Vogliamo prendere posizione sui fatti di venerdì sera. Ci ha sorpreso che sulla stampa locale sia stata data poca voce ai manifestanti e si sia pensato di ridurre il tutto ad una contestazione di “giovani di sinistra” contro esponenti di estrema destra per dare un tocco retrò a tutto l’episodio; nel frattempo sui media hanno potuto parlare tutti: da un ex-missino come l’assessore Chizzini che ha parlato a vanvera di “violenze” fino al ricordo dell’Avvocato Vassalle sui suoi ricordi un po’ da “fiction” degli anni settanta: peccato che non ricordi di quando a Mantova negli anni settanta arrivavano da fuori (lautamente incoraggiati da qualcuno)  gruppi di picchiatori a fare il “lavoro sporco”. Una buona parte dei manifestanti di venerdì e, è giusto sottolinearlo, degli attivisti della nostra organizzazione hanno iniziato a fare politica ben dopo la fine degli stalinismi per i quali, culturalmente e politicamente, non abbiamo mai nutrito simpatia.
In questa Repubblica la democrazia e la libertà sono state riconquistate, anche con la lotta politica, solo alla fine della dittatura fascista.  Oggi nessun neofascista dichiarato, e non, ha intenzione di negare che il fascismo sia nemico della democrazia e della costituzione; ne consegue che tutti, dal singolo cittadino alle istituzioni repubblicane, dovrebbero essere impegnate nel contrastare il ritorno e i tentativi di radicamento di chi si considera erede e, non a caso, prosecutore delle idee e dei metodi del fascismo storico.
Allora viene da chiedersi subito perché l’amministrazione comunale che, nelle parole un po’ contorte del sindaco, si trincera dietro il gesto di un’impiegato, senza considerarlo un errore tra l’altro, abbia concesso ad un movimento neofascista e al suo segretario pluri-condannato di tenere una assemblea in una sala comunale situata all’interno di una scuola pubblica.
L’indignazione di diversi cittadini e cittadine è stata forte e ben al di là della presenza, perlopiù improvvisata in poche ore, al sit-in di Via Giulio Romano. Proprio quel presidio ha scelto di radunarsi per  contrastare la presenza di movimenti neofascisti sul nostro territorio  come dovrebbe “in teoria” fare una istituzione repubblicana quale è il Comune. Il presidio aldilà di facili ricostruzioni o invenzioni si è svolto pacificamente: sono stati scanditi cori e slogan ma è querelabile raccontare, come qualcuno ha provato a fare, che ci siano state violenze. I manifestanti si sono invece presi due cariche leggere mentre erano a mani alzate e la terza mentre molti erano seduti a terra e il manipolo di neofascisti lanciava monete e accendini dall’interno dell’istituto.
Sono state infine annunciate delle denunce per alcuni manifestanti “non autorizzati”: se gli esempi di legalità oggi li danno gli uomini e le donne di governo che tra corruzione e macelleria sociale ci hanno portati nel baratro o lo stesso Maroni che prima di diventare ministro dell’Interno è stato denunciato per motivi ben altri motivi, allora ci chiediamo quanto sia colpevole chi ha semplicemente messo il proprio corpo di traverso per difendere i principi della costituzione e per dimostrare la propria indignazione.

Sinistra Critica – Mantova