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Non si costruisce il razzismo sui corpi delle donne!

Da mesi il discorso e le politiche di esclusione sociale promosse dalla destra radicale europea ed italiana trovano concretezza in un razzismo istituzionalizzato che sembra essere diventato normalità e nelle narrazioni securitarie ed allarmistiche che i mass media fanno delle migrazioni e dell’accoglienza.
Dopo i fatti di Colonia i partiti xenofobi e gruppi post-fascisti hanno nuovamente colto l’occasione per alimentare il clima di odio e di violenza che sta attraversano l’Europa e fomentare una guerra tra poveri. A Mantova, come a Modena e Reggio Emilia, Forza Nuova scenderà in piazza sfruttando e strumentalizzando gli episodi accaduti in Germania per Capodanno.
Forse non tutti sanno che molestie, stupri e violenze sulle donne sono all’ordine del giorno in ogni paese al mondo, sono perpetrati in differenti culture e in tutte le religioni. Nel 2015, in Italia, sono state uccise 152 donne di cui 117 in ambito familiare: la violenza sulle donne non ha etnia.
Per chi lo avesse dimenticato, per “mantenere viva la memoria” è necessario ricordare parte della nostra storia. Una memoria rimossa dal mito de “italiani brava gente”. Il colonialismo italiano (ma più in generale occidentale) ha stuprato e violato, non solo territori, ma anche donne e bambini. Uomini, fascisti, che sono poi tornati in patria a difendere le “loro” donne dall’uomo nero proveniente da un continente appena invaso e spogliato della propria identità e delle proprie risorse.
E oggi? “Dove sono i fascisti quando è necessario difendere il diritto all’autodeterminazione delle donne?” – si chiedono alcune compagne in un noto blog femminista –“ In marcia contro l’aborto a definire le donne “assassine”, o nei cortei in favore della famiglia tradizionale, a picchiare duro quando si chiede il riconoscimento delle coppie lgbtq. E dove stanno i razzisti quando bisogna scendere in piazza e difendere pubblicamente le donne che vengono offese, molestate, stuprate, da gente italica? Stanno a dettare norme comportamentali sull’estetica, l’abbigliamento e la sessualità, perché se stuprano se la sono cercata le donne. “
Non lasciamo spazio a fascisti, razzisti e machisti pronti a difendere una società e una cultura occidentale e neoliberista che non è meno patriarcale e sessista di altre ma che maschera meglio, grazie ad un sistema consolidato di principi capitalisti e liberali, la propria profonda misoginia e una cultura maschilista diffusa che perpetra pratiche e modelli violenti, sessisti e omofobi.
Le donne di Colonia, così come tante nostre colleghe, amiche, conoscenti e parenti sono state abusate due volte: la prima da parte di chi le ha molestate e la seconda da parte di chi le ha strumentalizzate per alimentare razzismo e giustificare politiche securitarie e restrittive dei diritti dell’uomo e della donna.
Contro sessismo, violenza, razzismo e repressione è necessario resistere e rispondere con la costruzione di reti solidali autorganizzate e democratiche e con una progressiva estensione dei diritti, lottando contro quei governi che scelgono di applicare misure restrittive alle libertà individuali e collettive, sospendendo i più alti principi di democrazia e libertà.

Mantova, nasce lo sportello diritti, percorsi di mutuo soccorso nelle periferie

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Domenica scorsa, in uno dei giardini della periferia sud di Mantova, è partito il progetto dello Sportello Diritti: un modo per intervenire politicamente sui bisogni creati dall’impoverimento delle periferie degli spazi urbani, attraverso l’attività sociale e pratiche di mutuo soccorso.

Lo “sportello dei diritti” nasce dalla convergenza di intenti, visioni e prassi di diversi gruppi e assoziazioni, sia per composizione che per intervento; tutte, però, concordi nell’idea che l’azione sociale nelle periferie si inquadri come una possibilità, concreta e positiva, per la trasformazione della realtà. Il piano dei diritti (umani, sociali e comunitari) è il contesto dove si muoverà lo sportello, ma se questa formula è stata più volte usata, le associazioni partner del progetto intendono dare un nuovo significato a questa dimensione. Troppe volte, le cosidette attività di sportello o di ascolto, pur partendo da onorevoli propositi, non permettono la totale emancipazione della persona, a causa della tendenza culturale che proietta l’intervento sociale verso il paternalismo morale o l’assistenzialismo. L’ambizione dello “sportello diritti” è quello di favorire l’aggregazione mutualistica, con la ricerca di risposte concrete nella sinergia delle competenze e dell’esperienza della comunita Lo sportello deve rendere protagonisti i cittadini, nei legami comunitari che si fanno portatori di esigenze, vissuti, prassi di autodeterminazione, spesso per difendersi dal decadimento dei diritti, inasprito dalla morsa della crisi economica, dalle politiche di austerità, dello smantellamento del welfare statale. I partner del progetto sono attivi sopratutto nella perifea sud che si presenta, oggi, come un complesso urbano sviluppatosi negli ultimi trent’anni a ridosso di originari nuclei abitativi facenti parte della più antica periferia rurale mantovana. Questa caratteristica, (unitariamente alla mancanza di una pianificazione urbana che guardasse oltre la mera costruzione di unità abitative), ha reso, negli anni, questi quartieri dei classici “dormitori urbani”, nel quale gli abitanti vengono privati dei canali di socializzazione e scambio interpersonale. La crisi economica degli ultimi anni, ha ulteriormente aggravato questa situazione, favorendo la chiusura delle piccole attività economiche presenti e concentrando la quasi totalità degli esercizi in impersonali centri commerciali nati e sviluppatisi contestualmente. Lo sportello si propone quale convergenza di idee, culture, vissuti, laboratori, azioni e competenze, che aumentano il patrimonio dell’autoconsapevolezza della comunità di periferia. L’ispirazione ce l’hanno data le esperienze di mutuo soccorso conflittuale che si stanno attivando nei contesti in cui l’aggressione dei capitali sta mercatizzando qualsiasi forma di produzione e riproduzione sociale.

Nelle prossime settimane partirà un corso di alfabetizzazione durante l’apertura dello Sportello (ogni giovedì dalle 15 alle 20 allo Spazio Sociale La Boje! in strada Chiesanuova 10), mentre di mese in mese organizzeremo iniziative di riappropriazione del territorio dove questo è toccato da speculazioni private (come l’abbandono di siti produttivi dismessi con materiale pericoloso) e dalla messa in disussione dei diritti di cittadinanza.

Favilla – CommuniaNetwork

NON SOLO MAMME: #IO DECIDO! (ma in Italia ancora…)

A distanza di due giorni dalla “Festa della mamma”, riproponiamo un testo del 2009 scritto da alcune compagne milanesi che risulta, purtroppo, fortemente attuale.

Come Collettivo MaLe_Donne ci sentiamo di ri-condividerlo con tutt* voi.

Buona lettura!

 

In nessun altro paese d’Europa si parla tanto di FAMIGLIA e di MAMMA come in Italia. L’Italia dovrebbeessere quindi il paradiso delle mamme ed è invece uno dei paesi d’Europa in cui la condizione di madre èpiù difficile. La prova è che la natalità è tra le più basse del mondo.

La PRECARIETA’ impedisce alle ragazze di fare progetti sul loro futuro. Questo vale anche per gli uomini ovviamente, ma le donne pagano un prezzo più alto perché, se desiderano essere madri, diventeranno“madri-nonne” con rischi per la loro salute, oltre che per quella di figli e figlie. Alle precarie non è riconosciuta alcuna indennità di maternità e i contratti a progetto prevedono il rientro al lavoro subito dopoil parto. Inoltre la gravidanza è spesso causa di licenziamento, anche se la legge lo vieta.

La LEGGE 40 sulla fecondazione assistita, voluta dalle correnti filoclericali, impedisce l’esame preimpianto degli ovuli fecondati e costringe le madri, in caso di malattie e malformazioni del feto, o ad abortire o ad accettare una prole malata. Questa modalità costringe le donne ad un vero esilio riproduttivo in altri Paesi. Inoltre, fino ad un mese fa, la stessa legge non ammetteva il donatore esterno alla coppia.

La legge 194 che consente l’ABORTO nei primi tre mesi di gravidanza è continuamente sotto attacco, così come l’idea che le donne possano poter scegliere se e quando diventare madri.

La carenza di ASILI NIDO PUBBLICI e il costo dei privati costringe le donne o a tornare a casa per ann ioppure a spendere l’intero salario per tenere i figli all’asilo.Tutte le statistiche di organismi internazionali dicono che le donne italiane lavorano in casa molto più degli uomini e molto più delle donne di altri paesi. Sono sotto tiro congedi di maternità, congedi parentali, permessi per i disabili e per chi se ne prende cura,l’esenzione dal lavoro notturno per le neo mamme: spesso vengono violate le leggi o firmati accordi sindacali che peggiorano le condizioni delle donne.

Molte donne che lavorano a PART-TIME preferirebbero lavorare a tempo pieno, ma ad altre, che vorrebbero occuparsi personalmente dei figli o costrette dalla mancanza di servizi per l’assistenza agli anziani e la cura dei bambini a chiedere il part-time, non viene concesso, sono emarginate.

Il PACCHETTO SICUREZZA propone la denuncia delle clandestine da parte delle strutture sanitarie e l’impossibilità di denunciare e riconoscere un figlio da parte delle madri irregolari: una proposta crudele e nazista. Inoltre nei CIE e Cara, i moderni lager della fortezza Europa, la violazione dei diritti umani e le violenze fisiche e psicologiche contro le donne sono all’ordine del giorno.

 

Collettivo Femminista MaLe_Donne Mantova

Riunione ogni venerdì alle 18 – Strada Chiesanuova 10

E-mail: stayrebelaaa@autistici.org

Venerdi 17 Gennaio Serata MaleDonne – il corpo perfetto è il tuo

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Serata di autofinanziamento – IL CORPO PERFETTO E’ IL TUO
Collettivo Ma_Le_Donne

Ore 20: presentazione del calendario S-corporati dalla Norma a cura di Mujeres Libres Bologna

http://mujeres-libres-bologna.noblogs.org/
https://www.facebook.com/mujereslibres.bologna

A seguire…
Apericena a buffet
Dj set Trash

Durante la serata saranno disponibili i calendari S-corporati dalla norma 2014

Per info
e-mail: stayrebelaaa@autistici.org
fb: Ma Le Donne Collettivo

Foto: Flavia S. – Calendario S-corporati dalla norma – Mujeres Libres

8-13 novembre: 2 giorni per Helleniko, ospedale autogestito greco

 

Volantinomaledonne

Collettivo MaLe_Donne

 

LA SALUTE E’ UN DIRITTO UNIVERSALE

NO AI TAGLI ALLA SANITA’ PUBBLICA

UNISCITI AL CAMPER PER HELLENIKO

Nel marzo di quest’anno è iniziata una campagna di mutuo soccorso tra femministe italiane e greche, promossa nel nostro paese dalla rete “Donne nella crisi”.

La campagna è iniziata con una serie di incontri in varie città alla presenza di compagne greche che hanno relazionato circa la situazione economica del loro paese, dove per effetto della terapia imposta dalla troika la disoccupazione ha raggiunto livelli senza precedenti, i salari e gli stipendi sono stati drasticamente ridotti e tagli enormi hanno riguardato tutti i servizi, in particolar modo il sistema sanitario pubblico.

Durante gli incontri non si è parlato solo delle conseguenze della perdita per molte donne dell’assistenza al parto e di che cosa significa un cesareo a costi proibitivi in un contesto di disoccupazione e miseria, ma le discussioni si sono focalizzate soprattutto sugli effetti della crisi sulle donne, che non sono solo materiali ma anche politici, culturali e simbolici.

La crisi ha prodotto una regressione dei rapporti di genere sia sul piano privato che su quello politico.

In ottobre è iniziata la seconda fase della campagna, il cui obiettivo è la raccolta di medicinali per Helleniko, ambulatorio sociale metropolitano che opera in uno spazio occupato e che grazie al lavoro volontario di medici/mediche e personale sanitario, cura tutte le persone che non hanno più accesso all’assistenza sanitaria. Nei mesi di ottobre e novembre un camper con una mostra itinerante attravererà l’Italia, fermandosi in piazze, davanti a ospedali e altri luoghi raccogliendo contemporaneamente quanto richiesto dai medici e dalle mediche di Atene.
Anche in Italia ci stiamo avvicinando alla condizione della Grecia, una misura del governo particolarmente grave è la riduzione della spesa sanitaria dal 7,1% al 6% entro il 2017. La sanità pubblica ha già subito numerosi tagli, con le conseguenze che conosciamo: licenziamenti di lavoratrici e lavoratori, chiusura di reparti o di interi ospedali, allungamento delle liste d’attesa, abbassamento della qualità delle cure, aumento dei ticket.

La campagna non è solo di solidarietà con le donne di un altro paese; serve anche a contribuire alla costruzione in Italia della lotta coordinata di lavoratori, lavoratrici e utenti per la salute come diritto universale.

Il mutuo soccorso accompagna e non sostituisce la lotta per un sistema sanitario pubblico efficace.

Il collettivo femminista Ma_Le_Donne accoglierà il camper per Helliniko a Mantova, saremo mercoledì 13 novembre in piazza Mantegna dalle 15 alle 17 e giovedì 14 novembre davanti all’ingresso dell’ospedale nuovo dalle 10 alle 12.

Mercoledì 13 novembre assemblea pubblica alla Boje con una volontaria di Helleniko (ore 21.00) anche in quest’occasione raccoglieremo fondi.

venerdì 8 novembre dalle ore 19 serata di sottoscrizione con assemblea aperitivo, musica e materiale informativo presso lo spazio sociale la Boje per, vi aspettiamo numeros*!

Per chi non potesse partecipare vi è anche la possibilità di contribuire con un versamento sul conto banco posta 1011822465 a nome di Biancardi Donatella.

Aperitivo Studentesco di HSL + Carnevale DeGenere

 

 

Aperitivo studentesco made in Hic Sunt Leones per un carnevale alternativo ai modelli che ci vengono proposti, contro gli schemi discriminatori della società di oggi!
Liberiamoci dai dogmi sessuali e invertiamo gli schemi divertendoci e travestendoci del nostro sesso opposto! TransVestiti anche tu! (:

Musica live powered by Mayo&co in esclusiva!

FREE LOVE
&
FREE SEX

A seguire la SERATA PIÙ TRASH dell’anno con dj sex by Nico e spettacolo DRAG QUEEN con la fantastica Priscilla e i suoi due ballerini!

Postazione fissa trucchi e vestiti!
– Chi non si veste è un amico del papa!! 😉 –

laboje! & HSL insieme contro sessismo e omofobia

 

NO OMOFOBI

NO SBIRRI

NO FASCI



15 OTTOBRE MANIFESTAZIONE A ROMA

IL 15 OTTOBRE SARÀ UNA GIORNATA EUROPEA E INTERNAZIONALE DI MOBILITAZIONE

“gli esseri umani prima dei profitti, non siamo merce nelle mani di politici e banchieri,
chi pretende di governarci non ci rappresenta, l’alternativa c’è ed è nelle nostre mani, democrazia reale ora!”
Commissione Europea, governi europei, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale, multinazionali e poteri forti ci presentano come dogmi intoccabili il pagamento del debito, il pareggio del bilancio pubblico, gli interessi dei mercati finanziari, le privatizzazioni, i tagli alla spesa, la precarizzazione del lavoro e della vita.

Sono ricette inique e sbagliate, utili a difendere rendite e privilegi, e renderci tutti schiavi. Distruggono il lavoro e i suoi diritti, i sindacati, il contratto nazionale, le pensioni, l’istruzione, la cultura, i beni comuni, il territorio, la società e le comunità, tutti i diritti garantiti dalla nostra Costituzione. Opprimono il presente di una popolazione sempre più impoverita, negano il futuro ai giovani.

Non è vero che siano scelte obbligate. Noi le rifiutiamo. Qualunque schieramento politico le voglia imporre, avrà come unico effetto un’ulteriore devastazione sociale, ambientale, democratica. Ci sono altre strade, e quelle vogliamo percorrere, riprendendoci pienamente il nostro potere di cittadinanza che è fondamento di qualunque democrazia reale.

Non vogliamo fare un passo di più verso il baratro in cui l’Europa e l’Italia si stanno dirigendo e che la manovra del Governo, così come le politiche economiche europee, continuano ad avvicinare.
Vogliamo una vera alternativa di sistema. Si deve uscire dalla crisi con il cambiamento e l’innovazione. Le risorse ci sono.

Si deve investire sulla riconversione ecologica, la giustizia sociale, l’altra economia, sui saperi, la cultura, il territorio, la partecipazione. Si deve redistribuire radicalmente la ricchezza. Vogliamo ripartire dal risultato dei referendum del 12 e 13 giugno, per restituire alle comunità i beni comuni ed il loro diritto alla partecipazione. Si devono recuperare risorse dal taglio delle spese militari. Si deve smettere di fare le guerre e bisogna accogliere i migranti.

Le alternative vanno conquistate, insieme. In Europa, in Italia, nel Mediterraneo, nel mondo. In tanti e tante, diversi e diverse, uniti. E’ il solo modo per vincere.

Il Coordinamento 15 ottobre, luogo di convergenza organizzativa dei soggetti sociali impegnati, invita tutti e tutte a preparare la mobilitazione e a essere in piazza a Roma, riempiendo la manifestazione con i propri appelli, con i propri contenuti, con le proprie lotte e proposte

PER LA NOSTRA DIGNITÀ E PER CAMBIARE DAVVERO

Per info pullman 3489786186

Se non ora, quando? SEMPRE!

donnalotta[ l’intervento delle studentesse del collettivo ‘Aca Toro alla manifestazione di Mantova e una cronaca della giornata da ilmegafonoquotidiano.it ]

Sono giorni che i media ci ripetono i dettagli del rubygate dove i protagonisti sono: il vecchio stempiato con la panza (nei panni di Berlusconi) e ragazze giovani e belle. Sono giorni che il dibattito politico viene monopolizzato dalla scandalistica di palazzo, e nasconde ogni altra questione sotto il tappeto dell’informazione usa e getta. Di Ruby ne parlano tutti e la cosa che spaventa è il modo.

Da una parte i benpensanti che fanno e non dicono si scandalizzano per una storia sesso non taciuto, dall’altra la donna perbenista, reputandosi indignata, scaglia la sua crociata contro l’offesa arrecata all’immagine del paese. In mezzo c’è invece il punto centrale: il machismo, il sessismo, la mancanza di dignità e diritti di cui governi e patriarcato vestono la donna.

Non arrivare al nocciolo del problema è una caratteristica peculiare di questo Sistema: così è stato per le macerie aquilane, per la gestione delle emergenze ambientali e così è per la sottrazione continua di diritti nel mondo del lavoro, per l’incuria nei confronti dei beni artistici e culturali, per le decine di migliaia di insegnanti costrette ad emigrare da Sud a nord in cerca dell’ennesimo contratto precario.

Il 13 febbraio, le donne sono chiamate ad indignarsi… ma ci sarebbe stato un 13 febbraio in assenza di un “caso Ruby”?!
Noi rivendichiamo un 13 febbraio tutti i giorni, perché la dignità e la libertà delle donne è messa in discussione non da scandali sessuali ma da un sistema culturale economico e sociale che in continuazione schiaccia e opprime la donna, costringendola ad assumere esclusivamente i ruoli preconfezionati: o santa o puttana!

Cala una coltre pesantissima di silenzio su tutte le forme di violenza che le donne subiscono in questo paese, in casa, in famiglia, sui luoghi di lavoro, per le strade, nei luoghi di detenzione e reclusione. Viviamo in un paese in cui proprio gli stupri di “strada” sono stati utilizzati dalla propaganda politica come motivazione dell’impellente necessità di approvare pacchetti sicurezza e leggi restrittive, le quali hanno generato tra l’altro l’affollamento di prigioni e l’istituzione di lager di stato come i C.I.E.

Se proprio nei C.I.E si consumano stupri ed abusi sul corpo di donne immigrate (quindi ritenute “figlie di un dio minore”) da parte di italianissimi sbirri, ci chiediamo come si possa rivendicare la difesa di una dignità femminile tutta italiana! Viviamo in un paese in cui, anche con il pretesto della crisi economica, assistiamo ad un arretramento costante di diritti e libertà nel mondo del lavoro.

Questo attacco ai diritti è giocato principalmente sul corpo delle donne, private della libertà di scegliere se essere madre o non esserlo. Questo è merito della cancellazione o alla difficoltà ad accedere a strutture sanitarie o allo smantellamento dello stato sociale, di cui le donne sono diventate sostitute non pagate. Come dimenticare le donne che ancora oggi muoiono di parto, a cui viene negato il diritto di abortire, la somministrazione di farmaci e la possibilità di scegliere la prevenzione?

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Le donne rompono gli argini

Flavia D’Angeli

Oggi nelle piazze delle donne, e di tanti uomini, sono emersi finalmente in superficie la rabbia e il malcontento che covano nella società italiana. E’ bastato fare un appello alla mobilitazione, peraltro non molto radicale, perché centinaia di migliaia di persone lo raccogliessero come se non aspettassero altro, da tanto, troppo tempo.
La crisi permanente in cui è precipitato il governo Berlus coni, e gli scandali oltre ogni misura che stanno accompagnando quello che ci auguriamo sia un non troppo lento tramonto, hanno fatto da denotatore a un’indignazione che non poteva continuare a essere né negata, come continuano a fare grottescamente gli accoliti del premier, né repressa come ha fatto finora il Partito Democratico, ed in parte anche la direzione della Cgil che si ostina a non “vedere le condizioni” per convocare uno sciopero generale.
E’ difficile fare una radiografia a caldo della composizione e degli umori politici delle centinaia di migliaia di persone che sono andate in piazza, è però evidente come una parte significativa di elettorato delle opposizioni, e in particolare del Pd, ha colto l’occasione per manifestare, rompendo gli argini delle timidezze e dei tatticismi dei suoi dirigenti. Accanto a questo, però, si è visto anche un protagonismo di donne che, come il 24 novembre del 2007 nella manifestazione di Roma “contro la violenza” sembra covare nella società italiana in attesa del momento buono per emergere. Un protagonismo denso di rabbia, di voglia di affermare diritti e dignità, magari privo di obiettivi o di una “piattaforma” politica ma comunque desiderso di esserci. E anche dotato di una buona dose di radicalità che ha portato, ad esempio, a un’accoglienza calorosa dell’iniziativa di “attraversamento” di piazza del Popolo messa in campo da diversi collettivi femministi e di movimento della capitale.
Le compagne dei collettivi femministi studenteschi e giovanili, assieme a quelle del centro antiviolenza Donna Lisa e a quelle dei centri sociali, insieme a tante altre femministe, hanno infatti deciso di partecipare alla giornata di mobilitazione (vedi articolo sotto) facendo emergere una denuncia complessiva delle politiche patriarcali e lesive dei diritti delle donne che caratterizzano l’azione di questo governo, e che troppo spesso hanno trovato consenso o scarsa opposizione nelle sinistre moderate.
Rifiutandosi, inoltre, di cadere nella trappola della mobilitazione delle donne “perbene” contro quelle “per male” che pure ha accompagnato, almeno all’inizio, alcuni autorevoli appella alla mobilitazione.
Fin dalla mattina centinaia di donne hanno manifestato davanti al ministero del Welfare in Via Veneto, depositando simbolicamente davanti al portone una serie di pacchi regalo che rappresentavano i doni “non graditi” (e quindi restituiti) che governo e padronato hanno fatto alle donne: legge 40 sulla procreazione assistita, innalzamento dell’età pensionabile, attacchi alla legge 194, tagli al welfare, pacchetto sicurezza e persecuzione della prostituzione di strada ecc.
Il corteo ha poi proseguito fino al Pincio per scendere in Piazza del Popolo al grido di “siamo tutte egiziane, sciopero generale” tra gli applausi delle tantissime donne presenti che non riuscivano più ad entrare in una piazza stracolma. Il corteo delle femministe, quindi, ingrossatosi via via raccogliendo molte donne dentro e fuori la piazza, ha continuato a sfilare per il Lungotevere per arrivare fino a Montecitorio dove, scavalcando le transenne, le donne hanno depositato altri “pacchi-regalo” davanti al portone del Parlamento.
L’enorme successo della giornata di mobilitazione odierna chiede continuità ed un impegno in questo senso ai soggetti sociali, sindacali, politici che hanno animato le piazze, o per lo meno alle sue espressioni più consapevoli e radicali, per mettere in campo, finalmente, un movimento generalizzato di opposizione al governo e alle sue politiche, e che raccolga la crescente rabbia sociale prodotta dalla crisi economica e dal fatto che governo e padronato continuano a farla pagare a lavoratori e lavoratrici. A Susanna Camusso, che parlava dal palco di Piazza del Popolo, bisognerebbe chiedere “se non ora quando…lo sciopero generale?”. A Berlusconi, asserragliato nel palazzo, bisognerebbe dire, come le piazze tunisine ed egiziane, “se non ora, quando…te ne vai a casa?”.
Le piazze di oggi, come quelle degli studenti di dicembre o le urne di Mirafiori piene di No, dicono che nonostante lo stato comatoso della sinistra istituzionale, la società italiana è tutt’altro che pacificata ed è sempre meno disponibile a pagare la loro crisi !

(di Luca Laviola e Lorenzo Attianese) (ANSA) – ROMA, 13 FEB – C’erano solo i turisti a passeggio e una trentina di persone in fila per visitare Montecitorio quando le donne hanno fatto irruzione nella piazza. Almeno duecento, armate solo di slogan e cartelli, sono arrivate fino al portone d’ingresso della Camera dei deputati. Carabinieri e polizia, presi un pò di sorpresa dal blitz festoso, si sono messi rapidamente tra le manifestanti e i tre accessi che si aprono nella facciata. Il blitz di un drappello di partecipanti a ‘Se non ora quando?’, staccatosi dal raduno del Pincio, è servito per depositare davanti a Montecitorio una decina di pacchi colorati con riferimenti ad alcune leggi volute o minacciate, secondo gli autori, dal governo Berlusconi: quella sull’aborto, quella sulla procreazione assistita, il pacchetto sicurezza, tra le altre. I ‘regalì sono stati poggiati a terra sopra uno striscione con la scritta ‘Nel Palazzo regna il c…., diamoci un tagliò. Tutto si è svolto in modo pacifico. Le donne, molte vestite di rosso o con oggetti rossi come gli ombrelli – il parapioggia di colore rosso è un simbolo delle escort, a quanto pare – con il supporto di alcuni compagni e di un megafono hanno scandito slogan contro il presidente del Consiglio, chiedendone le dimissioni. Dopo qualche minuto i manifestanti si sono praticamente dileguati, lasciando di nuovo la piazza ai romani e ai turisti e i doni per i parlamentari. Questi ultimi sono stati accatastati dagli agenti vicino a uno degli ingressi della Camera. A quel punto però è scattato l’allarme per possibili, analoghi blitz. Davanti a palazzo Grazioli, residenza romana del premier, è stata rafforzata la presenza dei carabinieri. Ma l’unica emozione l’ha data un gruppo di boyscout vocianti che da piazza Venezia, a un centinaio di metri di distanza, urlando ha percorso via del Plebiscito diretti alla casa di Silvio Berlusconi. Per qualche secondo si è pensato che potessero essere altri partecipanti alla manifestazione pronti a un nuovo assalto pacifico. Invece erano una decina di bambini di 10-12 anni, probabilmente stranieri, che gridavano i loro motti. La colonna di piccoli pionieri ha svoltato per una traversa laterale giusto di fianco a palazzo Grazioli. E anche i carabinieri hanno riso mentre un ragazza in bicicletta sfrecciando lì vicino, gridava loro «bunga bunga».

Formigoni vara ‘Nasko’: tanta propaganda e pochi spiccioli sul corpo delle donne

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Nasce «Nasko», un fondo istituito dalla regione Lombardia per finanziare interventi di sostegno alle «madri in difficoltà»: un bonus di 250 euro al mese – 4500 euro in un anno e mezzo – da destinare alle donne che pur trovandosi in condizioni economiche critiche decidono di non abortire.
Dopo le norme per la sepoltura degli embrioni abortiti, dopo i continui attacchi alla legge 194 sulle interruzioni di gravidanza e alla pillola RU486, ecco i paladini “pro-life” condurre l’ennisma battaglia a difesa della vita.
A difesa della vita, ma di chi?
Ancora una volta la vita delle donne è messa in secondo piano, dopo addirittura a quella di “bambini” che ancora una vita non ce l’hanno.
«Nessuna donna – ha detto Formigoni – dovrà più abortire in Lombardia a causa delle difficoltà economiche».
Certo 250 € al mese fanno la differenza: fanno la differenza quando l’Italia è tra gli ultimi posti in Europa per occupazione femminile, quando i salari italiani sono vergognosamente bassi e quelli delle donne poi, a parità di lavoro sono inferiori rispetto a quelli maschili. 250 € fanno la differenza quando la maggior parte delle donne se lavorano, hanno contratti precari che non offrono stabilità e sostegno, che non offrono permessi e servizi per la maternità, quando gli asili sono pieni e le liste d’attesa infinite.
L’intento di “Nasko” è quello di aiutare la famiglia, la maternità e la natalità, «rimuovendo il più possibile gli ostacoli, a cominciare da quelli di natura economica, che rendono più difficoltoso fare una scelta a favore della vita».
Dei problemi reali, ce ne si occuperà poi: di garantire un posto di lavoro alle donne, un salario minimo, la maternità, posti asilo (non privati possibilmente), assistenza…
Intanto l’ultimo provvedimento da parte del nostro Ministro alle Pari Opportunità Mara Carfagna è un taglio di 20 milioni di euro ai Centri antiviolenza, dato che sono quasi 7 milioni le donne italiane tra i 16 e i 70 anni che hanno subito violenze fisiche o sessuali nel corso della loro vita e 900 mila le vittime di ricatti sul lavoro (dati Istat 2006).
La maggior parte delle violenze sulle donne avvengono entro le mura domestiche, in quelle “famiglie” che tanto i paritti pro-life continuano a sostenere.
Perchè violenza è non poter decidere di se stesse e con questo Fondo i “difensori della vita” pretendono di dirci come vivere le nostre vite e cosa fare dei nostri corpi.
A questi signori diciamo che ogni donna, sia che scelga la meternità sia che faccia il contrario, è una persona e solo lei ha diritto a decidere di se stessa, del suo futuro, della sua salute, della sua emancipazione e della sua autodeterminazione.
Perchè la maternità deve essere una scelta libera e consapevole, perchè a ogni donna che sia madre o meno, devono essere garantiti uguali diritti: a un lavoro, a un salario equiparato, alla maternità e all’assistenza.

Collettivo femminista Colpo di Streghe