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venerdì 7 marzo
ore 18.30
allo Spazio Sociale La Boje! , strada Chiesanuova 10 (Mantova)

dalle 18.30 apertura bar con aperi-cena

ore 19.00 presentazione di
“Con l’aria sotto i piedi” – doc di Mario Piavoli sulla lotta della gru di Brescia

http://www.zefirofilm.it/index.html

a seguire dibattito con la presentazione del libro “La normale eccezione” (Edizioni Alegre) insieme a Felice Mometti di Cross-Point (Brescia)

http://www.ilmegafonoquotidiano.it/libri/la-normale-eccezione

«I migranti non sono i soggetti mancati della cittadinanza. Al contrario: proprio perché non sono i soggetti di diritto di nessuna cittadinanza prestabilita e certa, sono coloro che, mentre sembrano riaffermarne la necessità, ne mostrano i limiti strutturali e in qualche modo l’inesorabile declino storico».

Dall’Introduzione di Felice Mometti e Maurizio Ricciardi

A partire dalle manifestazioni migranti del primo marzo, che da qualche anno attraversano le strade delle maggiori città, andando a ritroso, scorgiamo il loro protagonismo politico nelle lotte del settore della logistica, nei e contro i CIE, nelle vertenze diffuse per il riconoscimento di diritti d’accoglienza e contro il ricatto del razzismo istituzionale.
Negli ultimi 10 anni le istanze dei migranti, pur con forti diversità, hanno saputo esprimere una soggettività che ha messo in mostra i limiti degli attuali regimi politici democratico liberali nel erogare forme di cittadinanza universale (e in diversi casi il rispetto dei diritti umanitari), nell’era dominata dai mercati globali.
La retorica della globalizzazione, utile all’estesione mondiale di paradigmi della competizione e della privatizzazione, ha mostrato “democrazie” che si esportavano con le bombe e si proteggevano con polizie di frontiera e leggi liberticide.
Alla libertà di spostare capitali spostare capitali con un clic, di de-localizzare aziende in pochi giorni, di speculare su crisi ambientali e sulle materie prime di territori molto lontani, non è corrisposta una libertà di movimento e una garanzia di esistenza per le persone.
La crisi economica ha accelerato, in senso autoritario, lo spostamento della politica istituzionale dal garantire gli interessi della collettività, al mantenere la governabilità utile ai mercati finanziari.
La Turco-Napolitano del ’98, la Bossi-Fini del 2002 e il più recente reato di clandestinità, hanno definito in Italia un regime di “razzismo istituzionale” utile ad abbassare il costo del lavoro e a rinchiudere la manodopera migrante in eccesso in istituti ad hoc (prima CPT poi CIE).
La periferia dell’Europa risente maggiormente della pressione dei flussi migratori, che si fanno tanto più intensi di fronte alla mancanza di materie prime e all’esplosione di guerre. Ma le recenti lotte dei rifugiati, hanno interrogato anche la ricca Germania rispetto all’accessibilità dello status di rifugiato, di garantire casa e forme di reddito in un occidente che si rappresenta come “baluardo dei diritti”.
Mentre il vecchio welfare crolla sotto i colpi dell’austerity e viene delocalizzata la produzione industriale, i movimenti migranti fanno scorgere una nuova composizione di classe attorno a domande che non riguardano semplicemente loro, ma le forme di partecipazione e redistribuzione nello spazio politico europeo.

 

Gli amministratori al potere in questa città e i loro alleati rivendicano di essere riusciti a tenere la linea della fermezza, della chiusura totale contro la forte richiesta di tanti migranti, che vivono e lavorano a Brescia, di uscire dalla clandestinità, dalla schiavitù.

Il Ministro dell’Interno ha esautorato le Istituzioni di questa città imponendo un vero e proprio stato d’assedio contro la protesta dei migranti truffati dallo Stato e da imprenditori senza scrupoli, dimostrando per l’ennesima volta come lo sproloquio leghista sia solo funzionale allo sfruttamento dei migranti. La Lega Nord di “clandestini” ne vuole di più, perché i “clandestini” sono ricattabili, precari, flessibili ed esclusi dalla società.

Esponenti della gerarchia di una potenza politica e finanziaria come la Diocesi di questa città ci ha accusati di strumentalizzare la lotta dei migranti. Da quale pulpito, verrebbe da dire!

Tutti coloro che indicano i colpevoli della ribellione nei “cattivi maestri e fomentatori italiani” usano questo argomento per provare a negare o depotenziare le ragioni forti della protesta e perché proprio non ce la fanno a pensare che gli immigrati siano in grado di prendere l’iniziativa e decidere il proprio destino, di scegliere di lottare per i diritti. Non riescono a pensarlo perché ne hanno paura.

Temono che la partecipazione, la dimensione collettiva delle lotte che non chiedono “tutori” e nemmeno carità mettano in crisi il loro potere e i loro privilegi.

Abbiamo visto la soddisfazione, espressa da dirigenti sindacali, per la chiusura di quella che per loro è stata solo una brutta pagina nella storia della città. Silenzi imbarazzati e imbarazzanti di organizzazioni sindacali la cui stessa ragion d’essere proclamata è la capacità e volontà di stare dalla parte dei diritti dei lavoratori.

Abbiamo visto le passerelle fugaci, ad uso mediatico, di svariati politici con la coscienza sporca.

Abbiamo visto la scarsa trasparenza di presunti mediatori che avevano come scopo primo delegittimare le richieste dei migranti e conquistare il centro delle scena, senza rinunciare nemmeno a far ricorso a vere e proprie falsità.

Se non si vuol chiudere gli occhi o mentire a se stessi pensiamo che sia chiaro a tutti che l’occupazione della gru ha subito una svolta quando ai migranti è stata data la possibilità di nominare i propri legali di fiducia. Un diritto elementare calpestato per più giorni, come è stato negato il cibo che i ragazzi sulla gru volevano, come è stata loro negata la possibilità di comunicare.

Sono stati messi in campo strumenti di pressione pesantissimi per soffocare una lotta per dei diritti.

Brescia più che la città dell’integrazione, come si è pontificato, ha mostrato le sembianze della città del razzismo istituzionale.

Abbiamo visto però anche un’altra Brescia. Un presidio solidale con la lotta dei migranti sostenuto da persone con diverse appartenenze, senza alcuna appartenenza, con appartenenze perdute e ritrovate.

Sappiamo anche che tantissimi immigrati già vedono e ricorderanno a lungo la gru come i giorni della forza e del coraggio straordinari di salire 35 metri sopra il cielo per conquistare dignità e rispetto, per far conoscere a tutti le loro ragioni contro l’ingiustizia.
Sentono l’orgoglio di averci provato e di esserci riusciti, a carissimo prezzo. Sanno di avere regalato a tutti una lezione incancellabile.

Noi, insieme a tantissimi italiani e bresciani, stiamo e resteremo dallo loro parte. Siamo dalla parte di tutti coloro – italiani e migranti, uomini e donne, lavoratori, studenti, precari – che davvero, nei fatti, hanno la forza e il coraggio di credere che lottare per i diritti sia giusto e possibile.

Noi andiamo avanti. Per e con tutti questi nostri compagni e fratelli. Per i ragazzi migranti della gru e del presidio. Per le persone già espulse o a rischio di espulsione ancora detenute nei Centri di Identificazione e Espulsione. Contro le deportazioni. Contro la sanatoria truffa. Contro le guerre tra poveri.

Nessuna persona è illegale.