Dieci giorni di scambi di esperienze, opinioni, dati scientifici, nel tentativo di trovare strade comuni per dare concreta applicazione agli impegni di riduzione delle emissioni di gas serra e diminuire così l’impatto delle attività antropiche sul clima. Istituita nel 1995, come autorità per la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici, firmata tre anni prima dalla Comunità europea e altri 154 paesi al Summit mondiale su Ambiente e sviluppo di Rio de Janeiro, la Conferenza delle parti si rinnova ogni anno: Berlino 1995, Ginevra 1996, Kyoto 1997, Buenos Aires 1998, Bonn 1999, Hague 2000, Marrakesch 2001, New Delhi 2002.

Del lungo elenco, particolarmente importante è l’appuntamento di Kyoto del 1997: è in seno alla Cop3, infatti, che viene stilato il Protocollo di Kyoto, un accordo che riempie gli spazi lasciati in bianco dalla Convenzione sul clima di Rio, definendo tempi, quantità e metodi di riduzione delle emissioni. Ma a supporto di questa attività, lunga e complessa, si muove un esercito di scienziati, ricercatori, ecologi, meteorologi. Tutti con un unico obiettivo: cercare di prevedere quali sconvolgimenti porterà sul pianeta il cambiamento climatico in atto e arrestare il processo che lo alimenta.

Questione tutt’altro che recente. Già nel 1979, in occasione della prima Conferenza mondiale sul clima di Ginevra, il problema dei mutamenti climatici viene posto come “urgente” e la comunità scientifica lancia i primi allarmi sugli effetti di lungo periodo che le alterazioni in atto possono avere sull’uomo e sull’ambiente. L’appello non rimane inascoltato e si decide di dare vita ad un organismi ad hoc che studi i cambiamenti climatici: nasce così il World climate programme (Wcp, http://www.wmo.ch/web/wcp/wcp-home.html), organismo internazionale scientifico che lavora sotto la diretta responsabilità del World meteorological organization (Wmo), dell’Unep (United nations environment programme), dell’International council of scientifics unions (Icsu) e dell’Intergovernmental oceanographic commission dell’Unesco. Conferenze intergovernative si susseguono a intervalli più o meno regolari per tutti gli anni Ottanta, riconoscendo crescente importanza ai problemi legati ai cambiamenti climatici. Risultato: nel 1988, Wmo e Unep danno vita ad un altro importantissimo organismo: l’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change, http://www.ipcc.ch/) con l’obiettivo preciso di raccogliere, su basi oggettive e trasparenti, informazioni scientifiche, tecniche e socio-economiche utili a comprendere la portata del rischio di un cambiamento climatico di origine antropica, i suoi potenziali impatti e tutte le possibili soluzioni per ridurne la portata.

Ad oggi l’Ipcc ha prodotto tre rapporti, l’ultimo dei quali (2001) non lascia spazio a dubbi: «Il sistema climatico della Terra è evidentemente cambiato sia su scala globale sia su scala regionale dall’era preindustriale, e alcuni dei cambiamenti in atto sono da imputare alle attività umane».

da http://www.cambiaclima.it/apps/essay.php?id=17


Istituita nel 1995, la Conferenza delle parti si rinnova ogni anno: in quella di Kyoto, nel 97, è stato sottoscritto il famoso protocollo. Per studiare i mutamenti climatici nell’88 nasce l’Ipcc Sarà italiano l’ormai consueto appuntamento annuale della Conferenza delle> parti (Cop). Si troveranno a Milano, infatti, a dicembre, le centinaia di delegati di altrettanti paesi del mondo per prendere parte alla Cop9.