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	<title>articolozero &#187; manifestazione</title>
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		<title>Guitar heroes!</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Feb 2011 11:44:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[ Una grande manifestazione organizzata dal comitato Mantova città aperta contro il regolamento di polizia urbana e contro l’idea di una città chiusa e fatta solo di vetrine. ]
Più di duecento cittadini e cittadine sono scesi in piazza sabato 12 febbraio nella giornata organizzata dal comitato “Mantova città aperta” per protestare contro il regolamento di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[ Una <img class="alignleft size-medium wp-image-17246" title="suoni1" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2011/02/suoni1-300x225.jpg" alt="suoni1" width="300" height="225" />grande manifestazione organizzata dal comitato Mantova città aperta contro il regolamento di polizia urbana e contro l’idea di una città chiusa e fatta solo di vetrine. ]</p>
<p>Più di duecento cittadini e cittadine sono scesi in piazza sabato 12 febbraio nella giornata organizzata dal comitato “Mantova città aperta” per protestare contro il regolamento di polizia urbana, la sua recente “applicazione” nei confronti di un musicista di strada e, più in generale, contro il declino del centro storico di Mantova.<br />
Dal ritrovo di Piazza Broletto è partito un corteo da Piazza Broletto si è mosso un corteo festante, rumoroso e anche arrabbiato, il cui scopo era &#8220;suonargliele&#8221;: armati di chitarre, violini, tamburi etc., i manifestanti,  eterogenei per età in uno spaccato rappresentativo della città, hanno sfilato per le vie del centro per scardinare i tempi dello shopping di quello che ha smesso di essere cuore pulsante della città ed è stato ridotto ad un centro commerciale all’aria aperta. Una street parade fatta di accordi caotici e in libertà dove si potevano notare diversi piccoli gruppi che intonavano grandi “classici” come “Bella Ciao” uniti a brani più moderni come “diritto al tetto” dei Ministri. Musica e canzoni mentre il corteo sfilava in  Via Orefici, Via Pescheria e il Lungorio, di certo non le vie più “classiche” per le manifestazioni cittadine. Mentre andava in scena la festa-protesta della Mantova che non si arrende all’idea che i problemi della città siano le bandiere appese ai balconi, i panini sul sagrato delle chiese e un paio di suonatori di strada, vi sono state manifestazioni di solidarietà da parte di alcuni negozianti, anche loro preoccupati per il futuro della città.<img class="alignright size-medium wp-image-17247" title="suoni2" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2011/02/suoni2-300x225.jpg" alt="suoni2" width="300" height="225" /><br />
Gli interventi al megafono sono stati contro l’idea stessa di una città tutta “luminarie e vetrine” dove la libera socialità viene criminalizzata da regolamenti come quello emanato dalla giunta Sodano<em>: “non vogliamo multe perché viviamo liberamente la nostra città, vogliamo risposte su speculazione edilizia, nuove povertà e sulla devastazione dell’ambiente”.</em><br />
A rivendicazioni politiche si sono accompagnati anche cori più ironici legati al mondo musicale: in testa al corteo le studentesse e gli studenti del collettivo ‘Aca toro e gli attivisti dello spazio sociale “La Boje” intonavano <em>“se non cambierà, heavy metal sarà</em>” e <em>“noi la disco non la paghiamo</em>”; slogan urlati non senza una riflessione di fondo: da almeno vent’anni le amministrazioni pubbliche non hanno fatto attenzione alla scena musicale locale che ha continuato a sopravvivere inascoltata senza interventi mirati per stimolarla a farla crescere. Le stesse amministrazioni di centrosinistra che mentre svendevano il territorio ai poteri forti hanno inseguito alcuni deliri securitari, arrivando persino a porre la firma sulla Carta di Parma per la “sicurezza urbana”, anticamera del contestato regolamento. In questi ultimi due passaggi fondamentali va letta la simbolica contestazione ad un gazebo del Pd in Piazza Martiri di Belfiore.<br />
La manifestazione è poi continuata per Corso della Libertà, Corso Umberto fino ad arrivare sotto il comune.<br />
Arrivati in Via Roma i manifestanti si sono fermati per una contestazione simbolica all’amministrazione comunale che si è insediata preannunciando un “cambiamento” per Mantova e invece, a parte distribuire poltrone, sta portando la città, il suo centro, i rapporti sociali e i valori condivisi verso un ulteriore livellamento verso il basso.<br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-17248" title="suoni3" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2011/02/suoni3-300x225.jpg" alt="suoni3" width="300" height="225" />La manifestazione si è sciolta una volta tornati in Piazza Broletto: qui giovani e meno giovani hanno deciso di riprendersi Piazza Mantegna, off-limits per un gazebo di studenti del pdl sulle foibe, e alla spicciolata si sono diretti verso la piazza centrale occupando la scalinata della basilica di Sant’Andrea, lanciando qualche coro antifascista ma, soprattutto, rilanciando il coro che ha unito tutta la manifestazione “la chitarra, la suono dove voglio!”.</p>
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		<title>Sopra e sotto la gru.</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Nov 2010 18:03:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sabato 20 novembre circa 300 migranti e antirazzisti/e hanno sfilato per le vie di Mantova, la città cartolina delle luminarie e delle vetrine, in solidarietà alla lotta di Brescia e per reclamare diritti e dignità.
L’onda della gru ha portato in piazza i migranti del coordinamento migranti basso mantovano e quelli/e del comitato 1 marzo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-17115" title="_MG_4204" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/11/MG_4204-300x200.jpg" alt="_MG_4204" width="300" height="200" />Sabato 20 novembre circa 300 migranti e antirazzisti/e hanno sfilato per le vie di Mantova, la città cartolina delle luminarie e delle vetrine, in solidarietà alla lotta di Brescia e per reclamare diritti e dignità.<br />
L’onda della gru ha portato in piazza i migranti del coordinamento migranti basso mantovano e quelli/e del comitato 1 marzo di Mantova, organizzatori della manifestazione. Per le strade risuonavano colpi di tamburo e fischietti e tanti slogan come ‘siamo tutti sulla gru’ e ‘basta truffa, basta pagare’ in relazione alla doppia truffa, dello Stato e degli imprenditori, con la sanatoria per colf e badanti del settembre 2009 perpetrata per estorcere migliaia di euro ai migranti che hanno presentato domanda. E nel momento in cui sono state presentate centinaia di migliaia di domande si sono cambiate le regole del gioco per riprodurre clandestinità e precarietà.  La cosiddetta circolare Manganelli con l’introduzione del “reato di clandestinità” come motivo ostativo all’ottenimento del permesso di soggiorno ha precluso la possibilità a decine di migliaia di migranti, perlopiù giovani, di regolarizzarsi. Sono in gran parte i migranti della crisi, della mobilità lavorativa e territoriale.<br />
Ma nella lotta c’è anche tanta allegria: oltre agli slogan più radicali più volte i migranti hanno intonato ‘siamo tutti nipoti di Mubarak’ a ricordare le pietose vicende che hanno interessato il capo del governo italiano e il mondo migrante… .<br />
Gli interventi dei migranti dal furgone descrivono il mondo migrante che subisce razzismo istituzionale e precarietà: se il primo pensiero è generalizzare l’esperienza di Brescia ci sono anche parole dure contro i lager di stato (Cpt ora Cie) e tutti i fratelli rinchiusi e/o deportati.<br />
In solidarietà alla manifestazione interviene anche uno studente di ‘aca toro’ che sottolinea solo come tramite l’unità di studenti e lavoratori, italiani e migranti si possano spazzare via razzismo e sfruttamento.<img class="alignright size-medium wp-image-17116" title="_MG_4127" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/11/MG_4127-300x200.jpg" alt="_MG_4127" width="300" height="200" /><br />
La domanda politica è molto forte ma la risposta non c’è mai stata: istituzionalmente diversi governi hanno dato solo repressione e aumentato la ricattabilità (Turco-Napolitano, Bossi-Fini, Amato-Ferrero etc.). Basta dare un occhio alla ‘piazza’ per farsi un’idea dell’incapacità di dare risposte: a livello politico hanno partecipato solo poche sigle, tra queste Sinistra Critica e alcuni rappresentanti istituzionali della sinistra in provincia mentre, oltre a tanti semplici cittadini stufi di vedere l’Italietta che affonda, c’erano tanti attivisti dell’associazionismo e della società civile (Arci, Libertà e giustizia etc.).<br />
Il corteo finisce davanti alla questura dove i migranti al megafono raccontano le proprie storie di quotidiano sfruttamento. A Mantova potrebbe essersi aperto uno spiraglio per costruire nuovi rapporti sociali e politici, per continuare a costruire un cambiamento urgente e necessario: per loro, per noi, per tutti/e.</p>
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		<title>Brescia, cariche ai migranti. Che salgono sulla gru</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Oct 2010 10:55:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-17066" title="bresciagru" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/10/bresciagru-300x225.jpg" alt="bresciagru" width="300" height="225" />Cariche della polizia e carabinieri contro il corteo dei migranti e  degli antirazzisti a Brescia per impedire alla manifestazione indetta  sabato 30, per il rinnovo del permesso di soggiorno, di raggiungere il  luogo dove 9 migranti sono saliti sulla gru del cantiere della  metropolitana. La giunta comunale e la questura avevano vietato la  manifestazione utilizzando come pretesto una adunata degli alpini che si  svolgeva in un’altra zona del centro storico.<br />
E comunque, oltre un migliaio di persone, nonostante una pesantissima  militarizzazione dell’intera zona, si sono concentrate vicino a p.zza  della Loggia e  si sono dirette verso il cantiere dove i migranti erano  saliti sulla gru. Un consistente schieramento di carabinieri e polizia  ha bloccato la strada: qui sono avvenuti gli scontri, una decina di  antirazzisti e migranti sono rimasti  contus, un attivista di Sinistra  Critica e collaboratore di Radio onda d’urto, è Sauro, è stato  arrestato; un migrante del coordinamento immigrati CGIL ha dovuto  ricorrere alle cure del pronto soccorso. A Sauro è stato confermato  l’arresto ma è stato rilasciato dopo forti pressioni dei manifestanti:  sarà processato per direttissima martedì mattina. I 9 migranti sulla  gru, rappresentanti delle comunità egiziana, senegalese, indiana,  pachistana e marocchina, hanno dichiarato che non scenderanno se non  sarà aperta una trattativa a livello nazionale per la regolarizzazione  di tutti coloro che hanno fatto domanda di sanatoria colf e badanti e se  non sarà consentito il ripristino del presidio permanente; durante le  cariche, infatti, il vicesindaco leghista Rolfi ha inviato le  ruspe a  distruggere proditoriamente il presidio permanente di via Lupi di  Toscana davanti all’ufficio della Prefettura; la baracca, i letti, gli  effetti personali dei presidianti sono stati completamente distrutti. Da  Brescia viene lanciato un appello a livello nazionale per cominciare o  rilanciare immediatamente la mobilitazione per sanatoria.<br />
Immediata anche la presa di posizione di Sinistra Critica,  l&#8217;organizzazione che si è mossa insieme ai migranti, agli attivisti di  Radio Onda d&#8217;Urto e della sinistra sociale bresciana perché la  manifestazione potesse svolgersi.<br />
«I migranti non devono protestare, rivendicare diritti. Se lo fanno  vengono perseguiti, caricati da Polizia e Carabinieri» dice un  comunicato dell&#8217;organizzazione. «Una manifestazione vietata dalla Giunta  comunale e dalla Questura con il pieno appoggio della Prefettura, la  stessa che non è intervenuta contro i simboli leghisti sulla scuola di  Adro, con una motivazione talmente pretestuosa da risultare liberticida,  la concomitanza con un’iniziativa degli alpini che si svolgeva da  un’altra parte della città».</p>
<p>«Le violente cariche avvenute a Brescia, che hanno portato  all’arresto di un compagno di Sinistra Critica – rilasciato dopo poco  per la pressione dei manifestanti &#8211;  e al ferimento di molti  partecipanti, non possono essere considerate una questione locale.  Giunta comunale, Questura e Prefettura sono in sintonia nella  repressione di ogni diritto e protagonismo dei migranti. Dopo 31 giorni  il presidio permanente dei migranti di Brescia è stato distrutto, i  migranti sono stati picchiati, gli antirazzisti arrestati».</p>
<p>«Non hanno fatto i conti, continua Sinistra Critica &#8211; con la  determinazione dei migranti che hanno invaso un cantiere della  metropolitana di Brescia e sono saliti su una gru – con l’intenzione di  rimanerci &#8211;  calando uno striscione per la sanatoria di tutti i migranti  che hanno presentato domanda. Il vergognoso “reato di clandestinità”,  che impedisce di accedere al permesso di soggiorno, altro non è che la  gestione feroce di un mercato del lavoro precario. Con la crisi  economica ogni alibi è caduto, ogni ipocrisia e svanita: i migranti sono  diventati per le istituzioni  un problema di ordine pubblico.  Lavoratori e lavoratrici da reprimere  se non accettano la precarietà  infinita delle condizioni di lavoro e l’esclusione dai diritti di  cittadinanza».</p>
<p>da www.ilmegafonoquotidiano.it</p>
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		<title>Una nuova Onda</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Oct 2010 15:22:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi, venerdì 8 ottobre, un migliaio di studenti e studentesse di Mantova e provincia hanno invaso le strade del capoluogo per protestare contro la riforma Gelmini e la crisi del trasporto pubblico di Apam.
Alla manifestazione organizzata dal collettivo studentesco ‘Aca toro hanno aderito come gruppi organizzati il collettivo studentesco ‘The Fog’ di Suzzara e il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-17033" title="100_6517" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/10/100_6517-300x225.jpg" alt="100_6517" width="300" height="225" />Oggi, venerdì 8 ottobre, un migliaio di studenti e studentesse di Mantova e provincia hanno invaso le strade del capoluogo per protestare contro la riforma Gelmini e la crisi del trasporto pubblico di Apam.<br />
Alla manifestazione organizzata dal collettivo studentesco ‘Aca toro hanno aderito come gruppi organizzati il collettivo studentesco ‘The Fog’ di Suzzara e il coordinamento docenti precari di Mantova; diverse sono state le delegazioni di studentesse e studenti provenienti dagli istituti della provincia.<br />
Alle 8.30 presso la ‘stazione passante’ di Viale Risorgimento, luogo di ritrovo della manifestazione, una folla di studenti stava già occupando l’area. Il corteo si è poi formato dietro il furgone e lo striscione d’apertura che <em>recitava ‘scuola privatizzata /ogni scuola una barricata’</em> e ha iniziato a sfilare nella città.<br />
I primi interventi studenteschi dal camion hanno sottolineato la situazione di estrema gravità in cui versano le scuole mantovane: due anni fa l’onda anomala denunciava i pericoli della riforma Gelmini , oggi gli studenti(di ogni grado), i/le docenti(specialmente i precari) e le famiglie ne toccano con mano gli effetti nefasti.  Rabbia e determinazione sono gli aggettivi che descrivono al meglio questa manifestazione: una nuova generazione manifesta perché vuole un futuro e vuole fermare chi intende rubarglielo.<br />
In vent’anni di ‘riforme’ dell’istruzione tutti i partiti che hanno governato, hanno lavorato per impoverire e dequalificare l’istruzione: il ministro Gelmini con i suoi piani criminali si è trovata una strada spianata per anni.<br />
Apam ha seguito lo stesso percorso: prima è stata trasformata in una società per azioni con un Consiglio di amministrazione e con i comuni come maggiori azionisti. La ricerca del profitto negli ultimi anni ha portato a: tagli di corse, specialmente in provincia, perché ‘poco redditizie’, contratti dei lavoratori dei trasporti resi indegni fino al recente ‘scandalo dei subappalti’ e un continuo aumento delle tariffe e degli abbonamenti sulla pelle degli studenti. Un attacco forte che chiama in casa <strong>tutti i maggiori partiti </strong>che governano un comune, una provincia o che siedono nel CDA e che per anni sono stati sordi alle proteste che si levavano: con la riforma Gelmini che scompagina gli orari degli istituti, il castello di carte è crollato. Oggi Apam annuncia l’inserimento di corse-pezza per tamponare la situazione: inutili, viste le enormi falle nel sistema.<br />
<strong>Dal corteo si chiedono a gran voce la ripubblicizzazione di Apam, più fondi per il trasporto pubblico da parte della provincia e che non li sprechi per inutili  ‘autostrade’ e che il comune di Mantova si occupi di sciogliere Mantova Parking e ridare la gestione dei parcheggi(e delle relative entrate) ad Apam. In poche parole: un trasporto pubblico di qualità, accessibile a tutti/e e dignitoso per i lavoratori.</strong><br />
Passato Piazzale Gramsci viene acceso un fumogeno e viene lanciato un intervento di solidarietà agli studenti di Milano: pochi giorni fa alcuni neofascisti hanno tentato la provocazione davanti al Manzoni di Milano, una delle scuole più combattive, ricevendo una energica risposta da medi e universitari in mobilitazione.  Questo fanno i fascisti anche in questo millennio: stanno col potere e vorrebbero stroncare le lotte. Finito l’intervento al microfono il corteo intona un deciso <strong>‘siamo tutti antifascisti’</strong> che risuona su tutta via Dugoni.  Ce n’è anche per La Russa e il progetto ‘Allenati per la vita’: il ministro pidiellino vorrebbe che le poche risorse della scuola finanziassero progetti militari per gli studenti. Mini-addestramento militare, parate e fedeltà alla patria: praticamente dei Balilla del III millennio.<img class="alignright size-medium wp-image-17036" title="studentesse" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/10/studentesse1-300x225.jpg" alt="studentesse" width="300" height="225" /><br />
La città è solidale con la manifestazione: sono tante le signore che si affacciano dalle finestre applaudendo il passaggio del corteo e le persone in bici che affiancano la manifestazione incitando i giovani a proseguire la lotta. Tra gli slogan si segnala un originale e sentito<em> ‘Questa è la nostra democrazia: Marchionne in miniera, Gelmini in fonderìa’</em>;  uno slogan per attaccare il ministro della distruzione pubblica e il dirigente di Fiat che sta facendo guerra agli operai e ai loro diritti.<br />
Giunti in Via Giulio Romano i manifestanti interagiscono con due istituti contrapposti: davanti all’Isabella D’Este, una scuola pubblica teatro di autogestioni durante l’onda anomala, si grida ‘<em>fuori fuori’</em> incitando chi è rimasto dentro ad unirsi alla manifestazione. Quando il corteo arriva sotto le finestre del Redentore, il liceo privato(e cattolico) lì a fianco, scatta il putiferio: una valanga di insulti su cui troneggia un<em> ‘Redentore vaff…’</em>. Prende la parola una docente precaria del Coordinamento Scuola Mantova e spiega come i finanziamenti pubblici per l’istruzione vengono dirottati verso le scuole private e tolti a quelle pubbliche:<strong><em> ‘la Regione Lombardia destina l&#8217;80% dei fondi per il diritto allo studio agli studenti che frequentano le scuole private (il 9%). Nell’anno scolastico 2009-2010, attraverso la “Dote scuola”, sono stati erogati ben 50 milioni di euro per gli istituti privati, a scapito della restante parte degli studenti che frequenta la scuola pubblica.’</em></strong><br />
<strong>Questi fondi devono essere ridistribuiti agli istituiti pubblici</strong>, nei quali oggi è diventato un privilegio avere i gessetti in classe e la carta per stampare, e per il trasporto pubblico, in particolare per quello scolastico.<br />
Finito l’intervento riparte l’assedio sonoro alla scuola dei ricchi mentre un professore dell’istituto getta un pezzo di schiacciatina ai manifestanti; un gesto emblematico dei fondi che vengono lasciati all’istruzione pubblica: briciole.<br />
<em>‘ la riforma fatela davvero: libri di testo a costo zero’</em><br />
Il corteo si avvicina al centro e si ferma in Piazza Martiri di Belfiore dove viene scandito uno degli interventi più duri: viene ricordato come con questa crisi ‘<em>i grandi speculatori, affaristi, banchieri e padroni vogliono fare profitti sulle nostre vite colpendo i diritti dei lavoratori, l’istruzione degli studenti  etc., arrivando persino a privatizzare l’acqua. Solo una mobilitazione che riunisca tutte le lotte operaie, studentesche, migranti, di genere e per i beni comuni e la salvaguardia dei territori può invertire la rotta e vincere!</em>’<br />
Un corto che parte dalla testa e arriva alla coda del corteo intona <em>‘noi la crisi non la paghiamo!’</em><br />
La manifestazione non è ancora finita quando arriva sotto le finestre del comune di Mantova in Via Roma. La nuova amministrazione Sodano (Pdl + Lega Nord) in pochi mesi si è già contraddistinta in vari campi: si è già parlato dell’amministrazione che colpisce i ‘pericolosi’ accattoni e intanto aiuta i ‘deboli’ costruttori: il partito del cemento che governa in Via Roma ha autorizzato altre 5 lottizzazioni come se Mantova avesse bisogno di altri metri cubi di cemento. Sul fronte dell’istruzione poche settimane fa l’amministrazione comunale ha lanciato la proposta di legare l’inserimento dei bambini negli asili-nido al contratto dei genitori, una misura classista in tempi di crisi e di disoccupazione. Sono più recenti le notizie che il comune di Mantova ha stanziato <strong>30mila euro per le scuole private</strong> e che <strong>quest’anno darà solo 160mila euro per l’edilizia scolastica anche perché quest’anno spenderà 100mila euro per le luminarie natalizie</strong>. Forse a Natale gli studenti saranno ‘più buoni’ ma al momento <strong>sono molto arrabbiati</strong>: arrivati in Via Roma formano un cordone davanti all’ingresso del comune e improvvisano un gigantesco sit-in. Sono irremovibili: <em>‘fino a quando non ci daranno risposte non ce ne andremo’</em>. I manifestanti urlano <em>‘vergogna’</em> all’indirizzo del sindaco e di tutta la giunta. Viene fatta salire una delegazione di studenti: il corteo riparte senza prima avere depositato vecchi libri ( ormai inutili grazie alle manovre speculative delle case editrici…) davanti al comune, magari imparano qualcosa.<br />
Il corteo finisce in Piazza Erbe dove inizia una lunga assemblea a microfono aperto: gli studenti sperimentano forme di partecipazione e ad ogni intervento si sente la voglia di continuare perché oggi è stato solo l’inizio. Tornano gli studenti che hanno avuto l’incontro con il sindaco che raccontano da un lato la delusione e dall’altra la determinazione nel proseguire una battaglia giusta: Su Apam il sindaco ha dichiarato bellamente di ‘non potere fare nulla’. Sui fondi tra scuole e luminarie natalizie ha dichiarato che le luminarie sono <em>‘necessarie’ </em>per un Natale migliore e per <em>‘favorire l’occupazione</em>(dei negozi del centro,forse…)<em>’.</em> Per lui le scuole private sono una <em>‘occasione di concorrenza’</em>: sleale, aggiungiamo noi, se vengono <strong>pagate coi soldi pubblici</strong>. Di fronte alle richieste del collettivo riguardo all&#8217; edilizia il sindaco ha promesso di stanziare 16 milioni di euro in 5 anni: una promessa che è frutto dell&#8217; insistenza con cui i collettivi hanno insistito negli ultimi due anni su questo tema che speriamo si intrecci con il problema degli spazi assembleari. In ogni caso questa è la nuova amministrazione di Mantova, parente diretta del ministro Gelmini: questi sono quelli che  manovrano i  ‘giovani del centrodestra de La Svolta’ che dicono di stare dalla parte degli studenti avallando sprechi e tagli ministeriali.<img class="alignleft size-medium wp-image-17037" title="studbn" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/10/studbn-300x199.jpg" alt="studbn" width="300" height="199" /><br />
Tempo di proteste in cui si avanzano anche delle proposte: questi studenti e queste studentesse non vogliono pagare la crisi e vogliono bloccare la riforma Gelmini. Chiedono una scuola pubblica dove poter ricevere una istruzione con la I maiuscola, dove arrivano i soldi della tasse e questi non vengono dirottati verso scuole cattoliche, dove si interviene se ci sono delle crepe nei muri invece di pensare alle luminarie natalizie: <strong>una scuola per crescere.</strong><br />
Oggi è stata anche una straordinaria giornata di mobilitazione di scuole e università in tutta Italia. Gli studenti hanno invaso le piazze di oltre 80 città italiane e lanciato un messaggio chiaro al Governo, a Confindustria e alla Gelmini: &#8220;Questo è solo l&#8217;inizio, bloccheremo il paese! Ci riprenderemo il nostro futuro!&#8221;</p>
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		<title>Una riforma 3D: Disoccupazione, disegualianza, diseducazione</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 21:50:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi noi studenti siamo unicamente visti come pezzi sacrificabili di una scacchiera, individui a cui può essere negato un futuro, soggetti a cui si vuol far pagare questa crisi. Al contrario dovremmo essere visti per quello che siamo: la possibilità di riscatto sociale ed economica per il paese.
La riforma delle scuole superiori, varata dal consiglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-15561" title="3dstudents" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/03/3dstudents1-300x232.jpg" alt="3dstudents" width="300" height="232" />Oggi noi studenti siamo unicamente visti come pezzi sacrificabili di una scacchiera, individui a cui può essere negato un futuro, soggetti a cui si vuol far pagare questa crisi. Al contrario dovremmo essere visti per quello che siamo: la possibilità di riscatto sociale ed economica per il paese.<br />
La riforma delle scuole superiori, varata dal consiglio dei ministri non fa&#8217; altro che rafforzare l&#8217;idea già esistente. È vero, come si continua a sentire ai media, che è necessaria una riforma delle scuole superiori (l&#8217;ultimo riordinamento risale al 1923 con la riforma Gentile), ma non la si può basare su tagli economici. Il taglio epocale di cui si parla, attuato senza un minimo confronto con le organizzazioni sindacali, prevede la riorganizzazione degli istituti, sfoltendo indirizzi e riducendo gli orari, con l&#8217;ovvia conseguenza di   un aumento della precarietà tra gli insegnanti: spariranno circa 17mila cattedre.<br />
In realtà, però, la riforma non si riduce solo a questo : dietro c&#8217;è il tentativo di separare il sistema scolastico in due categorie. Da una parte ci saranno i licei, che vengono toccati meno dalla riforma subendo solo un accorpamento. Dall&#8217;altra, frequentati per la maggiore da migranti e da studenti appartenenti alla fasce subalterne della società, gli istituti tecnici e professionali, per i quali è prevista una nettariduzione dell&#8217;orario scolastico con la &#8216;promessa&#8217; di più laboratori nei quali trascorrere le ore che non si passano imparando la teoria sui libri. Per queste scuole le ore giornaliere saranno di 60 minuti, e quindi non più divise in moduli da 50, inoltre passeranno da 36 (40 per i professionali) a 32 le ore settimanali.<br />
Grazie a questa divisione in terza in media si dovrà compiere una sceltaancor più difficile: il divario tra i due “settori” rende ancor più complicato il passaggio da un tipo di scuola ad un altra, favorendo la dispersione scolastica. Scegliendo il proprio futuro in questo modo si costruisce una società classista, in cui le forbici tra i figli dei benestanti e quelli degli operai o dei migranti si allargano sempre di più, segnando il proprio futuro già dall&#8217;infanzia.La riforma non è altro che il proseguimento del percorso iniziato con Berlinguer e portato avanti sia da centrodestra che da centrosinistra. Noi ci opponiamo a questo taglia e cuci delle riforme precedenti e, decisi a riprenderci il nostro futuro, continueremo a riunirci, a costruire socialità e a lottare dentro e fuori dalle nostre scuole.</p>
<p>MANIFESTAZIONE STUDENTESCA<br />
venerdì 12 marzo<br />
stazione apam, viale Risorgimento &#8211; concentramento ore 8.30</p>
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		<title>Sulla manifestazione del 24 novembre</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 14:08:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>noia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
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		<description><![CDATA[Martedì 24 novembre siamo scesi ancora in piazza per difendere la scuola pubblica e il diritto allo studio messo in seria discussione dalla riforma Gelmini.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Martedì 24 novembre siamo scesi ancora in piazza per difendere la scuola pubblica e il diritto allo studio messo in seria discussione dalla riforma Gelmini.</p>
<p style="text-align: left;">Dietro alla parola meritocrazia, continuamente utilizzata sia dal ministero che dai media quando parlano di questa riforma, si nasconde il più grande licenziamento della storia, con oltre 7 miliardi di euro tagliati alla scuola pubblica e 130mila insegnanti precari lasciati a casa.<br />
Riconosciamo in questo un chiaro tentativo di far pagare la crisi a chi non è responsabile della sua nascita: a studenti, precari e migranti. Per questo, a partire dall&#8217;anno scorso, ci identifichiamo sotto lo slogan “noi la crisi non la paghiamo”, perchè di fronte a questa condizione che ci viene calata dall&#8217;alto non intendiamo abbassare la testa, ma al contrario cerchiamo di costruire ogni giorno, a partire dalle nostre scuole, il conflitto che ci porta a scendere in piazza per cambiare il mondo che ci circonda.<br />
Meritocrazia sembra anche la parola migliore per riassumere la riforma di tecnici, licei e professionali, contro la quale ci mobilitiamo.<br />
Meritocrazia perchè gli studenti vengono divisi in base al loro merito, dove per merito s&#8217;intende la classe sociale, la disponibilità economica e i saperi che gli sono stati forniti gli anni precedenti alla scuola superiore. È così chiaro come il figlio di persone laureate, con<br />
disponibilità economica e con una buona preparazione ricevuta da una buona scuola media inferiore, si iscriverà ad un liceo, scuola che, da obbiettivo, avrà il compito di preparare gli studenti per un facile inserimento all&#8217;università. Nello stesso modo, uno studente figlio di<br />
operai, possibilmente non italiano, si iscriverà ad un istituto professionale, scuola che, da obbiettivo, gli farà avere una dimensione delle conoscenze limitata alla dimensione pratica del lavoro che farà per il resto del vita, se sarà in grado di trovarlo nonostante la crisi.</p>
<p style="text-align: left;">Ci si sta muovendo in varie città d&#8217;Italia contro questa riforma e l&#8217;unica risposta da parte delle istituzioni è stata la repressione. Dicendo questo portiamo la nostra solidarietà ai due studenti arrestati a Milano dopo il corteo del Gandhi (scuole civiche serali destinate a chiudere) e agli studenti che a Roma hanno ricevuto il 5 in condotta perchè hanno tentato di occupare la propria scuola.</p>
<p style="text-align: left;">Un altro motivo che ci ha portato a scendere in piazza è la mancanza di un vero e proprio spazio assembleare a Mantova. Non è possibile dividere in due i giorni in cui poter fare assemblee d&#8217;istituto e non è possibile pagare l&#8217;affitto di una struttura per poter esercitare un proprio diritto.</p>
<p style="text-align: left;">In oltre 200, provenienti da molte scuole cittadine e da Suzzara, abbiamo bloccato la città Martedì, intenzionati a occupare il provveditorato per fare assemblea, decidere le prossime mobilitazioni insieme e far sentire la nostra voce.<br />
Bloccati dalla polizia, abbiamo ottenuto un incontro col provveditore, col quale si è confrontata una nostra delegazione, mentre, davanti al provveditorato, la protesta si trasformava in un occupazione dell&#8217;ingresso, in attesa del ritorno della delegazione.Solo l&#8217;esito positivo dell&#8217;incontro ci ha fatto sgomberare.<br />
Il provveditore, infatti, ha accolto la richiesta di uno spazio assembleare, portata avanti dalla delegazione del movimento, riconoscendo che questo spazio ci spetta di diritto.<br />
L&#8217;ha accolta, scaricando un po&#8217; la responsabilità di questo alla provincia, che, secondo la legge, ha il compito di prendersi a carico l&#8217;edilizia scolastica.<br />
La mobilitazione non si fermerà qui.<br />
Abbiamo intenzione di portare il problema in provincia, con la convinzione che non ci può essere negato ancora per molto il diritto di fare assemblea.</p>
<p>Questo è solo un primo passo concreto per darci fiducia e continuare a protestare contro questa riforma, per ottenere una scuola diversa, con maggiore partecipazione studentesca, una scuola pubblica, laica e gratuita.</p>
<p style="text-align: right;">-collettivo studentesco<strong> Aca Toro</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong>[nggallery id=71]<br />
</strong></p>
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