Il suo è il racconto di un uomo che ha vissuto in prima persona quel particolare momento politico e indaga per comprenderne le motivazioni, ma anche per sviscerare le passioni, le difficoltà e le degenerazioni di uno scontro sociale colpevole di aver versato troppo sangue.

9 maggio 1978, via Caetani, Roma. Con il ritrovamento del corpo senza vita di Aldo Moro nel bagagliaio di una Renault 4 rossa si chiudono i cinquantacinque giorni del sequestro. Cinquantacinque giorni che sconvolsero l’Italia e che aprirono nel suo tessuto civile ferite non ancora rimarginate. Il racconto teatrale di Baliani ricostruisce e si interroga – in modo limpido e onesto – su quei giorni con la necessità di capire e di non venire meno al senso e al significato della giustizia. Sono pagine intense che ritraggono un simbolo del potere divenuto improvvisamente troppo scomodo e un paese attonito e confuso dal succedersi di dichiarazioni e smentite. Un uomo imprigionato in una lotta tra fazioni, le BR e la classe politica dell’epoca, che proprio attraverso di lui misero in scacco il loro gioco politico terminale. “Corpo di Stato” è un documento storico e il ritratto disteso e aperto di una generazione che davanti alla tragedia della coscienza si divise. Ed è anche il racconto di un uomo di teatro che proprio in quegli anni iniziò il mestiere di attore. Come Sciascia scrisse a caldo nel suo “Affaire Moro”, “Lasciata, insomma, alla letteratura la verità, la verità – quando dura e tragica apparve nello spazio quotidiano e non fu più possibile ignorarla o travisarla – sembrò generata dalla letteratura”, anche questo libro, a venticinque anni di distanza dal delitto Moro, ci sembra capace di raccontare come eravamo meglio di tanti testi politici o sociologici sugli anni settanta – sulla contestazione il terrorismo e la politica – e insieme spiegare anche le ragioni delle nostre odierne inquietudini.

Alias et idem, Fabio Segala.

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Recensione del libro “Corpo di stato. Il delitto Moro”. Marco Baliani – Rizzoli 2003.

Nato nel 1998 come spettacolo televisivo per la RAI, “Corpo di stato. Il delitto Moro”, è successivamente stato trasformato in rappresentazione teatrale e solo in seguito è divenuto, opportunamente riveduto e ampliato, saggio storico e audace ritratto di una generazione divisa dalla crudeltà della guerra politica. L’autore, attore e regista, ricorda la vicenda attraverso la sua esperienza personale, ricostruisce gli eventi e si interroga, in modo lucido e onesto, senza fare del sensazionalismo né lasciare spazio a teorie di ipotetiche cospirazioni.