di Salvatore Cannavò

Vittoria di Di Pietro e Lega e sinistra fuori dal Parlamento. La destra vince in Europa perché la sinistra è inadatta al ruolo, anche in Italia. Ora serve una ricostruzione vera, dal basso e di lunga prospettiva.

Lo spoglio dei voti è quasi terminato – alle 11 del mattino ci sono ancora seggi che mancano, succede solo in Italia – e il quadro politico del voto europeo sembra delineato. Berlusconi perde colpi e non sfonda, la Lega gode dell\\\’ondata xenofoba che serpeggia in Europa, il Pd ha un duro colpo ma non tale da spingerlo in un vortice di crisi, Di Pietro beneficia di questo colpo e la sinistra ex Arcobaleno, ex di governo, ex di tutto scompare dalle istituzioni. Un quadro non uniforme quindi, che certamente approfondiremo meglio e collettivamente ma che, nei limiti di un articolo giornalistico come questo, dice alcune cose.
Berlusconi non sfonda nel paese, l\\\’astensione lo penalizza portandogli via 3 milioni di voti rispetto alle politiche. Il suo governo non convince, non trascina un blocco che a quanto pare è solo in formazione e che vive contraddizioni pesanti. Semmai premia la Lega anche se il balzo percentuale è soprattutto frutto della diminuzione dei votanti, in termini assoluti Bossi e i suoi conservano intatto – ed è comunque un successo – i loro 3,1 milioni di voti con un significativo allargamento dei consensi in Emilia Romagna, nelle Marche e anche in Toscana. Chi fa il vero balzo è Di Pietro che dal 1,5 milioni di voti del 2008 passa a 2,45, affermandosi come il vero vincitore di questa tornata mentre Casini mantiene un pacchetto stabile di circa 2 milioni di voti prevalentemente al Sud e in Sicilia.
A sinistra si chiude – come abbiamo più volte indicato – definitavamente un ciclo, quello della rifondazione comunista. Entrambe le liste dei Comunisti e di Sinistra e Libertà non superano, abbondantemente, il quorum, anche se insieme totalizzano quasi due milioni di voti cioè oltre 500mila in più della somma tra Arcobaleno e Socialisti alle Politiche dello scorso anno e il Pcl di Ferrando, con la sua lista mantiene nella sostanza il proprio voto di riferimento.
In realtà, nel suo complesso, un voto di sinistra si è manifestato e se in questo calderone collochiamomo, per il tipo di elezione e di campagna elettorale, anche il risultato dei Radicali, abbiamo un\\\’area del 10%. Ma è una sinistra inefficace e che non fa i conti con il problema principale.
Berlusconi non sfonda e non convince ma continuerà a governare perché ha di fronte un\\\’opposizione fasulla, un Pd complice e una sinistra non credibile. Del resto, è il segno generale delle elezioni in tutta Europa: la destra tiene perché la \\\”sinistra\\\” è inadatta al suo ruolo e viene scompaginata mentre l\\\’estrema destra prende forza – risultati inquietanti in Austria, Ungheria, Gran Bretagna, Olanda ma anche Italia. Dal canto suo l\\\’estrema sinistra, quando è coerente oppure quando preserva i suoi bastioni, ottiene risultati importanti, come il 10,7% in Portogallo al Bloco, il 5% in Francia al Npa o il 4,7% alla greca Syriza o come i risultati del blocco \\\”comunista\\\” con il 10,6% per il Pc portoghese, l\\\’8,3 per quello greco, 7,6% per Die Linke e 6,3% per l\\\’alleanza francese tra il Pcf e i fuoriusciti dal Ps (che fremono per rientrare, vista la crisi verticale dei socialisti). Da segnalare anche il 7% al Ps olandese, di difficile collocazione.
Commenteremo meglio questi risultati complessivi che, a un primo sguardo, disegnano un\\\’Europa che non piace a nessuno – la più alta diserzione al voto di sempre – che quando vota vota a destra e che attende una sinistra degna di questo nome.
Per quanto riguarda l\\\’Italia si tratta dell\\\’ultimo episodio di una sconfitta lunga che chiama in causa un vasto gruppo dirigente (a questo punto farsi da parte sarebbe davvero molto dignitoso) e che pone sul serio la partita di una ricostruzione politica e sociale. Prima sociale che politica. La costruzione di un nuovo progetto, un nuovo percorso, un nuovo soggetto politico. E\\\’ il dibattito che affronteremo nei prossimi mesi.

di Salvatore Cannavò