A trent’anni dall’approvazione della legge 194, siamo costrette ad assistere ai continui attacchi al diritto delle donne all’interruzione volontaria di gravidanza. Un diritto legalmente riconosciuto, ma che nella pratica stenta a trovare applicazione. La prossima approvazione della pillola abortiva Ru486 in Italia ha infatti suscitato forti critiche dal Vaticano e dalla maggior parte delle forze di Governo. In fondo c’era da aspettarselo: non poteva essere altrimenti nel paese del Vaticano, del “family day”, degli obiettori di coscienza, del movimento “pro-life”! C’era da aspettarsi che vecchi uomini col sottanone e politicanti in giacca e cravatta, avrebbero avuto più voce delle donne per quanto riguarda i loro diritti. A dispetto dell’Europa e del mondo, in Italia l’utilizzo della Ru486 non è possibile. Con un ritardo di vent’anni stiamo assistendo ora al dibattito che la scoperta della pillola suscitò a suo tempo nel mondo. Un dibattito che non ha più senso portare avanti, visto il successo del farmaco.
La Ru486 è autorizzata in quasi tutto il mondo. Secondo alcune stime, viene usata ogni anno da tre milioni di donne. E’ un farmaco approvato dall’Unione europea, vietato soltanto in Irlanda, Portogallo e Italia. La pillola è già commercializzata in una ventina di paesi al mondo e in quasi tutta Europa (Francia, Austria, Germania, Belgio, Danimarca, Gran Bretagna, Grecia, Spagna, Svizzera, Svezia, Lussemburgo, Olanda, Finlandia, Norvegia). In Francia, dove la Ru486 è commercializzata dal 1989, metà delle donne (il 46%) sceglie l’aborto chimico. Nel settore pubblico la percentuale è leggermente più alta (49%) ed è in continuo aumento. Nel 1998 in Svezia il 30% degli aborti e’ realizzato con la RU486. Dal primo novembre 1999 è autorizzata in Svizzera ed accessibile in gran parte degli ospedali e degli studi medici ginecologi. Nel 2007, il 56% delle interruzioni di gravidanza in Svizzera si sono fatte con questo metodo. Inoltre la pillola è venduta in India e in Cina come farmaco generico.

La Ru486 (mifepristone) è il farmaco utilizzato nell’approccio farmacologico all’interruzione di gravidanza, in alternativa all’aborto chirurgico. È uno steroide sintetico con spiccata attività antagonista verso recettori del progesterone e si assume per via orale. Il progesterone è l’ormone che assicura il mantenimento della gravidanza, quindi la pillola Ru486 determina il distacco della mucosa uterina, con un processo simile a ciò che avviene durante la mestruazione. Solitamente dopo un paio di giorni, la donna deve poi assumere un altro farmaco, il prostaglandine, sotto forma di ovulo vaginale o per via orale, che favorisce l’espulsione del feto. Il metodo che prevede le due somministrazioni è efficace tra il 92% e il 99% dei casi (a seconda del trial clinico in esame). Si stima una mortalità materna dell’1,1 ogni 100 mila donne: qualcosa come cinque volte di meno del Viagra e dieci volte inferiore alla mortalità in gravidanza.

E’ criminale l’intensa opera di disinformazione portata avanti dal Vaticano, dalla politica e dai media. La Ru486 non è un veleno che la donna si somministra per uccidere il bambino, come ha dichiarato Gabrio Zacchè, primario di Ginecologia, nella rassegna stampa del 28 dicembre. La Ru486 è un farmaco efficace e che comporta rischi bassissimi. Allevia il trauma psicologico e fisico che l’aborto chirurgico può comportare ed è assurdo e crudele costringere le donne a soffrire per una scelta che spetta solo a loro.

Collettivo femminista “Colpo di streghe”
Mantova

di Collettivo femminista "Colpo di streghe" – Mantova