Nei giorni scorsi Rifondazione comunista ha proposto alle forze della sinistra comunista e anticapitalista di lavorare per una lista unitaria alle elezioni europee. Come Sinistra Critica abbiamo discusso questa proposta anche perché già in passato abbiamo proposto la costruzione di una lista anticapitalista nuova, chiaramente alternativa al Pd, in grado di rappresentare lo sforzo per una ricostruzione, su nuove basi e per un nuovo inizio, della sinistra di classe.

Diffidenze, gelosie organizzative, divergenze varie hanno finora reso impossibile discutere della nostra proposta. Sul tavolo resta quella avanzata dal Prc in alternativa alla presentazione di liste contrapposte che resta un esito ancora oggi probabile. E’ chiaro che le europee rappresentano un passaggio delicato: sbarramento del 4% e fase politica italiana costringono a passaggi innaturali. Il manifesto ha proposto di “saltare un giro” per non affrontare le difficoltà esistenti ma comunque le elezioni ci sono e da come se ne uscirà dipenderà il modo in cui si affronterà la fase successiva. E’ sulla base di questa analisi che ci siamo disposti a discutere dell’ipotesi di una lista che, pur aggregando progetti diversi tra loro – e il nostro, la Costituente anticapitalista, è l’opposto della Costituente comunista – sia sostenuta da un programma minimo. Un progetto per resistere alla crisi senza per questo mettere la sordina alle differenze, alle diverse prospettive e alle diverse identità. Nei giorni scorsi un simile approccio è stato rilanciato da Ramon Mantovani sul suo blog.
Ovviamente la lista dovrebbe avere dei requisiti minimi a partire dal programma e dall’indicazione che: “La crisi la devono pagare le banche e i padroni, non lavoratori e lavoratrici”. Un programma minimo in grado di contrastare l’Europa di Maastricht e del trattato di Lisbona, di proporre una Carta europea dei diritti sociali, contrastare il razzismo e la xenofobia, proporre un’alternativa ecologica alle ipotesi nucleariste e delle grandi opere e, non ultimo, battersi per i diritti civili contro l’ingerenza vaticana e il nuovo clericalismo. Un programma che, ovviamente, non elimini i programmi specifici delle varie forze: Rifondazione ha quello della Sinistra Europea – che, ricordiamolo, è cosa diversa dal Gue, il gruppo europeo a cui gli eletti e le elette di questa lista si iscriverebbero – Sinistra Critica si appresta, il prossimo 3 aprile a Strasburgo, a elaborare un programma con la Sinistra Anticapitalista europea.
Un accordo elettorale per resistere alla crisi, dunque, che oltre ad alcuni requisiti minimi abbia però un profilo complessivamente accettabile, una sua utilità “sociale” e una pluralità visibile. Qui iniziano i problemi ed è evidente che i punti di partenza sono molto divergenti. Si è in grado di fare una lista davvero alternativa al Pd – e quindi diversa dalla lista della Sinistra a cui lavorano Mps, Sd, Verdi e Socialisti – e che quindi mentre fa la campagna elettorale per le europee non deve gestire l’evidente contraddizione di accordi di governo alle provinciali? Si riesce a fare una lista che non sia segnata dal “partito degli assessori” e quindi da una cultura e pratica governista ma che sia davvero aperta alle forze sociali e associative? Una lista composta al cinquanta per cento di donne? Una lista con un “codice etico” che segnali la volontà di assumere la critica della politica separata e che quindi non candidi chi ha già accumulato due mandati elettorali, ponga un tetto alle indennità (noi abbiamo proposto 3mila euro su un’indennità che arriva anche a 20mila) e realizzi un rapporto diretto tra eletti e società? E, infine, si è in grado di costruire una simbologia che sia davvero rispettosa delle varie identità e dei vari progetti? Il rischio che la proposta di Rifondazione abbia un carattere annessionistico è evidente – e certo non aiutano le dichiarazioni di vari dirigenti che danno per fatto un accordo che non è stato ancora nemmeno discusso!- mentre forse non è ancora chiaro che per quanto riguarda Sinistra Critica c’è la volontà di discutere di qualsiasi soluzione che però preveda la presenza anche del suo simbolo, cioè della sua prospettiva politica al pari di quella degli altri.
Un passaggio difficile, dunque, e che non elimina il fatto che per una fase più o meno lunga la sinistra di classe in Italia non supererà la difficoltà cui scelte sbagliate e assurde l’hanno confinata. Non è un caso che come Sinistra Critica presenteremo comunque liste alle provinciali, alternative al Pd e ai governi di centrosinistra, spesso alternative a Rifondazione o al Pdci. C’è molta strada da fare e per il momento possiamo cercare di costruire una “comune legittima difesa”. E’ poco ma è il massimo realizzabile.
*Sinistra Critica

di Salvatore Cannavò – Sinistra Critica