Monfalcone [Gorizia], Scanzano Jonico [Matera], Palma [Agrigento], Oristano, Chioggia [Venezia], Caorso [Piacenza], Trino Vercellese [Vercelli], Montalto di Castro [Roma], Termini Imerese [Palermo], Termoli [Campobasso]. Sarebbero questi i siti individuati dal governo per realizzare le centrali nucleari.

E’ di oggi la notizia che il governo avrebbe individuato dieci aree per la realizzazione delle centrali nucleari in Italia. L’elenco, riportato da Metro, comprende: Monfalcone [Gorizia], Scanzano Jonico [Matera], Palma [Agrigento], Oristano, Chioggia [Venezia], Caorso [Piacenza], Trino Vercellese [Vercelli], Montalto di Castro [Roma], Termini Imerese [Palermo], Termoli [Campobasso]. Il documento riservato del ministero delle sviluppo economico, alla fonte della notizia, indicherebbe anche come principali criteri di scelta dei siti la vicinanza al mare e a una centrale elettrica.

Dieci siti fra cui scegliere i più «idonei» per realizzare le quattro centrali di cui parla da tempo il ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, o per un numero superiore? La domanda è lecita, almeno sulla carta, perché le quattro centrali annunciate sono già state appaltate al raggruppamento Enel – Edf [Electricité de France], con tecnologia francese.

Ma il ministro ha in programma un viaggio negli Stati uniti, il prossimo 28 settembre, per sottoscrivere l’accordo industriale per produrre energia nucleare concordato a maggio, in occasione del G8 sull’energia a Roma. Comprende la formazione del consorzio fra l’Ansaldo e la società nippo-americana Toshiba-Westinghouse, per costruire centrali nucleari in Italia. Ansaldo smentisce, ma conferma di essere in gioco nella partita nucleare italiana. Edison, da parte sua, protesta per essere stata finora esclusa. Quindi, sempre sulla carta, le centrali potrebbero essere non solo quattro, più il sito unico per lo stoccaggio di tutte le scorie?

Comunque, stando agli annunci da Scajola, verrebbero utilizzate sia la tecnologia francese Epr sia la diretta concorrente americana, Westinghouse. Ma ambedue di terza generazione, cioè quella tecnologia vecchia, pericolosa e costosa, che continua a produrre scorie che nessun paese è in grado di trattare né di stoccare definitivamente in sicurezza. Gli ultimi impianti di terza generazione realizzati in occidente risalgono agli anni ’80, mentre nei successivi anni ’90 li hanno costruiti solo in Giappone e in Corea. Poi basta, perché nessuno li vuole più. Salvo qualche paese del sud del mondo. Per i reattori di quarta generazione, potenzialmente sicuri, c’è da aspettare almeno altri venti anni.

E c’è già fermento sui territori, a partire da Scansano Jonico [Matera], dove il precedente governo Berlusconi aveva annunciato la costruzione del sito unico di stoccaggio delle scorie radioattive italiane provocando la rivolta popolare e la completa marcia indietro dell’allora ministro dell’ambiente Altero Matteoli. Lì i comitati noscorie non hanno mai smesso di lavorare. Non staranno certo a guardare le popolazioni e gli enti locali di Caorso e di Trino Vercellese, che non ne possono più di convivere con le centrali vecchie centrali nucleari chiuse, ma non spente né smantellate, diventate depositi di stoccaggio delle scorie prodotte nel corso della loro breve attività.

Né sarà semplice convincere Monfalcone, fresca di battaglia contro il rigassificatore e dove contro la «candidatura» atomica si sono espressi ambientalisti, politici e cittadini. Insomma, se si dovesse passare realmente dalle parole ai fatti, non sarebbe facile per il governo far accettare localmente queste decisioni, prese per di più in modo autoritarie e magari sostenute con la forza militare.

Fra tanti annunci e indiscrezioni, però, resta un dubbio decisivo: chi investe miliardi di euro in una partita in perdita come è, certamente, quella delle centrali di terza generazione? Il dubbio è che gli unici soldi promessi siano quelli pubblici, considerando che Ansaldo è del gruppo Finmeccanica, per oltre il 30 per cento di proprietà del ministero dello sviluppo economico, e che anche il 30 per cento del capitale di Enel è pubblico. Non a caso lo stop più vigoroso alle mire nucleari di Scajola è arrivato dal suo collega all’economia, Giulio Tremonti.

da Indymedia Toscana

DDL SVILUPPO

Nuclear_by_SaureDue articoli per informarsi sul disegno di legge passato oggi in senato che di fatto fa tornare l’ atomo in Italia senza rimandare minimamente la decisione ai cittadini che nell’ 87 con un referendum hanno contrastato quel modello energetico con un voto netto.

ARTICOLO MANIFESTO DOPO APPROVAZIONE PARLAMENTO DEL DDL

L’Italia torna a giocare con le centrali nucleari

La Camera approva il ddl «Sviluppo», via libera all’energia atomica
Siete spaventati dai treni che portano gas, scoppiano e distruggono
interi quartieri? Tra qualche anno, se tutto va male, l’Italia sarà
attraversata da carichi di scorie nucleari. Ieri la Camera ha approvato
il ddl «Sviluppo» (235 sì, 205 no e 25 astenuti). Il mega-pacchetto
«anti-crisi» esclude la possibilità di fare class action collettive
contro i crac finanziari, e soprattutto conferma il ritorno al nucleare.
Ora manca un’ultima lettura al Senato che già aveva approvato quasi
tutte gli articoli, per mettere la parola conclusiva sui nuovi piani
energetici dell’italietta atomica.
Il decreto stabilisce che dopo la sua approvazione il governo avrà sei
mesi per predisporre la normativa necessaria, per localizzare i siti su
cui sorgeranno le centrali, decidere i sistemi di stoccaggio e di
deposito dei rifiuti radioattivi. In un paese dove non si sa che farsene
dei rifiuti normali se non lucrarci sopra, non c’è da stare tranquilli.
I siti saranno dichiarati di «interesse strategico nazionale» e quindi
sottoposti a segreto di stato e controllati dai militari. La tipologia
degli impianti sarà decisa dal Cipe. Per costruirli e farli funzionare
basterà un’unica autorizzazione che verrà rilasciata dal ministro dello
Sviluppo economico, d’accordo con i colleghi all’Ambiente e alle
Infrastrutture. Saranno necessarie la valutazione di impatto ambientale
e la valutazione ambientale strategica. Viene istituita una Agenzia per
la sicurezza nucleare, composta da un presidente e quattro membri
nominati dal presidente della Repubblica su proposta del presidente del
consiglio.
In pratica il governo si è fatto approvare un mandato in carta bianca
che gli dà il potere di ribaltare il referendum con cui gli italiani
hanno chiaramente espresso la loro contrarietà all’energia nucleare.
L’esecutivo potrà fare come meglio crede, senza bisogno di consultare il
parlamento, né tanto meno gli enti locali, alla faccia del federalismo.
Esulta il ministro allo Sviluppo economico, Claudio Scajola: «Un
provvedimento storico – dice – che pone rimedio agli storici squilibri
ed ai ritardi del nostro paese: dagli interventi di semplificazione
delle procedure e di potenziamento delle infrastrutture energetiche,
allo sviluppo delle reti rinnovabili e dell’efficienza energetica, fino
al rilancio del nucleare». L’opposizione ha votato contro, tranne l’Udc
che si è astenuta, ma sul nucleare non si fanno barricate: il Pd vota no
solo per motivi di ordine economico e formale, non per convinzione
anti-nuclearista. Più critica l’area Radicale del Pd: «Il provvedimento
– dichiara Elisabetta Zamparutti, membro della commissione ambiente –
impone un nucleare di terza generazione che il confronto laico dei costi
e dei benefici dimostra essere antieconomico».
Le centrali dovrebbero essere cinque, per un investimento iniziale di
almeno 20 miliardi di euro, destinati a lievitare. Infatti non saranno
in funzione prima di un paio di decenni, un fatto che rende la politica
nuclearista del governo ancora più imprevedibile e propagandistica. La
costruzione potrebbe essere affidata ad un’alleanza tra Enel e la
francese Edf, secondo un accordo già stipulato a febbraio tra Berlusconi
e Sarkozy. I siti per ora sono segreti, ma in Italia sono poche le
località adatte ad ospitare una centrale nucleare che richiede grandi
quantità d’acqua (altro bene pubblico destinato a scarseggiare) e che
deve essere lontana da territori pericolosi o sismici. Di fatto possono
essere costruite solo in Puglia, tra Lombardia e Piemonte, in Sardegna o
nell’alto Lazio. Dopo l’approvazione al Senato, le Regioni si erano
ribellate. Nichi Vendola, presidente della Puglia, aveva detto «dovranno
imporcele con i carroarmati». No secco anche dalla governatrice
piemontese Mercedes Bresso, dal presidente del Lazio Claudio Martini e
dalla Toscana, impegnata a produrre il 20% del proprio fabisogno con
energie alternative entro il 2020.
Dopo il referendum dell’87, non siamo ancora riusciti a liberarci delle
vecchie scorie stoccate in luoghi non adatti come a Saluggia o sono
rimaste nelle vecchie centrale. A Caorso (Pc), per esempio, sono state
trasferite in speciali piscine e vengono spedite via treno in siti di
stoccaggio in Francia perchè in Italia non si sa dove metterle. In tutto
il mondo si scommette sulle energie alternative, i Verdi vincono le
elezioni in tutta Europa e Obama investe sulla green economy per uscire
dalla crisi, da noi si gioca ancora con l’atomo.

ARTICOLO REPUBBLICA DOPO PASSAGGIO DI OGGI IN SENATO DEL DDL SVILUPPO

Entro sei mesi il governo deve scrivere le norme per scegliere le nuove
centrali
Azioni comuni dei consumatori, ma non retroattive: resta fuori il caso
Parmalat tornano nucleare e class action
Il Senato approva il ddl sviluppo tornano nucleare e class action

ROMA – Con 154 voti a favore, un voto contrario, un astenuto e il
fallito tentativo di Pd e Idv di far mancare il numero legale lasciando
l’aula, il Senato ha approvato in via definitiva il ddl sviluppo. Il
passaggio più importante del provvedimento diventato legge dopo quattro
letture riguarda il nucleare. Entro 6 mesi dall’entrata in vigore della
legge, il governo deve adottare uno o più decreti legislativi per la
localizzazione sul territorio nazionale degli impianti e dei sistemi di
stoccaggio e deposito dei rifiuti
radioattivi. Altri aspetti chiave del ddl sviluppo sono il ritorno della
class action (anche se non sarà retroattiva ed entrerà in vigore non
prima del gennaio 2010) e il ripristino dei fondi per l’editoria (140
milioni in due anni che vengono coperti con un aumento della Robin
tax).

Ecco nel dettaglio le novità.

NUCLEARE. E’ il punto più controverso e più gravido di conseguenza sul
futuro del Paese. A 22 anni dal referendum che bocciò l’uso dell’energia
atomica, l’Italia si impegna a darsi un impianto legislativo per
riabbracciare il nucleare. Il ddl prevede infatti che entro sei mesi il
governo predisporrà la normativa per per la localizzazione delle
centrali oltre che dei sistemi di stoccaggio e deposito dei rifiuti
radioattivi. Sarà il Cipe a definire le tipologie degli impianti. I siti
potranno essere dichiarati “di interesse strategico nazionale” e quindi
soggetti anche a controllo militare, come già avviene per le discariche
dei rifiuti. A vigilare sulla sicurezza delle nuove centrali, dalla
costruzione, alla gestione e al successivo smaltimento delle scorie sarà
l’Agenzia per la sicurezza nucleare.

Questa parte del provvedimento ha scatenato durissime reazioni e
critiche dal mondo ambientalista e da alcuni amministratori locali di
aree che potrebbero essere interessate dalla costruzioni di nuove
centrali, come il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e quella
del Piemonte Mercedes Bresso.

EFFICIENZA ENERGETICA. Il ddl prevede che il ministro dello Sviluppo
economico predisponga entro il 31 dicembre 2009 un piano straordinario
per l’efficienza ed il risparmio energetico, da trasmettere alla
Commissione europea, preparato con l’apporto
dell’Agenzia nazionale per l’efficienza energetica.

CLASS ACTION. Dopo aver bloccato l’introduzione della possibilità per i
consumatori e gli utenti dei servizi pubblici di fare causa comune in
tribunale (era stata prevista dalla Finanziaria 2008 del governo Prodi),
il ddl riapre ora questa possibilità, ma ne esclude la retroattività,
rendendola quindi impossibile per alcuni degli scandali più dolorosi
degli ultimi anni, come quelli Cirio e Parmalat. Inoltre la nuova
disciplina entrerà in vigore non prima del gennaio 2010.

EDITORIA. Ripristinati 70 milioni di euro per il fondo
per l’editoria per ciascuno degli anni 2009 e 2010. Dunque 140 milioni
di euro in due anni che vengono coperti con l’aumento della Robin tax.

ROBIN TAX. Sale dal 5,5% al 6,5% la maggiorazione
dell’aliquota ordinaria Ires a carico delle aziende petrolifere e
dell’energia elettrica. Le risorse sono destinate al ripristino del
fondo dell’editoria.

ASSICURAZIONI. In arrivo il contratto di durata
poliennale. Lo potrà proporre l’assicuratore al posto di una copertura
di durata annuale a fronte di una riduzione del premio. Scatteranno però
delle penalità nel caso di recesso.

PREZZO BENZINA. Giù il prezzo della benzina nelle Regioni che ospitano
impianti di estrazione. Aumenta infatti dal 7% al 10% l’aliquota di
prodotto che il titolare di ciascuna concessione di coltivazione è
tenuto a corrispondere e contestualmente viene istituito il fondo per la
riduzione del prezzo dei carburanti per i residenti nelle regioni
interessate dall’estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi.

BOLLO AUTO A GAS. Le Regioni possono esentare dal pagamento della tassa
automobilistica per 5 anni le auto e i veicoli commerciali che passano
al Gpl o al metano. Altri punti del ddl riguardano infine le procedure
per operare privatamente nel settore ferroviario, per tutelare il made
in Italy dalle contraffazioni e per introdurre maggiore trasparenza nele
tariffe marittime.

(9 luglio 2009)