MERCOLEDÌ 14 NOVEMBRE ORE 8.00 VIALE RISORGIMENTO

(STAZIONE PASSANTE)

CONTRO I RITI e LE PASSEGGIATE!

STUDENT* e PRECAR* PER UNO SCIOPERO GENERALE, GENERALIZZATO E PERMANENTE!

Cerchiamo di riassumere in questo documento quanto emerso dall’assemblea tra student* e precar* verso lo sciopero generale del 14 novembre, tenutasi ieri allo Spazio Sociale La Boje!.

Siamo già a conoscenza del fatto che saremo presi, da parte di una certa sinistra moderata e dalle burocrazie sindacali come “rompiscatole”, ma forse il difficile compito di “rompere le scatole” è un compito storico per chi vuole cambiare le cose.

L’assemblea nasce da due convinzioni: la necessità di costruire uno spazio di confronto, unione e lotta per i precari, giustamente lontani dai sindacati e spesso lasciati alla solitudine dello sfruttamento; la possibilità di organizzare forme di raccordo tra studenti e precari, che siano in grado di elaborare ragionamenti e mobilitazioni che non si limitino alle scuole o ai luoghi di lavoro come compartimenti a sé stanti, ma che interagiscano tra loro.

Assumiamo ciò non per questioni estetiche, o per fare gli “antagonisti” come spesso veniamo marchiati, ma perchè la crisi del sistema economico capitalista e la conseguente pressione di un debito, che non ci appartiene, sulla spesa pubblica (sanità, scuole, assistenza agli anziani, servizi, contratti lavorativi, salario sociale), rende student* e precar* protagonisti, per continuare il paragone con la favola, dei processi di cambiamento, delle rivoluzioni.

L’unione nelle piazze e nelle strade di mezzo mondo, tra chi sta a scuola o nelle università e chi, nel peggiore dei casi, aspira ad un lavoro precario, deriva da due fattori.

Da un lato student* e precar* sono soggetti “in transizione”, non hanno un futuro certo, un reddito continuo e sicuro, la possibilità di fare sogni a lungo termine, per questo sono i primi ad essere colpiti dai tagli ai servizi e dai disservizi (i trasporti da APAM a TRENORD possono essere da esempio).

Dall’altro siamo bersaglio dell’attacco ideologico della borghesia che ci governa più o meno direttamente.

Dopo averci promesso per anni che con un computer e una laurea potevamo arrivare ovunque, oggi provano a convincerci giorno per giorno che “i soldi sono finiti” (non i loro), che dobbiamo accontentarci, non essere choosy e rassegnarci ad essere più poveri dei nostri genitori.

L’ Italia non è ancora il nord Africa, ma Grecia, Spagna e Portogallo ci stanno mostrando “la vita che verrà” se non proviamo a ribellarci ai piani di austerity con cui stanno rimodellando le politiche economiche, i decrepiti regimi “democratici” e i nostri giorni futuri.

Il 14 novembre è una data di sciopero europeo che ha trovato il suo senso nelle mobilitazioni dal basso che hanno attraversato l’Europa mediterranea, non nelle sedi delle burocrazie sindacali, che stanno più sedute ai tavoli ministeriali che a dimostrare in strada.

Attraverso le reti AteneiNRivolta/RivoltaIlDebito abbiamo seguito, partecipandovi, i meeting tra i movimenti europei che si sono incontrati prima a Francoforte, sede della Banca Centrale Europea, poi a Madrid, pochi giorni fa, nella 4 giorni di dibattiti (Agora99) lanciata dal movimento partito un anno fa dagli Indignados.

Questi incontri sono utili a sedimentare un’ unione tra le lotte in Europa, che sappia proporre scadenze di mobilitazione e sviluppare ragionamenti contro il pagamento del debito. Con questa prospettiva europea vogliamo affrontare le scadenze locali e nazionali, se c’è un’ Europa dei banchieri, delle grandi industrie multinazionali e dei governi che le sostengono, serve un’Europa dei movimenti contro la crisi.

Un’ ultima considerazione bisogna farla sullo sciopero quale strumento di lotta.

Le quattro ore convocate dalla CGIL, sono a dir poco grottesche se guardiamo alla situazione italiana, alla cronaca quotidiana fatta di cassa integrazione, tagli agli enti pubblici e al personale.

Perchè fare sciopero quando questo si riduce ad una passeggiata di poche decine di minuti?

Come si può legare questo a mere questioni contrattuali quando l’esigenza è quella di mettere in discussione un sistema economico che mette il profitto sopra le nostre vite?

Per questo bisogna provare a fare qualcosa di più, a partire dalla stazione passante di piazzale Risorgimento con gli studenti e provare ad andare oltre i comizi finali per toccare tutti quei simboli che, nella città in crisi, hanno costituito punti di lotta e di rottura.

La sfida però è ancora più difficile, lo sciopero per essere ancora uno strumento utile e di massa per cambiare dal basso la società, dovrebbe provare a guardare a tutt* quell* che non possono scendere in piazza perchè “imprigionati” dai contratti precari.

A Oakland, negli Stati Uniti, dove non c’è il diritto di sciopero, l’assemblea di Occupy ha convocato uno sciopero precario che, attraverso blocchi del traffico, delle aziende e del porto, è riuscito ad interrompere lo sfruttamento quotidiano e a coinvolgere tutta la città.

C’ è bisogno di questo, c’ è bisogno di rivolta.

Assemblea student* precar*