“Ogni giorno 4000 bambini nel Sud del mondo potrebbero essere salvati dalla morte per malattie e denutrizione se fossero allattati al seno e non con latte in polvere” (UNICEF / Organizzazione Mondiale della Sanità). “Nelle società povere”, sostiene l’UNICEF, “i bambini allattati artificialmente sono 25 volte più esposti alla morte di quelli allattati al seno”. Nonostante ciò molte società produttrici di latte in polvere, pur di vendere i loro prodotti, non si fanno scrupoli a promuoverne l’uso con tecniche di marketing irresponsabili. UNICEF e OMS hanno redatto un Codice Internazionale che bandisce queste tecniche di marketing; diverse aziende dichiarano di attenersi al Codice, ma monitoraggi indipendenti ed episodi clamorosi hanno messo in luce molte gravi infrazioni del Codice da parte di tutte le compagnie, ma soprattutto ad opera della multinazionale Nestlè, che detiene il più vasto mercato di latte in polvere nel Terzo Mondo.

Ma perché nei paesi poveri e in via di sviluppo l’allattamento artificiale uccide?

Il problema non sta solo nella natura del latte in polvere, meno nutritivo e protettore del latte materno, ma nel modo scorretto in cui viene presentato alle madri. Attraverso innumerevoli e gravi violazioni del Codice Internazionale, le compagnie inducono le madri ad abbandonare l’allattamento al seno in favore del latte artificiale. I produttori pubblicizzano il latte in polvere non come un sostituto del latte materno nei casi estremi in cui esso non possa essere usato (madre deceduta o gravemente malata, abbandono) ma come simbolo del progresso e di salute a priori. Oltre a distribuire cartelloni pubblicitari recanti immagini di bambini sani e paffuti negli ospedali, le ditte produttrici si mettono in contatto con i medici locali. Organizzando corsi e seminari per il personale sanitario fanno entrare in uso i loro prodotti negli ospedali. In passato, i rappresentanti delle ditte arrivavano a fingersi infermieri per convincere le donne incinte a comprare il prodotto commercializzato. In questo sono molto facilitati dalla carenza di informazioni mediche (spesso le uniche disponibili sono proprio quelle fornite dalle ditte produttrici).

Una delle più redditizie tattiche di marketing usate è fornire prodotti gratis agli ospedali e ai reparti di maternità. In molti casi, viene dato abbastanza latte perché tutti i bambini nati all’ospedale siano allattati con il biberon. Alle madri viene spesso dato anche un barattolo campione da portare a casa. Dare il latte con il biberon ai neonati fa sì che il latte materno venga progressivamente a mancare e l’allattamento al seno diventi impraticabile. Di conseguenza il bambino diventa dipendente del latte artificiale. Una volta a casa, le madri non ricevono più il latte gratis, ma se lo devono comprare. Ma le famiglie guadagnano troppo poco per attenersi alle dosi prescritte. Pertanto, non deve stupire se il latte è annacquato diverse volte più del prescritto, con il risultato finale che i bambini, lungi dal crescere belli e robusti, diventano rachitici e sottopeso fino a morire.

La seconda ragione per cui l’allattamento al biberon uccide è la mancanza di igiene. L’acqua con cui il latte è preparato è spesso malsana ed è impossibile sterilizzare biberon e tettarelle senza la comodità del fornello e senza disinfettanti. Mamme con pochi soldi, poche comodità e poche conoscenze igieniche somministrano ai loro bambini latte allungato in biberon a malapena sciacquati, con tettarelle esposte all’aria, su cui si posano di continuo decine di mosche. Le inevitabili conseguenze sono infezioni intestinali che provocano diarree mortali.

L’OMS e l’UNICEF stimano che la morte di circa un milione e mezzo di bambini, su circa undici milioni che muoiono ogni anno, avvenga nei paesi a basso reddito per mancanza di allattamento al seno. Molti di più sono quelli che non muoiono, ma costituiscono un grave fardello per le famiglie e per la società, a causa della malnutrizione, delle infezioni e delle conseguenze che tali problemi hanno sullo sviluppo dei bambini stessi.

L’UNICEF, insieme a diverse ONG e all’OMS, da 20 anni condanna e combatte la promozione dei surrogati artificiali del latte materno nei reparti di maternità degli ospedali e nelle altre strutture sanitarie dei Paesi in via di sviluppo. Dal 1981 esiste un apposito Codice Internazionale sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno, sottoscritto dall’UNICEF, dall’OMS, da varie ONG e da rappresentanti dell’industria di alimenti per bambini. Numerose violazioni commesse da alcune industrie multinazionali del settore sono state denunciate, nel 1996 per esempio, con il rapporto Cracking the Code (Infrangere il Codice), redatto dall’Inter Agency Group on Breastfeeding Monitoring (Gruppo Congiunto per il Monitoraggio dell’Allattamento al Seno). La Nestlè è stata riconosciuta tra i maggiori responsabili di questo tipo di violazioni, ed è quindi stata fatta oggetto di una campagna di denuncia che è tuttora in atto, dato il reiterarsi di questi comportamenti. La vera e propria campagna di boicottaggio è condotta da una rete di organizzazioni non governative, che agisce sia a livello internazionale sia a livello italiano.

La Nestlè era già stata fermata dai consumatori di tutto il mondo mediante un boicottaggio internazionale durato dal 1977 al 1984. Si era allora impegnata a comportarsi correttamente, ma dopo poco ha ripreso a violare il Codice e a promuovere la vendita omicida. Nel 1988 è stato lanciato dal IBFAN (International Baby Food Action Network) un nuovo boicottaggio nella maggior parte dei paesi in Europa ed in America. In Italia il boicottaggio è iniziato nel 1993.

I comportamenti non corretti e le violazioni del Codice Internazionale non riguardano comunque solo i paesi in via di sviluppo ; sono ben documentati anche nei paesi ricchi, USA in testa, ed in Italia. Nell’ottobre 2001 è stata presentata a Roma, in una sala del Campidoglio, un’importante pubblicazione “Il Codice Violato” realizzato dalla Coalizione Italiana per il Monitoraggio del Codice, che documenta le violazioni del Codice Internazionale perpetrate in Italia.

Nel marzo 2000 Nestlè, Nutricia, Milupa, Abbot, Heinz (Plasmon) e Humana sono state condannate da una sentenza dell’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato ad una multa che oltrepassa complessivamente i 6 miliardi di lire. Tali compagnie sono state condannate per avere illegalmente organizzato un cartello per il controllo dei prezzi, allo scopo di mantenerli a livelli doppi, in media, rispetto a quelli praticati in altri paesi europei.

Il cartello si avvale di due meccanismi principali:

1. Il primo consiste nella vendita di prodotti solo in farmacia, con un rigido controllo dei prezzi, escludendo dal circuito di commercializzazione le catene di supermercati.

2. Il secondo meccanismo, invece, è una chiara violazione del Codice Internazionale, perché consiste nella fornitura gratuita di latte in polvere ai reparti maternità degli ospedali pubblici e privati, mediante una caratteristica “turnazione mensile”. Questo meccanismo rinforzato da regolari donazioni di attrezzature richieste spesso dagli stessi ospedali, condiziona le successive scelte di acquisto dei genitori, a cui spesso sono consegnate lettere di dimissione per i neonati in cui vengono prescritti i nomi dei sostituti del latte materno.

In merito alla fornitura gratuita di latte in polvere ai reparti maternità degli ospedali, si tratta, come già dicevamo sopra, di una pratica proibita dal Codice in modo esplicito; l’Italia ha sottoscritto il Codice nel 1981 e nel 1994 ha emesso il Decreto Ministeriale numero 500 su questo argomento. Ma la normativa italiana permette comunque alle aziende la fornitura gratuita di campioni di latte artificiale alle strutture sanitarie. Basta che ne faccia richiesta un responsabile, come un primario o il direttore sanitario.

Ma se qui in Italia le violazioni “intaccano” soprattutto il portafoglio (ma anche la salute: i bambini alimentati artificialmente non godono in generale della nutrizione ottimale e della protezione della salute fornita dal latte materno), nei paesi del Sud del mondo causano la morte di milioni di neonati innocenti! Perché allora non contrastare l’operato di queste multinazionali che si permettono di aggravare una situazione già drammatica qual’è la mancanza di cibo e risorse, scoraggiando e di fatto impedendo una corretta informazione alle mamme e il sacrosanto diritto di allattare al seno i loro bambini? Siamo consapevoli che il problema della fame non è di facile e rapida soluzione, ma nel caso delle morti per mancanza di allattamento al seno, la soluzione al problema sarebbe così semplice e naturale (è proprio il caso di dirlo!). Tra l’altro, “anche in condizioni di estrema malnutrizione una madre continua a produrre il latte necessario al bambino… Nutrire di più la madre costa solo un decimo del latte artificiale per il bambino” (The Lancet, rivista specializzata di medicina).

Tratto da www.carta.org


Per molto tempo l’attenzione pubblica è stata tutta rivolta alla guerra in Iraq, ma esiste anche una guerra di natura diversa, di cui si parla sporadicamente, ma non per questo meno tragica o con meno vittime o meno conseguenze drammatiche. Si tratta della “guerra” dei sostituti del latte materno.