Dal Wola ci è giunto il documento Popular Protest Brings Down the Government del quale offriamo una nostra selezione dei passi più importanti.

Questo documento, che ripropone riassumendo l’ultimo anno della storia

economico-politica boliviana, ci è arrivato in risposta alle nostre domande circa le dichiarazioni fatte da Evo Morales su un possibile colpo di stato organizzato dall’ex presidente della repubblica Gonzalo Sanchez de Lozada, un argomento che ha aperto una serie di scenari davvero incredibili, a partire dalla possibilità di una richiesta di intervento militare in Bolivia, intervento che dovrebbe “portare i caschi blu dell’Onu”.

La prefazione del Wola

Nel documento redatto in questo novembre 2003 si sottolinea come la

defenestrazione di Goni Sanchez avrebbe dovuto servire da sveglia a

Washington, colpevole di aver ignorato la crisi sempre più grave in cui

sopravvive la Bolivia, così come tutta l’America Latina, soffocata

dall’incremento della povertà e da una crescita economica pari quasi a zero,

mentre le privatizzazioni, sempre più numerose, sottraggono al subcontinente

le uniche risorse utili ad una loro possibile ripresa. La situazione

socio-economica nel paese boliviano, poi, viene resa ancora più aspra dal

rigido controllo statunitense sulle politiche antidroga, politiche che hanno

generato solo conflitti e violenze, contribuendo a stringere il cappio

intorno al collo dell’ex presidente Sanchez de Lozada. Per questo la

situazione ereditata da Carlos Mesa è, oltre che delicata, potenzialmente esplosiva, a meno che “il governo degli Stati Uniti non ripeta gli stessi errori commessi durante la presidenza di Goni Sanchez”.

A questo punto, sempre secondo l’analisi del Wola, Washington potrebbe

intraprendere due strade:

1 – provvedere significativamente all’assistenza economica del paese senza

collegare questi aiuti agli obiettivi antidroga;

2 – mantenere gli standard di distruzione delle coltivazioni di coca per il

2003 ma supportare il governo boliviano con negoziati sulle future

percentuali di coca da distruggere, dando l’avvio a nuovi studi

-indipendenti- sul commercio della coca legale, e riformando la legislazione

antidroga affinché questa colpisca effettivamente i protagonisti del

narcotraffico.

Due strade che, però, portano lontano dalla politica, finora imposta, degli

obiettivi in tempi brevi, cercando un modo, invece, di risolvere la

questione a lungo termine.

La recente rivolta esplosa in Bolivia è stata innescata dalla proposta di esportare il gas naturale boliviano attraverso un porto cileno. Una miccia accesa anche grazie alla benzina del progetto ALCA, quell’Area di Libero Commercio Americano ripudiato dai paesi del Cono Sud. Un’accusa mossa al governo di Gonzalo Sanchez anche da Carlos Mesa, ancora vicepresidente, che nello scorso ottobre dichiarò: “Se il governo non ha la capacità di capire il concetto del dialogo incondizionato, non è capace di essere un valido partner nel processo di domanda e risposta tra amministrazione e popolo”.L’ex presidente però non demorde. E dal suo asilo statunitense continua a sostenere la tesi per la quale la rivolta boliviana in realtà è stata il risultato di un progetto sovversivo nato fuori dalla Bolivia, messo in atto dalla guerriglia peruviana insieme con nuovi gruppi colombiani finanziati dai narcotrafficanti, senza tacere un supposto coinvolgimento del governo

libico.

Oltre che per queste esternazioni, Goni Sanchez era già assurto agli onori della cronaca per le sue implicazioni in casi di corruzione. Nel primo anno della sua amministrazione, il direttore dell’agenzia governativa boliviana per lo sviluppo alternativo, finanziata dall’USAID, ha ricevuto fondi della stessa USAID indirizzati al finanziamento di un affare privato del presidente, in pieno conflitto di interessi, quindi, con il suo mandato;

inoltre è stato denunciato che Goni Sanchez non avrebbe corrisposto i

benefici sociali ai suoi impiegati.

Ma c’è molto di più. Il giorno prima di rassegnare le dimissioni, Sanchez de Lozada ha firmato un decreto con il quale si assume il compito di spendere i fondi riservati, una somma molto elevata nel budget nazionale, e ha autorizzato se stesso ad approvare le spese per settembre, ottobre e novembre. Il decreto stabilisce anche che “i recenti eventi nel paese mettono in pericolo le normali attività quotidiane. come risultato, è necessario prendere il controllo delle spese di più amministrazioni centrali che mancano della necessaria documentazione e supervisione”.

Sanchez de Lozada ha avuto il supporto dell’amministrazione statunitense durante tutto il suo mandato e, ancora di più, durante le proteste. Alla fine, comunque, l’ambasciatore Greenlee ha dovuto ammettere che l’elezione di Mesa è stata comunque costituzionale e che gli Stati Uniti manterranno le promesse di ulteriori “supporti”. Il Wola commenta che la storia di questi “supporti” è ancora tutta da vedere.

E’ certo, invece, che il Parlamento europeo ha votato, lo scorso 23 ottobre, una mozione per la quale rifiutata l’asilo a Goni Sanchez, ritenuto responsabile della dura repressione e delle morti causate dal conflitto.

Di Giovanna Vitrano

Bolivia – 04/12/2003


Il Wola è il Washington Office on Latin America, un osservatorio sull’America Latina capace di analisi approfondite sugli effetti delle politiche statunitensi sui Paesi del Cono Sud. Una organizzazione quindi di tutto rispetto, che si avvale si eccellenti professionisti le cui informazioni hanno una eco profonda sulle attività esterne della Casa Bianca.