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La boje è uno spazio sociale autogestito, il tentativo di costruire dal basso a Mantova un laboratorio aggregativo, un’officina delle resistenze: un luogo per imboccare collettivamente nuove vie d’uscita dalla crisi di inizio millennio.
E compie un anno!


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La boje è uno spazio sociale autogestito, il tentativo di costruire dal basso a Mantova un laboratorio aggregativo, un’officina delle resistenze: un luogo per imboccare collettivamente nuove vie d’uscita dalla crisi di inizio millennio.
E compie un anno!

La boje è uno spazio sociale autogestito, il tentativo di costruire dal basso a Mantova un laboratorio aggregativo, un’officina delle resistenze: un luogo per imboccare collettivamente nuove vie d’uscita dalla crisi di inizio millennio.
E compie un anno!

Ritorno al futuro

L’ultima esperienza di autogestione era stata lo spazio sociale binario(marzo 2006- dicembre 2007); fu una grande esperienza politica e sociale ma limitata, proprio per il peso che la struttura partitica “ospitante” aveva sulla struttura muraria: quando le forze sociali divennero un semplice “ingombro” alla malagestione politica si alzarono calunnie e si cambiarono serrature.
Tanti saluti.
Nel 2008 dunque, dopo qualche mese di riunioni carbonare intorno alle quali abbiamo visto dissolversi le ultime fortezze diroccate della sinistra(a livello nazionale e locale) abbiamo pensato di segnare il passo e, sulla mappa di Mantova, provare a segnare una X di libertà. A fine maggio siamo stati quindi i promotori dello spazio sociale: in verità ognuno aveva una idea tutta sua di cosa sarebbe dovuto essere e diventare.
E la casa l’abbiamo trovata in via frutta a Mantova.
Due domande che ci hanno assillato durante quest’anno sono state: ma come fate coi soldi? Ma che significa la boje?
Per autofinanziarci abbiamo iniziato(e continuiamo tutt’ora) a metterci le quote: chi crede nel progetto mette una quota mensile; così abbiamo qualche preoccupazione in più a fine mese ma non abbiamo relazioni pericolose con le istituzioni, né subiamo vassallaggio politico.
Visto che non esiste(va) più in parlamento e sulla strada una sinistra politica visibile e utile e che ci trovavamo davanti uno schieramento ideologico fine ottocentesco e una società frammentata coi poveri sempre più poveri e i padroni sempre più ricchi e sorridenti pensammo, anche nel nome, di andare a recuperare un passaggio storico ormai rimosso dall’immaginario collettivo ma fondamentale per le lotte che vennero poi: la boje.
La boje fu un movimento contadino che interessò le campagne del mantovano, del ferrarese e del rodigino che durò diversi mesi tra il 1884 e il 1885 e che segnalò la presa di coscienza dei lavoratori che iniziavano ad organizzarsi collettivamente non più in lotte sporadiche ma con un progetto di rivendicazione maturo. Il grido di battaglia significava “essa bolle”(la boje la boje e de boto la va da fòra!) e i proprietari terrieri impauriti da questi scioperi, insieme allo Stato, stroncarono questi movimenti solo con la forza delle armi e dei processi: da questi ultimi però uscirono vittoriosi i lavoratori contadini e furono messi i semi per il diritto di sciopero e alla lecita disobbedienza a leggi ingiuste oltrechè le basi per le organizzazioni politiche e sindacali del tempo.
Uno degli insegnamenti maggiori che ci rimane è che tutto questo era stato fatto dalla volontà di una collettività determinata, senza partiti, sindacati, tessere, burocrazie, dammiltuovoto, accordi, concertazione, alleanzelettorali, sondaggi.

giugno 2008: un nuovo inizio.

In una società sempre più alienante e in una città sempre più cartolina e sempre meno sociale, diversi gruppi di studentesse, studenti, operai, precari e disoccupati iniziano questo progetto.
Un luogo di aggregazione sociale diversa e libera dalle regole dell’intrattenimento e un luogo di partecipazione politica dal basso lontana dalla retorica politicante, dal teatrino e dalle liturgìe partitiche.
A livello politico si sentiva infatti l’esigenza di uno spazio fisico di analisi, dibattito e organizzazione per intervenire sul territorio e smarcarsi dalle ortodossìe che negli anni avevano prodotto solo sconfitte, disaffezione e disillusione.
Al contempo c’è chi continua a ripetere che la politica non interessa: niente di più sbagliato. C’è una grande domanda di politica da parte di studenti, precari giovani e non, donne e migranti: solo che la maggioranza delle organizzazioni politiche più o meno di sinistra non è più in grado di dare risposte credibili e concrete, perse come sono nei loro comitati affaristi di partito o in litanìe identitarie sganciate dalla realtà. Dopo vent’anni di liberismo sfrenato, arrivati in una fase di crisi economica si fa sempre più urgente l’elaborazione teorica e pratica di una sinistra alternativa al capitalismo.

A livello sociale abbiamo provato a invertire la rotta dell'”a Mantova non c’è mai niente”: partendo dal presupposto che qualche pub e tre discoteche non fanno una vita sociale e così i locali che non spezzano la dinamica cliente-consumatore, abbiamo visto inoltre i tentativi di costruire dall’alto e con fondi pubblici pallide esperienze a favore dei soliti noti rivelarsi come fallimenti.
Aggiungiamo che per vedere una chitarra(anche solo in acustico) il mantovano, salvo rodate esperienze associative, deve macinare chilometri su chilometri.

Un anno vissuto temerariamente

Solo da queste premesse si possono capire la progettualità de “la boje” e i successi del primo anno di attività. Da subito è entrata in funzione come sede politica per i vari gruppi che vi hanno fatto riferimento dall’inizio e come appoggio per nuove soggettività e sono stati allestiti il punto internet/hacklab la biblioteca e l’emeroteca.
Assemblee, riunioni, dibattiti,cortei, presìdi, cene sociali (alla IV settimana del mese la gastronomia operaia dà il meglio di sé)e videoproiezioni; e ancora: mostre culturali( la retrospettiva sulla storia del Punk Hardcore americano), mostre di artisti emergenti, concert-ini(spesso acustici, limitatamente alla disponibilità fisica del luogo!) di artisti indiependenti tra cui citiamo i mantovani Rue de van gogh e Tempelhof, i genovesi Japanese Gum, il ferrarese Bob Corn e il canadese Oldseed.
Da qui, tra le altre iniziative, è stata lanciata nel mantovano, da parte di compagni di Sinistra Critica, la campagna sul salario minimo approdata da poco in parlamento e, sempre qui, abbiamo visto nascere le mobilitazioni dell’onda anomala studentesca e un princìpio di coordinamento dei collettivi studenteschi della provincia.
Uno spazio in continuo movimento: in una sala il giorno prima ci trovi un folksinger barbuto, oggi una mostra fotografica e domani un mercatino dei libri usati; nell’altra ci trovi al pomeriggio gli studenti che leggono chi libri di scuola, chi riviste politiche, chi il vernacoliere e la sera il gruppo lavoratori che discute animatamente. Al punto hacklab invece cambiano le versioni di Linux ma le facce son quasi sempre quelle. Un luogo in cui NON entri per sederti e consumare ma in cui, probabilmente, l’unico obbligo è socializzare.
Lo abbiamo detto e lo ribadiamo: contrastiamo la disgregazione sociale e operiamo per unire ciò che il liberismo ha diviso perché la via di uscita dalla catastrofe di inizio millennio, o è collettiva, o non è

di la boje