La riserva naturale del Paiolo è stata venduta. Dopo anni di mobilitazioni, fallimenti d’ impresa e raccolte firme, l’area di 100.000 mq, è stata acquista per 512mila euro dall’Imprendo srl, società costituita ad hoc dalla immobiliare di Verona Toffalini Group. Una cifra ridicola se pensiamo che Parco del Mincio e Comune di Mantova si erano espressi per l’acquisizione, presentando un progetto in regione per trasformarla in riserva naturale. Ci chiediamo come il Parco del Mincio abbia potuto perdere un’area, già colpevolmente svenduta dalle amministrazioni precedenti (Burchiellaro, Brioni e Sodano) per pochi spiccioli.

L’area, che era occupata fino agli inizi del 1800 dal quarto lago di Mantova, è un punto nevralgico per il fragile equilibrio ambientale della nostra città. Facciamo due esempi che ricordano alcuni recenti episodi climatici dovuti al riscaldamento climatico. La presenza di questa “foresta” rinfresca una città molto calda e afosa come la nostra, basta percorrere la strada che costeggia l’ex lago durante l’ estate per percepire una temperatura più fresca rispetto al resto della città. La devastazione ambientale vista durante tutta l’estate dall’incredibile aumento delle temperature in Canada fino agli incendi in Siberia, che hanno causato morti e blackout, ci mostra quanto sia necessario lavorare sulla difesa e sull’ampliamento delle aree verdi, di alberi e foreste nei pressi degli agglomerati urbani. Il secondo esempio è relativo ai disastri idrogeologici simili a quelli avvenuti in Germania o in provincia di Como, per i quali si sono registrati innumerevoli danni e dispersi. Questi episodi si verificano con sempre maggiore regolarità visto che sono sempre più usuali fenomeni meteorologici violenti come trombe d’aria e bombe d’acqua. Tutta l’area del grande campo trincerato o Trincerone (il confine sud di Mantova) è un avvallamento rispetto la città e per il Paiolo passa ancora il canale che collega il lago superiore a quello inferiore; per una città circondata dalle acque per tre quarti del suo perimetro, questo rappresenta un regolatore idrico. Non a caso nella zona furono trovate sostanze tossiche come l’arsenico provenienti dai siti industriali situati nella fascia nord dei laghi. Nonostante questo, la zona è ancora ricca di specificità floro-faunistiche e proprio la scoperta di queste comunità animali, che vivono e nidificano nell’area, può essere uno dei punti per bloccare la valutazione d’impatto ambientale che la nuova proprietà dovrà presentare.

Consapevoli che le dinamiche del mercato del mattone non siano di facile interpretazione, possiamo però affermare che la crisi economico-pandemica possa generare due processi: in primo luogo l’ingresso nel mercato italiano di fondi speculativi internazionali (e da questo punto di vista l’operazione dell’immobiliare veronese potrebbe spiegarsi con una semplice rivendita ad un prezzo più alto);in seconda istanza si può cercare nei progetti infrastrutturali una spinta artificiale alla ripartenza economica utilizzando i fondi del PNRR (magari presentandoli pure come “green”, si veda il ponte sullo stretto tornato nel dibattito politico). Mantova e provincia, nonostante l’uso prettamente agricolo del territorio, ha visto perdere 80 ettari in cementificazioni nell’ultimo anno. Il rapporto Ispra del 2020 segnala che la “grande Mantova” ha un consumo del suolo tra il 15% e il 30% della superficie amministrativa (tra i più alti in Lombardia). Il consumo suolo pro capite per abitanti ci mostra l’impatto della cementificazione in base al numero di persone. Si può notare come la cementificazione che ha colpito i comuni limitrofi alla città a partire dalla metà degli anni ’80 (e le conseguenti strade e rondò di raccordo) abbia portato ad essere tra le peggiori città del nord Italia con un consumo del suolo tra i 300 e i 450 mq per abitante. Dal 2019 al 2020 sono stati consumati più di 3 mq per ogni ettaro nel territorio comunale a dimostrazione che non c’è stata nessuna riarticolazione da parte dei nostri governanti delle politiche di gestione del territorio in ottica ecologista.

Temiamo che incominciare ad edificare il Migliaretto e l’area del Paiolo possa essere la chiave per aprire ad una nuova cementificazione di tutto il “Trincerone” (l’area verde che va da Mantova ai comuni di Borgovirgilio e Levata), e che questa rischi di concludersi come le lottizzazioni e i successivi interventi edilizi nella parte sud di Te Brunetti, ovvero producendo solo stabili incompleti, abbandonati o invenduti. L’iter regionale per trasformare l’area in riserva ed impedire la cementificazione, potrebbe avere tempi molto lunghi se la cittadinanza non si mobilita al più presto a difesa dell’ex lago Paiolo. Questo è il primo passo che dobbiamo fare se non vogliamo soffocare tra polvere e cemento. La terra sta letteralmente andando a fuoco, per avere un futuro dobbiamo difendere e moltiplicare le riserve naturali.

LA BOJE!

L’ultimo rapporto ISPRA può essere consultato qua https://www.snpambiente.it/…/Schede_regionali_consumo…