#NoMafia #PiazzaleMondadori #Capaci

“NO MAFIA”: è questo il messaggio che apparve, pochi giorni dopo quel terribile 23 maggio 1992, alla parete della casina bianca posta sulla montagna che guardava l’autostrada Trapani-Palermo, su cui erano appostati i killer del commando mafioso mandati là a eliminare in maniera plateale il nemico numero 1 di Cosa nostra, il giudice Falcone, e gli uomini della sua scorta. A scriverlo erano stati gli abitanti di Capaci, all’indomani della strage che condannava inesorabilmente un’intera comunità a vedere associato il loro nome a quell’atto di cieca e incredibile violenza mafiosa.
Oggi, a distanza di 25 anni, in concomitanza con le giornate di commemorazione che hanno avuto luogo in tutta Italia, lo stesso spirito ci ha spinti a ribadire il medesimo messaggio: anche noi vogliamo gridare, forte e deciso, il nostro “NO MAFIA”. Ma stavolta a farlo non sono abitanti del Mezzogiorno – a Capaci, a Palermo o in Sicilia – per reagire alla plateale prepotenza mafiosa. A ribadirlo siamo noi, un piccolo gruppo di cittadini di Mantova, una compagine anonima che tale vuole rimanere, non per omertà o timore di sorta ma per il preciso obiettivo e la speranza che a questo nostro coro, senza sigle e scevro da strumentalizzazioni politiche di basso livello, si uniscano tutti coloro che, come noi, vogliono affermare la loro decisa opposizione alla presenza mafiosa nel nostro territorio.
Il luogo scelto per questa comunicazione – è facile intuirlo – non è casuale. Piazzale Mondadori è diventato purtroppo il simbolo per eccellenza (e, ahinoi, l’infausta conseguenza) delle infiltrazioni, sempre più profonde, della mafia nella città di Mantova.
Su questo fenomeno un’importante azione giudiziaria, il processo Pesci, è attualmente in corso a Brescia, così come – siamo certi – in tanti sappiamo, essendone informati direttamente o attraverso il lodevole lavoro della “Gazzetta di Mantova”. Ma – ci chiediamo – in quanti stiamo traendo le dovute conseguenze e riflessioni da ciò che le indagini hanno portato alla luce? In quanti stiamo avendo la forza di guardarci individualmente dentro e, parallelamente, anche all’interno della nostra comunità (e delle nostre tasche), in un genuino e profondo auto-processo di critica e liberazione dalle compromissioni, di cui siamo ognuno responsabili, con il fenomeno mafioso penetrato da decenni nel nostro territorio?
Ragionando sulla presenza delle ‘ndrine calabresi nel mantovano, ognuno di noi infatti è costretto a riflettere su se stesso e sul tipo di cittadino che ha rappresentato per la sua comunità. Sappiamo bene come non sia facile tutto ciò, quindi di converso quanto sia preferibile voltarsi dall’altra parte, come abbiamo fatto in tantissimi sinora. Ma alla fine – abbiamo visto – questo non ha portato alla scomparsa del mostro, che anzi ha approfittato di questa complice distrazione collettiva per allungare le sue mani sul nostro territorio, né d’altro canto potremo ragionevolmente sperare in futuro in una generalizzata auto-assoluzione di massa.
La soluzione, infatti, verrà solo dal lavoro e dall’onestà di una città che si rianima e pone al centro della sua riflessione politica il tema degli effetti della presenza della ‘ndrangheta nella sua economia.
Con questo gesto vogliamo lanciare la discussione all’interno della città di Mantova. Qualcosa in questo senso è già stato fatto, e ciò ci spinge a guardare positivamente, con fiducia alla buona riuscita di questo percorso, che però è ancora solo all’inizio. A tutti noi spetta il compito di portarlo avanti, con il contributo di ciascuno, per ribadire ogni giorno ancora più forte il nostro deciso e unanime NO MAFIA. Non solo il 23 maggio ma ogni giorno, a partire da oggi stesso, nel nostro interesse comune di cittadini che hanno a cuore il proprio destino e quello di Mantova.