Che sia andata così è arcinoto. Mancavano solo le cifre. Le fornisce la ricerca della Camera del lavoro di Milano sui 30 mila immigrati che si sono rivolti ai suoi spo rtelli nel periodo della sanatoria. Il 98% ha versato di tasca propria il contributo forfettario (800 euro per i lavoratori dipendenti, 330 per colf e badanti) che la legge imponeva ai datori di lavoro alla consegna del kit in Posta. L’80% ci ha aggiunto tra i 1.000 e i 1.500 euro come anticipo sulla contribuzione futura. Almeno il 30% si è pagato, o sta ancora pagando, i contributi per l’anno di lavoro. Più difficile censire le vere e proprie truffe. Molti immigrati hanno pagato fino a 5 mila euro per «convincere» il padrone a presentare la domanda di regolarizzazione. La Cgil ha segnalato alla polizia una trentina di «personaggi» che hanno sottoscritto dichiarazioni di emersione false. Oppure vere, nel senso che l’immigrato effettivamente svolgeva un lavoro, ma per un padrone che è risultato avere chilometriche pendenze con la giustizia. Un edile albanese, licenziato dopo che il padrone gli ha trattenuto 8 mila euro in busta paga, e un ecuadoriano, bidonato con un centinaio di conn azionali da un tipetto poco raccomandabile che aveva un appalto da Posta celere, hanno reso testimonianza di taglieggiamenti e raggiri. Graziella Carneri e Maurizio Crippa, responsabili rispettivamente delle politiche sociali e dell’ufficio immigrati della Cgil milanese, hanno aggiunto alle cifre copiose critiche alla Bossi-Fini – «troppo rigida» – e a Palazzo Marino, «assente su tutta la linea». A Milano città sono stati regolarizzati 45 mila immigrati (metà sono badanti), nell’intera provincia le espulsioni senza possibilità di ricorso sono state 575. Dopo la sanatoria gli immigrati in regola a Milano sono 180 mila, costituiscono quasi il 14% della popolazione. La Cgil stima che il 30% degli irregolati presenti a Milano nel settembre 2002 sia rimasto tagliato fuori dalla sanatoria. Aggiungendo i nuovi arrivi, è verosimile che solo a Milano città ci siano già altri 45 mila stranieri «pronti» per una nuova sanatoria.

E non è finita qui: l’alta mobilità nel mercato del lavoro fa ricadere nell’illegalità parecchi che sono riusciti a regolazzarsi. Solo il 5% degli immigrati transitati dalla Cgil ha mantenuto l’occupazione originaria. Il 25% ha cambiato posto di lavoro almeno una volta, il 30% l’ha cambiato 2 o 3 volte, il 40% è rimasto senza un’occupazione regolare dopo aver iniziato l’iter della sanatoria. Il permesso di sei mesi concesso a chi cerca lavoro spesso scade prima che l’immigrato abbia trovato un padrone disposto ad assumerlo in regola. Va riportato a 12 mesi, come prevedeva la Turco Napolitano. I tempi d’attesa per il rinnovo del permesso di soggiorno vanno dai 6 agli 8 mesi. Per la carta di soggiorno si aspetta almeno un anno. C’è troppa burocrazia e si scarica tutta sulle questure. Due i suggerimenti della Cgil: confermare il contratto ai 1.250 lavoratori interinali impiegatati su scala nazionale per la sanatoria, smistare ai comuni le pratiche per il rinnovo dei permessi di soggiorno e i ricongiungimenti familiari.

Le quote d’ingresso sono una lotteria che non tiene conto della domanda e dell’offerta. Gli ingressi per lavoro dipendente messi in palio quest’anno sono 29.500 per tutt’Italia, 2.800 per la Lombardia, 774 per Milano e provincia. Numeri drammaticamente ridicoli, visto che per l’area milanese Unioncamere stima un fabbisogno di 20 mila lavoratori stranieri. La politica delle quote obbliga a reiterare le sanatorie, afferma Graziella Carneri. Sperare che il governo che ha fatto la Bossi-Fini rompa la gabbia delle quote è vano. «Si convinca almeno a togliere dalle quote colf e badanti».

Tra gli effetti della sanatoria, uno tocca da vicino la Cgil milanese. Gli immigrati iscritti sono passati dai 3.984 del 2002 ai 6.500 del 2003. Edili, commercio e trasporti sono le categorie con la più alta presenza di immigrati. Anche in tempi d’ordinaria amministrazi one, un centinaio di immigrati al giorno si rivolgono alla Camera del lavoro per informazioni o assistenza.

MANUELA CARTOSIO


Il 98% degli immigrati per regolarizzarsi ha pagato l’una tantum che avrebbero dovuto versare i datori di lavori. L’80% ha anticipato i contributi. Il 40% non ha un’occupazione regolare. Un’analisi della Cgil milanese su costi e taglieggiamenti della sanatoria

Idatori di lavoro l’hanno firmata, gli immigrati l’hanno pagata. Che la sanatoria sarebbe andata così era prevedibilissimo.