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Una prima importante risposta

Hanno partecipato in tanti, quasi un centinaio, alla manifestazione  “Da che parte stare” contro razzismo, fascismo e terrorismo che la rete antirazzista ha lanciato ieri. Un presidio largo e attraversato da giovani, studenti, migranti, uomini e donne che non vogliono cedere al paradigma di guerra e terrorismo che sta montando in tutta Europa. Per chi non legge il mondo e il sangue versato da Parigi a Gaza, da Bamako a Beirut con la vergognosa rappresentazione mediatica di due insiemi in cui nel primo ci sono i buoni occidentali, bianchi, cattolici, democratici  ed eterosessuali  e nel secondo  i cattivi Non occidentali, Non-bianchi, terroristi e islamici. Perché i cortocircuiti logici sono talmente spudorati che la narrazione del dolore e della paura non la vogliamo lasciare a chi rimane il primo sospettato di essere artefice e complice delle stragi di Parigi e Beirut. Il Califfato esiste e i terroristi islamici ci sono, organizzano e dirigono pezzi di Africa e Medio Oriente. Governano con la paura e il terrore, sono l’espressione più feroce dell’oppressione sulle libertà di espressione, sulla sessualità, sul diritto alla vita. Rendono pubbliche le esecuzioni a morte in cui paventano un raffinato piacere alla rappresentazione pubblica dell’orrore come strumento di dominio e controllo. Qualcosa di simile a quando nazisti e fascisti dovevano punirne uno per educarne cento. Lo stesso orrore e o stesso terrore da cui milioni di persone fuggono e cercano riparo. Ma ISIS non è un corpo estraneo alla governance europea. E’ il servo vigliacco degli interessi dei ricchi Sceicchi e del controllo dei paesi Europei sul Medio Oriente, Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna. Non crediamo alle lacrime versate dai governi che da alcuni decenni si spartiscono Africa e Medio Oriente con le moderne forme di controllo e colonizzazione in uno sporco gioco in cui il meccanismo di armare fanatici religiosi diventa una micidiale forma per gestire territori privati della democrazia . Non crediamo a chi ha intessuto fitte trame commerciali del mercato di armi con i Paesi che finanziano le falangi terroriste islamiche (Arabia Saudita in primis), spesso avvalendosi della collaborazione dei flussi agevolati che il mercato nero offre (mafia e n’drangheta per il nostro Paese).  Non crediamo a chi si appella alla necessità di sospendere i principi di democrazia e libertà che abbiamo consolidato, che ci appartengono, esercitando misure di restrizione di libertà individuali e collettive, repressione, muri, frontiere, coprifuochi, rappresaglie, per poi volerli un domani riscriverli. Non crediamo alla tensione inquisitoria con cui canoni  estetici, culturali, religiosi, diventano elementi per agire una discriminazione su un pezzo di persone che lavorano, studiano, giocano con noi ed alimentare panico e razzismo nella nostra quotidianità. Non lasciamo alcuno spazio ai fascisti e ai comitati fantoccio utili solo a proiettare una diversa immagine sull’opinione pubblica, perché loro sono i nostri fanatici contro cui dobbiamo combattere. E badate bene che siamo perfettamente coscienti che non è il solo numero di neofascisti  che ci inquieta, ma il consenso politico ai peggiori rigurgiti razziali: In Francia Le Pen non è al governo, ma il governo di unità nazionale Hollande-Sarkozy-LePen rende l’opzione fascista francese la politica praticata dal Governo.
Vogliamo al contrario essere solidali ed accogliere le vittime che fuggono da un terrorismo che i nostri governi finanziano e mantengono vivo per tutelare gli interessi economici di multinazionali, abbattere i muri, vivere tutti gli spazi dai concerti ai campi di calcio,dai campi di basket ai teatri alle birrerie ai ristoranti a tutti i luoghi di socialità. Oggi è stato l’inizio di un percorso a cui chiediamo a tutte e tutti di partecipare. Una prima importante risposta.

LaBoje! – FavillaCommuniaMantova

Manifesto Rete Antirazzista Mantova

La rete è nata per connettere il lavoro dei soggetti che nel territorio di Mantova sono attivi a contrastare il razzismo istituzionale del modello “fortezza Europa” e le oppressioni generate dal “sistema di accoglienza”.
Quest’ultimo, creato dal precedente ministro leghista Maroni, è sospeso tra speculazione e controllo grazie alla gestione esternalizzata ai soggetti terzi, generando così tensioni nei territori, lo sfruttamento degli operatori sociali precari e l’alienazione dei migranti.

La necessità di costruire la rete però non proviene solo dalle esperienze a fianco dei migranti o dei lavoratori sociali percari, ma anche per avere un ambito ampio di confronto ed informazione su un quadro europeo ed internazionale che nonostante stia precipitando rimane nascosto dai media principali.
Non si parla mai di come il nostro stile di vita occidentale sia garantito dallo sfruttamento lavorativo, politico ed ambientale del sud del Mondo, o di come i processi migratori, o le speculazioni politiche come la differenziazione tra migranti politici ed economici, siano funzionali ad alzare muri di filo spinato sulle frontiere e garantire un bacino di manodopera sostitutiva a basso costo.

Lo sgretolamento del welfare europeo (diritti essenziali ed accesso ai servizi sociali) e la sua traduzione nel “mercato dei servizi” ci dice che dobbiamo schierarci con LA LIBERA CIRCOLAZIONE DI DONNE E UOMINI e lottare per conquistare dal basso nuove forme di cittadinanza e distribuzione della ricchezza.
Dall’altro lato infatti la LIBERTÁ DEI CAPITALI, come mostra il tentativo di costruire un mercato unico tra UE ed USA (TTIP), impoverisce i territori e il livello di diritti e garanzie sociali sollecitando di fatto delle migrazioni forzate.

Pensiamo sia indispensabile costruire la rete attorno a 3 obiettivi e 3 livelli di lavoro.

Vogliamo proporre a chi è interessato alla rete:

1- del materiale comune per smontare gli slogan del razzismo di media e fascisti e costruire dei percorsi antirazzisti in tutto il territorio provinciale;
2- mettere in rete le iniziative dei singoli soggetti e costruire insieme delle campagne comuni;
3- continuare a diffondere, produrre e discutere le alternative all’attuale modello di accoglienza, prendendo spunto dal dibattito nazionale ed internazionale.

La Rete Antirazzista di Mantova vorrebbe attivarsi in 3 modalità che i soggetti possono valutare di volta in volta:

1- intervenire con materiali e attività antirazziste dove si presenta il tentativo di speculare politicamente sulle migrazioni;
2- attivare dei percorsi di mutuo-soccorso e riconoscimento tra migranti e territorio in modo da dissipare la continua separazione del “noi” e “loro”;
3- supportare le rivendicazioni di migranti ed operatori sociali in situazioni di sfruttamento.