Varietà di protesta Barbara Romagnoli Ma anche una satira che non ha risparmiato e niente e nessuno: Berlusconi e tutti i suoi affezionati, ma anche D’Alema e quella sinistra che fa finta di non capire che dietro la censura di un programma televisivo c’è la guerra e il petrolio, c’è Sharon e l’accusa strumentale di antisemitismo, e poi la Cecenia, le scorie nucleari e tutto il resto. Sabina lo dice chiaro e tondo, comprensibile a tutti, emozionata per il sostegno che ha avuto la sua decisione di andare avanti lo stesso, nonostante la censura.

Nessuno degli organizzatori se lo aspettava: almeno 15mila persone sedute sull’erba davanti a un solo maxischermo all’entrata del Parco della Musica di Roma: tutte quelle che non sono riuscite a entrare nella sala dell’Auditorium. E poi dieci sale collegate a Torino, almeno una in altre ventidue città [Firenze, Lastra a Signa, Pontassieve, Campi Bisenzio, Empoli, Arezzo, Viareggio, Bologna, Reggio Emilia, Parma, Ravenna, Marina di Ravenna, Varese, Trieste, Napoli, Finale Ligure, Ancona, Pescara, Palermo, Marsala, Velletri, Reggio Calabria, Genova, Lecce, Matera], fino alle centinaia di Case del Popolo e i circoli Arci dell’Emilia Romagna e della Toscana, tutte collegate con Emi.Li.Tv [network di emittenti libere].

Una serata che è stata già manifestazione di piazza. È solo la prima di tante: “che non finisca qui”, urla Sabina Guzzanti alla fine. E c’è già il prossimo appuntamento, mercoledì 26 novembre, davanti al Senato per protestare contro la legge Gasparri. Accanto a Sabina Guzzanti, sul palco, tutto il cast di RaiOt-Armi di distruzione di massa, ma anche l’entusista intervento telefonico di Beppe Grillo che strilla: “La censura è utile stimola la creatività”. E aggiunge: “incoraggiamoli questi uomini di governo, che implodano da soli. Il problema è: una volta scoppiati, dove metteremo le scorie?”.

Dentro e fuori l’Auditorium si moltiplicano gli applausi per l’arrivo da Marte del fascista-Corrado Guzzanti che inizia il suo monologo dicendo “Questo non è un vero regime, non hanno imparato nulla dalla storia: si fa prima il colpo di stato, poi le leggi, sennò la gente non capisce”.

Di fronte al palco, vero e virtuale, migliaia di persone di tutte le età, ceto e cultura: girotondi e movimenti insieme, si è sentito ripetere nella sala dell’Auditorium. Forse è anche vero che, tra gli autorganizzati in gruppo e tutti quelli che la parabola la tengono a casa, si è arrivati ai due milioni di telespettatori.

Gli stessi che sono scesi in piazza il 15 febbraio o per l’articolo 18, che hanno messo la bandiera della pace alla finestra [a volte accanto al tricolore], che alla domanda fatta a D’Alema-Guzzanti: ”A che serve la politica?” risponderebbero in migliaia di modi diversi, raccontando ognuno la sua quotidiana resistenza.

Carta.org


“RaiOt sulla giustizia non ‘andrà in onda’ neppure a teatro perché mi sono ‘pentita’ e se potessi tornare indietro non lo rifarei. Non direi più, insomma, cose del tipo: gli italiani vanno in guerra e non sanno neanche perché”. È cominciato così lo spettacolo di Sabina Guzzanti, Paolo Rossi, Serena Dandini, Fiorella Mannoia, Corrado Guzzanti, Dario Fo, Franca Rame e tutti gli altri ospiti che ieri sera hanno dato vita a “Non censureRai!”: un finto pentimento, una satira “informata”, una pacata ricostruzione dei fatti, quasi fosse giornalismo vero, su quello che è successo in questi giorni.