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Dopo la ritirata di Papa Ratzinger il 17 gennaio a Roma, ecco entrare in campo il vescovo Busti.
Se Benedetto XVI ha desistito nel partecipare all’inaugurazione dell’anno accademico all’università La Sapienza, Busti non si dà per vinto e continua a portare avanti il forte sodalizio che lega le scuole mantovane con la Chiesa cattolica.
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Dopo la ritirata di Papa Ratzinger il 17 gennaio a Roma, ecco entrare in campo il vescovo Busti.
Se Benedetto XVI ha desistito nel partecipare all’inaugurazione dell’anno accademico all’università La Sapienza, Busti non si dà per vinto e continua a portare avanti il forte sodalizio che lega le scuole mantovane con la Chiesa cattolica
Se nel primo caso era stato il Rettore dell’università ad invitare all’incontro il Papa, nel secondo è la curia stessa a rivolgersi all’Aisam, l’associazione che raggruppa tutte le scuole mantovane, affinché scuole e Chiesa si confrontino su “temi didattici ed etici”. L’incontro avverrà il 7 febbraio nell’aula magna del Bonomi-Mazzolari e la gestione dell’ora di religione nelle scuole mantovane, dalle materne alle superiori, non sarà che uno dei punti dell’ordine del giorno. Più che dei problemi meramente pratici Busti ha sottolineato l’importanza di delineare il ruolo dell’ora di religione all’interno di una scelta formativa più ampia e laica.

La notizia dell’incontro arriva contemporaneamente ai fatti verificatisi a Roma, il che rischia di sembrare una provocazione.
Nessun diritto è stato negato al Papa, il quale liberamente ha deciso di non presentarsi all’incontro alla Sapienza. Allo stesso tempo per chi affermi, come il Papa esplicitamente ha fatto, di voler partecipare a un libero confronto su temi di cultura, questa mossa appare alquanto incongruente, in quanto in un “libero confronto” è giusto dare per scontato che si manifestino posizioni differenti dalla propria. La decisione del Papa di ritirarsi dall’incontro a causa delle proteste degli studenti e degli insegnanti, non è che l’ennesima dimostrazione della chiusura della Chiesa a qualsiasi confronto con realtà differenti.
Allo stesso modo protestiamo anche a Mantova a difesa di una scuola libera e laica: dove la conoscenza non sia soggetta a dogmi, dove la didattica sia aperta al confronto e al dibattito, dove l’etica non sia in funzione di una tradizione reazionaria e conservatrice.
In questi giorni i media hanno portato avanti un’intensa opera di strumentalizzazione della lecita manifestazione ad opera di studenti e professori, che ha finito per vittimizzare un soggetto “fragile e mite” nei panni del quale difficilmente riusciamo a vedere il Papa.

Come fare, ora che è stato subito l’affronto, a negare una moratoria sull’aborto? Come arginare un’ingerenza vaticana che si fa portavoce di un arretramento dei diritti individuali? Come rifiutarsi di incontrare il vescovo Busti rivendicando la laicità della scuola?
Come donne,studentesse e studenti protestiamo di fronte a politiche familiste, securitarie e proibizioniste che impongono una visione morale predeterminata nelle politiche sociali, negando l’autodeterminazione dei corpi e degli stili di vita e mercificando i diritti di cittadinanza.
Protestiamo di fronte agli attacchi all’autodeterminazione e ai percorsi di liberazione di donne, gay, lesbiche, trans, migranti e di tutti i soggetti non conformi attraverso un progetto politico di istigazione all’odio che determina discriminazioni e alimenta squadrismi. Protestiamo di fronte alle connivenze tra la casta politica e quella ecclesiastica nella difesa dei privilegi nell’arretramento sul piano dei diritti individuali. Protestiamo di fronte al crescente restringimento degli spazi di laicità, di fronte al progetto di egemonia vaticana alleato col sistema neoliberista e con il dominio patriarcale.
di Collettivi