dal manifesto di mercoledì 9 gennaio
Et peperit murem. La montagna di spazzatura di Napoli e della Campania ha finalmente partorito un topolino: le proposte di merito di Prodi per fronteggiare l’emergenza irritanti quanto banali e inadeguate. Ma c’è stato un parto ben più grave e mostruoso, che riguarda la nomina a commissario straordinario di Gianni De Gennaro. Le notizie di agenzia fanno sapere che il capo della polizia sarà affidato da un vice, il generale Franco Giannini. Si dovrebbe supporre che, così come De Gennaro, quest’ultimo abbia elevata competenza se non in materia di gestione dei rifiuti, quanto meno in tematica di politiche urbane o del territorio. Ma è ovvio che non è così. La scelta di nominare un poliziotto e un militare per gestire una questione di grande rilevanza sociale ed economica mostra come il vizio della scorciatoia securitaria, già mostrata in altre occasioni (pensiamo alla questione degli immigrati rumeni) stia diventando una solida abitudine del governo Prodi.
Ma c’è un dato ancora più grave – quasi doloroso – nella scelta di De Gennaro. Era lui a capo della polizia quando a Napoli ci fu quella sorta di massacro a piazza Municipio dove la violenza colpì non solo i giovani manifestanti ma anche le mamme e altri rispettabili cittadini presenti in piazza, data la chiusura di tutte le vie d’uscita.
Qualche giorno fa, su queste pagine, avevo presentato la richiesta dell’intervento dell’esercito come l’ennesima provocazione fascisteggiante della Lega. Ora abbiamo invece esercito e polizia. Con tutto il rispetto per le forze dell’ordine. Non si capisce a che serva il loro impiego per affrontare il problema dei rifiuti. Avessero affiancato il poliziotto a un tecnico o un amministratore competente, la scelta sarebbe stata forse non condivisibile ma almeno comprensibile. Così invece si è solo voluto sottolineare che il problema è di ordine pubblico.
D’altronde questo sembra essere dimostrato dalle proposte, rispetto alle quali non si vede la differenza con quelle di Bassolino e degli altri commissari. La costruzione del termovalorizzatore di Acerra che (insieme ad altri due) viene proposta come una sorta di uovo di Colombo è quello che Bassolino (e Romiti) hanno sempre voluto e che ha determinato la scomunica del vescovo di Acerra da parte di Bassolino per essersi opposto. Ora lo si farà funzionare grazie all’intervento delle forze armate?
Per l’emergenza poi il piano del governo impone l’utilizzazione dei siti individuati dalla legge del 2007. Sembra facile, ma finora le discariche di volta in volta prese in considerazione sono risultate inidonee. Difficile che le forze dell’ordine risolvano questo problema tecnico.
Certamente le soluzioni indispensabili per l’attuale emergenza di Napoli non possono che avere carattere di tampone ed essere tutte inidonee. Ma perché esse vengano accettate è necessario che ci sia il consenso a livello di massa e non la militarizzazione del territorio. E c’è un aggravante. È vero che non bisogna veder la camorra dappertutto, ma ci sono segnali che proprio su questo terreno bande camorristiche si siano mobilitate qua e là (compresa Pianura). Non saranno il confronto armato e lo scontro frontale a ridurre la tensione e isolare la camorra.
Con una scelta repressiva si finirà solo per darle più forza. Insomma, peggio di così non poteva andare.

di Enrico Pugliese – il manifesto