L’affabile Guy Philippe

Ecco avanzarsi il primo leader, il portavoce della rivolta che tiene i contatti con i giornalisti stranieri, l’affabile Guy Philippe, 35 anni, già brutale commissario di polizia nei quartieri nord di Port-au-Prince: questo paladino della democrazia è sospettato di traffico di cocaina s ia a Haiti che negli Usa; prima di iniziare la carriera poliziesca, inquadrato come ufficiale dell’esercito ecuadoregno, era stato addestrato dagli Stati uniti. Nel 2000 Philippe tentò un golpe, sette persone rimasero uccise, il tentativo fallì e lui si rifugiò a Santo Domingo. Dietro la facciata «presentabile» di Guy Philippe, si delineano i due uomini forti della rivolta. Jean-Pierre Baptiste e Louis-Jodel Chamblain, ambedue condannati per omicidio all’ergastolo e ai lavori forzati, e ambedue ex membri del Front pour l’avancement et le progrès d’Haiti (Fraph). Il Fraph era una milizia messa su con l’aiuto dei servizi segreti americani, dopo il primo golpe contro Aristide attuato nel 1991 dai generali Raoul Cedras e Philippe Biamby. Tra il 1991 e il 1994 il Fraph si rese responsabile di più di 5.000 morti e di alcuni tra i più crudeli massacri della pur efferata storia haitiana. Il Fraph si richiamava esplicitamente al regime del dittatore François Duvalier, detto papa Doc (al poter e dal 1957 alla sua morte nel 1971) e di suo figlio Jean-Claude (succedutogli nel 1971 fino alla sua fuga nel 1986): i Duvalier regnarono col terrore seminato dai Tonton Macoute, squadroni della morte in parte confluiti nel Fraph.

La coppia Jean «Tatoune» e Chamblain

Jean-Pierre Baptiste, detto Jean Tatoune, fu condannato all’ergastolo per aver partecipato a un massacro nel villaggio filo-Aristide di Raboteau, dove nell’aprile 1994 furono uccisi in 20, alcuni da fucilate, altri da percosse, altri annegati mentre si gettavano in mare per sfuggire agli attaccanti. Tra i 59 accusati di Raboteau, c’erano i generali Cedras e Biaby, che ora vivono a Panama, Louis-Jodel Chamblain, è un ex ufficiale dell’esercito d’Haiti (FAD’H), condannato in contumacia (insieme a 7 capi militari) all’ergastolo e ai lavori forzati per l’omicidio di un sostenitore di Aristide, Antoine Izméry, ucciso nella chiesa del Sacro Cuore a Port-a u-Prince l’11 settembre 1993, mentre assisteva alla messa celebrata per commemorare il quinto anniversario di un altro massacro anti-Aristide nella chiesa di San Giovanni Bosco a La Saline, baraccopoli alla periferia della capitale.

Prima del processo, Chamblain fuggì a Santo Domingo, da cui è appena tornato. Chamblain fu visto anche a Cité Soleil il 27 dicembre 1993 quando gli uomini del Fraph incendiarono questa borgata favorevole ad Aristide: 1053 case furono rase al suolo, 50 persone furono bruciate, anche se a molti cadaveri risultarono essere state tagliate le dita.

Emmanuel Toto Constant, l’istruttore

Cité Soleil e Raboteau ci portano al fondatore del Fraph, Emmanuel Toto Constant, 47 anni, figlio di un generale dell’esercito sotto François Duvalier, capo di squadroni della morte e implicato in almeno 50 omicidi. Nonostante la condanna al processo di Raboteau (su cui è sta to girato un bel documentario presentato proprio a febbraio al festival di Miami), Toto Constant vive tranquillo nel quartiere newyorkese di Queens: e non stupisce, se si pensa che negli anni `90 un ufficiale dei servizi statunitensi definì Constant «un giovane intellettuale pro-occidentale non più a destra di un giovane repubblicano».

Secondo l’Haiti Progres, tra il 1991 e il 1994 Constant era istruttore al quartier generale del Service d’Intelligence Nationale haitiano diretto dalla Cia, e organizzava il Bureau d’information et coordination, una banca dati a uso interno. Constant era stato arruolato dal colonnello Patrick Collins dell’Us Defense Intelligence Agency che lo aveva incoraggiato a formare un gruppo anti-Aristide, la Ligue haitienne de la Résistence, poi ribattezzata in Fraph.

All’epoca Constant era pagato dalla Cia 700 dollari al mese. Secondo The Nation il Fraph ricevette da Miami tra 5.000 armi semiautomatiche, in casse contrassegnate «Materiale di Polizia: non aprire». Nel 1993 Constant fu addirittura invitato al ballo per l’inaugurazione della presidenza Clinton. Ma quando la Casa bianca decise di riportare al potere Aristide, Costant si trovò preso in mezzo fra Cia e presidenza: «Io per la Cia sono come la bella donna con cui tutti vogliono andare a letto ma con cui non si esce durante il giorno» disse in un’intervista.

Métayer, leader dell’Armée Cannibale

Per chiudere il cerchio, basta ricordare che Jean Tatoune stava scontando la sua condanna quandolo scorso agosto fu liberato con un attacco alla prigione. Insieme a lui evase Amiot «Cubano» Métayer, il leader dell’Armée Cannibale che fino ad allora aveva appoggiato Aristide, nel frattempo seminando il terrore nella città di Gonaïves nel nord: lo scorso settembre il corpo di Amiot Métayer fu ritrovato crivellato da 5 pallottole e da allora il fratello minore, Butteur Métayer, scatenò la rivolta della città contro Aristide e, con l’aiuto di Jean Tatoune, riorganizzò l’Armée Cannibale nel Front Artibonite. Come ha detto Aristide al New York Times prima di lasciare l’isola: «Il Fraph è tornato».


di Marco D’Eramo

I leader del fronte anti-Aristide responsabili di stragi efferate, impuniti, finanziati dai Servizi segreti statunitensi. «Si apre un nuovo capitolo per l’isola di Haiti» ha detto il presidente degli Stati uniti George W. Bush. Ma a giudicare dalle biografie dei leaders che hanno costretto il presidente Jean- Bertrand Aristide a rifugiarsi nella repubblica centroafricana, il nuovo capitolo sarà solo un altro episodio del cruento serial che da 90 anni fa di Haiti un inferno.