Nelle ultime settimane, in più occasioni ci siamo trovati sollecitati a dare un contributo nella discussione riguardante le imminenti elezioni per il consiglio comunale di Mantova. Riportiamo qui le nostre considerazioni, che partono da lontano.
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Fin dalla scorsa estate abbiamo provato a lavorare su un’ipotesi di costruzione di uno spazio di discussione a sinistra su temi che riguardano direttamente le nostre vite e la città, il contesto nel quale viviamo, lavoriamo e costruiamo relazioni. L’avevamo pensata come un’assemblea permanente che potesse essere un luogo di dibattito con le forze e i singoli che intendono lottare per un progresso sociale, per la costruzione di un pensiero politico oggi insufficiente su temi essenziali come lo spazio urbano, le politiche sociali, l’ambiente, il lavoro, che portasse consiglieri e assessori a condividere e rispondere su un’agenda sociale di una sinistra larga.
A ottobre avevamo accolto con favore la suggestione formalizzata dalla Cgil locale di non dare per scontata in vista delle elezioni la riconferma degli equilibri, delle priorità e degli assetti della giunta Palazzi, a partire dalle primarie sul candidato sindaco e sui programmi. Tale proposta ha dato ossigeno all’idea che ci potesse essere una ricomposizione di contenuti ben più sociali e radicali in grado di fare breccia nel campo largo mantovano, anche senza dare per scontate e già definite le alleanze, e ci ha dato la speranza che il percorso politico immaginato potesse convergere in una proposta elettorale.
Purtroppo alcune realtà politiche, forse tra le principali destinatarie e interlocutrici di queste speranze e disponibilità, hanno confermato il loro sostegno a Palazzi, firmando di fatto una cambiale in bianco al futuro candidato del centrosinistra. Scelta che per noi rappresenta uno sbaglio, oltre che una debolezza strategica. In tutto il mondo (Mamdani a New York è solo l’ultimo esempio) l’esperienza municipalista ci insegna che è possibile mettere in discussione gli assunti neoliberisti con un nuovo socialismo molto pragmatico, basato su accesso ai servizi, redistribuzione della ricchezza e tutela di spazi pubblici e beni comuni.
Il nostro giudizio sull’operato della giunta Palazzi è quantomeno tiepido, per non dire scettico, nonostante gli innegabili meriti negli interventi di recupero urbano e ristrutturazioni che hanno reso Mantova a tratti più bella. Ma la politica non può essere ridotta a un referendum sugli aspetti estetici delle aree cittadine. La politica che a noi interessa riguarda il diritto alla mobilità che deve fare i conti con un trasporto pubblico colabrodo, riguarda il diritto alla casa e la fame di alloggi a basso costo, riguarda politiche sociali che si ritrovano senza una progettualità e con poche risorse stanziate, riguarda la premura di occuparsi di chi deve fare i conti con la difficoltà di sopravvivere e di pensare alle possibilità di un futuro agibile e sostenibile.
Venendo alle elezioni, constatiamo con mestizia che nessuno degli argomenti sopracitati è stato oggetto di dibattito nella campagna elettorale. A dire il vero, il dibattito pubblico di argomenti di discussione quasi non ne ha proprio avuti, a parte una convergenza dei candidati Murari e Zancuoghi sul tema sicurezza, a cui ha fatto seguito l’imbarazzante silenzio di alleati della coalizione. Riteniamo invece che la retorica securitaria imperante sia la prima tesi da osteggiare e smontare, con dati, teorie e pratiche ben diverse da quelle applicate.
A sinistra e in alternativa al campo largo (che per l’occasione si è pure imbarcato Azione di Calenda) si candida una lista che propone molti degli argomenti e dei contenuti che ci stanno a cuore. Sono compagni e compagne di strada con i quali abbiamo condiviso piazze, idee e assemblee e nelle cui proposte di massima ci identifichiamo, anche se non ne condividiamo alcune pratiche politiche: nel mondo dei nuovi tiranni e degli oligarchi, pensiamo importante sia avere un posizionamento in grado di costruire ampie coalizioni a partire da determinati contenuti, non è sufficiente lavorare per un progetto di opposizione “a tutti i costi” in cui vediamo (come nei tanti casi nazionali) il limite di una condizione permanente nella quale non vorremmo trovarci. In altre parole, ci interessano i cambiamenti materiali e necessari, l’avanzamento e il miglioramento delle condizioni di vita di tutti e tutte. L’idea di far permeare proposte concrete e radicali in ambiti che siano il più possibile larghi e attraversabili è un obiettivo sul quale lavoriamo da anni con mutualismo e con l’idea di una società della cura. Il nostro impegno è in questa direzione, come detto nella premessa di questo documento.
Quello che ci appassiona è costruire mobilitazioni dal basso condivise, rapporti di forza larghi e continueremo a farlo per questa città, come accaduto nelle mobilitazioni per la Palestina e nelle iniziative antifasciste della primavera, indipendentemente dagli esiti elettorali. La nostra volontà è di convocare un’assemblea nelle settimane successive al voto per costruire uno strumento che possa premere sulla prossima amministrazione, dal basso, su una serie di tematiche che riteniamo necessarie per una città più giusta e più vivibile per tutti.