contro le speculazioni del capitale privato con la complicità della politica

Sabato 21 marzo ci sarà una manifestazione contro le megadiscariche di amianto con partenza alle ore 10.30 da Corte Madama (che si trova tra Crema e Cremona sulla Paullese, uscita Castelleone-Corte Madama) fino al luogo in cui vorrebbero realizzare una delle due megadiscariche in provincia di Cremona.
La manif. ha rilevanza regionale e ha lo scopo, oltre a quello specifico di bloccare la realizzazione delle due megadiscariche di amianto e di modificare il PRAL in modo da non lasciare più l’iniziativa ai privati per la realizzazione delle discariche, di denunciare le politiche criminali della giunta regionale in materia ambientale (vedi la proposta di modifica dei criteri per la realizzazione delle discariche per abolire di fatto le distanze di rispetto dai centri abitati e l’abominevole legge urbanistica che permetterà ai vari speculatori di mettere le mani sulle aree verdi ecc…) e di evidenziare che é in atto una vera e propria “deregolazione” in vista dell’Expo 2015.
Le dinamiche che regolano il tentativo di realizzare le due megadiscariche d’amianto in provincia di Cremona, a Cappella Cantone e Cingia de’ Botti, (decisione preordinata insieme con la giunta regionale di cavatori speculatori e ditte fantasma, individuazione dei siti secondo la logica del profitto del richiedente ma dannosi per la salute ed il territorio senza permettere ai cittadini interessati di dare un parere) sono IDENTICHE per la megadiscarica di rifiuti nocivi di Senna Lodigiana (quasi 2 milioni di mc in AREA GOLENALE di PO , per cui in caso di forte piena i rifiuti arriverebbero fino a Venezia)
E infatti parteciperanno alla manif. anche cittadini della provincia di Lodi oltre che al comitato NOEXPO di Milano, all’associazione esposti amianto di Milano e a vari comitati di difesa della salute e del territorio.
Facciamo appello a tutte le realtà antagoniste, a tutti gli organismi di lotta impegnati sul territorio a venire a manifestare sabato 21 marzo a Corte Madama (CR) contro le speculazioni del capitale privato con la complicità della politica.
L’altra Lombardia – SU LA TESTA
per info e adesioni
laltralombardia@laltralombardia.it
Per maggiori informazioni:
Scarica e diffondi il volantone “Perché siamo contrari alle megadiscariche di amianto che la Regione Lombardia vuole realizzare in provincia di Cremona”
http://www.laltralombardia.it/public/2009/noallemegadis…e.zip
MANIFESTAZIONE CONTRO LE MEGADISCARICHE DI AMIANTO IN PROVINCIA DI CREMONA
Sabato 21 marzo 2009 a Corte Madama (Cremona) con inizio alle ore 10.30.
Appello all’adesione e partecipazione
L’amianto è il più grande assassino industriale finora conosciuto, l’amianto è il male del secolo sia in materia di salute dei cittadini che di ambiente.
Si calcola che vi siano in Italia 32 miliardi di tonnellate vale a dire 8 milioni di mq di amianto da smaltire tra eternit ed amianto friabile di cui 2 milioni e mezzo nella sola Lombardia. E le stime sono per difetto.
Dall’amianto bisogna quindi uscire e bisogna farlo in fretta; nessuna esposizione può e deve essere ammessa in quanto è stato ampiamente dimostrato che l’inalazione delle fibre di amianto è letale.
10 anni è il limite massimo proposto dalla Conferenza nazionale italiana non governativa del 2004 entro il quale l’amianto deve essere censito e poi eliminato.
(Da uno studio del CNR del 2007) Quasi 9 milioni di italiani vivono in zone ad elevato rischio ambientale e sanitario, 6mila le aree di interesse regionale, 58 quelle contaminate da amianto, 1120 stabilimenti a rischio incidente. L’Organizzazione Mondiale della Sanità dice che vi sono 60mila morti l’anno per disastri ambientali.
Non possiamo più permettere che le istituzioni a tutti i livelli non intervengano, ciascuna per il suo ruolo, in difesa dei diritti fondamentali come il diritto alla salute dei cittadini.
L’amianto va considerata a tutti gli effetti un’emergenza nazionale, ma non è considerata tale dalle istituzioni di questo paese che anzi “risparmiano” sulla vita dei cittadini.
Qualche esempio:
Le previsioni di costo del PRAL (Piano Regionale Amianto della Lombardia) fatte nel 2004 erano circa 5 milioni di euro, ma si è poi approvata una spesa, con gli stessi interventi e le stesse azioni, di poco più di 1 milione e mezzo di euro
La Regione Lombardia ha indicato il sito della ex Fibronit in comune di Broni (PV) come sito prioritario da bonificare perché nell’area c’è la più alta mortalità per mesotelioma, ma poi ha dato disponibilità solo per 3,5 milioni di euro a fronte dei 20-25 milioni necessari.
La Regione Lombardia ha pronti invece finanziamenti diretti per le Piccole e Medie Imprese per un totale di 1 miliardo di euro e 11 milioni di euro a sostegno delle scuole private!
La provincia di Milano ha tagliato i fondi (600mila euro) per la bonifica di amianto degli edifici provinciali.
E se consideriamo la vergognosa indifferenza verso le vittime dell’amianto, argomento che in questa sede possiamo solo accennare, l’elenco delle ingiustizie e inadempienze dei vari governi si allunga in maniera impressionante.
I lavoratori morti a causa dell’amianto sono 5000 ogni anno e decine di migliaia i lavoratori muoiono a causa di altre sostanze cancerogene, ma il singolo lavoratore colpito da malattia professionale, o i suoi familiari in caso di decesso, devono sobbarcarsi un doloroso e difficile percorso di lotte anche legali per ottenere il riconoscimento di quanto gli spetta per diritto fondamentale: il diritto alla salute e alla propria integrità fisio-psichica e anche al giusto risarcimento.
La situazione degli interventi di bonifica
Nel 2005 la Regione Lombardia si era impegnata a smaltire in 10 anni 800mila metri cubi di eternit stimati. A fine 2008 la Regione Lombardia non ha neanche a disposizione la mappatura dei siti da bonificare; ci sono solo i dati del telerilevamento – 2 milioni e mezzo di coperture di eternit da bonificare – senza contare che il telerilevamento si è dimostrata una tecnica non completamente affidabile.
Le discariche in funzione sono poche e in via di esaurimento, sono in via di approvazione solo due a Brescia e solo per il fabbisogno della provincia, alcune domande sono state respinte come a Treviglio (BG), e a Castiglione delle Stiviere (MN) il sindaco si è accordato con il privato che ha ritirato la domanda ed ora al posto della discarica faranno un centro commerciale.
A Broni i cittadini chiedono a gran voce la discarica di servizio per l’ex Fibronit ma la Regione non la fa, al contrario pensa invece di far diventare Cremona la pattumiera di amianto di tutta la Lombardia nonostante il parere contrario della popolazione, degli enti locali e delle associazioni di categoria.
La situazione a Cremona
A Cappella Cantone e a Cingia de’ Botti sono in via di approvazione due megadiscariche che sarebbero le più grandi della Lombardia e tra le più grandi in Europa. Diventerebbero quindi dei luoghi ad elevatissimo impatto ambientale da dover poi a loro volta essere bonificati.
A Cappella Cantone i cavatori più potenti della zona, i Fratelli Testa, hanno pensato bene di sfruttare una ex cava destinata a recupero ambientale acquisendo parte del terreno pagandolo il doppio del valore di mercato (circa due milioni di euro) senza avere ancora l’autorizzazione. Si parla di un business di 180milioni di euro per gestire una megadiscarica di 260mila metri cubi, che può essere ampliata perché il bacino dell’ex cava è di circa 800mila metri cubi, vicina ai centri abitati e in una zona con falde acquifere affioranti.
A Cingia de’ Botti una società “fantasma”, Vitalba srl, costituita solo a fine 2007, con 10.000 Euro di capitale da due società lussemburghesi, controllate a loro volta da società panamensi senza nemmeno una scrivania come sede legale, vuole realizzare una megadiscarica di amianto da 400mila metri cubi.
Per giustificare la necessità delle discariche l’assessore regionale Buscemi sostiene che siccome di amianto si muore, l’amianto va smaltito e quindi sono necessarie le discariche. Afferma però anche che non spetta alla Regione elaborare un piano regionale di smaltimento, ma solo definirne i criteri e che quindi lo smaltimento è lasciato al libero mercato.
Anche noi sosteniamo che le discariche di amianto sono necessarie e bisogna quindi realizzarle da qualche parte, ma lasciare all’iniziativa privata la soluzione dello smaltimento dell’amianto è da irresponsabili oltre che sbagliato per principio; vuol dire lasciare nelle mani di cavatori speculatori e società fantasma il destino della nostra salute e noi diciamo NO.
I rifiuti di amianto sono rifiuti speciali che devono essere movimentati il meno possibile (lo prevede la normativa comunitaria) per cui le operazioni di smaltimento, dalla rimozione al trasporto fino al conferimento in discarica, sono operazioni che vanno effettuate con la massima perizia e rispettando rigorosamente le norme tecniche.
Autorizzare una discarica comporta responsabilità altissime perché è in gioco la vita o la morte delle persone e la qualità delle vita delle stesse. Bisogna, di conseguenza, adottare rigorosamente tutte le tutele previste per il rispetto della salute dei cittadini e dell’ambiente.
L’amianto è un’emergenza nazionale ed in particolare in Lombardia la situazione è disastrosa, quindi va attuato urgentemente un piano di smaltimento regionale per l’amianto che parta dalla prevenzione e rimozione fino allo smaltimento corretto.
Bisognerà seriamente prendere in considerazione anche la questione dei metodi di smaltimento alternativi alla discarica perché non è realistico che tutti i 32 miliardi di tonnellate di rifiuti di amianto finiscano sotto terra!
Le varie tecnologie per distruggere completamente la natura cristallo-chimica dei minerali di amianto, grazie alle quali il rifiuto non conterrebbe più amianto e potrebbe essere anche riutilizzato, non hanno ancora trovato applicazione in Italia, diversamente dalla Francia e dalla Germania.
Vi è solo un impianto sperimentale in Sardegna.
Le nostre proposte:
Bloccare la realizzazione delle megadiscariche di amianto di Cappella Cantone e Cingia de’ Botti perché pericolose per la salute dei cittadini e perché costituiscono un pericolo per l’equilibrio ambientale ed ecologico del territorio.
Bloccare definitivamente l’iter burocratico-amministrativo avviato dalla Regione Lombardia
Rivendicare la modifica radicale del PRAL (Piano Regionale Amianto Lombardia) in modo che non si lasci più l’iniziativa di avviare la realizzazione di nuove discariche ai privati.
Fare chiarezza sulle speculazioni che stanno all’origine della decisione di aprire due megadiscariche a ridosso di centri abitati e in concomitanza con le attività di Milano e provincia legate all’EXPO 2015.
Non vogliamo che si moltiplichino i casi come quello di Senna Lodigiana, in provincia di Lodi, dove vogliono realizzare una discarica di rifiuti nocivi di quasi due milioni di metri cubi in area golenale di Po. Nel caso di una forte piena questi rifiuti arriverebbero fino a Venezia.
Non permetteremo, quindi, che la Regione Lombardia operi una revisione dei criteri per l’individuazione dei siti e dei nuovi impianti di smaltimento rifiuti (come ha in progetto di fare) modificando i vincoli in senso più “liberale” ed elastico e abolendo in pratica le distanze dai centri abitati. Questo progetto è un atto criminale che respingiamo in partenza e che ci vedrà impegnati in una lotta che, se sarà necessario, estenderemo a livello nazionale.
E’ uno dei vari tentativi di “deregolazione” in vista dell’EXPO 2015, come la legge urbanistica approvata il 3 marzo scorso dalla Regione Lombardia che è un regalo ai tanti palazzinari e investitori immobiliari.
I cittadini sono e devono essere gli attori principali di questa faccenda perché sono i portatori degli unici interessi importanti, quelli della tutela della propria salute.
Non deleghiamo più a nessuno la difesa della nostra salute e del nostro territorio.
La tutela dei nostri interessi passa da noi stessi.
L’obiettivo della Regione Lombardia è quello di aprire comunque le megadiscariche in provincia di Cremona, a prescindere dai pareri contrari e dalle condizioni ambientali sfavorevoli e pericolose.
Anziché la salute si privilegiano la rendita ed il profitto di pochi.
Gli enti preposti al controllo e alla tutela del territorio dovrebbero invece pianificare e programmare le località idonee per realizzare le discariche e poi valutare le domande, invece di lasciare ai privati la prerogativa di proporre siti a loro certo convenienti economicamente, ma non altrettanto sicuri per la salute dei cittadini.
Gli interessi privati non devono prevalere su quelli pubblici.

di L’altra Lombardia-SU LA TESTA