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	<title>articolozero &#187; Selezione</title>
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		<title>crisi delle borse o crisi del capitalismo?</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Nov 2008 14:08:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Danilo Corradi (29-09-2008)
coordinamento nazionale sinistra critica
Dodici banche americane fallite, la più grande nazionalizzazione a stelle e strisce dal &#8216;29, fusioni &#8220;difensive&#8221; che cambiano il panorama mondiale della finanza, ultimi trimestri negativi per Usa e Ue e recessione tecnica per l&#8217;Inghilterra. A poco più di un anno dall&#8217;esplosione della &#8220;bolla speculativa&#8221; sui mutui subprime l&#8217;economia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Danilo Corradi (29-09-2008)<br />
coordinamento nazionale sinistra critica</p>
<p>Dodici banche americane fallite, la più grande nazionalizzazione a stelle e strisce dal &#8216;29, fusioni &#8220;difensive&#8221; che cambiano il panorama mondiale della finanza, ultimi trimestri negativi per Usa e Ue e recessione tecnica per l&#8217;Inghilterra. A poco più di un anno dall&#8217;esplosione della &#8220;bolla speculativa&#8221; sui mutui subprime l&#8217;economia mondiale sembra tutt&#8217;altro che fuori dalla crisi.<br />
In questa sede possiamo semplicemente elencare alcuni nodi analitici e alcune conseguenze socio-politiche che l&#8217;attuale crisi capitalistica ci obbligherà ad affrontare:</p>
<p>1) la teoria che più viene proposta dai guru dell&#8217;economia mondiale considera la crisi come conseguenza dei pochi controlli sui sofisticati strumenti finanziari (i derivati) che sono andati moltiplicandosi negli ultimi 15 anni fino a raggiungere un controvalore negli scambi trimestrali di oltre 600trilioni di dollari (oltre 12 volte il PIL mondiale). Pochi controlli e diverse mele marce che hanno &#8220;speculato&#8221; oltre i limiti della ragione economica. Una teoria che farebbe sorridere se non fosse la più accreditata. Qualcuno forse dimentica che tutto il sistema ha partecipato alla grandissima ascesa della finanza. Hanno partecipato le banche centrali fornendo denaro a costo zero per oltre un decennio, hanno partecipato tutte le grandi aziende che hanno investito in media oltre il 50% delle risorse in strumenti finanziari (nel &#8216;79 il rapporto era 2% investimenti finanziari 79% produttivi ), hanno partecipato i governi sino agli enti locali che hanno acquistato direttamente derivati o promosso truffe come i fondi pensione integrativi.<br />
2) Ma cosa sono i derivati? Sono strumenti finanziari complessi il cui profitto deriva dall&#8217;andamento di un titolo (azioni), del prezzo di una merce (petrolio, grano, ecc), da obbligazioni, o da un mix di più prodotti mescolati in proporzioni diverse. Con lo spazio a disposizione possiamo solo dire che la carrateristica che accomuna questi strumenti è il loro &#8220;effetto leva&#8221;, ovvero il guadagno (o la perdita) è di 20 volte superiore a quella dell&#8217;investimento diretto sul titolo. In fase di crescita del mercato azionario, del prezzo del petrolio, del prezzo delle case o del grano moltiplicano i guadagni nominali alimentando contemporaneamente la salita dei titoli sottostanti, e viceversa. È questo il motivo di breve termine per cui al crollo del mutui subprime (mercato dal volere di 1.200 miliardi di dollari) sono seguite perdite nei portafogli di banche, aziende e fondi di venti volte superiori. Un dinamica a spirale, che ha successivamente coinvolto gli utili previsti delle banche e delle aziende coinvolte e di conseguenza i derivati gestiti o collegati a queste aziende e così via. La speculazione ha raggiunto livelli colossali, ai derivati si sono aggiunti i derivati dei derivati, sino ad arrivare ai prodotti complessi e misti (cto, cts ecc) dove, per stessa ammissione degli operatori, si &#8220;faceva fatica&#8221; a comprendere il reale contenuto finanziario ed economico delle cedole in questione.<br />
3) Mele marce o marcio il sistema? Non abbiamo dubbi nel scegliere la seconda ipotesi. La domanda corretta che a nessuno sembra interessare è: cosa c&#8217;e&#8217; alla base dell&#8217;incredibile sviluppo senza precedenti dell&#8217;attività finanziaria? Marx avrebbe detto che lo sviluppo del capitale commerciale o finanziario è inversamente proporzionale al saggio di profitto garantito da investimenti produttivi. E&#8217; ciò che è successo nel lungo ciclo di crescita lenta dell&#8217;economia mondiale iniziato nel &#8216;73-&#8217;74 e caratterizzato da una tendenziale saturazione dei mercati di sbocco e da una conseguente tendenza ribassista dei saggi di profitto. È in questo contesto che la borghesia interviene accelerando 3 caratteristiche classiche della produzione capitalistica portandole a limiti quantitativi senza precedenti:<br />
a) Aumentare il saggio di sfruttamento e quindi la massa del plusvalore. Aumento dell&#8217;orario di lavoro, non recupero dell&#8217;inflazione e della produttività dei salari, tagli allo stato sociale, precarietà ecc! risultato: in 35 anni oltre il 20% della ricchezza mondiale è stata trasferita dal monte salari ai profitti contemporaneamente a un aumento relativo e assoluto della classe dei salariati. Il più grande trasferimento di ricchezza da una classe all&#8217;altra dalla nascita del capitalismo a oggi.<br />
b) Aumento della ricerca aggressiva di nuovi mercati di sbocco e accentuazione dello scambio diseguale tra paesi a diversa composizione organica del capitale. È quello che abbiamo chiamato globalizzazione liberista, crisi del debito, guerre per le materie prime, delocalizzazione produttiva, conversione dei paesi a &#8220;socialismo reale&#8221; al libero mercato ecc!.<br />
c) Queste mosse hanno certo aumentato la massa di plusvalore estratta dal capitale, ma non hanno risolto i due problemi di fondo: la tendenza alla sovraproduzione e la riduzione (media) della profittabilità degli investimenti produttivi. I bassi aumenti della produzione negli ultimi treant&#8217;anni e anche della produttività (al contrario di quello che comunemente si pensa sulla rivoluzione informatica) sono li a testimoniare tutta la difficoltà non risolta.<br />
d) La finanza è così diventata, progressivamente prima esponenzialmente poi, un terreno dove ricercare sempre più scambi diseguali e profitti a breve termine riducendo rischi (comprare e vendere obbligazioni o case è meno &#8220;rischioso&#8221; di aprire una nuova azienda di automobili). L&#8217;arrivo di sempre maggiori capitali ha alimentato una continua crescita del mercato finanziario, del denaro e dei profitti fittizi, e di nuovi capitali attratti dal &#8220;banchetto&#8221;! in una spirale apparentemente senza fine, almeno sino a quando tutti sono convinti che non ci sono limiti alla provvidenza. Ovvero, bastava credere che il prezzo delle case sarebbe aumentato del 10% l&#8217;anno per sempre (nel 2006 negli USA una casa costava 3 volete il suo valore ), le azioni e i derivati idem così come il costo del petrolio e delle materie prime! ma così non è. A un certo punto il capitale fittizio (moltiplicato anche sotto la forma del debito al consumo) torna a scontrarsi con una economia reale che sempre più fatica a realizzare il valore delle merci. L&#8217;attuale crisi finanziaria non è la causa della crisi dell&#8217;economia reale ma l&#8217;esatto inverso. Un&#8217;immensa bolla speculativa nata da un eccesso di capitale che ha prolungato e moltiplicato la crisi di sovraproduzione. Un fenomeno già visto in passato, ma dalle proporzioni quantitative imparagonabili. Nel 2006 i profitti delle principali aziende quotate nella borsa a stelle e strisce derivavano per oltre il 33% da attività finanziarie, per non parlare dello stato patrimoniale delle stesse di cui ora ci stiamo accorgendo.<br />
In poco più di un anno sono state spazzate vie teorie incapaci di leggere la realtà e tornano di attualità intuizioni marxiane come la legge della caduta tendenziale del saggio di profitto considerate arcaiche da chi ha creduto alla fine della storia così come all&#8217;idea che i soldi crescano sugli alberi.<br />
4) Dai 300mld ai 500mld di dollari per nazionalizzare i colossi dei mutui Freddie e Funny, 85mld per salvare il colosso assicurativo AIG, fino ai 700mld proposti da Bush per rastrellare i derivati spazzatura dai portafogli contaminati e &#8220;salvare&#8221; il sistema. Circa il 7% del prodotto interno lordo americano (stima del sole 24ore del 21/09) regalato alla finanza per tappare i buchi (alla faccia della fine dello stato nazione) . I garanti del libero mercato mondiale stanno costruendo il più grande intervento statale in economia mai registrato dal capitalismo. La legge del mercato vale fino a quando garantisce la concorrenza al ribasso dei salari e dei servizi sociali. Il tabù del debito pubblico utilizzato per tagliare scuola, sanità e pensioni si scioglie come neve al sole di fronte all&#8217;obiettivo di socializzare le perdite del grande capitale. Ad oggi non solo un dollaro è stato stanziato per le centinaia di migliaia di posti di lavoro persi nei fallimenti e nei ridimensionamenti delle aziende e delle banche o per salvare chi ha perso la prima casa non riuscendo a pagare i mutui.<br />
Interventi che serviranno a poco.<br />
Sono 7000 i mld di dollari di perdite prodotti da i soli Lehman, Aig, Funnie e Freddie pari a metà del prodotto interno lordo americano! difficile credere che la spirale si blocchi con classiche ricette monetariste o con ulteriori interventi pagati dai lavoratori e che hanno l&#8217;effetto di deprimere ulteriormente consumi, domanda e produzione premiando contemporaneamente manager e capitalisti. Il problema di Bush, infatti, è quello di salvare una classe più che il sistema, perché la crisi ad oggi nessuno sembra in grado di fermarla. I crescono i conflitti interni alla borghesia americana e mondiale sulle misure da adottare. Un conflitto non tanto sull&#8217;efficacia di una risoluzione complessiva, ma sull&#8217;assetto interno e internazionale che emergerà dal sicuro approfondimento della fase attuale. Per semplificare: una crisi di sovrapproduzione di questa portata si risolve solo con un&#8217;ampia distruzione del capitale in eccesso, il conflitto interborghese si produrrà sul problema di quale capitale distruggere.<br />
5) Verso la catastrofe? La profondità della crisi è ancora difficile da prevedere, ma saremo facili profeti nel dire che il peggio deve ancora arrivare. La forte integrazione dei mercati mondiali, la mancanza di un forte mercato interno della Cina (quasi 50% esportazioni, 25% investimenti produttivi e infrastrutturali) segnalano tutta la difficoltà di cercare almeno alcuni &#8220;fattori anticlici&#8221; capaci di ammortizzare la spirale recessiva. Il 2009 sarà l&#8217;anno di una recessione profonda e di un tale terremoto finanziario che cambierà il panorama mondiale.<br />
- il dollaro reggerà il suo ruolo di moneta mondiale?<br />
- Il debito pubblico americano continuerà a essere finanziato dalla Cina e dalla Arabia saudita o diventerà insostenibile per l&#8217;economia mondiale?<br />
- Quante banche falliranno ancora e quanto durerà il &#8220;credit crunch&#8221; ovvero la chiusura dei rubinetti dei prestiti bancari?<br />
- Quanto sarà profonda la recessione e che prezzi in termini di licenziamenti e compressione salariale verranno fatti pagare alla classe lavoratrice?<br />
- In che misura il protezionismo potrà diventare una carta economica per i governi occidentali per &#8220;contenere&#8221; la recessione, e quali conseguenze in termini di nazionalismo e conflitti militari potrebbero prodursi?</p>
<p>Domande inquietanti e ad oggi di difficile risoluzione. Quello che è certo è che siamo difronte a una duplice conseguenza politica. Da una parte il capitalismo dimostra la sua debolezza e le sue contraddizioni devastanti alimentando la necessità e l&#8217;urgenza di una prospettiva anticapitalista, dall&#8217;altra parte la crisi verrà scaricata sui lavoratori e sulle lavoratrici, alimentando la guerra tra poveri e le difficoltà nei rapporti di forza tra le classi. È dentro questo quadro che dobbiamo sviluppare un azione politica e una sinistra di classe all&#8217;altezza delle contraddizioni del nostro tempo.</p>
<p>di <i>SC &#8211; Mantova</i></p>
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		<title>La bandiera rossa sventola su Montecitorio</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jan 2008 00:28:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per 15 minuti, il primo maggio 1924, in pieno fascismo, «lo stracciaccio rosso di Mosca» viene issato sul balcone del Parlamento. Il gesto eroico è di Guido Picelli, deputato indipendente comunista, leader degli Arditi del popolo. Presto un film sulla sua vita

di Giancarlo Bocchi *
su Il Manifesto del 05/01/2008
Il primo maggio 1924 non è un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per 15 minuti, il primo maggio 1924, in pieno fascismo, «lo stracciaccio rosso di Mosca» viene issato sul balcone del Parlamento. Il gesto eroico è di Guido Picelli, deputato indipendente comunista, leader degli Arditi del popolo. Presto un film sulla sua vita</p>
<p>
di Giancarlo Bocchi *</p>
<p>su Il Manifesto del 05/01/2008</p>
<p>Il primo maggio 1924 non è un giorno di festa. Mussolini, che ha preso il potere da quasi due anni, ha abolito la Festa internazionale dei lavoratori. Malgrado l&#8217;imposizione del regime fascista le astensioni dal lavoro sono comunque massicce. Pattuglioni di agenti di polizia e di carabinieri si aggirano per le vie arrestando gli operai che non possono giustificare l&#8217;astensione dal lavoro. Solo nella capitale i lavoratori arrestati sono più di mille.<br />
È in questo contesto che Guido Picelli, deputato comunista, già comandante degli Arditi del popolo durante la vittoriosa Battaglia di Parma del &#8216;22 contro migliaia di squadristi di Italo Balbo, progetta e attua un&#8217;azione solitaria e clamorosa. Picelli vuole sfidare il regime fascista proprio nel palazzo del Parlamento ormai in mano ai fascisti, anche grazie ai brogli elettorali.<br />
Nelle elezioni che si sono svolte da poco la lista nazionale del fascio littorio ha riportato, secondo i conteggi ufficiali, 4 milioni di voti e eletto 356 deputati. Più i 19 fascisti eletti in una lista civetta. La sinistra ha ottenuto al Nord più voti dei fascisti, ma il risultato elettorale complessivo è disastroso. I socialisti hanno perso i 3/5 dei voti, mentre il Pc ha ottenuto un piccolo successo, eleggendo 19 deputati. Tra questi l&#8217;«indipendente» e ex deputato socialista Guido Picelli.<br />
Il sistema delle preferenze indicate dal Partito è rigido. Ma Picelli vince ugualmente. È l&#8217;unico a essere eletto al di fuori delle preferenze del Partito, grazie al largo seguito popolare che ha in Emilia.<br />
Picelli è alto, ha gli occhi intensi, luminosi e magnetici. Ha un portamento elegante e fiero che incute rispetto. Quella mattina del primo maggio del 1924, all&#8217;ingresso della Camera dei deputati i commessi lo salutano con deferenza, rispetto e forse commentano tra di loro: «L&#8217; on. Picelli è veramente matto a venire qui proprio oggi». È un giorno di tensione. Decine di deputati fascisti bivaccano nell&#8217;edificio.<br />
Ma Picelli è uno che non ha paura di niente e di nessuno. Sulla tempia ha una cicatrice. È il segno di un colpo di rivoltella ricevuto nel marzo 1923. Un fascista di Parma aveva mirato dritto alla sua fronte e gli aveva sparato a bruciapelo. Per fortuna o per caso, Picelli si era salvato con un movimento istintivo della testa.<br />
Negli ultimi mesi è scampato a numerose aggressioni che potevano diventare mortali. Con l&#8217; aiuto dei popolani dei borghi dell&#8217;Oltretorrente ha organizzato una rete segreta di percorsi e vie d&#8217;uscita per fuggire con gli uomini della sua organizzazione clandestina dei «Soldati del popolo» agli agguati e agli attentati squadristi. Per organizzare la resistenza e partecipare alle riunioni politiche riesce ad attraversare gran parte della città di Parma passando per i tetti delle case. Frequentemente salta dalle finestre e passa per gli scantinati e i sotterranei seguendo percorsi sconosciuti a altri. Per i fascisti locali è diventato l&#8217;imprendibile. Picelli non è un politico di primo piano come Amedeo Bordiga, Antonio Gramsci o Palmiro Togliatti. Ma al contrario dei dirigenti può vantare di essere l&#8217;unico che ha sconfitto sul piano militare i fascisti durante la Battaglia di Parma, nelle 5 giornate dell&#8217;agosto 1922.<br />
Per il proletariato italiano Picelli è una leggenda. Una leggenda che «ha un coraggio di ferro», come dicono i popolani della sua città. Anche per questo motivo è molto temuto dai fascisti, fuori e dentro il Parlamento.<br />
Nell&#8217;ottobre 1923 venne organizzato un complotto (come poi avverrà mesi dopo per Matteotti) per farlo fuori. Vincenzo Tonti, infiltrato, strumento del regime, preso dal rimorso e affascinato dalla nobiltà d&#8217;animo di Picelli denuncia pubblicamente: «Gli orditori del complotto erano divisi da due opinioni: secondo alcuni l&#8217;on. Picelli doveva essere bastonato a sangue (&#8230;) secondo altri, egli doveva scomparire addirittura». Chi erano gli organizzatori del complotto? Tonti denuncia il generale Agostini, il generale Sacco, il vicequestore Angelucci e Italo Balbo. Il complotto doveva avere inizio proprio davanti alla Camera dei deputati. Un portiere infedele, vedendo uscire Picelli, doveva avvertire i sicari del regime.<br />
Ma quel primo maggio del 1924 Picelli non si cura dei complotti e dei rischi che corre. Ha in testa l&#8217;azione che deve portare a termine. È deciso, determinato. Dopo essere riuscito a seminare i pedinatori, a far perdere le sue tracce agli sbirri che lo seguono giorno e notte, attraversa i corridoi di Montecitorio con l&#8217;aria decisa di chi ha un lavoro urgente da fare. In mano ha il solito bastone da passeggio, che a volte gli serve come arma di difesa, e tiene sottobraccio qualcosa di morbido avvolto in una carta. Sale lo scalone del palazzo e senza dare nell&#8217;occhio arriva al primo piano. Attraversa alcune sale, si dirige verso la grande finestra prospiciente il balcone sulla facciata principale sulla piazza di Montecitorio .<br />
Picelli esce sul balcone, scarta il pacchetto che aveva sottobraccio e srotola un grande drappo rosso ornato di falce e martello. L&#8217;asta portabandiera che si protende sulla piazza è nuda. Il tricolore sabaudo viene inalberato solo durante le sedute del Parlamento. Ma in quel momento non c&#8217;è alcuna bandiera perché la nuova legislatura non è ancora iniziata. Picelli con l&#8217; aiuto di alcuni pezzi di spago fissa il vessillo rosso sull&#8217; asta .<br />
Dalla piazza i passanti, le forze dell&#8217;ordine e i fascisti guardano allibiti il vessillo rosso dei lavoratori e del comunismo che sventola placidamente sul palazzo del parlamento del regno. Picelli, anche approfittando del trambusto e confusione, scende tranquillamente le scale ed esce dal palazzo. Nessuno lo ferma. Nessuno gli chiede niente.<br />
Il suo non è un atto per riaffermare lo slogan bordighista «Rosso contro tricolore», ma piuttosto un gesto simbolico per affermare che la Festa dei lavoratori non si tocca.<br />
La polizia, dopo aver rimosso il corpo del reato dall&#8217; asta del palazzo del Parlamento, svolge intense e urgenti indagini. Benito Mussolini, che non si è ancora trasferito a Palazzo Venezia e alberga da presidente del consiglio nel vicino palazzo Chigi è furioso: «Ancora quel Picelli!». Probabilmente in Mussolini quel giorno riaffiorano i timori espressi prima della marcia su Roma: «Non possiamo arrivare a Roma lasciandoci alle spalle una situazione scoperta e pericolosa come quella di Parma». I primi rapporti di polizia arrivano alle 16.30 dello stesso giorno nelle mani del capo della polizia: «Verso le ore 14, l&#8217; on. Dudan, entrato con l&#8217;ing. Foscolo del Comune di Roma, nel salone di lettura della Camera, si era accorto che era stato attaccato all&#8217;asta della bandiera, posta al balcone di centro del 1° piano del Palazzo di Montecitorio, un drappo rosso (&#8230;). Immediatamente l&#8217;on. Dudan si era affrettato a togliere quel drappo, informandone successivamente la Questura della camera. Questa avrebbe raccolto sufficienti elementi per ritenere autore del gesto inconsulto l&#8217; on. Picelli, deputato di Parma, che non è stato più rintracciato nel locali della Camera».<br />
Il rapporto del questore, il giorno dopo si si arricchisce di particolari : «Alle ore 13.45 di ieri l&#8217; on. Dudan e l&#8217; architetto Fasolo (Foscolo nel secondo rapporto di polizia diventa Fasolo) del comune di Roma, saliti al salone dei giornali, alla Camera dei Deputati, notarono che un individuo vestito di nero, sbarbato, si ritirava dal balcone prospiciente su piazza Montecitorio, allontanandosi frettolosamente dal salone stesso. Insospettito, l&#8217; on. Dudan si avvicinò al balcone e si accorse che un drappo rosso era stato legato all&#8217; asta della bandiera». Quindi, secondo i documenti ufficiali , la bandiera rossa dei lavoratori e del comunismo sventolò per almeno 15 minuti sul palazzo del Parlamento italiano.<br />
L&#8217;epilogo della clamorosa azione avviene alle 17.30 dello stesso giorno. Picelli viene rintracciato dalla polizia in via Uffici del Vicario e «tratto in arresto». Secondo il rapporto della Questura «L&#8217; on. Picelli confessò (sic) il fatto aggiungendo di aver voluto compiere una affermazione di carattere sentimentale e politico». Il questore inviperito per la beffa arresta Picelli «per delitto di offesa alla bandiera nazionale, ai sensi dell&#8217; articolo 115 Codice Penale».<br />
Come ricordò Umberto Terracini anni dopo, Picelli compì l&#8217; azione «temerariamente e di sua iniziativa» aggiungendo poi che «dopo che essa fu compiuta certamente nessuno dei compagni di partito gliene fece rimprovero».<br />
Dopo poche settimane, l&#8217;10 giugno 1924, viene rapito e assassinato a Roma da sicari fascisti il deputato socialista Giacomo Matteotti. Il 30 maggio 1924 Matteotti aveva preso la parola alla Camera elencando tutte le illegalità e gli abusi commessi dai fascisti per vincere le elezioni. Nel discorso venne pronunciata la profetica frase: «uccidete pure me, ma l&#8217;idea che è in me non l&#8217;ucciderete mai». Il corpo di Matteotti viene ritrovato il 16 agosto in un bosco nel comune di Riano a 25 km da Roma. L&#8217;intero paese è scosso da un&#8217;ondata di sdegno e d&#8217; indignazione. Il regime fascista vacilla.<br />
Il 17 luglio al Comitato Centrale del Partito, Picelli propone la linea dell&#8217;azione: «L&#8217; organizzazione di carattere militare deve essere rafforzata. Da un momento all&#8217; altro noi possiamo essere trascinati sul terreno dell&#8217;azione e guai se il Partito non fosse in condizione di compiere interamente il suo dovere&#8230;». Come ai tempi della battaglia di Parma del 1922, il suo appello all&#8217;«unità e all&#8217; azione» non sarà ascoltato.</p>
<p>* cineasta</p>
<p>di <i>G. Bocchi &#8211; Dal Manifesto</i></p>
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