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Expo2015 parla di “nutrire il pianeta” eppure alcune grande contraddizioni sono sotto gli occhi di tutti, partendo dal fatto che i maggiori partner della stessa esposizione sono i leader dell’industria alimentare mondiale. Questa livella verso al basso le tipicità locali e affama i 2/3 del pianeta per garantire i consumi di cibo della parte ricca, distruggendo interi territori.
Ma anche nel territorio fortemente agricolo di Mantova vediamo come i terreni agricoli vengano svenduti a scopo immobiliare o commerciale. Come si intreccia questo processo di impoverimento con quello dei marchi del cibo di alta qualità, slow e/o bio? Ce ne parlerà Wolf Bukowski presentando il suo libro uscito da poco.

dalle 19.00 presentazione del libro “La danza delle mozzarelle” con l’autore

alle 21.00 cena di autofinanziamento

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Wolf Bukowski spiega come il «sogno» di Gambero Rosso e Slow Food si sia tramutato in un incubo turbocapitalista fatto di ipermercati, gestione privatistica dei centri cittadini, precarietà per i lavoratori, cibo sano per i ricchi… e i poveri mangino merda.
Il modello neoliberista di Eataly si allarga nelle città e cancella diritti, forte delle partnership con potentati come Lega Coop e il gruppo Benetton e grazie all’appoggio del Pd, agli endorsement di Matteo Renzi e alla copertura ideologica fornita da un’intellighenzia che, nonostante cedimenti e giravolte, conserva l’etichetta «di sinistra». È questo demi-monde di scrittori, elzeviristi e cantanti a far passare per «buoni» i nuovi padroni, che così non pagano dazio per il predicar bene e razzolar male: inneggiano alla «resistenza contadina» e fanno affari con un neolatifondista che occupa 900.000 ettari di terra Mapuche in Patagonia; parlano di «autenticità» e propongono per l’Italia futuri preconfezionati da «Disneyland del cibo» e «Grande Sharm el-Sheikh».
Ma il sogno di ieri non era già, in nuce, l’incubo di oggi? Il «predicar bene» non aveva già in sé tutti gli elementi del «razzolar male»?
Questa è la storia di come ce l’hanno data a bere parlando di mangiare.

“Un grande comunicatore, attento a usare un linguaggio semplice”, un “imbattibile venditore di spensierata evasione dalla realtà” che manifesta “un amore totale verso se stesso”; il leader naturale “che per la [sua] personale audacia e capacità finisc[e] per diventare simbolo di questa smania irrefrenabile di fare, di agire, di sentirsi vivi”. Farinetti? No no: Berlusconi.
Piaccia o non piaccia a chi nel ventennio passato si è dedicato all’antiberlusconismo (e sono stati tanti), i punti di contatto tra i due imprenditori sono così numerosi che ci si potrebbe costruire un quiz, un trova le differenze.

Autore:
Wolf Bukowski vive sull’appennino bolognese e si occupa di territorio, memoria e Grandi Opere. È uno die guest blogger del sito dei Wu Ming, Giap, ed è autore di Il grano e la malerba, Ortica editrice, 2012.