
Pubblichiamo questo testo a poche ore dalla morte di Abderrahim Fakir per mano di due agenti di polizia sui quali è già stato posto lo scudo penale grazie all’ultimo decreto sicurezza del governo Meloni, a dimostrazione che quando si parla di sicurezza, ordine e decoro, nulla è neutro.
La mozione con cui la giunta Murari ha aperto i suoi lavori è un pezzo d’autore della retorica palazziana. Al suo interno troviamo la banalizzazione del rapporto tra problemi e soluzioni, la supposta neutralità e necessità dell’intervento richiesto, l’autocelebrazione. Nello specifico: il rapporto tra sicurezza e volanti di polizia, il fatto che più agenti nelle strade siano per forza un bene per tutti i cittadini aldilà della loro casacca politica, la celebrazione delle risorse investite nella polizia locale a fronte di una scarsa iniziativa del Ministero dell’interno per le forze statali.
Se il consiglio comunale fosse uno sport, potremmo dire la giunta Murari ha cercato subito l’ace in battuta: la sicurezza è il tema più battuto dai media e la giunta di centrosinistra apre i lavori chiedendo al Ministero nuovi poliziotti per far fronte ai recenti pensionamenti, quindi criticando implicitamente il governo se questo non adempirà alla richiesta.
Palazzi e Murari sbandierano gli investimenti nella Polizia Locale e la propongono come alternativa per gli interventi in strada alla polizia statale o ai carabinieri. Le FdO hanno un problema di turnover e l’assenza di personale crea un contesto in cui le pattuglie vengono affidate a persone giovani e inesperte, dato che sono stati ridotti i tempi necessari per completare i corsi di addestramento. Non è corretto che la polizia locale, preparata da corsi ancor più brevi, possa agire in contesti che non le competono e per i quali i suoi agenti non hanno il corretto addestramento. Il nuovo sindaco conferma la tradizione della carta di Parma: insistere in una pericolosa militarizzazione delle forze municipali, che in vent’anni son passate dal controllo del traffico e dalla gestione delle manifestazioni pubbliche a fermi, perquisizioni, sgomberi e controlli antidroga. La trasformazione della Polizia Locale da compiti di prossimità e di educativa sociale all’ennesima forza militare di controllo del territorio ci sembra un’operazione sbagliata perchè non aiuta in alcun modo ad abbassare l’insicurezza percepita.
La prima domanda che verrebbe da porre guardando la città, dati anche i recenti casi di cronaca: ma non sarebbe più urgente chiedere più personale nella caserma dei vigili del fuoco e nei presidi sanitari pubblici del territorio? Il blocco del turnover è una ricetta neoliberista per alleggerire il peso del pubblico nei servizi sociali, formativi, sanitari e di sicurezza. Ognuno di questi ambiti vede una diminuzione nel numero del personale e un peggioramento nella qualità del lavoro che svolgono.
Andando specificatamente nell’ambito della sicurezza, una politica seria dovrebbe porsi alcune domande. A quanto dovrebbe ammontare il personale di pubblica sicurezza attivo nelle strade? C’è una correlazione tra la sua diminuzione e l’aumento dei reati?
I dati ISTAT indicano un drastico calo dei reati dai primi anni ‘90 (potete trovare qua la nostra analisi), Mantova segue questa tendenza? Quali sono i reati più presenti sul territorio? La cronaca potrebbe dare più spazio a furti e aggressioni, ma potrebbero essere maggiori i casi di lavoro nero, mancata sicurezza sul lavoro o evasione fiscale. Negli ultimi giorni dopotutto Mantova è salita alla ribalta delle cronache nazionali per i lavoratori agricoli morti a causa del caldo.
Perchè dovrebbero aumentare gli agenti se non c’è un aumento numerico dei reati?
Le statistiche del Sole24ore mostrano che dal 2019 al 2025 Mantova sia stabile nell’indice di criminalità in Italia: nel 2020 ci furono 12.750 denunce, nel 2025 furono 12.426. Occorrerebbe verificare su quali reati andrebbero effettivamente ad operare le volanti: a Mantova e provincia abbiamo avuto 1298 danneggiamenti (76° in Italia), 5090 furti (53° in Italia), ma anche 1977 frodi informatiche (32° in Italia) per le quali le ronde delle volanti sono inutili. Insomma nessuna emergenza o picco di criminalità, ma dati da studiare e sui quali riflettere quali azioni costruire per ridurli ulteriormente.
Vista l’ultima legge votata dal Parlamento Europeo sui rimpatri in stile ICE americano, i nuovi agenti in servizio non rischiano di diventare il braccio operativo per operazioni speciali di controlli indirizzati unicamente alla popolazione non bianca (non nuovi in città)?
In questa rincorsa ad essere più securitario della destra, il centrosinistra cittadino non rischia di creare i presupposti e le infrastrutture per rendere effettive pratiche politiche che ledono i diritti umani e costituzionali, e sulle quali i suoi rappresentanti in Europa si sono opposti?
Queste non sono domande provocatorie, ma punti di partenza per opporre alla destra una discorso che affronti la sicurezza come una tematica complessa, partendo dai dati e dai riscontri oggettivi, e non unicamente dalla cronaca nera sui giornali o sui social network. Agire basandosi solo su un piano retorico, tralasciando i dati e l’analisi del contesto, è scorretto oltre che inutile. E rischia di rinforzare certi discorsi pericolosamente securitari, dove l’unica soluzione a un problema – vero o presunto che sia – è la sua repressione e non l’indebolimento delle sue cause.
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