I risultati elettorali puniscono l’ambizione di chi ha voluto correre da solo, ma sanzionano soprattutto la gestione fallimentare della campagna elettorale da parte della Sinistra Arcobaleno.
Non si è stati capaci neppure di un accenno di autocritica o di distinguo rispetto all’esperienza del governo Prodi, magari a partire dalle politiche sull’immigrazione e dalla politica estera. Sulle regole della rappresentanza non si è riusciti a lanciare segnali di autentica discontinuità rispetto al passato verso quell’area sempre più ampia che da tempo si stava orientando per l’astensione. A questo si è aggiunto un atteggiamento fin troppo morbido nei confronti della proposta neo-liberista del Partito democratico. Pochissimi ed imbarazzati accenni alle campagne antirom indette nella Roma veltroniana, solo qualche accenno al tema dell’asilo e dell’accoglienza. Ormai lasciata nel cassetto la chiusura, o «il superamento» dei centri di detenzione amministrativa per immigrati. Definitivamente riconosciuti come alleati i dittatori dei paesi nordafricani che collaborano con le polizie di tutto il mondo per arrestare, torturare e deportare i migranti in Africa. Non si possono nascondere tutti questi silenzi dietro lo schiacciamento subito dai mezzi di informazione gestiti dal duopolio Veltroni-Berlusconi. E’ proprio mancata una politica realmente alternativa capace di cogliere la molteplicità dei luoghi di conflitto, i nuovi confini interni di un paese sempre più diviso, ben diversi dai tradizionali conflitti operai.

I risultati delle elezioni hanno anticipato le peggiori riforme istituzionali con il risultato di negare a milioni di italiani una qualsiasi rappresentanza parlamentare. I nuovi rapporti di forza scaturiti dalle urne elettorali riducono la democrazia in Italia, e permetteranno ai Fini ed ai Bossi di turno di tradurre in nuove leggi repressive e in coperture operative i loro appelli elettorali in difesa delle forze di polizia coinvolte nel massacro di Genova , legittimando per il futuro pratiche poliziesche cilene, con un supporto generalizzato al razzismo nei confronti degli immigrati. Per ottenere questo risultato occorrerà mettere il bavaglio a quella parte della magistratura che non si è ancora allineata con i vertici giudiziari e con le gerarchie politiche e militari oggi dominanti. I processi di Genova e di Cosenza saranno la cartina di tornasole di questo prossimo attacco alla magistratura. E’ a rischio lo stato di diritto e la indipendenza della magistratura. E’ a rischio il futuro di migliaia di giovani.

Di fronte alla scomparsa della rappresentanza parlamentare di milioni di italiani è importante aggregare le forze per combattere battaglie, anche sul piano legale, in favore dei migranti e dei cittadini più deboli, in nome dei principi di solidarietà e di libertà. Da domani si prospettano attacchi violenti contro tutte le sedi di aggregazione della protesta sociale. C’è il rischio che le macellerie alla Diaz si ripetano ancora dentro i centri sociali e i luoghi dell’autoorganizzazione, come le case occupate. I macellai sono tutti ancora ai loro posti, hanno fatto proseliti, e qualcuno è stato pure promosso, presto arriverà per tutti una riabilitazione generale.

Una situazione di democrazia a rischio, se non una dittatura strisciante, come altre dittature in passato scaturita dalle urne elettorali, con la politica che si appoggia sulle alte gerarchie poliziesche, oltre che sui potentati economici, per imporre con la forza le sue regole, per abbattere ogni possibilità di dissenso. In questa direzione la scelta – oggi sconfitta- del Pd di correre da solo e la campagna distruttiva condotta da questo partito contro la sinistra arcobaleno è stata una ulteriore occasione di legittimazione di quei progetti che negli anni ottanta costituivano solo il piano di propaganda della loggia massonica P 2 di Licio Gelli. Oggi, in gran parte, quel piano di sovversione antidemocratica è diventato realtà.
La vittoria delle destre, frutto delle scelte del PD e degli errori dei gruppi dirigenti della sinistra [tutta], basti pensare alla questione dei rifiuti in Campania [con la difesa ad oltranza di Bassolino] ed allo sfascio dell’Università pubblica, completato dal ministro Mussi, mette a rischio l’intero impianto costituzionale che adesso si tenterà di stravolgere in nome del federalismo, a partire dal principio di legalità

Ci hanno consegnato ad una sconfitta che ricadrà per anni sulle nostre spalle. Siamo ben consapevoli che non avremo più nulla a che fare con le attuali segreterie di partito, dopo le elezioni le macchine elettorali costruire in occasione del voto imploderanno. Occorre ripartire da quello che siamo, da quello che facciamo e dai rapporti di solidarietà che abbiamo costruito ogni giorno, irriducibili a salire sul carro del vincitore, memori delle responsabilità di chi ci ha consegnato alla sconfitta, consapevoli che è ancora possibile costruire nuove soggettività, carichi della nostra esperienza, per restituire speranze ai nostri ideali, per lottare ancora per un mondo più giusto.

di Fulvio Vassallo Paleologo Università di Palermo