Anzi è quasi sicuro che ci sarà un periodo di false concessioni, come succede sempre ogni qualvolta un sistema neo-liberista va in crisi. Carlos Mesa ha proposto nel suo discorso di insediamento, ormai un mese fa, un progetto molto ambizioso che prevedeva sostanzialmente a grandi parole il rovesciamento dell’attuale situazione a favore delle fasce impoverite. Questi i punti:

1) chiamare la gente a un referendun vincolante sulla questione della vendita del gas (nodo cruciale che ha scatenato le proteste di queste ultime settimane);

2) rivedere la legge sulla privatizzazione delle imprese;

3) convocare ad una Assemblea Costituente;

4) modificare la legge sugli idrocarburanti;

5) implementare una lotta frontale alla corruzione;

6) far rispettare i diritti umani;

7) più austeritá;

8 ) preservare l’unitá del paese;

9) diminuire le disuguaglianze.

In realtà sono dichiarazioni molto poco credibili, fatte dal vice di Lozada, ancora e del tutto legato al FMI.

Dunque: si lascia il controllo del governo ad un personaggio conciliante, rassicurante, magari social-democratico, quindi apparentemente all’opposizione, che ha l’obbligo di attuare dei provvedimenti di concertazione.

Una manovra populista che serve ad inibire le rivendicazioni di radicale cambio sociale, avanzate praticamente da tutti gli abitanti di quella nazione. Fin qui nulla di nuovo. Dove sta quindi la novità del caso Boliviano? Non c’è. Semplicemente non c’è nulla di nuovo in questa situazione, rispetto al passato di tutto il continente latino-americano. In un suo libro di 10 anni fa, Noam Chomsky , ribadì chiaramente un concetto molto chiaro ancora oggi: siamo al 511° anno di colonizzazione.

Mangiabimbi


Dopo anni di politiche dettate dal FMI, che hanno portato la Bolivia, come tutti gli altri paesi dove è intervenuto quest’organismo di finanza internazionale, nella più profonda crisi sociale; dopo un mese di totale sollevazione popolare; dopo la fuga segreta del presidente Sanchez de Lozada che ha lasciato sulle strade, dove tutto il popolo manifestava, 134 morti e una lunga lista tra feriti, processati e incarcerati; ora cos’è cambiato? Con l’elezione del suo vice Carlos Mesa, non si prospettano affatto correzioni significative.