Con i lavoratori della SOGEFI

presidio permanente contro la chiusura della fabbrica
I lavoratori della SOGEFI presidiano la fabbrica contro 230 messe in mobilità.
Striscione degli operai della SOGEFI

Da mercoledì 30 aprile nello stabilimento della SOGEFI a Virgiliana (Mantova) è nato un presidio permanente formato dai lavoratori e le lavoratrici che rischiano di rimanere senza impiego in quanto il gruppo CIR che controlla l’azienza ha intenzione di chiudere la fabbrica per delocalizzare le attività in Slovenia, Spagna e Inghilterra. I 230 lavoratori sono stati messi in mobilità per 75 giorni nonostante il successo economico del gruppo; la loro reazione alla notizia, arrivata il 29 aprile, è stato un corteo svoltosi mercoledì che è giunto fino in consiglio comunale, e la nascita di un presidio permanente davanti alla fabbrica.

Proprio intorno la giornata che celebra la dignità e il diritto del lavoro, la faccia progressista del capitalismo italiano ha comunicato ai lavoratori dell’azienda la decisione presa. Ciò nonostante il presidio ha deciso di festeggiare ugualmente la festa dei lavoratori, organizzando una risottata all’interno dei cancelli.Il corteo del giorno precedente era giunto in consiglio comunale, dove ha incontrato tutte le rappresentanze politiche della città, che hanno votato un ordine del giorno (che si sa, non si nega a nessuno), in cui si invita l’azienda a tornare sui suoi passi, a non licenziare gli operai, a non chiudere la fabbrica, a non trasferire le scorte. In realtà il trasferimento delle scorte è già iniziato, e alla SOGEFI si organizzano per difendere il proprio posto di lavoro.

Cartello appeso sui cancelli della fabbrica della fabbrica

Senza cadere in nessun tipo di vittimismo gli operai ci hanno raccontato di come per loro sia ancora difficile rendersi conto della situazione. Per le molte donne, alcune delle quali sposate con altri operai della fabbrica, si aggiunge l’insulto di sentire giustificata la situazione come meno drammatica per la loro consistente presenza. Potrebbero infatti contare sul sostegno familiare, secondo Alberto Obert, direttore delle risorse umane. Cristina, delegata FIOM in fabbrica, racconta che -nonostante la crisi economica mondiale, e la flessione del mercato degli autoveicoli- l’azienda era in ottime condizioni. Per questo lei e gli altri delle RSU, a seguito di cambiamenti anormali all’interno della fabbrica (aumento delle scorte, aumento dei turni notturni), erano andati a chiedere spiegazioni. In risposta hanno sempre ottenuto rassicurazioni e promesse che lo stabilimento di Mantova avrebbe continuato la sua produzione.

Uno dei figli degli operai SOGEFI

Per queste promesse infrante, oltre allo spirito di solidarietà che anima il presidio, rimane la rabbia di chi rischia di vedere calpestata la propria dignità dall’arroganza di produttività e profitto. Elementi che diventano sempre più importanti nella nostra società, a scapito dei diritti conquistati con le lotte del movimento operaio. Il presidio proseguirà nei prossimi giorni, dimostrando che rimuovere i conflitti dai programmi politici e dai discorsi dei media non li rimuove dalla realtà.

CHI È LA SOGEFI
La SOGEFI è la società che gestisce lo stabilimento a Virgiliana, quartiere periferico di Mantova. Ha avuto contatti con “l’imprenditoria illuminata” mantovana: nel 1996 sotto un Matteo Colaninno alle prime esperienze, oggi è di proprietà di De Benedetti attraverso la CIR – la stessa che attraverso il gruppo de L’Espresso controlla la Gazzetta di Mantova.
Nel 2000 l’azienda aveva già provveduto alla chiusura di un’altro stabilimento a Castelbelforte; 100 lavoratori erano stati messi in mobilità, e -con qualche eccezione- erano stati riassorbiti nello stabilimento della Virgiliana. A seguito dell’approvazione della legge 30, poi, l’azienda aveva iniziato a fare uso regolare di contratti precari, portando per un periodo il numero di lavoratori interinali a 85. Attualmente i lavoratori interinali sono circa una quindicina. Nel 2004, 30 lavoratori erano stati messi in mobilità e poi licenziati.
L’azienda si trova attualmente in ottime condizioni economiche: il fatturato del 2007 è stato di 1071,8 milioni, un utile netto di 52,2 milioni di euro, con un aumento del 2,8%. La motivazione della chiusura non è dunque da ricercarsi in una condizione di crisi, ma in una ricerca di un aumento di profitto: le attività produttive (definite “rami secchi”, nonostante i loro ottimi risultati) saranno delocalizzate in Inghilterra, Spagna, Slovenia.

testimonianza di Cristina, delegata FIOM nello stabilimento

di MantovAntagonista – Sinistra Critica