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PILLOLE DI ANTIRAZZISMO: CHI SONO I RAZZISTI E COME FUNZIONA IL SISTEMA DELL’ACCOGLIENZA

Chi è “Mantova ai Virgiliani”?
É una sigla creata da Forza Nuova, organizzazione neofascista, che sta provando a darsi legittimità e inserimento sociale sfruttando l’allarme mediatico dell’arrivo di migranti e replicando in ogni città questa formula (ad es. Brescia ai bresciani, Verona ai veronesi etc.).
Nonostante il tentativo di definirsi come comitato apartitico che ammicca al mondo ultras mischiando nazionalismo e “colori” cittadini, la regia è chiaramente legata agli esponenti locali del partito dell’ex terrorista nero Roberto Fiore.
A questi si sono aggiunti i naziskin legati ai gruppi veneti, alcuni ragazzi raccolti attorno al leader della band nazi-rock (Acciaio Vincente), resisi protagonisti di minacce, aggressioni e mitomanie (ascoltare le canzoni per credere).
Oltre a questo panorama nel “comitato apartitico c’è ben poco, basta scorrere i “mi piace” della loro pagina Facebook per scoprire la galassia neofascista del nord Italia, o riprendere i video della prima uscita alla Virgiliana dove il coordinatore di Forza Nuova del nord Italia (Luca Castellini) coordinava fascisti provenienti da Bergamo, Verona, Brescia e Cremona.
Un comitato che vorrebbe restituire Mantova ai mantovani si è presentato al territorio facendo  gestire la manifestazione a persone venute da fuori (che dei virgiliani sanno ben poco) e utilizzando media nazionali (nel quartiere Virgiliana erano presenti le telecamere di Sky e Rete4) che si ingrassano su problemi su cui servirebbe approfondimento.
Non è che c’è chi sfrutta Mantova solo come vetrina su cui farsi pubblicità?
Oltre a tutto questo ci teniamo a ricordare che le città sono più sicure senza fascisti, come mostrano le implicazioni di membri di Forza Nuova, Veneto Fronte e Casa Pound in diversi episodi di aggressioni premeditate ed omicidi, nel 2006 ad Ostia e nel 2008 a Verona, ai danni di Nicola Tommasoli colpevole di aver rifiutato di offrire una sigaretta.

Emergenza immigrazione?
Negli ultimi mesi sono arrivati in Europa 310mila migranti (1 ogni 300mila abitanti dell’Unione Europea) un pò pochi per parlare di invasione, soprattutto se pensiamo che le nostre economie beneficiano di accordi commerciali (di materie prime) vantaggiosi rispetto diversi paesi di provenienza. Rispetto a questo argomento pensiamo sia sbagliato differenziare tra “chi scappa dalle guerre”(rifugiati) e “chi scappa dalla povertà”(migranti economici), come fa la Merkel insieme a diversi esponenti politici di “governo”, poiché i confini sono estremamente labili ed entrambi i processi sono figli del neocolonialismo economico e politico dell’occidente verso il sud del mondo.
Venendo ai “35 euro giornalieri” vorremmo ricordare che questi soldi sono percepiti dalle strutture e dalle cooperative ITALIANE che ospitano i migranti (che ricevono unicamente 2,50euro/giornalieri di pocket money). I soldi sono prelevati da fondi pubblici (uno Europeo e uno italiano) a cui contribuiscono in gran parte gli stessi migranti con le tasse di rinnovo dei permessi di soggiorno.
Secondo voi gli stessi governi europei che hanno bruciato miliardi di euro di denaro pubblico per salvare le banche private dopo la crisi del 2007/08, sono disposti a “buttare” i soldi per i profughi o sotto c’è qualche interesse?

Quali soluzioni?
Nonostante Forza Nuova continui ad affermare “stop business accoglienza”, sembrerebbe che le loro motivazioni siano dettate da una visione gerarchica delle razze/etnie e da una preservazione dell’Europa “bianca” e “cristiana”. Posto che entrambe le tendenze sono smentite dalla storia e dalla scienza, queste vanno a formare ciò che viene comunemente denominato “razzismo”. Dalla Lega ai neonazisti usano questo approccio un pò perché ci credono, un pò perché sanno che, come il tifo tra squadre, può aggregare la rabbia dei disoccupati o impoveriti nati in Italia.

Perché altrimenti protestare contro i profughi quando è evidente che non sono loro a guadagnare da questo sistema di accoglienza varato quando Maroni era Ministro dell’Interno?

Non sono i profughi a togliere Mantova ai virgiliani quanto le banche, gli imprenditori che trasferiscono capitali all’estero, le imprese che prima inquinano e poi delocalizzano, tutte persone benestanti, bianche e magari pure “virgiliane”.
Guardando i livelli di reddito e di accesso ai diritti però sembrerebbe che gli italiani poveri abbiano molto più in comune con i migranti che con gli italiani ricchi, che sfruttano entrambi. Il modello di accoglienza europea scarica i costi sul sud europa, fa guadagnare i privati (dell’accoglienza e del settore militare) e crea una manodopera a buon mercato e disposta a tutto. É giunta l’ora di considerare le migrazioni come un punto di partenza per una lotta che chieda: maggiori diritti sociali per tutte e tutti; garanzie di reddito e di lavoro; la fine della gestione a terzi (qua le cooperative) dei servizi sociali (non solo accoglienza, ma anche scuola e sanità).

…IN PILLOLE…

INVASIONE? arrivate 121mila persone (= 0,2% popolazione italiana)

SOLDI PER MIGRANTI? i 40 euro vanno a coop e alberghi italiani, la maggior parte dei soldi vengono da tasse rinnovo permessi di soggiorno

LAVORO? non rubano il lavoro, ma anzi vengono sfruttati in settori come agricoltura, dove solo una lotta comune potrà portare a diritti e salari più alti.

CRIMINALITÁ? secondo ministero dell’interno nessuna correlazione tra migranti e criminalità, ce ne sono invece tra povertà, ricatto ed illegalità.

SPECULAZIONE? Come nella scuola, nella gestione dei rifiuti e nella sanità, l’ingresso di privati nei servizi sociali genera speculazioni. Serve quindi un sistema di accoglienza pubblico, unico ed europeo che assuma direttamente senza passare da soggetti terzi (coop bianche, rosse, nere, mafiose etc.)

We don’t Sow – non seminiamo, devastiamo

Nella famosa serie tv “Il trono di spade” uno dei regni che compete per il potere del continente occidentale è situato sulle aride isole di ferro, il loro motto è “noi non seminiamo” poiché le caratteristiche del territorio li hanno portati a concentrarsi sull’estrazione di valore dai saccheggi delle città sulla costa piuttosto che sulla produzione del medesimo attraverso la coltivazione.
Sodano, Burchiellaro e Palazzi(*) rispondono alla stesse logiche devastatrici, pur essendo stati a governo di una delle aree agricole più fertili d’Italia. Loro non seminano, devastano!

Il mandato di Sodano al comune di Mantova si avvia pericolosamente alla conclusione, nonostante questa avrebbe potuto essere anticipata da una delegittimazione popolare dalla piazza che lo costringesse alle dimissioni.
La scorsa settimana il sindaco che faceva i viaggi a Roma per i costruttori amici delle ‘ndrine ha dato il suo contributo definitivo al peggioramento della città, nel solco delle giunte precedenti.
É stata concessa l’area dietro a Boccabusa (dietro al polo di supermercati della Favorita) per la costruzione di un nuovo outlet e un nuovo McDonald’s, in una città che in 20 anni ha visto passare le relazioni economiche e sociali dal suo centro storico a delle cementate adibite al consumo.
In secondo luogo è stato approvato il regolamento di polizia municipale contro i bivacchi e l’accattonaggio in una città in cui non si hanno le strutture minime per l’emergenza freddo (il dormitorio arriva al massimo a 40 posti quando ne servirebbero almeno un’ottantina, non molti).
Se Mantova non si mobilità è anche dovuto all’assottigliamento delle reti sociali in un’estensione senza progetto dell’area urbana e dai regolamenti farlocchi che ne limitano la vivacità a quanto ammesso per un centro-vetrina senza mantovani.

Per quanto si stiano presentando come alternative politiche, i nostri tre devastatori rappresentano pienamente le ipotesi economiche neoliberiste, pur con diverse sfumature.
Non per niente i loro partiti hanno contribuito alla realizzazione di Expo2015, esposizione universale sull’alimentazione dominata dalle multinazionali del cibo e dell’agro-business che speculano sulla terra e sulla fame. La filosofia di Expo2015 è simile a quella dei nostri amministratori locali, nemmeno i soggetti che stanno ad Expo seminano (compresa la vergognosa partecipazione del marchio slow food) producendo valore dalla coltivazione, ma devastano (pensiamo all’imposizione di monocolture più profittevoli) estraendone dai territori.
Che sia il regalo di fine mandato di Sodano o Burchiellaro agli “amici” piuttosto che il risanamento guidato da Stefano Boeri di una zona abbandonata, le logiche sono le stesse ovvero quella di estrarre valore e non di produrlo.
Con la crisi partita nella prima metà degli anni ’70 il sistema capitalista si è rinnovato in occidente rimescolando le carte delle regole economiche mondiali. Se prima si produceva valore attraverso la produzione di fabbrica o la coltivazione di un campo o la costruzione di una scuola, si è passati ad un’estrazione (non solo finanziaria) del valore. Oggi ad esempio si estrae valore delocalizzando una fabbrica o fondendo la società con altre, oppure imponendo un prezzo enorme ad una medicina indispensabile, oppure giocando sul costo dei terreni agricoli e il mercato immobiliare.
Il processo estrattivo, oltre che di un mercato finanziario in cui scommetere, ha bisogno allo stesso tempo di convincere la società e farla appassionare. In questo modo ci viene presentato Expo2015 come un’incredibile occasione di conoscenza, l’apertura di un supermercato come uno stimolo per la crescita e il varo di un outlet come l’aumento della libertà (DI CONSUMO).

Quello che si è voluto nascondere attraverso la disponibilità di credito facile è stato il passaggio della totalità delle merci (una casa, il riscaldamento, l’acqua o i libri di scuola) dall’essere definite sempre di più dal loro valore di scambio e sempre meno dal valore d’uso.
Il capitalismo statalista del dopoguerra non era certo buono, ma per una serie di fattori (prima gli alti tassi di profitto e poi la pressione del movimento operaio) era interessato a costruire case che servissero come case. Oggi per esempio può avere senso costruire un quartiere per tenerlo vuoto, guadagnando sul cambio di destinazione del terreno o sul maggiore controllo delle immobiliari nel mercato degli affitti.

Una parte sempre più grande della popolazione però rimane esclusa da questi movimenti di valore, che sia la possibilità di permettersi un affitto nel nuovo quartierino di lusso di Boeri (nell’ex zona popolare) o ai ritmi di consumo sollecitati da outlet e ipermercati. Nel mentre questi ultimi contribuiranno ad eliminare le piccole attività dei paesi limitrofi a Mantova e dei quartieri di questa, cancellando non solo il saper artigiano, ma anche dei nodi sociali (oltre alla loro funzione commerciale) nelle periferie del territorio.
Per tenere queste devastazioni sotto la cappa della pace sociale seguiranno nuove ordinanze comunali eseguite dalla polizia del sindaco (la ex municipale), armata da Burchiellaro, rafforzata da Brioni con la sottoscrizione della carta di Parma (http://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca/2008/06/09/news/nasce-la-carta-di-parma-sulla-sicurezza-1.70370) e utilizzata in modo classista e razzista (vedi il blitz in strada Trincerone contro le case dei Sinti) da Sodano.

(*) per ora è stato solo consigliere comunale di maggioranza nella giunta Burichellaro e assessore di maggioranza in quella Brioni, ma ha già dato il suo contributo in questa direzione con la costruzione del quartiere Borgonovo.

Aemilia: Mafia, capitalismo e la distruzione del territorio

Una settimana fa è scattata l’operazione dei carabinieri contro l’ ndrangheta in tutto il nord Italia. 117 arresti e 46 stato di fermo per personalità legate al mondo imprenditoriale e politico, a pubblici ufficiali e a personaggi da sempre sospettati di mafia. A Mantova addirittura è indagato il sindaco di Forza Italia e si è palesato ciò che condanniamo da anni, la totale dipendenza dei piani di urbanizzazione a reti formate da imprenditori e uomini delle ‘ndrine.

di Favilla – CommuniaMantova // Spazio Sociale LaBoje!

Al di là di ogni interpretazione, la recente indagine “grande Aracri” ha messo in evidenza gli stretti rapporti che intercorrono, da anni, tra la politica locale e le cosche di una o più “ndrine”(clan) della ‘ndragheta; naturalmente il dibattito pubblico mantovano si focalizza su questo tema.
In strada ci si divide tra scandalizzati, indignati, moralisti e garantisti; di conseguenza i politici non mancano di far pervenire il proprio punto di vista sulla stampa, anche in prospettiva delle prossime elezioni comunali. Le accuse che i vari esponenti della politica locale si stanno vicendevolmente scambiando, fanno assomigliare la ricerca di un colpevole all’immolazione di un capro espiatorio che, una volta cacciato, faccia tornare la sana armonia cittadina.
Tuttavia, appare chiaro come l’intero sistema di poteri (politici, sociali, economici) siano ormai totalmente invischiati con la malavita organizzata, a Mantova come nel resto del territorio. Non molto tempo fa Maroni, all’epoca ministro del governo Berlusconi, ed oggi a capo della regione Lombardia, si prodigò in una vergognosa esibizione di omertà dichiarando dalle aule del parlamento  che “al nord la mafia non esiste”. Se, forse,  il presidente della regione non  considera il mantovano parte del nord,  certamente  il segretario della Lega conosce bene il territorio ed i suoi rappresentanti politici, tanto da intervenire personalmente per salvare la giunta Sodano solo tre mesi fa. Ad essere maliziosi si potrebbe immaginare che lo stesso Antonio Muto avrà esultato dopo il rocambolesco teatrino di quei giorni ed abbia pensato con affetto a Salvini ed alla Lega!
Anche in casa PD, passando per le giunte Brioni e Burchiellaro (quando tra i banchi dei consiglieri c’era il giovane Mattia Palazzi) c’è molto imbarazzo, pensando che il nodo gordiano della vicenda sotto indagine risale, più o meno direttamente, a quei tempi.
Tutti collusi, dunque? Eppure, volendo prestar fede alle dichiarazioni dei nostri politicanti, sembrerebbero tutti innocenti. Come se la lottizzazione di lago-castello si sia prodotta da sola tra i verbali dell’assessorato all’urbanistica; come se gli appalti per la costruzione a piazzale Mondadori, con i connessi sgravi fiscali (al 70 %) concessi a Muto siano il frutto di una innocente partita a briscola, e come se le foto che ritraggono il sindaco ed il “costruttore” sullo stesso piazzale siano figlie di un abile fotomontaggio.
La  verità, forse, andrebbe considerata da un altro punto di vista.
Le cosche malavitose non si infiltrano nel tessuto politico a causa della corruttibilità di questo o quell’altro amministratore. Le connessioni tra mafie e politica non sono altro che la naturale conseguenza dei rapporti di potere che esistono nella nostra società. Se la politica si riduce ad amministrare il reale, ovvero perpetuare l’interesse del capitale sul lavoro, la comunità ed i territori; è logico che le più produttive aziende italiane, ovvero le mafie, siano tutelate e salvaguardate dalla politica stessa.
Non vi è una sostanziale differenza morale tra chi decide di chiudere uno stabilimento come la IES (lasciando alla comunità un territorio inquinato e devastato nonché disoccupazione) e chi deposita rifiuti tossici nel sottosuolo campano (devastando il territorio e creando povertà); oppure tra chi decide di chiudere una realtà come la Burgo trasferendone la produzione (per sfruttare al meglio lavoratori all’estero) e tra chi chiede il pizzo alle attività economiche in Sicilia ed in Calabria.
Da sempre le mafie prosperano nelle intercapedini amorali del neo-liberismo. Se i rapporti di potere nelle nostre società continueranno a modellarsi sullo sfruttamento acritico delle risorse, delle persone, dei lavoratori e delle lavoratrici; nella logica del consumo e nel primato etico del guadagno economico, non potranno che essere gli sfruttatori a governarci. Se davvero si vuole cambiare rotta, si deve iniziare a ripensare la legittimità delle istituzioni cosiddette democratiche.
Solo se le società rinunceranno, nel loro interesse, al modello capitalistico si potranno sconfiggere quelle realtà, come le mafie, votate al potere prepotente del dio denaro.

Maggiori info sull’inchiesta Aemilia e le indagini nel mantovano:

1) http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/04/ndrangheta-mantova-200-villette-inguaiano-sindaco-fi-scontro-nel-pd/1394898/

2) http://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/ricerca?tags=ndrangheta

No Cemento // Exproprio

perqualchedollaroinpiù

 

Expo2015 sta arrivando, ve ne sarete accorti, le televisioni hanno ripreso operai che fingevano di scavare (1), mentre i giornali locali (e non) raccontano ogni giorno supercazzole (padiglioni galleggianti, smart city gonzaghesche, progetti per canali navigabili trasformati in canali di scolo(2) , treni gastronomici in ritardo(3) ).
La giunta comunale, nonostante le difficoltà nel trovare qualche euro per disoccupati, precari e migranti ha deciso di investire 350mila euro.
Expo si sta rivelando peggio di ciò che i comitati di Milano contestano da anni. Le grandi opere imposte dai grandi gruppi politico-commerciali ( e non è uno slogan orami, vedi le connessioni PD – Centrodestra – Coop – Compagnia delle Opere – Comunione e Liberazione ) possono solo concretizzarsi in grandi abbuffate di soldi pubblici in infrastrutture inutili.

Negli scorsi giorni il governatore della Lombardia Maroni lamentava alla Gazzetta che Mantova è indietro poiché avrebbe già dovuto comporre un ente unico per ricevere i 10milioni di euro messi in palio per EXPO dalla regione (4), in modo da dare i soldi ai soliti noti.

Nel mentre, per quanto in sordina, promuovendo Expo2015, Barilla e Coop accompagnate dal leghista Gianni Fava, hanno spiegato lo sviluppo sostenibile agli studenti dell’istituto agrario (5) .
Naturalmente si sono scordati di accennare alle condizioni di sfruttamento dei propri lavoratori e del ruolo dell’industria alimentare di cui fanno parte nel causare disastri ambientali e deficit nutritivi.
Expo diventa così anche strumento per fare ginnastica di obbedienza e precarietà, tanto con i corsi e gli eventi per le scuole superiori, quanto per la sperimentazione in EXPO 2015 di relazioni lavorative che anticipano il Job Act di Renzi: zero tutele e lavoro gratuito (6) .

Tornando all’impatto delle grandi opere sulle nostre vite, la loro inutilità non impedisce a questi interventi di modificare il tessuto urbano, trasformando la viabilità e le periferie, spostando la concentrazione di risorse sul territorio (7).
A ciò si lega un aspetto di concretezza delle contraddizioni di sistema nella stagione dell’austerità che stiamo vivendo: ma se ci sono così tanti capitali da bruciare in opere speculative, perché non espropriarli ed investirli per la difesa dell’ambiente, per un nuovo welfare e per opere che partano dalle necessità dei cittadini?

L’attuale giunta vinse la precedente tornata elettorale con l’idea dell’architetto-consigliere Benedini di costruire un tunnel automobilistico sotto i laghi. Insieme a questo la città avrebbe “beneficiato” di una metropolitana leggera, di due o tre parcheggi sotterranei multi-piano e di una cittadella dei servizi per la quale sono state portate le carte in tribunale.
In mancanza di un approccio ai processi urbanistici che mettesse al centro le necessità e la discussione di chi il territorio lo abita, il centro-destra cittadino ha seguito un processo di cementificazione del territorio inaugurato dal centro-sinistra più di vent’anni fa (negli ultimi 10 anni è stato alterato il 12,4% del suolo).
Ad essere un po’ banali, quello che cambia è il marchio dei Supermercati, dalle Coop passiamo ad Esselunga.

Benedini è intervenuto ripetutamente rispetto le opportunità di Expo anche negli ultimi mesi, fecondo retorica sull’importanza dei prodotti enogastronomici del nostro territorio in un EXPO che ha come titolo “nutrire il pianeta, energia per la vita”, e sulla città intelligente dei Gonzaga.

Mantova in realtà non è affatto una città intelligente. Il centro storico è stato impoverito di attività sociali e attività di piccolo commercio a causa della costellazione di centri commerciali che la circondano (8).
Il tessuto sociale dei quartieri è stato progressivamente sfibrato sia dalla chiusura di servizi e negozi, sia dalle lottizzazioni compulsive che hanno ingigantito i 4 comuni alle porte dell’aggregato urbano.
Il risultato è una città che fatica a trovare le proprie identità e punti di convergenza: i quartieri sono dei dormitori impoveriti, la cintura della Grande Mantova è un inferno di case a schiera senza luoghi di aggregazione e comunicazione tra chi vi abita, gran parte della socialità è stata spostata dai portici del centro a spianate di cemento in cui sorgono cinema, discoteche e spazi commerciali di vario tipo.

L’attuale disastro deriva sicuramente dal percepire il territorio non tanto come un bene comune da difendere e plasmare collettivamente    , piuttosto come una merce da cui pochi traggono profitto.
Questa dimensione, fa notare lo studioso di urbanizzazione David Harvey nel suo libro “Città Ribelli”, diventa palese in paesi come India e Brasile, dove l’incredibile processo di urbanizzazione di città come San Paolo e Mumbai – sostenuto dall’indebitamento – ha creato un’enorme speculazione sul costo dei terreni delle aree più povere, slums e favelas, con la conseguente repressione per abbattere e requisire le abitazioni.

Ma anche a Mantova i capitali provano a puntare sul mattone quale settore salvifico per risollevarsi dalla crisi, oppure sfruttare questa per cogliere prossime opportunità.
Non è da escludere infatti, anzi sarebbe un aspetto da indagare, che la chiusura delle fabbriche dell’area industriale e la deregolamentazione nell’utilizzo dei terreni, possano offrire un’occasione di riattivazione del settore dell’edilizia.
É visibile a tutti come mentre si investono soldi in progetti avveniristici, si scarichino sulle periferie i problemi derivanti dalla mancanza di soldi nelle casse delle giunte comunali: rimangono così masse di amianto da bonificare e scarseggiano le infrastrutture per anziani, giovani e disabili (9).

Allo stesso modo si seguono le linee dettate dalla Deutsche Bank nella svendita dei terreni agricoli, in un’ottica che lede la sovranità alimentare dei popoli (10) e le specificità culinarie, a vantaggio di un’industria dell’alimentazione selvaggia e criminale.

Solo in questo modo possiamo leggere l’apertura del prossimo supermercato di Esselunga, non come un semplice capriccio di Caprotti contro Legacoop, ma come un intervento che, andando a modificare la viabilità dell’accesso sud alla città, andrà ad intercettare automaticamente diverse ipotesi speculative e di trasformazione urbana.

Come al solito si proverà a disincentivare la partecipazione, evitando di coinvolgere le idee e le critiche che emergono dalle assemblee e i comitati.
Da parte loro, EXPO e speculatori giustificheranno l’abbuffata di soldi pubblici con la retorica del progresso e delle opportunità di lavoro.

Noi che resistiamo a difesa dei territori dovremmo invece aver capito ormai, che solo dalla discussione e dal confronto con gli abitanti, al di fuori degli interessi di mercato, possono emergere disegni della città utili e liberi da infiltrazioni mafiose (11).

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(1) http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2014/03/27/news/scandalo-infrastrutture-fingiamo-di-scavare-ci-sono-tv-e-giornali-1.8935083

(2)  http://www.offtopiclab.org/sulla-via-dacqua-larroganza-di-expo-piegata-da-chi-lotta/

(3)  http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2014/02/23/news/expo-ecco-i-progetti-dalla-smart-city-al-treno-ristorante-1.8730486

(4)  http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2014/04/02/news/maroni-alla-gazzetta-di-mantova-per-un-forum-1.8969312

(5) http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2014/02/08/news/studenti-a-lezione-di-expo-2015-con-coop-e-barilla-1.8632112

(6) http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/24/expo-2015-e-lavoro-a-che-gioco-stiamo-giocando/924224/

(7) http://www.articolozero.org/2013/07/pre-occupati-del-tuo-quartiere-reclama-spazi-e-diritti-combatti-la-speculazione/

(8) Con una media di circa 570mq di spazi commerciali ogni 100 abitanti che è quasi doppia di quella della Lombardia

(9) http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2014/04/01/news/amianto-spazzatura-e-un-auto-bruciata-ex-serre-in-degrado-1.8968056

(10) http://www.rimaflow.it/index.php/2014/03/23/cose-la-sovranita-alimentare/

(11) http://www.communianet.org/content/exproprio-cap-2-ovvero-cemento-debito-e-criminalit%C3%A0-organizzata

Una nuova Onda

100_6517Oggi, venerdì 8 ottobre, un migliaio di studenti e studentesse di Mantova e provincia hanno invaso le strade del capoluogo per protestare contro la riforma Gelmini e la crisi del trasporto pubblico di Apam.
Alla manifestazione organizzata dal collettivo studentesco ‘Aca toro hanno aderito come gruppi organizzati il collettivo studentesco ‘The Fog’ di Suzzara e il coordinamento docenti precari di Mantova; diverse sono state le delegazioni di studentesse e studenti provenienti dagli istituti della provincia.
Alle 8.30 presso la ‘stazione passante’ di Viale Risorgimento, luogo di ritrovo della manifestazione, una folla di studenti stava già occupando l’area. Il corteo si è poi formato dietro il furgone e lo striscione d’apertura che recitava ‘scuola privatizzata /ogni scuola una barricata’ e ha iniziato a sfilare nella città.
I primi interventi studenteschi dal camion hanno sottolineato la situazione di estrema gravità in cui versano le scuole mantovane: due anni fa l’onda anomala denunciava i pericoli della riforma Gelmini , oggi gli studenti(di ogni grado), i/le docenti(specialmente i precari) e le famiglie ne toccano con mano gli effetti nefasti.  Rabbia e determinazione sono gli aggettivi che descrivono al meglio questa manifestazione: una nuova generazione manifesta perché vuole un futuro e vuole fermare chi intende rubarglielo.
In vent’anni di ‘riforme’ dell’istruzione tutti i partiti che hanno governato, hanno lavorato per impoverire e dequalificare l’istruzione: il ministro Gelmini con i suoi piani criminali si è trovata una strada spianata per anni.
Apam ha seguito lo stesso percorso: prima è stata trasformata in una società per azioni con un Consiglio di amministrazione e con i comuni come maggiori azionisti. La ricerca del profitto negli ultimi anni ha portato a: tagli di corse, specialmente in provincia, perché ‘poco redditizie’, contratti dei lavoratori dei trasporti resi indegni fino al recente ‘scandalo dei subappalti’ e un continuo aumento delle tariffe e degli abbonamenti sulla pelle degli studenti. Un attacco forte che chiama in casa tutti i maggiori partiti che governano un comune, una provincia o che siedono nel CDA e che per anni sono stati sordi alle proteste che si levavano: con la riforma Gelmini che scompagina gli orari degli istituti, il castello di carte è crollato. Oggi Apam annuncia l’inserimento di corse-pezza per tamponare la situazione: inutili, viste le enormi falle nel sistema.
Dal corteo si chiedono a gran voce la ripubblicizzazione di Apam, più fondi per il trasporto pubblico da parte della provincia e che non li sprechi per inutili  ‘autostrade’ e che il comune di Mantova si occupi di sciogliere Mantova Parking e ridare la gestione dei parcheggi(e delle relative entrate) ad Apam. In poche parole: un trasporto pubblico di qualità, accessibile a tutti/e e dignitoso per i lavoratori.
Passato Piazzale Gramsci viene acceso un fumogeno e viene lanciato un intervento di solidarietà agli studenti di Milano: pochi giorni fa alcuni neofascisti hanno tentato la provocazione davanti al Manzoni di Milano, una delle scuole più combattive, ricevendo una energica risposta da medi e universitari in mobilitazione.  Questo fanno i fascisti anche in questo millennio: stanno col potere e vorrebbero stroncare le lotte. Finito l’intervento al microfono il corteo intona un deciso ‘siamo tutti antifascisti’ che risuona su tutta via Dugoni.  Ce n’è anche per La Russa e il progetto ‘Allenati per la vita’: il ministro pidiellino vorrebbe che le poche risorse della scuola finanziassero progetti militari per gli studenti. Mini-addestramento militare, parate e fedeltà alla patria: praticamente dei Balilla del III millennio.studentesse
La città è solidale con la manifestazione: sono tante le signore che si affacciano dalle finestre applaudendo il passaggio del corteo e le persone in bici che affiancano la manifestazione incitando i giovani a proseguire la lotta. Tra gli slogan si segnala un originale e sentito ‘Questa è la nostra democrazia: Marchionne in miniera, Gelmini in fonderìa’;  uno slogan per attaccare il ministro della distruzione pubblica e il dirigente di Fiat che sta facendo guerra agli operai e ai loro diritti.
Giunti in Via Giulio Romano i manifestanti interagiscono con due istituti contrapposti: davanti all’Isabella D’Este, una scuola pubblica teatro di autogestioni durante l’onda anomala, si grida ‘fuori fuori’ incitando chi è rimasto dentro ad unirsi alla manifestazione. Quando il corteo arriva sotto le finestre del Redentore, il liceo privato(e cattolico) lì a fianco, scatta il putiferio: una valanga di insulti su cui troneggia un ‘Redentore vaff…’. Prende la parola una docente precaria del Coordinamento Scuola Mantova e spiega come i finanziamenti pubblici per l’istruzione vengono dirottati verso le scuole private e tolti a quelle pubbliche: ‘la Regione Lombardia destina l’80% dei fondi per il diritto allo studio agli studenti che frequentano le scuole private (il 9%). Nell’anno scolastico 2009-2010, attraverso la “Dote scuola”, sono stati erogati ben 50 milioni di euro per gli istituti privati, a scapito della restante parte degli studenti che frequenta la scuola pubblica.’
Questi fondi devono essere ridistribuiti agli istituiti pubblici, nei quali oggi è diventato un privilegio avere i gessetti in classe e la carta per stampare, e per il trasporto pubblico, in particolare per quello scolastico.
Finito l’intervento riparte l’assedio sonoro alla scuola dei ricchi mentre un professore dell’istituto getta un pezzo di schiacciatina ai manifestanti; un gesto emblematico dei fondi che vengono lasciati all’istruzione pubblica: briciole.
‘ la riforma fatela davvero: libri di testo a costo zero’
Il corteo si avvicina al centro e si ferma in Piazza Martiri di Belfiore dove viene scandito uno degli interventi più duri: viene ricordato come con questa crisi ‘i grandi speculatori, affaristi, banchieri e padroni vogliono fare profitti sulle nostre vite colpendo i diritti dei lavoratori, l’istruzione degli studenti  etc., arrivando persino a privatizzare l’acqua. Solo una mobilitazione che riunisca tutte le lotte operaie, studentesche, migranti, di genere e per i beni comuni e la salvaguardia dei territori può invertire la rotta e vincere!
Un corto che parte dalla testa e arriva alla coda del corteo intona ‘noi la crisi non la paghiamo!’
La manifestazione non è ancora finita quando arriva sotto le finestre del comune di Mantova in Via Roma. La nuova amministrazione Sodano (Pdl + Lega Nord) in pochi mesi si è già contraddistinta in vari campi: si è già parlato dell’amministrazione che colpisce i ‘pericolosi’ accattoni e intanto aiuta i ‘deboli’ costruttori: il partito del cemento che governa in Via Roma ha autorizzato altre 5 lottizzazioni come se Mantova avesse bisogno di altri metri cubi di cemento. Sul fronte dell’istruzione poche settimane fa l’amministrazione comunale ha lanciato la proposta di legare l’inserimento dei bambini negli asili-nido al contratto dei genitori, una misura classista in tempi di crisi e di disoccupazione. Sono più recenti le notizie che il comune di Mantova ha stanziato 30mila euro per le scuole private e che quest’anno darà solo 160mila euro per l’edilizia scolastica anche perché quest’anno spenderà 100mila euro per le luminarie natalizie. Forse a Natale gli studenti saranno ‘più buoni’ ma al momento sono molto arrabbiati: arrivati in Via Roma formano un cordone davanti all’ingresso del comune e improvvisano un gigantesco sit-in. Sono irremovibili: ‘fino a quando non ci daranno risposte non ce ne andremo’. I manifestanti urlano ‘vergogna’ all’indirizzo del sindaco e di tutta la giunta. Viene fatta salire una delegazione di studenti: il corteo riparte senza prima avere depositato vecchi libri ( ormai inutili grazie alle manovre speculative delle case editrici…) davanti al comune, magari imparano qualcosa.
Il corteo finisce in Piazza Erbe dove inizia una lunga assemblea a microfono aperto: gli studenti sperimentano forme di partecipazione e ad ogni intervento si sente la voglia di continuare perché oggi è stato solo l’inizio. Tornano gli studenti che hanno avuto l’incontro con il sindaco che raccontano da un lato la delusione e dall’altra la determinazione nel proseguire una battaglia giusta: Su Apam il sindaco ha dichiarato bellamente di ‘non potere fare nulla’. Sui fondi tra scuole e luminarie natalizie ha dichiarato che le luminarie sono ‘necessarie’ per un Natale migliore e per ‘favorire l’occupazione(dei negozi del centro,forse…)’. Per lui le scuole private sono una ‘occasione di concorrenza’: sleale, aggiungiamo noi, se vengono pagate coi soldi pubblici. Di fronte alle richieste del collettivo riguardo all’ edilizia il sindaco ha promesso di stanziare 16 milioni di euro in 5 anni: una promessa che è frutto dell’ insistenza con cui i collettivi hanno insistito negli ultimi due anni su questo tema che speriamo si intrecci con il problema degli spazi assembleari. In ogni caso questa è la nuova amministrazione di Mantova, parente diretta del ministro Gelmini: questi sono quelli che  manovrano i  ‘giovani del centrodestra de La Svolta’ che dicono di stare dalla parte degli studenti avallando sprechi e tagli ministeriali.studbn
Tempo di proteste in cui si avanzano anche delle proposte: questi studenti e queste studentesse non vogliono pagare la crisi e vogliono bloccare la riforma Gelmini. Chiedono una scuola pubblica dove poter ricevere una istruzione con la I maiuscola, dove arrivano i soldi della tasse e questi non vengono dirottati verso scuole cattoliche, dove si interviene se ci sono delle crepe nei muri invece di pensare alle luminarie natalizie: una scuola per crescere.
Oggi è stata anche una straordinaria giornata di mobilitazione di scuole e università in tutta Italia. Gli studenti hanno invaso le piazze di oltre 80 città italiane e lanciato un messaggio chiaro al Governo, a Confindustria e alla Gelmini: “Questo è solo l’inizio, bloccheremo il paese! Ci riprenderemo il nostro futuro!”

The roof is on fire: bloccato uno sfratto a Rodigo

sfratSi è svolto stamattina un presidio anti-sfratto a Rodigo (MN). Precari e studenti dello spazio sociale La boje e di Sinistra Critica insieme all’assessore provinciale Banzi sono intervenuti per evitare lo sfratto esecutivo per un cittadino italiano di origine marocchina, la sua e un’altra famiglia con bimbi piccoli.
Appena si sono palesati l’ufficiale giudiziario, l’avvocato della proprietà e i rappresentanti della stessa gli attivisti e gli inquilini hanno cercato di stabilire un dialogo e mediare sulla questione. Dopo diversi minuti di discussione pacifica si è deciso di coinvolgere anche l’amministrazione comunale a guida leghista.
E’ stata ottenuto un rinvio dello sfratto mentre il comune di Rodigo, su pressione degli attivisti e dell’assessore provinciale, ha riaperto il caso iniziando l’iter burocratico per il trasferimento delle famiglie in una struttura di accoglienza.
I presidi antisfratto che sono in continuo aumento in tutta Italia, diventano un argine contro la perdita di un tetto:  oltre a evitare che famiglie intere con bambini/e si trovino per strada, sono utili a sollecitare l’intervento dell’amministrazione; questo presidio ha dato inoltre modo di iniziare a fare luce sul problema della casa nella nostra provincia. A Mantova(città e provincia) nel 2009 i provvedimenti di sfratto emessi sono  stati oltre 400; queste sono le cifre in un epoca in cui l’edilizia popolare è ai minimi storici e sono migliaia gli alloggi privati sfitti lasciati alla speculazione.
Visto il dilagare del problema che interessa centinaia di famiglie colpite dalla crisi è necessario un intervento nazionale che attui una moratoria per gli sfratti per morosità, fino a quando un vero intervento pubblico rimetta al centro l’edilizia residenziale pubblica.

Caro muro ti scrivo

lo stato attuale di Piazzale Mondadori

In questi anni, in quanto area politica siamo stati abituati ad essere attaccati per i motivi più vari. Solo pochi anni fa, mentre insieme ai comitati ambientalisti avevamo interrotto il consiglio comunale che votava la costruzione della centrale turbogas, eravamo stati descritti come “fascisti”. Recentemente, al termine di una regolare manifestazione studentesca, da parte di media che non erano nemmeno presenti, si è provato a rappresentare la posa di una ventina di adesivi fatta alla luce del sole come un “assalto” ad una sede politica con tanto di improbabili “lanci di bottiglie”.
La presenza delle forze dell’ordine,le smentite ufficiali e le varie foto hanno fatto si che anche in quell’occasione non ci fossero state ambiguità di sorta.

Questa volta l’attacco è ben più subdolo: sono comparse delle scritte sui muri a carattere politico, perlopiù contro la crisi, questo è il fatto; in base anche alla comparsa di stencil che recitano “la boje”, si cerca di trovarne il capro espiatorio, puntando il dito contro tutta una comunità sociale e politica composta da donne e uomini di varie età e idee che operano sul territorio. Se la si vuole mettere così tanto sul ridicolo, non resta dunque che identificare anche il “partito dell’amore” con tutti quei giovani innamorati che scrivono “X ti amo” con tanto di cuoricini in giro per la città… .  Seguendo il ragionamento capzioso che ci vuole additare, bisognerebbe chiedere conto alla Lega Nord dell’esagerato aumento di adesivi in zona Gambarara che imbrattano la segnaletica stradale, ma non ci abbassiamo a questo livello.

E’ triste sopratutto vedere come con questa mossa si vuole creare un caso utile a sviare l’attenzione da alcune vicende ben più onerose e deprimenti.
Vogliamo parlare del fallimento del progetto per i giovani denominato “Ludas” in cui la provincia(ma non solo) ha sperperato fondi e che è morto in meno di due anni?
Non arriva proprio dalla provincia lo scempio speculativo di piazzale Mondadori, che ha spezzettato una valida autostazione in ingombranti stazioni passanti per svendere a privati il terreno, e che ora si trova un buco in mezzo alla città da cui affiorano reperti archeologici?  Se fossimo così solerti nel puntare il dito contro tutta una comunità, ci sarebbero da attaccare tutte le donne e gli uomini che fanno parte dei partiti che hanno fatto quelle scelte, ma non lo facciamo, non rientra proprio nel nostro stile: quel modo di fare politica è proprio di politici del secolo scorso, di quelli che, rimasti senza idee(e ideologìe), gonfiano voti sulla paura e su paranoie securitarie.
Un’ultima considerazione sulle accuse riguardo all’epiteto “neofascisti” riservatoci dal presidente Fontanili: al “la boje” abbiamo diverse vedute politiche ma l’antifascismo è un valore comune sul quale non accettiamo provocazioni: a partire dal fatto che periodicamente partecipa alle nostre attività un ex-partigiano ma soprattutto perché per noi l’antifascismo è una pratica quotidiana che non si esaurisce nelle celebrazioni ufficiali dove, di solito, la politica partecipa alquanto annoiata.

Abbiamo iniziato il nostro percorso a Mantova vedendola come una città problematica dove il disastro ambientale e le colate di cemento fanno da scenografìa a nuove emarginazioni sociali e rischi di ghettizzazione di interi quartieri; tutto sommato una città tranquilla, talvolta noiosa a detta di molti. Oggi quei problemi sono sempre più stringenti e ineludibili ma, visto anche il cambio storico in Via Roma con l’apporto dei professionisti della paura, vengono lanciati allarmi continui per dirottare l’attenzione e, perché no, l’odio sociale, su altro: solo nell’ultimo mese ci è stato spiegato che Mantova è sotto attacco di prostitute, accattoni, indisciplinati parrucchieri cinesi e solo da ultimi, writers che minacciano il quieto vivere della città e per i quali servono subito ordinanze e strette repressive.
Delle lobby dell’edilizia, dei tumori, degli effetti nefasti della crisi e dei quartieri-dormitorio non se ne parla, non se ne deve parlare.

Gli attivisti e le attiviste dello spazio sociale la boje sono persone che da anni fanno politica alla luce del sole, per questo rifiutiamo teoremi che puntano a screditare un lavoro collettivo. Proprio in questi giorni siamo impegnati nelle fasi di trasloco dalla vecchia sede; difficilmente tra una riunione e uno scatolone qualcuno ha voglia di andare a taggare i muri del centro. Traslochiamo anche perchè, nel disastro che si percepisce nella sinistra mantovana, siamo invece cresciuti numericamente, umanamente e politicamente; proprio per questo le accuse del presidente Fontanili ci infastidiscono e rattristano.

Spazio Sociale la boje