Machete non ha paura dei razzisti e si è tatuato il nome sul petto
Machete non ha paura dei razzisti e si è tatuato il nome sul petto

Nelle ultime settimane abbiamo potuto avere un assaggio della strategia futura di Luca De Marchi (ex lega nord) nel nuovo consiglio comunale: proporre delle soluzioni al limite della censura politica sul tema migrazione, diversità, accoglienza e spesa pubblica. Non ha nulla da perdere dopotutto, sicuro di poter far presa su una cornice di letture della sicurezza e dei processi migratori che i grandi media nazionali hanno contribuito a cristallizzare in senso razzista. Allo stesso tempo sa bene che le sue boutade razziste saranno accolte dal centro-sinistra con derisione e non curanza. Sopotutto questo negli ultimi 20anni ha dimostrato di non avere una soluzione tanto dissimile a quella dei razzisti rispetto le politiche migrantorie, entrambi gli schieramenti rafforzano i dispositivi istituzionali del razzismo (Bossi-Fini, lentezza regolarizzazioni, reato di clandestinità, centri di identificazione ed espulsione) per poi speculare sul lavoro terziario che i processi migratori attivano. Per quanto possano sembrare divertenti e vintage (da terzo reich) le frasi di De Marchi pongono a tutte e tutti il problema di quanta agibilità vogliamo lasciare a Mantova a queste proposte, in un contesto in cui la stessa teoria della razza (ripresa da De Marchi in una lettera il giorno precedente alle elezioni che l’ hanno portato a più del 4% dei consensi), nonostante sia stata scientificamente negata da una miriade di ricerche, fa presa sugli strati popolari in mancanza di convincenti soluzioni solidaristiche. La lotta  al razzismo può essere efficacie anche attraverso all’ironia e alla decostruzione del messaggio razzista, ma prima di tutto dobbiamo renderci conto che la realtà, nei CIE, nel Mediterraneo e alle frontiere europee ha di gran lunga superato le sparate provinciali del burattino De Marchi.

di Favilla- CommuniaMantova

La recente cronaca, locale e nazionale; registra numerosi fatti che riguardano i fenomeni migratori. Da Ventimiglia a viale Risorgimento, dagli accordi europei sui profughi all’episodio di razzismo di Suzzara; emergono due dati certi. Il primo è che i flussi migratori, piaccia o meno, sono strutturali alla società odierna e su questo tema verte il dibattito politico attuale; il secondo è che la più appariscente risposta sociale a tale fenomeno è il più bieco ed agghiacciante razzismo. Non è un mistero che esistono forze politiche che, strumentalizzando la paura della diversità, ottengono consenso elettorale e favoriscono un clima di violenza pericolosa ed irrazionale.

Il consigliere Luca De Marchi ha già regalato due dichiarazioni che noi riteniamo non solo aberranti, ma anche palesi forme di reato. Quando la gazzetta di Mantova ha pubblicato la notizia titolata “Suzzara, riporta il portafogli ma gli sbattono la porta in faccia perchè è nero”; De marchi ha così commentato dalla sua pagina facebook “un bravo e onesto BUNGA BUNGA”. I commenti che seguono sono un’esaltazione di razzismo che va dalla correzione “si dice bingo bongo” alla pubblicazione di immagini che associano le persone di colore alle scimmie. Nella stessa settimana l’ex esponene della Lega si è reso promotore di una campagna di discriminazione razziale come quella di rendere note le geralità di persone immigrate attraverso delle “pettorine di riconoscimento”. In entrambi i casi è stata violata la legge 205 del 1993.

Tutto ciò avviene a poche settimane dalle elezioni amministrative, ed è naturale chiedersi quali altri episodi illegali dovremmo aspettarci da De Marchi. Invitiamo, di conseguenza, il neo eletto consiglio comunale a prendere provvedimenti mirati per non essere complice di queste dichiarazioni. Se poi, la giunta Palazzi sentisse il bisogno di avere un buffone di corte, noi potremmo capire ma non smettrermo mai di denunciare la deriva razzista dentro e fuori le istitituzioni.