Riviera romagnola: una pennellata rosa sul lavoro grigio
Sono tornati nelle strade di Bellaria Igea Marina, in provincia di Rimini, i manifesti “Cercasi Schiavo” nell’ambito della campagna di denuncia dello sfruttamento del lavoro stagionale lanciata dal Comitato Schiavinriviera, un gruppo di ricerca che si occupa della divulgazione di materiale informativo rivolto ai dipendenti stagionali attraverso un blog. I manifesti, rosa come l’evento turistico dell’anno, vogliono ricordare che anche nella ridente riviera romagnola lavorano persone le cui condizioni non corrispondono a quelle definite legalmente dai loro contratti, e che il risultato atteso e sperato di questa notte rosa sarà garantito anche da loro.
un articolo pubblicato anche sulle pagine nazionali del Manifesto

notte rosa C’è Lucia che, ogni notte prima di andare a letto, punta la sveglia alle sei e trentacinque. Quando si sveglia, fa la doccia e beve il caffè di fretta. Poi, puntuale, esce dalla sua stanza e scende nella hall dell’albergo in cui lavora. Fa la cameriera ai piani, ha due pause: una per colazione e una per pranzo. Poi ricomincia alle cinque, riordina le sale e si dedica alla lavanderia. Finisce alle nove, perché alle sette inizia la cena. Dopo undici ore e mezza di lavoro, se ne torna in camera. Le piacerebbe uscire un po’, la sera, per svagarsi o prendere una boccata d’aria, ma non sempre ne ha le forze, ed anche se riuscisse a trovarle il mattino successivo se ne pentirebbe dato lo scarso riposo.

Ma c’è anche Matteo a Rimini, 21 anni e 12 ore. C’è Valentina, barista della Riviera che arriva fino a 14 ore. Poi ci sono Armando a Bellaria, Carola a Viserba, Isa ed Erind a Riccione, e tanti altri schiavi della riviera.

Molti in regola per meno della metà delle ore di lavoro effettive, quasi tutti senza giorno libero, senza contributi pagati, senza tredicesima, quattordicesima, ferie non godute e tfr. Per alcuni si tratta di un’esperienza momentanea, in attesa del termine degli studi, per altri è la sola fonte di reddito. Molti vengono dal sud d’Italia, gli stranieri aumentano, i romagnoli diminuiscono. Tutti per un semplice e banale bisogno di soldi resistono alla violazione dei propri diritti e tacciono. La maggior parte di loro non riesce ad intravedere un’alternativa, ed anzi crede che questa condizione sia la normalità.

Ed è così se vivi in riviera, perché l’estate è una parentesi, è il momento del lavoro, del sacrificio, anche a costo di rimetterci la salute. È normale perché gli imprenditori del turismo dettano le regole, e tutto diventa legittimo di fronte ai picchi delle richieste del mercato.

È tale la diffusione del concetto di “normalità” riferito allo sfruttamento del lavoro stagionale che la stampa locale non ha quasi mai dedicato un paio di righe al fenomeno, portando avanti una chiara linea politica finalizzata ad evitare il dibattito in merito.

A ciò si aggiunge la forte rete che le aziende turistiche hanno creato negli anni e che ha contribuito ad inibire ogni tipo di azione individuale del lavoratore. A fronte di una pretesa legittima di quest’ultimo (magari un giorno libero dopo due mesi…), una semplice telefonata tra colleghi imprenditori potrebbe compromettere la possibilità di trovare lavoro l’anno successivo.

Contro questa “grande famiglia” il sindacato si mostra impotente, mantenendo un livello d’intervento bassissimo nel settore, dimostrando così un distacco tra la realtà sindacale e quella del lavoro stagionale. Addirittura, la maggior parte dei dipendenti stagionali è pressoché all’oscuro dei propri reali diritti.

Le lingue allenate a battere il tamburo sembra abbiano cambiato mestiere e i lavoratori restano soli. Per fortuna, tra loro, c’è qualcuno che si organizza.

schiavi Qualcuno parla, denuncia e raccoglie testimonianze. Nato nel 2007 il Comitato Schiavinriviera dà voce ai lavoratori stagionali della costa romagnola attraverso un blog su cui denunciare, condividere e commentare il sistema dello schiavismo estivo. È un gruppo di ricerca, composto da chi conosce il fenomeno perché lo vive o lo ha vissuto in prima persona, e che, stanco del perpetrarsi di vecchie prassi, raccoglie le singole storie dei diversi lavoratori, straordinariamente simili tra loro.

www.schiavinriviera.it è un blog semplice con diversi approfondimenti: diritti, interviste (un’inchiesta che ha coinvolto oltre cento lavoratori), rassegna stampa, tabelle salariali e traduzioni in rumeno. Il blog si arricchisce di tante storie, non solo romagnole, come quella di Giovanna, laureata in lettere che lavora in Puglia otto ore al giorno sette giorni su sette e al Comitato scrive “Se volessi far valere i miei diritti mi metterebbero alla porta, quella di servizio naturalmente. In quest’altalena di sentimenti, fra la gioia e la frustrazione, faccio la mia esperienza”.

Nel mondo della crisi, dove trovare un lavoro è una fortuna per pochi, c’è chi ti fa credere nella bella paga e ti vende un lavoro senza diritti e con continui ricatti. “Guadagno 1200 euro al mese, inizio a fine maggio e finisco la prima settimana di settembre, senza mai un giorno di riposo, quindi sono circa tre stipendi e mezzo” dice Stefano “Niente TFR, tredicesima, quattordicesima, 1200 tutto compreso. Il giorno di Ferragosto ho lavorato di filata dalle 6 del mattino alle 10 di sera, e non mi hanno dato nemmeno 50 euro in più”. Quella degli Schiavinriviera è un’iniziativa che cerca il cambiamento, fatto giorno per giorno, e decide di scegliere tra ingiustizia e solidarietà. Si tratta di offrire una piattaforma comune all’interno della quale chiunque sia libero di narrare la propria vicenda e riconoscere qualcosa di sé in quelle degli altri.

Ma il blog non basta, oltre alla raccolta di dati ed esperienze, il Comitato tappezza le città della Riviera Romagnola di manifesti provocatori che recitano “CERCASI SCHIAVO per stagione estiva”, per richiamare l’attenzione sia dei lavoratori, sia delle istituzioni che di chiunque passeggi per le ridenti vie della costa (spettacolo nello spettacolo sono i volti increduli dei turisti incuriositi da un annuncio così bizzarro ai nostri giorni).

Oggi, 4 luglio 2009, la Riviera festeggia “La notte rosa”. Definito come il capodanno dell’estate, è l’evento più importante per il turismo romagnolo che vede coinvolte tutte le città della costa in festeggiamenti, concerti ed iniziative di vario genere. Così come a ferragosto, o in un fine settimana affollato, oggi gli schiavi della riviera devono dare il doppio. Per lo stesso stipendio, ovvio.

Anche quest’anno, le migliaia di persone che affolleranno le spiagge o le piazze per vivere una serata diversa dalle altre, abbagliati dalle luci rosa dei festeggiamenti, non vedranno Lucia. Né Matteo. Né Valentina. Per la prima volta, però, vedranno dei manifesti, rosa come questa notte, e chissà che non inizino a rifletterci su.

> Info: www.schiavinriviera.it – comitato@schiavinriviera.it

di autpop