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Contro ogni nazionalismo, per un’Europa di diritti e dignità

La Rete Antirazzista Mantova riunisce da più di tre mesi associazioni e singoli che lottano contro il riemergere di nazionalismi e razzismi sul territorio.
L’abbiamo rimarcato fin dall’inizio, solo un confronto aperto ed esteso su tutto il territorio può arginare il montante razzismo da bar fomentato da quello istituzionale dei governi europei.
Si rischia di abituarsi alla chiusura delle frontiere, al filo spinato, al welfare stabilito dal colore della pelle e alle politiche speciali di ordine pubblico.
Per questo tra pochi giorni promuoveremo un ciclo di incontri che toccherà vari punti della provincia per riflettere sulle connessioni tra razzismo, fondamentalismi religiosi, autoritarismo nella gestione della cittadinanza e guerre.

Giovedì sera ci siamo incontrati in tanti per discutere anche del corteo che i neofascisti promuoveranno il 7 febbraio per le strade di Mantova. Nell’usuale “fascist pride” del giorno del ricordo per le vittime delle foibe (istituzionalizzato da Alleanza Nazionale), una commemorazione che rimuove la violenza ventennale del colonialismo fascista contro le popolazioni dell’ Istria e la Dalmazia, forza nuova e naziskin proveranno a prendersi un altro pezzo di legittimità a Mantova.

Bene, Mantova per noi non è una prateria da calpestare, ma una città che deve riaffermare il suo carattere meticcio e solidale. La pianura è sempre stata terra di migrazioni e solidarietà tra contadini, questo è il nostro patrimonio storico alla faccia di chi vuole affermare un’identità mitica di “virgiliani”.

Il 3 convochiamo un’assemblea pubblica per discutere e condividere i percorsi in vista del 7 febbraio, per prenderci in quella giornata periferie e centro storico, per stare insieme giovani e anziani, migranti ed italiani, atei, musulmani e cristiani.

Invitiamo tutt* a partecipare, non tanto per un dibattito storico su quanto avvenuto nel confine orientale dopo la seconda guerra mondiale, non tanto per i neofascisti in cerca di visibilità, quanto per le politiche stesse dei governi europei.
Contro un’Europa di nazionalismi e filo spinato!

RETE ANTIRAZZISTA MANTOVA

Una prima importante risposta

Hanno partecipato in tanti, quasi un centinaio, alla manifestazione  “Da che parte stare” contro razzismo, fascismo e terrorismo che la rete antirazzista ha lanciato ieri. Un presidio largo e attraversato da giovani, studenti, migranti, uomini e donne che non vogliono cedere al paradigma di guerra e terrorismo che sta montando in tutta Europa. Per chi non legge il mondo e il sangue versato da Parigi a Gaza, da Bamako a Beirut con la vergognosa rappresentazione mediatica di due insiemi in cui nel primo ci sono i buoni occidentali, bianchi, cattolici, democratici  ed eterosessuali  e nel secondo  i cattivi Non occidentali, Non-bianchi, terroristi e islamici. Perché i cortocircuiti logici sono talmente spudorati che la narrazione del dolore e della paura non la vogliamo lasciare a chi rimane il primo sospettato di essere artefice e complice delle stragi di Parigi e Beirut. Il Califfato esiste e i terroristi islamici ci sono, organizzano e dirigono pezzi di Africa e Medio Oriente. Governano con la paura e il terrore, sono l’espressione più feroce dell’oppressione sulle libertà di espressione, sulla sessualità, sul diritto alla vita. Rendono pubbliche le esecuzioni a morte in cui paventano un raffinato piacere alla rappresentazione pubblica dell’orrore come strumento di dominio e controllo. Qualcosa di simile a quando nazisti e fascisti dovevano punirne uno per educarne cento. Lo stesso orrore e o stesso terrore da cui milioni di persone fuggono e cercano riparo. Ma ISIS non è un corpo estraneo alla governance europea. E’ il servo vigliacco degli interessi dei ricchi Sceicchi e del controllo dei paesi Europei sul Medio Oriente, Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna. Non crediamo alle lacrime versate dai governi che da alcuni decenni si spartiscono Africa e Medio Oriente con le moderne forme di controllo e colonizzazione in uno sporco gioco in cui il meccanismo di armare fanatici religiosi diventa una micidiale forma per gestire territori privati della democrazia . Non crediamo a chi ha intessuto fitte trame commerciali del mercato di armi con i Paesi che finanziano le falangi terroriste islamiche (Arabia Saudita in primis), spesso avvalendosi della collaborazione dei flussi agevolati che il mercato nero offre (mafia e n’drangheta per il nostro Paese).  Non crediamo a chi si appella alla necessità di sospendere i principi di democrazia e libertà che abbiamo consolidato, che ci appartengono, esercitando misure di restrizione di libertà individuali e collettive, repressione, muri, frontiere, coprifuochi, rappresaglie, per poi volerli un domani riscriverli. Non crediamo alla tensione inquisitoria con cui canoni  estetici, culturali, religiosi, diventano elementi per agire una discriminazione su un pezzo di persone che lavorano, studiano, giocano con noi ed alimentare panico e razzismo nella nostra quotidianità. Non lasciamo alcuno spazio ai fascisti e ai comitati fantoccio utili solo a proiettare una diversa immagine sull’opinione pubblica, perché loro sono i nostri fanatici contro cui dobbiamo combattere. E badate bene che siamo perfettamente coscienti che non è il solo numero di neofascisti  che ci inquieta, ma il consenso politico ai peggiori rigurgiti razziali: In Francia Le Pen non è al governo, ma il governo di unità nazionale Hollande-Sarkozy-LePen rende l’opzione fascista francese la politica praticata dal Governo.
Vogliamo al contrario essere solidali ed accogliere le vittime che fuggono da un terrorismo che i nostri governi finanziano e mantengono vivo per tutelare gli interessi economici di multinazionali, abbattere i muri, vivere tutti gli spazi dai concerti ai campi di calcio,dai campi di basket ai teatri alle birrerie ai ristoranti a tutti i luoghi di socialità. Oggi è stato l’inizio di un percorso a cui chiediamo a tutte e tutti di partecipare. Una prima importante risposta.

LaBoje! – FavillaCommuniaMantova

La strategia delle intimidazioni fasciste

Dopo l ‘aggressione di matrice neofascista del 13 Agosto che ha visto coinvolto un attivista di ARCI Casbah nel comune di Pegognaga, le intimidazioni rivolte a realtà antifasciste del territorio si sono intensificate. Ronde notturne ed atti di vandalismo davanti alla nostra sede diventano sempre più frequenti e gli autori, già identificati, sono gli stessi che da mesi insistono con le medesime provocazioni.

Da insulti e lancio di fumogeni nel cortile dello spazio sociale, a inseguimenti che hanno lo scopo di intimidire gli avventori casuali; il disegno politico che ne esce è chiaro: attaccare i protagonisti delle lotte contro l’impoverimento sociale e delle mobilitazioni per l’estensione dei diritti.
Basterebbe ciò a testimoniare il vero volto delle organizzazioni nazifascite protagoniste dei raid notturni sopra citati; lo stesso ruolo che sempre hanno rivestito: altro non sono che i cani da guardia del capitalismo e delle sue politiche repressive.

In questo momento storico e politico, in cui spazi di auto-organizzazione popolare come La Boje!intensificano le proprie iniziative in difesa dei diritti e di ricerca di nuovi ambiti di protagonismo socio–politico, allo scopo di smantellare ogni diktat del neoliberismo, il livello dello scontro si sta drammaticamente alzando.
A questo punto ci troviamo a riflettere sulla valenza della parola “sicurezza” sempre più schiacciata su posizioni xenofobe, rivendicata tanto dalla destra istituzionale che dai movimenti politici chiaramente nazi-fascisti.
Entrambi adottano un uso strumentale di tale termine ed entrambi vorrebbero ergersi a paladini  in difesa dell’ordine, della nazione e della razza.

L’esempio più inquietante di tali processi è, nel territorio mantovano, il consigliere comunale Luca De Marchi che, pur avendo impostato la sua intera campagna politica sull’odio etnico e lo scontro tra civiltà, paradossalmente si trincera dietro la posizione di “uomo delle istituzioni” prendendo le distanze da atteggiamenti e provocazioni da lui stesso alimentate.
Qual è, dunque, il significato del termine  “sicurezza”, di cui tanto parlano questi personaggi, se non quella di essere liberi di odiare il “diverso” impunemente?

Come se non bastasse la stessa stampa democratica, nella persona del direttore, se da un lato non perde occasione per strumentalizzare ed oscurare le nostre iniziative, dall’altro c’è una banalizzazione nel descrivere l’attività neofascista nel territorio e il revisionismo della storia contemporanea dell’ultimo secolo, dando così ossigeno ad azioni come le scritte e gli striscioni nostalgici attaccati nell’ultimo anno (tra cui l’ultima “Sabbioneta è fascista”).

Nonostante tutti i tentativi di boicottaggio subiti di recente, le nostre iniziative e l’attività politica proseguiranno, confidiamo perciò in una partecipazione larga ed interessata dei mantovani che credono nella libertà, nell’uguaglianza e nella vera democrazia.

A questo proposito comprendiamo quanto sia necessario tessere sempre nuove relazioni con i quartieri e le periferie in cui gli strati sociali più deboli sono sempre più vittime di speculazione e strumentalizzazioni politiche.

IL BUSINESS DELLA LOTTA ALL’ACCOGLIENZA

La melma nera su Mantova e l’artifizio mediatico del razzismo che non c’è

di  Favilla – CommuniaMantova
Spazio Sociale La Boje!

La frazione Virgiliana è una formata da un paio di strade che si intersecano ai capannoni dell’area industriale a est di Mantova.
Ci abitano diverse famiglie di migranti, ma la scarsa densità abitativa e l’assenza di piazze e spazi pubblici di socialità, la rendono una tranquilla zona dormitorio dove ognuno pensa a sé.
Due settimane fa arrivano 45 profughi da Bangladesh, Pakistan e Afghanistan presso un hotel dismesso da 7 anni, gestiti dalla cooperativa Olinda (esterna alla rete SOL.CO, che domina gli appalti nel settore sociale nel mantovano, settore segnato da una situazione di precarietà e appalti al ribasso, aggravatasi ulteriormente dopo i tagli al welfare).  L’amministrazione del nuovo sindaco Palazzi (al cui interno SOL.CO ha un buon peso politico) polemizza con la scelta della prefettura e si impegna per trasferire parte di quei profughi in altre strutture, con la scusa della destinazione d’uso che stabilisce quanti richiedenti asilo possono essere ospitati.

Approfittando del polverone mosso dalla stessa giunta di centro-sinistra, Forza Nuova organizza un presidio sotto l’ hotel attraverso la pagina, creata ad hoc, “Mantova ai virgiliani”.
Il fratello della coordinatrice provinciale dell’organizzazione neofascista organizza l’evento Facebook, che argomentando in sole 35 parole i motivi della protesta, raccoglie a fatica in una decina di giorni 50 partecipanti.
Ricordiamo che a Mantova Forza Nuova è formata da pochissime persone unite da legami affettivi o parentali che vivono in provincia, lontani dalla città. Hanno provato a candidarsi a maggio a Mariana Mantovana (paese di 721 abitanti noto per la discarica provinciale), in linea con la strategia del loro partito di strappare consiglieri comunali in comuni microscopici, ma non sono riusciti a raccogliere le firme necessarie.

Mentre la pagina facebook campanilista pubblicava foto di tortelli e agnolini, evitando accuratamente di produrre un’ analisi sulla questione dei flussi migratori, i collettivi dello Spazio Sociale La Boje! hanno convocato un’assemblea a cui hanno invitato tutte le forze antirazziste.
Nonostante la ristrettezza di tempo, abbiamo pensato fosse necessario convocare un presidio in contemporanea con quello di Forza Nuova in modo da allontanarli dall’hotel Maragò ed entrare in contatto con gli abitanti della Virgiliana.
In più occasioni nell’ultimo anno abbiamo provato ad aprire percorsi di reciprocità e solidarietà tra territori e migranti, basterebbe ricordare il presidio meticcio “Je suis antiraciste” contro l’attentato a Charlie Hebdo e le sparate razziste dei giorni successivi oppure il progetto dello sport antirazzista nelle periferie. Pensiamo che queste campagne a costo zero abbiano prodotto e stiano producendo strumenti e legami sociali per arginare il razzismo nelle periferie della nostra città.

Uno dei momenti dei Mondiali Antirazzisti a cui ha partecipato l'Atletico Langafia, squadra di antirazzisti e richiedenti asilo nata dallo sport popolare in periferia

Mercoledì ci siamo trovati verso le sei per parlare con gli abitanti della frazione, dare la nostra solidarietà ai profughi e agli operatori sociali che vivevano con preoccupazione le ore precedenti al presidio razzista. Abbiamo trovato un quartiere rilassato, ancor più isolato dopo la chiusura delle fabbriche attigue, in cui pochi sapevano della presenza dei profughi e non valutavano negativamente il riutilizzo della struttura alberghiera.

Dalle 19.00, prima dei reparti antisommossa della polizia, sono arrivati i furgoni delle televisioni (rete 4 e sky tg) appostandosi nella corte in cui era previsto il presidio contro i migranti.
Singolare che a Mantova ci sia stata la presenza di televisioni nazionali, dove di solito manifestazioni ben più numerose hanno visto la sola presenza di teleMantova e MantovaTV.
Questa copertura mediatica si può spiegare solamente con quanto avvenuto dopo, con la calata di fascisti da altre città del nord Italia e con la scaramuccia con le forze dell’ordine da consegnare a fotografi e telecamere.

Quello che è avvenuto mercoledì è uno spettacolo di teatro siglato dal patto tra imprenditori della notizia e teatranti fascisti. Non siamo complottisti come chi sostiene che ci sia un progetto plutocratico per abbronzare la pelle degli europei, ma ci sono interessi materiali in comune.
Da un lato i fascisti provano a sfondare in piccole città di provincia, povere di strutture militanti antirazziste di base, facendo calate da altre città (nei video si sentono esclusivamente dialetti di Verona e Brescia) e usando le curve degli stadi, impoverite socialmente dalla repressione, per stringere relazioni. Cercano di riprodurre artificialmente (ad uso dei media), anche quando non c’è, la rabbia razzista che abbiamo visto esprimersi in altre città, importando megafonatori e agitatori.
Dall’altro i media, alla ricerca di un’audience facile, parlano delle migrazioni celando i fattori strutturali (economici, politici, ambientali) e puntando unicamente su quelli emergenziali e allarmistici. In parole povere sui tg ( che formano l’opinione del 70% degli italiani) il migrante o muore affogato o delinque.

Pensiamo che i veri responsabili della situazione che si è creata siano i rappresentanti delle istituzioni. Ci sembra assurdo che i gruppi razzisti possano organizzare manifestazioni sotto le case dei soggetti che vogliono colpire, limitandone la libertà e la sicurezza. Evidentemente la sicurezza di queste persone è un fattore di serie b.
Lo stesso sindaco, il primo a creare agitazione per non essere stato informato dell’arrivo di quei richiedenti asilo, sicuramente avvertito dal prefetto dell’arrivo di neofascisti da fuori da Mantova, avrebbe potuto esprimersi tempesticamente.

La “valla” e il campo da golf di Melilla

Il modo in cui la giunta ha reagito alla calata nera sulla città ci sembra vergognoso perché presta il fianco ai razzisti.
L’assessore al welfare Andrea Caprini (che da sempre lavora tra Pantacon, Arci, festival letteratura) ha dichiarato «Adesso sposteremo altrove anche gli altri stranieri rimasti al Maragò, ma poi stop. Profughi a Mantova non ne vogliamo più. Adesso bisogna coinvolgere anche gli altri Comuni». Curioso che siano stati spostati in case prese in affitto a CoopCase e affidati alla cooperativa La Cosa (formata da collaboratori della nuova giunta comunale).
Ancor più singolare che Caprini possa stabilire che a Mantova non arrivino più “profughi” o “stranieri”, uno slogan più volte sentito dai sindaci leghisti e lontano da una prospettiva solidale e di attivazione della cittadinanza.
Il quadro si completa con l’autorizzazione al consigliere comunale (ex lega nord) Luca De Marchi, un soggetto che si è presentato alle elezioni con una campagna incentrata contro migranti e sinti, a  visitare la struttura della Virgiliana. Ci chiediamo con quale tipo di specializzazione e conoscenza possa valutare quella soluzione all’accoglienza dei migranti.

Insomma il piano è parecchio inclinato e se alcuni potevano credere che questa giunta potesse arginare gli sfoghi razzisti, è prontamente rimasto deluso.
Non aiuta certamente il qualunquismo con cui tanti a sinistra leggono i processi migratori, traducendoli come qualcosa che non gli interessa, un problema che non è il loro.
Ci chiediamo dove fossero mercoledì sera, nonostante i ripetuti inviti, gli attivisti di CGIL, equal, FIOM, SEL e dell’ ARCI.
Possiamo tranquillamente affermare che se non ci fosse stata la celere i fascisti sarebbero arrivati all’ hotel, ma il razzismo non lo combatterà certamente la polizia. Serviva una presenza massiccia della città per falsificare sul nascere, con lo spessore di un’eterogeneità politica antirazzista, la pagliacciata mediatica allestita dai vertici nazionali di forza nuova.

L’azione dei fascisti (che poi la scorsa notte hanno pure attaccato lo striscione alla cooperativa Alce Nero, inserita in Sol.Co), disinformata e stereotipizzata ha paradossalmente favorito le stesse imprese sociali che dominano il welfare mantovano.
Non sappiamo se la nuova sistemazione sarà meglio dell’hotel Maragò, quello che sappiamo è che lo spostamento non ci è sembrato frutto di una visione politica ampia, ma di intrecci oscuri tra politica e cooperative e di passività verso le vaghe sparate dei razzisti.

il fumogeno lanciato dentro La Boje dopo il presidio, i fascisti hanno colto l'occasione avendo rinforzi da fuori Mantovail fumogeno lanciato dentro La Boje dopo il presidio, i fascisti hanno colto l’occasione avendo rinforzi da fuori Mantova

L’unico modo per svelare le speculazioni, combatterle e imbastire un sistema di accoglienza efficace, virtuoso e capace di coinvolgere migranti, operatori sociali e comunità è quello di coinvolgere direttamente questi soggetti a partire dallo sfruttamento che subiscono.
I migranti sballottati come merci su cui lucrare, gli operatori sociali sottopagati e alienati dalle loro funzioni lavorative e le periferie impoverite di servizi sociali, strutture e possibilità decisionale.
Pensiamo che sia necessario fissare un’assemblea per mettere in rete a livello provinciale chi la pensa in questo modo e non ci sta a lasciare le strade e la critica all’accoglienza ai fascisti.

Lega Nord: tra xenofobia, odio e neofascismi

Pubblichiamo oggi un testo che il collettivo studentesco Hic Sunt Leones ha distribuito nelle ultime settimane nelle scuole di Mantova. Nonostante reclamino la democrazia dopo la contestazione subita il 25 aprile, è chiaro il loro profilo antidemocratico dato che vorrebbero gerarchizzare ulteriormente la società tra italiani e stranieri oggi, tra nord e sud prima.

 

“Voi Rom siete la feccia dell’umanità”
Questa è la frase che poco più di un mese fa Gianluca Buonanno, europarlamentare della Lega Nord, ha gridato a Dijana Pavlovic, attrice e attivista serba di etnia Rom.
Il fatto è accaduto durante il talk show Piazza Pulita in una puntata dedicata alla Lega.
Non è certo la prima volta che la Lega Nord utilizza programmi televisivi per il proprio teatrino mediatico e ormai è una consuetudine sentire frasi profondamente razziste da parte di importanti esponenti politici. Primo tra tutti Matteo Salvini che sembra incapace di parlare ad un microfono senza vertere su idee xenofobe e incitare ad un vero e proprio odio razziale, lavorando a tempo pieno per creare il nemico immaginario dello “straniero” strumentalizzando qualsiasi fatto di cronaca.
Per sostenere questo vero e proprio terrorismo mediatico fa uso ricorrente di termini appartenenti ad un lessico tipicamente bellico quali: “invasione”, “orda di stranieri” e “difesa della patria”, cercando di convincere il cittadino medio che sono gli immigrati i responsabili della sua condizione di disagio e che contro di loro debba mettere in atto una difesa culturale.
La politica della Lega si limita da sempre a idee più simili a slogan che a concetti, e a discorsi dello spessore culturale pari a quelli che potremmo sentire in una curva ultras di uno stadio.

 

Per rendersi conto delle menzogne che Salvini propina alla gente basta osservare i dati: uno studio condotto dalla fondazione Leone Moressa (un istituto di ricerche nato nel 2002) ha realizzato il bilancio economico della presenza degli immigrati in Italia. Ogni anno lo stato italiano spende 12.6 miliardi per le famiglie immigrate che vivono in Italia, mentre ne incassa circa 16.5 miliardi dalle tasse che queste pagano. Le entrate non solo coprono le spese, ma i cittadini stranieri fruttano ben 4 miliardi di euro annui allo stato.
Non si può neanche dire che i costi relativi dell’immigrazione siano elevati dato che rappresentano solo l’1.5% della spesa pubblica complessiva che ammonta invece a quasi 800 miliardi di euro annui.

Nonostante questo partiti come la Lega Nord, Casapound e Forza Nuova continuano nella totale ignoranza ad attaccare le minoranze straniere, musulmane e Rom rendendone sempre più difficile l’integrazione. Cavalcando l’onda del malcontento cercano disperatamente un nemico da incolpare della situazione sociale ed economica italiana, e quale capro espiatorio può essere migliore di un ragazzo egiziano rinchiuso in un C.I.E oppure di qualche donna Rom?

COLLETTIVO STUDENTESCO HIC SUNT LEONES

Appello per un 25aprile popolare, meticcio e diffuso

Il 25 aprile e l’esercizio quotidiano di una pratica e critica antifascista, che rifiuti quindi ogni sopraffazione verso un soggetto più debole, devono per noi immergersi completamente nelle contraddizioni della contemporaneità in modo da evitare l’avanzare di devastazione e barbarie.
Non è assolutamente vero che l’antifascismo sia un concetto superato e ce l’ha dimostrato le donne del popolo kurdo a cui vorremmo dedicare questa festa della liberazione.
Tra le bombe di Assad e l’avanzata dell’ISIS hanno saputo organizzare una resistenza popolare in Rovaja (nel nord della Siria), una repubblica popolare organizzata attraverso i principi dell’autogestione territoriale e della democrazia partecipata.
Il 2015 si è aperto con la strage alla redazione di Charlie Hebdo da parte di un commando legato al fondamentalismo islamico.
La campagna d’odio contro l’islam in genere che ne è scaturita non si è manifestata solo  in intimidazioni alle moschee e alla comunità islamica, ma anche nelle parole di esponenti politici volte a rafforzare il razzismo istituzionale verso i migranti che caratterizza la fortezza europa. In questo contesto l’islamofobia assume sempre più i tratti di quello che è stato l’antisemitismo negli anni ’30 e garantire la libertà di culto e spostamento ci sembra il primo passo per chi si dichiara antirazzista.
L’ostruzionismo istituzionale della Carta di Dublino, le ingenti risorse per costruire centri di reclusione e finanziare le operazioni di polizia contro i clandestini e la speculazione sull’accoglienza sono i dispositivi per escludere una parte di popolazione dai diritti di cittadinanza.
In una fase storica in cui l’Europa è governata in modo autoritario dalle istituzioni economiche (BCE e FMI) che impongono riforme peggiorative del mercato del lavoro e del rapporto tra proprietà pubblica e privata, l’attacco verso le fasce meno tutelate diventa la leva di legittimazione politica della destra autoritaria e conservatrice.
Operazioni come quella di Salvini e Casa Pound puntano ad inserirsi nella classe media impoverita dall’austerità insistendo su una differenziazione nell’accesso al welfare e in una stigmatizzazione delle differenze.
In questo modo le campagne “prima gli italiani”, omogenei come se non ci fossero enormi differenze negli interessi di un precario e in quelle di un amministratore delegato, si legano alla denigrazione di qualsiasi alterità nei modelli di comportamento, dai nomadi alle sottoculture giovanili. Su questo piano si è prodotto un legame tra l’estrema destra e il conservatorismo cattolico, che in Italia come in Spagna sfrutta le tensioni date dalla depressione economica per recuperare terreno sul controllo dei corpi delle donne e della sessualità.
Iniziative come quelle delle Sentinelle in Piedi vorrebbero conservare il ritardo del nostro paese rispetto il riconoscimento istituzionale della multi-dimensionalità del genere (come riconosciuto dai genere studies presenti da decine d’anni nelle principali università del mondo) e ai diritti civili e sociali che vengono negati.
In Italia serve una scossa che leghi queste oppressioni, per quanto contraddittorie, in una nuova “sintesi degli esclusi” che rivendichi democrazia, diritti e uguaglianza.
Il lavoro e le scuole sono definitivamente piegati verso una strutturazione autoritaria con il jobs act e la buona scuola  del governo Renzi. Lo stesso sta avvenendo in tutta Europa con i diktat classisti di Francoforte e la crescita della destra radicale con le sue soluzioni razziste, per questo è necessario solidarizzare con chi sta provando a ribaltare i paradigmi neoliberisti con politiche redistributive e sovranità popolare come il governo di Syriza e l’esperienza spagnola di Podemos.

Favilla-CommuniaNet

Collettivo Studentesco Hic Sunt Leones

Spazio Sociale La Boje!

Domenica 2 novembre sportello diritti

  • sportello diritti 2 novembre

     

     

     

     

     

    SPORTELLO DIRITTI

    Domenica 2 novembre 2014
    dalle ore 15.00 alle ore 19.00
  •  Via Val d’Ossola, Mantova (giardini di Due Pini)
2 novembre verrà presentato lo #Sportello #Diritti ai giardini di 2 pini!
Dalle 15 all 19 ci saranno giochi per bambini, slack line, musica e soprattutto Castagne e Vin Brulè!

L’attuale fase politica ed economica lascia sole le #periferie di fronte alla mancanza di servizi e alla speculazione sulle necessità di base delle persone che le abitano.
Allo stesso tempo, le campagne terroristiche contro i #migranti, hanno il solo effetto di prosurre una guerra tra poveri che restringe i #diritti di cittadinanza per tutte e tutti.

Ogni giovedì dalle 15 alle 19 a La Boje! aprirà uno sportello politico e legale che metterà a disposizione strumenti per:

* permessi di soggiorno
* ricongiugimenti
* diritti di cittadinanza
* ricorso per decreto di espulsione
* informazioni su affitti e bollette

Inoltre stiamo lavorando per garantire:

* punto di incontro e ascolto
* accesso internet gratuito e illimitato
* corso di alfabetizzazione

Venerdi 31 ottobre Helloween BloodFeast

RAW da cagliari

 

 

 

 

 

HELLOWEEN BLOODFEAST

Venerdi 31 ottobre 2014

Spazio Sociale LaBoje!

Strada Chiesanuova 10

Mantova

Concerto ore 21.00 con:

RA.W. (Cagliari scum punk hardcore)
http://www.reverbnation.com/randomwarriors
Dysmorfic (local grindcore heroes)
http://www.reverbnation.com/dysmorfic

Tumor Necrosis Factor (new bomb crusts)
https://www.facebook.com/pages/Tumor-Necrosis-Factor/523175301068769?fref=ts

ingresso a sottoscrizione popolare 2 euro

Venerdi 10 ottobre concerto HC L@Boje ore 21.00

split antimonitor

 

 

 

 

 

Venerdi 10 ottobre 2014
SPAZIO SOCIALE LA BOJE
Strada Chiesanuova 10
Mantova

super concerto ORE 21.00 con:
Presentazione split 7” Antimonitor/Nofu (FCE 001)
Presentazione split cassetta Stanley_Ipkiss/x Cenere x

NOFU – Roma
xCENEREx – Roma
STANLEY_IPKISS – La Spezia/Versilia
ANTIMONITOR – Mantova

Sicuramente l’ingresso è a sottoscrizione popolare, tipo 2 euro!!!

working class in progress!!!………………..

…………..mi raccomando la puntualità che alle 0.00

si finisce in quanto ci trasformiamo tutt* in zucche

SABATO 18-DOMENICA 19 OTTOBRE FIERA DEL DISCO-CD

Fiera del disco 18-19 ottobre 14

 

 

 

 

 

FIERA DEL DISCO E CD

Sabato 18 e Domenica 19 Ottobre 2014

Dalle 9.00 alle 19.00

Nella Loggia del Grano – Camera di Commercio

CENTRO STORICO a Mantova in fondo a via Calvi

 

INGRESSO GRATUITO

Stand con vinile, cd, video, libri usati da collezione, rarità.

per Info chiedere di Franco al cell. 348-0655018

È presente il banchetto di AUTOFINANZIAMENTO

dello Spazio Sociale “La Boje” di Mantova e di Radio Onda d’Urto

www.articolozero.org

www.facebook.com/laboje.spaziosociale