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LIBERARSI DAI CONFINI

Appello della RETE ANTIRAZZISTA MANTOVA per manifestare il 25 aprile contro le guerre, il terrorismo e la chiusura delle frontiere.

Le terribili immagini della metropolitana di Bruxelles lacerata dalle bombe assomigliano non solo a quelle degli attentati del fondamentalismo dell’ISIS in Africa e Pakistan, ma anche a quelle sulle conseguenze dei bombardamenti occidentali (e dei suoi regimi alleati) sulle città della Siria.
Quelle bombe aiutano tanto Daesh a reclutare tra la frustrazione degli islamici che vivono in Europa, tra la marginalità e l’assenza generale di programmi di solidarietà sociale, quanto la destra nazionalista e razzista che, chiedendo la chiusura delle frontiere e “welfare patriottici”, non fa altro che sostenere i programmi di riduzione generalizzata della spesa pubblica pretesa dalla grande finanza.
Le domande dei migranti fermati dai confini di filo spinato che stanno moltiplicandosi, non interrogano semplicemente un senso di solidarietà sociale europeo ormai sovrastatato dalla precarizzazione di milioni di poveri europei, ma sul ruolo dell’occidente nel mantenere i propri privilegi devastando un mondo stravolto dalle disuguaglianze economiche e dalle crisi ambientali.
L’accordo con il criminale governo della Turchia, che riceverà 6 miliardi di euro in due anni dall’UE, per segregare i migranti nei paesi confinanti e i frequenti scambi commerciali con l’Arabia Saudita (epicentro delle letture ortodosse dell’Islam), sono solo le ultime dimostrazioni di come i governanti europei siano totalmente responsabili di questo clima di terrore.
Cosa c’è meglio del terrore e delle leggi speciali per governare un’Europa in cui aumentano i licenziamenti, si eliminano diritti sociali ottenuti con decenni di lotte e si privatizzano la scuola e la sanità, rendendole meno accessibili ?
Non esiste nessuna separazione tra NOI e LORO basata sul colore della pelle, sulla religione o sulla cittadinanza. Esiste invece una separazione netta tra chi sostiene guerre e disuguaglianze, come i governi europei, l’ISIS e la destra, e chi, impoverito e marginalizzato, migrante o nativo, lotta per redistribuire la ricchezza che pochi stanno accumulando e la libertà di muoversi liberamente nel mondo.

Non possiamo più pensare che la chiusura delle frontiere e la riduzione dei diritti di tutti, siano questioni secondarie e sconnesse. Anzi sono l’asse centrale per i potenti per costruire una lotta tra poveri che gli permette di accrescere tranquillamente, sulla nostra pelle, le loro ricchezze.

Per questo pensiamo che non ci possa essere LIBERAZIONE senza una forte mobilitazione che chieda, insieme ai migranti e ai richiedenti asilo, l’apertura delle frontiere, un nuovo sistema di solidarietà sociale europeo e l’opposizione ad ogni guerra e terrorismo.

Contro ogni nazionalismo, per un’Europa di diritti e dignità

La Rete Antirazzista Mantova riunisce da più di tre mesi associazioni e singoli che lottano contro il riemergere di nazionalismi e razzismi sul territorio.
L’abbiamo rimarcato fin dall’inizio, solo un confronto aperto ed esteso su tutto il territorio può arginare il montante razzismo da bar fomentato da quello istituzionale dei governi europei.
Si rischia di abituarsi alla chiusura delle frontiere, al filo spinato, al welfare stabilito dal colore della pelle e alle politiche speciali di ordine pubblico.
Per questo tra pochi giorni promuoveremo un ciclo di incontri che toccherà vari punti della provincia per riflettere sulle connessioni tra razzismo, fondamentalismi religiosi, autoritarismo nella gestione della cittadinanza e guerre.

Giovedì sera ci siamo incontrati in tanti per discutere anche del corteo che i neofascisti promuoveranno il 7 febbraio per le strade di Mantova. Nell’usuale “fascist pride” del giorno del ricordo per le vittime delle foibe (istituzionalizzato da Alleanza Nazionale), una commemorazione che rimuove la violenza ventennale del colonialismo fascista contro le popolazioni dell’ Istria e la Dalmazia, forza nuova e naziskin proveranno a prendersi un altro pezzo di legittimità a Mantova.

Bene, Mantova per noi non è una prateria da calpestare, ma una città che deve riaffermare il suo carattere meticcio e solidale. La pianura è sempre stata terra di migrazioni e solidarietà tra contadini, questo è il nostro patrimonio storico alla faccia di chi vuole affermare un’identità mitica di “virgiliani”.

Il 3 convochiamo un’assemblea pubblica per discutere e condividere i percorsi in vista del 7 febbraio, per prenderci in quella giornata periferie e centro storico, per stare insieme giovani e anziani, migranti ed italiani, atei, musulmani e cristiani.

Invitiamo tutt* a partecipare, non tanto per un dibattito storico su quanto avvenuto nel confine orientale dopo la seconda guerra mondiale, non tanto per i neofascisti in cerca di visibilità, quanto per le politiche stesse dei governi europei.
Contro un’Europa di nazionalismi e filo spinato!

RETE ANTIRAZZISTA MANTOVA

PILLOLE DI ANTIRAZZISMO: CHI SONO I RAZZISTI E COME FUNZIONA IL SISTEMA DELL’ACCOGLIENZA

Chi è “Mantova ai Virgiliani”?
É una sigla creata da Forza Nuova, organizzazione neofascista, che sta provando a darsi legittimità e inserimento sociale sfruttando l’allarme mediatico dell’arrivo di migranti e replicando in ogni città questa formula (ad es. Brescia ai bresciani, Verona ai veronesi etc.).
Nonostante il tentativo di definirsi come comitato apartitico che ammicca al mondo ultras mischiando nazionalismo e “colori” cittadini, la regia è chiaramente legata agli esponenti locali del partito dell’ex terrorista nero Roberto Fiore.
A questi si sono aggiunti i naziskin legati ai gruppi veneti, alcuni ragazzi raccolti attorno al leader della band nazi-rock (Acciaio Vincente), resisi protagonisti di minacce, aggressioni e mitomanie (ascoltare le canzoni per credere).
Oltre a questo panorama nel “comitato apartitico c’è ben poco, basta scorrere i “mi piace” della loro pagina Facebook per scoprire la galassia neofascista del nord Italia, o riprendere i video della prima uscita alla Virgiliana dove il coordinatore di Forza Nuova del nord Italia (Luca Castellini) coordinava fascisti provenienti da Bergamo, Verona, Brescia e Cremona.
Un comitato che vorrebbe restituire Mantova ai mantovani si è presentato al territorio facendo  gestire la manifestazione a persone venute da fuori (che dei virgiliani sanno ben poco) e utilizzando media nazionali (nel quartiere Virgiliana erano presenti le telecamere di Sky e Rete4) che si ingrassano su problemi su cui servirebbe approfondimento.
Non è che c’è chi sfrutta Mantova solo come vetrina su cui farsi pubblicità?
Oltre a tutto questo ci teniamo a ricordare che le città sono più sicure senza fascisti, come mostrano le implicazioni di membri di Forza Nuova, Veneto Fronte e Casa Pound in diversi episodi di aggressioni premeditate ed omicidi, nel 2006 ad Ostia e nel 2008 a Verona, ai danni di Nicola Tommasoli colpevole di aver rifiutato di offrire una sigaretta.

Emergenza immigrazione?
Negli ultimi mesi sono arrivati in Europa 310mila migranti (1 ogni 300mila abitanti dell’Unione Europea) un pò pochi per parlare di invasione, soprattutto se pensiamo che le nostre economie beneficiano di accordi commerciali (di materie prime) vantaggiosi rispetto diversi paesi di provenienza. Rispetto a questo argomento pensiamo sia sbagliato differenziare tra “chi scappa dalle guerre”(rifugiati) e “chi scappa dalla povertà”(migranti economici), come fa la Merkel insieme a diversi esponenti politici di “governo”, poiché i confini sono estremamente labili ed entrambi i processi sono figli del neocolonialismo economico e politico dell’occidente verso il sud del mondo.
Venendo ai “35 euro giornalieri” vorremmo ricordare che questi soldi sono percepiti dalle strutture e dalle cooperative ITALIANE che ospitano i migranti (che ricevono unicamente 2,50euro/giornalieri di pocket money). I soldi sono prelevati da fondi pubblici (uno Europeo e uno italiano) a cui contribuiscono in gran parte gli stessi migranti con le tasse di rinnovo dei permessi di soggiorno.
Secondo voi gli stessi governi europei che hanno bruciato miliardi di euro di denaro pubblico per salvare le banche private dopo la crisi del 2007/08, sono disposti a “buttare” i soldi per i profughi o sotto c’è qualche interesse?

Quali soluzioni?
Nonostante Forza Nuova continui ad affermare “stop business accoglienza”, sembrerebbe che le loro motivazioni siano dettate da una visione gerarchica delle razze/etnie e da una preservazione dell’Europa “bianca” e “cristiana”. Posto che entrambe le tendenze sono smentite dalla storia e dalla scienza, queste vanno a formare ciò che viene comunemente denominato “razzismo”. Dalla Lega ai neonazisti usano questo approccio un pò perché ci credono, un pò perché sanno che, come il tifo tra squadre, può aggregare la rabbia dei disoccupati o impoveriti nati in Italia.

Perché altrimenti protestare contro i profughi quando è evidente che non sono loro a guadagnare da questo sistema di accoglienza varato quando Maroni era Ministro dell’Interno?

Non sono i profughi a togliere Mantova ai virgiliani quanto le banche, gli imprenditori che trasferiscono capitali all’estero, le imprese che prima inquinano e poi delocalizzano, tutte persone benestanti, bianche e magari pure “virgiliane”.
Guardando i livelli di reddito e di accesso ai diritti però sembrerebbe che gli italiani poveri abbiano molto più in comune con i migranti che con gli italiani ricchi, che sfruttano entrambi. Il modello di accoglienza europea scarica i costi sul sud europa, fa guadagnare i privati (dell’accoglienza e del settore militare) e crea una manodopera a buon mercato e disposta a tutto. É giunta l’ora di considerare le migrazioni come un punto di partenza per una lotta che chieda: maggiori diritti sociali per tutte e tutti; garanzie di reddito e di lavoro; la fine della gestione a terzi (qua le cooperative) dei servizi sociali (non solo accoglienza, ma anche scuola e sanità).

…IN PILLOLE…

INVASIONE? arrivate 121mila persone (= 0,2% popolazione italiana)

SOLDI PER MIGRANTI? i 40 euro vanno a coop e alberghi italiani, la maggior parte dei soldi vengono da tasse rinnovo permessi di soggiorno

LAVORO? non rubano il lavoro, ma anzi vengono sfruttati in settori come agricoltura, dove solo una lotta comune potrà portare a diritti e salari più alti.

CRIMINALITÁ? secondo ministero dell’interno nessuna correlazione tra migranti e criminalità, ce ne sono invece tra povertà, ricatto ed illegalità.

SPECULAZIONE? Come nella scuola, nella gestione dei rifiuti e nella sanità, l’ingresso di privati nei servizi sociali genera speculazioni. Serve quindi un sistema di accoglienza pubblico, unico ed europeo che assuma direttamente senza passare da soggetti terzi (coop bianche, rosse, nere, mafiose etc.)

Atletico Langafia : partecipazione dalle periferie contro razzismo & speculazione

Fin da bambini lo sport è uno dei migliori strumenti per socializzare con persone che non si conoscono e per ridare significato a luoghi abbandonati in cui vengono improvvisati campi da gioco.La cronaca degli ultimi giorni ci parla del crollo della maschera democratica dell’Europa. L’aumento degli sbarchi nel Mediterraneo ha creato reazioni scomposte da parte di istituzioni e cordate politiche che hanno più di qualche responsabilità nell’aver contribuito a sostenere le cause dei processi migratori.

I tavoli europei discutono di “rimpatri” rinforzando la politica della Fortezza Europa, Germania e Francia chiudono le frontiere, il governatore della Lombardia Maroni (creatore del sistema accoglienza da ministro dell’interno nel 2011) minaccia di sospendere i finanziamenti ai sindaci che accolgono i migranti, a Roma decine di arresti sono avvenuti nel mondo politico e criminale per la speculazione nella gestione dei centri di accoglienza.In questo clima in cui i partiti razzisti provano a guadagnare qualche voto e i giornali a vendere qualche copia in più, sembra che i codici per leggere il problema siano il “realismo” di chi denuncia la situazione e il “buonismo” di chi si mostra solidale.

Noi pensiamo che siano entrambi sbagliati e che si debbano sottolineare le cause ambientali, politiche ed economiche delle migrazioni in un mondo in cui i livelli di vita occidentali sono garantiti dalla sofferenze del resto del pianeta. Allo stesso tempo dobbiamo eliminare dal discorso la separazione tra “noi” e “loro”: la risposta autoritaria alla mancanza di politiche sociali coinvolge ormai tutti. La colpa dei migranti è solo quella di rendere manifeste le crepe nei diritti di cittadinanza che molti di noi pensano di avere ancora garantiti.

Partendo da questi due punti possiamo incominciare a guardare alle migrazioni come processi attraverso i quali i territori si devono attivare direttamente dal basso, scavalcando il sistema degli appalti e delle cooperative.Negli ultimi mesi abbiamo incominciato ad interrogarci sulle modalità di accoglienza nel nostro territorio e abbiamo provato a coinvolgere i migranti in attività che li emancipassero dal “parcheggio” esistenziale a cui li costringe il Regolamento di Dublino (il testo che regola le politiche UE in materia di asilo).

Da marzo un gruppo di antirazzisti che frequentano i collettivi de La Boje! e alcuni giovani rifugiati provenienti dal Mali, ospitati in una struttura d’accoglienza a Borgoforte, hanno dato via a una squadra di calcio, chiamata ATLETICO LANGAFIA (“libertà” in maliano).Abbiamo incominciato a fare partitelle ogni mercoledì nel campetto della Cinciana, nel quartiere dello Spazio Sociale (Borgochiesanuova), incontrando l’interesse degli adolescenti della zona, con l’obiettivo di fare una squadra che partecipasse ai Mondiali Antirazzisti (una manifestazione sportiva e culturale che da quasi 20anni raccoglie realtà antirazziste e ultras da tutto il mondo).

L’obiettivo è quello di dimostrare quanto sia semplice attivare, senza spese, percorsi di accoglienza e solidarietà, soprattutto in quei contesti periferici che in questi anni di crisi delle politiche pubbliche soffrono maggiormente la mancanza di servizi e di pianificazione urbanistica.Domenica 28 giugno, prima dei Mondiali Antirazzisti (1-5 luglio), organizzeremo un torneo di calcio a 5 antirazzista cittadino nello stesso campo che frequentiamo settimanalmente ai giardini della Cinciana. Invitiamo tutta la città a partecipare al torneo e alla cena sociale portando qualcosa da mangiare, in modo da contribuire ad una giornata di solidarietà e rivendicazione dei diritti dei migranti. Sarà una buona occasione per dimostrare non solo che è possibile vivere in uno spazio davvero condiviso e multietnico, ma anche che la collaborazione e lo scambio tra le diverse culture che vivono nel paese è l’unica soluzione sensata alla questione migratoria.

Per chi è interessato a partecipare al torneo di calcio, scrivere a: Fabio (3496531281)

Per chi volesse fare una donazione alla squadra dell’Atletico Langafia in vista della partecipazione ai Mondiali Antirazzisti, contattare:

Scrivere un post su questo evento facebook  (https://www.facebook.com/events/722454881197870/)
oppure a
spaziosocialelaboje@gmail.com

Liberi di solcare il mare

Un contributo verso la manifestazione dei migranti del #13g

Distribuito durante il presidio MaiConSalvini del 22 maggio come foglio di controinformazione “Favilla”.

Nel testo abbiamo provato a smontare i punti principali su cui si costruisce la retorica razzista dei partiti che costruiscono consenso sulla pelle dei migranti. In conclusione abbiamo provato a riassumere su quali fronti le migrazioni pongono sfide ai movimenti e alle istituzioni rispetto l’estensione della cittadinanza e la partecipazione dei territori.

a cura di Favilla – CommuniaMantova

 

due

La migrazione è spesso oggetto di speculazioni ideologiche che quasi sempre pagano bene elettoralmente. Di fronte a qualsiasi fatto di ordinaria cronaca che riguardi i migranti, eserciti di giornalisti e addetti ai lavori dalla Lega al Pd fanno gara a chi riesce a piazzare la provocazione più roboante o la dichiarazione più socialmente spendibile per cercare di raggranellare facili consensi.
Il gioco è facile , partecipato da tutte le forze politiche che governano e che hanno governato e ha assunto molteplici forme da tanti anni. Basta spingere sugli istinti di pancia di lavoratori e disoccupati che stanno pagando di tasca propria il debito dei colossi finanziari europei per fornire elementari quanto false risposte al disagio economico che stiamo vivendo. Il meccanismo diventa semplice se supportato da  narrazione nazionale a reti unificate e a flusso continuo, che sciupa litri di inchiostro per esaltare l’incompatibilità dei migranti con i presunti crismi della cultura occidentale. Un motore a tamburo battente alimentato da tante organizzazioni politiche che spara a cadenze regolari aggiornamenti di cronaca nera sui migranti che colpo dopo colpo hanno costruito solidi immaginari in grado di stordire e disorientare un intero paese. Nella maggior parte dei casi supposizioni e disinformazione di parte erigono inossidabili certezze la dove non esistono fatti concreti, ma soltanto storture della realtà o suggestioni malevole di episodi.  In tal modo  illazioni elevate al rango di notizie ufficiali sedimentano in larghi strati sociali incrostazioni di paura. Il possesso e il controllo della comunicazione peraltro è di ricchi bianchi indirizzata a bianchi non ricchi. Non esiste mai a pensarci bene una versione, almeno per rendere un minimo di onore a al codice deontologico del giornalismo, un racconto seppur parziale dei migranti stessi.
Sentiamo la necessità di dover ricostruire pezzi di verità prima di poter esprimere una valutazione su chi asserisce di voler affondare le carrette del mare, piuttosto che sciorinare un insopportabile pietismo radical-chic in grado di produrre  solo effetti indesiderati di intolleranza sociale.
Tanto per cominciare vediamo di partire dall’aspetto recentemente più mediatizzato del problema. Gli sbarchi clandestini.
Nessun essere al mondo attraversa il deserto rischiando di morire di fame e sete, abbandona la propria famiglia e la propria casa, si consegna a trafficanti di schiavi pagando una somma che potrebbe equivalere a tutti gli averi a disposizione di amici e parenti per rischiare la vita su una carretta del mare o di morire soffocato dentro un container al solo scopo di perseguire il puro piacere di venire a rompere i coglioni al lavoratore italiano già afflitto dalla crisi. Si ipotizza con ogni probabilità che la fuga verso un mondo dove si produce ricchezza risponda alla necessità di dover scappare da guerre e carestie e cercare di poter inviare aiuti ai propri cari che si sono svenati per tentare la fortuna di un attraversamento verso l’Europa. Il movente è approssimativamente lo stesso che costrinse milioni di italiani a emigrare in America Latina e nelle miniere in Belgio per scappare dalla fame e dalle persecuzioni fasciste .

Aiutiamoli a casa loro. Di solito è il refrain utilizzato quando numerosi esponenti politici vogliono premiare il loro profilo umanitario per non intaccare il consenso patriottardo costruito sulla condanna e sull’intolleranza dei migranti. Rimane scontato che se una persona non trova miglior soluzione al proprio presente se non quella di recidere definitivamente i propri affetti e scappare verso un incognito futuro dove è facile trovare solo umiliazione e morte una qualche ragione razionale riconoscibile dal nord e dal sud del mondo ci potrebbe anche essere. Potremmo introdurre a questo punto l’importante elemento di sovranità dei popoli sulla gestione e sul possesso delle proprie risorse naturali. E’ semplice e imbarazzante segnalare che un efficace modo per aiutare un migrante a casa sua è di riconsegnare le ricchezze del sottosuolo al dominio pubblico di quel paese invece di far lucrare profitti postcoloniali alle occidentalissime e cinesi aziende multinazionali del petrolio, del gas, del farmaco e della filiera agricola. Tradotto per gli italiani sarebbe necessario che se Salvini se la sentisse di ripetere una dichiarazione di convinto sostegno ai popoli del sud del mondo per evitare che emigrino dovrebbe semplicemente ripubblicizzare Eni e con una moratoria sui profitti restituire tutte le privazioni di importanti energie del suolo ai legittimi governi dal medio Oriente all’Africa. Ma siccome  soprattutto nei teatri di conlitti bellici i primi a intervenire (così è successo sia in Afghanistan che in Iraq) e ad anticipare l’intervento militare dell’esercito italiano sono proprio gli ingengneri di Eni,  Salvini entrerebbe in  contraddizione con i poteri partecipati dal capitalismo italiano. Ovvio che risulta più semplice raccontare che per evitare stragi in mare è meglio prevenire consegnando merendine e bottigliette d’acqua ai popoli affamati dai profitti del capitalismo e fare leva magari sul pietismo umanitario cattolico.
Un altro efficacissimo sistema per “aiutare un migrante a casa” sarebbe quello di non regalare armi alle fanatiche falangi armate islamiche che tengono sotto scacco milioni di persone sotto le effigi della fede ma che in realtà spesso sono solo mercenari al soldo dei ricchi africani a loro volta in busta paga degli investitori occidentali. Mantenere instabili le strutture sociali di paesi afflitti dal colonialismo è un efficacissima garanzia di farsi i propri profitti senza dover pagar altro dazio che qualche favore ai potentati locali.
Un terzo suggerimento, senza scomodare le poco digeribili teorie sull’imperialismo potrebbe essere quello di respingere a furor di popolo le risoluzioni Onu che legittimano le opzioni belliche e ideologiche dei regimi che godono dell’appoggio e del rifornimento balistico dei paesi Occidentali come Israele e i ricchi sceicchi Sauditi. Potrebbe incredibilmente stabilizzarsi il quadro geopolico ed evitare gli esodi di milioni di persone.

tre
Il capitalismo europeo necessita di forza lavoro a basso costo. Esattamente come la produzione negli Stati Uniti si avvale di forza lavoro di Latinos provenienti dal Messico e di Maquilladoras oltreconfine, in Cina di lavoratori che emigrano dalla campagna con forti similitudini allo schiavismo, in Europa occorre, per garantire gli enormi profitti delle multinazionale massacrare salari e diritti di lavoratori indigeni e avvalersi di forza lavoro ricattabile e immediatamente disponibile. Questa nutrita schiera di disoccupati e sottoccupati alcuni decenni or sono veniva anche descritta da un signore con la lunga barba bianca esercito industriale di riserva. La conflittualità tra lavoratori migranti e indigeni per chi accetta di lavorare alla minore paga possibile per poter permettere al ricco padrone la quinta casa si nutre solo ed esclusivamente grazie al razzismo.

Il flusso costante di persone in cerca di lavoro in Europa è un dato strutturale un solido elemento non governabile dettato dalle condizioni economiche, politiche e sociali in cui il capitalismo occidentale è parte del problema. Il modello della fortezza Europa è costruito a partire dalle esigenze di creare una sacca di manodopera ricattabile che possa contribuire alla crescita delle marginalità di profitto della aziende Europee.
Il meccanismo è semplice. Milioni di persone arrivano in Europa quindi è bastato introdurre un principio in base al quale un individuo può rimanere a tempo determinato a lavorare entro i confini Ue mentre un altro anche se è già arrivato deve rimanere nel silenzio, in clandestinità a lavorare in nero, per contribuire ai profitti e allo sviluppo economico senza poter rivendicare alcun diritto e alcuna paga.  In questo modo hanno utilizzato una leva di scardinamento delle cosiddette rigidità che garantiscono un reddito e l’esercizio dei diritti conquistati con le lotte del secolo scorso che hanno liberato i lavoratori dello schiavismo dell’ottocento. Ecco quindi che viene regolarizzata  una parte di migranti mentre l’altra rimane consegnata a vivere nella paura di essere espulsa. La partitura per quote di un flusso costante di migranti è stata scientificamente progettata per essere inferiore alle reali necessità persino quando non stavamo attraversando la crisi economica che oggi viviamo. In pratica alcuni anni fa se a Confindustria occorreva introdurre una forza lavoro di un milione di migranti le quote formali per rientrare in possesso del permesso di soggiorno regolare veniva fissata a 500 mila unità in modo da avere mezzo milione di migranti clandestini. Per mantenere funzionale questa architettura politica occorrono strutture propedeutiche all’espulsione della manodopera in eccesso (i c.i.e.) e un esercito (Frontex) che respinga le eccedenze del sistema produttivo prima che arrivino e un pacchetto di leggi varate dai governi nazionali che possano legiferare l’incipt delle poliche migratorie europee. In Italia la Turco-Napolitano per prima ha introdotto e reso esecutivo il principio di vincolare la presenza di un migrante a un regolare permesso di soggiorno relegando milioni di persone nella paura e nel ricatto. Ci ha pensato poi la Bossi-Fini a inzuppare di razzismo istituzionale con decentramento dei poteri alle questure un ossatura legislativa razzista che ha per anni fatto lucrare ai capitalisti europei.

Quindi sarebbe il caso di iniziare a chiamare le cose con il loro nome. La Lega e tutta la destra sono servi dei capitalisti. Sono autori e complici di un sistema economico che ha smantellato i diritti conquistati e lo stato sociale per come lo abbiamo conosciuto e conquistato come sinistra rivoluzionaria e conflittuale. Hanno stabilizzato meccanismi di ricatto e sfruttamento per garantire profitti a chi ha già i milioni e si ergono a paladini dei diritti di quelli a cui li hanno privati fomentando odio e razzismo. Un razzismo necessario a giustificare una guerra tra poveri, come già detto, in cui quella che abbiamo conosciuto come lotta di classe si è spostata su un piano di lotta razziale a bassa intensità, in cui i confini geografici accomunano Marchionne a un lavoratore italiano che lavora a 3 euro all’ora per Expo da una parte e dall’altra lo sceicco che si compra Alitalia e sostiene l’Isis accomunato con il magrebino che non sa come portare a casa il pane e si affida all’intervento sociale degli estremisti islamici. Una relazione di potere già vissuta nel nostro paese durante il ventennio.

Le esternazioni sui profughi e sui migranti dalla Lega a Sel, rientrano in un quadro di stabilizzazione di un sistema che opprime, sfrutta e produce ineguaglianze e ingiustizie. Non passa alcuna distinzione di contenuto tra chi dichiara di respingere i barconi con un blocco navale e di cacciare gli immigrati e chi invece propone un accompagnamento dei barconi a trenta chilometri dalla costa Italiana, seguendo le direttive del progetto Triton, per essere poi congelati in un Cara o in un Cie in attesa di una imminente espulsione.
Sono solo modificazioni formali di una prassi politica che non si vuole in alcun modo mettere in discussione. Alcune risultano indigeste e cariche di odio, altre più umanitarie e tolleranti, in base agli appetiti elettorali cui si rivolgono, ma entrambe non modificano di una virgola la sostanza, perché modificare la sostanza presupporrebbe scontrarsi con gli interessi di chi detiene l’economia europea.

Occorre pertanto per far fronte sicuramente all’emergenza di una condizione di fuga di civili da conflitti ma occorre dire con altrettanta chiarezza che se non si cancella il vincolo giuridico che relega un cittadino del mondo allo stato di regolarità non si risolve. Per questo sosteniamo che una moratoria legislativa che ponga una sanatoria per tutte e per tutti subito e  la possibilità di permanere nel suolo europeo con un permesso incondizionato di alcuni anni sia l’unica soluzione possibile per affrontare un dramma umanitario, un problema sociale esplosivo e per zittire lo sciacallaggio politico che si è prodotto sui fondi dell’Ue dedicati all’accoglienza. Occorre recuperare e mettere a valore una solidarietà internazionale con tutte le organizzazioni, piccole o grandi che siano che lottano contro i sorprusi, anche in occidente per la restituzione del diritto ad autodeterminarsi.
Occorre diffondere riprodurre a livello sociale una lettura di classe di un problema spacciato come razziale. E’ un compito arduo perché giocato senza armi pari, ma che può avere imprevedibili accelerate nelle conflittualità autorganizzate dai migranti (la gru di Brescia, la rivolta di Rosarno, eccetera)
Il percorso riavviato dalla call di bologna per una mobilitazione nazionale rimane un buon punto di partenza così come va proseguito un percorso coraggioso da affrontare senza paure su terrorismo e culture dopo l’attentato di Parigi. Non dobbiamo ergerci a paladini della verità con lenti occidentali, ma impegnarci per restituire il protagonismo a chi sta compiendo eroiche lotte di emancipazione contro sistemi opprimenti.

 

 

 

Contestare Salvini genera connessioni!

Riflessioni a margine della giornata MantovaMaiConSalvini del 22 maggio.

Venerdì  22 maggio siamo stati tra i principali organizzatori del presidio “Mai Con Salvini” a Mantova.
Per due ore si sono susseguiti interventi sulle politiche migratorie e sulle discriminazioni alle minoranze alternati a performance artistiche e musicali.
La piazza che si è riempita fino a più di 100 persone ha messo insieme associazioni antirazziste, organizzazioni di sinistra, artisti, migranti, Sinti e singoli cittadini che non sopportano il becero razzismo con cui Salvini prova a costruirsi come nuovo riferimento della destra radicale in Italia.

All’indomani della vittoria di Podemos a Madrid e Barcellona, ci interessa raccontare questo evento in relazione ad alcune dinamiche interne ed esterne che possono riguardare il possibile spazio politico di chi si muove contro la privatizzazione della ricchezza e delle istituzioni e per un’estensione dei diritti.

Per quanto riguarda la dialettica interna ai soggetti che hanno costruito la mobilitazione, abbiamo proposto qualcosa che sembrerebbe banale, ma è raro nei contesti di provincia, un’assemblea aperta introdotta da un appello.
Inutile lamentarsi della mancanza di una sinistra politica o provare a costruirne un’allegoria elettorale se poi nella lotta quotidiana sui singoli temi si fatica creare luoghi comuni in cui organizzarsi socialmente e dibattere sulle sfumature interpretative.
Se vogliamo dare continuità alle resistenze e alle alternative sociali che si muovono sul territorio dobbiamo saper utilizzare al meglio lo strumento del comitato e dell’assemblea aperta. Questo non vale in termini di mero ottenimento del risultato politico su singole vertenze (che già sarebbe qualcosa), ma anche rispetto i canali di partecipazione, che sono tanto più aperti e coinvolgenti negli ambiti sociali e composti da una pluralità di soggetti.

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Nei giorni precedenti al presidio e durante la stessa assemblea di costruzione dell’iniziativa #MaiConSalvini è tornato più volte il tema sull’opportunità o meno di contestarlo. Da un lato sembrava fosse obbligatorio “fare quello che fanno nelle altre città”, dall’altro è tornato più volte il frame che dice che “se li contesti direttamente gli dai visibilità”.
Rispetto la prima ipotesi pensiamo che in questa fase i movimenti di opposizione devono scegliere cosa fare in relazione ad un rafforzamento dell’insediamento nei territori e delle relazione tra i soggetti che li compongono.  Se in parti d’Italia dove la lega è storicamente meno presente, l’opposizione diretta a Salvini ha coagulato non solo attivisti antirazzisti, ma anche cittadini indignati dall’opportunismo leghista nel progetto nazionalista “noi con Salvini”. Da noi si sarebbe tradotta in un aziona avanguardista, che pur strappando diversi apprezzamenti, poco avrebbe impattato su un rafforzamento del lavoro antirazzista nel territorio.

Allo stesso tempo però vogliamo intervenire rispetto all’associazione diretta, che molti a sinistra fanno, tra la contestazione a Salvini e la sua crescita mediatica ed elettorale.
Il leader leghista ha avuto una copertura televisiva tra le più alte del circo mediatico della politica italiana, arrivando a 73 presenze televisive in poco più di 50 giorni. L’operazione di trasformazione in senso nazionalista della Lega Nord trova spazio in una destra orfana di Berlusconi, in cui è facile trovare alleanze (Casa Pound e Fratelli d’Italia) e dettare tempi e temi del discorso. Salvini trova spazio mediatico indipendentemente dalle contestazione perché potrebbe essere la migliore (se non l’unica) marionetta che la classe imprenditoriale ha tra le mani nel caso in cui calasse il consenso verso Renzi e fosse necessaria un’ipotesi autoritaria per approvare le riforme di privatizzazione della ricchezza.
Anzi di fronte questa prospettiva, contrastare anticipatamente Salvini e mostrarne le contraddizioni,  scardina la narrazione omogenea dei media e fa sapere che c’è anche chi pensa che opzioni politiche escludenti non debbano trovare spazio per costruirsi e crescere.

Sacrificare un percorso ricompositivo attorno alle alternative alle false soluzioni leghiste, per paura di far vibrare eccessivamente il termometro del consenso, ci pare un’inutile premura in un momento in cui a sinistra ci sembra sia necessario non tanto un adesione virtuale o una “simpatia”, ma un concreto attivismo materiale, spalla a spalla, sui temi sociali.
La lotta al costituente partito nazionalista di “Noi con Salvini” non è da intendere secondo noi come un’occasione di visibilità “di riflesso” o per rimarcare un’identità antifascista, ma perché consideriamo l’antirazzismo come uno dei pilastri su cui ragionare una possibile nuova sinistra.
Le migrazioni infatti, aldilà dei temi umanistici e umanitari, sollevano delle fortissime questioni di politica economica mondiale che a più livelli riguardano la classe degli sfruttati.
Oltre a contribuire ulteriormente alla scomposizione dell’identità di classe in Europa e ad occupare contemporaneamente le peggiori situazioni lavorative dall’agricoltura ai servivi, i migranti mettono in discussione la struttura della cittadinanza e dei diritti garantiti da questa, la relazione tra stato e cittadino. Le migrazioni sono la più tangibile forma di lotta ad una globalizzazione capitalistica che ogni anno ci lascia con un mondo sempre più diseguale e divaricato tra parti ricche e parti povere.

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In conclusione potremmo affermare che la trasformazione della Lega Nord è pienamente in atto.
Il comizio padano, a detta degli stessi giornali cittadini, ha confermato gli scarsi numeri che storicamente hanno avuto nel capoluogo virgiliano (meno di 150 persone con delegazioni da Parma e Brescia hanno assistito al comizio) presentava una composizione meno popolare e più “da Mantova bene”.
Il partito nazionalista anti-invasione che ha in testa Salvini ha conquistato i cuori della destra Mantovana. Dopo l’implosione della leadership berlusconiana e gli scandali dei diamanti in Tanzania che hanno coinvolto i membri del cerchio magico di Bossi, sembra che l’opzione autoritaria nel nostro paese possa ricostruirsi attorno al polo di “noi con Salvini”.

Favilla – CommuniaMantova

COME SMONTARE LA VIOLENZA RAZZISTA?

a cura di Favilla-CommuniaMantova

Durante il 25 aprile il banchetto elettorale della Lega Nord situato nel quartiere periferico e meticcio di Lunetta è stato oggetto di un parziale e pacifico “smontaggio” da parte di qualche partecipante alla biciclettata antifascista.

La Voce di Mantova ha descritto il fatto come un “assalto” e un “raid” enfatizzandone la violenza. A proposito di questa, il giornale fu organo stampa del fascismo, strumento di propaganda e di segnalazione degli ebrei e delle attività antifasciste a livello locale, fu chiuso il 21 aprile 1945.
A riaprirlo e riabilitarlo ci pensò Rino Bulbarelli nel 1993, padre dell’attuale candidato sindaco del centro-destra (Lega compresa) Paola Bulbarelli, ex assessore alla casa della Regione Lombardia.

Molti candidati alle elezioni hanno preso le distanze dall’ “atto violento”, sottolineando che in un contesto democratico tutti devo esprimere il proprio punto di vista. La sinistra istituzionale si è invece accodata ai pareri negativi verso il gesto sottolineandone la mancanza di strategia in quanto andrebbe a rinforzare la campagna elettorale della Lega Nord.

Ma di quale violenza stiamo parlando? Siamo sicuri che smontare il gazebo abbia portato acqua al mulino padano?

il gazebo intatto della Lega Nord
il gazebo intatto della Lega Nord

Chi usa la libertà di pensiero nel regime democratico come criterio per definire la bontà di un fatto politico nasconde una serie di aspetti problematici.

In primo luogo sarebbe da tener presente che i pensieri della Lega Nord e di altri partiti xenofobi europei non sono nebulose impalpabili, ma hanno determinate conseguenze sulle vite delle persone, in particolare modo dei migranti, ma anche delle fasce più povere di italiani.
Nonostante un’auto-rappresentazione popolare infatti la Lega ha usato diversi slogan (secessione, federalismo, no clandestini, no immigrazione) per celare una politica economica neoliberista fatta di privatizzazioni e grandi opere speculative, a braccetto con le lobby che governano l’Italia.
Allo stesso tempo la pressione dei partiti razzisti a livello europeo ha rafforzato le barriere e il controllo di Frontex (la polizia europea anti-immigrazione che opera anche con Triton) sui confini del sud Europa obbligando chi fuggiva da guerra e povertà a scegliere il viaggio via mare in modo crescente negli ultimi mesi. Questa tendenza xenofoba a preservare l’europa bianca e cristiana (più volte declamata dal parlamentare europeo leghista Borghezio), condivisa con i partiti neofascisti si è ultimamente palesata nel piano speciale europeo (operazione Amberlight) di controlli negli aeroporti intorno al periodo di Pasqua, durante il quale molti migranti tornano nel proprio paese. Ricordiamo che queste operazioni di polizia hanno costi molto più alti dei piani di accoglienza emergenziali.
In sintesi la Lega Nord e partiti come il Front Nacional francese, che vorrebbe imitare, influenzano in modo violento e peggiorativo le vite di milioni di persone costrette a spostarsi verso l’Europa dal luogo dove sono nate.

In seconda istanza dobbiamo tenere presente che l’economia globalizzata è agita principalmente da imprese occidentali che estraggono ricchezza nei paesi meno sviluppati attraverso un minore costo del lavoro o il mancato rispetto delle norme ambientali. La nostra ricchezza e serenità è mantenuta quindi da un sistema che accetta la violenza verso i territori e le popolazioni come leva per la crescita.
Secondo i razzisti occidentali questa distribuzione ineguale di ricchezza (di base c’è l’idea che siamo più ricchi perché superiori) va difesa con l’esercito, i muri, i blocchi navali e la limitazione della cittadinanza.
Quello su cui dovrebbero fare attenzione molti italiani è che creando cittadini di serie A e serie B, in un momento in cui il neoliberismo sta riducendo quei diritti sociali conquistati nei trent’anni del secondo dopoguerra, provoca un impoverimento generalizzato sia nell’accesso ai diritti che al reddito.
Questo giochino non lo fa solo la Lega Nord, ma anche gli altri partiti di governo come il PD o il PDL poiché in una fase in cui le politiche pubbliche hanno il pilota automatico degli interessi finanziari che fanno gli interessi dell’1% contro il 99%, è comodo avere un capro espiatorio su cui sfogarsi.
É ancor più comodo avere una parte della popolazione (quella migrante) che produce ricchezza pur rimanendo esclusa da una serie di diritti di cittadinanza. Non stiamo parlando solo del bilancio passivo tra contributi versati e percepiti, ma anche dello ius sanguinis che impedisce a chi è nato in Italia da genitori stranieri di essere automaticamente italiano e dell’esclusione dall’arena elettorale.
La maggior parte dei migranti non vota, per questo è molto semplice per molti candidati alle elezioni politiche comunali solidarizzare con il gazebo leghista.

In terza battuta vorremmo ragionare sull’effettivo benefit elettorale per la lega nord dopo la contestazione improvvisata a Lunetta.
La lega sembra mostrare in queste situazioni il suo vero volto in una serie di piroette comunicative.
Abbandonata la secessione e il fallimentare piano federalista, Salvini sta provando a farsi spazio da mesi con affermazioni populiste e violente. Solo per citarne un paio ha annunciato di voler affondare le barche su cui viaggiano delle vite umane e livellare con le ruspe campi nomadi in cui vivono persone. Il suo profilo Facebook ogni giorno individua episodi di cronaca (anche senza verificarli come il caso delle rom pagate per dire di guadagnare 1000 euro al giorno rubando) in cui l’azione del singolo (appartenente ad una minoranza sociale) diventa il cardine su cui costruire lo stereotipo generalizzante contro una data minoranza.
É chiaro però che il partito fondato da Bossi, come sabato scorso a lunetta, non riesce a reggere alle conseguenze e alle risposte degli antirazzisti ai proclami del suo leder felpato.
Salvini è stato oggetto di contestazioni in ogni città d’Italia per esempio.
Di fronte a questa situazione i lumbard possono solo fare dietrofront andando ad appellarsi alla democrazia, al libero confronto tra le idee. Suggestivo che un partito che vuole impedire alle persone di spostarsi liberamente tra i continenti, si faccia promotore della libertà di pensiero (questo si che non conosce confini) di fronte alle contestazioni.
Questo carattere democratico e pacifico però traballa immediatamente quando sui social network gli esponenti leghisti possono esprimere più informalmente il proprio pensiero.
Luca De Marchi, consigliere comunale leghista nella giunta Sodano e spalleggiatore di neofascisti di varia risma invita immediatamente su Facebook a “chiudere i centri sociali” ( a dimostrazione che conosca poco la composizione politica del territorio ).
Un paio di commenti più sotto uno dei suoi sostenitori propone di mettere chi ha contestato la Lega, il 25 aprile, in un quartiere migrante,  ad Auschwitz.

L'invito dell'ex consigliere leghista De Marchi a chiudere i centri sociali, viene accolto proponendo i lager
L’invito dell’ex consigliere leghista De Marchi a chiudere i centri sociali, viene accolto proponendo i lager

Dove sta quindi la violenza?
Che non sia il caso di proporre una campagna sociale per chiudere le sedi razziste nel territorio virgiliano?

 

Lega Nord: tra xenofobia, odio e neofascismi

Pubblichiamo oggi un testo che il collettivo studentesco Hic Sunt Leones ha distribuito nelle ultime settimane nelle scuole di Mantova. Nonostante reclamino la democrazia dopo la contestazione subita il 25 aprile, è chiaro il loro profilo antidemocratico dato che vorrebbero gerarchizzare ulteriormente la società tra italiani e stranieri oggi, tra nord e sud prima.

 

“Voi Rom siete la feccia dell’umanità”
Questa è la frase che poco più di un mese fa Gianluca Buonanno, europarlamentare della Lega Nord, ha gridato a Dijana Pavlovic, attrice e attivista serba di etnia Rom.
Il fatto è accaduto durante il talk show Piazza Pulita in una puntata dedicata alla Lega.
Non è certo la prima volta che la Lega Nord utilizza programmi televisivi per il proprio teatrino mediatico e ormai è una consuetudine sentire frasi profondamente razziste da parte di importanti esponenti politici. Primo tra tutti Matteo Salvini che sembra incapace di parlare ad un microfono senza vertere su idee xenofobe e incitare ad un vero e proprio odio razziale, lavorando a tempo pieno per creare il nemico immaginario dello “straniero” strumentalizzando qualsiasi fatto di cronaca.
Per sostenere questo vero e proprio terrorismo mediatico fa uso ricorrente di termini appartenenti ad un lessico tipicamente bellico quali: “invasione”, “orda di stranieri” e “difesa della patria”, cercando di convincere il cittadino medio che sono gli immigrati i responsabili della sua condizione di disagio e che contro di loro debba mettere in atto una difesa culturale.
La politica della Lega si limita da sempre a idee più simili a slogan che a concetti, e a discorsi dello spessore culturale pari a quelli che potremmo sentire in una curva ultras di uno stadio.

 

Per rendersi conto delle menzogne che Salvini propina alla gente basta osservare i dati: uno studio condotto dalla fondazione Leone Moressa (un istituto di ricerche nato nel 2002) ha realizzato il bilancio economico della presenza degli immigrati in Italia. Ogni anno lo stato italiano spende 12.6 miliardi per le famiglie immigrate che vivono in Italia, mentre ne incassa circa 16.5 miliardi dalle tasse che queste pagano. Le entrate non solo coprono le spese, ma i cittadini stranieri fruttano ben 4 miliardi di euro annui allo stato.
Non si può neanche dire che i costi relativi dell’immigrazione siano elevati dato che rappresentano solo l’1.5% della spesa pubblica complessiva che ammonta invece a quasi 800 miliardi di euro annui.

Nonostante questo partiti come la Lega Nord, Casapound e Forza Nuova continuano nella totale ignoranza ad attaccare le minoranze straniere, musulmane e Rom rendendone sempre più difficile l’integrazione. Cavalcando l’onda del malcontento cercano disperatamente un nemico da incolpare della situazione sociale ed economica italiana, e quale capro espiatorio può essere migliore di un ragazzo egiziano rinchiuso in un C.I.E oppure di qualche donna Rom?

COLLETTIVO STUDENTESCO HIC SUNT LEONES

Frittatona e marmellate: sulla giornata No Renzi e No Expo di domenica

In merito all’articolo del 20 Aprile sul presidio contro l’arrivo di Renzi a Mantova, a sostegno della campagna elettorale di Mattia Palazzi, riteniamo doveroso fare delle precisazioni. Pur non dichiarando che lo spazio sociale La Boje sia stato il responsabile del lancio di uova contro la sede elettorale di Palazzi, una lettura disattenta dell’articolo poteva far intendere ciò. Lo spazio sociale La Boje!, non solo non è responsabile di tale atto, ma prende le distanze da queste pratiche. Noi crediamo che il conflitto politico sia inevitabile nell’attuale sistema socio-politico; allo stesso tempo non crediamo che “un lancio di uova” sia un’azione rilevante, anzi, la riteniamo una sterile manifestazione di rabbia, magari legittima; ma che deve veicolarsi in ben altri piani; con metodologie e prassi che coinvolgano chi, che dal basso della piramide economica e sociale, intenda costruire una società egualitaria, orizzontale e giusta. Nel relativo successo dell’iniziativa contro Renzi, questa visione è tuttavia mancata. Da tempo, sosteniamo la necessità di una costruzione politica includente, che non debba risolversi nella sommatoria di etichette politiche o singole sensibilità; ma che riveli, piuttosto, le contraddizioni del sistema neo-liberale e riconosca il protagonismo di soggetti sociali nuovi rispetto agli schemi del XX secolo. Proprio in virtù di questa analisi, il pomeriggio dello stesso giorno, abbiamo organizzato il primo torneo di basket NO EXPO al campo pubblico di te Brunetti. Tale iniziativa ha visto la partecipazione di oltre 60 giovani, in buona parte figli di migranti, che si sono incontrati per creare spazi di socialità dal basso; rivitalizzare la periferia; autoriconoscersi attraverso lo sport come solidali e rifiutare il disegno di una società basata sul profitto e la mercificazione delle vite. A fine torneo sono state offerte a tutti i partecipanti panini con marmellata autoporodotta…..molto meglio della frittatona rituale della mattinata!

Favilla – CommuniaMantova

Domenica 2 novembre sportello diritti

  • sportello diritti 2 novembre

     

     

     

     

     

    SPORTELLO DIRITTI

    Domenica 2 novembre 2014
    dalle ore 15.00 alle ore 19.00
  •  Via Val d’Ossola, Mantova (giardini di Due Pini)
2 novembre verrà presentato lo #Sportello #Diritti ai giardini di 2 pini!
Dalle 15 all 19 ci saranno giochi per bambini, slack line, musica e soprattutto Castagne e Vin Brulè!

L’attuale fase politica ed economica lascia sole le #periferie di fronte alla mancanza di servizi e alla speculazione sulle necessità di base delle persone che le abitano.
Allo stesso tempo, le campagne terroristiche contro i #migranti, hanno il solo effetto di prosurre una guerra tra poveri che restringe i #diritti di cittadinanza per tutte e tutti.

Ogni giovedì dalle 15 alle 19 a La Boje! aprirà uno sportello politico e legale che metterà a disposizione strumenti per:

* permessi di soggiorno
* ricongiugimenti
* diritti di cittadinanza
* ricorso per decreto di espulsione
* informazioni su affitti e bollette

Inoltre stiamo lavorando per garantire:

* punto di incontro e ascolto
* accesso internet gratuito e illimitato
* corso di alfabetizzazione