Archivi categoria: Guerre e Antimilitarismo

Eni: espropria e distrugge

Eni dal 2008 è sponsor di Festivaletteratura: è legge del mercato cercare finanziamenti a iniziative di tanta risonanza internazionale.
Ma Eni sponsorizza direttamente iniziative e mostre sull’Africa e questo non può però lasciare tranquille le coscienze dei cittadini e delle cittadine, italiani e migranti, che ogni giorno si battono contro i pregiudizi, le discriminazioni, le persecuzioni mediatiche che colpiscono le persone che dall’Africa sono costrette ad andarsene a causa dei disastri ambientali, della corruzione, della violenza fatta sistema, dei lasciti del colonialismo, guerre comprese.
Sarebbe interessante che Eni raccontasse al pubblico del festival come risponde alle inchieste internazionali di magistrati, giornalisti, studiosi dell’ambiente, attivisti dei diritti umani, magari avendoli come interlocutori diretti. Ma sarebbe un dibattito troppo lungo e complesso.
Il grande scrittore nigeriano Ken Saro Wiwa fu condannato a morte dal governo del suo paese nel 1995, insieme a otto altri attivisti, per la sua incessante lotta contro la devastazione del Delta del Niger causata dalla Shell. A più di vent’anni di distanza la situazione non è cambiata: terreno, fiumi e acqua sono tanto contaminati che è quasi impossibile praticare l’agricoltura e la pesca, da sempre mezzi di sostentamento della popolazione. Le conseguenze sono evidenti: disoccupazione e disperazione, specialmente tra i giovani, esodo di massa, tasso di criminalità elevato e prostituzione forzata. In Nigeria non si prevede la fine di questo orrore ecologico. Nel ’95 Saro Wiwa combattè contro la Shell, oggi Eni è una delle principali multinazionali del petrolio in Nigeria; dai suoi impianti nel solo 2014 ci sono state 550 fuoriuscite di greggio. Più che da quelli di Shell. Amnesty International ha ritenuto “del tutto inattendibili le dichiarazioni Eni secondo cui gli sversamenti sarebbero l’effetto di sabotaggi e furti”. Inoltre Eni è stata protagonista, indagata dalla magistratura, per tangenti a esponenti di governi corrotti che garantivano diritti estrattivi. Situazioni analoghe sono denunciate per Congo Brazzaville, Kenya, Mozambico, Ghana e Angola. Mentre altri paesi africani, come il Senegal, stanno stipulando accordi al ribasso per lo sfruttamento degli idrocarburi recentemente scoperti nel paese.
Oltre a questo va ricordata la forte presenza di Eni in Libia, dove, secondo il Wall Street Journal, Eni si è assicurata “accordi” con milizie rivali fra loro che le consentono di operare in siti insicuri.
Sempre in Libia la società Mellitah Oil and Gas (joint venture fra Eni e la compagnia petrolifera nazionale libica Noc) che gestisce il terminal petrolifero di Mellitah, a Ovest di Tripoli, ha siglato un accordo riservato di protezione esterna dell’impianto con la principale milizia di Sabrata, il Battaglione Anas Dabbashi. Questa milizia comandata da Ahmed Dabbashi (detto ‘lo Zio’), oltre a trafficare in armi, contrabbandare greggio in Sicilia in accordo con Cosa Nostra e coltivare rapporti con l’Isis, ha il suo business principale nel traffico dei migranti. A raccontarci le conseguenze di questi accordi sono molti richiedenti asilo che arrivano sul nostro territorio. Per Gabriele Iacovino, analista del Centro di studi internazionali (Cesi) esperto di Libia, “in un Paese diviso in potentati locali spesso coinvolti in attività criminali è inevitabile che un’azienda che ha interessi da proteggere debba scendere a compromessi con chi ha il coltello dalla parte del manico. Lo stesso vale se si danno soldi e mezzi alla Guardia costiera, che risponde a quegli stessi clan e milizie locali.”
A chi dice “aiutiamoli a casa loro” chiediamo di riflettere sulle ‘nostre’ responsabilità nella distruzione di un continente che è stato ed è letteralmente invaso e devastato dall’economia e dalla politica delle potenze mondiali, Europa in primo luogo. Che ognuno si prenda le proprie responsabilità e non si lavi la coscienza salvando la propria immagine con la Cultura.

A cura di Rete Antirazzista Mantova

Restiamo Umani

Piangiamo le vittime di Parigi e solidarizziamo con i loro cari.
Proviamo odio per chi disprezza l’umanità a tal punto da eseguire un orrore come quello visto nella capitale francese. Vogliamo però con altrettanta enfasi denunciare lo sciacallaggio mediatico in corso. Non possiamo lasciare alcuno spazio a chi oggi a poche ore da un dramma che coinvolge tutte e tutti fomenta napalm sul Mediterraneo, fuoco e fiamme su pretesti razziali, rappresaglie basate sul colore della pelle piuttosto che sull’intimità religiosa e cerca di indirizzare l’indignazione collettiva e la rabbia di tutti verso una Guerra.
Vogliamo capire, analizzare, riflettere le dinamiche e i moventi.
Vogliamo in tal proposito socializzare alcune considerazioni.
Le organizzazione terroristiche islamiche esercitano guerre e genocidi a danno di milioni di persone che vivono in Medio Oriente. E’ dalla repressione, dalle torture, dai genocidi per mano di terroristi e di alcuni regimi, Assad in primis, che i migranti scappano e cercano rifugio in Europa. Dall’Egitto alla Rojava, passando per il martirio del popolo siriano per opera di Assad. Purtroppo le resistenze laiche e socialiste che si contrappongono alle organizzazioni integraliste islamiche devono anche combattere contro l’appoggio dei governi occidentali ai regimi Islamici, come vergognosamente accade nelle operazioni militari in Turchia tra Erdogan e Isis avvallate dall’Onu. I Governi occidentali hanno strette relazioni economiche per l’approvvigionamento e il possesso di risorse energetiche, soprattutto gas e petrolio dei regimi Mediorientali che appoggiano incondizionatamente le falangi fasciste e terroriste dell’Islam. La barbarie imperialista e la barbarie islamista si alimentano vicendevolmente per il controllo delle risorse. A pagare il prezzo di questi conflitti siamo tutti noi. Sono i 140 morti a Parigi, sono i 30 morti a Beirut sempre ieri per mano della stessa Isis, sono i migranti che scappano e che forse hanno travato morte nella capitale francese. Siamo tutti noi a pagare con i nostri morti le loro guerre imperialiste. Hollande e Assad sono due facce della stessa medaglia. Vogliamo nei prossimi giorni raccontare realtà diverse da quelle che fomentano odio, guerre e razzismo, perchè esse sono esattamente la stupida conseguenza del problema che li genera.

Spazio sociale LaBoje!

Gaza, fermare il massacro!

A cura del Comitato di Solidarietà con la Palestina

PRESIDIO IN PIAZZA MANTEGNA (MANTOVA) ORE 18.00

 

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È un massacro.  Dopo i primi 10 giorni di bombardamenti sono oltre 220 i palestinesi uccisi, di cui il 75% civili (fonte UN), tra cui almeno 28 donne e 42 bambini,oltre 1.500 feriti, più di 500 le case distrutte, 17.000 sfollati.
È questo il bilancio provvisorio (al momento in cui scriviamo) dell’operazione “Barriera protettiva” con cui lo Stato di Israele, ha sferrato la sua nuova guerra di terrore e rappresaglia contro la popolazione civile della striscia di Gaza.
Gli aerei, gli elicotteri e i droni israeliani hanno effettuato centinaia di raid lanciando tonnellate di bombe e missili. Dal mare la marina israeliana continua a colpire le spiagge  di Gaza uccidendo bambini, che giocavano in un momento di tregua, sotto gli occhi dei  giornalisti di tutto il mondo.
Davanti a questo bagno di sangue troviamo insopportabile vedere come la quasi totalità dei giornali e dei tg italiani parlino di conflitto tra due parti. I numeri delle perdite palestinesi, materiali e umane, meritano rispetto e verità.
Da una parte vi è lo stato Israeliano che possiede l’esercito più potente del mondo anche grazie alle sovvenzioni degli USA e ai favorevoli  accordi, militari e commerciali, con l’UE e anche l’Italia, dall’altra un popolo che vive sotto l’occupazione israeliana da quasi 70 anni
Nella Striscia di Gaza, è bene ricordarlo, sono rinchiusi 2 milioni di essere umani. Dalla Striscia di Gaza non si può uscire, non si possono commercializzare prodotti con l’esterno, non vi è terra fertile sufficiente da coltivare, acqua potabile, la disoccupazione è altissima. E ad ogni bombardamento la situazione peggiora perché Israele colpisce prima di ogni cosa le infrastrutture.
La Cisgiordania, a causa delle colonie israeliane illegali, si sta velocemente riducendo in una manciata di città separate dal muro e dalle colonie, in cui ai palestinesi è reso impossibile qualsiasi spostamento quindi anche lavorare, studiare, vivere.
Nelson Mandela definiva la politica israeliana nei confronti dei palestinesi peggiore dell’apartheid praticata dai bianchi contro i neri del Sud Africa razzista.
Il popolo palestinese è ancora una volta vittima di una criminale aggressione per questo non è giusto parlare di equidistanza, c’è un aggressore e un aggredito!
Pochi giorni fa, su  Hareetz un quotidiano di Gerusalemme, il giornalista israeliano Gideon Levy  ha scritto: ’  Israele non ha mai, neppure per un minuto, trattato i palestinesi come esseri umani con pari diritti. Non ha mai visto la loro sofferenza come una comprensibile sofferenza umana e nazionale. … Il dato di fatto più evidente del rifiuto della pace da parte di Israele è, ovviamente, il progetto di colonizzazione. In poche parole: chi costruisce gli insediamenti vuole consolidare l’occupazione, e chi vuole consolidare l’occupazione non vuole la pace. Questa in sintesi è la questione’.
Questa è la questione e per questo siamo al fianco, senza se e senza ma, della martoriata popolazione di Gaza.
Comitato di solidarietà con la Palestina

[15-11] Presentazione di Sarajevo ’92 con l’autore

sarajevo92

 

Primo evento di *Favilla – Idee incandescenti per scatenare incendi

http://www.edizionipaginauno.it/Sarajevo-novantadue-Massimo-Vaggi.php

 

Violento, inaffidabile, arretrato, dedito a malaffare e ruberie, incivile e ingestibile. Quanto c’è di vero nel pregiudizio che l’Europa Industrializzata riserva agli Slavi del Sud? E non è forse un pregiudizio che si allarga a tutto il bacino del Mediterraneo, Mezzogiorno d’Italia compreso?

Sfatiamo i pregiudizi più consunti e restituiamo alla Bosnia l’immagine che le è più propria, quella che si rispecchia nei libri di Ivo Andric, quella dei secoli di integrazione etnica e religiosa, del capolavoro multiculturale di una città come Sarajevo, o, per contrasto, dei film di Emir Kusturica, il sogno zingaresco e caciarone di un popolo che si barcamena tra vitalismo sanguigno e remissivo fatalismo.

Ricordiamo i 20 anni dai conflitti che hanno insanguinato la Jugoslavia tutta, la prima guerra “post-ideologica” e l’ultima che si sia combattuta sul suolo Europeo.

Presentiamo il romanzo “Sarajevo 92” in compagnia dell’autore, Massimo Vaggi. Doloroso racconto di formazione sullo sfondo delle atrocità dell’assedio di Sarajevo.

E insieme balliamo e cantiamo la festa delle misere tribù, lontane dai concetti di consumismo e progresso, ma nel centro pieno dell’Umanesimo.

NON SI PUÒ FERMARE IL VENTO – 2 giorni di controinformazione e solidarietà internazionale per il popolo palestinese

 

A pochi giorni dal secondo anniversario della morte dell’attivista italiano Vittorio Arrigoni, organizziamo una due giorni dedicata alla libertà del popolo palestinese per cui lottava.
Le iniziative proveranno ad informare sull’occupazione israeliana dei territori palestinesi, sulla storia del conflitto quindi, ma anche sulle attuali dinamiche geopolitiche e i progetti di solidarietà internazionale concreta.

Venerdì 5 aprile

18.30
aperitivo informativo sul conflitto israelo-palestinese

21.30
Restiamo Umani (spettacolo teatrale di Ultimo Teatro Bis)
http://act-theatret.blogspot.it/2011/10/teatro-e-resistenza.html
http://www.facebook.com/events/161346744023948/?fref=ts

a seguire dj set SKA ORIGINAL

Sabato 6 aprile

18.00
“Viva Palestina!” – assemblea/dibattito per comprendere la situazione palestinese nel mutato quadro mediorientale, conoscere i progetti solidali e le campagne politiche di solidarietà internazionale.

introduzione – La Boje!
Viviana – http://www.palestinarossa.it/
Laura – volontaria internazionale tornata dalla Palestina

un collegamento skype dalla West Bank

20.00
“Boicottiamo l’occupazione”

Apericena di autofinanziamento con diffusione della campagna BDS di solidarietà internazionale e boicottaggio dei prodotti israeliani.

Cassa di solidarietà per sostenere il progetto dell’associazione DIMA per costruire un asilo a Gaza

http://www.sosforgaza.com/?page_id=7

22.30 Rap per Gaza – Sos per Gaza
http://www.sosforgaza.com/?p=1

Hard Squat Crew – trash rap (Bologna)
http://www.hardrecordbologna.com/

Kompagni di Merende – underground hardcore hip hop (Carpi/Rolo)
http://kompagnidimerende.blogspot.it/

Profughi

[ Comunicato di Sinistra Critica – Mantova ] Sono arrivati nel mantovano diversi profughi in fuga da una “democrazia” sostenuta dall’Italia e da zone depredate per secoli dalla “civile” Europa. Governo e Confindustria hanno sostenuto, politicamente ed economicamente, un dittatore che garantiva al nostro paese risorse energetiche e accordi commerciali mentre opprimeva il popolo libico e creava Lager per contenere i disperati di tutta l’Africa. Non è dunque cosa strana che, nel caos bellico, degli esseri umani scappino dalla guerra e dalla miseria; c’è una Mantova che non ha paura, che non dà giudizi di disprezzo e che non segue le direttive dei “professionisti della paura”. I profughi dovranno rimanere per qualche tempo nel mantovano, e i soldi? Il governo , anche in piena crisi, ha continuato a versare centinaia di milioni di euro nelle tasche di Gheddafi e adesso, senza vergogna, gli va persino in guerra contro aumentando le spese militari già di per sé miliardarie. Con quella montagna di soldi si potrebbero aiutare questi ragazzi in fuga e gli italiani che stanno subendo la crisi; prima è però necessario prendere atto che il problema economico dell’Italia non sono alcune settimane di profughi ma anni di farabutti istituzionalizzati.

Sinistra Critica – Mantova

Una morte che pesa come una montagna

L’uccisione di Vittorio Arrigoni è una di quei fatti che ti prende lo stomaco e ti lascia senza fiato: perché Vittorio era una bella persona, per le modalità in cui è avvenuta, per le tragiche conseguenze che avrà, oltre al fatto in sé, per la Palestina e i palestinesi.

Vittorio è stata una presenza importante in questi ultimi anni, da quando aveva deciso di rimanere a Gaza (unico italiano) durante l’offensiva israeliana denominata “Piombo fuso”, nel dicembre 2008/gennaio 2009. Le sue testimonianze dalla Striscia di Gaza sottoposta ad un feroce e criminale bombardamento erano per noi una delle poche fonti “dal basso” che ci raccontavano la realtà della violenza che subisce quotidianamente la popolazione palestinese.

Le sue attività insieme ai palestinesi – dalla protezione dei contadini del nord della Striscia che cercano di difendere la loro terra dall’espropriazione “per motivi di sicurezza” all’accompagnamento delle barche di pescatori a cui la Marina israeliana impedisce l’uscita in mare, alla relazione quotidiana con le famiglie palestinesi e con quei giovani che sono stati protagonisti delle manifestazioni dello scorso 15 marzo – hanno rappresentato allo stesso tempo l’esempio di una solidarietà umana e politica e la dimostrazione che i palestinesi non sono soli.

Abbiamo continuato ad ascoltare con interesse e partecipazione i racconti di Vittorio, dal suo blog, nelle telefonate in diretta nei molti presidi nelle città italiane che si collegavano in diretta con lui a Gaza, nelle corrispondenze con le radio ancora libere di questo paese in cui l’informazione è un disastro (soprattutto nei confronti dell’”invisibile” Striscia di Gaza).

La sua morte ci priva di tutto questo, ed è una perdita enorme.

Il rispetto per il suo impegno ci impone comunque di provare a capire, per ricordarlo nel migliore dei modi e per continuare il suo e nostro impegno a fianco della resistenza palestinese (quella dei gruppi politici, ma soprattutto dei contadini, dei pescatori, degli studenti, dei medici ecc…).

Non ci entusiasma il gioco del “cui prodest?” e non crediamo che il gruppo salafita responsabile della morte di Vittorio sia semplicemente una “invenzione” israeliana.

Purtroppo la disperazione e il peggioramento delle condizioni di vita e la chiusura degli spazi politici dei palestinesi – soprattutto nella prigione di Gaza – lascia vuoti che vengono riempiti da gruppi iper-minoritari ma che possono fare danni enormi. Naturalmente Israele ha tutto l’interesse che questi gruppi esistano, perché dividono ulteriormente la resistenza palestinese, rappresentano l’ennesima giustificazione per le sue politiche criminali e danno un’immagine terribile (naturalmente falsa) dei palestinesi. Per questo ci risultano odiose le “assoluzioni” preventive di chi come sempre getta addosso ai palestinesi tutte le responsabilità della loro terribile condizione – e in genere sono gli stessi che accusano i pacifisti di fare il gioco dei “terroristi”: la morte di Vittorio risponde anche a loro, alla loro insistente domanda “dove sono i pacifisti?”.

L’assassinio di Vittorio potrebbe fare male alla causa palestinese, perché saranno molti gli avvoltoi che cercheranno di mostrare la “disumanità” genetica dei palestinesi e/o degli islamici; potrebbe fare male perché vuole terrorizzare le/i volontari/e che vorranno seguire le orme di Vittorio – e questo interessa sia ai gruppi fondamentalisti che non vogliono una Palestina aperta al mondo, sia a Israele che vuole rendere ancora più invisibile e assediata la Striscia di Gaza, come dimostrano i suoi tentativi di fermare la Freedom Flottilla (subito seguiti dei loro amici come Berlusconi); potrebbe fare male perché i palestinesi si sentiranno ancora più soli.

A questo punto siamo noi che dobbiamo rispondere con forza che non ci faremo terrorizzare, che continueremo il nostro impegno a fianco della resistenza palestinese; che continueremo a costruire un ponte tra i giovani palestinesi che esprimono la loro necessità e volontà di liberazione (come i giovani tunisini, egiziani, libici, siriani che stanno in questi mesi facendo le loro rivoluzioni), i militanti della solidarietà internazionale e le/gli israeliane/i antisionisti; che continueremo ad andare a Gaza, a Gerusalemme, in Cisgiordania perché sappiamo che lì saremo sempre benvenuti; che continueremo il nostro impegno alla denuncia delle politiche dell’occupazione e dell’Apartheid e delle complicità dei governi europei in queste politiche.

Questo per noi è il tentativo di restare umani.

di Piero Maestri
da ilmegafonoquotidiano.it

Contro la guerra e le dittature! Sostegno alle rivolte arabe, solidarietà alle/ai migranti

libz( comunicato di Sinistra Critica – Mantova )

L’Italia è già parte di un conflitto bellico decennale dove l’esportazione di democrazia non è riuscita in modo efficace: la sola guerra in Afghanistan ci sta costando 2 milioni di euro al giorno. In una fase di crisi economica in cui le prospettive di futuro di giovani e meno giovani sono azzerate e i governi tagliano sullo stato sociale, sull’istruzione e sulla sanità; in questo contesto negli ultimi 10-15 anni le spese militari senza distinzione di colore politico hanno continuato a crescere fino ai 25 miliardi di euro previsti per il 2011.

Una premessa necessaria per affermare di essere contro la guerra: non basta più sventolare una bandiera ideale ma serve andare al nocciolo di un problema che è, innanzitutto, un affare economico. La contrarietà alla guerra e al militarismo nonché la diffusione di una cultura di pace non possono prescindere da un progressivo disarmo e un definitivo contenimento delle spese militari.

Riflettendo strategicamente ed economicamente spicca l’ipocrisia dei governi occidentali, guidati da Francia, Usa, Gran Bretagna con l’Italia al seguito che sono stati pronti a bombardare per proteggere i popoli arabi dalla pericolosa dittatura di Gheddafi. Quella stessa dittatura a cui sono stati tributati onori e riconoscimenti – con inchini e baciamano – vendute armi, garantiti contratti per sfruttare le risorse energetiche e garantirsi, in modo criminale, il controllo dell’emigrazione dall’Africa.

Ma le stesse persone che, come in Tunisia e in Egitto si sono rivoltate e hanno rivendicato libertà e democrazia, appena sono arrivati da questa parte del Mediterraneo sono stati considerati clandestini, illegali, lasciati a marcire sull’isola di Lampedusa e poi rinchiusi in tendopoli precarie o in Centri di identificazione, riservando loro un solo destino: l’espulsione o la garanzia di una vita precaria e ricattabile.
Raramente l’Occidente ha dato prova di tanto cinismo e di una spregiudicata azione a difesa dei propri interessi economici. Le potenze europee hanno ricominciato un “risiko” nordafricano, simile a quello di inizio novecento, con un gioco di alleanze e competizioni incrociate.

Per questo pensiamo che il nostro No alla guerra debba essere intimamente collegato al sostegno alle rivoluzioni del Nordafrica e del mondo arabo. Noi ci sentiamo al fianco dei tunisini, degli egiziani, dei libici, comprese tante donne, che sono scesi in strada per cacciare il proprio regime.

In molti chiedono ai pacifisti e a coloro che contrastano la guerra quale sia la loro ricetta, dimenticando che la tattica di lasciare incancrenire le situazioni per risolverle solo con l’accetta delle bombe è vecchia quanto le diplomazie militari.  Per rispondere a cosa fare dovremmo avere a disposizione le leve della politica e del governo. E noi avremmo accerchiato e isolato Gheddafi, non avremmo firmato quel Trattato di amicizia, il cui unico scopo è fermare l’immigrazione, avremmo operato nella cooperazione con il Nordafrica, senza depredarne le risorse, senza rimpinguare i profitti e garantire le rendite delle grandi multinazionali. Le risorse energetiche del Nordafrica sono tali da far crescere tutta l’area con profitti economici, sociali e anche ambientali distribuibili equamente; avremmo appoggiato da subito le rivolte e le rivoluzioni, avremmo portato aiuti, destinato risorse.

No alla guerra, stop ai bombardamenti

Sostegno alle rivoluzioni del mondo arabo e del nordafrica

Contro tutte le dittature

Solidarietà , accoglienza e protezione per i migranti

Costruiamo Comitati di sostegno alle rivoluzioni arabe

Sinistra Critica – Mantova

2 aprile contro la guerra

nowarlSabato 2 aprile una rete di associazioni e movimenti, riprendendo l’appello nazionale del coordinamento 2 aprile, scenderà in piazza per scandire di nuovo il proprio NO alla guerra. Una manifestazione che inizierà alle 16 in Piazza Broletto in cui ci saranno interventi a microfono aperto e musica. Un momento decisivo per riprendere il dibattito contro la guerra che, dopo l’intervento militare in Libia, diventa ancora più necessario vista la difficoltà della situazione libica e la scelta, da parte dei governi occidentali, di procedere con una offensiva bellica. Nell’appello (riportato qui sotto) si legge la richiesta di uno stop immediato della guerra e l’apertura di una soluzione politica coerentemente democratica che privilegi l’aspirazione alla libertà dei popoli mediterranei, la protezione dei profughi e un impegno per il disarmo.
All’appello della manifestazione hanno già aderito, tra gli altri, Emergency, Fiom, Arci, Spazio sociale La boje, Centro Bruno Cavalletto, Collettivo studentesco ‘Aca Toro, Sinistra Critica,  Associazione per la Sinistra, Federazione della Sinistra.

Sabato 2 aprile
dalle 16
Piazza Broletto – Mantova

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APPELLO COORDINAMENTO 2 APRILE

Le persone, le organizzazioni e le associazioni che in questi giorni hanno sentito la necessità, attraverso appelli, prese di posizioni e promozione di iniziative, di levare la propria voce

* CONTRO LA GUERRA E LA CULTURA DELLA GUERRA

* PER SOSTENERE LE RIVOLUZIONI E LE LOTTE PER LA LIBERTÀ E LA DEMOCRAZIA DEI POPOLI MEDITERRANEI E DEI PAESI ARABI

* PER L’ACCOGLIENZA E LA PROTEZIONE DEI PROFUGHI E DEI MIGRANTI

* CONTRO LE DITTATURE, I REGIMI, LE OCCUPAZIONI MILITARI, LE REPRESSIONI IN CORSO,

* PER IL DISARMO, UN’ECONOMIA ED UNA SOCIETÀ GIUSTA E SOSTENIBILE

CHIEDONO

LO STOP AI BOMBARDAMENTI E IL CESSATE IL FUOCO IN LIBIA
per fermare la guerra, la repressione ed aprire la strada a una soluzione politica coerentemente democratica.

IL 2 APRILE 2011 SARÀ UNA GRANDE GIORNATA DI MOBILITAZIONE E PARTECIPAZIONE ATTIVA A ROMA E IN TANTE PIAZZE D’ITALIA.
A partire da quella data ci impegniamo a dar vita ad un percorso diffuso sul territorio di mobilitazioni, iniziative, informazione, assemblee, incontri e solidarietà con i movimenti dei paesi arabi.

Sinistra Critica, FIOM ,Associazione per la sinistra,Emergency, Federazione della sinistra, Centro Bruno Cavalletto

4 LUGLIO: MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LA BASE USA DAL MOLIN

RITROVO IN STAZIONE DEI TRENI A MANTOVA 12.00
PARTENZA TRENO 12.21, ARRIVO A VICENZA PER LE 13.50.

RITORNO: 18.08 ARRIVO 19.46
19.05 ARRIVO 20.47 ( da Vicenza a Verona c’ è un eurostar )
20.06 ARRIVO 22.32

Fuori dalla stazione di Vicenza sarà attivo un servizio di bus navetta per arrivare al concentramento, per maggiori info: http://www.nodalmolin.it/spip.php?article359

Il 4 luglio è l’anniversario in cui gli statunitensi festeggiano la propria indipendenza; quest’anno sarà anche il giorno in cui i vicentini – e tutti coloro che vogliono la pace e la difesa dei beni comuni – decreteranno la propria indipendenza dalle servitù militari.
Il 4 luglio è l’anniversario in cui gli statunitensi festeggiano la propria indipendenza; quest’anno sarà anche il giorno in cui i vicentini – e tutti coloro che vogliono la pace e la difesa dei beni comuni – decreteranno la propria indipendenza dalle servitù militari.

Una grande mobilitazione in una giornata dall’alto valore simbolico; non solo per l’Independence Day, ma soprattutto perchè quel sabato anticipa di pochi giorni l’apertura del G8 all’Aquila e l’arrivo in Italia del presidente statunitense Obama.

Il G8 rappresenta il momento in cui coloro che si autodefiniscono “i grandi della terra” vorrebbero decidere, senza di noi, le sorti del pianeta; da realizzare, s’intende, anche con la guerra, laddove costrizioni politiche ed economiche non siano sufficenti.

Obama rappresenta la promessa, per milioni di donne e uomini, di un cambiamento possibile; ma, finora, alle parole non sono seguiti fatti concreti e politiche reali per dar davvero vita a “un governo del popolo, per il popolo, con il popolo” e alla fine delle guerre e delle devastazioni da esse prodotte.

La manifestazione del 4 luglio rappresenta la voglia e la determinazione di riappropriarsi del futuro proprio e di quello del pianeta, a partire dai nostri territori; vogliamo liberare il Dal Molin dalla base di guerra, vogliamo far capire a Obama la tenacia e la caparbietà della nostra lotta, vogliamo rivendicare la dignità del nostro rifiutare un’imposizione che ci renderebbe complici della guerra in una città devastata dalla militarizzazione.

Pratichiamo democrazia e indipendenza, liberiamo Vicenza.

di Spazio Sociale La Boje