Scontri al G8, pene aumentate per i no global.
Una sentenza esemplare.
Piuttosto «una vendetta» come ha detto Haidi Giuliani uscendo dall’aula: finisce rincarando la dose il processo d’appello per i 25 manifestanti accusati a vario titolo di devastazione, saccheggio, resistenza aggravata, porto e detenzione di materiale esplodente, furto aggravato, rapina e lesioni.

Per 15 di loro i reati sono prescritti con alcune assoluzioni per i danneggiamenti. Ma 10 manifestanti vengono condannati a 98 anni e mezzo in totale (con pene fino a 15 anni) e al risarcimento di 23 mila euro. Insomma la corte d’appello presieduta da Maria Rosaria D’Angelo conferma, anzi rafforza, la tesi della procura prima e del processo di primo grado poi, che alcuni manifestanti fossero i famigerati black bloc. «Cercando capri espiatori invece che responsabili si creano sentenza abnormi – commenta l’avvocato milanese Mirko Mazzali – la pena inflitta agli imputati è superiore a quelle che hanno dato per violenze sessuali efferate. Alla fine 11 pagano per 200 mila».

A due giorni dalla sentenza di assoluzione dell’allora capo della polizia Gianni De Gennaro e all’ex capo della Digos Spartaco Mortola accusati di taroccare il processo dell’assalto alla scuola convincendo il questore Colucci ad allontanare ogni sospetto dal ‘Capo’; dopo le pene ridicole nel processo di primo grado per le violenze alla caserma di Bolzaneto e l’assoluzione di tutti i vertici a danno degli operativi per il pestaggio alla scuola Diaz, si capisce che la bilancia del Tribunale genovese ha fatto crac: il teorema dell’equiparazione tra processi alle forze di polizia e ai manifestanti (per chi ci avesse creduto) è finito con l’assoluzione se non la promozione del primo gruppo e la condanna massima dei secondi.

In aula al quinto piano ieri c’era poca gente. Qualche presenza sporadica di associazioni e Haidi e Giuliano Giuliani. Per il resto giornalisti e alcuni imputati. La lettura avviene velocissima, il presidente Maria Rosaria D’Angelo bofonchia e legge il dispositivo sottovoce: il succo è che sono assolte le tute bianche del corteo autorizzato di via Tolemaide riconoscendo che la carica contro il loro corteo fu illegittima, ma la scure della giustizia cala pesantissima su chi secondo la ricostruzione della Procura faceva parte del blocco nero. «Una giustizia asimmetrica – commenta l’avvocato genovese Emanuele Tambuscio – la Corte d’appello ha confermato come detto dal tribunale che la carica in via Tolemaide era illegittima ma nessuno pagherà mai. La procura di Genova doveva aprire un fascicolo fin dal primo momento e indagare sulla carica».

L’avvocato Laura Tartarini aggiunge che «è una cosa assurda prendere 15 anni per aver spaccato due vetrine. Il reato di devastazione e saccheggio così com’è formulato è troppo vago, va riformato, d’altra parte è già davanti alla Corte costituzionale».
Che la lezione doveva essere esemplare si era già capito quando nel dicembre del 2002 23 manifestanti su 26 vennero colpiti da qualche misura di restrizione della libertà. Nove furono messi in carcere, 4 ai domiciliari, 10 con obbligo di dimora e di presentazione alle autorità giudiziarie. Quelli in carcere ci resteranno sei mesi e poi altri sei mesi ai domiciliari.

Il processo di primo grado partì spedito già nel marzo del 2004 per arrivare a sentenza già nel dicembre 2007 quando ci fu una sola assoluzione e 24 manifestanti furono condannati a un totale di 108 anni. Le 700 pagine di motivazioni rese note tre mesi dopo, avevano come tesi che chi mette a rischio l’ordine pubblico creando paura fra la gente, fa devastazione e saccheggio invece che danneggiamento, insomma il blocco nero accanendosi sulle cose metteva a repentaglio la società. Tesi che è stata accolta tout court in appello tanto che il sostituto procuratore generale Ezio Castaldi ha chiesto per i 25 imputati 225 anni.

L’assoluzione per alcuni è arrivata ieri solo per il fatto che al processo di primo grado dei 25 furono i carabinieri stessi a dire di aver fatto la prima carica contro il corteo delle tute bianche in via Tolemaide di loro iniziativa senza alcun coordinamento con la polizia. Peccato che chi attaccò un corteo autorizzato impedendogli di arrivare alla stazione Brignole, di fatto non ha mai avuto un processo. Dei temibili black bloc stranieri tanto decantati dai media non c’è più traccia. I dieci condannati sono tutti italiani.

da: “Il Manifesto