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	<title>articolozero &#187; marchionne</title>
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		<title>Il triangolo NO!</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 13:12:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[Comunicato del Collettivo studentesco 'Aca Toro]
Il voto di Mirafiori ha dato un evidente risultato: una coscienza di classe che impedisce agli operai di rinunciare ai propri diritti esiste ancora. Così mentre Marchionne ringrazia i &#8220;lavoratori lungimiranti&#8221;, che ha messo davanti a una scelta &#8220;libera e democratica&#8221;, i colletti bianchi vicini ai vertici dell&#8217;azienda hanno deciso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[Comunicato del Collettivo studentesco 'Aca Toro]</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-17217" title="header28" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2011/01/header28-300x200.jpg" alt="header28" width="300" height="200" />Il voto di Mirafiori ha dato un evidente risultato: una coscienza di classe che impedisce agli operai di rinunciare ai propri diritti esiste ancora. Così mentre Marchionne ringrazia i &#8220;lavoratori lungimiranti&#8221;, che ha messo davanti a una scelta &#8220;libera e democratica&#8221;, i colletti bianchi vicini ai vertici dell&#8217;azienda hanno deciso i turni di chi lavora in catena di montaggio. Questo voto rappresenta il rifiuto di una classe che non vuole essere ricattabile, che non accetta nessuna delle attuali rappresentanze politiche e sindacali, dal Pdl al Pd ai vari sindacati eccetto Fiom e sindacati di base. I problemi degli operai Fiat sono solo apparentemente lontani da quelli degli studenti scesi in piazza per tutto l&#8217;autunno: ad entrambi viene fatto subire il ricatto della crisi, mentre Marchionne impone salari ridotti e rinuncia dei diritti, l&#8217;istruzione viene smantellata e privatizzata. In fondo Marchionne e la Gelmini hanno lo stesso obbiettivo: ridurre il lavoro e il sapere a merce senza qualità, i lavoratori e gli studenti a macchine senza soggettività, utili e spendibili a proprio piacimento, tutelando esclusivamente gli interessi di pochi a discapito dei diritti dei più deboli. La situazione per questa parte della popolazione è sempre più dura: ai lavoratori vengono tolti i diritti, agli studenti il futuro, così mentre i dirigenti ingrassano vengono messi in gioco diritti conquistati con anni di dure lotte.<br />
La mobilitazione studentesca ha caratterizzato questo autunno caldissimo: occupazioni, blocchi stradali, migliaia di giovani in piazza a sfogare una rabbia sfociata negli scontri di Roma. Scontri criminalizzati praticamente da tutte le forze politiche. Ma chi a Roma c&#8217;era sa che non si trattava di black block, nè di vandalismo gratuito, a Roma abbiamo visto la rabbia di una generazione a cui viene tagliato il futuro, abbiamo visto la voglia dei giovani di reimpadronirsi di ciò che gli spetta di diritto.  In una situazione di questo tipo è fondamentale l&#8217;unione delle forze tra studenti, lavoratori, migranti e tra tutte le realtà in lotta per far partire una nuova e decisiva stagione di conflitto. Prima data fondamentale il 28 gennaio, giorno dello sciopero della Fiom. Sarà importantissimo far sentire una massiccia presenza di tutte le realtà sociali oppresse in questo paese. Il collettivo studenteso &#8216;Aca Toro sarà in piazza a Milano insieme agli operai della Fiom e invita tutti gli studenti a partecipare alla mobilitazione. Il collettivo sarà in piazza non solo a portare solidarietà ma anche con l&#8217;obbiettivo di costruire una connessione tra realtà che lottano, perchè questa crisi non l&#8217;abbiamo provocata e non la vogliamo pagare!</p>
<p>TUTTI E TUTTE IN PIAZZA IL 28 GENNAIO!</p>
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		<title>Attenti a quei due!</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 13:11:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[Comunicato di Sinistra Critica mantova]
Dopo la resistenza alla FIAT: GENERALIZZIAMO LO SCIOPERO DEL 28 GENNAIO

Sergio Marchionne con il sostegno di Confindustria, del governo, dei sindacati complici, di gran parte dei partiti di maggioranza e di opposizione nonché della quasi totalità dei media, ha scatenato una guerra contro i lavoratori e le lavoratrici, per togliere loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[Comunicato di Sinistra Critica mantova]</p>
<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-17215" title="manifesto_gennaio_2011" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2011/01/manifesto_gennaio_2011-212x300.jpg" alt="manifesto_gennaio_2011" width="212" height="300" />Dopo la resistenza alla FIAT</strong>: <strong>GENERALIZZIAMO LO SCIOPERO DEL 28 GENNAIO<br />
</strong><br />
Sergio Marchionne con il sostegno di Confindustria, del governo, dei sindacati complici, di gran parte dei partiti di maggioranza e di opposizione nonché della quasi totalità dei media, ha scatenato una guerra contro i lavoratori e le lavoratrici, per togliere loro diritti e contratto nazionale. Gli operai metalmeccanici di Mirafiori in maggioranza hanno però risposto NO al ricatto, sfiorando la maggioranza assoluta nel referendum del 14 gennaio.<br />
Il ricatto di Marchionne è coerente con la distruzione della legislazione del lavoro in atto che vuol rendere tutti soli e precari riportandoci ad una condizione di sfruttamento ottocentesca. Berlusconi e il suo governo lo stanno definendo per legge in tutti i settori di lavoro privato e pubblico: licenziamenti più facili, blocco dei salari per 4 anni nel pubblico impiego, precarietà  che priva di futuro una intera generazione, lavoro in catena di montaggio fino a 10 ore al giorno, aumento dell’età pensionabile, malattia non pagata, demolizione di scuola e università pubbliche.<br />
Tutto questo mentre grandi imprenditori, amministratori delegati e banchieri speculatori aumentano i profitti, evadono le tasse e si concedono stipendi miliardari.<br />
I 2.300 NO di Mirafiori, ancor più dei NO di Pomigliano rappresentano un appello per tutti noi. Basta con lo sfruttamento senza limiti, non lasciamoci colpire uno alla volta: prima i dipendenti pubblici, poi gli studenti e adesso per l’ennesima volta ancora gli operai. Occorre rivendicare tutti uniti salario, reddito, lavoro e diritti.<br />
Il 28 gennaio, sciopero nazionale dei metalmeccanici indetto dalla Fiom ed esteso alle altre categorie da parte della Confederazione Cobas e da altri sindacati di base, è l’occasione per estendere lo sciopero a livello generale: in tutte le categorie è indetto formalmente lo sciopero e tutti hanno la possibilità di scioperare e di scendere in piazza. Ricomponiamo in questa giornata le mille vertenze di resistenza alla crisi: dagli studenti agli immigrati, dalle fabbriche presidiate alle lotte per la difesa dell’ambiente. Diamo continuità alla mobilitazione per costruire nuove iniziative di massa ancora più unitarie e generali.<br />
Sinistra Critica, dall’interno delle lotte della FIAT, degli studenti e del diffuso conflitto sociale esistente, si batte per unire le forze e per far riuscire al massimo e generalizzare lo sciopero del 28 gennaio. Berlusconi deve cadere non solo per la vergogna della sua vita personale indecente e per i reati da cui cerca di uscire impunito, ma soprattutto perché complice della macelleria sociale di Marchionne e di Confindustria.</p>
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		<title>Un No scritto &#8220;per sé&#8221;. Grazie</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jan 2011 13:58:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
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[ Fabrizio Burattini*
*direttivo nazionale Cgil  - da ilmegafonoquotidiano.it ]


Con i risultati del referendum ricattatorio scrutinati questa notte  viene sconfitta l&#8217;immagine di una classe operaia italiana ormai  ripiegata su se stessa e incapace di sussulti di dignità. Il piano  Marchionne subisce una battuta d&#8217;arresto di fronte alla volontà di  un&#8217;amplissima fetta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span></span><img class="alignleft size-medium wp-image-17194" title="fiatnoi" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2011/01/fiatnoi-300x184.jpg" alt="fiatnoi" width="300" height="184" /></p>
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<div>
<div>[ Fabrizio Burattini*</div>
<div>*direttivo nazionale Cgil  - da ilmegafonoquotidiano.it ]</div>
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<p>Con i risultati del referendum ricattatorio scrutinati questa notte  viene sconfitta l&#8217;immagine di una classe operaia italiana ormai  ripiegata su se stessa e incapace di sussulti di dignità. Il piano  Marchionne subisce una battuta d&#8217;arresto di fronte alla volontà di  un&#8217;amplissima fetta di operaie/i, proprio di quelle/i destinate/i al  montaggio delle sue macchine, di condannare i ritmi imposti dal World  Class Manufacturing e la cancellazione dei diritti.<br />
La fabbrica di Mirafiori, nonostante le tante batoste, nonostante l&#8217;età  media avanzata, nonostante l&#8217;ampiezza ultrabipartizan del fronte  avversario, nonostante anche alcuni tifosi del Sì mascherati  ipocritamente da sostenitori del No (leggi Cgil), produce un sussulto di  consapevolezza classista che supera il già importante risultato di  Pomigliano e che fa giustizia di tante chiacchiere. Oggi nessuno può  negare la valenza generale e la forza che i risultati del voto del 14  gennaio assumono. Quei risultati ribadiscono l&#8217;esistenza &#8211; ancora &#8211; di  una vasta classe lavoratrice irriducibile alla pura manovalanza nella  globalizzazione capitalistica. E l&#8217;esistenza di una consapevolezza  diffusa nelle fila di questa classe della contraddizione tra i propri  interessi e i progetti padronali, consapevolezza che sopravvive  nonostante la caduta dei sogni del Novecento, la sparizione dei partiti  di massa, i decenni di concertazione, la frammentazione sociale, i  veleni razzisti e<br />
leghisti, i tanti teorici della &#8220;sparizione della classe operaia&#8221;.<br />
Questa costatazione dovrebbe fare giustizia di tante chiacchiere sulla  necessità di accantonare la &#8220;resistenza&#8221; e di &#8220;ripartire da zero&#8221; sia  nei soggetti sociali da individuare, sia nelle pratiche da<br />
intraprendere, sia nelle alleanze da sostenere. Ovviamente i  chiacchieroni sostenitori della sparizione della classe operaia e  dell&#8217;evaporazione della sua potenzialità anticapitalistica proseguiranno  nella loro legittima attività.<br />
Certo, come sempre è stupido pensare di &#8220;sedersi sugli allori&#8221; anche e  soprattutto perché il voto di Mirafiori, per quanto straordinario, non  cancella la realtà e il peso delle sconfitte politiche e sociali di<br />
questi anni. Ma mostra, anche perché sappiamo quanti errori abbia  commesso e, in qualche caso, perfino continui a commettere la stessa  Fiom, quanto abbia positivamente inciso in questa vicenda  l&#8217;atteggiamento più o meno combattivo e classista di una direzione  politico sindacale che incoraggia e dà sponda alla irriducibilità della  contraddittorietà strutturale degli interessi di classe.<br />
Anche qui c&#8217;è la differenza tra il risultato di Mirafiori e quello di  Pomigliano. Il referendum di giugno allo stabilimento &#8220;G.B. Vico&#8221; è  stato vissuto molto in sordina. In base a quella esperienza, ma anche  per lo svanire di ogni illusione sul carattere episodico della  operazione di Marchionne, la Fiom (e, sembrerebbe, anche i sindacati di  base) ha deciso di giocare la partita fino in fondo. Anche da questo  nasce la maggiore fiducia con cui tanti operai di Mirafiori hanno avuto  il coraggio e la dignità di classe di dire No.<br />
Certo, anche quelle/i che hanno detto Sì sono operaie/i. E&#8217;,  sostanzialmente, la differenza tra classe &#8220;in sé&#8221; e classe &#8220;per sé&#8221;. In  2.326 il 14 gennaio, a Mirafiori, scrivendo &#8220;No&#8221; hanno scritto &#8220;per sé&#8221;.<br />
Grazie di esistere.</p></div>
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		<title>cronache dalla crisi: articoli su Pomigliano</title>
		<link>http://www.articolozero.org/2010/06/cronache-dalla-crisi-articoli-su-pomigliano/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 09:45:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Così si abroga l&#8217;articolo 1 della Costituzione




Di Giorgio Cremaschi(da Liberazione)







Pare il sogno di Silvio Berlusconi. Un referendum che in una volta  sola cancelli tutte quelle parti della Costituzione, tutti quei pesi e  contrappesi nelle istituzioni, che danno fastidio alla libertà  dell’impresa e soprattutto a quella di alcuni imprenditori. Un  referendum ove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Così si abroga l&#8217;articolo 1 della Costituzione</h2>
<div><span><span><a title="Mostra una  versione stampabile di questa pagina." onclick="window.open(this.href); return false" rel="nofollow" href="http://www.ilmegafonoquotidiano.it/print/894"></a></span></span></p>
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<p>Di Giorgio Cremaschi(da Liberazione)</p></div>
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<p><img class="alignleft size-medium wp-image-16868" title="FIAT-500_FAP - Zak³ad Tychy" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/06/fiat-fabbrica1-300x225.jpg" alt="FIAT-500_FAP - Zak³ad Tychy" width="300" height="225" />Pare il sogno di Silvio Berlusconi. Un referendum che in una volta  sola cancelli tutte quelle parti della Costituzione, tutti quei pesi e  contrappesi nelle istituzioni, che danno fastidio alla libertà  dell’impresa e soprattutto a quella di alcuni imprenditori. Un  referendum ove sia possibile solo il sì perché il no comporterebbe la  minaccia di mettere in crisi tutto il bilancio dello Stato. Per ora in  Italia questo incubo non è realizzabile. Nonostante tutto alcune regole e  garanzie di fondo lo impediscono. Senza particolare scandalo, però è su  questo che si vuole far votare i lavoratori di Pomigliano. Oramai è  chiaro a tutti, anche a chi continua a far finta di non aver capito.  Nello stabilimento Fiat campano non si discute più di produttività o di  flessibilità. L’azienda vuole imporre un altro contratto nazionale,  un’altra legge dello Stato, un’altra Costituzione. Nel nome del più  antico dei ricatti: o rinunci ai tuoi diritti o non lavori.<br />
Che una cosa di questo genere piaccia a chi pensa che la Costituzione  repubblicana è un inutile orpello, è comprensibile. E’ comprensibile  anche che con essa siano d’accordo quei sindacati complici, quella  Confindustria che con la legge sull’arbitrato vogliono imporre ai  lavoratori di rinunciare al diritto di andare dal giudice sin dal  momento dell’assunzione. Così come ai lavoratori di Pomigliano si dice  che rientreranno al lavoro solo se si spoglieranno di tutti i loro  diritti. Tutto questo è comprensibile in chi ha fatto del potere  dell’impresa il totem assoluto a cui sacrificare tutto.<br />
Invece che il Partito democratico, la stampa che lotta contro i bavagli,  l’opinione pubblica scandalizzata giustamente dall’attacco  all’autonomia della Magistratura, che da questa parte non ci si accorga  che a Pomigliano si sta aprendo un buco nero che può inghiottire parti  rilevanti della nostra democrazia, tutto questo è francamente  incomprensibile.<br />
Siamo davvero già così oltre i nostri principi fondamentali? Si è già  davvero totalmente restaurata l’ideologia ottocentesca secondo cui le  libertà si fermano alle soglie dell’economia? Questo è proprio ciò che  la nostra Costituzione nega alla radice: che si possa avere una  democrazia dei cittadini che non sia anche una democrazia dei lavoratori  e nell’economia.<br />
La Fiom ha detto no. E’ un atto di coscienza e coraggio che dovrebbe far  felici tutti coloro che pensano che bisogna difendere la nostra  democrazia dal degrado berlusconiano e tremontiano. E invece si vedono  balbettamenti, parole in libertà, appelli alle parti sociali. Quale  vergognosa fiera dell’ipocrisia. E’ chiaro o no che la Fiat considera le  leggi italiane una fastidiosa variabile nei suoi bilanci di  multinazionale? E’ chiaro o no che se a Pomigliano passa la deroga a  tutto, nel giro di sei mesi tutto il sistema industriale italiano farà  la stessa cosa?<br />
E’ proprio di questo, del resto, che parlano i commentatori quando  dicono che la Fiom si oppone a nuove regole. Siamo in una drammatica  crisi mondiale, che nasce dalla speculazione selvaggia e da vent’anni di  liberismo senza regole. Eppure improvvisamente pare che tutte le  analisi sulla crisi, tutti i proponimenti di superare il mercato  selvaggio, di dire basta alla speculazione e sì a un economia più  responsabile, vengano cancellati. Chi si preoccupa della salute fisica e  psichica dei lavoratori di Pomigliano, costretti a ritmi e a condizioni  di lavoro tra le peggiori d’Europa, senza la possibilità di discuterle e  criticarle? Chi si preoccupa del taglio dei salari, dei diritti, di un  trattamento di malattia che è frutto del contratto del 1969? Orpelli,  antistoriche resistenze sindacali di fronte al dispiegarsi della libertà  d’impresa?<br />
Se non reagiamo ora con il massimo dell’indignazione, forse un giorno  potremmo ricordarle davvero queste settimane. Come quelle dove in un  solo stabilimento Fiat, con un referendum imposto a lavoratori che  avevano puntata alla tempia la pistola del licenziamento, fu abolito  l’articolo 1 della Costituzione repubblicana.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<h2>Pomigliano e il ruolo della sinistra</h2>
<div><span><span><a title="Mostra una  versione stampabile di questa pagina." onclick="window.open(this.href); return false" rel="nofollow" href="http://www.ilmegafonoquotidiano.it/print/897"><br />
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<p>di Salvatore Cannavò(da il megafonoquotidiano.it)</p>
<p>Marchionne fu definito l&#8217;esponente della  &#8220;borghesia buona&#8221; e mai definizione fu così smentita. Il Pd non se la  sente di mettersi contro la Fiat, il resto della sinistra sì ma ha un  problema di credibilità. Sinistra Critica propone una «iniziativa  unitaria» a partire dallo sciopero del 25 giugno. Attorno alla battaglia  su Pomigliano può innescarsi una risposta efficace?</p></div>
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<p>Come ricorda oggi in un&#8217;<a href="http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefnazionale/View.aspx?ID=2010061615958534-1">intervista</a> al Fatto quotidiano, Cesare Damiano, già &#8220;riformista&#8221; della Fiom e poi  ministro del Lavoro nel secondo governo Prodi, la Fiat ha sempre fatto  «scuola» nell&#8217;ambito delle relazioni industriali. «Nel 1971 l&#8217;accordo  Fiat sull&#8217;organizzazione del lavoro &#8211; spiega Damiano &#8211; determinò le  caratteristiche della prestazione del lavoro in tutte le grandi aziende  d&#8217;Italia (&#8230;) così come nel 1988 l&#8217;accordo sul premio di risultato  portò successivamente all&#8217;introduzione del salario variabile che nel  protocollo del 1993 ispirò l&#8217;intera contrattazione di secondo livello».  Damiano &#8220;dimentica&#8221; il 1980 e il licenziamento &#8211; poi cassa integrazione &#8211;  di migliaia di operai a Torino che innescò la protesta dei 35 giorni  conclusasi con una sconfitta. Quella non fu una vertenza squisitamente  sindacale ma chiaramente politica, intenzionata a modificare,  riuscendoci, i rapporti di forza nella società italiana.<br />
L&#8217;accordo separato di Pomigliano si iscrive in questa genealogia  negativa targata Fiat. Ha componenti chiaramente lavoriste, cioè interne  alle condizioni di vita interne alla fabbrica &#8211; lo straordinario  obbligtorio a 120 ore, la pausa ridotta di dieci minuti, l&#8217;introduzione  del <a href="http://www.ambiente.fiat.it/IT/Produzione/Processi_produttivi/World_Class_Manufacturing/3_1_3/">World  Class Manufacturing</a>, la pausa mensa a fine turno &#8211; ma ha anche una  valenza generale, &#8220;politica&#8221;, che riguarda i complessivi rapporti di  forza sociali. Le sanzioni al diritto di sciopero costituiscono il cuore  di questa offensiva così come il rifiuto di pagare la malattia a carico  dell&#8217;azienda in caso di assenze dal lavoro superiori alla media (ma a  quale media la Fiat non l&#8217;ha ancora detto).<br />
Un passaggio di fase che capitalizza un dato della politica che è sotto  gli occhi di tutti: una sinistra scomparsa dal Parlamento e inefficace  sul piano sociale, un Pd che si schiera direttamente con la Fiat salvo  chiedere un po&#8217; più di cortesia e un&#8217;Italia dei Valori &#8211; il soggetto  politico nuovo di questa fase &#8211; che si schiera con i lavoratori ma che  con la testa pensa a bavagli e intercettazioni più che alla lotta di  classe.<br />
Le prese di posizione sono le più disparate e le più diversificate tra  loro. La più paradossale è quella di Fausto Bertinotti: «Dove è finita  la sinistra dei post-it, di Repubblica, che protesta contro il bavaglio?  A Pomigliano non la vedo» dice l&#8217;ex presidente della Camera in  un&#8217;intervista al Riformista. L&#8217;intervistatore dimentica però di  chiedergli conto dei vecchi giudizi su Marchionne, <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2006/luglio/05/Bertinotti_borghesi_buoni_sinistra_discute_co_9_060705081.shtml">definito  esponente </a>di quella «borghesia buona» con cui la sinistra doveva  allearsi al tempo del governo Prodi. Più lesto a porre la domanda è  invece il Corriere e in questo caso Bertinotti ammette un ripensamento:  «Anch&#8217;io, non lo nego, ho parlato bene di Marchionne ma se poi fa cose  come queste, con la stessa libertà con cui ho detto che era un bravo  manager ora dico che è un personaggio pessimo». Peccato che il giudizio  positivo coincidesse con il momento di massimo prestigio e visibilità  dell&#8217;ex segretario di Rifondazione e che quella scelta, allora, abbia  contribuito alla perdita di credibilità della sinistra di classe. E  questo è quello che oggi pesa come un macigno.<br />
Il segretario del Prc, Paolo Ferrero, a Pomigliano ci è andato a  volantinare e ovviamente i suoi giudizi sono in parte analoghi a quelli  di Bertinotti: «Dov’è quel centro sinistra che giustamente si indigna  per le nefandezze di Berlusconi? Dove sono i direttori dei quotidiani  che giustamente protestano contro le leggi bavaglio? Dove sono i  liberali che gridano al golpe quotidianamente? In silenzio». Giusto, ma  nei suoi due anni di segretario, Ferrero ha offerto molto proprio a  quelle posizioni e quando mai il Prc si è sganciato dalle coalizioni di  centrosinistra con cui ha governato, ad esempio, proprio la regione  Campania fino a tre mesi fa? E lo stesso vale per Vendola e Sinistra e  Libertà. Le prese di posizioni esistono ma quello che si misura  pesantemente in questa vicenda è la perdita di credibilità. E anche le  formazioni minori, come Sinistra Critica o il Pcl, che non hanno  certamente remore a stare dalla parte dei lavoratori e della Fiom e a  proporre mobilitazioni unitarie, hanno comunque una voce flebile, frutto  delle sconfitte e della dispersione di energia.<br />
Chi si muove con più credibilità è ovviamente il partito di Di Pietro  che annuncia: «Ci impegneremo a fianco degli operai perché nessun  diritto venga prevaricato». Eppure, la percezione che l&#8217;Idv rimanda,  nonostante gli sforzi del suo responsabile Lavoro, Maurizio Zipponi, già  Fiom e già deputato del Prc, è di avere il baricentro politico da  un&#8217;altra parte.</p>
<p>Nel Pd invece è un fiorire di dichiarazioni da collezione. Fassino,  che aspira a fare il sindaco di Torino, dice di continuare a fare il  tifo per Marchionne: «Sta passando l&#8217;ultimo treno per Pomigliano e il  sindacato non deve sottrarsi alle proprie responsabilità». Nessuna  esitazione nemmeno per l&#8217;attuale sindaco, Chiamparino che si augura un  sì al referendum e un conseguente ripensamento della Fiom. Da un altra  posizione muove invece l&#8217;ex segretario della Cgil, Sergio Cofferati,  oggi parlamentare europeo, il quale invece sottolinea il pericolo che  l&#8217;accordo violi non solo la Costituzione italiana ma anche i trattati  europei a cominciare dal Trattato di Lisbona. In questa babele scomposta  il segretario Bersani cerca di portare un po&#8217; d&#8217;ordine affermando su  Repubblica che l&#8217;unica posizione che conta è la sua. E la sua posizione è  così mediata e sfumata che si fa fatica a capirla: «L&#8217;accordo va bene  ma non deve diventare un modello» che è diventata la posizione del  segretario Cisl, Bonanni. Però «l&#8217;azienda non dovrebbe umiliare gli  operai e cancellare i diritti» che invece è la posizione di Epifani.  Detto questo «la situazione in quello stabilimento è insostenibile, non  può stare sul mercato con quei livelli di produzione» che è la posizione  della Fiat. Manca forse solo la posizione del Pd ma questa non è una  novità. Ma battute a parte, il Pd in questa vicenda non tocca palla,  perché le questioni sociali sono ormai estranee alla sua traiettoria e  cultura e si incarica di affrontarle solo dal governo; dall&#8217;opposizione  non sa dire nulla perché non riuscirebbe mai a demarcarsi da una logica  di impresa che ormai è la sua logica.</p>
<p>Resta però il fatto di una situazione difficile e che costituisce un  nuovo colpo per lavoratori e lavoratrici. Che fa la sinistra? come si  rende utile e come coglie il passaggio per provare a dare una risposta?  Un&#8217;occasione è data dal 25 giugno, quando ci sarà lo sciopero di 8 ore  proclamato dalla Fiom. Si potrebbero tenere manifestazioni in tutta  Italia di solidarietà ai lavoratori Fiat in particolare a Pomigliano  anche come reazione al referendum del 22 giugno. Sinistra Critica, per  bocca dei suoi portavoce, Turigliatto e D&#8217;Angeli, <a href="http://www.sinistracritica.org/content/no-al-modello-pomigliano-una-proposta-unitaria-alla-sinistra">avanzano  la proposta </a>di un incontro unitario a sinistra per «contribuire a  un movimento forte unitario e dal basso contro l&#8217;accordo, a difesa dei  diritti e della dignità del lavoro, per cercare di organizzare una  riposta adeguata al &#8220;modello Pomigliano&#8221;».</div>
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		<title>Marchionne, il capitalismo spiegato ai bambini</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 11:11:56 +0000</pubDate>
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In cinque mosse l&#8217;amministratore delegato di Corso Marconi riesce a dimostrare il funzionamento dell&#8217;attuale sistema economico e le sue evidenti iniquità. Intanto a Mirafiori è riuscito lo sciopero di quattro ore mentre si prepara la fermata nazionale del 3 febbraio












di Franco Turigliatto


L’amministratore delegato della Fiat Marchionne, con pochi e qualificati atti, ha spiegato in modo [...]]]></description>
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<p>di Franco Turigliatto</p></div>
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<p>L’amministratore delegato della Fiat Marchionne, con pochi e qualificati atti, ha spiegato in modo semplice, comprensibile a tutti, quale sia la natura del capitalismo.<br />
<strong>Atto primo</strong><br />
Va negli Stati Uniti e si impadronisce della grande casa automobilistica Chrysler (in crisi) senza tirar fuori un soldo: pagano il governo americano (miliardi di dollari) e i lavoratori che perdono diritti e salari e che subiscono la chiusura di diversi stabilimenti produttivi.<br />
<strong>Atto secondo</strong><br />
Sempre dagli Stati Uniti Marchionne annuncia che Termini Imerese sarà senz’altra chiusa perché non è redditizia. La Fiat, come tutte le aziende, deve fare soldi, non è un’opera pia; gli dispiace per i lavoratori che restano a casa, ma alle questioni sociali e a questi ultimi ci deve pensare lo Stato….<br />
C’è da chiedersi, ma allora perché tenersi le imprese private se servono solo ad arricchire i soliti noti e a sfruttare i lavoratori usa e getta?<br />
<strong>Atto terzo</strong><br />
La Fiat, nonostante un anno di gravissima crisi economica e la chiusura dei conti in rosso, distribuisce cospicui dividendi (237 milioni) ai suoi azionisti grazie al fatto che ha incassato milioni di euro con i soldi pubblici della rottamazione. Facile guadagnare coi soldi regalati dello stato e dei suoi contribuenti!<br />
Atto quarto<br />
Marchionne annuncia che 30 mila lavoratori Fiat saranno messi in cassa integrazione per 15 giorni, perché il mercato a gennaio ha subito una forte contrazione. Per garantire i profitti futuri i lavoratori devono ancora una volta subire una ulteriore riduzione dei loro già modestissimi salari, senza per altro avere alcuna garanzia sul futuro occupazionale.<br />
Atto quinto<br />
Mentre negli stabilimenti più a rischio di chiusura si moltiplicano le iniziative anche drammatiche di lotta, là dove si lavora e quando si lavora (vedi carrozzerie di Mirafiori) l’azienda impone ritmi e carichi di lavoro sempre più intensi e pesanti, lo sfruttamento selvaggio. Per questo oggi (27 gennaio) le lavoratrici e i lavoratori delle carrozzerie hanno realizzato con successo uno sciopero di 4 ore.<br />
La domanda è retorica: è accettabile un sistema economico e sociale che sfrutta senza pietà la classe lavoratrice, che crea milioni di disoccupati e una precarietà dilagante, che taglia la spesa sociale e che usa le risorse dello stato per garantire i profitti ai privati e socializzare le perdite? A noi pare di no.</p>
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