Due gatti contro l’inceneritore!
L’inceneritore si può fermare con la lotta popolare

L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi, folla e spazio all'aperto
L’aria a Mantova è satura. La pazienza pure. Un migliaio di persone in
piazza non si vedevano da parecchio tempo. L’ultima importante e
partecipata lotta in difesa della salute e dell’ambiente risale a circa
quindici anni fa, quando la lotta del comitato No turbogas contro la
megacentrale interna alla Polimeri si infranse contro i nulla osta
dell’allora sindaco Ds Burchiellaro felice di garantire i profitti al
polo chimico. La storia non si ripete, ma l’equazione di fondo non si
scosta molto. Nei primi anni duemila la motivazione addotta era quella
di dover soccorrere una multinazionale dell’energia che necessitava di
un turbogas per produrre energia sufficiente a garantire il
funzionamento degli impianti anche se poi il 90% dell’energia prodotta
da combustione sarebbe stata venduta sul mercato dell’energia (128
milioni di euro in 5 anni) causando un importante di micro polveri
nell’aria PM 10 (mortale agente cancerogeno classificato dalla IARC) che
tutti respiriamo. Oggi la volontà di riaprire la cartiera pone come
ricatto l’incenerimento dei fanghi e ovviamente non solo quelli prodotti
in loco ma anche lo smaltimento delle produzioni di altri stabilimenti,
nonostante le rituali rassicurazioni su filtri e manutenzioni. Ci
mancherebbe che venisse ammesso candidamente il contrario. Oggi come
allora dunque la proposta sarebbe quella di pagare con la nostra salute
i danni dell’inquinamento, mentre i profitti di questa intossicazione
collettiva se li intascherebbero i privati proprietari di colossi. La
nostra città ha subito per anni la silenziosa scomparsa per morte
prematura di molti cittadini, molti cari, parenti, amici, fin dai tempi
dello smaltimento delle diossine e dei pcb. Sembra quasi che siccome
l’aria ormai è fetida, la possibilità di lucrare nuovamente sulla salute
della città non sia mai stata realmente messa in discussione (anzi
l’attuale sindaco Palazzi all’epoca rampante consigliere di Burchiellaro
poteva rappresentare un solido appoggio del progetto di Zago). Le
rappresentanze istituzionali, le organizzazioni sindacali e la
stragrande maggioranza dei partiti erano pressappoco concordi sulla
necessità di accogliere le richieste degli Zago e di avvallare la
costruzione dell’inceneritore senza colpo ferire perché nuovi capitali
sul territorio e una manciata di posti di lavoro in più valgono più
della nostra salute anche se poi ci si può sempre lavare la coscienza
dichiarando solennemente che non esiste un conflitto tra lavoro e
ambiente e che non esiste un ricatto tra lavoro e salute. Ma, osserviamo
noi un conflitto tra capitalismo e ambiente esiste eccome e i posti di
lavoro offerti sono come la mela di biancaneve.
Oggi però in tante e tanti hanno posto come punto di partenza il
proprio diritto a vivere. Hanno detto a chiare lettere che prima viene
la nostra vita, la nostra salute, quella dei figli che cresceranno in
questa città. La partecipazione non era affatto scontata, non tanto
perché il tema ambiente a Mantova fosse sentito, ma perché la complicità
della politica con l’affarismo privato non ha costituito alcun
deterrente come tanti speravano. Oggi questa piazza ha detto che non si
rassegna all’omertà e al silenzio di aver subito ingiustizie e lutti e
che ha tutta l’intenzione di riscattare il proprio diritto alla salute.
Zago stai sereno, noi abbiamo appena cominciato