Nell’emendamento firmato da Mario Lettieri (Margherita), Giorgio Benvenuto (Ds), Vittorio Emanuele Falsitta (Forza Italia) e Maurizio Leo (An), e dal quale ha invece seccamente preso le distanze la comunista italiana Gabriella Pistone (si era parlato anche della sua firma), si prevede infatti un «bonus» di 1.500 euro per le donne italiane o straniere con permesso di soggiorno, anche minorenni, con un reddito non superiore ai 50 mila euro, che porteranno avanti la gravidanza per poi dare il neonato a un istituto pubblico per l’affido o l’adozione, «previa rinunzia irrevocabile alla patria potestà». Per accedere al «bonus», occorre partorire nel 2004. Scopo dichiarato dell’emendamento che ha immediatamente provocato proteste indignate, «promuovere la natalità» e «evitare aborti o l’abbandono di figli indesiderati». L’idea di una svendita di bimbi, comunque, viene presentata in vari modi, incomprensibili. Infatti venerdì sera è stata presentata come un’iniziativa in favore delle donne che decidono di interrompere la gravidanza soprattutto per motivi economici. Prese per la gola, in cambio di 1.500 euro, a queste donne forse si vuole far provare almeno la gioia del parto, perché poi dovranno lasciare il neonato in adozione. «E’ una misura ignobile e offensiva per la donna e il buon senso. E per quanto riguarda quei rarissimi casi in cui una donna abbandona il neonato, si tratta di una questione complessa che non ha semplicemente a che fare con la miseria economica. E ci sono già gli strumenti per affrontare questi casi che, appunto, hanno bisogno di una lettura più intelligente», commenta la deputata dei verdi Luana Zanella, che non capisce un simile arretramento, dopo le critiche dell’opposizione alle politiche del governo sulla famiglia. «Si fa strage della maternità come scelta consapevole, si fanno nascere bambini non voluti e li si toglie alla madre», incalza Gloria Buffo. Contro l’emendamento si è espressa anche Livia Turco, ostile all’idea di «monetarizzare la maternità». I radicali, poi, definiscono l’emendamento «un’idea da italietta mussoliniana, nel senso del nonno». Anche perché la nipote è insorta. E pure apprezzando il «segnale di attenzione alla vita», persino Luisa Santolini, presidente del Forum delle associazioni famigliari sempre in sintonia con il Vaticano, ha qualcosa da ridire: «Vorremmo stanziamenti più consistenti, questa non è una misura strutturale, ma un intervento legato a un fatto episodico».

Difficile, comunque, che l’emendamento faccia moltra strada. Anche in Forza Italia, infatti, si storce il naso. Mercoledì prossimo, invece, nell’aula di palazzo Madama tornerà in discussione la proposta di legge sulla procreazione assistita. Il testo è quello approvato alla camera il 18 giugno, che vieta la fecondazione eterologa, esclude le single, assicura il diritto a nascere del concepito, prevede l’adottabilità degli embrioni. La Casa delle libertà punta a far scattare le nuove norme entro il 2004, ma gli emendamenti presentati a paalzzo Madama sono circa 500 e la Lega ha già fatto le bizze in occasione della discussione generale.

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MICAELA BONGI, ROMA


Da un gruppo di deputati di maggioranza e Ulivo, un emendamento alla finanziaria «per favorire la natalità»: 1.500 euro alle donne italiane e straniere purché evitino l’aborto e portino a termine la gravidanza per lasciare i figli in adozione. Proteste e imbarazzo. Tra le migliaia di emendamenti presentati alla finanziaria spunta un obbrobrio frutto dell’incontro tra una parte della maggioranza e dell’opposizione. Una sorta di «utero in affitto allo stato a prezzi stracciati», lo definisce la deputata diessina Gloria Buffo.