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	<title>articolozero &#187; Repressione</title>
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		<title>Diaz, avevamo ragione</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 08:07:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Feature]]></category>
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		<category><![CDATA[Bolzaneto]]></category>
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Nove anni di controinchieste, di lavoro dedicato  da parte dei legali, di attenzione della stampa indipendente per  aspettare una sentenza che alla fine restituisce un po&#8217; di verità a chi è  stato vittima soltanto della repressione








Checchino Antonini
da Genova



Tutti colpevoli i funzionari e gli agenti imputati per l’assalto alla  Diaz e [...]]]></description>
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<p><img class="alignleft size-medium wp-image-16813" title="diaz4" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/05/diaz4-300x207.jpg" alt="diaz4" width="300" height="207" />Nove anni di controinchieste, di lavoro dedicato  da parte dei legali, di attenzione della stampa indipendente per  aspettare una sentenza che alla fine restituisce un po&#8217; di verità a chi è  stato vittima soltanto della repressione</div>
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<div>Checchino Antonini</div>
<div>da Genova</div>
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<p>Tutti colpevoli i funzionari e gli agenti imputati per l’assalto alla  Diaz e le violenze su persone inermi e gli arresti illegittimi e le  prove fasulle e i verbali artefatti. La sentenza d’appello, sebbene  tardiva e con poche implicazioni concrete, ribalta il primo, vergognoso,  verdetto che assolveva i bracci destri di De Gennaro e appiccicava la  «macelleria messicana» a una manciata di celerini di piccolo cabotaggio.  Allora avevano ragione i movimenti, le vittime e chi le ha sostenute in  questi anni a dire che fu una strategia di annientamento contro un  movimento di massa pacifico e radicale. Avevano ragione i pm che  iniziarono la loro requisitoria, dopo sette anni di indagini, dicendo  quanto fosse difficile processare la polizia. Perché c’era la stessa  omertà di quando si processa un boss e la stessa tendenza a  criminalizzare le vittime di quando si processa uno stupratore. Pochi  minuti dopo la lettura del dispositivo, uno dei due pubblici ministeri,  Enrico Zucca, invita il cronista a considerare quanto coraggio sia  servito ai giudici della III sezione della corte d’appello. «Non c’è  stato un solo giorno in questi nove anni in cui non mi sia occupato di  questo processo», fa osservare uno dei tanti legali delle parti civili,  Riccardo Passeggi. E nove anni sono un quarto della vita professionale  di un avvocato. Il sociologo che più di ogni altro indaga sulle  tematiche della sicurezza, Salvatore Palidda, insiste a dire che manca,  sulle forze dell’ordine, un controllo politico indipendente. E la sua  voce si unisce a quanti non hanno mai smesso di reclamare le dimissioni o  la rimozione dei nodi della catena di comando, De Gennaro compreso. Dai  movimenti riprende forza anche la richiesta di istituire il reato di  tortura e di mettere un codice sulle divise di chi opera travisato in  ordine pubblico. Misure minime ma impensabili in un contesto politico  che, come dimostra il successo della primavera referendaria sull’acqua  (anche qui c’è l’impronta di Genova), non rispecchia la società civile.  Avevano ragione gli attivisti del supporto legale che hanno analizzato  chilometri e chilometri di nastri audio e video prodotti anche al di  fuori dei circuiti ufficiali. A squarciare il velo di Maya che avvolge  l’operato di questure e battaglioni è stata l’ostinazione della stampa  indipendente, dell’intelligenza collettiva del mediattivismo, di radio  democratiche. Nove anni fa ha preso forma per le strade di Genova una  narrazione dal basso grazie alla quale è stato possibile scoprire e  denunciare decine di altri casi di abusi, omicidi e violenze da parte di  soggetti in divisa sempre coperti dai rispettivi apparati. Però  l’incalzare della repressione e la gestione dell’infinita stagione  processuale ha costretto il movimento a dirottare risorse e mutare le  proprie priorità. Sarebbe miope attribuire il riflusso solo a questo ma  va riflettuta la repressione anche per gli effetti centrifughi che  produce su quelle relazioni delicate che chiamiamo movimento.<br />
Ora sembra quasi un paradosso ma le sentenze d’appello su Bolzaneto e  Diaz giungono in un momento segnato dalle continue denunce di altri  abusi di polizie varie al di fuori di contesti immediatamente politici: i  casi Aldrovandi, Cucchi, Sandri, Gugliotta, solo per citare, stanno  agendo su un immaginario collettivo che, fino a questo momento, era  segnato da un’emergenza securitaria e quell’immaginario potrebbe essere  ribaltato sociale. Come è accaduto al verdetto sui fatti della Diaz.</p>
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<div><a rel="nofollow" href="http://www.ilmegafonoquotidiano.it/libri/scuola-diazvergogna-di-stato">Vai al libro &#8220;Scuola Diaz, vergogna di  Stato&#8221;</a></div>
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		<title>Le botte e la resistenza in Val di Susa</title>
		<link>http://www.articolozero.org/2010/02/le-botte-e-la-resistenza-in-val-di-susa/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 20:49:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>noia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Repressione]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologismo e ecosistemi]]></category>
		<category><![CDATA[no tav]]></category>
		<category><![CDATA[val di susa]]></category>

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		<description><![CDATA[La polizia manganella furiosamente e spedisce un ragazzo e una signora all'ospedale. Ma la mobilitazione non si ferma. «Pensano di piegarci ma noi andiamo avanti». Oggi conferenza stampa e domani fiaccolata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/02/inc17yakX_20100217.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-6681" title="No tav 17 febbraio" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/02/inc17yakX_20100217-300x192.jpg" alt="No tav 17 febbraio" width="300" height="192" /></a>Il Governo vuole risolvere la questione Torino-Lione a suon di manganellate. Il cambio di registro si è visto ieri notte quando le forze dell&#8217;ordine hanno caricato a freddo. Già il giorno prima, a Coldimosso, i no Tav avevano contestato il posizionamento di una nuova trivella. Ma nel tardo pomeriggio del 17 Febbraio, dai presidi di S.Antonino e Susa sono partite decine di manifestanti verso Coldimosso, tra Bussoleno e Susa, dove sono all&#8217;opera le ruspe per il sondaggio S72.<br />
Come già visto per il posizionamento delle altre trivelle, lo spiegamento di forze dell&#8217;ordine è imponente. I No Tav riescono ad aggirare il blocco sulla statale passando per le vie dei boschi, arrivando così in pochi minuti a 10 metri dal cantiere. Dopo qualche slogan e il lancio di qualche palla di neve, il vicequestore Spartaco Mortola, tristemente noto per i fatti del G8 di Genova, ordina ai suoi uomini di caricare. La determinazione dei manifestanti mantiene il presidio davanti al cantiere.<br />
Intanto, le forze dell&#8217;ordine chiudono completamente la SS24 e l’autostrada con più blocchi per impedire ad altri manifestanti di raggiungere il luogo della trivella. Le cariche si fanno man mano più pesanti con veri e propri inseguimenti. Due sono i feriti gravi trasportati all&#8217;ospedale le Molinette: un corrispondente di RadioBlackOut, in prognosi riservata, e una signora che forse rischia di essere operata, per un forte colpo al basso ventre. Nella conferenza stampa di stamattina, 18 Febbraio, i No Tav hanno dichiarato: ”Ciò che è successo si commenta da solo. Questo è un Governo che non cerca affatto il dialogo con le istituzioni locali ma impone con la forza le proprie decisioni!”. “Il Governo comincia ad essere particolarmente nervoso.” &#8211; spiega Lele dei No Tav &#8211; “Pensavano di prendere per stanchezza il movimento, invece in Val di Susa la resistenza prosegue e per ogni trivella posizionata continua la mobilitazione popolare. Ad oggi su 91 sondaggi, solo 13 sono iniziati. Lo ribadiamo, sono solo sondaggi mediatici”. Fu il Governo a dichiarare che i &#8220;sondaggi saranno fatti di giorno con il consenso della popolazione&#8221;. Tutto il contrario.<br />
La mobilitazione in Valle dunque prosegue, per domani è indetta una fiaccolata alle ore 18:00 da Coldimosso fino a Bussoleno. Come dicevano le manifestazioni NoTav: &#8220;Sarà Dura&#8221;. Lo sarà soprattuto per chi vuole chiudere la partita Torino-Lione come se fosse un problema di ordine pubblico.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=XiPaHWhu6YM&amp;feature=player_embedded">guarda il video&#8211;&gt;NoTav: la polizia carica selvaggiamente</a></p>
<p>da <a href="http://ilmegafonoquotidiano.it/news/le-botte-e-la-resistenza-val-di-susa">ilmegafonoquotidiano.it</a><a href="http://www.youtube.com/watch?v=XiPaHWhu6YM&amp;feature=player_embedded"> </a></p>
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		<title>8 mesi di carcere per aver scritto contro la polizia a Genova</title>
		<link>http://www.articolozero.org/2010/02/8-mesi-di-carcere-per-aver-scritto-contro-la-polizia-a-genova/</link>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 11:02:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>noia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Repressione]]></category>
		<category><![CDATA[cecchino antonini]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[genova 2001]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[E' quanto ha inflitto il tribunale al compagno Checchino Antonini e al suo direttore di Liberazione dell'epoca, Piero Sansonetti, per un articolo del 2005 che criticava le promozioni "facili" dopo il vertice G8. Denuncia anche per "Scuola Diaz, vergogna di Stato"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/02/spataroxchecchino.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6591" title="spataroxchecchino" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/02/spataroxchecchino-300x300.jpg" alt="spataroxchecchino" width="300" height="300" /></a>Sentenza choc del tribunale di Roma: otto mesi di reclusione sono stati  comminati martedì scorso, in primo grado al giornalista di Liberazione, e  tra i fondatori di Megafonoquotidiano, Checchino Antonini oltre che a  Piero Sansonetti, all’epoca dei fatti direttore di Liberazione, per un  articolo del 16 settembre 2005 con la cronaca di una forte polemica  politica tra alcuni sindacati di polizia e Gigi Malabarba. allora  capogruppo di Rifondazione a Palazzo Madama. Il giorno prima &#8211; con  un’interrogazione firmata con diversi altri colleghi e successivamente  con un botta e risposta con un sottosegretario &#8211; Malabarba aveva  criticato in maniera ferma i criteri discrezionali, nella valutazione  degli operatori della polizia ai fini dell’avanzamento di carriera.  L’occasione erano stati gli ottimi voti – con riferimento al 2001 &#8211;  ricevuti da due funzionari coinvolti nelle inchieste sulle violenze e  gli abusi commessi nei giorni del G8 2001. Malabarba s’era detto  convinto che, grazie a un «uso strumentale» di quei meccanismi  discrezionali di avanzamento e prepensionamento (stigmatizzati anche dal  magistrato amministrativo), l’allora capo della polizia, capo della  commissione di valutazione &#8211; fosse riuscito a selezionare dei dirigenti  fidati e ad espellere i quadri «scomodi» con un  «sistema ingiusto e  vessatorio».<br />
L’indomani le agenzie riportarono alcune violente dichiarazioni di  diversi segretari sindacali del personale di ps e Liberazione ne diede  conto. Uno di loro, Giuseppe Tiani, leader nazionale del Siap, s’è  sentito diffamato poiché l’articolo ricordava la sua parentela con il  segretario provinciale della medesima sigla, all’epoca inquisito per  favoreggiamento di personaggi legati all’estrema destra barese e per  rivelazione di segreto d’ufficio. Solo il 22 gennaio di quest’anno  costui sarebbe stato assolto dalla prima accusa e condannato a 9 mesi  per violazione del segreto di ufficio, pena peraltro sospesa.<br />
La sentenza contro Antonini e Sansonetti è un fatto davvero grave. Otto  mesi di carcere a un giornalista che non ha diffamato nessuno ma ha solo  messo il naso dentro la gestione del G8 2001, costituiscono  un&#8217;enormità. Quanto si dovrebbe dare a Feltri per i suoi articoli su  Boffo? Il caso, tra l&#8217;altro, non è isolato. Checchino Antonini, insieme a  Francesco Barilli e all&#8217;avvocato genovese Dario Rossi, autori del  libro, edito da Alegre, &#8220;Scuola Diaz, vergogna di Stato&#8221; sono stati  denunciati dal questore Fournier per aver definito &#8220;vergognosa&#8221; la sua  promozione dopo i fatti genovesi. I fatti parlano chiaro: non si sta  procedendo contro una stampa, o un&#8217;editoria, che calunnia o diffama ma  semplicemente contro il tentativo di ricostruire quella stagione, di  seguire passo passo gli eventi che coinvolgono istituzioni importanti e  che continuano ad avere ricadute politiche e, purtroppo, giudiziarie.<br />
Checchino Antonini è un nostro redattore e un nostro compagno. E quindi  sosterremo la sua difesa e la battaglia contro le false accuse e  l&#8217;ingiusta condanna che gli vengono mosse. Nei prossimi giorni ci sarà  una conferenza stampa ma crediamo che fin da subito sia utile e  importante inviare la propria solidarietà a Checchino, la propria  indignazione per questo ennesimo &#8220;avvertimento&#8221; e ribadire che Genova  2001 non la vogliamo dimenticare, né riporre in un archivio giudiziario.</p>
<p>da <a href="http://www.ilmegafonoquotidiano.it/news/8-mesi-di-carcere-aver-scritto-contro-la-polizia-genova" target="_blank">ilmegafonoquotidiano.it</a></p>
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