Intanto i talk show cominciano a virtualizzare il dolore e la disperazione quasi come hanno fatto con le bombe “intelligenti”. Il direttore del istituto sismologico dell’Iran spiega tutto frettolosamente: Bam non c’è più, perché una città storica come Bam non poteva essere salvata con provvedimenti preventivi. Hanno fatto di Bam antica e nuova tutt’uno, prevedendo che anche i media stranieri si sarebbero occupati più della storia di Bam che della povertà dilagante dell’Iran e della regione di Kerman. Questa è l’ipotesi migliore, nella peggiore parleranno del Deserto dei tartari di Dino Buzzati, così si avrà il primato dell’arte sulla morte e la povertà, così i governanti saranno senza colpa perché non possono intervenire sulle scelte della provvidenza. Strana storia questa, già, dimenticano che uno dei siti nucleari più potenti e segreti dell’Iran è nelle prossimità della zona colpita. Esiste una cronologia macabra di terremoti che hanno colpito nei secoli l’Iran e la regione oggi colpita. La realtà è molto semplice e chiara: di terremoto si muore perché poveri. I terremoti danneggiano zone dove non esiste una politica abitativa ed una urbanistica che assicuri la resistenza all’urto devastante, ma per fare tutto questo i bilanci statali dovrebbero dedicare interi capitoli di bilancio per contribuire alla sicurezza degli edifici. Questo può avvenire solo nei paesi dove esiste un sistema democratico. In un paese democratico la gente ha diritto e la possibilità di esprimersi contro le politiche di riarmo contro le privatizzazioni contro il nucleare e per la salvaguardia dell’ambiente e per la vita. Nelle realtà come quella iraniana l’unica libertà di scelta permessa è quello di come morire, per come vivere decide il governo e anche questo per pochi “eletti”. Si può scegliere se morire di fame: sono agghiaccianti le statistiche sui bambini di strada rilasciate dal governo stesso. Si può scegliere di morire protestando per le libertà fondamentali: i dati delle fucilazioni e l’ennesima condanna da parte dell’alto commissariato per i diritti umani ne sono la prova. Si può morire solo per aver aderito ad uno sciopero; per aver esposto un adesivo sul vetro dell’ auto per sostenere un referendum; si può morire per Aids. Infine si può morire di povertà o, se sei fortunato sotto le macerie di un terremoto. Come capitato a Bam. Insomma in Iran si muore a buon mercato.

Alì Ghaderi, responsabile esteri dei Feddayn del popolo iraniano.


Oggi gli iraniani ancor una volta sono in lutto per la rabbia della natura, il terremoto che distrugge e cancella una città intera, Bam. Le Tv iraniane hanno trasmesso l’apocalisse. Si è visto un deserto non fatto di sabbia ma di detriti. Le persone che sono sdraiate sulla strada impolverate e insanguinate. Feriti e cadaveri, adolescenti con bimbi in braccio che guardano il vuoto.