 per arrivare a sentenza già nel dicembre 2007 quando ci fu una sola assoluzione e 24 manifestanti furono condannati a un totale di 108 anni. <strong>Le 700 pagine di motivazioni rese note tre mesi dopo, avevano come tesi che chi mette a rischio l&#8217;ordine pubblico creando paura fra la gente, fa devastazione e saccheggio invece che danneggiamento, insomma il blocco nero accanendosi sulle cose metteva a repentaglio la società. Tesi che è stata accolta tout court in appello tanto che il sostituto procuratore generale Ezio Castaldi ha chiesto per i 25 imputati 225 anni. </strong></p>
<p>L&#8217;assoluzione per alcuni è arrivata ieri solo per il fatto che al processo di primo grado dei 25 furono i carabinieri stessi a dire di aver fatto la prima carica contro il corteo delle tute bianche in via Tolemaide di loro iniziativa senza alcun coordinamento con la polizia. Peccato che chi attaccò un corteo autorizzato impedendogli di arrivare alla stazione Brignole, di fatto non ha mai avuto un processo. Dei temibili black bloc stranieri tanto decantati dai media non c&#8217;è più traccia. I dieci condannati sono tutti italiani.</p>
<p>da: &#8220;<a href="http://www.ilmanifesto.it/" target="_blank">Il Manifesto</a>&#8220;</p>
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		<title>L&#8217; onda non si arresta, il collettivo studentesco occupa il provveditorato a Mantova</title>
		<link>http://www.articolozero.org/2009/07/archive-4391/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 20:54:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
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		<description><![CDATA[Questa mattina una decina tra studenti e universitari del collettivo
studentesco e dello spazio sociale La Boje hanno occupato simbolicamente
intorno alle 11.30 il provveditorato di Mantova come forma di protesta
contro gli arresti dell&#8217; operazione REWIND e la campagna repressiva
messa in atto da un mese a questa parte in coincidenza con il g8.
Durante l&#8217; occupazione si è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa mattina una decina tra studenti e universitari del collettivo<br />
studentesco e dello spazio sociale La Boje hanno occupato simbolicamente<br />
intorno alle 11.30 il provveditorato di Mantova come forma di protesta<br />
contro gli arresti dell&#8217; operazione REWIND e la campagna repressiva<br />
messa in atto da un mese a questa parte in coincidenza con il g8.</p>
<p>Durante l&#8217; occupazione si è tenuta una conferenza stampa ed è stato<br />
inviato il volantino dal fax dell&#8217; ufficio del provveditore alle principali istituzioni cittadine con la<br />
precisa richiesta di prendere posizione verso chi vuole reprimere il<br />
conflitto sociale in questo paese.</p>
<p>di <i>collettivo studentesco aca toro</i></p>
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		<title>Golpe in Honduras. Il presidente legittimo protetto dall&#8217;Alba non si arrende</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 10:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
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I golpisti hanno imposto Roberto Micheletti, presidente del Congresso, quale capo di Stato al posto del destituito Zelaya. Che grida vendetta
 Golpe in Honduras. Il presidente legittimo protetto dall&#8217;Alba non si arrende
Con l&#8217;arrivo del presidente legittimo dell&#8217;Honduras, Manuel Zelaya, in Nicaragua, è iniziata questa notte la riunione straordinaria dell&#8217;Alba, convocata dopo il golpe orchestrato dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
I golpisti hanno imposto Roberto Micheletti, presidente del Congresso, quale capo di Stato al posto del destituito Zelaya. Che grida vendetta</p>
<p> Golpe in Honduras. Il presidente legittimo protetto dall&#8217;Alba non si arrende</p>
<p>Con l&#8217;arrivo del presidente legittimo dell&#8217;Honduras, Manuel Zelaya, in Nicaragua, è iniziata questa notte la riunione straordinaria dell&#8217;Alba, convocata dopo il golpe orchestrato dalla Corte Suprema e effettuato dall&#8217;esercito che ha costretto Zelaya a rifugiarsi all&#8217;estero e ha imposto quale capo di stato Roberto Micheletti. La ragione sarebbe evitare il referendum previsto per ieri che avrebbe portato a un&#8217;assemblea costituente che avrebbe profondamente cambiato il paese. Ma la Corte Suprema si giustifica: Zelaya voleva far sì di venire rieletto per la seconda volta, per questo doveva essere destituito. I capi di stato presenti al summit, intanti, hanno ratificato il loro impegno per la democrazia e lo stato di diritto.<br />
&#8220;sono vivo per grazia di Dio&#8221;, ha dichiarato Zelaya, raccontando l&#8217;assalto alla casa presidenziale ieri mattina da a parte di alcuni militari golpisti, che lo hanno condotto in Costa Rica.</p>
<p>Alle 5.30 locali di domenica (11.30 GMT) circa ottocento soldati armati fino ai denti hanno fatto irruzione in casa. &#8220;Se avete l&#8217;ordine di sparare, sparate &#8211; ha gridato a quel punto il presidente &#8211; perché ciò che state facendo oggi è un offesa per il popolo&#8221;.<br />
&#8220;Ho tutta l&#8217;autorità morale per e tutto l&#8217;appoggio internazizonale, dell&#8217;Organizzazione degli Stati americani e tutto il diritto costituzionale&#8221; di riprendere il potere in Honduras, ha quindi precisato davanti all&#8217;assemblea degli Stati dell&#8217;Alba il presidente hondureno, spiegando che appena l&#8217;Alba lo deciderà, lui sarà pronto a riprendersi le redini del paese. &#8220;Qui c&#8217;è un solo presidente e sta davanti a voi&#8221;, ha esclamato, accusando alcune cupole militari del colpo di stato, precisando &#8220;i soldati sono del popolo&#8221;.<br />
Quindi Zelaya ha voluto ringraziare il presidente Daniel Ortega per l&#8217;invito al summit straordinario dell&#8217;Alba e l&#8217;intera comunità internazionale per la solidarietà, che ha mostrato il netto rifiuto del governo di Roberto MIcheletti.<br />
&#8220;Siamo riuniti stanotte di fronte alla tragedia di un popolo fraterno, il popolo dell&#8217;Honduras. Siamo convinti che gli honduregni e le nazioni latinoamericane non vogliono che si tinga con il sangue dei fratelli la patria di Morazan&#8221;, ha quindi dichiarato Ortega. Intanto Hugo Chavez, che da subito si è schierato in difesa del presidente democraticamente eletto, minacciando persino un intervento militare contro i golpisti, ha aggiunto &#8220;questo golpe è destinato al fallimento&#8221;. Ha quindi invitato i popoli di tutto il continente americano a non limitarsi a condannare le zioni avvenute in Honduras, ma a esprimere la loro solidarietà alla nazione e a Zelaya. &#8220;Il Venezuela è pronto a dare una lezioni agli oligarchi&#8221; che hanno orchestrato il colpo di stato, ha sottolineato.<br />
Anche il presidente dell&#8217;Ecuador, Rafael Correa, ha voluto intervenire in favore di Zelaya, invitando, sulla scia di Chavez, il popolo dell&#8217;Honduras a reagire contro &#8220;queste cupole di corrotti&#8221; che si sono unite per mettere a segno il golpe: &#8220;Liberate definitivamente il paese&#8221;, ha detto. Quindi ha aggiunto: &#8220;Il presidente del Parlamento Roberto Micheletti (che ha preso il posto di Zelaya per manu militari) si sta mettendo in ridicolo con il mondo intero&#8221;. Poi una rassicurazione al presidente legittimo: &#8220;Tu trionferai&#8221;, e ancora &#8220;questi codardi devono essere sanzionati, per evitare l&#8217;impunità&#8221;.</p>
<p>Dalle primissime ore della mattina la capitale dell&#8217;Honduras, Tegucigalpa, è sorvolata da elicotteri e aerei militari, mentre gran parte della città sta soffrendo interruzioni di energia elettrica e delle comunicazioni.<br />
I canali di televisione e radio sono stati totalmente posti sotto silenzio per ore, dietro ordine del presidente golpista Roberto Micheletti. Questo non ha comunque impedito che centinaia di seguaci del presidente legittimo, Zelaya, si riunissero davanti al palazzo presidenziale, circondata da un impenetrabile cordone militare, per esigere il ritorno del capo di stato. Numerosi gli striscioni con gli slogan &#8220;militari golpisti&#8221;.</p>
<p>di <i>Internazionalista</i></p>
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		<title>400mila euro per la sicurezza: quella di arrivare videosorvegliato a fine mese.</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 12:54:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un periodo in cui la crisi economica colpisce duro ogni giorno migliaia di lavoratori e lavoratrici e la paura di non arrivare alla fine del mese o di non uscire mai dal baratro degli indebitamenti si fanno sempre più seri, il comune di Mantova vara un piano sicurezza da 400mila euro.

Il centrosinistra, in mancanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un periodo in cui la crisi economica colpisce duro ogni giorno migliaia di lavoratori e lavoratrici e la paura di non arrivare alla fine del mese o di non uscire mai dal baratro degli indebitamenti si fanno sempre più seri, il comune di Mantova vara un piano sicurezza da 400mila euro.</p>
<p>
Il centrosinistra, in mancanza di serie risposte politiche alla crisi, preferisce cavalcare il clima di paura e diffidenza che sistematicamente viene trasmesso dalle reti televisive e pubblicato sui quotidiani, additando i migranti come nemico sociale da cui occorre tutelarsi. Queste montature mediatiche che scientificamente vengono diffuse con accanimento da format, giornali e telegiornali,hanno progressivamente occupato una centralità assoluta nelle strategie elettorali di Pdl e del Pd, che hanno rincorso la criminalizzazione dei fenomeni migratori a suon di campagne e decreti legge.<br />
La Lega Nord invece, storicamente alimenta la diffidenza e la paura verso le nuove etnìe che lavorano in questo paese. Come già successo nel passato grazie tale strategia ha conseguito evidenti successi elettorali, costruendo un&#8217;idea di controllo dei territori basata sull&#8217;efficenza di progressive restrizioni della libertà a migranti prima e cittadini italiani poi. Si incomincia con un razzismo istituzionale introducendo discriminazioni su lavoratori migranti e si approda a paradossali poteri conferiti a sindaci-sceriffo che stanno oggi attuando decreti che impongono divieti a tutti i cittadini,senza distinzione tra migranti e nativi. <br />
Anche a Mantova il Pd ha deciso di investire sul tema sicurezza, rincorrendo la Lega Nord sul proprio terreno, stanziando 400 mila euro, deliberati dalla giunta Brioni in 300mila euro di spese per l&#8217;installazione di nuove telecamere e 100mila euro di spesa per l&#8217;ampliamento dell&#8217;organico della polizia locale. <br />
Un bell&#8217;insulto e uno schiaffo in faccia a chi la crisi la sta pagando con il licenziamento, la cassa integrazione o i pochi sussidi di disoccupazione.<br />
Tra l&#8217;altro si tratterebbe di fondi spesi in modo completamente inutile dato che, giusto per citare un esempio, il 90% delle violenze subite dalle donne e degli abusi sessuali avvengono all&#8217;interno delle mura domestiche o per mano di amici e parenti. Installare telecamere dappertutto avrebbe più il sapore più un&#8217;amara barzelletta che di un&#8217;operazione demagogica.<br />
Chiediamo che questi soldi vengano veramente destinati a combattere il disagio sociale, cioè ad agevolare le condizioni di vita delle fasce povere della popolazione; abbandonare quindi l&#8217;idea di una società del controllo con l&#8217;ossessione di tappare con una telecamera qualsiasi angolo non videosorvegliato,che oltre ad essere pericolose per la democrazia e la libertà di tutti sono statisticamente inutili. La giunta e il sindaco dovrebbero veramente intervenire contro la crisi destinando quei 400mila euro in ammortizzatori sociali per licenziati e cassintegrati e per quelli che con stipendi e pensioni da fame non ce la fanno più, magari facendosi carico di parte delle bollette di luce, acqua e gas (senza distinzione di razza come propone la Lega a Milano) ristabilendo che l&#8217;unica vera sicurezza è quella di arrivare a fine mese; in quartieri popolari come Valletta e Lunetta, ormai dormitori a cielo aperto, con attività culturali e sociali; in finanziamenti ai servizi pubblici in modo che siano garantiti a tutti; nell&#8217; edilizia popolare e etica che metta fine alle speculazioni e garantisca a tutti una casa. <br />
E&#8217; un appello che rivolgiamo alla giunta , ma anche una proposta per una battaglia comune a tutte le altre forze della sinistra che ancora oggi si interrogano sui motivi dello sfondamento elettorale di Berlusconi.</p>
<p>Sinistra Critica Mantova</p>
<p>di <i>Sinistra Critica Mantova</i></p>
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