Archivi tag: fascisti

Non si costruisce il razzismo sui corpi delle donne!

Da mesi il discorso e le politiche di esclusione sociale promosse dalla destra radicale europea ed italiana trovano concretezza in un razzismo istituzionalizzato che sembra essere diventato normalità e nelle narrazioni securitarie ed allarmistiche che i mass media fanno delle migrazioni e dell’accoglienza.
Dopo i fatti di Colonia i partiti xenofobi e gruppi post-fascisti hanno nuovamente colto l’occasione per alimentare il clima di odio e di violenza che sta attraversano l’Europa e fomentare una guerra tra poveri. A Mantova, come a Modena e Reggio Emilia, Forza Nuova scenderà in piazza sfruttando e strumentalizzando gli episodi accaduti in Germania per Capodanno.
Forse non tutti sanno che molestie, stupri e violenze sulle donne sono all’ordine del giorno in ogni paese al mondo, sono perpetrati in differenti culture e in tutte le religioni. Nel 2015, in Italia, sono state uccise 152 donne di cui 117 in ambito familiare: la violenza sulle donne non ha etnia.
Per chi lo avesse dimenticato, per “mantenere viva la memoria” è necessario ricordare parte della nostra storia. Una memoria rimossa dal mito de “italiani brava gente”. Il colonialismo italiano (ma più in generale occidentale) ha stuprato e violato, non solo territori, ma anche donne e bambini. Uomini, fascisti, che sono poi tornati in patria a difendere le “loro” donne dall’uomo nero proveniente da un continente appena invaso e spogliato della propria identità e delle proprie risorse.
E oggi? “Dove sono i fascisti quando è necessario difendere il diritto all’autodeterminazione delle donne?” – si chiedono alcune compagne in un noto blog femminista –“ In marcia contro l’aborto a definire le donne “assassine”, o nei cortei in favore della famiglia tradizionale, a picchiare duro quando si chiede il riconoscimento delle coppie lgbtq. E dove stanno i razzisti quando bisogna scendere in piazza e difendere pubblicamente le donne che vengono offese, molestate, stuprate, da gente italica? Stanno a dettare norme comportamentali sull’estetica, l’abbigliamento e la sessualità, perché se stuprano se la sono cercata le donne. “
Non lasciamo spazio a fascisti, razzisti e machisti pronti a difendere una società e una cultura occidentale e neoliberista che non è meno patriarcale e sessista di altre ma che maschera meglio, grazie ad un sistema consolidato di principi capitalisti e liberali, la propria profonda misoginia e una cultura maschilista diffusa che perpetra pratiche e modelli violenti, sessisti e omofobi.
Le donne di Colonia, così come tante nostre colleghe, amiche, conoscenti e parenti sono state abusate due volte: la prima da parte di chi le ha molestate e la seconda da parte di chi le ha strumentalizzate per alimentare razzismo e giustificare politiche securitarie e restrittive dei diritti dell’uomo e della donna.
Contro sessismo, violenza, razzismo e repressione è necessario resistere e rispondere con la costruzione di reti solidali autorganizzate e democratiche e con una progressiva estensione dei diritti, lottando contro quei governi che scelgono di applicare misure restrittive alle libertà individuali e collettive, sospendendo i più alti principi di democrazia e libertà.

PILLOLE DI ANTIRAZZISMO: CHI SONO I RAZZISTI E COME FUNZIONA IL SISTEMA DELL’ACCOGLIENZA

Chi è “Mantova ai Virgiliani”?
É una sigla creata da Forza Nuova, organizzazione neofascista, che sta provando a darsi legittimità e inserimento sociale sfruttando l’allarme mediatico dell’arrivo di migranti e replicando in ogni città questa formula (ad es. Brescia ai bresciani, Verona ai veronesi etc.).
Nonostante il tentativo di definirsi come comitato apartitico che ammicca al mondo ultras mischiando nazionalismo e “colori” cittadini, la regia è chiaramente legata agli esponenti locali del partito dell’ex terrorista nero Roberto Fiore.
A questi si sono aggiunti i naziskin legati ai gruppi veneti, alcuni ragazzi raccolti attorno al leader della band nazi-rock (Acciaio Vincente), resisi protagonisti di minacce, aggressioni e mitomanie (ascoltare le canzoni per credere).
Oltre a questo panorama nel “comitato apartitico c’è ben poco, basta scorrere i “mi piace” della loro pagina Facebook per scoprire la galassia neofascista del nord Italia, o riprendere i video della prima uscita alla Virgiliana dove il coordinatore di Forza Nuova del nord Italia (Luca Castellini) coordinava fascisti provenienti da Bergamo, Verona, Brescia e Cremona.
Un comitato che vorrebbe restituire Mantova ai mantovani si è presentato al territorio facendo  gestire la manifestazione a persone venute da fuori (che dei virgiliani sanno ben poco) e utilizzando media nazionali (nel quartiere Virgiliana erano presenti le telecamere di Sky e Rete4) che si ingrassano su problemi su cui servirebbe approfondimento.
Non è che c’è chi sfrutta Mantova solo come vetrina su cui farsi pubblicità?
Oltre a tutto questo ci teniamo a ricordare che le città sono più sicure senza fascisti, come mostrano le implicazioni di membri di Forza Nuova, Veneto Fronte e Casa Pound in diversi episodi di aggressioni premeditate ed omicidi, nel 2006 ad Ostia e nel 2008 a Verona, ai danni di Nicola Tommasoli colpevole di aver rifiutato di offrire una sigaretta.

Emergenza immigrazione?
Negli ultimi mesi sono arrivati in Europa 310mila migranti (1 ogni 300mila abitanti dell’Unione Europea) un pò pochi per parlare di invasione, soprattutto se pensiamo che le nostre economie beneficiano di accordi commerciali (di materie prime) vantaggiosi rispetto diversi paesi di provenienza. Rispetto a questo argomento pensiamo sia sbagliato differenziare tra “chi scappa dalle guerre”(rifugiati) e “chi scappa dalla povertà”(migranti economici), come fa la Merkel insieme a diversi esponenti politici di “governo”, poiché i confini sono estremamente labili ed entrambi i processi sono figli del neocolonialismo economico e politico dell’occidente verso il sud del mondo.
Venendo ai “35 euro giornalieri” vorremmo ricordare che questi soldi sono percepiti dalle strutture e dalle cooperative ITALIANE che ospitano i migranti (che ricevono unicamente 2,50euro/giornalieri di pocket money). I soldi sono prelevati da fondi pubblici (uno Europeo e uno italiano) a cui contribuiscono in gran parte gli stessi migranti con le tasse di rinnovo dei permessi di soggiorno.
Secondo voi gli stessi governi europei che hanno bruciato miliardi di euro di denaro pubblico per salvare le banche private dopo la crisi del 2007/08, sono disposti a “buttare” i soldi per i profughi o sotto c’è qualche interesse?

Quali soluzioni?
Nonostante Forza Nuova continui ad affermare “stop business accoglienza”, sembrerebbe che le loro motivazioni siano dettate da una visione gerarchica delle razze/etnie e da una preservazione dell’Europa “bianca” e “cristiana”. Posto che entrambe le tendenze sono smentite dalla storia e dalla scienza, queste vanno a formare ciò che viene comunemente denominato “razzismo”. Dalla Lega ai neonazisti usano questo approccio un pò perché ci credono, un pò perché sanno che, come il tifo tra squadre, può aggregare la rabbia dei disoccupati o impoveriti nati in Italia.

Perché altrimenti protestare contro i profughi quando è evidente che non sono loro a guadagnare da questo sistema di accoglienza varato quando Maroni era Ministro dell’Interno?

Non sono i profughi a togliere Mantova ai virgiliani quanto le banche, gli imprenditori che trasferiscono capitali all’estero, le imprese che prima inquinano e poi delocalizzano, tutte persone benestanti, bianche e magari pure “virgiliane”.
Guardando i livelli di reddito e di accesso ai diritti però sembrerebbe che gli italiani poveri abbiano molto più in comune con i migranti che con gli italiani ricchi, che sfruttano entrambi. Il modello di accoglienza europea scarica i costi sul sud europa, fa guadagnare i privati (dell’accoglienza e del settore militare) e crea una manodopera a buon mercato e disposta a tutto. É giunta l’ora di considerare le migrazioni come un punto di partenza per una lotta che chieda: maggiori diritti sociali per tutte e tutti; garanzie di reddito e di lavoro; la fine della gestione a terzi (qua le cooperative) dei servizi sociali (non solo accoglienza, ma anche scuola e sanità).

…IN PILLOLE…

INVASIONE? arrivate 121mila persone (= 0,2% popolazione italiana)

SOLDI PER MIGRANTI? i 40 euro vanno a coop e alberghi italiani, la maggior parte dei soldi vengono da tasse rinnovo permessi di soggiorno

LAVORO? non rubano il lavoro, ma anzi vengono sfruttati in settori come agricoltura, dove solo una lotta comune potrà portare a diritti e salari più alti.

CRIMINALITÁ? secondo ministero dell’interno nessuna correlazione tra migranti e criminalità, ce ne sono invece tra povertà, ricatto ed illegalità.

SPECULAZIONE? Come nella scuola, nella gestione dei rifiuti e nella sanità, l’ingresso di privati nei servizi sociali genera speculazioni. Serve quindi un sistema di accoglienza pubblico, unico ed europeo che assuma direttamente senza passare da soggetti terzi (coop bianche, rosse, nere, mafiose etc.)

La strategia delle intimidazioni fasciste

Dopo l ‘aggressione di matrice neofascista del 13 Agosto che ha visto coinvolto un attivista di ARCI Casbah nel comune di Pegognaga, le intimidazioni rivolte a realtà antifasciste del territorio si sono intensificate. Ronde notturne ed atti di vandalismo davanti alla nostra sede diventano sempre più frequenti e gli autori, già identificati, sono gli stessi che da mesi insistono con le medesime provocazioni.

Da insulti e lancio di fumogeni nel cortile dello spazio sociale, a inseguimenti che hanno lo scopo di intimidire gli avventori casuali; il disegno politico che ne esce è chiaro: attaccare i protagonisti delle lotte contro l’impoverimento sociale e delle mobilitazioni per l’estensione dei diritti.
Basterebbe ciò a testimoniare il vero volto delle organizzazioni nazifascite protagoniste dei raid notturni sopra citati; lo stesso ruolo che sempre hanno rivestito: altro non sono che i cani da guardia del capitalismo e delle sue politiche repressive.

In questo momento storico e politico, in cui spazi di auto-organizzazione popolare come La Boje!intensificano le proprie iniziative in difesa dei diritti e di ricerca di nuovi ambiti di protagonismo socio–politico, allo scopo di smantellare ogni diktat del neoliberismo, il livello dello scontro si sta drammaticamente alzando.
A questo punto ci troviamo a riflettere sulla valenza della parola “sicurezza” sempre più schiacciata su posizioni xenofobe, rivendicata tanto dalla destra istituzionale che dai movimenti politici chiaramente nazi-fascisti.
Entrambi adottano un uso strumentale di tale termine ed entrambi vorrebbero ergersi a paladini  in difesa dell’ordine, della nazione e della razza.

L’esempio più inquietante di tali processi è, nel territorio mantovano, il consigliere comunale Luca De Marchi che, pur avendo impostato la sua intera campagna politica sull’odio etnico e lo scontro tra civiltà, paradossalmente si trincera dietro la posizione di “uomo delle istituzioni” prendendo le distanze da atteggiamenti e provocazioni da lui stesso alimentate.
Qual è, dunque, il significato del termine  “sicurezza”, di cui tanto parlano questi personaggi, se non quella di essere liberi di odiare il “diverso” impunemente?

Come se non bastasse la stessa stampa democratica, nella persona del direttore, se da un lato non perde occasione per strumentalizzare ed oscurare le nostre iniziative, dall’altro c’è una banalizzazione nel descrivere l’attività neofascista nel territorio e il revisionismo della storia contemporanea dell’ultimo secolo, dando così ossigeno ad azioni come le scritte e gli striscioni nostalgici attaccati nell’ultimo anno (tra cui l’ultima “Sabbioneta è fascista”).

Nonostante tutti i tentativi di boicottaggio subiti di recente, le nostre iniziative e l’attività politica proseguiranno, confidiamo perciò in una partecipazione larga ed interessata dei mantovani che credono nella libertà, nell’uguaglianza e nella vera democrazia.

A questo proposito comprendiamo quanto sia necessario tessere sempre nuove relazioni con i quartieri e le periferie in cui gli strati sociali più deboli sono sempre più vittime di speculazione e strumentalizzazioni politiche.

IL BUSINESS DELLA LOTTA ALL’ACCOGLIENZA

La melma nera su Mantova e l’artifizio mediatico del razzismo che non c’è

di  Favilla – CommuniaMantova
Spazio Sociale La Boje!

La frazione Virgiliana è una formata da un paio di strade che si intersecano ai capannoni dell’area industriale a est di Mantova.
Ci abitano diverse famiglie di migranti, ma la scarsa densità abitativa e l’assenza di piazze e spazi pubblici di socialità, la rendono una tranquilla zona dormitorio dove ognuno pensa a sé.
Due settimane fa arrivano 45 profughi da Bangladesh, Pakistan e Afghanistan presso un hotel dismesso da 7 anni, gestiti dalla cooperativa Olinda (esterna alla rete SOL.CO, che domina gli appalti nel settore sociale nel mantovano, settore segnato da una situazione di precarietà e appalti al ribasso, aggravatasi ulteriormente dopo i tagli al welfare).  L’amministrazione del nuovo sindaco Palazzi (al cui interno SOL.CO ha un buon peso politico) polemizza con la scelta della prefettura e si impegna per trasferire parte di quei profughi in altre strutture, con la scusa della destinazione d’uso che stabilisce quanti richiedenti asilo possono essere ospitati.

Approfittando del polverone mosso dalla stessa giunta di centro-sinistra, Forza Nuova organizza un presidio sotto l’ hotel attraverso la pagina, creata ad hoc, “Mantova ai virgiliani”.
Il fratello della coordinatrice provinciale dell’organizzazione neofascista organizza l’evento Facebook, che argomentando in sole 35 parole i motivi della protesta, raccoglie a fatica in una decina di giorni 50 partecipanti.
Ricordiamo che a Mantova Forza Nuova è formata da pochissime persone unite da legami affettivi o parentali che vivono in provincia, lontani dalla città. Hanno provato a candidarsi a maggio a Mariana Mantovana (paese di 721 abitanti noto per la discarica provinciale), in linea con la strategia del loro partito di strappare consiglieri comunali in comuni microscopici, ma non sono riusciti a raccogliere le firme necessarie.

Mentre la pagina facebook campanilista pubblicava foto di tortelli e agnolini, evitando accuratamente di produrre un’ analisi sulla questione dei flussi migratori, i collettivi dello Spazio Sociale La Boje! hanno convocato un’assemblea a cui hanno invitato tutte le forze antirazziste.
Nonostante la ristrettezza di tempo, abbiamo pensato fosse necessario convocare un presidio in contemporanea con quello di Forza Nuova in modo da allontanarli dall’hotel Maragò ed entrare in contatto con gli abitanti della Virgiliana.
In più occasioni nell’ultimo anno abbiamo provato ad aprire percorsi di reciprocità e solidarietà tra territori e migranti, basterebbe ricordare il presidio meticcio “Je suis antiraciste” contro l’attentato a Charlie Hebdo e le sparate razziste dei giorni successivi oppure il progetto dello sport antirazzista nelle periferie. Pensiamo che queste campagne a costo zero abbiano prodotto e stiano producendo strumenti e legami sociali per arginare il razzismo nelle periferie della nostra città.

Uno dei momenti dei Mondiali Antirazzisti a cui ha partecipato l'Atletico Langafia, squadra di antirazzisti e richiedenti asilo nata dallo sport popolare in periferia

Mercoledì ci siamo trovati verso le sei per parlare con gli abitanti della frazione, dare la nostra solidarietà ai profughi e agli operatori sociali che vivevano con preoccupazione le ore precedenti al presidio razzista. Abbiamo trovato un quartiere rilassato, ancor più isolato dopo la chiusura delle fabbriche attigue, in cui pochi sapevano della presenza dei profughi e non valutavano negativamente il riutilizzo della struttura alberghiera.

Dalle 19.00, prima dei reparti antisommossa della polizia, sono arrivati i furgoni delle televisioni (rete 4 e sky tg) appostandosi nella corte in cui era previsto il presidio contro i migranti.
Singolare che a Mantova ci sia stata la presenza di televisioni nazionali, dove di solito manifestazioni ben più numerose hanno visto la sola presenza di teleMantova e MantovaTV.
Questa copertura mediatica si può spiegare solamente con quanto avvenuto dopo, con la calata di fascisti da altre città del nord Italia e con la scaramuccia con le forze dell’ordine da consegnare a fotografi e telecamere.

Quello che è avvenuto mercoledì è uno spettacolo di teatro siglato dal patto tra imprenditori della notizia e teatranti fascisti. Non siamo complottisti come chi sostiene che ci sia un progetto plutocratico per abbronzare la pelle degli europei, ma ci sono interessi materiali in comune.
Da un lato i fascisti provano a sfondare in piccole città di provincia, povere di strutture militanti antirazziste di base, facendo calate da altre città (nei video si sentono esclusivamente dialetti di Verona e Brescia) e usando le curve degli stadi, impoverite socialmente dalla repressione, per stringere relazioni. Cercano di riprodurre artificialmente (ad uso dei media), anche quando non c’è, la rabbia razzista che abbiamo visto esprimersi in altre città, importando megafonatori e agitatori.
Dall’altro i media, alla ricerca di un’audience facile, parlano delle migrazioni celando i fattori strutturali (economici, politici, ambientali) e puntando unicamente su quelli emergenziali e allarmistici. In parole povere sui tg ( che formano l’opinione del 70% degli italiani) il migrante o muore affogato o delinque.

Pensiamo che i veri responsabili della situazione che si è creata siano i rappresentanti delle istituzioni. Ci sembra assurdo che i gruppi razzisti possano organizzare manifestazioni sotto le case dei soggetti che vogliono colpire, limitandone la libertà e la sicurezza. Evidentemente la sicurezza di queste persone è un fattore di serie b.
Lo stesso sindaco, il primo a creare agitazione per non essere stato informato dell’arrivo di quei richiedenti asilo, sicuramente avvertito dal prefetto dell’arrivo di neofascisti da fuori da Mantova, avrebbe potuto esprimersi tempesticamente.

La “valla” e il campo da golf di Melilla

Il modo in cui la giunta ha reagito alla calata nera sulla città ci sembra vergognoso perché presta il fianco ai razzisti.
L’assessore al welfare Andrea Caprini (che da sempre lavora tra Pantacon, Arci, festival letteratura) ha dichiarato «Adesso sposteremo altrove anche gli altri stranieri rimasti al Maragò, ma poi stop. Profughi a Mantova non ne vogliamo più. Adesso bisogna coinvolgere anche gli altri Comuni». Curioso che siano stati spostati in case prese in affitto a CoopCase e affidati alla cooperativa La Cosa (formata da collaboratori della nuova giunta comunale).
Ancor più singolare che Caprini possa stabilire che a Mantova non arrivino più “profughi” o “stranieri”, uno slogan più volte sentito dai sindaci leghisti e lontano da una prospettiva solidale e di attivazione della cittadinanza.
Il quadro si completa con l’autorizzazione al consigliere comunale (ex lega nord) Luca De Marchi, un soggetto che si è presentato alle elezioni con una campagna incentrata contro migranti e sinti, a  visitare la struttura della Virgiliana. Ci chiediamo con quale tipo di specializzazione e conoscenza possa valutare quella soluzione all’accoglienza dei migranti.

Insomma il piano è parecchio inclinato e se alcuni potevano credere che questa giunta potesse arginare gli sfoghi razzisti, è prontamente rimasto deluso.
Non aiuta certamente il qualunquismo con cui tanti a sinistra leggono i processi migratori, traducendoli come qualcosa che non gli interessa, un problema che non è il loro.
Ci chiediamo dove fossero mercoledì sera, nonostante i ripetuti inviti, gli attivisti di CGIL, equal, FIOM, SEL e dell’ ARCI.
Possiamo tranquillamente affermare che se non ci fosse stata la celere i fascisti sarebbero arrivati all’ hotel, ma il razzismo non lo combatterà certamente la polizia. Serviva una presenza massiccia della città per falsificare sul nascere, con lo spessore di un’eterogeneità politica antirazzista, la pagliacciata mediatica allestita dai vertici nazionali di forza nuova.

L’azione dei fascisti (che poi la scorsa notte hanno pure attaccato lo striscione alla cooperativa Alce Nero, inserita in Sol.Co), disinformata e stereotipizzata ha paradossalmente favorito le stesse imprese sociali che dominano il welfare mantovano.
Non sappiamo se la nuova sistemazione sarà meglio dell’hotel Maragò, quello che sappiamo è che lo spostamento non ci è sembrato frutto di una visione politica ampia, ma di intrecci oscuri tra politica e cooperative e di passività verso le vaghe sparate dei razzisti.

il fumogeno lanciato dentro La Boje dopo il presidio, i fascisti hanno colto l'occasione avendo rinforzi da fuori Mantovail fumogeno lanciato dentro La Boje dopo il presidio, i fascisti hanno colto l’occasione avendo rinforzi da fuori Mantova

L’unico modo per svelare le speculazioni, combatterle e imbastire un sistema di accoglienza efficace, virtuoso e capace di coinvolgere migranti, operatori sociali e comunità è quello di coinvolgere direttamente questi soggetti a partire dallo sfruttamento che subiscono.
I migranti sballottati come merci su cui lucrare, gli operatori sociali sottopagati e alienati dalle loro funzioni lavorative e le periferie impoverite di servizi sociali, strutture e possibilità decisionale.
Pensiamo che sia necessario fissare un’assemblea per mettere in rete a livello provinciale chi la pensa in questo modo e non ci sta a lasciare le strade e la critica all’accoglienza ai fascisti.

In fondo a destra

Dove c’è Forza Nuova c’è sempre qualcosa per le cronache dei giornali. Dopo anni di silenzio nel mantovano, il movimento politico neofascista capeggiato da Roberto Fiore, ex appartenente alla formazione Terza Posizione, ha fatto la sua prima apparizione in Piazza Mantegna…col botto.

Il nucleo sceso in piazza ieri sembra essere formato da pochi vecchi esponenti della destra mantovana, tra cui, guarda caso, un ex consigliere provinciale della Lega Nord. Sui loro network non fanno mistero delle loro nostalgìe per il Reich e propongono “soluzioni” semplici per omosessuali, ebrei, antifascisti vari e per i negri. Volantinavano contro l’immigrazione e contro la Lega Nord per raccattare un po’ di voti e consenso alle loro spalle, quando al banchetto si sono aggiunti alcune giovani teste rasate forse simpatizzanti ma non aderenti al movimento di Forza Nuova. Pochi minuti dopo è arrivato un gruppo di giovani mantovani di origine straniera e non, con le fidanzate che ha guardato male il banchetto neofascista e si è seduto sui gradini di San’t Andrea.
Perché? Per quale motivo dei giovani distanti dalla politica(e da essa snobbati se non per calcolo politico…) si sono radunati sulla scalinata davanti ad un gazebo di estrema destra? La testimonianza di una giovane, particolarmente rabbiosa, racconta che i ragazzi, intenti a passare il pomeriggio sul lungolago come tanti mantovani ,sono stati minacciati e strattonati dal gruppetto di naziskin. La compagnia si è spostata dunque verso il centro cittadino quando ha ritrovato gli aggressori al banchetto di FN, in totale una manciata di neofascisti, che parlava direttamente “a/di loro” nei manifesti e nei volantini contro gli “immigrati”; fermi sugli scalini sono stati insultati anche dai “vecchi” del movimento: questo farebbe pensare ad una vecchia strategia per provocare e creare  “il” caso.  Ad un certo punto è arrivata una volante e il gruppo di giovani si è dileguato.
Di sicuro qualcuno però non ha voluto saperne di essere insultato e strattonato perché di origine straniera: delle fasi concitate dei minuti seguenti si sa solo che un naziskin è finito a terra steso con una serie di calci.
Se ti stai facendo gli affari tuoi in un caldo pomeriggio di giugno, dei naziskin vengono a minacciarti per il colore della tua pelle e li ritrovi ad un gazebo di estrema destra dove altri ancora ti insultano, come può finire?

Mantova può però tollerare la presenza, seppure minuscola, di organizzazioni dichiaratamente neonaziste? La città di Mantova è una delle più tranquille d’Italia e dove i cittadini e la società civile rifiutano il razzismo nonostante la presenza di professionisti della paura e di padroni che assumono in nero manodopera migrante, spesso ricattandola, fomentando inoltre la guerra tra poveri.
Le provocazioni politiche di Forza Nuova non sono materia per Mantova:  non c’è spazio per razzisti e neofascisti nella nostra città.

[La ricostruzione degli eventi è stata fatta grazie alle testimonianze raccolte in piazza]